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Eroica Fenice

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Nico, 1988: intensa performance di Dyrholm

“La mia vita è iniziata solo dopo l’esperienza con i Velvet Undergroud, quando ho cominciato a fare la mia musica!” – dal film Nico, 1988. Nico, 1988 è uno straordinario biopic dedicato a Christa Paffgen, artista madre e donna alla costante ricerca di un equilibrio interiore e in eterna lotta con il mondo circostante, che narra i suoi ultimi due anni di vita; Christa, in arte Nico, è qualcosa di più di un personaggio da adattare per una produzione biografica, la regista, Susanna Nicchiarelli, indaga e ricostruisce gli ultimi momenti della cantante tedesca in un periodo in cui si riconosceva nella sua volontà ciò che cercava, attraverso la musica e in un ritrovato rapporto affettivo con suo figlio. Per la Nicchiarelli, il film rappresenta un dignitoso traguardo professionale e una prova di coraggio nell’indagare sulla vera essenza della controversa artista, andando oltre i clichè e le immagini iconiche della rock star. Nico è straordinariamente interpretata da una inarrivabile Trine Dyrholm, interamente calata in un ruolo di difficile interpretazione, proiettando nell’immaginario collettivo gli aspetti caratteriali di una cantante pronta a rimettersi in gioco per se stessa. “Non chiamarmi Nico, chiamami con il mio vero nome Christa” – dal film. “Sono andata a vedere di questa donna, ciò che era diventata dopo, soprattutto mi ha molto colpito la storia che c’era e che non si conosceva di Nico, e non la donna dietro l’icona”. S. Nicchiarelli. Nico, 1988, girato in diverse location: Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la Polonia e il litorale laziale presso Anzio, è stato ambientato, come si evince dal titolo, tra il 1986 e il 1988. Il film racconta e ricostruisce gli ultimi due anni vissuti dalla stupenda Christa (interpretata da T. Dyrholm) in arte Nico, musa ispiratrice nella Factory di Warhol, amica di Jim Morrison e cantante tra gli anni ’70 e ’80 della band “Velvet Underground”. La nota cantante solista, conosciuta anche come “sacerdotessa delle tenebre”, dopo la sua scomparsa, ispirò numerosi artisti e produttori per il suo innovativo genere musicale di impronta rock sperimentale. Nico con la sua band si ritrovò a girare l’Europa liberandosi di tutti i condizionamenti musicali degli anni precedenti e portando nuovi linguaggi musicali. Il suo ultimo tour costituì un’evoluzione importante per l’artista che oltre a ritrovare l’affetto di suo figlio, testimone di quegli ultimi momenti poco noti, liberò il suo pensiero positivo attraverso nuovi e indimenticabili brani, riproposti da Dyrholm nelle vesti della rabbiosa cantante. Il film apre con una Berlino in fiamme e una Christa bambina che osserva le conseguenze folli del grande conflitto mondiale; i suoni e le visioni delle fiamme accendono il suo futuro proiettato tra quotidiani trionfi alternati ad altrettanti insuccessi musicali, appena sostenuti da uno scarno pubblico: l’uso dell’eroina, la perdita della condizione di madre e i dolori sentimentali e familiari, segnano in modo indelebile gli anni di Nico, tra splendori e opacità. Nico non demorde e negli ultimi anni della sua tormentata esistenza, ritrova la forza di reagire combattendo la sua ultima battaglia per la vita […]

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L’inganno di Sofia Coppola: pulsioni pericolose

Il nemico non è quello che credevamo! – dal film di S. Coppola. L’inganno (The Beguiled), opera cinematografica granitica nella struttura, non è un remake, come rivela la regista Sofia Coppola –in riferimento al precedente “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel (flop d’autore con numerose leggerezze)-, ma un inedito ispirato in modo diretto al romanzo “Painted Devil”, scritto da Thomas P. Cullinan. Numerose le differenze da evidenziare in un confronto diretto tra i due film: in quello di Coppola (qui il trailer) c’è da analizzare la struttura narrativa di genere thriller/psicologico che prende consistenza soprattutto nelle atmosfere opprimenti e funeree, ricostruite in modo attento sul set e negli atteggiamenti asfissianti e sospettosi dei personaggi, bene interpretati dai protagonisti. La trama del film L’inganno si muove sullo sfondo della guerra di secessione americana di fine ottocento, ambientato in un decadente sud, focalizzando gli accadimenti in spazi ristretti d’interni ed esterni, dove l’ironia dei dialoghi prende il sopravvento su un asfissiante ed opprimente collegio femminile. La sceneggiatura e la regia di S. Coppola convertono in desideri incontrollati, le passioni represse di un gruppo di donne arroccate all’interno dell’edificio ed isolate dal resto del mondo, a sconvolgere le loro metodiche abitudini suddivise in gesti quotidiani e momenti di preghiera è il ritrovamento inaspettato di un giovane militare unionista ferito nei combattimenti. L’Inganno: la trama ed il cast stellare Virginia, 1864, un uomo, il caporale John McBurney (Colin Farrell, notevole la sua interpretazione) viene ritrovato dall’adolescente Emy (Oona Laurencenei) in un bosco nei pressi di un collegio femminile da cui la ragazzina proviene, John, ferito gravemente ad una gamba durante la cruenta guerra secessionista, viene accolto in modo ospitale, curato e rifocillato dalle apparenti pie donne all’interno del collegio diretto da Miss Martha Farnsworth (Nicole Kidman alla sua prima collaborazione con S. Coppola, dopo mostra un’innegabile bravura). Le donne di diversa età conducono una vita ritualizzata tra momenti di preghiera, lezioni di francese, il cucito e orari per i pasti, pertanto l’arrivo del militare John crea scompiglio nella ritmica metodica delle donne, spezzando l’equilibrio tra loro e generando sospetti e gelosie. Il collegio, per Miss Martha, si trasforma in una gabbia dorata, la passione per il giovane ed attraente militare prende il sopravvento, ma non solo per lei, perché prevalgono egoismi e rivalità con altre due donne che prendono parte alla comunità: Alicia (Elle Fanning, nel cast di S. Coppola per il precedente “Smewhere” – 2010, che gli valse un Leone d’oro a Venezia) che davanti al militare scioglie i suoi capelli e allenta lo stretto corsetto per richiamare la sua attenzione e la bella Edwina (Kristen Dunst), da cui John è molto attratto. L’equilibrio tra le represse donne si va sgretolando nella lenta scansione dei giorni, e rispetto alle loro premurose e asfissianti attenzioni prendono il sopravvento le oscure e raccapriccianti trame di vendetta, generate da gelosie incontrollate. La solidarietà femminile si trasforma in rivalità. L’inganno di John sta nell’averle lusingate, pur di assicurarsi l’assistenza e la loro protezione, inconsapevole di essere […]

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Dunkirk: film dal potente impatto visivo

Dunkirk, autentico kolossal dalla potente struttura narrativa, ambientato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, racconta, con grande intensità, un dramma visivo in tre cronostorie unite da un unico evento memorabile con tre punti di vista diversi: la guerra osservata dalla terra, dal cielo e dal mare, situazioni determinanti per l’evacuazione di 338.226 mila militari britannici, belgi e francesi da Dunkerque, interamente accerchiati dalle forze armate tedesche. Per loro l’unica possibilità di salvezza è la fuga in mare, osservano con preoccupazione la Manica che li divide dal Regno Unito, e molti di loro sono consapevoli che non torneranno mai più a casa. L’evacuazione militare conosciuta storicamente come Operazione Dynamo si svolse realmente nell’arco di 8 giorni tra maggio e giugno del 1940, in un periodo in cui la Germania del Terzo Reich accese la miccia del grande conflitto mondiale squassando l’intera Europa negli anni più bui della storia dell’umanità. Dunkirk: al culmine della crisi, sul orlo dell’annientamento, sopravvivere è già una vittoria Dunkirk non è una storia di guerra come tante viste al cinema, né la narrazione di una vittoria annunciata e neanche la consacrazione di un eroe vittorioso in battaglia. Dunkirk è il dramma vissuto da uomini diversi accomunati da un unico drammatico destino, generato su una spiaggia, in mare e nelle immensità dei cieli. Non c’è divisa che possa marcare differenze tra loro e, ovunque siano, ciò che maggiormente conta per molti di loro è salvare quante più vite umane è possibile, una promessa per la futura liberazione dell’intera Europa stretta nella morsa del nazismo, una disfatta dal sapore di vittoria. “Siamo di fronte a un gigantesco disastro militare, andremo fino in fondo, non ci arrenderemo mai!” – dal film. Il regista, sceneggiatore e produttore del film, Christopher Nolan, racconta in modo celebrativo e spettacolare le vicende suddivise in tre episodi e con tre linee del tempo diverse avvalendosi di un forte impatto scenografico, sonoro e fotografico: una settimana per “Il molo”, dove Tommy (Fionn Whitehead), un militare britannico, si ritrova su una spiaggia sotto il fuoco aereo delle truppe tedesche in compagnia di un ragazzo, Gibson (Aneurin Barnard) con cui affronterà svariate vicissitudini. Un giorno per “Il mare”, dove a tutti i proprietari civili delle barche in navigazione tra cui Mr Dawson (Mark Rylance) e suo figlio, viene chiesto dalla Royal Navy di dirigersi a Dunkirk per sostenere ed aiutare i militari ad evacuare dalle coste minacciate dai militari tedeschi. Un’ora per “L’aria”, dove tre speatfire pilotati da Farier (Tom Hardy) e Collins (Jack Lowden) e il loro caposquadra volano braccati da altri aerei nemici verso la Francia con poco carburante nei motori, per supportare le loro truppe attestate sulla spiaggia di Dunkirk. Una frammentazione del tempo in episodi che si susseguono senza una cronologia precisa nel corso di un evento drammatico e storico. Un dramma che non si avvale, come nei precedenti film diretti da Nolan, di mondi paralleli, come in “Inception” o “Interstellar”. I protagonisti non sono eroi, come spesso siamo stati abituati a vedere nei film di guerra, ma persone […]

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La torre nera: King dai romanzi al film

La torre sorge tra la luce e l’oscurità… la torre cadrà!  L’opera, dal titolo originale “The Dark Tower”, ispirata da una serie di romanzi di Stephen King e definita dalla critica il “magnum opus” dell’intramontabile e geniale scrittore, viene pensata come un sequel per il grande schermo, quindi non come un adattamento fedele ma, piuttosto, come una sceneggiatura cinematografica originale, un ibrido fra generi commisti; fantascienza, horror e western. Già dal 2007, quando la serie di otto romanzi brevi ispirati ai poemi di “Childe Roland” era ancora in fase di pubblicazione (1982 – 2012), si pensò alla realizzazione di un progetto cinematografico, e J.J. Abrams con Damon LIndelof (co-ideatori della serie TV “Lost”) furono tra i primi ad interessarsi alla serie di libri nati dalla fervida mente del geniale King, acquistandone i diritti per un banale prezzo simbolico pari a 19,19 $. Nel 2010, dopo l’adattamento della Marvel (per una serie a fumetti), la Universal comprò i diritti del progetto affidandone la sceneggiatura ad Akiva Goldsman (premio Oscar per “Beautiful Mind”) e la regia a Ron Howard e Brian Grazer. Purtroppo, però, il progetto rimase in stand by per alcuni anni a causa di ulteriori rinunce, e venne rilanciato solo nel 2015 dalla “Sony Pictures” e affidato alla coppia Nikolaj Arcel per la sceneggiatura e Ander Thomas Jensen per la regia, sostenuta sempre dai produttori Goldsman, Howard e Grazer. Per generazione i pistoleri sono stati i cavalieri che proteggevano la torre!  Il film post apocalittico “La torre nera” racconta in modo epico di viaggi tra mondi paralleli interconnessi e di una torre pronta ad implodere. In questo contesto un pistolero Roland Deschain (interpretato da Idris Elba), facente parte dell’ordine dei cavalieri e coadiuvato da alcuni personaggi chiamati “Ka-tet”, cerca di raggiungere la sfuggente torre per proteggerla dall’imminente crollo, ma il suo eterno nemico, lo stregone Walter Padick (ovvero Matthew McConaughey), l’uomo nero contro il quale combatte un eterno duello, lo ostacola nella sua impresa, poiché il suo principale obiettivo è di far crollare la torre generando il caos assoluto e la fine dei tempi. Nel corso degli eventi si inserisce Jake (Tom Taylor), un ragazzo di New York che vive la sua esistenza nel mondo contemporaneo dove, durante una serie di sedute presso uno scettico psichiatra, descrive alcune visioni distruttive di un universo chiamato Medio-Mondo e dominato da una torre nera. Jake narra e illustra, attraverso dei disegni a carboncino, alcuni dettagli strabilianti, dimostrando che non si tratti solo di semplici visioni adolescenziali, ma di frammenti di episodi violenti avvenuti in un altro universo. Successivamente il varco spazio/temporale si apre risucchiando il ragazzo nell’universo da lui descritto dove conosce e stabilisce un’ alleanza con il pistolero. Jake e Roland percorrono insieme un cammino tortuoso, (armonizzato da strane creature), in direzione della torre nera situata nel Fine-Mondo e circondata da un mare di rose. La torre nera altro non è che una porta verso altri mondi, nel suo interno un meccanismo regola lo spazio e il tempo di tutti gli universi interconnessi […]

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2:22 – Il destino è già scritto…in un’ora

“Avete mai fatto un sogno tanto reale da pensare di essere svegli?” – cit. dal film 2:22. 2:22 è un orario insolito, legato a degli schemi ricorrenti ed abitudinari della vita quotidiana di tante persone, un orario in cui per chi è ancora sveglio possono ripetersi strane e impensabili accadimenti, come nella vita del predestinato Dylan (interpretato nel film da Michiel Huisman), inscatolato in una serie di eventi e grazie al  quale soltanto,  in un tempo scandito dalle lancette, una donna e un luogo possono svelarne il significato. 2:22 – Il destino è già scritto, diretto da Paul Currie (socio fondatore della Lightstream Pictures) e scritto da Todd Stein, ideatore del soggetto, e da Nathan Parker per la sceneggiatura, trascina lo spettatore in uno scenario ridondante su realtà improbabili, abbattendo la sottile parete che divide il mondo percepito da quello ipotizzabile. Il protagonista, interpretato dal bravo M. Huisman, osserva e studia il ripetersi degli eventi alla stessa ora, cercando di trovare la chiave di lettura e il significato dei fatti attraverso un incontro fatale con una ragazza. ” Un incontro casuale cambierà il suo destino ” – cit. dal film 2:22 Dylan Branson svolge l’attività di controllore del traffico aereo presso l’aeroporto di New York, ha una grande capacità di gestione del suo lavoro, ad eccezione di un avvenimento imprevisto durante una notte come tante, quando allo scoccare delle 2:22 un lampo di luce accecante lo paralizza nell’istante in cui due aerei stanno per entrare in collisione tra loro, sfiorando la tragedia. Dylan dopo questo episodio viene temporaneamente sollevato dal lavoro nonostante l’incidente non avesse avuto modo di verificarsi, e i circa 900 passeggeri abbiano avuto modo di salvarsi vivendo attimi di terrore: sono questo fatti e situazioni che da quell’istante si ripeteranno sistematicamente ogni giorno alla stessa ora, le 2:22. Dylan si rende conto di come gli avvenimenti di quell’episodio drammatico possano averlo condotto a conoscere Sarah (Teresa Palmer), una bella e raffinata ragazza giunta allo scalo di New York da uno dei due voli scampati alla collisione… per entrambi scocca un autentico colpo di fulmine durante un balletto artistico. Sarah lavora come gallerista d’arte per conto del suo ex fidanzato Jonas (interpretato da Sam Reid che ricordiamo per Anonymous e Posh), con cui ha rotto temporaneamente ogni relazione. Nei giorni successivi Dylan cerca di fare chiarezza su fatti e situazioni che si ripetono periodicamente alla stessa ora, osservando durante il suo percorso le stesse situazioni; anche se con persone diverse una sensazione di ripetitività infinita degli eventi lo avvolge, e Dylan percepisce chiaramente che il luogo dove si nasconde la soluzione di un complesso puzzle da svelare è la stazione con il suo orologio, un luogo in cui stanno per accadere fatti drammatici che lo coinvolgeranno insieme alla stessa Sarah. Dylan prima che sia troppo tardi dovrà trovare il modo per controllare il tempo rompendo la catena ripetitiva degli eventi: Sarah potrebbe rivelarsi la vera chiave d’uscita dello strano labirinto spazio/temporale in cui si nascondono molti enigmatici messaggi risalenti a 20 […]

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Civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett

“Ciò che cerchi è infinitamente più grande di quello che la tua mente può arrivare a comprendere. E’ il tuo destino” – dal film Civiltà perduta. L’opera cinematografica con il titolo originale The lost city of Z, presentato alla Berlinale 2017 e al Festival di New York”, diretta e sceneggiata da James Gray e ispirata al romanzo biografico scritto da David Grann su fatti realmente accaduti, è uno sguardo rivolto alle epiche esplorazioni del tenente colonnello Percy Fawcett negli anni ’20, un uomo in lotta con se stesso e fedele alla famiglia, un patriota avventuriero nella costante ricerca di una mitica civiltà nascosta nella giungla. Il film nutre di un grande fascino legato di avventura e mistero un genere che sembra non tramontare mai nella storia del cinema, senza ovviamente cadere nella trappola dei remake come spesso si è verificato in misura maggiore per i generi horror, fantasy e fantascienza, e mantenendo pertanto una dignitosa continuità nei decenni. In questo quadro prendono consistenza le idee del regista J. Gray, orientate a rivalutare un incredibile e inafferrabile personaggio come Fawcett, esploratore avventuroso nell’ossessiva ricerca della città Z, luogo puramente immaginario o realtà archeologica nascosta tra la fitta vegetazione dell’Amazonia? Non lo sapremo mai, tant’è vero che l’esploratore in compagnia di suo figlio non fece mai ritorno dal suo ultimo mitico viaggio. “Sognare, ricercare l’ignoto, inseguire ciò che ci affascina, è già questa una ricompensa” – dal film Civiltà perduta. Il film, ambientato nel Regno Unito all’inizio del XX sec., narra eventi autobiografici e realmente accaduti a Fawcett (Charlie Hunnam, perfetto nel sostituire Brad Pitt su cui puntava inizialmente il regista), un militare uscito quasi indenne dalla Grande Guerra, che accetta su proposta della Royal Society di recarsi con il suo aiutante, il caporale Henty Costin (Robert Pattinson), ed esplorare i remoti confini pluviali dell’Amazonia, tra il Brasile e la Bolivia. Il viaggio di Fawcett dura circa due anni, periodo in cui deve sacrificare la vicinanza della moglie (interpretata da Sienna Miller nel ruolo di Nina Fawcett, una donna forte senza ambizioni velleitarie) e del figlio Jack (interpretato da Tom Holland), per una missione avventurosa di notevole rischio. L’esploratore resta affascinato dal Mato Grosso, e, anche se criticato e ridicolizzato dalla comunità scientifica, decide di farvi ritorno con suo figlio per seguire i percorsi e le indecifrabili mappature del territorio sulle tracce di Z, la misteriosa città avvolta dalla vegetazione. Il destino sembra travolgere Fawcett e suo figlio, entrambi coinvolti nella nuova spedizione verso una El Dorado senza ritorno nell’anno 1925 D.C. “Il suo sogno di trovare un’antica civiltà amazzonica gli ha permesso di attraversare difficoltà inimmaginabili, superare lo scetticismo della comunità scientifica, i tradimenti e la lontananza dalla sua famiglia” – J. Gray. Civiltà perduta ha le caratteristiche dei kolossal cinematografici anni ’70, periodo in cui era particolarmente apprezzato il genere avventuroso. James Gray punta molto in alto, inquadrando e ricostruendo con meticolosità storica gli ultimi viaggi esplorativi di Fawcett nei territori sconosciuti ed inesplorati dell’Amazzonia, senza mai tralasciare le sue combattute dinamiche familiari e sociali alimentate […]

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Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar

“I morti hanno preso il comando del mare, cercano una perla, una ragazza di J. Sparrow”. Cit. dal film. Johnny Depp entra per la quinta volta in uno dei personaggi icona più amato del cinema contemporaneo, il capitano Jack Sparrow. Denti d’oro, barba intrecciata con doppie punte, andamento incerto sulle gambe e ironia costante: queste sono le caratteristiche di un amabile pirata, nato come spalla di Will Turner e divenuto icona cinematografica di una serie memorabile, sempre pronto a salpare i mari per nuove ed indimenticabili avventure. Dopo anni d’attesa Joachim Ronning ed Espen Sandberg ritornano alla cabina di comando per la regia, coadiuvata in fase di scrittura dallo sceneggiatore Jeff Nathanson per dare ancora una volta vita a una delle serie cinematografiche più avvincenti e coinvolgenti che siano mai state prodotte dalla Walt Disney Pictures, incerta sulla riuscita del primo capitolo Pirati dei Caraibi – la maledizione della Luna, considerato un genere poco attraente per le famiglie per alcune scene forti. Da quel giorno è stato un autentico trionfo per la casa di produzione, che ha incassato ai botteghini in tutti i paesi del mondo su 4 capitoli prodotti 3 miliardi e 730 milioni di dollari, rientrando pertanto di diritto tra i primi 50 titoli di maggiore incasso della storia. La saga, oggi divenuta leggendaria, ha subito un unico contraccolpo negativo con il penultimo capitolo Oltre i confini del mare; una breve frenata dopo la ripartenza: infatti Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar sembra tornare ai vecchi fasti pirateschi del primo capitolo, auspicando una critica positiva e successo per i box office. “Ho sentito storie di un capitano spagnolo che ha stanato e ucciso migliaia di uomini… non uomini, pirati”. Cit. dal film. Armando Salazar (interpretato da un insostituibile Javier Bardem), temibile e spettrale comandante di una flotta fantasma scampato al Triangolo del Diavolo, è intenzionato ad affondare qualsiasi nave pirata si presenti nei mari da lui solcati. Il suo obiettivo è distruggere con il suo decadente veliero Silent Mary tutti i vascelli battenti bandiera nera e Jolly Roger, condannando gli equipaggi superstiti ad un’atroce e angosciante fine. Il suo obiettivo principale è eliminare il capitano Jack Sparrow, con cui deve ancora saldare un conto in sospeso da tempo. Per Sparrow l’unica speranza di salvezza è rappresentata dal ritrovamento del tridente di Poseidone, custodito da tempi immemorabili nei mari, l’unica strada percorribile è un’alleanza con la sagace e fascinosa astronoma Carina Smyth (Kaya Scodelario) e l’intraprendente marinaio della Royal Navy, Henry Turner (Breton Thwaites). Un avverso destino sembra impossessarsi di Sparrow, pronto con la sua nave a solcare gli oceani ed ad affrontare gli storici nemici di sempre. Durante l’epica avventura ritrova l’opportunista Hector Barbossa (Geoffrey Rush), pronto a valutare l’alleanza più vantaggiosa per i suoi scopi… Sparrow ne uscirà vincente ancora una volta? “Non ha dove nascondersi, trova Sparrow per me”. Cit. dal film. La pre-produzione di Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar a partire dal 2013 ha avuto una lunga gestazione. Il film girato in Australia, tra il Village Roadshow Studios […]

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Alien Covenant: epico capitolo di Scott

“La strada per il paradiso inizia all’inferno” – cit. Alien covenant. L’interminabile saga di Alien, sci-fi generato nel lontano 1979 dalle fervidi menti di Dan O’Bannon e Ronald Shusett, ha segnato la storia del cinema riscrivendo la fantascienza con il primo di quattro capitoli intitolato appunto Alien, diretto dal geniale Ridley Scott e progettato graficamente dal mitico Hans Ruedi Giger (il creatore dei xenomorfi, spentosi nel 2014) in coppia con Carlo Rambaldi per gli effetti speciali. Oggi, 38 anni dopo, Scott è di ritorno per la regia con il secondo capitolo della seconda serie dopo Prometheus, scritto da Michel Green, Jack Paglen e John Logan, trilogia destinata a chiudersi nel 2018 con il capitolo finale della saga che quasi certamente si intitolerà Alien: Awakening, attualmente in pre-produzione. Alien Covenant si svolge interamente sul pianeta d’origine della pericolosa e fagocitante razza aliena degli xenomorfi, un ritorno alle origini sul pianeta Origae-6 dove aveva avuto inizio l’incontro/scontro tra umani e alieni, saga cinematografica di enorme successo che oltre alle meritate assegnazioni di numerosi premi – tra cui l’Oscar per i migliori effetti speciali – ha segnato un cambiamento epocale per il genere Fantascienza in commistione con l’horror spaziale, generando una svolta epocale nella storia del cinema. “Credo nell’esistenza di esseri superiori. Penso che la loro esistenza sia certa. Un esperto della NASA con il quale parlo spesso mi ha detto: Hai guardato il cielo di notte? Pensi che siamo davvero soli?” – cit. R. Scott. La storia narra dell’astronave Covenant diretta sul pianeta Origae-6 per una missione di colonizzazione spaziale; a bordo prendono posto circa 2000 passeggeri in momentaneo stato di ibernazione, tra loro partecipa alla missione l’androide David/Walter definito un super maggiordomo privo di sentimenti umani e programmato per difendere l’equipaggio (Michael Fassbender nell’unico ruolo superstite del precedente capitolo Prometheus) ma durante l’iper-sonno l’astronave viene travolta dall’esplosione di una stella: le conseguenze drammatiche dell’incidente provocano la distruzione delle vele di raccolta d’energia sull’astronave causando la morte di gran parte dell’equipaggio. L’imprevisto fa deragliare la Covenant con i superstiti su un pianeta vicino a Origae-6, apparentemente ospitale. Il pianeta si presenta come un Eden ricco di montagne, grano, vegetazione altissima e acqua, ma un insolito silenzio e l’assenza di qualsiasi presenza animale mettono in allarme gli astronauti. Il gruppo di esploratori scopre un’immensa carcassa di astronave aliena, probabilmente distrutta durante un atterraggio. Ignari delle minacciose presenze che si celano al suo interno cercano di entrarvi risvegliando gli alieni. Il futuro del restante equipaggio è segnato da un’estenuante lotta per la sopravvivenza contro i mostruosi xenomorfi. Chi riuscirà a salvarsi tra loro? “Lo senti? Cosa? Il niente, niente uccelli, nessun animale” cit. Alien Covenant. Il sequel Alien Covenant girato in 74 giorni negli studi della Th20 Century Fox in Australia e in Nuova Zelanda per le riprese esterne rappresenta un importante anello di congiunzione dell’intera saga cinematografica: R. Scott fa ritorno alla genesi sul pianeta in cui aveva avuto inizio il risveglio degli xenomorfi, riaccostandosi al format originale del primo film. La misteriosa origine aliena rimane ancora […]

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La tenerezza, sentimenti contrastanti

Da La tenerezza: “Nella vita tutto quello che facciamo è una scusa per farci voler bene”. Gianni Amelio per il suo nuovo film drammatico si ispira al romanzo “La tentazione di essere felici”, scritto da Lorenzo Marone ed edito da Longanesi, trasposto successivamente per il cinema dallo stesso Amelio coadiuvato da Alberto Taraglio. Il regista, dopo “L’intrepido” (2013), torna sul grande schermo affrontando una tematica riguardante le condizioni conflittuali di due famiglie borghesi immerse in una Napoli inedita, lontana dalle ricorrenti immagini popolari e nella realtà quotidiana del centro antico, all’interno di un palazzo condominiale, dove scenari impensabili possono divenire possibili. “Dice un poeta arabo, che la felicità non è una meta da raggiungere, ma una casa a cui tornare…..tornare non andare” La storia ha inizio in un palazzo del centro antico di Napoli, all’interno del quale vivono due famiglie, quella dell’anziano Lorenzo (interpretato da un ineguagliabile Renato Carpentieri), uno stimato avvocato dal carattere brusco caduto in disgrazia dopo aver commesso degli illeciti che abita con i suoi due figli in perenne conflitto tra loro e con un nipote, e l’altra famiglia in un appartamento di fronte composta da una giovane coppia di coniugi apparentemente serena, Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti). Questa coppia ha due bambini piccoli, proviene dal Nord Italia e si trova catapultata per motivi lavorativi nella realtà partenopea. Fabio, ingegnere navale, si sente nervoso e spaesato nella bella e controversa Napoli, mentre la moglie Michela trova modo di familiarizzare con Lorenzo bussando al suo appartamento con la scusa di aver dimenticato le chiavi di casa. Lorenzo in disaccordo con i figli, in particolar modo con Elena (Giovanna Mezzogiorno), cresciuta da lui dopo la misteriosa perdita della mamma, gode della complicità di suo nipote con cui gioca e spesso viene distratto dalle sue attenzioni scolastiche. Nei giorni che passano Lorenzo si conquista la fiducia di un’entusiasta Michela, trascorrendo il tempo a giocare con i bambini e riscoprendo la gioia di alcuni attimi condivisi. Sua figlia Elena pur lasciandolo fare è infastidita dal suo atteggiamento, ma una sera tornando a casa scopre qualcosa di inaspettato che sconvolge entrambe le famiglie. “Facciamo troppi film brutti”, rivela in modo critico durante un’intervista G. Amelio, “il cinema va male? Tutta colpa dei registi […]. Se mi rompo le palle io figuratevi lo spettatore. Vado tutti i giorni al cinema, vedo tutto, e credetemi se usata dal Ministero per finanziare i film ritenuti di interesse culturale. All’estero ci prendono in giro. Se i film sono belli, le persone corrono a vederli. Bisogna avere amore per il cinema e senso di responsabilità”. Amelio, uno dei registi italiani più stimati e considerati della nostra cinematografia, abbandona la Milano in piena crisi economica raccontata nel suo film “L’intrepido”, interpretato magistralmente da Antonio Albanese, per immergersi con una visione rigorosa negli scenari napoletani del suo nuovo film La tenerezza, dove i conflitti familiari e gli intrecci sentimentali danno maggiore spessore alle problematiche generate dalla convivenza domestica e dalla sopportazione tra le famiglie. Amelio dopo aver […]

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Il permesso – 48 ore fuori: noir/crime di Amendola

“A voi 4 sono state concesse 48 ore di libertà. Fate un solo passo falso e da qui dentro non uscirete più.” – cit. dal film Con questa lapidaria frase ha inizio la seconda opera di Claudio Amendola da regista dopo La mossa del pinguino, commedia popolare candidata ai Nastri d’Argento nel 2014. Amendola con Il permesso – 48 ore fuori ritrova Giancarlo De Cataldo, autore di entrambe le sceneggiature (precedentemente già autore di Suburra e Romanzo Criminale) e coadiuvato attivamente per questa sua ultima scrittura da Roberto Jannone. Il film, di genere noir/drammatico, vede come protagonisti lo stesso Claudio Amendola in un doppio ruolo di attore/regista, affiancato da Luca Argentero, Valentina Bellè e Giacomo Ferrara ad interpretare quattro galeotti di diversa età, sesso e status sociale. Si tratta di un’opera cinematografica che punta in modo considerevole su come i diversi motivi di condanna possano influire sul loro approccio con il mondo esterno durante il periodo detentivo e di momentanea libertà concessa. Il permesso-48 ore fuori pertanto si presenta come un noir ad orologeria, dove le diverse situazioni personali dei singoli detenuti, lasciate irrisolte durante il loro periodo di detenzione, restano in attesa di soluzioni: vendette, amori impossibili, probabili riscatti con la società, singoli pentimenti per quanto commesso, paure e incertezze pongono i quattro protagonisti in una lotta contro il tempo, alla disperata ricerca dell’orgoglio perduto e di nuovi escamotage per evitare il ritorno ad una cupa realtà carceraria dopo aver assaporato nuovamente la libertà. “Non è giustificabile alcun ritardo, le 48 ore stanno per scadere” cit. dal film Trama del film: Nel carcere di Civitavecchia sono state concesse dal giudice di sorveglianza a Luigi, (Amendola), Angelo (Ferrara), Rossana ( Bellè) e Donato (Argentero), in via del tutto eccezionale, 48 ore di permesso fuori dalla struttura detentiva dove stanno scontando le pene per motivi differenti e di gravità diverse: Rossana per traffico di cocaina, Luigi per duplice omicidio (della cui pena ha già scontato 17 anni di reclusione), Angelo per una rapina finita male e Donato condannato per non aver commesso nulla, coprendo il vero colpevole. I quattro galeotti hanno l’opportunità di poter spendere nel miglior modo possibile il loro esiguo tempo a disposizione: Luigi nel tentativo di redimere il figlio dalle spire criminali, Donato alla ricerca di equilibrio e stabilità familiare, Rossana e Angelo vivendo un amore in modo libero e condivisibile. Fuori dal carcere, però, li aspetta un’altra realtà: il mondo che avevano lasciato prima di essere condannati dalla giustizia è mutato come sono mutati i rapporti con le persone, per loro è difficile accettare nuove realtà ed hanno poco tempo per farlo. Alcuni aspetti del film: Il film nasce da esperienze pregresse vissute da De Cataldo durante l’attività di giudice di sorveglianza: quindi si tratta di storie realistiche ispirate a fatti veri, limitate da un tempo esiguo per concedere maggiore dinamicità agli eventi. L’idea nata da De Cataldo, poi tradotta in opera cinematografica da Amendola, trae forza dai sentimenti benevoli dei quattro protagonisti, persi per 48 ore nelle realtà violente della jungla […]

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Life – non oltrepassare il limite

“La vita prenderà il sopravvento, la vita che conosciamo. Forse è da li che dobbiamo cominciare . Da noi stessi” – cit. dal film Life. Life – non oltrepassare il limite cerca domande sulla vita nello spazio, su Marte in modo specifico, incentrandosi interamente sulla ricerca scientifica di un equipaggio di scienziati orbitanti su una stazione spaziale internazionale. I campioni vitali di una nuova cellula biologica rilevati su un altro pianeta possono essere compatibili con quelli di una specie terrestre? Quali sono i limiti di una missione pericolosa? Queste e altre sono le domande che si pongono il regista Daniel Espinosa (che ricordiamo per l’action-thriller Safe house e Child 44, demolito dalla critica) e gli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick (autori di Deadpool). Un’idea già ampiamente sviscerata nel secolo scorso e che senza ombra di dubbio sembra richiamare nell’impostazione narrativa l’intramontabile Alien, opera cinematografica firmata Ridley Scott, un’autentica pietra miliare dell’horror fantascientifico di tutti i tempi. D. Espinosa non osa un confronto ma racconta a suo modo l’epopea di sei astronauti nello spazio, avvalendosi dell’interpretazione di attori davvero straordinari come Jake Gyllenhaal (David Giordan), Rebecca Ferguson (Miranda North), Ryan Reynolds (Roy Adams), Hiroyuki Sanada (Sho Kendo), Ariyon Bakare (Hugh Derry) e Olga Dihovichnaya (Katerina Golovkin), tutti perfettamente aderenti alle parti assegnate. “Negli anni sono aumentate le stime sulla probabilità dell’esistenza di vita nello spazio. Sempre più scienziati ritengono che il contatto non sia più un sogno lontano. Ma che sarà un evento naturale nella storia dell’umanità” – dal film Life. Trama del film: In una Stazione Spaziale Internazionale orbitante intorno al pianeta Marte sei scienziati, membri dell’equipaggio, conducono uno studio su un campione cellulare proveniente da Marte e catturato da una loro sonda spaziale, un organismo che prova per la prima volta l’esistenza della vita biologica sul pianeta rosso. Una serie di risultati imprevedibili durante lo svolgimento dei test svolti a bordo della stazione mettono a repentaglio la sicurezza stessa dell’intero equipaggio, ponendo i suoi membri davanti a un dilemma esistenziale: l’incalcolabile rischio di un impatto negativo dell’organismo vivente sulla Terra. Quest’ultimo, studiato ed analizzato dagli scienziati, in breve tempo si rivela una straordinaria intelligenza extraterrestre nel contempo aggressiva, pericolosa e difficile da controllare e contenere. Gli esiti della missione si riveleranno imprevedibili. “Il primo contatto che avremo con una forma di vita extraterrestre può determinare il corso dei nostri successivi rapporti” – dal film Life. Alcune considerazioni sul film: La lavorazione del film ha avuto inizio negli Shepperton Studios a Londra nel Luglio del 2016 per una produzione Columbia Pictures e Skydance (produttori del precedente World War Z), distribuito in Italia dalla Warner Bros. Recentemente alcune notizie trapelate dal web hanno evidenziato che Life potrebbe costituire il prequel di un film di prossima uscita, previsto per il 2018, Venom, uno spin-off dedicato all’intramontabile supereroe Spider-Man in lotta con l’alieno Venom, suo acerrimo nemico di cui La Sony Pictures ha già annunciato ufficialmente l’arrivo per il prossimo anno. La teoria in questione nasce da alcune caratteristiche similari della creatura di Life  con l’alieno della Marvel, inoltre entrambi i film sono prodotti e […]

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Manchester by the Sea: magnifico dramma

Manchester by the Sea si presenta al pubblico come una sorprendente miscela di sentime nti contrastanti che traggono forza dalle debolezze umane e prendono consistenza in una tranquilla cittadina americana sepolta da una pesante coltre di neve generata da un freddo inverno. Il nuovo film diretto da Kenneth Lonergan ampiamente acclamato al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma 2016 rappresenta un grande traguardo per il regista messosi in evidenza con le sue precedenti opere cinematografiche, Conta su di me e Margaret, con cui ha ottenuto importanti riconoscimenti. Lonergan, autore di diverse sceneggiature (tra cui Gangs of New York), giunge quest’anno ad un punto di svolta fondamentale della sua carriera poco prolifera ma di grande qualità, puntando in modo convincente con Manchester by the Sea a ben sei candidature per gli ambiti premi Oscar 2017. Lonergan, dopo circa cinque anni di silenzio ma di altrettanto attento lavoro, ritorna per il grande cinema d’autore con una intensa ed emozionante tragedia americana intima e quotidiana, ottimizzata in tutti i suoi aspetti tecnici e narrativi: con il drammatico Manchester by the Sea riesce bene a coinvolgere lo spettatore, anche il più distratto, in modo sottile ed ironico attraverso i cambiamenti drammatici che irrompono nella vita di Lee Chandler, straordinariamente interpretato da un inarrivabile Casey Affleck in quella che possiamo definire la sua migliore interpretazione di sempre. Lee è un personaggio deluso dalla vita e pronto a rimettersi in gioco, ritrovando le condizioni per stabilire un legame forte con il suo passato mai del tutto cancellato. Inaspettatamente nel corso della sua esistenza alcuni eventi drammatici fanno in modo che Lee riallacci i rapporti familiari temporaneamente chiusi in soffitta e pronti a restituire nuove motivazioni e senso di responsabilità. “Quando realizzo una storia con un attore, capita spesso che entrambi allo stesso tempo ci identifichiamo nel personaggio, questo si verifica in particolar modo con il protagonista. Tutti e due cerchiamo di capire cosa sta succedendo nella storia, e il modo di entrare nelle scene insieme” – K. Lonergan. La trama: Lee vive in un sobborgo della periferia di Boston, dove si adopera in mille attività manuali presso quattro condomini diversi. L’uomo, silenzioso ma sempre disponibile ed efficiente, oggetto di desiderio inarrivabile delle sue inquiline, conduce una tranquilla e ripetitiva esistenza, ma un’improvvisa e drammatica notizia lo scuote: la prematura morte di suo fratello Joe (Kyle Chandler) con cui aveva avuto un legame profondo. Lee scappa dalla sua mediocre vita, riconducendosi presso i luoghi nativi del piccolo centro costiero di Manchester by the Sea durante un inverno freddo, ritrovando il paese coperto da un’immensa coltre di neve, dove ad attenderlo c’è l’adolescente nipote Patrick (Lucas Hedges), a lui dato in affido e con cui dovrà reinventarsi tutor nonostante, fino a quel momento, sia stato incapace di gestire i legami affettivi. Lee cerca così di ricomporre i cocci rotti da tempo di un complesso puzzle riguardante la sua famiglia, la comunità in cui è nato e l’ex moglie Randi (Michelle Williams). Le trame sentimentali e i discorsi lasciati in sospeso ricondurranno Lee a […]

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Billy Lynn – un giorno da eroe di Ang Lee

Billy Lynn è una feroce e coraggiosa critica alla società americana contemporanea. L’imprevedibile regista Ang Lee, dopo aver diretto opere cinematografiche diverse nei generi e di elevato spessore tematico come: I segreti di Brokeback Mountain, La tigre e il dragone e Vita di Pi (con cui ha trionfato agli Academy Awards nel 2013 per la Miglior regia) è di ritorno per il grande cinema dopo qualche anno d’attese, con un nuovo film coraggioso nel contenuto e spettacolare nelle tecniche di ripresa e di montaggio, affrontando questa volta il genere drammatico / bellico. Billy Lynn – Un giorno da eroe, ispirato al best seller di Ben Fountain Billy Lynn’s Long Halftime Walk, per una trasposizione firmata da Jean Cristophe Castelli e successivamente edito in Italia da Minimum Fax con il titolo È il tuo giorno, Billy Lynn, narra di un gesto eroico di un giovane militare statunitense durante la Guerra in Iraq. Il film non ha ottenuto alcuna nomination per la notte degli Oscar e freddezza da parte della critica anche se di grande interesse per la contrastante alternanza tra scene di guerra e momenti di grandi festeggiamenti commemorativi, con l’apporto rivoluzionario di tecniche innovative in fase realizzativa, ad ogni modo sta ottenendo consensi positivi dal pubblico raccontando la guerra vista dagli occhi di un ragazzo al fronte. “Il gesto che hai compiuto non appartiene più a te, ora è storia americana” – cit. dal film. La trama: Il racconto è incentrato sull’azione eroica di un giovane militare e dei suoi compagni del Reparto Bravo durante una missione di guerra in Iraq, narrando di come un soldato semplice, senza alcuna ambizione e con poca motivazione verso il servizio svolto nel paese ostile, possa in breve tempo trasformarsi in un eroe nazionale. Billy Lynn (Joe Alwyn al suo primo film) in seguito ad un’azione militare eccezionale viene richiamato in patria negli USA per essere osannato da eroe, in occasione dei festeggiamenti culminanti nel Giorno del Ringraziamento. Durante l’intervallo della tradizionale partita di football, i giovani eroi vengono premiati con una festa ed uno spettacolo pirotecnico; intanto Billy Lynn viaggia con la mente su un doppio binario diviso tra i ricordi frammentari di scontri a fuoco (rivelati attraverso una serie di flashback) e il suo rientro trionfale in patria, senza che nessuno consideri il trauma vissuto per la perdita di un compagno di battaglione. La realtà di Lynn in parte artefatta e contrastante con ciò che è realmente accaduto, assume contorni e significati diversi, soprattutto se celebrata in modo glorioso durante un evento commemorativo. Dietro il set: Ang Lee sovverte nella sostanza il genere war movie rivoluzionando le tecniche di ripresa sui set e girando l’intero film con una risoluzione ultra HD girata in 120 fotogrammi al secondo, battendo un precedente e ambizioso traguardo tagliato solo ne Lo Hobbit realizzato in 48fps. L’innovativo Maestro del cinema contemporaneo del resto è noto nel voler sperimentare l’alta tecnologia del 3D nei suoi film, anche se tali scelte comportano un margine di rischio elevato negli effetti visivi, nitidi in modo sorprendente a tal punto da risultare […]

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Il viaggio di Fanny ispirato da una storia vera

Il viaggio di Fanny si basa su eventi reali trasponendo sul grande schermo l’omonimo libro autobiografico di Fanny Bel-Ami. Il viaggio di Fanny, terza opera cinematografica di Lola Doillon (Raja 2003), distribuito in occasione della ricorrenza del 27 Gennaio Giorno della Memoria, attraverso una rilettura della Shoah è dedicato a tutti i bambini vittime della Seconda Guerra Mondiale e ai tanti altri che ancora oggi soffrono in condizioni di difficoltà per i numerosi conflitti. La storia, ambientata in una Francia divisa e ferita dalla guerra, focalizza la sua trama narrativa su un gruppo di bambini innocenti in fuga verso il confine svizzero dalla dilagante furia omicida nazista. Il film, vincitore della 46^ edizione del Giffoni Film Festival, diretto da L. Doillon e sceneggiato da Anne Peyrègne, si ispira ad una straordinaria e avvincente avventura, realmente vissuta e raccontata in prima persona da Fanny Bel–Ami, una donna che oggi, a 86 anni, vive a Tel Aviv e che ricorda ancora in modo nitido ogni particolare della sua fuga verso la frontiera ad appena 13 anni, quando fu messa alla guida di un gruppo di ragazzini in cerca di salvezza. “Possiamo contare solo su di noi, siamo furbi e siamo in tanti” – (tratto dal film). La trama: Anno 1943, in piena guerra mondiale, i tedeschi imperversano e dominano su tutto il territorio francese, mentre numerose famiglie di origine ebraica, perseguitate dal regime nazista cercano rifugio e protezione per salvare i propri bambini dai rastrellamenti, decidendo di affidarli ad una colonia montana, presso il favoloso Castello di Chaumont, dove alcuni amici appartenenti ad un’organizzazione clandestina si prendono cura di loro, occultando le vere identità dei minori ai controlli nazisti. Il rifugio si rivela in breve tempo insicuro e il gruppo di bambini, capeggiati dalla tredicenne Fanny (interpretata da Léonie Souchaud), tenta una disperata via di fuga verso il confine della salvezza, la Svizzera, sopravvivendo ad insormontabili difficoltà e soprattutto allo spettro della guerra. “Viviamo in un’epoca molto fragile, da ogni parte si levano voci che ricordano moltissimo quelle che si sentivano allora. Questo è molto pericoloso, anche per coloro che non sono ebrei, andranno in cerca di altri bersagli” – Fanny Bel – Ami. Doillon con Il viaggio di Fanny invita gli spettatori, in particolar modo i più giovani, ad una profonda riflessione su come vivere le relazioni di fratellanza e d’amicizia, rivolgendo un attento sguardo ad un passato sofferto di cui ancora oggi sono testimoni numerosi anziani. La regista pertanto invita tutti a superare l’indifferenza e l’odio tra i popoli, per conquistare la libertà nel rispetto della propria fede e nel diritto di crescita in sintonia con gli altri, lontani dagli stupidi pregiudizi razziali, esorcizzando, come i piccoli protagonisti in fuga, le paure, il freddo e la fame di un inverno indimenticabile. Doillon, prima di girare il suo film, con un cast composto in maggioranza da bambini esordienti, ha ritenuto fondamentale documentarsi sulla veridicità dei fatti narrati incontrando la scrittrice, una importante testimone del passato da cui trarre ispirazione per una […]

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Il GGG: la ritrovata magia di Spielberg

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile è un grande ritorno di Steven Spielberg al periodo d’oro del cinema degli anni ’80, uno scrigno prezioso contenente i diversi aspetti della vena creativa del grande regista, un puzzle che va a completarsi in modo magistrale dopo una lunga carriera, in un periodo cinematografico ripetitivo e ridondante nelle idee e nei contenuti. Spielberg, con il suo ultimo capolavoro traccia in modo sagace una rotta ben delineata nel suo percorso registico, attraverso i messaggi che hanno caratterizzato i suoi tanti capolavori cinematografici, come l’essenza poetica di ET, la vena ironica e avventurosa di Predatori dell’Arca Perduta, e ancora lo sguardo attento di un bambino nell’ Impero del sole, l’aspetto favoloso e fiabesco di Hook e quello sognatore di I.A.: tutti film che hanno fatto storia, lasciando il segno e divenendo punto di riferimento per il cinema mondiale. Il GGG, tratto da un romanzo del noto scrittore Roald Dahl, autore di molti libri per ragazzi e fonte di ispirazione per registi di fama mondiale come Tim Burton e Wes Anderson, risveglia l’interesse di Spielberg per una nuova produzione cinematografica, chiamando in causa un’ insostituibile Melissa Matheson (soggettista di ET, scomparsa appena un mese fa), per la scrittura di una sceneggiatura che sembra racchiudere in sé l’Alfa e l’Omega del magico mondo del cinema di Spielberg. Mark Rylance e Ruby Barnhill si dimostrano straordinari nell’interpretare rispettivamente il gigante e la bambina, due personaggi così ricettivi tra loro anche se appartenenti a due nature del tutto diverse: insieme possono fare grandi cose, tra cui regalare sogni alla gente. “Più il mondo peggiora e più abbiamo bisogno di sognare. I nostri sogni sono un’arma per migliorare la vita reale e nutrirla di speranza. E per me la speranza è tutto” (Spielberg) Tutto ha inizio a Londra, all’interno di un orfanotrofio, con il rapimento della piccola Sophie (R. Barnhill) da parte del GGG (M. Rylance) che la sceglie tra tanti per portarsela nel paese dei giganti e nasconderla nella sua caverna. Il GGG con Sophie si rivela premuroso e gentile, lo spavento iniziale della bambina (11 anni) si trasforma presto in meraviglia e piacere. Tra le due anime solitarie nasce una grande amicizia e il gigante promuove Sophie come sua allieva, insegnandole la magia su come catturare i sogni e regalarli ai bambini del mondo, facendo utilizzo della tromba soffia-sogni e della rete acchiappa-sogni: tutto avviene di notte nel regno delle ombre e delle paure, ma i giganti cattivi e mangiatori di bambini ordiscono un diabolico piano infanticida per il mondo. Il GGG e Sophie, determinati a contrastarli per salvare i bambini, chiamano in causa la regina d’Inghilterra, avvisandola dell’imminente strage di bambini. Il GGG: la genesi Il film, già in cantiere dal 1991, anno in cui la produttrice Kathleen Kennedy acquistò i diritti di utilizzo del romanzo di Dahl, dopo numerose e lunghe traversie che ne hanno finito per rallentare negli anni la realizzazione cinematografica, incontra l’interesse concreto di Spielberg. Tra il grande regista e lo scrittore britannico senza alcun dubbio si stabilisce un perfetto e proficuo connubio, affinché […]

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Passengers: viaggio fanta-romantico

“Dovevamo svegliarci in un nuovo secolo su un altro pianeta, ma un anno fa tutto è cambiato”. Svegliarsi da una ibernazione dentro un astronave spaziale prima del tempo previsto per un astronauta meccanico non è certo cosa di tutti i giorni. È un desiderio possibile destarsi ed accorgersi di non essere soli e di poter trascorrere un periodo di tempo indecifrabile in compagnia di un’affascinante scrittrice, su di una fantastica astronave somigliante ad un Eden tecnologico, dove le giornate sono una continua scoperta. A dirigere e raccontarci, attraverso Passengers, l’idilliaco viaggio interstellare dagli imprevedibili risvolti, ci pensa Morten Tyldum, regista già noto al mondo cinematografico per il suo precedente thriller The Imitation Game del 2014, con cui ha ottenuto ottimi consensi dalla critica e dal pubblico. Tyldum con Passengers, un’opera sci-fi tra le più attese per il 2017, prova a bissare il successo concentrando la sua attenzione sul genere fantascienza dal retrogusto romance, e tralasciando, almeno temporaneamente, il genere thriller biografico, soprattutto se nel cast ha a disposizione due grandi interpreti di levatura mondiale come Chris Pratt e Jennifer Lawrence per protagonisti. Passengers: fantascienza e romanticismo “Non potevo chiedere un cast migliore. Stanno così bene insieme. Prendono i personaggi in modo serio e danno così tanto ai ruoli con il loro fascino, intelligenza e carisma. Sono fenomenali da guardare” (M. Tyldum) Le vicende tratte da una sceneggiatura di Jon Spaihts (autore di Prometheus), e trasposte cinematograficamente da Tyldum si svolgono interamente sull’astronave Avalon, immensa, ipertecnologica e dotata di ogni confort. Un luogo dove l’imprevisto diviene consuetudine come in ogni film di fantascienza, e dove Jim (Pratt) dopo essersi risvegliato 90 anni prima del previsto da un sonno criogenico, decide a sua volta di risvegliare la bella giornalista Aurora (Lawrence) con la prospettiva di trascorrere il resto dei loro giorni facendosi compagnia sulla mega astronave, super attrezzata, e dove Arthur (Michael Sheen), un droide barman, serve ottimi drink. Entrambi si innamorano l’uno dell’altra vivendo una love story fuori dalle convenzioni comuni, consapevoli che gli altri 5259 membri dell’equipaggio, ancora in stato di ibernazione, saranno risvegliati, come predisposto, 90 anni dopo per raggiungere la meta stabilita, un nuovo mondo, la colonia di Homestead II, dove ritroveranno una nuova esistenza. Ma il viaggio spaziale subisce dei risvolti del tutto inaspettati: la coppia ridestata deve fare l’impossibile per salvare l’intero equipaggio da un guasto dovuto al malfunzionamento di un reattore a fusione, ormai fuori controllo. C’è una missione precisa per cui Jim e Aurora si sono risvegliati in anticipo: salvare questa nuova umanità dal collasso imminente dell’astronave, riusciranno nell’impossibile impresa? “”È stato un film molto tecnico con grandi set e un sacco di effetti speciali, ma allo stesso tempo, si è trattato di un dramma incentrato sui personaggi” .  Passengers di Tyldum si propone al pubblico e alla critica mondiale come un mix cinematografico. Tutto sembra scontato e lineare in un luogo d’ambientazione fantascientifico dove tra un uomo e una donna nasce una storia d’amore fuori dal tempo e dallo spazio tra atmosfere intime, romantiche e passionali. I […]

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L’amore rubato: 5 tragici episodi di donne

L’amore rubato ovvero cinque motivi diversi per comprendere che il vero amore nei confronti di una donna non può in nessun caso generare violenza. L’amore rubato è un film ad episodi di genere drammatico dedicato ai milioni di donne abusate, minacciate e private di ogni diritto da uomini brutali che non hanno nulla di cui vantarsi, i casi drammatici e sconcertanti, documentati dai media negli ultimi anni, sono pochi rispetto alla realtà nascosta, rappresentano solo una punta di un iceberg. Ancora oggi, molte donne preferiscono tacere e non denunciare le violenze subite sulla propria pelle e nella psiche, per paura di andare incontro a nuove minacce o ritorsioni, cause di conseguenze ancora più dolorose, ergendo così una cortina invisibile e silenziosa con il mondo esterno. La pellicola, tratta dal romanzo omonimo di Dacia Maraini e diretta da Iris Braschi, rientra nel piano dell’iniziativa indetta il 25 Novembre, dedicata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Tra le protagoniste ritroviamo Stefania Rocca, che con grande intensità entra nella parte di un ruolo combattuto e tormentato. L’attrice già da tempo attiva con ActionAid, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa: «Fare questo film, è un modo per sensibilizzare sul tema. Quando mi hanno proposto di prendere parte alla pellicola non ho dovuto pensare un minuto. Il cinema può fare grandi cose». L’amore rubato, la trama L’amore rubato è un insieme di 5 storie diverse di donne unite dallo stesso sfortunato destino, quello di incontrare sulla propria strada uomini violenti e privi di sensibilità affettiva. Marina nutre protezione ed affetto nei riguardi del suo bambino Giacomo, unica sua ancora di salvezza, ma è condannata a sottostare alle dure regole dettate dal marito. Francesca è una spensierata adolescente liceale di 14 anni, alle prese con le prime love story, ma una giornata trascorsa al mare diviene per lei un incubo, generato da un branco di ragazzi, suoi compagni di classe. Angela è una cinquantenne affascinante e solitaria, un pomeriggio di settembre su una spiaggia incontra Gesuino, un uomo sportivo, schivo e solitario; tra i due nasce una buona intesa, ma con il trascorrere del tempo i gesti romantici e premurosi dell’uomo si trasformano in scatti violenti alimentati da immotivate gelosie e atteggiamenti ossessivi e morbosi, fino a sfociare in un’incontrollata aggressione. Alessandra, abita in un palazzone di periferia, succube del suo datore di lavoro, non riesce a liberarsi dal suo dominio e dai suoi abusi, mentre Anna sogna di diventare attrice, girando i teatri del mondo alla ricerca di successo, ma con la convivenza con Moro, un celebre rockstar, qualcosa nella sua vita si incrina in modo pericoloso. Le due ragazze contrapposte nelle tendenze e nello stile di vita, si ritrovano accomunate da un triste destino perdendo ogni speranza futura di riscatto. «Ci insegnavano una volta, che i panni sporchi si lavano tra le mura domestiche. Oggi, è importante spronare quante più donne è possibile a rompere il muro del silenzio» – Stefania Rocca. Nobile è l’impegno rivolto dalla produzione e dalla regia, […]

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