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Eroica Fenice

Interviste emergenti

Sangue di lupo: l’alchimia di Borghetti

Sangue di lupo di Cristian Borghetti, autore poetico e visionario dei nostri tempi (tra le opere scritte, Le cabinet Masson, Phobia, Hawthorn Bend), ci conduce dentro scenari immaginari vissuti tra la magica città di Praga e la riva del Moldava. Un tragico omicidio di sangue può assumere ben altro significato se osservato dagli occhi di un lupo, animale libero e in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale. L’incontro tra una ragazza dai capelli rossi, Rozovi Kriz e un lupo bianco, Rosen Wolfenkreuz, genera un delitto che in chiave filosofica rappresenta la conoscenza e il passaggio a uno stadio evolutivo successivo dell’antica sapienza alchemica rosacrociana. Il lupo bianco, la giovane ragazza e il maestro di conoscenza Christian Rosenkreuz (fondatore dei Rosa+Croce) sembrano incarnare un unico ed indivisibile spirito di conoscenza. Il lupo iniziato dal maestro insegue la sua preda Rozovi che rappresenta il pasto della conoscenza e l’amore incondizionato, attraverso il quale la morte genera la rinascita. I segreti della Mala Strana si materializzano nella città di Praga, dove il tempo sembra essersi fermato tra le impercettibili ombre notturne e il bianco candore della neve, dove l’attimo diviene eternità, il lupo uccide la sua preda per amore di conoscenza e il suo pelo si tinge di sangue che, come l’oro, simboleggia le nozze alchemiche. Gli attimi interminabili vissuti dal lupo in compagnia della ragazza sembrano reali ed oltre l’immaginazione, ma spesso tra realtà e sogno non esiste un confine stabilito. Sangue di lupo di Cristian Borghetti, l’intervista Incontriamo Cristian che ci rivela alcuni aspetti del suo racconto: Ciao Cristian ben ritrovato, ti avevamo lasciato sul circuito automobilistico britannico di Brands Hatch con Hawthorn bend per ritrovarti a Praga con il tuo ultimo racconto Sangue di lupo. Contesto diverso, ma con la medesima vena letteraria. Cosa in particolare ha ispirato la tua storia ambientata in una delle città più magiche d’Europa? C.B. – Sangue di lupo fa parte di una serie di racconti brevi, ambientati in diverse capitali europee. In queste storie, ho voluto sondare l’animo umano, rappresentando il protagonista, uomo, con i tratti tipici di un animale. La prima di queste storie fu “Gideon, il pellicano di Londra”, pubblicato nella raccolta Horror Polidori vol. 2. Quando mi è venuta l’idea del lupo, la mia mente si è rivolta a Praga, la città magica, capitale degli alchimisti sotto l’imperatore Rodolfo II. Sangue di lupo si ispira chiaramente al simbolismo dei Rosa+Croce ed ad alcuni suoi passaggi da uno stadio evolutivo all’altro. Qual è stato l’elemento determinante che ha generato convergenza tra il mondo animale legato alla natura e la filosofia rosacrociana legata all’universo alchemico? C.B. – Il movimento Rosa+Croce ha fatto suo il principio alchemico per cui il Piombo può essere trasformato in Oro, applicato alla condizione umana. Attraverso le fasi alchemiche l’uomo rozzo (Piombo) si distrugge per rinascere uomo nuovo (Oro). È un ciclo che si ripete e porta l’individuo ad evolversi per essere migliore. L’essere umano però è fallibile ed il processo di evoluzione può essere influenzato da fattori esterni. Il lupo […]

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Cinema & Serie tv

Riccardo va all’inferno: diabolico dark musical

Riccardo va all’inferno e lo fa con ironia. Folle, diabolico, potente e visionario, così possiamo definire l’ultima opera cinematografica di Roberta Torre (scritta con la collaborazione di Valerio Bariletti), regista ironica e inafferrabile divisa tra cinema e teatro, ancora una volta pronta a stupire la critica e il pubblico con un dark musical definito da molti psichedelico, una originale rilettura in chiave pop del Riccardo III di Shakespeare, atipico nella sostanza ma con nuova linfa vitale per gli amanti del teatro al cinema. Il film si avvale di un cast d’attori straordinari e di un geniale staff dalle grandi competenze tecniche e fuori dagli schemi considerati tradizionali. Il protagonista assoluto è uno straordinario Massimo Ranieri nel ruolo di Riccardo Mancini vero mattatore della storia affiancato da una sorprendente Sonia Bergamasco perfettamente calata nel ruolo della Regina Madre….Riccardo sta tornando e qualcosa sta per cambiare. Come in un dark musical, “d’ora in poi per la nostra famiglia, questo sarà considerato…..un giorno di festa!” Lo story/musical Riccardo va all’inferno, racconta di un fantastico regno alle porte di Roma dove, in una decadente fortezza, dimora la nobile stirpe familiare dei Mancini, la quale, nonostante l’alto lignaggio, controlla il traffico di stupefacenti in tutto il regno traendo grandi profitti. Le lotte intestine tra fratelli all’interno del casato capeggiato e gestito da un’oscura e potente Regina Madre non mancano, e la stessa Regina tesse in modo subdolo gli equilibri familiari nell’ombra, equilibri che si rivelano instabili con il ritorno di Riccardo Mancini da un ospedale psichiatrico giudiziario, dove è rimasto rinchiuso per molto tempo a causa di problemi mentali. Riccardo, zoppo e minato nel fisico fin dall’infanzia, a causa di un tragico incidente che lo rese storpio per il resto della sua esistenza, appare agli occhi dei familiari guarito, ma pur di garantirsi lo scettro e la corona regale, trama e realizza senza alcuno scrupolo una serie di efferati omicidi nei riguardi dei suoi fratelli, prevenuti nell’ostacolare la sua imminente ascesa al potere. Riccardo durante la sua scalata al trono, sostenuta da alcuni amici fedelissimi, nascosti nei sotterranei del castello, commette il grave errore di sottovalutare la più potente degli avversari, la Regina Madre, autentica anima nera pronta a spedirlo all’inferno. “Siamo in un inferno permanente in questo film, un inferno comunque musicale, un inferno colorato e anche molto buio alle volte!” – Roberta Torre. La rilettura dark musical di Riccardo III di William Shakespeare, musicata da Mauro Pagani, va ben oltre le aspettative della critica, il musical stupisce con i multi-colorati e fantasiosi costumi di Massimo Cantini Parrini, le strabilianti scenografie con numerosi cambi di scena di Luca Servino e le coreografie di Francesca Romana Di Maio, che completano nell’insieme uno spettacolo entusiasmante ed ambizioso, in cui ad assumere il ruolo di autentico mattatore ritroviamo il poliedrico Massimo Ranieri, attore partenopeo in una sua veste insolita con il capo rasato per esigenze interpretative. Ranieri, concedendo al pubblico una notevole interpretazione degna di nota, è sempre pronto a rimettersi in gioco con nuove idee ottenendo […]

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Il domani tra di noi: un destino drammatico ma passionale

Il domani tra di noi ci proietta in un luogo montano impervio, desertico e ghiacciato dove puoi sopravvivere tre settimane senza cibo, tre giorni senza acqua e tre giorni senza un riparo. Il film liberamente basato su un adattamento cinematografico del romanzo “The Mountain Between Us” (2011), ottava opera letteraria dello scrittore statunitense Charles Martin. Nel 2012 fu proposta al regista Gerardo Naranjo, su una sceneggiatura scritta da Chris Weitz e J. Mills Goodloe, ma un inatteso stop dalla 20th Century Fox fa slittare di due anni il progetto affidando in circostanze imprevedibili la regia al palestinese Hany Abu-Assad, che vede realizzare il progetto tre anni dopo (2017). Il domani tra di noi di H. Abu-Assad ci racconta come due persone di sesso opposto e con situazioni di vita diverse, dopo un tragico incidente aereo, si ritrovano catapultati in una realtà impervia dove le probabilità di salvezza sono ridotte al minimo. Entrambi in condizioni fisiche precarie devono aiutarsi vicendevolmente, lottando contro un mondo ostile dove la sopravvivenza e le speranze di salvezza trovano l’unica forza nell’amore. «Non abbiamo altro che me e te» – tratto dal film. Tutto ha inizio nell’aeroporto della capitale dell’Idaho, dove vengono cancellati i voli diretti a New York dopo l’annuncio di un’imminente tempesta e due passeggeri, Ashley Knox (Kate Winslet, premio Oscar), una fotoreporter/giornalista, e Ben Payne (Idris Elba), un medico di ritorno da una conferenza, sono in attesa di imbarcarsi sull’ultimo volo. Di comune accordo i due decidono di noleggiare un piccolo aereo da turismo privato pur di giungere a destinazione nei tempi stabiliti, poiché la prima deve sposarsi mentre Ben deve eseguire un’operazione chirurgica e riappacificarsi con sua moglie. Entrambi si ritrovano in volo con il pilota ed un cane sul piccolo aereo, ma durante il sorvolo dei monti Uinta, nello stato dello Utah, il pilota accusa un grave malore e l’aereo precipita tra le montagne. Ashley, Ben e il cane, nonostante i gravi traumi subiti, si salvano mentre il pilota muore, entrambi i sopravvissuti si rendono conto di essere rimasti intrappolati in una zona innevata ed irraggiungibile ed hanno pochissime possibilità che qualcuno possa trovarli e soccorrerli, per cui nonostante le precarie condizioni fisiche si avventurano a piedi combattendo la natura ostile e gli animali predatori. Ashley e Ben perduti tra i ricordi delle loro vite, imparano a sopravvivere unendo le poche forze rimaste e imparando a fidarsi l’uno dell’altro. H. Abu-Assad (autore di Paradise Now e Omar), nel corso della lavorazione del film, per concedere maggiore realismo scenico ha preferito evitare l’utilizzo di effetti speciali e del green screen sul set, lavorando a diretto contatto con la natura selvaggia a circa tremila metri d’altitudine, dove si sono registrati picchi di temperature a – 38 gradi sottozero. Da annoverare la richiesta della meravigliosa star hollywoodiana Winslet, di rifiutare controfigure in alcune scene considerate maggiormente rischiose come quella riguardante la caduta nell’acqua ghiacciata ripetuta ben 7 volte, riproponendosi in contesti analoghi al pluripremiato Titanic. Per il regista è stato importante non tralasciare l’aspetto […]

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The Broken Key: un ecosistema senza carta

The Broken Key, dopo Il Codice Da Vinci un nuovo mistero italiano, un antico segreto nascosto in un papiro! Il nuovo thriller fantascientifico prodotto in Italia, scritto e diretto da Louis Nero, ci proietta in un distopico futuro eco-sostenibile in cui l’utilizzo della carta stampata diviene un reato penalmente perseguibile. L. Nero, dopo “Golem” (2003) e “Il mistero di Dante” (2014), nel suo nuovo film ritorna tra i segreti italiani tracciando le linee di un ipotetico e imminente futuro ambientato quasi interamente nella città di Torino, da sempre legata al mistero, in cui domina la Zimurgh Corporation, una mega corporazione mondiale denominata “Grande Z”, un grande fratello che controlla le società mondiali che vieta drasticamente l’utilizzo della carta. L’opera cinematografica, di genere thriller fantascientifico, intrisa di esoterismo e sacrifici umani, mette in evidenza un’antica simbologia templare legata a una chiave spezzata pronta a essere ricomposta. “Sette omicidi, sette peccati capitali. L’uomo è pronto per ricomporre la chiave”  The Broken Key è ambientato nell’anno 2033, in un futuro in cui la libertà del pensiero umano viene controllata dalla Grande Z, la Zimurgh Corporation. La carta è divenuta un bene raro e prezioso e ogni uso improprio è perseguibile come crimine, le biblioteche sono luoghi blindati, per cui è stata imposta alla società mondiale la legge di Schuster. L’eco-sostenibilità diviene quindi un obbligo da rispettare. Le notizie e la cultura scorrono solo attraverso tablet e smartphone. Sullo sfondo di questa nuova visione di un mondo immaginabile e anche probabile, Arthur J. Adams (Andrea Hirai e Marco Triggiani), uno studioso britannico, viene aiutato e sostenuto da suo padre il prof. Adrian Moonlight (Rutger Hauer), nella ricerca di un frammento di un antico papiro egizio sottratto alle autorità del Museo del Cairo dai seguaci della divinità di Horus, un’antica setta che sembra rievocare la mistica setta degli assassini. Sette misteriosi omicidi sembrano riconducibili ai sette peccati capitali dipinti dal grande pittore esoterico Hieronymus Bosch dentro il quale si nasconde la chiave del mistero, una chiave spezzata nascosta nei meandri di Torino, ovvero il frammento del papiro mancante. Per salvare l’intera umanità Arthur, con l’aiuto della sua assistente Sarah Eve (Diana Dell’Erba), deve esplorare l’oscura e misteriosa metropoli del futuro per comprendere il significato dei sette delitti e ritrovare il frammento mancante del papiro per ricomporre l’arcana chiave. “Un antico segreto per la vita eterna”  La chiave spezzata rappresenta un’antica allegoria riconducibile al significato di rinascita della sapienza umana e delle virtù sopite. Si racconta in tal proposito dell’iniziazione dei cavalieri templari che, per aprire lo scrigno della conoscenza, dovevano ricomporre la chiave spezzata, ovvero la maturazione della consapevolezza interiore. Non a caso anche Dante cita la chiave ricomposta nel X canto del purgatorio: “Perchè iv’era immaginata quella, ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave” e nel II canto del paradiso “I mortali dove chiave di senso non diserra…poi dietro ai sensi vedi la ragione ha corte l’ali”. Divina opera immortale di Dante che da sempre custodisce un’antica sapienza. “La morte non avrà più dominio”  The Broken Key […]

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It: l’atteso e oscuro ritorno di Pennywise

“Quando ho scritto il libro pensavo tra me e me… voglio rappresentare una città americana completamente infestata. Voglio che lo spirito di questa creatura… infetti l’intera città”– Stephen King. Sono trascorsi 31 anni dal romanzo best seller, opera monumentale scritta dal geniale S. King, e successivamente adattato da Tommy Lee Wallace nel 1990 per una miniserie televisiva suddivisa in due parti, dove il grottesco clown Pennywise aveva il volto di Tim Curry in una sua intensa interpretazione. Ad oggi It è ancora di grande richiamo con una sua nuova e attesissima versione trasposta per il grande cinema e suddivisa in un nuovo dittico. Il secondo capitolo, infatti, uscirà nel 2019 e si presenterà come un horror sequel ambientato nei giorni nostri con parte dello staff riconfermato. Il cinema si evolve e i tempi mutano con le idee; così la storia non si svolge più nel 1958 ma nel 1988, esattamente trent’anni dopo i fatti narrati nel romanzo originale, un numero ricorrente come i 27 anni trascorsi dalla prima trasposizione televisiva. Non a caso il demoniaco clown si risveglia ogni 27 anni. La nuova trasposizione di It, l’horror più atteso dell’anno, non perde smalto nel tempo, anzi si rinnova attraverso il make up di Pennywise/It interpretato in modo strabiliante da Bill Skarsgård (nuova giovane promessa del cinema mondiale), coprotagonista di un altrettanto notevole Jaeden Lieberher (nel ruolo di Billy Denbrough); ma nel film è da evidenziare soprattutto una rilettura sul piano registico, infatti l’argentino Andrés Muschietti, subentrato a Fukunaga nella direzione del film, prende parte alla scrittura della sceneggiatura con Gary Dauberman e Chase Palmer, riuscendo a generare alcune atmosfere tenebrose ambientate nella città di Derry, riscontrabili nella sua precedente regia per il film “La madre”, dove l’incertezza e la paura dominano in alcune scene inquietanti, attraverso un palpabile crescendo di tensioni e mistero. “I film horror sono potenti. In alcuni casi ci viene data la possibilità di vivere quelle profonde paure che avevamo da bambini. Questa è una delle ragioni del grande successo di questo film” – S. King Il misterioso clown kinghiano è tornato dalle tenebre! Derry, 1988. Un bambino, George, durante una giornata di pioggia, esce di casa per far navigare una barchetta di carta progettata da suo fratello Billy, costretto a letto con l’influenza. George (Jackson Robert Scott), una volta in strada, fa scorrere la sua barchetta lungo i rivoli del marciapiede inseguendola, ma la barchetta finisce per essere inghiottita in una feritoia fognaria. Il bambino si china, dunque, per afferrarla e incrocia lo sguardo del clown Pennywise che, con la scusa di offrirgli un palloncino, gli afferra un braccio portandoselo via con sé. Giugno 1989. Nella cittadina di Derry si sono verificate numerose sparizioni, pertanto è stato applicato il coprifuoco; Billy, per niente rassegnato della scomparsa del fratellino, si scontra durante l’ultimo giorno di scuola con alcuni bulli, ritrovando l suo fianco alcuni amici inseparabili: Richie Tozier (Finn Wolfhard), Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) Stanley Uris (Wyatt Oleff) e Beverly Marsh (Sophia Lillis), quest’ultima impegnata in un’altra disputa con Ben Hanscom (Jeremy […]

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Nemesi: l’ultima chance per una nuova vita

“Ti ho offerto una seconda occasione e l’hai sprecata!” – dal film Nemesi Nemesi è una fatale punizione da intendere come gesto estremo nato da un ideale egocentrico, non come semplice vendetta ma come una nuova possibilità per riscattarsi dagli errori commessi. È ciò che accade a Frank Kitchen, personaggio ambiguo dopo una tra le più traumatiche punizioni inflitte da un folle chirurgo: la riassegnazione genetica (un inaspettato cambio di sesso). Il veterano Walter Hill (vincitore dell’Emmy Award per il neo-western “Deadwood”) torna alla ribalta per il grande cinema con un nuovo thriller d’azione che gioca con le estreme conseguenze su situazioni improbabili ai limiti della realtà fisica percepita, ed entrando nell’immaginario mondo fumettistico. Infatti, dopo aver diretto ben 20 film cult movie e collezionato trofei internazionali, la sua ultima opera cinematografica si affaccia all’universo delle graphic novel in parallelo alla pubblicazione del fumetto scritto dallo stesso Hill e distribuito nelle librerie: un’operazione analoga al recente Monolith, non per il contenuto ma per il metodo di diffusione incisivo e su più contesti, letterali, fumettistici e cinematografici. La ricezione del pubblico, i finanziamenti, la disponibilità del cast, il budget, bisogna avere tutte queste cose nell’ordine giusto. Il mondo della graphic novel è molto più semplice. “Penso che per certi aspetti Nemesi sia un saggio travestito da fumetto” – da un’intervista di Hill. Nemesi ha inizio in una stanza dove la Dottoressa Rachel Jane (Sigurney Weaver) è segregata e avvolta in una camicia di forza. Durante gli interrogatori la donna rivela ad uno psichiatra, il dottor Galen (Tony Shalhoub), fatti precedenti riguardanti Frank Kitchen (Michelle Rodriguez in una sua insolita ed estrema interpretazione), un killer implacabile assoldato per mietere vittime, e su come nel corso della sua imprevedibile attività criminosa gli venga commissionato l’assassinio di suo fratello, un errore fatale che gli costerà caro. Rachel Jane in passato è stata una geniale quanto folle chirurga estetica, successivamente radiata dall’albo per i suoi interventi poco raccomandabili, questo le consente di vendicarsi di suo fratello, praticando su Frank la riassegnazione di genere con il conseguente cambio di sesso. Il risveglio per Frank in un anonima camera d’albergo si rivela un autentico shock psicologico, l’uomo si ritrova intrappolato in un corpo femminile e quindi obbligato a confrontarsi con una nuova appartenenza di sesso. Nonostante l’imbarazzante condizione esistenziale da gestire, generata dalla folle chirurga, Frank trova a sua volta modo di pianificare sulla sua creatrice un’implacabile contro-vendetta. “La dottoressa Jane impone a Frank un cambio di sesso, in parte come punizione, in parte come l’occasione per dargli una nuova prospettiva di vita, un’ultima chance per redimersi” – W. Hill In Nemesi tutti sono carnefici, ogni male commesso è la conseguenza di precedenti errori, ed ogni personaggio deve fare i conti con se stesso cercando gli elementi destabilizzanti nella propria psiche, il regista Hill (tra i suoi film “Strade di fuoco”, “48 ore”) si avvale della sua veterana esperienza nel cinema tra diversi generi divenuti cult movie, richiamando atmosfere da thriller psicologico nate da un universo fumettistico, simili a […]

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Nico, 1988: intensa performance di Dyrholm

“La mia vita è iniziata solo dopo l’esperienza con i Velvet Undergroud, quando ho cominciato a fare la mia musica!” – dal film Nico, 1988. Nico, 1988 è uno straordinario biopic dedicato a Christa Paffgen, artista madre e donna alla costante ricerca di un equilibrio interiore e in eterna lotta con il mondo circostante, che narra i suoi ultimi due anni di vita; Christa, in arte Nico, è qualcosa di più di un personaggio da adattare per una produzione biografica, la regista, Susanna Nicchiarelli, indaga e ricostruisce gli ultimi momenti della cantante tedesca in un periodo in cui si riconosceva nella sua volontà ciò che cercava, attraverso la musica e in un ritrovato rapporto affettivo con suo figlio. Per la Nicchiarelli, il film rappresenta un dignitoso traguardo professionale e una prova di coraggio nell’indagare sulla vera essenza della controversa artista, andando oltre i clichè e le immagini iconiche della rock star. Nico è straordinariamente interpretata da una inarrivabile Trine Dyrholm, interamente calata in un ruolo di difficile interpretazione, proiettando nell’immaginario collettivo gli aspetti caratteriali di una cantante pronta a rimettersi in gioco per se stessa. “Non chiamarmi Nico, chiamami con il mio vero nome Christa” – dal film. “Sono andata a vedere di questa donna, ciò che era diventata dopo, soprattutto mi ha molto colpito la storia che c’era e che non si conosceva di Nico, e non la donna dietro l’icona”. S. Nicchiarelli. Nico, 1988, girato in diverse location: Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la Polonia e il litorale laziale presso Anzio, è stato ambientato, come si evince dal titolo, tra il 1986 e il 1988. Il film racconta e ricostruisce gli ultimi due anni vissuti dalla stupenda Christa (interpretata da T. Dyrholm) in arte Nico, musa ispiratrice nella Factory di Warhol, amica di Jim Morrison e cantante tra gli anni ’70 e ’80 della band “Velvet Underground”. La nota cantante solista, conosciuta anche come “sacerdotessa delle tenebre”, dopo la sua scomparsa, ispirò numerosi artisti e produttori per il suo innovativo genere musicale di impronta rock sperimentale. Nico con la sua band si ritrovò a girare l’Europa liberandosi di tutti i condizionamenti musicali degli anni precedenti e portando nuovi linguaggi musicali. Il suo ultimo tour costituì un’evoluzione importante per l’artista che oltre a ritrovare l’affetto di suo figlio, testimone di quegli ultimi momenti poco noti, liberò il suo pensiero positivo attraverso nuovi e indimenticabili brani, riproposti da Dyrholm nelle vesti della rabbiosa cantante. Il film apre con una Berlino in fiamme e una Christa bambina che osserva le conseguenze folli del grande conflitto mondiale; i suoni e le visioni delle fiamme accendono il suo futuro proiettato tra quotidiani trionfi alternati ad altrettanti insuccessi musicali, appena sostenuti da uno scarno pubblico: l’uso dell’eroina, la perdita della condizione di madre e i dolori sentimentali e familiari, segnano in modo indelebile gli anni di Nico, tra splendori e opacità. Nico non demorde e negli ultimi anni della sua tormentata esistenza, ritrova la forza di reagire combattendo la sua ultima battaglia per la vita […]

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L’inganno di Sofia Coppola: pulsioni pericolose

Il nemico non è quello che credevamo! – dal film di S. Coppola. L’inganno (The Beguiled), opera cinematografica granitica nella struttura, non è un remake, come rivela la regista Sofia Coppola –in riferimento al precedente “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel (flop d’autore con numerose leggerezze)-, ma un inedito ispirato in modo diretto al romanzo “Painted Devil”, scritto da Thomas P. Cullinan. Numerose le differenze da evidenziare in un confronto diretto tra i due film: in quello di Coppola (qui il trailer) c’è da analizzare la struttura narrativa di genere thriller/psicologico che prende consistenza soprattutto nelle atmosfere opprimenti e funeree, ricostruite in modo attento sul set e negli atteggiamenti asfissianti e sospettosi dei personaggi, bene interpretati dai protagonisti. La trama del film L’inganno si muove sullo sfondo della guerra di secessione americana di fine ottocento, ambientato in un decadente sud, focalizzando gli accadimenti in spazi ristretti d’interni ed esterni, dove l’ironia dei dialoghi prende il sopravvento su un asfissiante ed opprimente collegio femminile. La sceneggiatura e la regia di S. Coppola convertono in desideri incontrollati, le passioni represse di un gruppo di donne arroccate all’interno dell’edificio ed isolate dal resto del mondo, a sconvolgere le loro metodiche abitudini suddivise in gesti quotidiani e momenti di preghiera è il ritrovamento inaspettato di un giovane militare unionista ferito nei combattimenti. L’Inganno: la trama ed il cast stellare Virginia, 1864, un uomo, il caporale John McBurney (Colin Farrell, notevole la sua interpretazione) viene ritrovato dall’adolescente Emy (Oona Laurencenei) in un bosco nei pressi di un collegio femminile da cui la ragazzina proviene, John, ferito gravemente ad una gamba durante la cruenta guerra secessionista, viene accolto in modo ospitale, curato e rifocillato dalle apparenti pie donne all’interno del collegio diretto da Miss Martha Farnsworth (Nicole Kidman alla sua prima collaborazione con S. Coppola, dopo mostra un’innegabile bravura). Le donne di diversa età conducono una vita ritualizzata tra momenti di preghiera, lezioni di francese, il cucito e orari per i pasti, pertanto l’arrivo del militare John crea scompiglio nella ritmica metodica delle donne, spezzando l’equilibrio tra loro e generando sospetti e gelosie. Il collegio, per Miss Martha, si trasforma in una gabbia dorata, la passione per il giovane ed attraente militare prende il sopravvento, ma non solo per lei, perché prevalgono egoismi e rivalità con altre due donne che prendono parte alla comunità: Alicia (Elle Fanning, nel cast di S. Coppola per il precedente “Smewhere” – 2010, che gli valse un Leone d’oro a Venezia) che davanti al militare scioglie i suoi capelli e allenta lo stretto corsetto per richiamare la sua attenzione e la bella Edwina (Kristen Dunst), da cui John è molto attratto. L’equilibrio tra le represse donne si va sgretolando nella lenta scansione dei giorni, e rispetto alle loro premurose e asfissianti attenzioni prendono il sopravvento le oscure e raccapriccianti trame di vendetta, generate da gelosie incontrollate. La solidarietà femminile si trasforma in rivalità. L’inganno di John sta nell’averle lusingate, pur di assicurarsi l’assistenza e la loro protezione, inconsapevole di essere […]

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Dunkirk: film dal potente impatto visivo

Dunkirk, autentico kolossal dalla potente struttura narrativa, ambientato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, racconta, con grande intensità, un dramma visivo in tre cronostorie unite da un unico evento memorabile con tre punti di vista diversi: la guerra osservata dalla terra, dal cielo e dal mare, situazioni determinanti per l’evacuazione di 338.226 mila militari britannici, belgi e francesi da Dunkerque, interamente accerchiati dalle forze armate tedesche. Per loro l’unica possibilità di salvezza è la fuga in mare, osservano con preoccupazione la Manica che li divide dal Regno Unito, e molti di loro sono consapevoli che non torneranno mai più a casa. L’evacuazione militare conosciuta storicamente come Operazione Dynamo si svolse realmente nell’arco di 8 giorni tra maggio e giugno del 1940, in un periodo in cui la Germania del Terzo Reich accese la miccia del grande conflitto mondiale squassando l’intera Europa negli anni più bui della storia dell’umanità. Dunkirk: al culmine della crisi, sul orlo dell’annientamento, sopravvivere è già una vittoria Dunkirk non è una storia di guerra come tante viste al cinema, né la narrazione di una vittoria annunciata e neanche la consacrazione di un eroe vittorioso in battaglia. Dunkirk è il dramma vissuto da uomini diversi accomunati da un unico drammatico destino, generato su una spiaggia, in mare e nelle immensità dei cieli. Non c’è divisa che possa marcare differenze tra loro e, ovunque siano, ciò che maggiormente conta per molti di loro è salvare quante più vite umane è possibile, una promessa per la futura liberazione dell’intera Europa stretta nella morsa del nazismo, una disfatta dal sapore di vittoria. “Siamo di fronte a un gigantesco disastro militare, andremo fino in fondo, non ci arrenderemo mai!” – dal film. Il regista, sceneggiatore e produttore del film, Christopher Nolan, racconta in modo celebrativo e spettacolare le vicende suddivise in tre episodi e con tre linee del tempo diverse avvalendosi di un forte impatto scenografico, sonoro e fotografico: una settimana per “Il molo”, dove Tommy (Fionn Whitehead), un militare britannico, si ritrova su una spiaggia sotto il fuoco aereo delle truppe tedesche in compagnia di un ragazzo, Gibson (Aneurin Barnard) con cui affronterà svariate vicissitudini. Un giorno per “Il mare”, dove a tutti i proprietari civili delle barche in navigazione tra cui Mr Dawson (Mark Rylance) e suo figlio, viene chiesto dalla Royal Navy di dirigersi a Dunkirk per sostenere ed aiutare i militari ad evacuare dalle coste minacciate dai militari tedeschi. Un’ora per “L’aria”, dove tre speatfire pilotati da Farier (Tom Hardy) e Collins (Jack Lowden) e il loro caposquadra volano braccati da altri aerei nemici verso la Francia con poco carburante nei motori, per supportare le loro truppe attestate sulla spiaggia di Dunkirk. Una frammentazione del tempo in episodi che si susseguono senza una cronologia precisa nel corso di un evento drammatico e storico. Un dramma che non si avvale, come nei precedenti film diretti da Nolan, di mondi paralleli, come in “Inception” o “Interstellar”. I protagonisti non sono eroi, come spesso siamo stati abituati a vedere nei film di guerra, ma persone […]

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La torre nera: King dai romanzi al film

La torre sorge tra la luce e l’oscurità… la torre cadrà!  L’opera, dal titolo originale “The Dark Tower”, ispirata da una serie di romanzi di Stephen King e definita dalla critica il “magnum opus” dell’intramontabile e geniale scrittore, viene pensata come un sequel per il grande schermo, quindi non come un adattamento fedele ma, piuttosto, come una sceneggiatura cinematografica originale, un ibrido fra generi commisti; fantascienza, horror e western. Già dal 2007, quando la serie di otto romanzi brevi ispirati ai poemi di “Childe Roland” era ancora in fase di pubblicazione (1982 – 2012), si pensò alla realizzazione di un progetto cinematografico, e J.J. Abrams con Damon LIndelof (co-ideatori della serie TV “Lost”) furono tra i primi ad interessarsi alla serie di libri nati dalla fervida mente del geniale King, acquistandone i diritti per un banale prezzo simbolico pari a 19,19 $. Nel 2010, dopo l’adattamento della Marvel (per una serie a fumetti), la Universal comprò i diritti del progetto affidandone la sceneggiatura ad Akiva Goldsman (premio Oscar per “Beautiful Mind”) e la regia a Ron Howard e Brian Grazer. Purtroppo, però, il progetto rimase in stand by per alcuni anni a causa di ulteriori rinunce, e venne rilanciato solo nel 2015 dalla “Sony Pictures” e affidato alla coppia Nikolaj Arcel per la sceneggiatura e Ander Thomas Jensen per la regia, sostenuta sempre dai produttori Goldsman, Howard e Grazer. Per generazione i pistoleri sono stati i cavalieri che proteggevano la torre!  Il film post apocalittico “La torre nera” racconta in modo epico di viaggi tra mondi paralleli interconnessi e di una torre pronta ad implodere. In questo contesto un pistolero Roland Deschain (interpretato da Idris Elba), facente parte dell’ordine dei cavalieri e coadiuvato da alcuni personaggi chiamati “Ka-tet”, cerca di raggiungere la sfuggente torre per proteggerla dall’imminente crollo, ma il suo eterno nemico, lo stregone Walter Padick (ovvero Matthew McConaughey), l’uomo nero contro il quale combatte un eterno duello, lo ostacola nella sua impresa, poiché il suo principale obiettivo è di far crollare la torre generando il caos assoluto e la fine dei tempi. Nel corso degli eventi si inserisce Jake (Tom Taylor), un ragazzo di New York che vive la sua esistenza nel mondo contemporaneo dove, durante una serie di sedute presso uno scettico psichiatra, descrive alcune visioni distruttive di un universo chiamato Medio-Mondo e dominato da una torre nera. Jake narra e illustra, attraverso dei disegni a carboncino, alcuni dettagli strabilianti, dimostrando che non si tratti solo di semplici visioni adolescenziali, ma di frammenti di episodi violenti avvenuti in un altro universo. Successivamente il varco spazio/temporale si apre risucchiando il ragazzo nell’universo da lui descritto dove conosce e stabilisce un’ alleanza con il pistolero. Jake e Roland percorrono insieme un cammino tortuoso, (armonizzato da strane creature), in direzione della torre nera situata nel Fine-Mondo e circondata da un mare di rose. La torre nera altro non è che una porta verso altri mondi, nel suo interno un meccanismo regola lo spazio e il tempo di tutti gli universi interconnessi […]

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2:22 – Il destino è già scritto…in un’ora

“Avete mai fatto un sogno tanto reale da pensare di essere svegli?” – cit. dal film 2:22. 2:22 è un orario insolito, legato a degli schemi ricorrenti ed abitudinari della vita quotidiana di tante persone, un orario in cui per chi è ancora sveglio possono ripetersi strane e impensabili accadimenti, come nella vita del predestinato Dylan (interpretato nel film da Michiel Huisman), inscatolato in una serie di eventi e grazie al  quale soltanto,  in un tempo scandito dalle lancette, una donna e un luogo possono svelarne il significato. 2:22 – Il destino è già scritto, diretto da Paul Currie (socio fondatore della Lightstream Pictures) e scritto da Todd Stein, ideatore del soggetto, e da Nathan Parker per la sceneggiatura, trascina lo spettatore in uno scenario ridondante su realtà improbabili, abbattendo la sottile parete che divide il mondo percepito da quello ipotizzabile. Il protagonista, interpretato dal bravo M. Huisman, osserva e studia il ripetersi degli eventi alla stessa ora, cercando di trovare la chiave di lettura e il significato dei fatti attraverso un incontro fatale con una ragazza. ” Un incontro casuale cambierà il suo destino ” – cit. dal film 2:22 Dylan Branson svolge l’attività di controllore del traffico aereo presso l’aeroporto di New York, ha una grande capacità di gestione del suo lavoro, ad eccezione di un avvenimento imprevisto durante una notte come tante, quando allo scoccare delle 2:22 un lampo di luce accecante lo paralizza nell’istante in cui due aerei stanno per entrare in collisione tra loro, sfiorando la tragedia. Dylan dopo questo episodio viene temporaneamente sollevato dal lavoro nonostante l’incidente non avesse avuto modo di verificarsi, e i circa 900 passeggeri abbiano avuto modo di salvarsi vivendo attimi di terrore: sono questo fatti e situazioni che da quell’istante si ripeteranno sistematicamente ogni giorno alla stessa ora, le 2:22. Dylan si rende conto di come gli avvenimenti di quell’episodio drammatico possano averlo condotto a conoscere Sarah (Teresa Palmer), una bella e raffinata ragazza giunta allo scalo di New York da uno dei due voli scampati alla collisione… per entrambi scocca un autentico colpo di fulmine durante un balletto artistico. Sarah lavora come gallerista d’arte per conto del suo ex fidanzato Jonas (interpretato da Sam Reid che ricordiamo per Anonymous e Posh), con cui ha rotto temporaneamente ogni relazione. Nei giorni successivi Dylan cerca di fare chiarezza su fatti e situazioni che si ripetono periodicamente alla stessa ora, osservando durante il suo percorso le stesse situazioni; anche se con persone diverse una sensazione di ripetitività infinita degli eventi lo avvolge, e Dylan percepisce chiaramente che il luogo dove si nasconde la soluzione di un complesso puzzle da svelare è la stazione con il suo orologio, un luogo in cui stanno per accadere fatti drammatici che lo coinvolgeranno insieme alla stessa Sarah. Dylan prima che sia troppo tardi dovrà trovare il modo per controllare il tempo rompendo la catena ripetitiva degli eventi: Sarah potrebbe rivelarsi la vera chiave d’uscita dello strano labirinto spazio/temporale in cui si nascondono molti enigmatici messaggi risalenti a 20 […]

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Civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett

“Ciò che cerchi è infinitamente più grande di quello che la tua mente può arrivare a comprendere. E’ il tuo destino” – dal film Civiltà perduta. L’opera cinematografica con il titolo originale The lost city of Z, presentato alla Berlinale 2017 e al Festival di New York”, diretta e sceneggiata da James Gray e ispirata al romanzo biografico scritto da David Grann su fatti realmente accaduti, è uno sguardo rivolto alle epiche esplorazioni del tenente colonnello Percy Fawcett negli anni ’20, un uomo in lotta con se stesso e fedele alla famiglia, un patriota avventuriero nella costante ricerca di una mitica civiltà nascosta nella giungla. Il film nutre di un grande fascino legato di avventura e mistero un genere che sembra non tramontare mai nella storia del cinema, senza ovviamente cadere nella trappola dei remake come spesso si è verificato in misura maggiore per i generi horror, fantasy e fantascienza, e mantenendo pertanto una dignitosa continuità nei decenni. In questo quadro prendono consistenza le idee del regista J. Gray, orientate a rivalutare un incredibile e inafferrabile personaggio come Fawcett, esploratore avventuroso nell’ossessiva ricerca della città Z, luogo puramente immaginario o realtà archeologica nascosta tra la fitta vegetazione dell’Amazonia? Non lo sapremo mai, tant’è vero che l’esploratore in compagnia di suo figlio non fece mai ritorno dal suo ultimo mitico viaggio. “Sognare, ricercare l’ignoto, inseguire ciò che ci affascina, è già questa una ricompensa” – dal film Civiltà perduta. Il film, ambientato nel Regno Unito all’inizio del XX sec., narra eventi autobiografici e realmente accaduti a Fawcett (Charlie Hunnam, perfetto nel sostituire Brad Pitt su cui puntava inizialmente il regista), un militare uscito quasi indenne dalla Grande Guerra, che accetta su proposta della Royal Society di recarsi con il suo aiutante, il caporale Henty Costin (Robert Pattinson), ed esplorare i remoti confini pluviali dell’Amazonia, tra il Brasile e la Bolivia. Il viaggio di Fawcett dura circa due anni, periodo in cui deve sacrificare la vicinanza della moglie (interpretata da Sienna Miller nel ruolo di Nina Fawcett, una donna forte senza ambizioni velleitarie) e del figlio Jack (interpretato da Tom Holland), per una missione avventurosa di notevole rischio. L’esploratore resta affascinato dal Mato Grosso, e, anche se criticato e ridicolizzato dalla comunità scientifica, decide di farvi ritorno con suo figlio per seguire i percorsi e le indecifrabili mappature del territorio sulle tracce di Z, la misteriosa città avvolta dalla vegetazione. Il destino sembra travolgere Fawcett e suo figlio, entrambi coinvolti nella nuova spedizione verso una El Dorado senza ritorno nell’anno 1925 D.C. “Il suo sogno di trovare un’antica civiltà amazzonica gli ha permesso di attraversare difficoltà inimmaginabili, superare lo scetticismo della comunità scientifica, i tradimenti e la lontananza dalla sua famiglia” – J. Gray. Civiltà perduta ha le caratteristiche dei kolossal cinematografici anni ’70, periodo in cui era particolarmente apprezzato il genere avventuroso. James Gray punta molto in alto, inquadrando e ricostruendo con meticolosità storica gli ultimi viaggi esplorativi di Fawcett nei territori sconosciuti ed inesplorati dell’Amazzonia, senza mai tralasciare le sue combattute dinamiche familiari e sociali alimentate […]

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Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar

“I morti hanno preso il comando del mare, cercano una perla, una ragazza di J. Sparrow”. Cit. dal film. Johnny Depp entra per la quinta volta in uno dei personaggi icona più amato del cinema contemporaneo, il capitano Jack Sparrow. Denti d’oro, barba intrecciata con doppie punte, andamento incerto sulle gambe e ironia costante: queste sono le caratteristiche di un amabile pirata, nato come spalla di Will Turner e divenuto icona cinematografica di una serie memorabile, sempre pronto a salpare i mari per nuove ed indimenticabili avventure. Dopo anni d’attesa Joachim Ronning ed Espen Sandberg ritornano alla cabina di comando per la regia, coadiuvata in fase di scrittura dallo sceneggiatore Jeff Nathanson per dare ancora una volta vita a una delle serie cinematografiche più avvincenti e coinvolgenti che siano mai state prodotte dalla Walt Disney Pictures, incerta sulla riuscita del primo capitolo Pirati dei Caraibi – la maledizione della Luna, considerato un genere poco attraente per le famiglie per alcune scene forti. Da quel giorno è stato un autentico trionfo per la casa di produzione, che ha incassato ai botteghini in tutti i paesi del mondo su 4 capitoli prodotti 3 miliardi e 730 milioni di dollari, rientrando pertanto di diritto tra i primi 50 titoli di maggiore incasso della storia. La saga, oggi divenuta leggendaria, ha subito un unico contraccolpo negativo con il penultimo capitolo Oltre i confini del mare; una breve frenata dopo la ripartenza: infatti Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar sembra tornare ai vecchi fasti pirateschi del primo capitolo, auspicando una critica positiva e successo per i box office. “Ho sentito storie di un capitano spagnolo che ha stanato e ucciso migliaia di uomini… non uomini, pirati”. Cit. dal film. Armando Salazar (interpretato da un insostituibile Javier Bardem), temibile e spettrale comandante di una flotta fantasma scampato al Triangolo del Diavolo, è intenzionato ad affondare qualsiasi nave pirata si presenti nei mari da lui solcati. Il suo obiettivo è distruggere con il suo decadente veliero Silent Mary tutti i vascelli battenti bandiera nera e Jolly Roger, condannando gli equipaggi superstiti ad un’atroce e angosciante fine. Il suo obiettivo principale è eliminare il capitano Jack Sparrow, con cui deve ancora saldare un conto in sospeso da tempo. Per Sparrow l’unica speranza di salvezza è rappresentata dal ritrovamento del tridente di Poseidone, custodito da tempi immemorabili nei mari, l’unica strada percorribile è un’alleanza con la sagace e fascinosa astronoma Carina Smyth (Kaya Scodelario) e l’intraprendente marinaio della Royal Navy, Henry Turner (Breton Thwaites). Un avverso destino sembra impossessarsi di Sparrow, pronto con la sua nave a solcare gli oceani ed ad affrontare gli storici nemici di sempre. Durante l’epica avventura ritrova l’opportunista Hector Barbossa (Geoffrey Rush), pronto a valutare l’alleanza più vantaggiosa per i suoi scopi… Sparrow ne uscirà vincente ancora una volta? “Non ha dove nascondersi, trova Sparrow per me”. Cit. dal film. La pre-produzione di Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar a partire dal 2013 ha avuto una lunga gestazione. Il film girato in Australia, tra il Village Roadshow Studios […]

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Alien Covenant: epico capitolo di Scott

“La strada per il paradiso inizia all’inferno” – cit. Alien covenant. L’interminabile saga di Alien, sci-fi generato nel lontano 1979 dalle fervidi menti di Dan O’Bannon e Ronald Shusett, ha segnato la storia del cinema riscrivendo la fantascienza con il primo di quattro capitoli intitolato appunto Alien, diretto dal geniale Ridley Scott e progettato graficamente dal mitico Hans Ruedi Giger (il creatore dei xenomorfi, spentosi nel 2014) in coppia con Carlo Rambaldi per gli effetti speciali. Oggi, 38 anni dopo, Scott è di ritorno per la regia con il secondo capitolo della seconda serie dopo Prometheus, scritto da Michel Green, Jack Paglen e John Logan, trilogia destinata a chiudersi nel 2018 con il capitolo finale della saga che quasi certamente si intitolerà Alien: Awakening, attualmente in pre-produzione. Alien Covenant si svolge interamente sul pianeta d’origine della pericolosa e fagocitante razza aliena degli xenomorfi, un ritorno alle origini sul pianeta Origae-6 dove aveva avuto inizio l’incontro/scontro tra umani e alieni, saga cinematografica di enorme successo che oltre alle meritate assegnazioni di numerosi premi – tra cui l’Oscar per i migliori effetti speciali – ha segnato un cambiamento epocale per il genere Fantascienza in commistione con l’horror spaziale, generando una svolta epocale nella storia del cinema. “Credo nell’esistenza di esseri superiori. Penso che la loro esistenza sia certa. Un esperto della NASA con il quale parlo spesso mi ha detto: Hai guardato il cielo di notte? Pensi che siamo davvero soli?” – cit. R. Scott. La storia narra dell’astronave Covenant diretta sul pianeta Origae-6 per una missione di colonizzazione spaziale; a bordo prendono posto circa 2000 passeggeri in momentaneo stato di ibernazione, tra loro partecipa alla missione l’androide David/Walter definito un super maggiordomo privo di sentimenti umani e programmato per difendere l’equipaggio (Michael Fassbender nell’unico ruolo superstite del precedente capitolo Prometheus) ma durante l’iper-sonno l’astronave viene travolta dall’esplosione di una stella: le conseguenze drammatiche dell’incidente provocano la distruzione delle vele di raccolta d’energia sull’astronave causando la morte di gran parte dell’equipaggio. L’imprevisto fa deragliare la Covenant con i superstiti su un pianeta vicino a Origae-6, apparentemente ospitale. Il pianeta si presenta come un Eden ricco di montagne, grano, vegetazione altissima e acqua, ma un insolito silenzio e l’assenza di qualsiasi presenza animale mettono in allarme gli astronauti. Il gruppo di esploratori scopre un’immensa carcassa di astronave aliena, probabilmente distrutta durante un atterraggio. Ignari delle minacciose presenze che si celano al suo interno cercano di entrarvi risvegliando gli alieni. Il futuro del restante equipaggio è segnato da un’estenuante lotta per la sopravvivenza contro i mostruosi xenomorfi. Chi riuscirà a salvarsi tra loro? “Lo senti? Cosa? Il niente, niente uccelli, nessun animale” cit. Alien Covenant. Il sequel Alien Covenant girato in 74 giorni negli studi della Th20 Century Fox in Australia e in Nuova Zelanda per le riprese esterne rappresenta un importante anello di congiunzione dell’intera saga cinematografica: R. Scott fa ritorno alla genesi sul pianeta in cui aveva avuto inizio il risveglio degli xenomorfi, riaccostandosi al format originale del primo film. La misteriosa origine aliena rimane ancora […]

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La tenerezza, sentimenti contrastanti

Da La tenerezza: “Nella vita tutto quello che facciamo è una scusa per farci voler bene”. Gianni Amelio per il suo nuovo film drammatico si ispira al romanzo “La tentazione di essere felici”, scritto da Lorenzo Marone ed edito da Longanesi, trasposto successivamente per il cinema dallo stesso Amelio coadiuvato da Alberto Taraglio. Il regista, dopo “L’intrepido” (2013), torna sul grande schermo affrontando una tematica riguardante le condizioni conflittuali di due famiglie borghesi immerse in una Napoli inedita, lontana dalle ricorrenti immagini popolari e nella realtà quotidiana del centro antico, all’interno di un palazzo condominiale, dove scenari impensabili possono divenire possibili. “Dice un poeta arabo, che la felicità non è una meta da raggiungere, ma una casa a cui tornare…..tornare non andare” La storia ha inizio in un palazzo del centro antico di Napoli, all’interno del quale vivono due famiglie, quella dell’anziano Lorenzo (interpretato da un ineguagliabile Renato Carpentieri), uno stimato avvocato dal carattere brusco caduto in disgrazia dopo aver commesso degli illeciti che abita con i suoi due figli in perenne conflitto tra loro e con un nipote, e l’altra famiglia in un appartamento di fronte composta da una giovane coppia di coniugi apparentemente serena, Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti). Questa coppia ha due bambini piccoli, proviene dal Nord Italia e si trova catapultata per motivi lavorativi nella realtà partenopea. Fabio, ingegnere navale, si sente nervoso e spaesato nella bella e controversa Napoli, mentre la moglie Michela trova modo di familiarizzare con Lorenzo bussando al suo appartamento con la scusa di aver dimenticato le chiavi di casa. Lorenzo in disaccordo con i figli, in particolar modo con Elena (Giovanna Mezzogiorno), cresciuta da lui dopo la misteriosa perdita della mamma, gode della complicità di suo nipote con cui gioca e spesso viene distratto dalle sue attenzioni scolastiche. Nei giorni che passano Lorenzo si conquista la fiducia di un’entusiasta Michela, trascorrendo il tempo a giocare con i bambini e riscoprendo la gioia di alcuni attimi condivisi. Sua figlia Elena pur lasciandolo fare è infastidita dal suo atteggiamento, ma una sera tornando a casa scopre qualcosa di inaspettato che sconvolge entrambe le famiglie. “Facciamo troppi film brutti”, rivela in modo critico durante un’intervista G. Amelio, “il cinema va male? Tutta colpa dei registi […]. Se mi rompo le palle io figuratevi lo spettatore. Vado tutti i giorni al cinema, vedo tutto, e credetemi se usata dal Ministero per finanziare i film ritenuti di interesse culturale. All’estero ci prendono in giro. Se i film sono belli, le persone corrono a vederli. Bisogna avere amore per il cinema e senso di responsabilità”. Amelio, uno dei registi italiani più stimati e considerati della nostra cinematografia, abbandona la Milano in piena crisi economica raccontata nel suo film “L’intrepido”, interpretato magistralmente da Antonio Albanese, per immergersi con una visione rigorosa negli scenari napoletani del suo nuovo film La tenerezza, dove i conflitti familiari e gli intrecci sentimentali danno maggiore spessore alle problematiche generate dalla convivenza domestica e dalla sopportazione tra le famiglie. Amelio dopo aver […]

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Il permesso – 48 ore fuori: noir/crime di Amendola

“A voi 4 sono state concesse 48 ore di libertà. Fate un solo passo falso e da qui dentro non uscirete più.” – cit. dal film Con questa lapidaria frase ha inizio la seconda opera di Claudio Amendola da regista dopo La mossa del pinguino, commedia popolare candidata ai Nastri d’Argento nel 2014. Amendola con Il permesso – 48 ore fuori ritrova Giancarlo De Cataldo, autore di entrambe le sceneggiature (precedentemente già autore di Suburra e Romanzo Criminale) e coadiuvato attivamente per questa sua ultima scrittura da Roberto Jannone. Il film, di genere noir/drammatico, vede come protagonisti lo stesso Claudio Amendola in un doppio ruolo di attore/regista, affiancato da Luca Argentero, Valentina Bellè e Giacomo Ferrara ad interpretare quattro galeotti di diversa età, sesso e status sociale. Si tratta di un’opera cinematografica che punta in modo considerevole su come i diversi motivi di condanna possano influire sul loro approccio con il mondo esterno durante il periodo detentivo e di momentanea libertà concessa. Il permesso-48 ore fuori pertanto si presenta come un noir ad orologeria, dove le diverse situazioni personali dei singoli detenuti, lasciate irrisolte durante il loro periodo di detenzione, restano in attesa di soluzioni: vendette, amori impossibili, probabili riscatti con la società, singoli pentimenti per quanto commesso, paure e incertezze pongono i quattro protagonisti in una lotta contro il tempo, alla disperata ricerca dell’orgoglio perduto e di nuovi escamotage per evitare il ritorno ad una cupa realtà carceraria dopo aver assaporato nuovamente la libertà. “Non è giustificabile alcun ritardo, le 48 ore stanno per scadere” cit. dal film Trama del film: Nel carcere di Civitavecchia sono state concesse dal giudice di sorveglianza a Luigi, (Amendola), Angelo (Ferrara), Rossana ( Bellè) e Donato (Argentero), in via del tutto eccezionale, 48 ore di permesso fuori dalla struttura detentiva dove stanno scontando le pene per motivi differenti e di gravità diverse: Rossana per traffico di cocaina, Luigi per duplice omicidio (della cui pena ha già scontato 17 anni di reclusione), Angelo per una rapina finita male e Donato condannato per non aver commesso nulla, coprendo il vero colpevole. I quattro galeotti hanno l’opportunità di poter spendere nel miglior modo possibile il loro esiguo tempo a disposizione: Luigi nel tentativo di redimere il figlio dalle spire criminali, Donato alla ricerca di equilibrio e stabilità familiare, Rossana e Angelo vivendo un amore in modo libero e condivisibile. Fuori dal carcere, però, li aspetta un’altra realtà: il mondo che avevano lasciato prima di essere condannati dalla giustizia è mutato come sono mutati i rapporti con le persone, per loro è difficile accettare nuove realtà ed hanno poco tempo per farlo. Alcuni aspetti del film: Il film nasce da esperienze pregresse vissute da De Cataldo durante l’attività di giudice di sorveglianza: quindi si tratta di storie realistiche ispirate a fatti veri, limitate da un tempo esiguo per concedere maggiore dinamicità agli eventi. L’idea nata da De Cataldo, poi tradotta in opera cinematografica da Amendola, trae forza dai sentimenti benevoli dei quattro protagonisti, persi per 48 ore nelle realtà violente della jungla […]

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Life – non oltrepassare il limite

“La vita prenderà il sopravvento, la vita che conosciamo. Forse è da li che dobbiamo cominciare . Da noi stessi” – cit. dal film Life. Life – non oltrepassare il limite cerca domande sulla vita nello spazio, su Marte in modo specifico, incentrandosi interamente sulla ricerca scientifica di un equipaggio di scienziati orbitanti su una stazione spaziale internazionale. I campioni vitali di una nuova cellula biologica rilevati su un altro pianeta possono essere compatibili con quelli di una specie terrestre? Quali sono i limiti di una missione pericolosa? Queste e altre sono le domande che si pongono il regista Daniel Espinosa (che ricordiamo per l’action-thriller Safe house e Child 44, demolito dalla critica) e gli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick (autori di Deadpool). Un’idea già ampiamente sviscerata nel secolo scorso e che senza ombra di dubbio sembra richiamare nell’impostazione narrativa l’intramontabile Alien, opera cinematografica firmata Ridley Scott, un’autentica pietra miliare dell’horror fantascientifico di tutti i tempi. D. Espinosa non osa un confronto ma racconta a suo modo l’epopea di sei astronauti nello spazio, avvalendosi dell’interpretazione di attori davvero straordinari come Jake Gyllenhaal (David Giordan), Rebecca Ferguson (Miranda North), Ryan Reynolds (Roy Adams), Hiroyuki Sanada (Sho Kendo), Ariyon Bakare (Hugh Derry) e Olga Dihovichnaya (Katerina Golovkin), tutti perfettamente aderenti alle parti assegnate. “Negli anni sono aumentate le stime sulla probabilità dell’esistenza di vita nello spazio. Sempre più scienziati ritengono che il contatto non sia più un sogno lontano. Ma che sarà un evento naturale nella storia dell’umanità” – dal film Life. Trama del film: In una Stazione Spaziale Internazionale orbitante intorno al pianeta Marte sei scienziati, membri dell’equipaggio, conducono uno studio su un campione cellulare proveniente da Marte e catturato da una loro sonda spaziale, un organismo che prova per la prima volta l’esistenza della vita biologica sul pianeta rosso. Una serie di risultati imprevedibili durante lo svolgimento dei test svolti a bordo della stazione mettono a repentaglio la sicurezza stessa dell’intero equipaggio, ponendo i suoi membri davanti a un dilemma esistenziale: l’incalcolabile rischio di un impatto negativo dell’organismo vivente sulla Terra. Quest’ultimo, studiato ed analizzato dagli scienziati, in breve tempo si rivela una straordinaria intelligenza extraterrestre nel contempo aggressiva, pericolosa e difficile da controllare e contenere. Gli esiti della missione si riveleranno imprevedibili. “Il primo contatto che avremo con una forma di vita extraterrestre può determinare il corso dei nostri successivi rapporti” – dal film Life. Alcune considerazioni sul film: La lavorazione del film ha avuto inizio negli Shepperton Studios a Londra nel Luglio del 2016 per una produzione Columbia Pictures e Skydance (produttori del precedente World War Z), distribuito in Italia dalla Warner Bros. Recentemente alcune notizie trapelate dal web hanno evidenziato che Life potrebbe costituire il prequel di un film di prossima uscita, previsto per il 2018, Venom, uno spin-off dedicato all’intramontabile supereroe Spider-Man in lotta con l’alieno Venom, suo acerrimo nemico di cui La Sony Pictures ha già annunciato ufficialmente l’arrivo per il prossimo anno. La teoria in questione nasce da alcune caratteristiche similari della creatura di Life  con l’alieno della Marvel, inoltre entrambi i film sono prodotti e […]

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