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Eroica Fenice

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The Post: l’etica giornalistica del dissenso

“Il Time ha settemila pagine che illustrano come la Casa Bianca abbia mentito sulla guerra del Vietnam per trent’anni” The Post, film diretto da Steven Spielberg, in collaborazione per la sceneggiatura con Liz Hannah e Singer, si ispira a fatti realmente accaduti negli anni Settanta, riguardanti le rivelazioni di documenti top secret su alcune verità sconcertanti emerse durante la guerra del Vietnam e tenute nascoste alla stampa dalle alte sfere politiche. Spielberg, con il suo nuovo thriller politico The Post, focalizza il suo obiettivo su uno dei momenti più cruciali per il giornalismo di denuncia politica, ponendo in rilievo due grandi protagonisti della stampa uniti nel coraggio decisionale: Kay Graham, prima straordinaria donna alla guida del The Washington Post (interpretata in modo stupefacente da Meryl Streep, tre volte vincitrice di un Oscar) per un’epoca in cui il potere mediatico era gestito esclusivamente dagli uomini; l’attrice statunitense è affiancata da un altrettanto inimitabile Tom Hanks nel ricoprire il ruolo di Ben Bradlee, testardo direttore del giornale, per la prima volta in coppia con la Streep. Daniel Ellsberg (Zach Woods), un economista attivo nelle sue funzioni all’interno del Pentagono, nel 1971 divulga alcune scomode verità riguardanti la guerra del Vietnam, dopo essersi convinto delle gravi conseguenze prodotte dal conflitto sulla democrazia americana. I documenti segreti, i Pentagon Papers, raccontano in modo dettagliato come le alte sfere politiche (ben quattro presidenti) e militari USA erano a conoscenza da circa trent’anni del loro coinvolgimento nel sud-est asiatico e della verità riguardante la fallimentare guerra del Vietnam, acconsentendo all’occultamento dei reportage militari all’interno del Pentagono. Il quotidiano a rivelarne il contenuto è il New York Time, bloccato da un’ingiunzione emanata dalla corte suprema della magistratura; successivamente è la volta del Washington Post che si trova a gestire i documenti scottanti, ponendo le mani sugli inediti fascicoli. Katharine Graham, la prima donna capace di gestire un’intera redazione, impugnando il diritto di cronaca, decide di pubblicare l’intera mole di documenti, ponendo a rischio la sua carriera e quella dell’intera redazione del giornale in una corsa contro il tempo e in nome della trasparenza per una stampa più libera. The Post: “quando il giornalismo ha il dovere di informare l’opinione pubblica” Spielberg, con la sua ultima opera cinematografica The Post, concede ampio rilievo alle tempistiche d’azione, in una sorta di instant movie: negli USA si predilige il detto “timing is everything”, il tempismo è tutto. La velocità decisionale sulla pubblicazione di documenti importanti è determinante e vitale per la sopravvivenza della stampa che cerca di far luce sulle verità nascoste. Tutto è appeso ad un filo per Graham e Bradlee, le loro decisioni di pubblicazione dei Pentagon Papers comportano rischi elevati per il prestigio della redazione con la probabile chiusura della testata giornalistica e l’incarcerazione degli editori, avvisi pregressi intimati dalla Corte Suprema. Solo un gesto di grande coraggio può salvare un intero paese restituendo dignità alle persone segnate dagli eventi. I chiari riferimenti rivolti all’attuale presidente Tramp, per molti aspetti simile negli atteggiamenti e nelle prese di posizione al suo predecessore Nixon […]

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Downsizing: distopica fanta-commedia di A. Payne

“Ridimensionarsi è un modo per salvare se stessi!” Downsizing è un film atipico, originale e fuori da un’etichettatura di genere. Cosa accadrebbe se un giorno non lontano alcune multinazionali trasformassero il consumo energetico in un fiorente progetto su scala mondiale? Tutto questo ce lo racconta in chiave ironica Alexander Payne, con la sua opera cinematografica dal taglio narrativo tipico della tradizionale commedia americana. Downsizing nasce da un’idea incentrata sull’eccessivo consumo energetico del nostro pianeta: la soluzione teorizzata è da definire alquanto spettacolare e consisterebbe nel ridurre le dimensioni dell’essere umano ad un ottavo della massa corporea, permettendogli in questo modo di risparmiare energia e spazio vitale. Infatti la tecnica del ridimensionamento degli esseri umani, trasformati dopo l’esperimento in una sorta di fiabeschi lillipuziani, consentirebbe di risparmiare anche sui carburanti e sui consumi alimentari, risolvendo l’annoso problema riguardante lo smaltimento dei rifiuti. Sembra fantascienza e lo è, infatti Payne si diverte a imbastire situazioni leggere e comiche sdrammatizzando in ogni contenuto, attraverso i protagonisti di questa folle avventura, pronti a mettersi in gioco, ignari delle numerose sorprese che questo esperimento gli riserverà. Dopo una crisi economica di portata mondiale si prospetta un futuro critico per molte famiglie o coppie, tra cui quella dei coniugi Paul (Matt Damon, perfetto nel ruolo di un americano medio) e Audrey Safranek (Kristen Wiig). Durante una cena con alcuni amici, la coppia viene a conoscenza dei vantaggi sul ridimensionamento corporeo degli esseri umani proposto da una società multinazionale norvegese. L’esperimento consiste nel ridurre l’umanità consenziente a dodici centimetri d’altezza totale, migliorando notevolmente le condizioni economiche e lo stile di vita dei nuovi mini-terrestri, relegati a trascorrere la loro esistenza in una minuscola cittadina dalle dimensioni di un plastico, creata espressamente per questa nuova umanità del futuro. L’esperimento si pone l’obiettivo di concedere agli esseri umani, tra i primi privilegiati, benessere, serenità e ritrovati spazi vitali a costi ridottissimi. In questa mini-cittadina fantastica, non esiste la criminalità, lo stress, la crisi energetica ed alimentare: tutti questi problemi sono di colpo azzerati, generando un nuovo micro ecosistema chiaramente controllato da alte sfere. I coniugi Safranek, in crisi esistenziale, dopo aver scoperto questa nuova possibilità di vita, decidono di sottoporsi all’esperimento, godendo dei numerosi vantaggi economici promessi dalla multinazionale. Audrey però si tira indietro all’ultimo momento e per Paul, inizialmente entusiasta in vista delle nuove prospettive di vita, non tutto sembra andare liscio come l’olio. Downsizing: un film per “vivere alla grande” Payne, con Downsizing, ironizza sul consumismo della società americana, facendo leva sull’ecosostenibilità mondiale. Il regista prende gusto nel raccontare una storia di puro intrattenimento dal taglio favolistico, dove i paradossi, generati da futuri improbabili, evidenziano numerosi limiti evolutivi della società moderna. Si tratta di una società che si cerca di dominare anche nel numero, in riferimento al modello occidentale ed americano ormai al collasso, intervenendo con la cura migliore: creare delle cavie umane di dimensioni ridottissime in grado di promuovere un nuovo sistema di vita. Ma è davvero pensabile risolvere i problemi di un intero ecosistema generandone altri? […]

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Ella e John – The Leisure Seeker: ultima fuga d’amore

“La prosa, che è poesia, è il segreto di Hemingway” Ella e John – The Leisure Seeker (soprannome di un vecchio camper), scritto e diretto da Paolo Virzì in collaborazione con F. Archibugi e S. Amidon e F. Piccolo, riassume bene il concetto di poesia, in questo caso generata da piccoli e semplici gesti quotidiani di due simpatici anzianotti on the road, lanciati su un camper, alla ricerca di momenti di felicità e di tenerezza da ritrovare e condividere insieme, attraverso quella che possiamo definire un’autentica fuga d’amore per sfuggire ad un infelice destino, lontani dalle inutili e incolmabili preoccupazioni quotidiane sulle insanabili patologie che affliggono entrambi. La meta da raggiungere è una casa museo nel Key West, dedicata al mitico scrittore Hemingway, che rappresenta l’alter ego poetico di questa stupenda coppia pronta a mettersi in gioco per l’ultima volta, sorridendo alla vita. “Ella e John rappresentano un esempio per tutti gli anziani su come affrontare con ottimismo gli anni difficili della malattia” Il film intimistico racconta di Ella (Helen Mirren già premio Oscar come miglior attrice protagonista per “The Queen” – 2007) e John (Donald Sutherland), del loro viaggio d’amore estivo per le strade americane, alla guida di un anacronistico e vecchio camper chiamato The Leisure Seeker; racconta dell’evasione dai figli apprensivi a causa della stanchezza, per poter ritrovare l’amore nella coppia o semplicemente per sfuggire alle quotidiane e ripetitive cure mediche destinate a separare, prima o poi, i loro destini in modo scontato e malinconico. Ella è un vulcano di energia inesauribile con una notevole lucidità mentale, mentre John si presenta svanito, quasi totalmente privo di memoria, ad eccezione dei ricordi di un tempo passato, soprattutto quelli riguardanti i suoi amori giovanili che spesso fanno inalberare Ella. Due caratteri diversi ma complementari che, legati l’uno all’altra, compongono una sola anima, lanciata in un folle viaggio avventuroso nel Key West, ripercorrendo la Old Route 1, da Boston alla Florida, ripercorrendo luoghi attraversati in età giovanile e che ormai non riconoscono più. In quei luoghi, osservati tra situazioni tragicomiche e momenti di puro sentimento coniugale, i due protagonisti ripercorrono un’infinita storia d’amore da rivivere fino agli ultimi attimi della loro esistenza. Ella e John: poesia e autentica tenerezza Ella e John, tratto dal romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian (edito in Italia da “Marcos y Marcos”) , rappresenta un passaggio importante nel cinema di Paolo Virzì per il suo primo film in lingua inglese. Il regista, dopo aver diretto “La pazza gioia” e “Il capitale umano”, tratta un film italiano dal taglio anglosassone, interamente girato negli States tra scenari d’atmosfere pre-elettorali (riguardanti le presidenziali di Trump) di un’America difficile da riconoscere. Il regista ritorna sui set americani 15 anni dopo “My Name Is Tanino” (storia di una migrazione temporanea) e conservando una linea narrativa fedele e coerente al suo genere cinematografico, on the road, tagliente e lontano dai sentimentalismi mielosi. Le ambientazioni di scenari aperti e sconfinati, tipiche degli Stati Uniti, sostituiscono le colline toscane della terra nativa del regista, […]

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Tutti i soldi del mondo: anatomia di un rapimento

“La verità supera la finzione in un film ispirato ad eventi realmente accaduti”. Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World), diretto dal geniale Ridley Scott che non ha bisogno di presentazioni, è un film liberamente ispirato al saggio “Painfully Rich” di John Pearson su fatti di cronaca realmente verificatisi negli anni settanta, adattati da David Scarpa per una sceneggiatura tra le migliori del 2015. L’ultima opera cinematografica di R. Scott racconta in modo coinvolgente gli avvenimenti riconducibili al rapimento del diciassettenne John Paul Getty III (Charlie Plummer), nipote di Jean Paul Getty, considerato a quel tempo il più ricco magnate al mondo. Un uomo cinico e avido nella vita privata a tal punto da anteporre all’affetto di suo nipote (ma anche dell’intera famiglia) l’attaccamento al proprio capitale e ai beni materiali accumulati nel corso della vita. “17 milioni di dollari o si prenderanno un occhio, un orecchio, una mano, e non mi dica che non ha soldi” Roma 1973, un gruppo di uomini mascherati sequestrano John Paul Getty, nipote del celebre magnate petroliere, conducendolo in un luogo segreto e sotterraneo. Successivamente viene chiesto un riscatto a sua madre per liberarlo, ma suo nonno, il miliardario Jean Paul Getty (Christopher Plummer), rifiuta in modo ostinato di pagare qualsiasi quota. Anteponendo l’intoccabilità delle sue fortune allo sfortunato evento accorso a suo nipote, il magnate desta meraviglia e sconcerto tra i rapitori in attesa di risposte e la stampa mondiale. Il mancato pagamento del riscatto potrebbe rappresentare l’esecuzione di suo nipote, ed una lotta serrata contro il tempo tiene con il fiato sospeso Gail Harris (Michelle Williams, premio Oscar nel 2011 con “Marilyn” come miglior attrice), sua madre da tempo separata dal marito, l’avvocato dei Getty (Timothy Hutton) e un investigatore ex agente della CIA, l’enigmatico Fletcher Chase (interpretato da Mark Wahlberg) incaricato da Getty per risolvere una vicenda sia pubblica che privata in grado di sconvolgere l’opinione pubblica internazionale. Tutti i soldi del mondo: corsa contro il tempo Tutti i soldi del mondo passerà alla storia come il film dal rimpiazzo più veloce di un attore: difatti sono serviti appena nove giorni per sostituire Kevin Spacey (accusato di molestie sessuali) con Christopher Plummer: quella di R. Scott è stata una corsa contro il tempo per salvare l’intera produzione. Il regista si è trovato ad un bivio cruciale per presentare in tempo nelle sale il suo film: rinviarne l’uscita o sostituire in tempi da record l’importante ruolo di Jean Paul Getty, affidato inizialmente a K. Spacey; chiaramente il noto regista ha optato per la seconda scelta affidando il ruolo all’ottantottenne Plummer, che, stimando il regista, ha accettato la proposta a occhi chiusi. Successivamente tutte le riprese sono state rigirate in tempi rapidissimi con una troupe d’emergenza: non era pensabile sacrificare un intero progetto cinematografico al quale avevano lavorato circa 800 persone tra professionisti, tecnici e comparse, per gli errori commessi da un solo attore. Il Plummer (già premio Oscar per “Beginners”) ha, inoltre, rifiutato di vedere le scene girate dal suo collega per non subire condizionamenti durante […]

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Wonder di Stephen Chbosky: una storia contro ogni pregiudizio

“Non puoi nasconderti se sei nato per emergere!” – Tratto da Wonder. Wonder, diretto dal romanziere e sceneggiatore Stephen Chbosky (“Noi siamo l’infinito” – 2012), è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di R.I. Palacio del 2012, (nome d’arte di Raquel Jaramillo), autentico best seller letterario vincitore di numerosi premi, con oltre due milioni di libri venduti, un indimenticabile romanzo che tratta il tema della malattia di un bambino vittima di bullismo scolastico. Una storia ispirata dalla scrittrice su personaggi e fatti reali conseguenti a malattie e difficoltà che possono generare la mancata accettazione da parte degli altri. Auggie Pulman, interpretato da Jacob Tremblay, è un bambino di 10 anni che nonostante la diversità del suo aspetto poco gradita dai suoi coetanei, trova il coraggio di proporsi a loro per farsi accettare. Il film ad ogni modo focalizza l’attenzione sul protagonista, affetto dalla Sindrome di Treacher Collins, una rara patologia evidenziata da numerose displasie deformanti del viso (rese possibili da uno strepitoso makeup), conseguenti ad una lunga serie di interventi chirurgici, segni indelebili che, mettendo a dura prova l’aspetto psicologico del bambino, lo rendono consapevole delle difficoltà a cui va incontro, sapendo di poter contare inizialmente solo sul sostegno dei suoi genitori. “So di non essere un normale bambino di 10 anni, ho subito 27 operazioni, mi sono servite per respirare, vedere e sentire senza un apparecchio ma nessuna di loro mi ha dato un aspetto normale!” – dal film. Auggie è un bambino in procinto di frequentare una scuola pubblica locale, partendo dalla quinta elementare; la scuola è un luogo a lui sconosciuto che lo terrorizza al solo pensiero, poiché per quattro anni ha studiato chiuso in casa a causa di numerosi interventi che lo hanno impedito fisicamente, ma per Auggie sta per aprirsi un confronto con la società esterna alla sua abitazione, formata da altri bambini diversi da lui. I genitori, mamma Isabel e papà Nate, interpretati rispettivamente da Julia Roberts e Owen Wilson (“Midnight in Paris” e “Grand Budapest Hotel”), sono premurosi, apprensivi e molto preoccupati per l’impatto scolastico a cui va incontro il piccolo. Il bambino inizialmente subisce il rifiuto, la derisione e il disprezzo di alcuni compagni e coetanei della sua classe, ma tra loro riesce a conquistare la simpatia e la fiducia di almeno due compagni. Auggie nonostante il trauma iniziale, nei momenti di condivisione con i suoi coetanei, riesce a dimostrare simpatia con dignità, incuriosendo e meravigliando l’intera classe per il suo coraggio e la sua forza interiore. Auggie un po’ alla volta si trasforma in un piccolo super eroe, un astronauta spaziale alla conquista di un nuovo pianeta, “la scuola”. I compagni finiscono per accettare la sua diversità apprezzando le sue doti di spigliatezza, intelligenza e autoironia, così lui trova il modo di conquistarli, riunendo tutti in un unico grande gruppo di amici. Stephen Chbosky per Wonder sceglie Julia Roberts e Owen Wilson “Sono temi difficili di cui parlo molto con i miei figli, spero che il film possa intensificare il dialogo di […]

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Interviste emergenti

Sangue di lupo: l’alchimia di Cristian Borghetti

Sangue di lupo di Cristian Borghetti, autore poetico e visionario dei nostri tempi (tra le opere scritte, Le cabinet Masson, Phobia, Hawthorn Bend), ci conduce dentro scenari immaginari vissuti tra la magica città di Praga e la riva del Moldava. Un tragico omicidio di sangue può assumere ben altro significato se osservato dagli occhi di un lupo, animale libero e in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale. L’incontro tra una ragazza dai capelli rossi, Rozovi Kriz e un lupo bianco, Rosen Wolfenkreuz, genera un delitto che in chiave filosofica rappresenta la conoscenza e il passaggio a uno stadio evolutivo successivo dell’antica sapienza alchemica rosacrociana. Il lupo bianco, la giovane ragazza e il maestro di conoscenza Christian Rosenkreuz (fondatore dei Rosa+Croce) sembrano incarnare un unico ed indivisibile spirito di conoscenza. Il lupo iniziato dal maestro insegue la sua preda Rozovi che rappresenta il pasto della conoscenza e l’amore incondizionato, attraverso il quale la morte genera la rinascita. I segreti della Mala Strana si materializzano nella città di Praga, dove il tempo sembra essersi fermato tra le impercettibili ombre notturne e il bianco candore della neve, dove l’attimo diviene eternità, il lupo uccide la sua preda per amore di conoscenza e il suo pelo si tinge di sangue che, come l’oro, simboleggia le nozze alchemiche. Gli attimi interminabili vissuti dal lupo in compagnia della ragazza sembrano reali ed oltre l’immaginazione, ma spesso tra realtà e sogno non esiste un confine stabilito. Sangue di lupo di Cristian Borghetti, l’intervista Incontriamo Cristian che ci rivela alcuni aspetti di Sangue di lupo: Ciao Cristian ben ritrovato, ti avevamo lasciato sul circuito automobilistico britannico di Brands Hatch con Hawthorn bend per ritrovarti a Praga con il tuo ultimo racconto Sangue di lupo. Contesto diverso, ma con la medesima vena letteraria. Cosa in particolare ha ispirato la tua storia ambientata in una delle città più magiche d’Europa? C.B. – Sangue di lupo fa parte di una serie di racconti brevi, ambientati in diverse capitali europee. In queste storie, ho voluto sondare l’animo umano, rappresentando il protagonista, uomo, con i tratti tipici di un animale. La prima di queste storie fu “Gideon, il pellicano di Londra”, pubblicato nella raccolta Horror Polidori vol. 2. Quando mi è venuta l’idea del lupo, la mia mente si è rivolta a Praga, la città magica, capitale degli alchimisti sotto l’imperatore Rodolfo II. Sangue di lupo si ispira chiaramente al simbolismo dei Rosa+Croce ed ad alcuni suoi passaggi da uno stadio evolutivo all’altro. Qual è stato l’elemento determinante che ha generato convergenza tra il mondo animale legato alla natura e la filosofia rosacrociana legata all’universo alchemico? C.B. – Il movimento Rosa+Croce ha fatto suo il principio alchemico per cui il Piombo può essere trasformato in Oro, applicato alla condizione umana. Attraverso le fasi alchemiche l’uomo rozzo (Piombo) si distrugge per rinascere uomo nuovo (Oro). È un ciclo che si ripete e porta l’individuo ad evolversi per essere migliore. L’essere umano però è fallibile ed il processo di evoluzione può essere influenzato da fattori esterni. Il […]

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Riccardo va all’inferno: diabolico dark musical

Riccardo va all’inferno e lo fa con ironia. Folle, diabolico, potente e visionario, così possiamo definire l’ultima opera cinematografica di Roberta Torre (scritta con la collaborazione di Valerio Bariletti), regista ironica e inafferrabile divisa tra cinema e teatro, ancora una volta pronta a stupire la critica e il pubblico con un dark musical definito da molti psichedelico, una originale rilettura in chiave pop del Riccardo III di Shakespeare, atipico nella sostanza ma con nuova linfa vitale per gli amanti del teatro al cinema. Il film si avvale di un cast d’attori straordinari e di un geniale staff dalle grandi competenze tecniche e fuori dagli schemi considerati tradizionali. Il protagonista assoluto è uno straordinario Massimo Ranieri nel ruolo di Riccardo Mancini vero mattatore della storia affiancato da una sorprendente Sonia Bergamasco perfettamente calata nel ruolo della Regina Madre….Riccardo sta tornando e qualcosa sta per cambiare. Come in un dark musical, “d’ora in poi per la nostra famiglia, questo sarà considerato…..un giorno di festa!” Lo story/musical Riccardo va all’inferno, racconta di un fantastico regno alle porte di Roma dove, in una decadente fortezza, dimora la nobile stirpe familiare dei Mancini, la quale, nonostante l’alto lignaggio, controlla il traffico di stupefacenti in tutto il regno traendo grandi profitti. Le lotte intestine tra fratelli all’interno del casato capeggiato e gestito da un’oscura e potente Regina Madre non mancano, e la stessa Regina tesse in modo subdolo gli equilibri familiari nell’ombra, equilibri che si rivelano instabili con il ritorno di Riccardo Mancini da un ospedale psichiatrico giudiziario, dove è rimasto rinchiuso per molto tempo a causa di problemi mentali. Riccardo, zoppo e minato nel fisico fin dall’infanzia, a causa di un tragico incidente che lo rese storpio per il resto della sua esistenza, appare agli occhi dei familiari guarito, ma pur di garantirsi lo scettro e la corona regale, trama e realizza senza alcuno scrupolo una serie di efferati omicidi nei riguardi dei suoi fratelli, prevenuti nell’ostacolare la sua imminente ascesa al potere. Riccardo durante la sua scalata al trono, sostenuta da alcuni amici fedelissimi, nascosti nei sotterranei del castello, commette il grave errore di sottovalutare la più potente degli avversari, la Regina Madre, autentica anima nera pronta a spedirlo all’inferno. “Siamo in un inferno permanente in questo film, un inferno comunque musicale, un inferno colorato e anche molto buio alle volte!” – Roberta Torre. La rilettura dark musical di Riccardo III di William Shakespeare, musicata da Mauro Pagani, va ben oltre le aspettative della critica, il musical stupisce con i multi-colorati e fantasiosi costumi di Massimo Cantini Parrini, le strabilianti scenografie con numerosi cambi di scena di Luca Servino e le coreografie di Francesca Romana Di Maio, che completano nell’insieme uno spettacolo entusiasmante ed ambizioso, in cui ad assumere il ruolo di autentico mattatore ritroviamo il poliedrico Massimo Ranieri, attore partenopeo in una sua veste insolita con il capo rasato per esigenze interpretative. Ranieri, concedendo al pubblico una notevole interpretazione degna di nota, è sempre pronto a rimettersi in gioco con nuove idee ottenendo […]

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Il domani tra di noi: un destino drammatico ma passionale

Il domani tra di noi ci proietta in un luogo montano impervio, desertico e ghiacciato dove puoi sopravvivere tre settimane senza cibo, tre giorni senza acqua e tre giorni senza un riparo. Il film liberamente basato su un adattamento cinematografico del romanzo “The Mountain Between Us” (2011), ottava opera letteraria dello scrittore statunitense Charles Martin. Nel 2012 fu proposta al regista Gerardo Naranjo, su una sceneggiatura scritta da Chris Weitz e J. Mills Goodloe, ma un inatteso stop dalla 20th Century Fox fa slittare di due anni il progetto affidando in circostanze imprevedibili la regia al palestinese Hany Abu-Assad, che vede realizzare il progetto tre anni dopo (2017). Il domani tra di noi di H. Abu-Assad ci racconta come due persone di sesso opposto e con situazioni di vita diverse, dopo un tragico incidente aereo, si ritrovano catapultati in una realtà impervia dove le probabilità di salvezza sono ridotte al minimo. Entrambi in condizioni fisiche precarie devono aiutarsi vicendevolmente, lottando contro un mondo ostile dove la sopravvivenza e le speranze di salvezza trovano l’unica forza nell’amore. «Non abbiamo altro che me e te» – tratto dal film. Tutto ha inizio nell’aeroporto della capitale dell’Idaho, dove vengono cancellati i voli diretti a New York dopo l’annuncio di un’imminente tempesta e due passeggeri, Ashley Knox (Kate Winslet, premio Oscar), una fotoreporter/giornalista, e Ben Payne (Idris Elba), un medico di ritorno da una conferenza, sono in attesa di imbarcarsi sull’ultimo volo. Di comune accordo i due decidono di noleggiare un piccolo aereo da turismo privato pur di giungere a destinazione nei tempi stabiliti, poiché la prima deve sposarsi mentre Ben deve eseguire un’operazione chirurgica e riappacificarsi con sua moglie. Entrambi si ritrovano in volo con il pilota ed un cane sul piccolo aereo, ma durante il sorvolo dei monti Uinta, nello stato dello Utah, il pilota accusa un grave malore e l’aereo precipita tra le montagne. Ashley, Ben e il cane, nonostante i gravi traumi subiti, si salvano mentre il pilota muore, entrambi i sopravvissuti si rendono conto di essere rimasti intrappolati in una zona innevata ed irraggiungibile ed hanno pochissime possibilità che qualcuno possa trovarli e soccorrerli, per cui nonostante le precarie condizioni fisiche si avventurano a piedi combattendo la natura ostile e gli animali predatori. Ashley e Ben perduti tra i ricordi delle loro vite, imparano a sopravvivere unendo le poche forze rimaste e imparando a fidarsi l’uno dell’altro. H. Abu-Assad (autore di Paradise Now e Omar), nel corso della lavorazione del film, per concedere maggiore realismo scenico ha preferito evitare l’utilizzo di effetti speciali e del green screen sul set, lavorando a diretto contatto con la natura selvaggia a circa tremila metri d’altitudine, dove si sono registrati picchi di temperature a – 38 gradi sottozero. Da annoverare la richiesta della meravigliosa star hollywoodiana Winslet, di rifiutare controfigure in alcune scene considerate maggiormente rischiose come quella riguardante la caduta nell’acqua ghiacciata ripetuta ben 7 volte, riproponendosi in contesti analoghi al pluripremiato Titanic. Per il regista è stato importante non tralasciare l’aspetto […]

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The Broken Key: un ecosistema senza carta

The Broken Key, dopo Il Codice Da Vinci un nuovo mistero italiano, un antico segreto nascosto in un papiro! Il nuovo thriller fantascientifico prodotto in Italia, scritto e diretto da Louis Nero, ci proietta in un distopico futuro eco-sostenibile in cui l’utilizzo della carta stampata diviene un reato penalmente perseguibile. L. Nero, dopo “Golem” (2003) e “Il mistero di Dante” (2014), nel suo nuovo film ritorna tra i segreti italiani tracciando le linee di un ipotetico e imminente futuro ambientato quasi interamente nella città di Torino, da sempre legata al mistero, in cui domina la Zimurgh Corporation, una mega corporazione mondiale denominata “Grande Z”, un grande fratello che controlla le società mondiali che vieta drasticamente l’utilizzo della carta. L’opera cinematografica, di genere thriller fantascientifico, intrisa di esoterismo e sacrifici umani, mette in evidenza un’antica simbologia templare legata a una chiave spezzata pronta a essere ricomposta. “Sette omicidi, sette peccati capitali. L’uomo è pronto per ricomporre la chiave”  The Broken Key è ambientato nell’anno 2033, in un futuro in cui la libertà del pensiero umano viene controllata dalla Grande Z, la Zimurgh Corporation. La carta è divenuta un bene raro e prezioso e ogni uso improprio è perseguibile come crimine, le biblioteche sono luoghi blindati, per cui è stata imposta alla società mondiale la legge di Schuster. L’eco-sostenibilità diviene quindi un obbligo da rispettare. Le notizie e la cultura scorrono solo attraverso tablet e smartphone. Sullo sfondo di questa nuova visione di un mondo immaginabile e anche probabile, Arthur J. Adams (Andrea Hirai e Marco Triggiani), uno studioso britannico, viene aiutato e sostenuto da suo padre il prof. Adrian Moonlight (Rutger Hauer), nella ricerca di un frammento di un antico papiro egizio sottratto alle autorità del Museo del Cairo dai seguaci della divinità di Horus, un’antica setta che sembra rievocare la mistica setta degli assassini. Sette misteriosi omicidi sembrano riconducibili ai sette peccati capitali dipinti dal grande pittore esoterico Hieronymus Bosch dentro il quale si nasconde la chiave del mistero, una chiave spezzata nascosta nei meandri di Torino, ovvero il frammento del papiro mancante. Per salvare l’intera umanità Arthur, con l’aiuto della sua assistente Sarah Eve (Diana Dell’Erba), deve esplorare l’oscura e misteriosa metropoli del futuro per comprendere il significato dei sette delitti e ritrovare il frammento mancante del papiro per ricomporre l’arcana chiave. “Un antico segreto per la vita eterna”  La chiave spezzata rappresenta un’antica allegoria riconducibile al significato di rinascita della sapienza umana e delle virtù sopite. Si racconta in tal proposito dell’iniziazione dei cavalieri templari che, per aprire lo scrigno della conoscenza, dovevano ricomporre la chiave spezzata, ovvero la maturazione della consapevolezza interiore. Non a caso anche Dante cita la chiave ricomposta nel X canto del purgatorio: “Perchè iv’era immaginata quella, ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave” e nel II canto del paradiso “I mortali dove chiave di senso non diserra…poi dietro ai sensi vedi la ragione ha corte l’ali”. Divina opera immortale di Dante che da sempre custodisce un’antica sapienza. “La morte non avrà più dominio”  The Broken Key […]

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L’It di Andrés Muschietti: l’atteso e oscuro ritorno di Pennywise

“Quando ho scritto il libro pensavo tra me e me… voglio rappresentare una città americana completamente infestata. Voglio che lo spirito di questa creatura… infetti l’intera città”– Stephen King. Sono trascorsi 31 anni dal romanzo best seller, opera monumentale scritta dal geniale S. King, e successivamente adattato da Tommy Lee Wallace nel 1990 per una miniserie televisiva suddivisa in due parti, dove il grottesco clown Pennywise aveva il volto di Tim Curry in una sua intensa interpretazione. Ad oggi It è ancora di grande richiamo con una sua nuova e attesissima versione trasposta per il grande cinema e suddivisa in un nuovo dittico. Il secondo capitolo, infatti, uscirà nel 2019 e si presenterà come un horror sequel ambientato nei giorni nostri con parte dello staff riconfermato. Il cinema si evolve e i tempi mutano con le idee; così la storia non si svolge più nel 1958 ma nel 1988, esattamente trent’anni dopo i fatti narrati nel romanzo originale, un numero ricorrente come i 27 anni trascorsi dalla prima trasposizione televisiva. Non a caso il demoniaco clown si risveglia ogni 27 anni. La nuova trasposizione di It, l’horror più atteso dell’anno, non perde smalto nel tempo, anzi si rinnova attraverso il make up di Pennywise/It interpretato in modo strabiliante da Bill Skarsgård (nuova giovane promessa del cinema mondiale), coprotagonista di un altrettanto notevole Jaeden Lieberher (nel ruolo di Billy Denbrough); ma nel film è da evidenziare soprattutto una rilettura sul piano registico, infatti l’argentino Andrés Muschietti, subentrato a Fukunaga nella direzione del film, prende parte alla scrittura della sceneggiatura con Gary Dauberman e Chase Palmer, riuscendo a generare alcune atmosfere tenebrose ambientate nella città di Derry, riscontrabili nella sua precedente regia per il film “La madre”, dove l’incertezza e la paura dominano in alcune scene inquietanti, attraverso un palpabile crescendo di tensioni e mistero. “I film horror sono potenti. In alcuni casi ci viene data la possibilità di vivere quelle profonde paure che avevamo da bambini. Questa è una delle ragioni del grande successo di questo film” – S. King Il misterioso clown kinghiano torna dalle tenebre grazie ad Andrés Muschietti! Derry, 1988. Un bambino, George, durante una giornata di pioggia, esce di casa per far navigare una barchetta di carta progettata da suo fratello Billy, costretto a letto con l’influenza. George (Jackson Robert Scott), una volta in strada, fa scorrere la sua barchetta lungo i rivoli del marciapiede inseguendola, ma la barchetta finisce per essere inghiottita in una feritoia fognaria. Il bambino si china, dunque, per afferrarla e incrocia lo sguardo del clown Pennywise che, con la scusa di offrirgli un palloncino, gli afferra un braccio portandoselo via con sé. Giugno 1989. Nella cittadina di Derry si sono verificate numerose sparizioni, pertanto è stato applicato il coprifuoco; Billy, per niente rassegnato della scomparsa del fratellino, si scontra durante l’ultimo giorno di scuola con alcuni bulli, ritrovando l suo fianco alcuni amici inseparabili: Richie Tozier (Finn Wolfhard), Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) Stanley Uris (Wyatt Oleff) e Beverly Marsh (Sophia Lillis), quest’ultima impegnata in un’altra disputa con […]

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Nemesi: l’ultima chance per una nuova vita

“Ti ho offerto una seconda occasione e l’hai sprecata!” – dal film Nemesi Nemesi è una fatale punizione da intendere come gesto estremo nato da un ideale egocentrico, non come semplice vendetta ma come una nuova possibilità per riscattarsi dagli errori commessi. È ciò che accade a Frank Kitchen, personaggio ambiguo dopo una tra le più traumatiche punizioni inflitte da un folle chirurgo: la riassegnazione genetica (un inaspettato cambio di sesso). Il veterano Walter Hill (vincitore dell’Emmy Award per il neo-western “Deadwood”) torna alla ribalta per il grande cinema con un nuovo thriller d’azione che gioca con le estreme conseguenze su situazioni improbabili ai limiti della realtà fisica percepita, ed entrando nell’immaginario mondo fumettistico. Infatti, dopo aver diretto ben 20 film cult movie e collezionato trofei internazionali, la sua ultima opera cinematografica si affaccia all’universo delle graphic novel in parallelo alla pubblicazione del fumetto scritto dallo stesso Hill e distribuito nelle librerie: un’operazione analoga al recente Monolith, non per il contenuto ma per il metodo di diffusione incisivo e su più contesti, letterali, fumettistici e cinematografici. La ricezione del pubblico, i finanziamenti, la disponibilità del cast, il budget, bisogna avere tutte queste cose nell’ordine giusto. Il mondo della graphic novel è molto più semplice. “Penso che per certi aspetti Nemesi sia un saggio travestito da fumetto” – da un’intervista di Hill. Nemesi ha inizio in una stanza dove la Dottoressa Rachel Jane (Sigurney Weaver) è segregata e avvolta in una camicia di forza. Durante gli interrogatori la donna rivela ad uno psichiatra, il dottor Galen (Tony Shalhoub), fatti precedenti riguardanti Frank Kitchen (Michelle Rodriguez in una sua insolita ed estrema interpretazione), un killer implacabile assoldato per mietere vittime, e su come nel corso della sua imprevedibile attività criminosa gli venga commissionato l’assassinio di suo fratello, un errore fatale che gli costerà caro. Rachel Jane in passato è stata una geniale quanto folle chirurga estetica, successivamente radiata dall’albo per i suoi interventi poco raccomandabili, questo le consente di vendicarsi di suo fratello, praticando su Frank la riassegnazione di genere con il conseguente cambio di sesso. Il risveglio per Frank in un anonima camera d’albergo si rivela un autentico shock psicologico, l’uomo si ritrova intrappolato in un corpo femminile e quindi obbligato a confrontarsi con una nuova appartenenza di sesso. Nonostante l’imbarazzante condizione esistenziale da gestire, generata dalla folle chirurga, Frank trova a sua volta modo di pianificare sulla sua creatrice un’implacabile contro-vendetta. “La dottoressa Jane impone a Frank un cambio di sesso, in parte come punizione, in parte come l’occasione per dargli una nuova prospettiva di vita, un’ultima chance per redimersi” – W. Hill In Nemesi tutti sono carnefici, ogni male commesso è la conseguenza di precedenti errori, ed ogni personaggio deve fare i conti con se stesso cercando gli elementi destabilizzanti nella propria psiche, il regista Hill (tra i suoi film “Strade di fuoco”, “48 ore”) si avvale della sua veterana esperienza nel cinema tra diversi generi divenuti cult movie, richiamando atmosfere da thriller psicologico nate da un universo fumettistico, simili a […]

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Nico, 1988: intensa performance di Trine Dyrholm

“La mia vita è iniziata solo dopo l’esperienza con i Velvet Undergroud, quando ho cominciato a fare la mia musica!” – dal film Nico, 1988. Nico, 1988 è uno straordinario biopic dedicato a Christa Paffgen, artista madre e donna alla costante ricerca di un equilibrio interiore e in eterna lotta con il mondo circostante, che narra i suoi ultimi due anni di vita; Christa, in arte Nico, è qualcosa di più di un personaggio da adattare per una produzione biografica, la regista, Susanna Nicchiarelli, indaga e ricostruisce gli ultimi momenti della cantante tedesca in un periodo in cui si riconosceva nella sua volontà ciò che cercava, attraverso la musica e in un ritrovato rapporto affettivo con suo figlio. Per la Nicchiarelli, il film rappresenta un dignitoso traguardo professionale e una prova di coraggio nell’indagare sulla vera essenza della controversa artista, andando oltre i clichè e le immagini iconiche della rock star. Nico è straordinariamente interpretata da una inarrivabile Trine Dyrholm, interamente calata in un ruolo di difficile interpretazione, proiettando nell’immaginario collettivo gli aspetti caratteriali di una cantante pronta a rimettersi in gioco per se stessa. “Non chiamarmi Nico, chiamami con il mio vero nome Christa” – dal film. “Sono andata a vedere di questa donna, ciò che era diventata dopo, soprattutto mi ha molto colpito la storia che c’era e che non si conosceva di Nico, e non la donna dietro l’icona”. S. Nicchiarelli. Nico, 1988, girato in diverse location: Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la Polonia e il litorale laziale presso Anzio, è stato ambientato, come si evince dal titolo, tra il 1986 e il 1988. Il film racconta e ricostruisce gli ultimi due anni vissuti dalla stupenda Christa (interpretata da T. Dyrholm) in arte Nico, musa ispiratrice nella Factory di Warhol, amica di Jim Morrison e cantante tra gli anni ’70 e ’80 della band “Velvet Underground”. La nota cantante solista, conosciuta anche come “sacerdotessa delle tenebre”, dopo la sua scomparsa, ispirò numerosi artisti e produttori per il suo innovativo genere musicale di impronta rock sperimentale. Nico con la sua band si ritrovò a girare l’Europa liberandosi di tutti i condizionamenti musicali degli anni precedenti e portando nuovi linguaggi musicali. Il suo ultimo tour costituì un’evoluzione importante per l’artista che oltre a ritrovare l’affetto di suo figlio, testimone di quegli ultimi momenti poco noti, liberò il suo pensiero positivo attraverso nuovi e indimenticabili brani, riproposti da Dyrholm nelle vesti della rabbiosa cantante. Il film apre con una Berlino in fiamme e una Christa bambina che osserva le conseguenze folli del grande conflitto mondiale; i suoni e le visioni delle fiamme accendono il suo futuro proiettato tra quotidiani trionfi alternati ad altrettanti insuccessi musicali, appena sostenuti da uno scarno pubblico: l’uso dell’eroina, la perdita della condizione di madre e i dolori sentimentali e familiari, segnano in modo indelebile gli anni di Nico, tra splendori e opacità. Nico non demorde e negli ultimi anni della sua tormentata esistenza, ritrova la forza di reagire combattendo la sua ultima battaglia per la vita […]

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L’inganno di Sofia Coppola: pulsioni pericolose

Il nemico non è quello che credevamo! – dal film di S. Coppola. L’inganno (The Beguiled), opera cinematografica granitica nella struttura, non è un remake, come rivela la regista Sofia Coppola –in riferimento al precedente “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel (flop d’autore con numerose leggerezze)-, ma un inedito ispirato in modo diretto al romanzo “Painted Devil”, scritto da Thomas P. Cullinan. Numerose le differenze da evidenziare in un confronto diretto tra i due film: in quello di Coppola (qui il trailer) c’è da analizzare la struttura narrativa di genere thriller/psicologico che prende consistenza soprattutto nelle atmosfere opprimenti e funeree, ricostruite in modo attento sul set e negli atteggiamenti asfissianti e sospettosi dei personaggi, bene interpretati dai protagonisti. La trama del film L’inganno si muove sullo sfondo della guerra di secessione americana di fine ottocento, ambientato in un decadente sud, focalizzando gli accadimenti in spazi ristretti d’interni ed esterni, dove l’ironia dei dialoghi prende il sopravvento su un asfissiante ed opprimente collegio femminile. La sceneggiatura e la regia di S. Coppola convertono in desideri incontrollati, le passioni represse di un gruppo di donne arroccate all’interno dell’edificio ed isolate dal resto del mondo, a sconvolgere le loro metodiche abitudini suddivise in gesti quotidiani e momenti di preghiera è il ritrovamento inaspettato di un giovane militare unionista ferito nei combattimenti. L’Inganno di Sofia Coppola: la trama ed il cast stellare Virginia, 1864, un uomo, il caporale John McBurney (Colin Farrell, notevole la sua interpretazione) viene ritrovato dall’adolescente Emy (Oona Laurencenei) in un bosco nei pressi di un collegio femminile da cui la ragazzina proviene, John, ferito gravemente ad una gamba durante la cruenta guerra secessionista, viene accolto in modo ospitale, curato e rifocillato dalle apparenti pie donne all’interno del collegio diretto da Miss Martha Farnsworth (Nicole Kidman alla sua prima collaborazione con S. Coppola, dopo mostra un’innegabile bravura). Le donne di diversa età conducono una vita ritualizzata tra momenti di preghiera, lezioni di francese, il cucito e orari per i pasti, pertanto l’arrivo del militare John crea scompiglio nella ritmica metodica delle donne, spezzando l’equilibrio tra loro e generando sospetti e gelosie. Il collegio, per Miss Martha, si trasforma in una gabbia dorata, la passione per il giovane ed attraente militare prende il sopravvento, ma non solo per lei, perché prevalgono egoismi e rivalità con altre due donne che prendono parte alla comunità: Alicia (Elle Fanning, nel cast di S. Coppola per il precedente “Smewhere” – 2010, che gli valse un Leone d’oro a Venezia) che davanti al militare scioglie i suoi capelli e allenta lo stretto corsetto per richiamare la sua attenzione e la bella Edwina (Kristen Dunst), da cui John è molto attratto. L’equilibrio tra le represse donne si va sgretolando nella lenta scansione dei giorni, e rispetto alle loro premurose e asfissianti attenzioni prendono il sopravvento le oscure e raccapriccianti trame di vendetta, generate da gelosie incontrollate. La solidarietà femminile si trasforma in rivalità. L’inganno di John sta nell’averle lusingate, pur di assicurarsi l’assistenza e la loro protezione, […]

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Dunkirk: film dal potente impatto visivo

Dunkirk, autentico kolossal dalla potente struttura narrativa, ambientato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, racconta, con grande intensità, un dramma visivo in tre cronostorie unite da un unico evento memorabile con tre punti di vista diversi: la guerra osservata dalla terra, dal cielo e dal mare, situazioni determinanti per l’evacuazione di 338.226 mila militari britannici, belgi e francesi da Dunkerque, interamente accerchiati dalle forze armate tedesche. Per loro l’unica possibilità di salvezza è la fuga in mare, osservano con preoccupazione la Manica che li divide dal Regno Unito, e molti di loro sono consapevoli che non torneranno mai più a casa. L’evacuazione militare conosciuta storicamente come Operazione Dynamo si svolse realmente nell’arco di 8 giorni tra maggio e giugno del 1940, in un periodo in cui la Germania del Terzo Reich accese la miccia del grande conflitto mondiale squassando l’intera Europa negli anni più bui della storia dell’umanità. Dunkirk: al culmine della crisi, sul orlo dell’annientamento, sopravvivere è già una vittoria Dunkirk non è una storia di guerra come tante viste al cinema, né la narrazione di una vittoria annunciata e neanche la consacrazione di un eroe vittorioso in battaglia. Dunkirk è il dramma vissuto da uomini diversi accomunati da un unico drammatico destino, generato su una spiaggia, in mare e nelle immensità dei cieli. Non c’è divisa che possa marcare differenze tra loro e, ovunque siano, ciò che maggiormente conta per molti di loro è salvare quante più vite umane è possibile, una promessa per la futura liberazione dell’intera Europa stretta nella morsa del nazismo, una disfatta dal sapore di vittoria. “Siamo di fronte a un gigantesco disastro militare, andremo fino in fondo, non ci arrenderemo mai!” – dal film. Il regista, sceneggiatore e produttore del film, Christopher Nolan, racconta in modo celebrativo e spettacolare le vicende suddivise in tre episodi e con tre linee del tempo diverse avvalendosi di un forte impatto scenografico, sonoro e fotografico: una settimana per “Il molo”, dove Tommy (Fionn Whitehead), un militare britannico, si ritrova su una spiaggia sotto il fuoco aereo delle truppe tedesche in compagnia di un ragazzo, Gibson (Aneurin Barnard) con cui affronterà svariate vicissitudini. Un giorno per “Il mare”, dove a tutti i proprietari civili delle barche in navigazione tra cui Mr Dawson (Mark Rylance) e suo figlio, viene chiesto dalla Royal Navy di dirigersi a Dunkirk per sostenere ed aiutare i militari ad evacuare dalle coste minacciate dai militari tedeschi. Un’ora per “L’aria”, dove tre speatfire pilotati da Farier (Tom Hardy) e Collins (Jack Lowden) e il loro caposquadra volano braccati da altri aerei nemici verso la Francia con poco carburante nei motori, per supportare le loro truppe attestate sulla spiaggia di Dunkirk. Una frammentazione del tempo in episodi che si susseguono senza una cronologia precisa nel corso di un evento drammatico e storico. Un dramma che non si avvale, come nei precedenti film diretti da Nolan, di mondi paralleli, come in “Inception” o “Interstellar”. I protagonisti non sono eroi, come spesso siamo stati abituati a vedere nei film di guerra, ma persone […]

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La torre nera: King dai romanzi al film

La torre sorge tra la luce e l’oscurità… la torre cadrà!  L’opera, dal titolo originale “The Dark Tower”, ispirata da una serie di romanzi di Stephen King e definita dalla critica il “magnum opus” dell’intramontabile e geniale scrittore, viene pensata come un sequel per il grande schermo, quindi non come un adattamento fedele ma, piuttosto, come una sceneggiatura cinematografica originale, un ibrido fra generi commisti; fantascienza, horror e western. Già dal 2007, quando la serie di otto romanzi brevi ispirati ai poemi di “Childe Roland” era ancora in fase di pubblicazione (1982 – 2012), si pensò alla realizzazione di un progetto cinematografico, e J.J. Abrams con Damon LIndelof (co-ideatori della serie TV “Lost”) furono tra i primi ad interessarsi alla serie di libri nati dalla fervida mente del geniale King, acquistandone i diritti per un banale prezzo simbolico pari a 19,19 $. Nel 2010, dopo l’adattamento della Marvel (per una serie a fumetti), la Universal comprò i diritti del progetto affidandone la sceneggiatura ad Akiva Goldsman (premio Oscar per “Beautiful Mind”) e la regia a Ron Howard e Brian Grazer. Purtroppo, però, il progetto rimase in stand by per alcuni anni a causa di ulteriori rinunce, e venne rilanciato solo nel 2015 dalla “Sony Pictures” e affidato alla coppia Nikolaj Arcel per la sceneggiatura e Ander Thomas Jensen per la regia, sostenuta sempre dai produttori Goldsman, Howard e Grazer. Per generazione i pistoleri sono stati i cavalieri che proteggevano la torre!  Il film post apocalittico “La torre nera” racconta in modo epico di viaggi tra mondi paralleli interconnessi e di una torre pronta ad implodere. In questo contesto un pistolero Roland Deschain (interpretato da Idris Elba), facente parte dell’ordine dei cavalieri e coadiuvato da alcuni personaggi chiamati “Ka-tet”, cerca di raggiungere la sfuggente torre per proteggerla dall’imminente crollo, ma il suo eterno nemico, lo stregone Walter Padick (ovvero Matthew McConaughey), l’uomo nero contro il quale combatte un eterno duello, lo ostacola nella sua impresa, poiché il suo principale obiettivo è di far crollare la torre generando il caos assoluto e la fine dei tempi. Nel corso degli eventi si inserisce Jake (Tom Taylor), un ragazzo di New York che vive la sua esistenza nel mondo contemporaneo dove, durante una serie di sedute presso uno scettico psichiatra, descrive alcune visioni distruttive di un universo chiamato Medio-Mondo e dominato da una torre nera. Jake narra e illustra, attraverso dei disegni a carboncino, alcuni dettagli strabilianti, dimostrando che non si tratti solo di semplici visioni adolescenziali, ma di frammenti di episodi violenti avvenuti in un altro universo. Successivamente il varco spazio/temporale si apre risucchiando il ragazzo nell’universo da lui descritto dove conosce e stabilisce un’ alleanza con il pistolero. Jake e Roland percorrono insieme un cammino tortuoso, (armonizzato da strane creature), in direzione della torre nera situata nel Fine-Mondo e circondata da un mare di rose. La torre nera altro non è che una porta verso altri mondi, nel suo interno un meccanismo regola lo spazio e il tempo di tutti gli universi interconnessi […]

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2:22 di Paul Currie – Il destino è già scritto…in un’ora!

“Avete mai fatto un sogno tanto reale da pensare di essere svegli?” – cit. dal film 2:22. 2:22 è un orario insolito, legato a degli schemi ricorrenti ed abitudinari della vita quotidiana di tante persone, un orario in cui per chi è ancora sveglio possono ripetersi strane e impensabili accadimenti, come nella vita del predestinato Dylan (interpretato nel film da Michiel Huisman), inscatolato in una serie di eventi e grazie al  quale soltanto,  in un tempo scandito dalle lancette, una donna e un luogo possono svelarne il significato. 2:22 – Il destino è già scritto, diretto da Paul Currie (socio fondatore della Lightstream Pictures) e scritto da Todd Stein, ideatore del soggetto, e da Nathan Parker per la sceneggiatura, trascina lo spettatore in uno scenario ridondante su realtà improbabili, abbattendo la sottile parete che divide il mondo percepito da quello ipotizzabile. Il protagonista, interpretato dal bravo M. Huisman, osserva e studia il ripetersi degli eventi alla stessa ora, cercando di trovare la chiave di lettura e il significato dei fatti attraverso un incontro fatale con una ragazza. ” Un incontro casuale cambierà il suo destino ” – cit. dal film di Paul Currie 2:22 Dylan Branson svolge l’attività di controllore del traffico aereo presso l’aeroporto di New York, ha una grande capacità di gestione del suo lavoro, ad eccezione di un avvenimento imprevisto durante una notte come tante, quando allo scoccare delle 2:22 un lampo di luce accecante lo paralizza nell’istante in cui due aerei stanno per entrare in collisione tra loro, sfiorando la tragedia. Dylan dopo questo episodio viene temporaneamente sollevato dal lavoro nonostante l’incidente non avesse avuto modo di verificarsi, e i circa 900 passeggeri abbiano avuto modo di salvarsi vivendo attimi di terrore: sono questo fatti e situazioni che da quell’istante si ripeteranno sistematicamente ogni giorno alla stessa ora, le 2:22. Dylan si rende conto di come gli avvenimenti di quell’episodio drammatico possano averlo condotto a conoscere Sarah (Teresa Palmer), una bella e raffinata ragazza giunta allo scalo di New York da uno dei due voli scampati alla collisione… per entrambi scocca un autentico colpo di fulmine durante un balletto artistico. Sarah lavora come gallerista d’arte per conto del suo ex fidanzato Jonas (interpretato da Sam Reid che ricordiamo per Anonymous e Posh), con cui ha rotto temporaneamente ogni relazione. Nei giorni successivi Dylan cerca di fare chiarezza su fatti e situazioni che si ripetono periodicamente alla stessa ora, osservando durante il suo percorso le stesse situazioni; anche se con persone diverse una sensazione di ripetitività infinita degli eventi lo avvolge, e Dylan percepisce chiaramente che il luogo dove si nasconde la soluzione di un complesso puzzle da svelare è la stazione con il suo orologio, un luogo in cui stanno per accadere fatti drammatici che lo coinvolgeranno insieme alla stessa Sarah. Dylan prima che sia troppo tardi dovrà trovare il modo per controllare il tempo rompendo la catena ripetitiva degli eventi: Sarah potrebbe rivelarsi la vera chiave d’uscita dello strano labirinto spazio/temporale in cui si nascondono molti enigmatici messaggi risalenti […]

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Civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett

“Ciò che cerchi è infinitamente più grande di quello che la tua mente può arrivare a comprendere. E’ il tuo destino” – dal film Civiltà perduta. L’opera cinematografica con il titolo originale The lost city of Z, presentato alla Berlinale 2017 e al Festival di New York”, diretta e sceneggiata da James Gray e ispirata al romanzo biografico scritto da David Grann su fatti realmente accaduti, è uno sguardo rivolto alle epiche esplorazioni del tenente colonnello Percy Fawcett negli anni ’20, un uomo in lotta con se stesso e fedele alla famiglia, un patriota avventuriero nella costante ricerca di una mitica civiltà nascosta nella giungla. Il film nutre di un grande fascino legato di avventura e mistero un genere che sembra non tramontare mai nella storia del cinema, senza ovviamente cadere nella trappola dei remake come spesso si è verificato in misura maggiore per i generi horror, fantasy e fantascienza, e mantenendo pertanto una dignitosa continuità nei decenni. In questo quadro prendono consistenza le idee del regista J. Gray, orientate a rivalutare un incredibile e inafferrabile personaggio come Fawcett, esploratore avventuroso nell’ossessiva ricerca della città Z, luogo puramente immaginario o realtà archeologica nascosta tra la fitta vegetazione dell’Amazonia? Non lo sapremo mai, tant’è vero che l’esploratore in compagnia di suo figlio non fece mai ritorno dal suo ultimo mitico viaggio. “Sognare, ricercare l’ignoto, inseguire ciò che ci affascina, è già questa una ricompensa” – dal film Civiltà perduta. Il film, ambientato nel Regno Unito all’inizio del XX sec., narra eventi autobiografici e realmente accaduti a Fawcett (Charlie Hunnam, perfetto nel sostituire Brad Pitt su cui puntava inizialmente il regista), un militare uscito quasi indenne dalla Grande Guerra, che accetta su proposta della Royal Society di recarsi con il suo aiutante, il caporale Henty Costin (Robert Pattinson), ed esplorare i remoti confini pluviali dell’Amazonia, tra il Brasile e la Bolivia. Il viaggio di Fawcett dura circa due anni, periodo in cui deve sacrificare la vicinanza della moglie (interpretata da Sienna Miller nel ruolo di Nina Fawcett, una donna forte senza ambizioni velleitarie) e del figlio Jack (interpretato da Tom Holland), per una missione avventurosa di notevole rischio. L’esploratore resta affascinato dal Mato Grosso, e, anche se criticato e ridicolizzato dalla comunità scientifica, decide di farvi ritorno con suo figlio per seguire i percorsi e le indecifrabili mappature del territorio sulle tracce di Z, la misteriosa città avvolta dalla vegetazione. Il destino sembra travolgere Fawcett e suo figlio, entrambi coinvolti nella nuova spedizione verso una El Dorado senza ritorno nell’anno 1925 D.C. “Il suo sogno di trovare un’antica civiltà amazzonica gli ha permesso di attraversare difficoltà inimmaginabili, superare lo scetticismo della comunità scientifica, i tradimenti e la lontananza dalla sua famiglia” – J. Gray. Civiltà perduta ha le caratteristiche dei kolossal cinematografici anni ’70, periodo in cui era particolarmente apprezzato il genere avventuroso. James Gray punta molto in alto, inquadrando e ricostruendo con meticolosità storica gli ultimi viaggi esplorativi di Fawcett nei territori sconosciuti ed inesplorati dell’Amazzonia, senza mai tralasciare le sue combattute dinamiche familiari e sociali alimentate […]

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