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Eroica Fenice

Da Raymond Carver a Gregor Samsa: un reading per l'Animale borghese

Da Raymond Carver a Gregor Samsa: un reading per l’Animale borghese

«Animale borghese» diventa quasi espressione polirematica nella prospettiva degli studiosi che il giorno 6 dicembre si sono fatti portatori di un’audace istanza al Complesso dei Santi Marcellino e Festo di Napoli. Audace perché riguarda ciò che non vorremmo mai sentirci dire: la verità brutale del perché siamo fatti così, spesso la motivazione prima delle nostre scelte e delle nostre azioni. Eppure, la Chiesa è gremita di gente, anche gli imponenti affreschi porgono l’orecchio ad ascoltare la storia dell’uomo.

David Foster Wallace e Raymond Carver: Quale animale è il borghese?

Steve Cutts, autore del cortometraggio Happiness, proiettato quale introduzione alle relazioni e al reading di questo pomeriggio di studi, risponde a questo interrogativo: il topo. Cavia da laboratorio per antonomasia, il topo nel video del disegnatore britannico non è più in una gabbia costantemente controllata, ma non si può di certo dire libero. Il topo è incravattato, immobilizzato tra la folla in attesa della metro, chiuso in una logica di tempi stretti e spazi angusti. Infine, il topo è nella sua decappottabile sommerso da una pioggia che lo rattrista, ed è lì che gli viene prescritta la sua dose di felicità. La giusta carica per continuare a sgobbare al computer o a mordere la coda del primo contendente di turno nel giorno del Black Friday.

Francesco de Cristofaro e Giovanni Maffei, docenti di critica letteraria presso l’Università di Napoli “Federico II”, indagano da più di un anno insieme a menti affermate o in formazione in quello che è da loro definito «un lavoro nascosto, nell’ombra» sul delicato tema della borghesia. La loro analisi ha dato vita a opere di spicco, quali Il borghese fa il mondo, Borghesia. Approssimazioni (di recentissima pubblicazione), ispirati dalle analisi di Franco Moretti, e alla raccolta di saggi Borghesia disambientata. Per quanto la loro analisi sia fortemente incentrata sulla condizione borghese dell’Ottocento, l’incontro di presentazione si apre nell’eco di due grandi della letteratura di fine ‘900: David Foster Wallace e Raymond Carver.

Guardando i topolini di Cutts, non si può fare a meno di riflettere su quella che Wallace ha definito «modalità predefinita». L’espressione “naturalmente” stampata sul nostro volto è quella del disappunto, della noia, della rabbia. Questo io e continuamente io è enfatico del nostro modo di stare al mondo, in luoghi claustrofobici, nella fitta folla, ma sempre soli con il nostro io. Nel suo discorso Questa è l’acqua Wallace proponeva una via di fuga, il coraggio di alzare lo sguardo e interfacciarci con l’alterità.

Raymond Carver è nella mente del professore Francesco de Cristofaro quando si parla di Honoré de Balzac, dipinto in un suo scritto nella forma più animalesca, «con la testa che gli fuma» e la camicia attaccata alle cosce pelose. Balzac è animalesco, quasi come le figure da lui descritte nella Commedia umana, summa della sua esperienza letteraria.

La società è fatta di tanti tipi diversi, quante sono le specie animali, l’umanità è un grande zoo. Ecco così spiegato l’«animale borghese»

Il professore Giovanni Maffei illustra come Thierry Poncelet, artista della nostra contemporaneità, veda il mondo borghese: corpi dalla testa di raffinati cani, intenti nelle facezie di moda per una borghesia un po’ più lontana da quella degli automi di Wallace.

L’opera di critica letteraria si sposa in un «gioco bislacco» con una tendenza ad «accoppiamenti giudiziosi», un’operazione virtualmente infinita, realizzata in un’opera come Il borghese fa il mondo a cura di Francesco de Cristofaro e Marco Viscardi. L’incontro di ieri ha visto protagoniste le opere di Herman Melville e di Franz Kafka. Ospiti illustri di questo magnetico reading sono stati gli attori Renato Carpentieri, vincitore del David di Donatello, e Andrea Renzi, regista teatrale e attore in film come Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek.

Bartleby e Gregor Samsa sono miti della nostra modernità

Le opere che li vedono protagonisti costruiscono il proprio scheletro sulla concezione dell’alienazione perpetuata da una società che non tollera l’individuo, arrivando a svuotarlo della propria identità, lasciandolo inerme spettro o ripugnante scarafaggio, entrambi degni di scherno, costretti al perenne imbarazzo. Le gabbie dei topi di Cutts sono quasi preannunciate da quella lavorativa di Bartleby, scrivano operoso fino alla sua solenne affermazione «preferirei di no», pronunciata in modo eccellente da Renato Carpentieri, ferita improvvisa ed estrema nel microcosmo di uomini finti realizzato da Melville.

Andrea Renzi ha intonato note malinconiche, spesso ironiche, de Le metamorfosi di Franz Kafka. La sua voce delicata e incisiva ha mostrato la figura di Gregor, un commesso viaggiatore, che come altri si sveglia la mattina, ma ai piedi del letto non vede «membra giovanili» (quelle che invece caratterizzeranno la sua perfetta sorella), ma delle orribili zampette da insetto. Lui, che era già «una creatura del principale, un invertebrato», sottomesso all’etica del duro lavoro, sempre presente, mai in malattia, ma anche creatura di una realtà familiare problematica. Il suo diventare insetto cambia solo questo: l’essere non più solo infetto dentro.

Entrambi i personaggi si mostrano per quello che sono veramente, la loro vergogna, quello da cui anche noi rifuggiamo, censurando noi stessi. Quel che è certo è che anche dentro di noi anela a manifestarsi, impigliato tra le sbarre dell’io corrotto, un bestiale e assetato «animale borghese».