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Eroica Fenice

Attualità

Quella volta che: storie di abusi e violenze raccontate sui social – Parte 1

“Quella volta che” è il titolo di una campagna lanciata su Twitter dalla scrittrice e blogger Giulia Blasi, volto ad incentivare le donne vittime di abusi a raccontare le proprie esperienze senza vergogna né timore. “Questo è il momento di parlare, non di minimizzare” ha scritto in un post Asia Argento che, recentemente, ha confessato di essere stata molestata e ricattata più volte, in ambito lavorativo. Proprio dall’esperienza dell’attrice, una delle tante vittime di abusi consumati nel mondo dello spettacolo (vedi il dibattuto caso Weinstein), prende le mosse quest’iniziativa rivolta a chiunque volesse lasciare una testimonianza per far conoscere la propria storia, confrontarsi, sostenersi a vicenda, lanciare un messaggio, cercare conforto o anche solo per sfogo. Inserendo nel post l’hashtag #quellavoltache su Twitter, Instagram e Facebook, o consultando siti web appostiti come Narrazioni differenti e scrivendo al relativo indirizzo e-mail, è possibile tracciare la propria storia ed esprimere o anche solo condividere il dolore, molto spesso indelebile, che da tempo alberga nel cuore di troppe donne. Alcune storie di abusi sono emerse attraverso l’hashtag #quellavoltache “#Quellavoltache ho detto di no al ragazzo con cui mi stavo frequentando e ha cominciato a cercare di aprirmi le gambe a forza, lasciandomi i lividi nell’interno coscia”. O “#quellavoltache sul bus chiesi ‘cosa sta facendo?’ ad un uomo che mi stava toccando e lui riuscì a far passare me per quella che vede molestie ovunque”; “#quellavoltache ho superato un esame universitario, solo quando il prof che mi invitava insistentemente ad andare a trovarlo nel suo ufficio privato di sera, non era presente all’appello”; “#quellavoltache mio cugino, più grande di me di una decina di anni, mi porta in camera sua e, al buio, mi tocca in mezzo alle gambe”; “#quellavoltache avendo rifiutato svariati inviti di un superiore ad “andare al parco insieme” le ripercussioni sul lavoro furono notevoli”; “#quellavoltache a 19 anni, mentre tornavo dall’università con due amiche, ci fermarono 2 giovani carabinieri, ci controllarono i documenti e cercarono di estorcerci i numeri del cellulare con velate minacce”; “#quellavoltache il ragazzo con cui mi stavo frequentando mi ha fatta ubriacare e, quando non ero in grado di reagire fisicamente (ma ero comunque mentalmente presente), mi ha violentata, e quando ho scoperto, tramite terzi, che era sieropositivo sono andata a fare i test”; “#quellavoltache durante un’occupazione, un ragazzo ha cominciato a insistere perché facessimo del sesso e, quando mi sono negata, mi ha detto ‘allora ti piace essere violentata’”; “#quellavolta che, ormai adulta e mamma, il capo dell’ufficio dove lavoravo da poco, mi aveva ‘appoggiato’ il suo bacino al mio lato b mentre ero in piedi a parlare con un cliente, dietro al bancone della reception, e una collega mi catechizzò: ‘tieniti queste smancerie, ti valgono 500/600 euro di mancia sullo stipendio’… io mi sono licenziata e l’ho denunciato“; “#quellavoltache di anni ne avrò avuti 18, aspettavo il pullman per andare a scuola, di mattina, ad una fermata piena di gente. Avevo delle calze a righe nere e fucsia, mi piacevano un sacco. Un signore […]

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Attualità

Quella volta che: storie di abusi e violenze raccontate sui social – Parte 2

Per la prima parte clicca qui. Quelli elencati sono solo alcuni dei tanti episodi raccontati sui social con l’hashtag #quellavoltache da moltissime donne, ognuna con una storia diversa dall’altra, tutte con un comune denominatore: la violenza subìta, da bambine o da adulte, almeno una volta nella loro vita. Dinanzi a tante sincere testimonianze, colpisce come certi “ragionamenti” vengano fuori da sé,  in quanto radicati ormai nel pensiero comune (se hai un bell’aspetto fisico, o sei stupida o sei una poco di buono); è sconcertante quanto siano insistenti alcuni uomini, sentendosi forse “giustificati” per la posizione lavorativa che investono, per il comportamento o l’abbigliamento a loro avviso ambiguo e provocatorio della donna, o semplicemente perché maschi. Riguardo lo squilibrio di potere che spesso si viene a creare tra un uomo ed una donna in particolari ambiti, è giusto sapere che finché c’è squilibrio di potere, c’è violenza. È una questione che riguarda solamente le donne? Il fenomeno ha coinvolto anche tanti uomini, che si sono pronunciati dichiarando, in alcuni casi, di non aver mai immaginato le conseguenze degli atti verbali e non verbali commessi. Vedendosi la realtà spiattellata dinanzi ai loro occhi, hanno acquisito una maggiore consapevolezza del maschilismo permeante ogni aspetto della vita quotidiana. Un ragazzo scrive su Facebook: “#quellavoltache hai detto che non te l’ha data perché è frigida; #quellavoltache hai detto che è una t*oia perché te l’ha data la prima sera; #quellavoltache hai pensato che tanto quella è famosa perché l’ha data; #quellavoltache ma dove vai vestita come una suora; #quellavoltache ma dove vai vestita come una t*oia; #quellavoltache che ti sei girato per fischiare un culo che passava; #quellavoltache che le guardavi le tette, mica gli occhi; #quellavoltache che ‘vabbè ma tu sei femmina; #quellavoltache che ‘però non fare la femminuccia’; #quellavoltache tu avevi ragione e lei torto solo perché donna. Perché #quellavoltache è un “giochino” molto interessante per liberare le donne dal peso e dalla paura del silenzio. Ma sarebbe ancora più interessante se fossero i “maschi” ad avere il coraggio di farlo”. Qualcun altro dichiara: “#quellavoltache ‘mi è volato uno schiaffo’ su una ragazza mentre discutevamo animatamente, e mi sono scoperto più stupido maschietto alfa di quanto volessi”. Alcuni cercano addirittura una motivazione per le loro azioni irrispettose e sconsiderate, ammettendo di aver dato troppe cose per scontate: “#quellavoltache mi è stato detto che dovevo essere più deciso con le ragazze, perché “i maschi fanno così”; #quellavoltache, quelle volte che, ho passato del tempo a commentare e giudicare il fisico delle mie compagne di classe, per sentirmi parte del gruppo; #quellavoltache sono stato molto insistente con una persona che mi piaceva, causandole un grande disagio; #quellavoltache ho fatto una battuta su Tiziana Cantone e #quellavoltache lei si è suicidata e mi sono sentito morire dentro”. Questa è la forza di una campagna come “Quella volta che”: le testimonianze dirette e senza filtri sono una maniera molto efficace per indurre alla riflessione. #METOO: le donne si scatenano contro gli abusi sui social di tutto il […]

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Attualità

Alzheimer: ora si può prevedere la malattia

Prevedere 10 anni prima l’insorgere della malattia di Alzheimer: questo lo scopo delle ricerche condotte dal Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari e della locale sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. In concomitanza con la XXII giornata Mondiale dell’Alzheimer, che cade il 21 settembre, da Bari arriva un’importante rivelazione, che ha suscitato grande interesse in ambito clinico e accademico. La notizia si sta diffondendo in tutto il mondo, è stata raccontata sul «Times» di Londra e già il professore di Neuroscienze Patrick Hof,  della Icahan School of Medicine della Mount Sinai di New York, si è detto molto interessato a questi risultati. Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa presenile progressivamente invalidante Il 60-70% dei casi di demenza, che si presenta in genere oltre i 65 anni, è dovuta a questa malattia. Uno dei primi segnali che la demenza presenile di tipo Alzheimer sta progredendo, è la difficoltà nel ricordare eventi recenti, seguito da sintomi come depressione, afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, talvolta fino alla perdita delle capacità mentali basilari. Al momento non esiste una cura efficace per l’AD (Alzheimer’s Disease), pur essendo state proposte diverse strategie terapeutiche per tentare di influenzare clinicamente il decorso dell’Alzheimer. Alzheimer, arriva il sistema di intelligenza artificiale capace di prevedere la malattia La biopsia del tessuto cerebrale è l’unico metodo fin ora utilizzato per effettuare una diagnosi definitiva della malattia. Gli attuali metodi che permettono di analizzare il liquido cerebrospinale e di individuare gli ammassi neurofibrillari che ricoprono il cervello, prevedendo con relativa accuratezza chi è a rischio di ammalarsi di Alzhemier entro dieci anni, sono piuttosto invasivi, costosi e disponibili solo in centri altamente specializzati. La tecnica sperimentata a Bari sarà molto più economica e meno invasiva. I ricercatori dell’Università di Bari, hanno sviluppato un algoritmo capace di discernere tra cervelli sani e malati. Il calcolo è stato messo alla prova su una serie di 148 risonanze, di cui 52 da soggetti sani, 48 con Alzheimer e 48 con una lieve disabilità cognitiva, evoluta però  in Alzheimer fino a nove anni dopo. «L’intelligenza artificiale — scrivono gli autori — è riuscita a distinguere un cervello sano da uno con l’Alzheimer con un’accuratezza dell’86%, ed è anche stata in grado di dire la differenza tra cervelli sani e quelli con disabilità lieve con un’accuratezza dell’84%». Il centro calcolo ReCaS ha rivestito un ruolo strategico per lo svolgimento di queste analisi così complesse, che richiedono infrastrutture di calcolo e conoscenze tecnologiche avanzate. Progressi della scienza e prospettive future I fisici dell’Università di Bari e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (tra cui coloro che hanno sviluppato il sistema di intelligenza artificiale, Nicola Amoroso, Marianna La Rocca, Stefania Bruno, Tommaso Maggipinto, Alfonso Monaco, Roberto Bellotti e Sabina Tangaro), già tre anni erano emersi come vincitori di una competizione internazionale organizzata dalla Harvard Medical School per l’uso di sistemi di machine learning per la diagnosi precoce della Schizofrenia. Il metodo utilizzato per diagnosticare precocemente l’Alzheimer è molto versatile, tanto che […]

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Cucina & Salute

Dieta detox: pro e contro della dieta del momento

La dieta detox è una dieta disintossicante, che mira a restituire all’organismo un buon grado di benessere nel minor tempo possibile. L’estate è finita, e per quanti se la sono goduta senza badare alla linea e senza alcun tipo di controllo sull’alimentazione, ahimè, è arrivato il momento di fare i conti con la bilancia.  Così, con la solita routine, il lavoro e lo studio, ritornano la palestra e l’incubo della dieta. Senso di pesantezza, gonfiore, scarsità di energia: questi sono alcuni campanelli d’allarme che indicano la necessità di depurare l’organismo. Il primo passo consiste nel cambiare regime alimentare: ritornare ad un’alimentazione sana per restituire equilibrio e salute al nostro corpo. I giovamenti della dieta detox Molti avranno già sentito parlare di questo tipo di dieta che negli ultimi anni è diventata non solo molto popolare, ma anche un grosso business. Sul web sono in vendita tantissime bevande, che presentano una dieta per lo più liquida, a base di tisane, succhi o integratori, molto pubblicizzati attraverso i social network,  in nome di una disintossicazione e persino un aiuto al fegato, ai reni e all’intestino. La dieta detox ha come scopo principale la depurazione dell’organismo, pertanto, a differenza delle solite diete dimagranti, non suggerisce un regime alimentare volto unicamente alla perdita di peso. Ciò non  esclude che la detox consenta di sbarazzarsi di qualche kg di troppo, se seguita correttamente. Prima di fornire indicazioni più specifiche su questo tipo di dieta, è bene premettere che i consigli dati non sostituiscono il parere di un medico. Se si desidera cambiare stile di vita, è necessario rivolgersi ad un medico dietologo, dietista o biologo nutrizionista che indichi l’alimentazione più adatta alla persona, considerando lo stato di salute e le esigenze specifiche di ciascun organismo. Come svolgere correttamente una dieta detox La dieta detox va seguita per un lasso di tempo che va dai 7 ai 15 giorni al massimo.  Non suggerisce uno stile di vita, ma solamente un tipo di alimentazione che può aiutare a combattere la stanchezza, digerire meglio e recuperare energia. La prima regola è: bere molta acqua. Per cominciare, al mattino bere un bicchiere di acqua tiepida con del succo di limone è utile ad attivare il metabolismo ed avviare la digestione. Importanti sono anche le spremute di verdura o frutta fresca come mele, pere, prugne, ananas, kiwi. Un’altra regola è: restare lontani da cibi raffinati e prodotti in scatola. Per la colazione è possibile spaziare dalla crusca di avena e il caffè, sino allo yogurt magro, alle carote, o semplicemente mangiare un frutto fresco. Altrettanto esclusi sono i latticini. A pranzo, la dieta prescrive zuppe vegetali, legumi, e non devono mai mancare le insalate. A metà pomeriggio è possibile fare uno spuntino, ma semplicemente con un frutto (evitare le arance), del tè o tisane dimagranti, prive di zucchero. La dieta detox predilige una cena a base di riso integrale e verdure cotte. Ricordare che l’olio va utilizzato solo a crudo ed evitate le aggiunte di sale. Una valida alternativa possono essere […]

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Attualità

Premiato cardiologo all’estero, torna a Napoli da precario

Giovanni Ciccarelli è un premiato cardiologo che, dopo la laurea conseguita con 110 e lode all’Università Vanvitelli di Napoli, ha intrapreso una brillante carriera all’estero. Mancava poco alla conquista del tanto ambito contratto a tempo indeterminato, quando ha deciso di far ritorno a Napoli. Il medico ha vissuto per due anni in Belgio con la sua attuale moglie, una neurologa napoletana. Qui ha avuto l’opportunità di lavorare in grandi centri di ricerca e condurre uno studio sulla diagnostica delle stenosi coronariche che gli è valsa lo Young Investigator Award, un riconoscimento ricevuto a Barcellona che lo qualifica nel suo settore come il migliore al mondo, tra gli under 30. Il cardiologo napoletano ha vinto in competizione con un giapponese, un inglese e un olandese, portando in alto l’orgoglio della patria Italia. Proprio quando la carriera sembrava aver preso il volo, constatate le numerose opportunità di crescita e di lavoro che altri Paesi esteri avrebbero potuto offrirgli, il dottor Ciccarelli ha fatto la sua scelta: ritornare in Italia e trasferirsi proprio a Napoli, rifiutando anche la proposta di restare al Cardiovascular Center di Allst, struttura molto ambita presso la quale aveva completato la sua formazione di specialista in emodinamica. Da lavoratori affermati a precari Giovanni Ciccarelli e sua moglie Francesca credono nella loro amata terra, così accettano compromessi e sacrifici. Lui è indirizzato verso il settore del privato, dove riceverà un contratto a tempo determinato, in attesa del concorso per lavorare nel settore pubblico; lei, neurologa, lavorerà al Secondo Policlinico nell’unico ambulatorio di Epilessia presente a Napoli, ma da precaria. In attesa di un incarico definitivo, i due non sono spaventati, in quanto consapevoli della loro scelta, una scelta dettata da ben pochi interessi personali rispetto alla voglia di dare un contributo concreto alla nostra terra. In un’intervista Giovanni Ciccarelli ha affermato: «Io devo e voglio credere nella mia terra, e voglio dare il mio contributo. Quando sento parlare male della sanità napoletana o campana ci soffro perché so che qui ci sono medici bravissimi e strutture che possono funzionare bene, se messe in condizione di farlo. Andarsene non sarebbe giusto». Fuga di cervelli La mobilità degli studiosi è un fenomeno comune fin dagli albori delle università e di per sé un fattore di arricchimento culturale e professionale, perché la ricerca non conosce frontiere. Il problema nasce quando il saldo tra gli studiosi che lasciano un Paese e quelli che vi ritornano o vi si trasferiscono è negativo. La fuga dei cervelli è un fenomeno sempre più frequente: un po’ come la fuga dei capitali, esso fa riferimento al capitale umano costituito da giovani eccellenze, uomini e donne laureati e con ottime capacità,  che espatriano in cerca di lavoro. A volte la migrazione di neo laureati e neo dottorati si presenta come conditio sine qua non le giovani menti riuscirebbero a realizzarsi. Qui le testimonianze di giovani che ora vivono e lavorano all’estero, e le loro considerazioni sulla situazione italiana. La scelta del cardiologo napoletano: a volte ritornano Quello del cardiologo Ciccarelli non è […]

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Attualità

Valerio, il ragazzo down che ha salvato una bambina

Ciò che ha fatto notizia è che a tentare e riuscire nell’impresa sia stato un ragazzo affetto dalla sindrome di Down. Nel tempo la sua costanza è stata premiata con una medaglia d’argento nei 50 metri stile libero, un quinto posto assoluto nei 50 metri dorso ai Campionati nazionali di nuoto della FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva e Relazionale) e più medaglie d’oro nei Campionati regionali di Roma, come ci conferma l’orgoglioso allenatore del ragazzo di Latina. ha partecipato a Firenze alle prime olimpiadi mondiali con atleti affetti da sindrome di down ed ha fatto una dimostrazione pratica di salvataggio con un manichino, davanti a giudici internazionali. Eppure, come è stato sottolineato, un conto è salvare un manichino, un altro una bambina in carne ed ossa, per la prima volta, con le onde alte (quel giorno c’era la bandiera rossa)  e il sole in faccia. Queste sono le testimonianze che fanno bene alla mente e al cuore, sperando che siano uno stimolo per un cambiamento della mentalità e che pongano fine ai pregiudizi e alle discriminazioni.

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Cucina & Salute

Cipolla rossa: antiossidante naturale contro il cancro

Ciò che mangiamo incide notevolmente sulla nostra salute. La rivista scientifica Food Research International ha lanciato importanti scoperte circa la “Ruby ring Onion”: le cipolle rosse sono una potente arma anti cancro. La notizia arriva dal Canada, in seguito ad uno studio compiuto presso l’Università di Guelph, testando cinque diversi tipi di cipolle cresciute in Ontario. Dalla ricerca è stato evidenziato che la varietà più proficua è proprio la cipolla rossa, molto efficace contro il cancro al colon e al seno, grazie alla presenza di un alto contenuto di quercetina. La quercetina è un flavonoide piuttosto comune, presente in alcuni alimenti tra cui il cappero, l’uva rossa e il vino rosso, il tè verde, il mirtillo, la mela, la propoli, il sedano. Durante lo studio, un estratto di questa sostanza è stato messo a contatto con le cellule tumorali del cancro al colon prima e di quello al seno poi. Oltre a svolgere una funzione antiossidante, la quercetina è considerato un inibitore naturale di vari enzimi intracellulari. Per tali proprietà è stata studiata in campo oncologico sperimentale, nella delucidazione dei meccanismi di proliferazione cellulare e della cancerogenesi. L’azione della quercetina è favorita ed arricchita da una classe di pigmenti, gli antociani, anch’essi appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, che danno all’ortaggio il classico colore rosso. Uno dei ricercatori, Abdulmonem Murayyan, spiega: “Le cipolle attivano percorsi che incoraggiano le cellule tumorali a subire la morte cellulare. Promuovono un ambiente sfavorevole per le cellule tumorali e disturbano la comunicazione tra le stesse, cosa che ne inibisce la crescita“. I ricercatori stanno lavorando ad un metodo di estrazione della quercetina, libero da sostanze chimiche, che consenta di assumerla sotto forma di pillole. La cipolla, un alimento sempre presente ma poco conosciuto La cipolla è una pianta erbacea attribuita alla famiglia delle Liliaceae. In Italia, cresce sui terreni fertili dell’Emilia-Romagna, della Campania, della Calabria, della Sicilia e della Puglia, anche se in genere predilige una temperatura piuttosto fredda. La cipolla è una pianta bulbosa dalle radici superficiali e la parte commestibile, cioè il frutto, è una capsula. Questo “bulbo” centrale di cui ci nutriamo può essere consumato sia crudo che cotto. Diverse sono le varietà della specie, che si distinguono in base alla forma del bulbo, al colore delle tuniche e al sapore; la più conosciuta è la cipolla rossa di Tropea, più aromatica rispetto a quella bianca, seguita da quella di Suasa, quella di Breme, la “ramata” di Monitoro e la Borrettana. La denominazione della cipolla rossa associata al toponimo “Tropea” sembra sia dovuta al fatto che gli ortaggi, trasportati su carri trainati da buoi o da somari, venivano convogliati a Tropea dove vi era uno scalo ferroviario che permetteva di spedirle ovunque. La cipolla rossa, un alleato della nostra salute Come già osservava nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, la cipolla rossa è un ottimo rimedio per curare una serie di mali e di disturbi fisici. La cipolla rossa di Tropea è principalmente usata come alimento e condimento, grazie […]

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Libri

In silenzio, l’affascinante graphic novel di Audrey Spiry

In silenzio è il graphic novel d’esordio della giovane fumettista e illustratrice francese Audrey Spiry. L’opera è stata pubblicata in Francia nel 2012 ed è arrivata in Italia quest’anno, col titolo di In silenzio, a cura dell’editore torinese Diabolo edizioni. La casa editrice, in attività dal 2011, aveva già pubblicato quattro graphic novels, due graphic feelings, strisce, album e due undeground, tutti acquistabili in librerie, fumetterie oppure online e in versione e-book. Graphic novel: il romanzo a fumetti che sta spopolando Il romanzo grafico è un genere narrativo del fumetto, in cui le storie hanno la struttura di un romanzo: possiamo considerarlo una sorta di “fumetto d’autore”, di solito rivolto ad un pubblico adulto, in contrapposizione al cosiddetto “fumetto popolare”, che mira a raggiungere più utenti, utilizzando un linguaggio condiviso. Esistono tanti modi di raccontare una storia e quale forma d’arte migliore del disegno – una delle prime forme di comunicazione – per raffigurare sentimenti, passioni, stati d’animo? Coinvolgere il lettore e renderlo partecipe di uno stato d’animo, creando una sorta di empatia, è lo scopo di In silenzio, il romanzo che narra il percorso di una giovane donna, Juliette, tormentata da un conflitto interiore che l’ha allontanata dal proprio “io”. In silenzio, la trama Juliette e Luis sono una giovane coppia di conviventi, alla ricerca di un’evasione dalla routine quotidiana e di coppia. I due decidono di unirsi ad una famiglia, composta da due genitori all’avanguardia e due bambine  piuttosto vivaci, in un’entusiasmante avventura: l’esperto e incoraggiante istruttore Yann guiderà il gruppo in un percorso di canyoning. Dopo un primo tragitto compiuto a bordo dello sgangherato furgoncino del giovane Yann, Juliette e Luis arrivano in cima al canyon, pronti per una selvaggia discesa attraverso tortuose stradine di montagna, sommerse da alberi altissimi ed ostacolate da pericolosi corsi d’acqua gelida. È una magnifica giornata di sole e tutti sembrano allegri ed entusiasti, ma l’atmosfera paradisiaca contrasta palesemente con l’animo in subbuglio di Juliette. La donna appare smarrita e spenta. Sin dal principio si evince qualche difficoltà nel rapporto tra lei e Luis, probabilmente per un qualcosa accaduto in precedenza e ancora ignoto ai lettori. L’unica informazione che i personaggi ci forniscono direttamente è la loro condizione lavorativa: Luis lavora nel cinema e vive lontano da casa per sei mesi all’anno, mentre la sua compagna, la neolaureata Juliette, è alla disperata ricerca di un lavoro. Andando avanti col racconto, alcune immagini ci sveleranno, in flashback, qualcosa di più sul loro passato. Juliette accetta di cimentarsi in questa sfida insolita, della quale all’inizio non sembra molto convinta. L’inquietudine della ragazza è evidente, ma non è l’unica a nascondere ciò che pensa realmente. Anche se l’autrice si sofferma molto meno sulla dimensione interiore di Luis e degli altri personaggi, talvolta sono i loro pensieri a parlare, trascritti in nuvolette colorate e dalla forma indefinita, di cui l’autrice si serve per esprimere ciò che i personaggi non osano dire ad alta voce. Nel primo capitolo, intitolato “Io ero alla fine del mondo e tu, […]

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Cucina & Salute

La soia: un alleato prezioso contro il cancro all’intestino

Secondo uno studio del Children`s Hospital & Research Center di Oakland (California, Stati Uniti), prossimamente pubblicato sulla rivista specialistica medica Cancer Research, la soia aiuterebbe a combattere il cancro all’intestino. Tra le componenti della soia, i ricercatori hanno rilevato la presenza dello sfingadiene, una molecola in grado di innescare la morte delle cellule tumorali, rivelandosi un’arma letale per il cancro al colon. Le catene di molecole di lipidi naturali presenti in questo legume, sono state dunque identificate dai ricercatori come una nuova classe di agenti terapeutici: grazie alla presenza di isoflavoni, la soia aiuta a ridurre anche il tumore al seno e alla prostata. Germogli di soia contro il cancro Gli effetti benefici dei germogli di soia sull’organismo umano sono da tempo oggetto di studi da parte dei ricercatori impegnati nell’ambito della trofoterapia, ossia di quella cura che mira a ripristinare l’equilibrio biologico del nostro corpo attraverso il cibo. Condurre una dieta sana ed equilibrata, infatti, risulta uno dei modi migliori in assoluto per prevenire il rischio di tumori:la dieta mediterranea è quella più indicata, famosa per gli effetti positivi sulle malattie cardiovascolari e degenerative tumorali. La Cancer Cure Foundation, una delle più note organizzazioni per la lotta contro il cancro al mondo, ha stilato una lista di alimenti che aiutano la prevenzione e, tra questi, un posto d’onore è occupato proprio dalla soia. La soia: un legume prezioso La soia è un legume di origini asiatiche, oggi divenuto uno dei prodotti alimentari più coltivati al mondo, presente principalmente nell’alimentazione dell’uomo e degli animali d’allevamento. Come sappiamo, i legumi sono la miglior fonte di proteine presente nel mondo vegetale, un tempo sostituti della carne e molto validi ancora oggi, anzi fondamentali, in quanto ricchi di principi antinutrizionali (come i fitati e gli inibitori delle proteasi) dall’inedita azione anticancro. Anche se molto spesso alcuni alimenti di per sé non dannosi, lo diventano, poiché contaminati da sostanze tossiche e cancerogene (come le aflatossine), studi epidemiologici hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali favorisce la comparsa della malattia. Dunque, è preferibile assumere alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi, come cereali integrali, legumi e verdure, che sembrano avere un effetto protettivo. Non dimentichiamoci che la cucina tradizionale di molti paesi orientali si basa proprio sulla presenza esclusiva di cereali e legumi, per questo in grado di sopperire al fabbisogno calorico e proteico, limitando al tempo stesso l’apporto di grassi presenti nei cibi con proteine animali. Come preparare uno spezzatino di soia al curry, leggero e gustoso Che siano hamburger, insalate, polpette, salse o spaghetti, gli alimenti a base di soia hanno proprietà dimagranti, sono molto diuretici e quindi indicati per le persone che devono seguire un regime alimentare particolarmente sano. Inoltre, i germogli  crudi sono perfetti per diete ipocaloriche. Nelle donne, gli isoflavoni riequilibrano gli estrogeni riducendo i disturbi pre-mestruali e della menopausa. Per di più, il basso indice glicemico della soia e la capacità di fornire energia in modo lento, senza causare così un calo di zucchero repentino, rende questo tipo di […]

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Fun & Tech

Ritorna Nokia 3310, l’indistruttibile

Dopo 17 anni, ritorna Nokia 3310, il “nuovo telefono cellulare” progettato dalla Nokia, che nel 2000 ha venduto più di 126 milioni di esemplari. La notizia è stata annunciata ufficialmente al Mobile World Congress 2017 di Barcellona, durante il quale Nokia ha lanciato importanti novità. Quest’anno la Nokia, dopo aver venduto nel 2013 l’intera divisione consumer a Microsoft, uscendo dal mercato della produzione di smartphone, è stata acquistata dalla HMD global, società finlandese finalizzata alla produzione di feauture phone, smartphone e tablet basati su piattaforma Android. Attualmente questi dispositivi sono sviluppati con il marchio “Nokia” che, pur non avendo ruoli di investimento in HMD, si assicura il corretto utilizzo del proprio marchio. I prodotti, dunque, non sono più «fatti in casa», data la licenza concessa a Hmd Global, e sono prodotti dalla cinese Foxconn, cui si appoggia anche Apple. Pertanto, la mossa vincente consiste proprio nell’unione di uno dei brand più famosi al mondo, con il principale sistema operativo mobile. Per ripartire, i manager dell’azienda di Espoo hanno annunciato l’uscita di 3 nuovi smartphone Android: il Nokia 6, che offre alte prestazioni e intrattenimento in un design raffinato; il Nokia 5, elegante smartphone che sta nel palmo di una mano; e il Nokia 3, il più economico, sebbene di ottima qualità. Per concludere, il colpo di genio: l’arrivo di una fantastica versione remake dell’intramontabile Nokia 3310. Ritorna sul mercato Nokia 3310, una leggenda che si trasforma in realtà Divenuto famoso nell’immaginario collettivo come “l’indistruttibile”, il Nokia 3310 è considerato il telefono cellulare più resistente ai danni, grazie alla sua elevata compattezza. I social ne hanno fatto un vero e proprio mito elogiandone la durezza attraverso numerosi e famosi meme. Nell’era degli smartphone e del touch screen, veloci connessioni in 4G  ed App,  la semplice tecnologia di un cellulare come il Nokia 3310, ha persino suscitato curiosità e ammirazione nei giovani che non ne hanno mai avuto uno. Per quanto utili e all’avanguardia, infatti, gli smartphone risultano tanto “intelligenti” quanto “fragili” e non alla portata di tutti, per prezzo ed eventuali difficoltà che si potrebbero riscontrare nell’utilizzo del dispositivo. Il nuovo Nokia 3310, tra conservazione e innovazione Ben Wood, esperto di telefonia mobile, ha annunciato in un Tweet: «Una parte della popolazione non vuole altro che un telefono cellulare molto semplice: dal muratore che ha bisogno solo di fare telefonate e inviare messaggini e ritiene importante che il telefono non si rompa a quelli a cui interessa avere un telefono di riserva da usare per le emergenze». La versione rivisitata del nuovo telefono cellulare Nokia richiama il 3310 per design, autonomia e applicativi installati. Risulta invece modernizzato nella linea e nella presenza di uno schermo a colori leggermente più grande del suo predecessore e di una fotocamera esterna. Sarà più sottile del primo Nokia, nonché dotato di dual sim e privo di Android: funzionerà con una versione rivisitata del vecchio sistema operativo S30 e sarà possibile navigare soltanto in 2G in caso di stretta necessità. Eccezionale l’autonomia della batteria: 22 ore in chiamata e un […]

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Attualità

Emergenza ospedali: basta pazienti visitati in condizioni disumane

Nei giorni scorsi, presso gli ospedali San Giovanni Bosco e Loreto Mare di Napoli, si sono verificati gli ennesimi disagi al pronto soccorso, che hanno causato ulteriori problemi alla salute dei pazienti nonché rallentato e reso difficile il lavoro dei medici. In seguito all’episodio verificatosi lo scorso gennaio a Nola, questo mese sono stati registrati altri due casi di cattiva assistenza ospedaliera, nella nostra regione. In mancanza di barelle, il personale sanitario si è visto costretto a prestare assistenza ai pazienti visitandoli in piedi o facendoli appoggiare a terra, su dei lenzuoli, spesso utilizzando rimedi fai da te e materiali di fortuna. È stato inoltre dichiarato un fermo diagnostico al Loreto Mare di Napoli, unico ospedale in Campania dotato di reparti di alta tecnologia, per l’ennesimo guasto all’apparecchiatura impiegata in Radiologia. Emergenza ospedali: l’utenza è assistita nel caos  Sono solo 25 le barelle a disposizione nel presidio della Doganella, occupate per ricoveri, dunque ne derivano non poche difficoltà nello smaltimento delle centinaia di emergenze che si presentano ogni giorno. La Regione smentisce circa le condizioni di salute di una paziente soccorsa in un contesto di tale carenza organizzativa: «La donna ha perso i sensi ed è stata immediatamente soccorsa dai sanitari. Pochi minuti ed era già stata trasferita in reparto», fanno sapere da Palazzo Santa Lucia.  Intanto, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, in seguito alla segnalazione è intervenuto al pronto soccorso del San Giovanni Bosco di Napoli, sottolineando: «A novembre la direzione dell’ospedale ha chiesto l’acquisto di 20 barelle e 10 sedie a rotelle per il pronto soccorso, ma la merce è rimasta inspiegabilmente bloccata alla frontiera dell’Italia con la Croazia». Barelle che sono arrivate in ospedale solo ieri sera, 9 febbraio, in seguito al servizio di Striscia la Notizia. Borrelli, constatata la difficile situazione in cui sono costretti ad operare i medici e gli altri dipendenti dell’ospedale, afferma: «Anche questo episodio dimostra che, a volte, nonostante le buone intenzioni e il buon lavoro, la burocrazia mette ostacoli e serve un impegno costante che, di certo, non possono garantire commissari esterni che non vivono in Campania».  Emergenza ospedali e la norma  “pro De Luca” Nel novembre 2016 la commissione Bilancio della Camera ha approvato l’emendamento che prevede la possibilità per i presidenti di Regione di ricoprire l’incarico di commissari della sanità, quando si verifica un percorso di rientro dai conti in rosso. In tal modo, tutto il settore della sanità passa in mano al governatore, vincolato solo a controlli semestrali circa la conformità dell’operato ai piani di rientro e ai livelli di assistenza sanitaria. L’emendamento De Luca ha scatenato le opposizioni, che hanno denunciato un favore politico del governo al presidente della Regione Campania, in cambio di un appoggio robusto al Sì in vista del referendum del 4 dicembre. Aspetti e problemi della sanità italiana Premettendo che quello dei problemi della sanità in Italia è un argomento piuttosto delicato, che ha radici profonde e presenta varie sfumature da regione a regione, partiamo col definire cosa sono i famosi […]

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Attualità

Reggia Express: treno d’epoca per la Reggia di Caserta

Gli ideatori di Reggia Express, desiderano dare ai turisti la possibilità di raggiungere le Reggia borbonica, maestosa residenza reale progettata da Luigi Vanvitelli nel 1752 per volere del Re di Napoli Carlo di Borbone e patrimonio dell’UNESCO dal 1997,  su di un treno d’epoca, così da immergersi in un passato storico affascinante e ricco di cultura, sin dalla partenza. Infatti,Domenica 15 gennaio, sono partite le prime 3 carrozze Centoporte (due risalenti al 1928 e la terza progettata nel 1932), trasportando 234 passeggeri. La locomotiva è stata realizzata sul modello del Pietrarsa Express, treno storico che collega la stazione di Napoli con il Museo Ferroviario di Pietrarsa. Esperimenti di questo tipo sono stati condotti in varie parti d’Italia, riscontrando un grande successo soprattutto al Nord. La speranza di Cantamessa e di tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto, è quella di ricevere dalla Regione il supporto economico necessario a rendere l’iniziativa “ordinaria”: due domeniche al mese i visitatori potranno godere di un viaggio indietro nel tempo, alla volta della residenza reale più grande al mondo. ha diritto all’ingresso prioritario, saltando la fila della biglietteria, per una visita degli appartamenti reali con audioguida. La passeggiata attraverso i 120 ettari del parco, tra giardini all’italiana e all’inglese, sculture, fontane (quella Margherita,  dei Delfini, di Venere e Adone, di Cerere e quella di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata), non è vincolata da percorsi obbligati.

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Cinema & Serie tv

Collateral Beauty, il nuovo film con Will Smith

Collateral Beauty (qui il trailer), al cinema dal 4 gennaio, vede il ritorno nelle sale di un appassionante, struggente, emozionante Will Smith, nei panni di Howard Inlet, dirigente di una famosa agenzia pubblicitaria, con un drammatico passato alle spalle ed un presente vuoto e privo di speranze. Collateral Beauty è un film di David Frankel , regista de Il diavolo veste Prada e di alcuni episodi di Sex and the City, dai quali successi riprende l’ambientazione, pur dipingendo una New York meno frenetica e più malinconica, specchio dell’umore dei personaggi principali e delle loro vite. Anche il periodo natalizio, in cui si svolgono i fatti, sembra fare solo da sfondo alla vicenda, eppure nulla è lasciato al caso. Il cast, di tutto rispetto, vanta la presenza dei premi Oscar Kate Winslet e Helen Mirren, e gli straordinari Edward Norton, Keira Knightley, Michael Peña e Jacob Latimore. Ognuno di essi combatte una battaglia di cui gli altri in principio non sanno nulla. Ma il dolore non può essere celato a lungo e l’aiuto reciproco si rivelerà fondamentale per il trionfo della vita. Sebbene in alcuni casi vi siano soltanto allusioni ad un finale incerto, complice l’audacia dell’autore nell’aver architettato una sceneggiatura piuttosto complessa, che tratta più temi contemporaneamente, ciò che conta è l’invito a godere del presente e sentirsi vivi dentro, nell’anima. Dopo “La ricerca della felicità” e “Sette anime”, il mitico Will Smith ritorna con un film drammatico, esplorando una nuova dimensione emotiva In un’intervista racconta: «Ho imparato a piangere con il Principe di Bel Air» e ancor peggio dei lacrimoni, che esploderanno solo sul finale in un atto liberatorio, ad attirare ed emozionare il pubblico c’è quella costante voglia di piangere, continuamente repressa dal protagonista, il cui unico desiderio è porre fine ad una vita straziante, pervasa dal dolore. La vita di Howard è radicalmente cambiata a causa di una grave perdita: quella della figlioletta di soli sei anni. In seguito al drammatico evento, il manager una volta brillante, dedito al lavoro, aperto alla vita e all’innovazione, non è più lo stesso: è depresso, borderline, solitario e tenta più volte il suicidio. In suo soccorso giungeranno “morte”, “amore” e “tempo”, eco dei tre spiriti del Natale (il Natale del passato, del presente e del futuro), del romanzo “Canto di Natale”, di Charles Dickens, nonché delle apparizioni dei tre fantasmi (la ragazza passata, presente e futura) come nella più recente commedia “La rivolta delle ex”, con Matthew McConaughey e Jennifer Garner. Queste “tre astrazioni che dominano la nostra esistenza” alle quali Howard aveva scritto delle lettere di sfogo, sono personificate da Helen Mirren, Keira Knightley e Jacob Latimore, nel film,  attori conosciuti per caso da Whit, Claire e Simon, colleghi, nonché amici, del protagonista. Questi ultimi, metteranno da parte i problemi personali e faranno di tutto pur di salvare il loro capo e di conseguenza anche la società per cui lavorano. Secondo Howard, “la morte non ha concluso l’affare” (prendendo anche lui) e il lutto dovuto alla morte della figlia ha provocato un effetto domino che l’ha condotto ad […]

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Fun & Tech

WhatsApp , opzione “revoke” per i messaggi già inviati

Quanti si sono vergognati almeno una volta di un messaggio inviato su WhatsApp al momento sbagliato o addirittura alla persona sbagliata? Chiunque abbia inviato un messaggio su WhatsApp facendosi prendere dal momento o dalla fretta, avrà desiderato di poterlo riscrivere nella forma corretta o di non averlo mai inviato. Niente paura, la compagnia acquistata da Mark Zuckerberg nel 2014, sta pensando a come esaudire anche questo fra i tanti desideri degli utenti. WhatsApp è l’applicazione di messaggistica istantanea più popolare al mondo: ad oggi conta la bellezza di 1 miliardo di iscritti. Nel 2016 è stato lanciato un programma beta grazie al quale è possibile ricevere aggiornamenti circa le novità in fase di sperimentazione relative all’App. La versione beta di WhatsApp 2.16.365 permette di riprodurre i video ricevuti, prima ancora che vengano scaricati completamente; grazie alla versione 2.16.269 è possibile animare le foto e i video che inviamo in chat, immettendo testi, adesivi ed emoji; con la versione 2.16.74 WhatsApp cambia il look delle emoji, che assumeranno dei tratti più realistici. Ma la notizia bomba sganciata su Twitter da @WABetaInfo, è quella relativa alla versione in fase di prova 2.17.1.869, che consentirebbe di eliminare permanentemente un messaggio dal cellulare proprio e da quello del destinatario. Potrete quindi salvarvi in calcio d’angolo, come succede con Gmail, Skype e con i commenti su Facebook. Whatsapp: Modalità e limiti dell’aggiornamento Le modalità di funzionamento non sono ancora molto chiare. Probabilmente non potranno essere revocati i messaggi più vecchi di un giorno e il destinatario riceverà comunque una notifica ad avvisarlo del messaggio ricevuto (e misteriosamente sparito). Possiamo immaginare i sospetti che nasceranno. C’è inoltre chi sostiene l’utilità di lasciare il messaggio in standby per qualche secondo, prima che possa essere letto dal destinatario e dando l’opportunità al mittente di rileggerlo e revocarlo. Per il momento questo vantaggio riguarda solo iOS, in ogni caso si attende il termine della sperimentazione per saperne di più. Restate sintonizzati.

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Attualità

“Montesanto foodwalk”, riscoprire la vera Napoli attraverso i suoi sapori

Il progetto “Montesanto foodwalk” è il primo episodio di un’App prodotta dall’associazione Premio Napoli: Zurriapp, dal verbo napoletano “zurrià” che significa “andare a zonzo” L’idea di partenza di questo lavoro, spiega Pasquale Napolitano, esperto di sound design, è che i quartieri si possono raccontare attraverso un narratore collettivo. Nel caso di Montesanto, infatti,  non abbiamo un testimone particolare della storia e della vita del quartiere:  sono i suoi abitanti ad illustrarla, attraverso un racconto-audio, che mira a coinvolgere il visitatore in un vero e proprio film. Alla base di questo percorso c’è l’idea ben precisa che sono le persone a dover raccontare ciò che vedono e soprattutto ciò che vivono. Zurriapp, come è composta la guida del quartiere Il giornalista Napolitano osserva:«Durante i primi mesi di vita nel quartiere, passavo sempre fuori “Pescheria azzurra” e vedevo sempre turisti e viandanti fare foto, e ho sempre pensato che costoro, in questo attraversamento un po’ superficiale, si perdessero cosa c’è dietro e cosa c’è dentro: il racconto”». Partendo dal rapporto che l’area di Montesanto ha col cibo, è stato realizzato un percorso collettivo di 10 tappe che comincia da Piazza Carità (all’inizio del mercato della Pignasecca) e arriva alla sede dell’ex mensa dei bambini proletari. La destinazione ha anche una valenza simbolica: il cibo era il principale motivo di contatto tra i bambini e coloro che si riunivano a far da mangiare per e con loro. Il (buon)gusto dell’innovazione Imprenditori, ricercatori e artisti, nel corso di una conferenza tenutasi venerdì  9 dicembre, presso il Museo Nitsch, hanno presentato Il (buon)gusto dell’innovazione, la seconda tappa di un progetto che, grazie al sostegno della Fondazione Morra, mira a mettere in relazione l’arte con l’imprenditoria. Durante l’incontro, oltre alle proposte per migliorare il quartiere di Montesanto, si è discusso più in generale del nuovo rapporto che l’uomo ha instaurato con il cibo. Il cambiamento culturale ha portato all’introduzione e alla diffusione di una nuova alimentazione. Ebbene, in questo caso Montesanto si distingue. L’area di Montesanto, come pochi altri quartieri napolani, ha conservato la propria identità. Si tratta di un luogo incontaminato che ha condotto le varie iniziative, soprattutto quelle culturali, nel rispetto del  suo essere una sorta di “quartiere-mercato”, da sempre luogo dei consumi alimentari. Come ha detto Gabriele Frasca, famoso autore e presidente del Premio Napoli, Montesanto è sempre stato un “ipermercato” ancor prima che nascessero gli ipermercati. Da qui la centralità del tema “cibo”. Il professor Carmelo Colangelo ribadisce la scommessa della fondazione Premio Napoli nel promuovere quest’iniziativa: mettere in comunicazione due mondi che difficilmente si parlano, ossia quello dell’arte e quello dell’impresa e del lavoro. Ciò che li accomuna è l’innovazione. Nel caso di Montesanto, siamo in presenza di un innovatore corale: l’intero quartiere. Quartiere caratterizzato da flussi continui di napoletani, che vengono a contatto con una cultura alimentare diversa da quella del fast e dello slow food. Montesanto ha sviluppato una propria personale attitudine all’alimentazione, per questo resiste  alla nascita delle varie bottegucce di “cibo spazzatura”: il cibo deve essere di […]

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Attualità

Pompei per tutti: crollano le barriere architettoniche

«Due anni e mezzo fa sono venuto a Pompei per la prima volta da ministro per i crolli. Adesso facciamo crollare le barriere architettoniche» Parla così il Ministro dei Beni Culturali e al Turismo, Dario Franceschini, in occasione dell’inaugurazione del progetto “Pompei per tutti”, tenutosi venerdì 2 dicembre, presso gli scavi archeologici della Pompei antica. Il “Grande Progetto Pompei”, in cui si inseriscono questi recenti provvedimenti, ha lavorato per la realizzazione di un itinerario accessibile a tutti: anziani, disabili, mamme con passeggino, potranno passeggiare per le strade della Pompei distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il percorso ha il suo ingresso a Porta Marina e, dispiegandosi attraverso Piazza Anfiteatro e via dell’Abbondanza, consente ai visitatori di ammirare le antiche domus romane con i loro magnifici affreschi, i mosaici e le statue, gli edifici pubblici e ludici più importanti, i templi, la necropoli. I non vedenti disporranno di un apparecchio acustico che li guiderà nell’itinerario. Pompei per tutti: Siamo tra i primi al mondo ad aver compiuto un passo così importante, verso una più completa integrazione, nella società, di persone diversamente abili Tutto è stato realizzato insieme ad un’opera di restauro delle componenti architettoniche in condizioni più disastrate. Acqua corrente attraversa i nuovi rubinetti delle antiche fontane della città romana meglio conservata. Inoltre si è provveduto anche all’assestamento di strade e marciapiedi utilizzando, per la pavimentazione, calce idraulica esente da cementi. Gli scavi archeologici di Pompei, patrimonio dell’UNESCO dal 1997, e nel 2014 secondo sito italiano per numero di visitatori, rispondono alle esigenze di ogni utente. Soprattutto dei visitatori con maggiori difficoltà nei movimenti e nel godere appieno della bellezza della città campana. Grazie alle maggiori offerte del sito, si spera di incrementare ulteriormente l’afflusso di turisti desiderosi di immergersi nel passato e conoscere le proprie radici. Per ulteriori informazioni, visita il sito.

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