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Eroica Fenice

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Molly’s Game: inafferrabile gioco di potere

Molly’s Game – In questa suitè si giocherà ogni martedì sera. Il buy-in è di 250.000 $. Molly’s Game racconta una storia vera, quella di Molly Bloom, una donna che per 8 anni è riuscita a gestire gran parte della rete del gioco d’azzardo illegale, sfogando la sua rabbia repressa. Il film segna l’esordio alla regia del premio Oscar Aaron Sorkin, uno dei maggiori sceneggiatori dei nostri tempi, autore di opere come: Codice d’onore, The social Network (con cui ha ottenuto l’Oscar), Steve Jobs e la serie Tv The news Room. Il film è stato tratto dall’omonimo memoriale autobiografico scritto dalla stessa Molly Bloom.  Presentato nel 2017 al “Toronto Film Festival” ha ottenuto due nominations per i Golden Globe, ulteriore motivo di soddisfazione per Sorkin. “Tra i protagonisti di questo film autobiografico figurano i candidati all’Oscar Jessica Chastain, Idris Elba e il premio Oscar Kevin Kostner e Michael Cera”. Molly’s Game, la storia di Molly Bloom Molly’s Game, basato su fatti realmente accaduti tra il 2013 e il 2014, racconta di una giovane ex sciatrice, Molly Bloom (interpretata da Jessica Chastain) che, a causa di un incidente che mette fine ai suoi sogni di atleta,  deve rinunciare alla partecipazione alle Olimpiadi. Molly pertanto, demotivata e sconcertata, decide di abbandonare gli studi giuridici presso l’Università di Harvard per trasferirsi a Los Angeles dove lavora come assistente di un gestore di sale adibite al gioco del Poker. Il titolare, però, senza una ragione precisa, la licenzia e Molly decide di conseguenza di gestire il gioco da Poker clandestino in proprio. Nell’arco di breve tempo Molly guadagna centinaia di milioni di dollari, ospitando nelle sue sale persone di grande spessone come uomini d’affari, imprenditori, produttori, grandi magnati, campioni sportivi e attori internazionali (tra cui Ben Affleck, Tobey Maguire e Leonardo Di Caprio). Tra gli ospiti inoltre figurano anche pericolosi esponenti della mafia russa, di cui lei non ne è a conoscenza. Dopo circa otto anni di gestione clandestina dell’attività, Molly incassa circa 32 milioni di dollari, una scalata sociale che la rende ricchissima ma non felice. Come un fulmine al ciel sereno, una notte nel suo appartamento irrompe l’FBI che l’arresta dopo aver smascherato la gestione dell’attività illegale e non autorizzata del gioco d’azzardo, scatenando la stampa e i gossip scandalistici contro di lei. Ha inizio una lunga battaglia legale e il suo avvocato difensore Charley Jaffey (Idris Elba), in un primo momento poco propenso ad aiutarla, accetta l’incarico per fare luce sulle vicende e sul passato di Molly. Scopre in questo modo le realtà nascoste e sofferte della sua esistenza e il suo rapporto combattuto con il padre Larry (interpretato da Kevin Costner con un’ interpretazione magistrale). “Mi ha convinto la vita reale di Molly, che per un incidente fu costretta a rinunciare alle sue aspirazioni di sciatrice, trasferendosi a Hollywood ed iniziando a gestire partite di poker illegali”- A. Sorkin. Sorkin con Molly’s Game focalizza la sua attenzione sulle vane ambizioni di una donna, narrate dalla sua voce fuori campo, ovvero dalla voce prestata […]

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“Escobar” di Fernando Leon de Aranoa – Il Fascino del male tra storia e mito

Escobar, il narcotrafficante più potente di tutti i tempi, negli ultimi anni è risultato fonte di ispirazione per diverse produzioni cinematografiche e televisive tra cui va citata “Narcos”, serie cult di grande successo creata da Brancato, Bernard e Miro, ed il tiepido e meno convincente “Escobar” di Andrea Di Stefano, interpretato da Benicio Del Toro. A distanza di pochi anni, il nuovo biopic Escobar – Il Fascino del male, diretto da Fernando Leon de Aranoa, offre una nuova interpretazione del noto trafficante di cocaina; a vestirne i panni questa volta c’è il verosimigliante e sorprendente premio Oscar, Javier Bardem (Non è un paese per vecchi – 2008), affiancato dalla sua altrettanto impareggiabile compagna e collega Penelope Cruz (premio Oscar per “Vicky Cristina Barcelona”), nel ruolo di Virginia Vallejo l’amante giornalista, attualmente in asilo politico presso la città di Miami. Ad Aranoa, l’idea convincente per una nuova realizzazione cinematografica dedicata al personaggio di Escobar, viene dettata dal romanzo “Loving Pablo, hating Escobar”, scritto da V. Vallejo, traendone una validissima sceneggiatura senza tralasciare nulla sui fatti storici riguardanti il famigerato boss malavitoso, uno degli uomini più temuti in Colombia e negli USA. “Dal 1998 sono stato incuriosito dal personaggio di Pablo Escobar come uomo. Mi sono stati offerti diversi ruoli come Escobar, ma li ho sempre rifiutati proprio perché non invocavano alcun sentimento al di là di un semplice stereotipo” – J. Bardem. Escobar – Il Fascino del male racconta l’ascesa al potere del noto criminale durante uno dei decenni più tormentati per la lotta al narcotraffico internazionale con la richiesta di estradizione negli States per una sua condanna irrevocabile. Il regista ripercorre le tappe più significative della vita del noto criminale, le relazioni con il figlio, l’ascesa come uomo d’affari e come politico, i suoi agganci istituzionali per il controllo mondiale del traffico di stupefacenti e la sua tormentata e passionale relazione con Virginia Vallejo, sua amante prediletta con cui istaura un complicato rapporto d’amore ed odio da cui si vedrà tradito. Virginia dopo aver conosciuto il lato spietato e criminale di Escobar, attraverso numerose minacce di morte, si pone al servizio della giustizia affidandosi all’agente Neymar (Peter Sarsgaard) della DEA, affinché venga catturato e giudicato dalla corte suprema del dipartimento di giustizia degli USA. Fernando Leon de Aranoa racconta Escobar Il regista Fernando Leon de Aranoa fa leva in modo attento sulla memoria intima di Virginia, una donna testimone degli anni ‘80/’90, uno dei periodi più cruenti per il sud America sconvolto dalla guerra contro il narcotraffico sostenuto dal Cartello di Medellin, ovvero da Escobar, nel ricostruire il ritratto di un uomo spietato contro chi lo ostacolava nei suoi infidi progetti criminosi, ma altrettanto intimo con le sue debolezze umane nei rapporti con il figlio e nel preoccuparsi di costruire scuole ed ospedali per tutti. Una doppia natura contrastante, messa in evidenza dai media in un periodo storico contrassegnato dai forti contrasti sociali dominati da un uomo capace di manipolare una fitta rete internazionale che coinvolgeva diversi paesi sudamericani, gli USA e […]

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Ready Player One, il nuovo film di Steven Spielberg

“Non è solo un gioco si tratta di vita e morte nella realtà. Benvenuto ad Oasis” Ready Player One, il nuovo avventuroso thriller fantascientifico sulle realtà virtuali, rappresenta un atto d’amore del grande maestro del cinema Steven Spielberg nei riguardi del pubblico mondiale. Un’autentica summa di molte opere cinematografiche riguardanti mondi fantastici e dell’immaginario, scenari che vanno ad alimentare il pensiero collettivo d’evasione di una generazione da un mondo reale da tempo spento e privato di ogni emozione. L’unica salvezza per l’umanità è fuggire a Oasis, un universo virtuale e immaginario dove ognuno può diventare ciò che desidera. La pellicola diretta da Spielberg è un adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Ernest Cline, autore della medesima sceneggiatura con Zak Penn, al fine di realizzare una grande collaborazione cinematografica con i diritti acquisiti nel 2010 dalla Warner Bros Productions. Numerosi i registi internazionali proposti per il progetto generato dalla geniale mente di Cline, tra cui Christopher Nolan e Robert Zemeckis, ma questa idea così originale nel contenuto poteva essere proposta solo a Spielberg, regista che ha coinvolto nelle riprese lo stesso scrittore. Ready Player One, un thriller fantascientifico Il fantasmagorico Ready Player One ambientato nell’anno 2045, non è altro che la rappresentazione di una realtà distopica basata sulle suggestioni virtuali vissute da un giovane protagonista Wade Owen Watts e il suo biondo avatar chiamato Parzival (interpretato da Tye Sheridan), immerso in una realtà quotidiana deprimente di un mondo perduto nello stato dell’Ohio, tra cumuli di rovinose carcasse di camper accatastate come torri, dove i giorni e le notti sembrano tutti uguali. L’unica speranza per sopravvivere è fuggire a Oasis, un luogo fantastico ideato e creato dal miliardario James Halliday (Mark Rylance) ormai morto ma ancora presente attraverso le proiezioni irreali, pronto a indire un premio ambitissimo che consiste nel trovare il tesoro Anorak. Parzival con la complicità di alcuni amici e di una giovane partner, Samantha Evelyn Cook  con il suo avatar Art3mis, cercano in ogni modo di ottenere l’ambito premio, ma si ritrovano ostacolati da un gruppo di giocatori appartenenti alla multinazionale IOI, pronti a tutto pur di ottenere il controllo totale di Oasis. L’immaginario collettivo rappresentato nel film di Spielberg si ispira univocamente alla cultura pop degli anni ottanta, esaltata da una selezione di brani musicali di grande successo dei gruppi musicali maggiormente gettonati all’epoca come i Duran Duran, i Tears for Fears, gli Eurythmics e molti altri ancora. Numerose le citazioni di precedenti film di successo, tra cui la mitica DeLorean dell’intramontabile Ritorno al Futuro, Il GGG, modificato nel titolo da Spielberg con Il Gigante di Ferro, Supercar, Mad Max, Freddy Krueger e Il Signore degli Anelli. “Per me conta la storia prima di ogni altra cosa. I riferimenti alla cultura pop degli anni ’80 mi divertono, ma non è il motivo per cui ho voluto realizzare Ready Player One” –  Steven Spielberg. Steven Spielberg e la sua infanzia interrotta Il motivo reale per cui Spielberg ha accettato la regia di un nuovo film ispirato agli anni ‘80 e ai numerosi video Games virtuali generati dal […]

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Hostiles: nuovo western duro e malinconico

Hostiles è un western d’avventura concepito secondo gli stereotipi classici e intramontabili della prima maniera, per alcuni aspetti riconducibili agli intramontabili ed epici film di J. Ford, pietre miliari del cinema del ‘900, avvalendosi di montaggio e tecniche fotografiche al passo con i tempi. Scott Cooper, regista e sceneggiatore di Hostiles, in collaborazione per la scrittura con Donald Cooper, dopo aver realizzato il cupo “Out of the Furnace” (2013), film premiato in occasione del “Festival del Cinema di Roma”, in cui pone in rilievo la malavita e l’emarginazione delle periferie metropolitane degli USA, torna a collaborare con Christian Bale, nel tentativo di bissare il precedente successo cinematografico, questa volta cimentandosi nel genere western di ampio respiro, proposto in stile classico e lineare, girando la sua storia avventurosa tra gli immensi e meravigliosi scenari naturali d’America, incorniciati in modo superlativo dagli stupendi scatti del maestro della fotografia Masanobu Takayanagi (Il caso Spotlight). Cooper, ponendo a confronto due epoche diverse, accomunate da recrudescenze spesso generate dall’odio etnico ed intolleranze razziali, mette in evidenza il peso morale, il pericolo incombente e le negative ed inevitabili conseguenze di questi sentimenti ostili sostenuti da politiche sbagliate e xenofobe. Il regista pertanto riesce bene a focalizzare la sua attenzione nelle reazioni più umane di un gruppo di persone accomunate dal senso di riconciliazione, attraverso le dinamiche dei fatti narrati. Un autentico antidoto all’odio in un paese dove gli atteggiamenti disumani dominano incontrastati nel conflitto atavico tra bianchi e nativi d’America. Hostiles: “Ho ucciso selvaggi perché questo è il mio lavoro”  Il film, ambientato nel lontano 1892, narra le vicende occorse ad un leggendario capitano dell’esercito statunitense, Joseph J. Blocker che, (interpretato stupendamente da Christian Bale) in stanza presso un avamposto militare nel selvaggio New Mexico, è pronto ad obbedire ad una richiesta d’ordine da parte delle autorità militari e del presidente americano in persona: scortare, con alcuni suoi fedelissimi, Falco Giallo (Wes Studi), capo Cheyenne malato terminale, suo ex nemico per via di molti compagni deceduti per sua mano e la sua famiglia composta da donne, nelle lontane terre del Montana dove dimora la sua tribù di pellirossa. Durante il lungo cammino che divide gli sconfinati territori desertici d’America, il capitano e il suo seguito incontrano Rosalie Quaid (intensa ed emotiva interpretazione di Rosamund Pike che ricordiamo per “L’amore Bugiardo”), una giovane vedova la cui famiglia è stata sterminata da un gruppo di spietati Comanche, intenzionati a derubarli dei loro cavalli. Tra il capitano e la vedova, che si unisce al drappello in viaggio, si stabilisce un comune intento, unire le loro forze per combattere gli ostili Comanche eternamente in agguato, pur di difendere il capo Cheyenne e la sua famiglia e rendere giustizia per i loro crimini compiuti nelle sconfinate terre di nessuno. “Gli inglesi hanno Shakespeare, i francesi ridono con Moliere, gli americani pongono il western al centro della loro cultura. Amo molto questo genere, non passa mai di moda” (Cooper). Cooper, con la sua ultima opera cinematografica, dura e carica di silenzi malinconici, […]

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Lady Bird di Greta Gerwig, volare con le proprie ali

“Lady Bird dice sempre che vive al di là dei binari!” Greta Gerwig scrive e dirige un film sagace, brillante, spesso divertente, ambientato in parte nella città di Sacramento in California, dove  si svolgono i fatti riguardanti l’adolescenza di Christine e la successiva fase di crescita con il suo nuovo nome “Lady Bird”. Una ragazza continuamente divisa tra sogni improbabili ed esperienze quotidiane, desiderosa di rompere con un passato per lei stretto e deludente, in una costante e continua ricerca di nuove dimensioni esistenziali. Gerwig con Lady Bird evidenzia in modo convincente le passioni amorose, l’amicizia e le esperienze quotidiane di una ragazza predisposta a sbagliare spesso nelle sue scelte a volte paradossali, pur di inseguire le proprie passioni spesso dettate dalla voglia di volare con le proprie ali, sperando di realizzare i propri sogni. “Lady Bird dopo aver ottenuto due Golden Globes punta agli Oscar come miglior film e miglior attrice protagonista per Saoirse Ronan” Lady Bird (interpretato in modo notevole dalla splendida Ronan), nata e cresciuta nella modesta città di Sacramento, sogna di vivere in una grande metropoli sulla costa orientale e frequentare un’importante università degli States, capace di offrirgli nuove opportunità lavorative e professionali. La diciassettenne sta per terminare gli studi liceali e frequenta controvoglia il club di recitazione teatrale presso il suo liceo. La sua assiduità si rivela di breve durata, lei è una ragazza anticonformista e il suo spirito ribelle la spinge oltre le strette mura di casa, nelle quali vivono sua madre molto ipercritica e premurosa e suo padre disoccupato e in stato depressivo, i quali non gli concedono entusiasmo o diversivi. Nonostante sua madre (una splendida interpretazione di Laurie Metcalf) creda molto nelle sue buone capacità e qualità, Christine o Lady Bird, come lei preferisce farsi chiamare, parte da sola facendo molte richieste  presso diverse università americane, tutte sistematicamente respinte. La ragazza però. nonostante tutto, è fiduciosa riguardo una lista d’attesa per l’Università di New York, che per lei apre nuove speranze. Quello che sta vivendo è un momento importante, anche se preferisce manifestare la sua libertà attraverso i desideri repressi durante l’infanzia, ovvero i giovani amori, Danny (interpretato da Lucas Edges) e il giovane e tenebroso musicista Kyle (Timothée Chalamet) , le adolescenziali furbate quotidiane e nuove brillanti amiche come Julie (Beanie Feldstein) e successivamente la trasgressiva Jenna (Odeya Rush), con cui si reca alle folli feste scolastiche. La sua vita è una corsa a ostacoli, con nuovi desideri da poter realizzare per ogni giorno da trascorrere in modo diverso, divenire adulti e distinguere ciò che è buono da ciò che è sbagliato, per Lady Bird è difficile ma ancora più difficile è accettare la realtà in modo maturo ed osservarla con occhi diversi…..prima o poi lo farà per riabbracciare sua madre! “Lady Bird è stato incluso tra i 25 migliori film dell’anno” Gerwig nella sua commedia di grandi ambizioni evidenzia due periodi distinti della giovane protagonista: l’adolescenza e la maturità unite da una fase di passaggio fondamentale per la crescita della ragazza […]

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The Disaster Artist, un’assurda storia vera

“Un film talmente assurdo da diventare autentico cult nella storia del cinema” The Disaster Artist, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Greg Sestero e Tom Bissell, si ispira a fatti realmente accaduti risalenti al 2003, riguardanti il più grande fallimento cinematografico, ovvero il film più brutto della storia del cinema di tutti i tempi. James Franco (“In Dubious Battle” del 2016 e “Child of God” del 2013), supportato dalla sceneggiatura abilmente scritta da Scott Neustadter e Michael H. Weber, dirige le riprese cinematografiche ricostruendo con ironia gli avvenimenti tragicomici di Tommy Wiseau e Greg Sestero, durante il loro folle tentativo di realizzare ad ogni costo il film intitolato “The Room”, in uno dei set più stravaganti del mondo. Cosa può spingere due personaggi mediocri e molto diversi tra loro, entrambi frequentatori degli stessi corsi di recitazione, a intraprendere un progetto così folle e lontano dalle loro capacità? Il semplice desiderio di poter realizzare il proprio sogno divenendo star hollywoodiane? L’idea di poter diventare molto famosi con un’opera mediocre destinata ad un pubblico mediocre? The Disaster Artist, un’incredibile follia La tragicomica e travagliata avventura di Tom e Greg, uniti dalla comune passione per James Dean, celebra il trionfo della genuina inesperienza nel diritto di credere nelle proprie capacità,costi quel che costi. Anche dopo numerose porte sbattute in faccia, anche in assenza totale delle benché minime basi professionali. James Franco, dopo aver diretto opere cinematografiche ispirate ai classici della letteratura mondiale, si spinge oltre i suoi limiti dando il meglio di sé per la regia e interpretando in modo eccellente e con profonda empatia il ruolo del coprotagonista e aspirante regista Tom Wiseau (identico nell’aspetto fisico). Un incomprensibile personaggio disposto ad autofinanziarsi con sei milioni di dollari pur di realizzare il suo folle film, nonostante non abbia la più pallida idea su come girare le scene in fase di riprese. Il suo primo attore Greg Sestero, interpretato da suo fratello Dave Franco, impersona in modo sorprendente l’inettitudine pressoché totale di un attore fallito, privo di talento e di iniziativa recitativa, a tal punto da ripetere la medesima battuta ben 67 volte prima di centrarla e che ripete testualmente: “Non l’ho picchiata, non è vero, sono stronzate, non l’ho picchiata, non l’ho fatto, oh ciao Mark”. “Un film che si presenta come una combinazione tra Boogie Nights – L’altra Hollywood e The Master” – J. Franco. Per The Disaster Artist, J. Franco ha restituito tempi simili al film “The Room”, in esso contenuto, in un crescendo di comicità, tra crisi di autostima del regista su come condurre le riprese e prese di posizioni deliberatamente autocratiche. Riguardo la vita privata di Wiseau che ancora oggi resta avvolta nel mistero, perché sul peggiore regista di sempre non si conosce la provenienza (forse New Orleans), l’età e l’enorme patrimonio finanziario messo a disposizione per la produzione. Un novello “Ed Wood” dei nostri tempi, simile al personaggio di Burton, chiaro riferimento, tutt’altro che casuale, per la mancanza di talento del protagonista. Divertente e bene articolata nei tempi, il biopic […]

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The Post: l’etica giornalistica del dissenso

“Il Time ha settemila pagine che illustrano come la Casa Bianca abbia mentito sulla guerra del Vietnam per trent’anni” The Post, film diretto da Steven Spielberg, in collaborazione per la sceneggiatura con Liz Hannah e Singer, si ispira a fatti realmente accaduti negli anni Settanta, riguardanti le rivelazioni di documenti top secret su alcune verità sconcertanti emerse durante la guerra del Vietnam e tenute nascoste alla stampa dalle alte sfere politiche. Spielberg, con il suo nuovo thriller politico The Post, focalizza il suo obiettivo su uno dei momenti più cruciali per il giornalismo di denuncia politica, ponendo in rilievo due grandi protagonisti della stampa uniti nel coraggio decisionale: Kay Graham, prima straordinaria donna alla guida del The Washington Post (interpretata in modo stupefacente da Meryl Streep, tre volte vincitrice di un Oscar) per un’epoca in cui il potere mediatico era gestito esclusivamente dagli uomini; l’attrice statunitense è affiancata da un altrettanto inimitabile Tom Hanks nel ricoprire il ruolo di Ben Bradlee, testardo direttore del giornale, per la prima volta in coppia con la Streep. Daniel Ellsberg (Zach Woods), un economista attivo nelle sue funzioni all’interno del Pentagono, nel 1971 divulga alcune scomode verità riguardanti la guerra del Vietnam, dopo essersi convinto delle gravi conseguenze prodotte dal conflitto sulla democrazia americana. I documenti segreti, i Pentagon Papers, raccontano in modo dettagliato come le alte sfere politiche (ben quattro presidenti) e militari USA erano a conoscenza da circa trent’anni del loro coinvolgimento nel sud-est asiatico e della verità riguardante la fallimentare guerra del Vietnam, acconsentendo all’occultamento dei reportage militari all’interno del Pentagono. Il quotidiano a rivelarne il contenuto è il New York Time, bloccato da un’ingiunzione emanata dalla corte suprema della magistratura; successivamente è la volta del Washington Post che si trova a gestire i documenti scottanti, ponendo le mani sugli inediti fascicoli. Katharine Graham, la prima donna capace di gestire un’intera redazione, impugnando il diritto di cronaca, decide di pubblicare l’intera mole di documenti, ponendo a rischio la sua carriera e quella dell’intera redazione del giornale in una corsa contro il tempo e in nome della trasparenza per una stampa più libera. The Post: “quando il giornalismo ha il dovere di informare l’opinione pubblica” Spielberg, con la sua ultima opera cinematografica The Post, concede ampio rilievo alle tempistiche d’azione, in una sorta di instant movie: negli USA si predilige il detto “timing is everything”, il tempismo è tutto. La velocità decisionale sulla pubblicazione di documenti importanti è determinante e vitale per la sopravvivenza della stampa che cerca di far luce sulle verità nascoste. Tutto è appeso ad un filo per Graham e Bradlee, le loro decisioni di pubblicazione dei Pentagon Papers comportano rischi elevati per il prestigio della redazione con la probabile chiusura della testata giornalistica e l’incarcerazione degli editori, avvisi pregressi intimati dalla Corte Suprema. Solo un gesto di grande coraggio può salvare un intero paese restituendo dignità alle persone segnate dagli eventi. I chiari riferimenti rivolti all’attuale presidente Tramp, per molti aspetti simile negli atteggiamenti e nelle prese di posizione al suo predecessore Nixon […]

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Downsizing: distopica fanta-commedia di A. Payne

“Ridimensionarsi è un modo per salvare se stessi!” Downsizing è un film atipico, originale e fuori da un’etichettatura di genere. Cosa accadrebbe se un giorno non lontano alcune multinazionali trasformassero il consumo energetico in un fiorente progetto su scala mondiale? Tutto questo ce lo racconta in chiave ironica Alexander Payne, con la sua opera cinematografica dal taglio narrativo tipico della tradizionale commedia americana. Downsizing nasce da un’idea incentrata sull’eccessivo consumo energetico del nostro pianeta: la soluzione teorizzata è da definire alquanto spettacolare e consisterebbe nel ridurre le dimensioni dell’essere umano ad un ottavo della massa corporea, permettendogli in questo modo di risparmiare energia e spazio vitale. Infatti la tecnica del ridimensionamento degli esseri umani, trasformati dopo l’esperimento in una sorta di fiabeschi lillipuziani, consentirebbe di risparmiare anche sui carburanti e sui consumi alimentari, risolvendo l’annoso problema riguardante lo smaltimento dei rifiuti. Sembra fantascienza e lo è, infatti Payne si diverte a imbastire situazioni leggere e comiche sdrammatizzando in ogni contenuto, attraverso i protagonisti di questa folle avventura, pronti a mettersi in gioco, ignari delle numerose sorprese che questo esperimento gli riserverà. Dopo una crisi economica di portata mondiale si prospetta un futuro critico per molte famiglie o coppie, tra cui quella dei coniugi Paul (Matt Damon, perfetto nel ruolo di un americano medio) e Audrey Safranek (Kristen Wiig). Durante una cena con alcuni amici, la coppia viene a conoscenza dei vantaggi sul ridimensionamento corporeo degli esseri umani proposto da una società multinazionale norvegese. L’esperimento consiste nel ridurre l’umanità consenziente a dodici centimetri d’altezza totale, migliorando notevolmente le condizioni economiche e lo stile di vita dei nuovi mini-terrestri, relegati a trascorrere la loro esistenza in una minuscola cittadina dalle dimensioni di un plastico, creata espressamente per questa nuova umanità del futuro. L’esperimento si pone l’obiettivo di concedere agli esseri umani, tra i primi privilegiati, benessere, serenità e ritrovati spazi vitali a costi ridottissimi. In questa mini-cittadina fantastica, non esiste la criminalità, lo stress, la crisi energetica ed alimentare: tutti questi problemi sono di colpo azzerati, generando un nuovo micro ecosistema chiaramente controllato da alte sfere. I coniugi Safranek, in crisi esistenziale, dopo aver scoperto questa nuova possibilità di vita, decidono di sottoporsi all’esperimento, godendo dei numerosi vantaggi economici promessi dalla multinazionale. Audrey però si tira indietro all’ultimo momento e per Paul, inizialmente entusiasta in vista delle nuove prospettive di vita, non tutto sembra andare liscio come l’olio. Downsizing: un film per “vivere alla grande” Payne, con Downsizing, ironizza sul consumismo della società americana, facendo leva sull’ecosostenibilità mondiale. Il regista prende gusto nel raccontare una storia di puro intrattenimento dal taglio favolistico, dove i paradossi, generati da futuri improbabili, evidenziano numerosi limiti evolutivi della società moderna. Si tratta di una società che si cerca di dominare anche nel numero, in riferimento al modello occidentale ed americano ormai al collasso, intervenendo con la cura migliore: creare delle cavie umane di dimensioni ridottissime in grado di promuovere un nuovo sistema di vita. Ma è davvero pensabile risolvere i problemi di un intero ecosistema generandone altri? […]

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Ella e John – The Leisure Seeker: ultima fuga d’amore

“La prosa, che è poesia, è il segreto di Hemingway” Ella e John – The Leisure Seeker (soprannome di un vecchio camper), scritto e diretto da Paolo Virzì in collaborazione con F. Archibugi e S. Amidon e F. Piccolo, riassume bene il concetto di poesia, in questo caso generata da piccoli e semplici gesti quotidiani di due simpatici anzianotti on the road, lanciati su un camper, alla ricerca di momenti di felicità e di tenerezza da ritrovare e condividere insieme, attraverso quella che possiamo definire un’autentica fuga d’amore per sfuggire ad un infelice destino, lontani dalle inutili e incolmabili preoccupazioni quotidiane sulle insanabili patologie che affliggono entrambi. La meta da raggiungere è una casa museo nel Key West, dedicata al mitico scrittore Hemingway, che rappresenta l’alter ego poetico di questa stupenda coppia pronta a mettersi in gioco per l’ultima volta, sorridendo alla vita. “Ella e John rappresentano un esempio per tutti gli anziani su come affrontare con ottimismo gli anni difficili della malattia” Il film intimistico racconta di Ella (Helen Mirren già premio Oscar come miglior attrice protagonista per “The Queen” – 2007) e John (Donald Sutherland), del loro viaggio d’amore estivo per le strade americane, alla guida di un anacronistico e vecchio camper chiamato The Leisure Seeker; racconta dell’evasione dai figli apprensivi a causa della stanchezza, per poter ritrovare l’amore nella coppia o semplicemente per sfuggire alle quotidiane e ripetitive cure mediche destinate a separare, prima o poi, i loro destini in modo scontato e malinconico. Ella è un vulcano di energia inesauribile con una notevole lucidità mentale, mentre John si presenta svanito, quasi totalmente privo di memoria, ad eccezione dei ricordi di un tempo passato, soprattutto quelli riguardanti i suoi amori giovanili che spesso fanno inalberare Ella. Due caratteri diversi ma complementari che, legati l’uno all’altra, compongono una sola anima, lanciata in un folle viaggio avventuroso nel Key West, ripercorrendo la Old Route 1, da Boston alla Florida, ripercorrendo luoghi attraversati in età giovanile e che ormai non riconoscono più. In quei luoghi, osservati tra situazioni tragicomiche e momenti di puro sentimento coniugale, i due protagonisti ripercorrono un’infinita storia d’amore da rivivere fino agli ultimi attimi della loro esistenza. Ella e John: poesia e autentica tenerezza Ella e John, tratto dal romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian (edito in Italia da “Marcos y Marcos”) , rappresenta un passaggio importante nel cinema di Paolo Virzì per il suo primo film in lingua inglese. Il regista, dopo aver diretto “La pazza gioia” e “Il capitale umano”, tratta un film italiano dal taglio anglosassone, interamente girato negli States tra scenari d’atmosfere pre-elettorali (riguardanti le presidenziali di Trump) di un’America difficile da riconoscere. Il regista ritorna sui set americani 15 anni dopo “My Name Is Tanino” (storia di una migrazione temporanea) e conservando una linea narrativa fedele e coerente al suo genere cinematografico, on the road, tagliente e lontano dai sentimentalismi mielosi. Le ambientazioni di scenari aperti e sconfinati, tipiche degli Stati Uniti, sostituiscono le colline toscane della terra nativa del regista, […]

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Tutti i soldi del mondo: anatomia di un rapimento

“La verità supera la finzione in un film ispirato ad eventi realmente accaduti”. Tutti i soldi del mondo (All the Money in the World), diretto dal geniale Ridley Scott che non ha bisogno di presentazioni, è un film liberamente ispirato al saggio “Painfully Rich” di John Pearson su fatti di cronaca realmente verificatisi negli anni settanta, adattati da David Scarpa per una sceneggiatura tra le migliori del 2015. L’ultima opera cinematografica di R. Scott racconta in modo coinvolgente gli avvenimenti riconducibili al rapimento del diciassettenne John Paul Getty III (Charlie Plummer), nipote di Jean Paul Getty, considerato a quel tempo il più ricco magnate al mondo. Un uomo cinico e avido nella vita privata a tal punto da anteporre all’affetto di suo nipote (ma anche dell’intera famiglia) l’attaccamento al proprio capitale e ai beni materiali accumulati nel corso della vita. “17 milioni di dollari o si prenderanno un occhio, un orecchio, una mano, e non mi dica che non ha soldi” Roma 1973, un gruppo di uomini mascherati sequestrano John Paul Getty, nipote del celebre magnate petroliere, conducendolo in un luogo segreto e sotterraneo. Successivamente viene chiesto un riscatto a sua madre per liberarlo, ma suo nonno, il miliardario Jean Paul Getty (Christopher Plummer), rifiuta in modo ostinato di pagare qualsiasi quota. Anteponendo l’intoccabilità delle sue fortune allo sfortunato evento accorso a suo nipote, il magnate desta meraviglia e sconcerto tra i rapitori in attesa di risposte e la stampa mondiale. Il mancato pagamento del riscatto potrebbe rappresentare l’esecuzione di suo nipote, ed una lotta serrata contro il tempo tiene con il fiato sospeso Gail Harris (Michelle Williams, premio Oscar nel 2011 con “Marilyn” come miglior attrice), sua madre da tempo separata dal marito, l’avvocato dei Getty (Timothy Hutton) e un investigatore ex agente della CIA, l’enigmatico Fletcher Chase (interpretato da Mark Wahlberg) incaricato da Getty per risolvere una vicenda sia pubblica che privata in grado di sconvolgere l’opinione pubblica internazionale. Tutti i soldi del mondo: corsa contro il tempo Tutti i soldi del mondo passerà alla storia come il film dal rimpiazzo più veloce di un attore: difatti sono serviti appena nove giorni per sostituire Kevin Spacey (accusato di molestie sessuali) con Christopher Plummer: quella di R. Scott è stata una corsa contro il tempo per salvare l’intera produzione. Il regista si è trovato ad un bivio cruciale per presentare in tempo nelle sale il suo film: rinviarne l’uscita o sostituire in tempi da record l’importante ruolo di Jean Paul Getty, affidato inizialmente a K. Spacey; chiaramente il noto regista ha optato per la seconda scelta affidando il ruolo all’ottantottenne Plummer, che, stimando il regista, ha accettato la proposta a occhi chiusi. Successivamente tutte le riprese sono state rigirate in tempi rapidissimi con una troupe d’emergenza: non era pensabile sacrificare un intero progetto cinematografico al quale avevano lavorato circa 800 persone tra professionisti, tecnici e comparse, per gli errori commessi da un solo attore. Il Plummer (già premio Oscar per “Beginners”) ha, inoltre, rifiutato di vedere le scene girate dal suo collega per non subire condizionamenti durante […]

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Wonder di Stephen Chbosky: una storia contro ogni pregiudizio

“Non puoi nasconderti se sei nato per emergere!” – Tratto da Wonder. Wonder, diretto dal romanziere e sceneggiatore Stephen Chbosky (“Noi siamo l’infinito” – 2012), è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di R.I. Palacio del 2012, (nome d’arte di Raquel Jaramillo), autentico best seller letterario vincitore di numerosi premi, con oltre due milioni di libri venduti, un indimenticabile romanzo che tratta il tema della malattia di un bambino vittima di bullismo scolastico. Una storia ispirata dalla scrittrice su personaggi e fatti reali conseguenti a malattie e difficoltà che possono generare la mancata accettazione da parte degli altri. Auggie Pulman, interpretato da Jacob Tremblay, è un bambino di 10 anni che nonostante la diversità del suo aspetto poco gradita dai suoi coetanei, trova il coraggio di proporsi a loro per farsi accettare. Il film ad ogni modo focalizza l’attenzione sul protagonista, affetto dalla Sindrome di Treacher Collins, una rara patologia evidenziata da numerose displasie deformanti del viso (rese possibili da uno strepitoso makeup), conseguenti ad una lunga serie di interventi chirurgici, segni indelebili che, mettendo a dura prova l’aspetto psicologico del bambino, lo rendono consapevole delle difficoltà a cui va incontro, sapendo di poter contare inizialmente solo sul sostegno dei suoi genitori. “So di non essere un normale bambino di 10 anni, ho subito 27 operazioni, mi sono servite per respirare, vedere e sentire senza un apparecchio ma nessuna di loro mi ha dato un aspetto normale!” – dal film. Auggie è un bambino in procinto di frequentare una scuola pubblica locale, partendo dalla quinta elementare; la scuola è un luogo a lui sconosciuto che lo terrorizza al solo pensiero, poiché per quattro anni ha studiato chiuso in casa a causa di numerosi interventi che lo hanno impedito fisicamente, ma per Auggie sta per aprirsi un confronto con la società esterna alla sua abitazione, formata da altri bambini diversi da lui. I genitori, mamma Isabel e papà Nate, interpretati rispettivamente da Julia Roberts e Owen Wilson (“Midnight in Paris” e “Grand Budapest Hotel”), sono premurosi, apprensivi e molto preoccupati per l’impatto scolastico a cui va incontro il piccolo. Il bambino inizialmente subisce il rifiuto, la derisione e il disprezzo di alcuni compagni e coetanei della sua classe, ma tra loro riesce a conquistare la simpatia e la fiducia di almeno due compagni. Auggie nonostante il trauma iniziale, nei momenti di condivisione con i suoi coetanei, riesce a dimostrare simpatia con dignità, incuriosendo e meravigliando l’intera classe per il suo coraggio e la sua forza interiore. Auggie un po’ alla volta si trasforma in un piccolo super eroe, un astronauta spaziale alla conquista di un nuovo pianeta, “la scuola”. I compagni finiscono per accettare la sua diversità apprezzando le sue doti di spigliatezza, intelligenza e autoironia, così lui trova il modo di conquistarli, riunendo tutti in un unico grande gruppo di amici. Stephen Chbosky per Wonder sceglie Julia Roberts e Owen Wilson “Sono temi difficili di cui parlo molto con i miei figli, spero che il film possa intensificare il dialogo di […]

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Interviste emergenti

Sangue di lupo: l’alchimia di Cristian Borghetti

Sangue di lupo di Cristian Borghetti, autore poetico e visionario dei nostri tempi (tra le opere scritte, Le cabinet Masson, Phobia, Hawthorn Bend), ci conduce dentro scenari immaginari vissuti tra la magica città di Praga e la riva del Moldava. Un tragico omicidio di sangue può assumere ben altro significato se osservato dagli occhi di un lupo, animale libero e in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale. L’incontro tra una ragazza dai capelli rossi, Rozovi Kriz e un lupo bianco, Rosen Wolfenkreuz, genera un delitto che in chiave filosofica rappresenta la conoscenza e il passaggio a uno stadio evolutivo successivo dell’antica sapienza alchemica rosacrociana. Il lupo bianco, la giovane ragazza e il maestro di conoscenza Christian Rosenkreuz (fondatore dei Rosa+Croce) sembrano incarnare un unico ed indivisibile spirito di conoscenza. Il lupo iniziato dal maestro insegue la sua preda Rozovi che rappresenta il pasto della conoscenza e l’amore incondizionato, attraverso il quale la morte genera la rinascita. I segreti della Mala Strana si materializzano nella città di Praga, dove il tempo sembra essersi fermato tra le impercettibili ombre notturne e il bianco candore della neve, dove l’attimo diviene eternità, il lupo uccide la sua preda per amore di conoscenza e il suo pelo si tinge di sangue che, come l’oro, simboleggia le nozze alchemiche. Gli attimi interminabili vissuti dal lupo in compagnia della ragazza sembrano reali ed oltre l’immaginazione, ma spesso tra realtà e sogno non esiste un confine stabilito. Sangue di lupo di Cristian Borghetti, l’intervista Incontriamo Cristian che ci rivela alcuni aspetti di Sangue di lupo: Ciao Cristian ben ritrovato, ti avevamo lasciato sul circuito automobilistico britannico di Brands Hatch con Hawthorn bend per ritrovarti a Praga con il tuo ultimo racconto Sangue di lupo. Contesto diverso, ma con la medesima vena letteraria. Cosa in particolare ha ispirato la tua storia ambientata in una delle città più magiche d’Europa? C.B. – Sangue di lupo fa parte di una serie di racconti brevi, ambientati in diverse capitali europee. In queste storie, ho voluto sondare l’animo umano, rappresentando il protagonista, uomo, con i tratti tipici di un animale. La prima di queste storie fu “Gideon, il pellicano di Londra”, pubblicato nella raccolta Horror Polidori vol. 2. Quando mi è venuta l’idea del lupo, la mia mente si è rivolta a Praga, la città magica, capitale degli alchimisti sotto l’imperatore Rodolfo II. Sangue di lupo si ispira chiaramente al simbolismo dei Rosa+Croce ed ad alcuni suoi passaggi da uno stadio evolutivo all’altro. Qual è stato l’elemento determinante che ha generato convergenza tra il mondo animale legato alla natura e la filosofia rosacrociana legata all’universo alchemico? C.B. – Il movimento Rosa+Croce ha fatto suo il principio alchemico per cui il Piombo può essere trasformato in Oro, applicato alla condizione umana. Attraverso le fasi alchemiche l’uomo rozzo (Piombo) si distrugge per rinascere uomo nuovo (Oro). È un ciclo che si ripete e porta l’individuo ad evolversi per essere migliore. L’essere umano però è fallibile ed il processo di evoluzione può essere influenzato da fattori esterni. Il […]

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Riccardo va all’inferno: diabolico dark musical

Riccardo va all’inferno e lo fa con ironia. Folle, diabolico, potente e visionario, così possiamo definire l’ultima opera cinematografica di Roberta Torre (scritta con la collaborazione di Valerio Bariletti), regista ironica e inafferrabile divisa tra cinema e teatro, ancora una volta pronta a stupire la critica e il pubblico con un dark musical definito da molti psichedelico, una originale rilettura in chiave pop del Riccardo III di Shakespeare, atipico nella sostanza ma con nuova linfa vitale per gli amanti del teatro al cinema. Il film si avvale di un cast d’attori straordinari e di un geniale staff dalle grandi competenze tecniche e fuori dagli schemi considerati tradizionali. Il protagonista assoluto è uno straordinario Massimo Ranieri nel ruolo di Riccardo Mancini vero mattatore della storia affiancato da una sorprendente Sonia Bergamasco perfettamente calata nel ruolo della Regina Madre….Riccardo sta tornando e qualcosa sta per cambiare. Come in un dark musical, “d’ora in poi per la nostra famiglia, questo sarà considerato…..un giorno di festa!” Lo story/musical Riccardo va all’inferno, racconta di un fantastico regno alle porte di Roma dove, in una decadente fortezza, dimora la nobile stirpe familiare dei Mancini, la quale, nonostante l’alto lignaggio, controlla il traffico di stupefacenti in tutto il regno traendo grandi profitti. Le lotte intestine tra fratelli all’interno del casato capeggiato e gestito da un’oscura e potente Regina Madre non mancano, e la stessa Regina tesse in modo subdolo gli equilibri familiari nell’ombra, equilibri che si rivelano instabili con il ritorno di Riccardo Mancini da un ospedale psichiatrico giudiziario, dove è rimasto rinchiuso per molto tempo a causa di problemi mentali. Riccardo, zoppo e minato nel fisico fin dall’infanzia, a causa di un tragico incidente che lo rese storpio per il resto della sua esistenza, appare agli occhi dei familiari guarito, ma pur di garantirsi lo scettro e la corona regale, trama e realizza senza alcuno scrupolo una serie di efferati omicidi nei riguardi dei suoi fratelli, prevenuti nell’ostacolare la sua imminente ascesa al potere. Riccardo durante la sua scalata al trono, sostenuta da alcuni amici fedelissimi, nascosti nei sotterranei del castello, commette il grave errore di sottovalutare la più potente degli avversari, la Regina Madre, autentica anima nera pronta a spedirlo all’inferno. “Siamo in un inferno permanente in questo film, un inferno comunque musicale, un inferno colorato e anche molto buio alle volte!” – Roberta Torre. La rilettura dark musical di Riccardo III di William Shakespeare, musicata da Mauro Pagani, va ben oltre le aspettative della critica, il musical stupisce con i multi-colorati e fantasiosi costumi di Massimo Cantini Parrini, le strabilianti scenografie con numerosi cambi di scena di Luca Servino e le coreografie di Francesca Romana Di Maio, che completano nell’insieme uno spettacolo entusiasmante ed ambizioso, in cui ad assumere il ruolo di autentico mattatore ritroviamo il poliedrico Massimo Ranieri, attore partenopeo in una sua veste insolita con il capo rasato per esigenze interpretative. Ranieri, concedendo al pubblico una notevole interpretazione degna di nota, è sempre pronto a rimettersi in gioco con nuove idee ottenendo […]

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Il domani tra di noi: un destino drammatico ma passionale

Il domani tra di noi ci proietta in un luogo montano impervio, desertico e ghiacciato dove puoi sopravvivere tre settimane senza cibo, tre giorni senza acqua e tre giorni senza un riparo. Il film liberamente basato su un adattamento cinematografico del romanzo “The Mountain Between Us” (2011), ottava opera letteraria dello scrittore statunitense Charles Martin. Nel 2012 fu proposta al regista Gerardo Naranjo, su una sceneggiatura scritta da Chris Weitz e J. Mills Goodloe, ma un inatteso stop dalla 20th Century Fox fa slittare di due anni il progetto affidando in circostanze imprevedibili la regia al palestinese Hany Abu-Assad, che vede realizzare il progetto tre anni dopo (2017). Il domani tra di noi di H. Abu-Assad ci racconta come due persone di sesso opposto e con situazioni di vita diverse, dopo un tragico incidente aereo, si ritrovano catapultati in una realtà impervia dove le probabilità di salvezza sono ridotte al minimo. Entrambi in condizioni fisiche precarie devono aiutarsi vicendevolmente, lottando contro un mondo ostile dove la sopravvivenza e le speranze di salvezza trovano l’unica forza nell’amore. «Non abbiamo altro che me e te» – tratto dal film. Tutto ha inizio nell’aeroporto della capitale dell’Idaho, dove vengono cancellati i voli diretti a New York dopo l’annuncio di un’imminente tempesta e due passeggeri, Ashley Knox (Kate Winslet, premio Oscar), una fotoreporter/giornalista, e Ben Payne (Idris Elba), un medico di ritorno da una conferenza, sono in attesa di imbarcarsi sull’ultimo volo. Di comune accordo i due decidono di noleggiare un piccolo aereo da turismo privato pur di giungere a destinazione nei tempi stabiliti, poiché la prima deve sposarsi mentre Ben deve eseguire un’operazione chirurgica e riappacificarsi con sua moglie. Entrambi si ritrovano in volo con il pilota ed un cane sul piccolo aereo, ma durante il sorvolo dei monti Uinta, nello stato dello Utah, il pilota accusa un grave malore e l’aereo precipita tra le montagne. Ashley, Ben e il cane, nonostante i gravi traumi subiti, si salvano mentre il pilota muore, entrambi i sopravvissuti si rendono conto di essere rimasti intrappolati in una zona innevata ed irraggiungibile ed hanno pochissime possibilità che qualcuno possa trovarli e soccorrerli, per cui nonostante le precarie condizioni fisiche si avventurano a piedi combattendo la natura ostile e gli animali predatori. Ashley e Ben perduti tra i ricordi delle loro vite, imparano a sopravvivere unendo le poche forze rimaste e imparando a fidarsi l’uno dell’altro. H. Abu-Assad (autore di Paradise Now e Omar), nel corso della lavorazione del film, per concedere maggiore realismo scenico ha preferito evitare l’utilizzo di effetti speciali e del green screen sul set, lavorando a diretto contatto con la natura selvaggia a circa tremila metri d’altitudine, dove si sono registrati picchi di temperature a – 38 gradi sottozero. Da annoverare la richiesta della meravigliosa star hollywoodiana Winslet, di rifiutare controfigure in alcune scene considerate maggiormente rischiose come quella riguardante la caduta nell’acqua ghiacciata ripetuta ben 7 volte, riproponendosi in contesti analoghi al pluripremiato Titanic. Per il regista è stato importante non tralasciare l’aspetto […]

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The Broken Key: un ecosistema senza carta

The Broken Key, dopo Il Codice Da Vinci un nuovo mistero italiano, un antico segreto nascosto in un papiro! Il nuovo thriller fantascientifico prodotto in Italia, scritto e diretto da Louis Nero, ci proietta in un distopico futuro eco-sostenibile in cui l’utilizzo della carta stampata diviene un reato penalmente perseguibile. L. Nero, dopo “Golem” (2003) e “Il mistero di Dante” (2014), nel suo nuovo film ritorna tra i segreti italiani tracciando le linee di un ipotetico e imminente futuro ambientato quasi interamente nella città di Torino, da sempre legata al mistero, in cui domina la Zimurgh Corporation, una mega corporazione mondiale denominata “Grande Z”, un grande fratello che controlla le società mondiali che vieta drasticamente l’utilizzo della carta. L’opera cinematografica, di genere thriller fantascientifico, intrisa di esoterismo e sacrifici umani, mette in evidenza un’antica simbologia templare legata a una chiave spezzata pronta a essere ricomposta. “Sette omicidi, sette peccati capitali. L’uomo è pronto per ricomporre la chiave”  The Broken Key è ambientato nell’anno 2033, in un futuro in cui la libertà del pensiero umano viene controllata dalla Grande Z, la Zimurgh Corporation. La carta è divenuta un bene raro e prezioso e ogni uso improprio è perseguibile come crimine, le biblioteche sono luoghi blindati, per cui è stata imposta alla società mondiale la legge di Schuster. L’eco-sostenibilità diviene quindi un obbligo da rispettare. Le notizie e la cultura scorrono solo attraverso tablet e smartphone. Sullo sfondo di questa nuova visione di un mondo immaginabile e anche probabile, Arthur J. Adams (Andrea Hirai e Marco Triggiani), uno studioso britannico, viene aiutato e sostenuto da suo padre il prof. Adrian Moonlight (Rutger Hauer), nella ricerca di un frammento di un antico papiro egizio sottratto alle autorità del Museo del Cairo dai seguaci della divinità di Horus, un’antica setta che sembra rievocare la mistica setta degli assassini. Sette misteriosi omicidi sembrano riconducibili ai sette peccati capitali dipinti dal grande pittore esoterico Hieronymus Bosch dentro il quale si nasconde la chiave del mistero, una chiave spezzata nascosta nei meandri di Torino, ovvero il frammento del papiro mancante. Per salvare l’intera umanità Arthur, con l’aiuto della sua assistente Sarah Eve (Diana Dell’Erba), deve esplorare l’oscura e misteriosa metropoli del futuro per comprendere il significato dei sette delitti e ritrovare il frammento mancante del papiro per ricomporre l’arcana chiave. “Un antico segreto per la vita eterna”  La chiave spezzata rappresenta un’antica allegoria riconducibile al significato di rinascita della sapienza umana e delle virtù sopite. Si racconta in tal proposito dell’iniziazione dei cavalieri templari che, per aprire lo scrigno della conoscenza, dovevano ricomporre la chiave spezzata, ovvero la maturazione della consapevolezza interiore. Non a caso anche Dante cita la chiave ricomposta nel X canto del purgatorio: “Perchè iv’era immaginata quella, ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave” e nel II canto del paradiso “I mortali dove chiave di senso non diserra…poi dietro ai sensi vedi la ragione ha corte l’ali”. Divina opera immortale di Dante che da sempre custodisce un’antica sapienza. “La morte non avrà più dominio”  The Broken Key […]

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L’It di Andrés Muschietti: l’atteso e oscuro ritorno di Pennywise

“Quando ho scritto il libro pensavo tra me e me… voglio rappresentare una città americana completamente infestata. Voglio che lo spirito di questa creatura… infetti l’intera città”– Stephen King. Sono trascorsi 31 anni dal romanzo best seller, opera monumentale scritta dal geniale S. King, e successivamente adattato da Tommy Lee Wallace nel 1990 per una miniserie televisiva suddivisa in due parti, dove il grottesco clown Pennywise aveva il volto di Tim Curry in una sua intensa interpretazione. Ad oggi It è ancora di grande richiamo con una sua nuova e attesissima versione trasposta per il grande cinema e suddivisa in un nuovo dittico. Il secondo capitolo, infatti, uscirà nel 2019 e si presenterà come un horror sequel ambientato nei giorni nostri con parte dello staff riconfermato. Il cinema si evolve e i tempi mutano con le idee; così la storia non si svolge più nel 1958 ma nel 1988, esattamente trent’anni dopo i fatti narrati nel romanzo originale, un numero ricorrente come i 27 anni trascorsi dalla prima trasposizione televisiva. Non a caso il demoniaco clown si risveglia ogni 27 anni. La nuova trasposizione di It, l’horror più atteso dell’anno, non perde smalto nel tempo, anzi si rinnova attraverso il make up di Pennywise/It interpretato in modo strabiliante da Bill Skarsgård (nuova giovane promessa del cinema mondiale), coprotagonista di un altrettanto notevole Jaeden Lieberher (nel ruolo di Billy Denbrough); ma nel film è da evidenziare soprattutto una rilettura sul piano registico, infatti l’argentino Andrés Muschietti, subentrato a Fukunaga nella direzione del film, prende parte alla scrittura della sceneggiatura con Gary Dauberman e Chase Palmer, riuscendo a generare alcune atmosfere tenebrose ambientate nella città di Derry, riscontrabili nella sua precedente regia per il film “La madre”, dove l’incertezza e la paura dominano in alcune scene inquietanti, attraverso un palpabile crescendo di tensioni e mistero. “I film horror sono potenti. In alcuni casi ci viene data la possibilità di vivere quelle profonde paure che avevamo da bambini. Questa è una delle ragioni del grande successo di questo film” – S. King Il misterioso clown kinghiano torna dalle tenebre grazie ad Andrés Muschietti! Derry, 1988. Un bambino, George, durante una giornata di pioggia, esce di casa per far navigare una barchetta di carta progettata da suo fratello Billy, costretto a letto con l’influenza. George (Jackson Robert Scott), una volta in strada, fa scorrere la sua barchetta lungo i rivoli del marciapiede inseguendola, ma la barchetta finisce per essere inghiottita in una feritoia fognaria. Il bambino si china, dunque, per afferrarla e incrocia lo sguardo del clown Pennywise che, con la scusa di offrirgli un palloncino, gli afferra un braccio portandoselo via con sé. Giugno 1989. Nella cittadina di Derry si sono verificate numerose sparizioni, pertanto è stato applicato il coprifuoco; Billy, per niente rassegnato della scomparsa del fratellino, si scontra durante l’ultimo giorno di scuola con alcuni bulli, ritrovando l suo fianco alcuni amici inseparabili: Richie Tozier (Finn Wolfhard), Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) Stanley Uris (Wyatt Oleff) e Beverly Marsh (Sophia Lillis), quest’ultima impegnata in un’altra disputa con […]

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Nemesi: l’ultima chance per una nuova vita

“Ti ho offerto una seconda occasione e l’hai sprecata!” – dal film Nemesi Nemesi è una fatale punizione da intendere come gesto estremo nato da un ideale egocentrico, non come semplice vendetta ma come una nuova possibilità per riscattarsi dagli errori commessi. È ciò che accade a Frank Kitchen, personaggio ambiguo dopo una tra le più traumatiche punizioni inflitte da un folle chirurgo: la riassegnazione genetica (un inaspettato cambio di sesso). Il veterano Walter Hill (vincitore dell’Emmy Award per il neo-western “Deadwood”) torna alla ribalta per il grande cinema con un nuovo thriller d’azione che gioca con le estreme conseguenze su situazioni improbabili ai limiti della realtà fisica percepita, ed entrando nell’immaginario mondo fumettistico. Infatti, dopo aver diretto ben 20 film cult movie e collezionato trofei internazionali, la sua ultima opera cinematografica si affaccia all’universo delle graphic novel in parallelo alla pubblicazione del fumetto scritto dallo stesso Hill e distribuito nelle librerie: un’operazione analoga al recente Monolith, non per il contenuto ma per il metodo di diffusione incisivo e su più contesti, letterali, fumettistici e cinematografici. La ricezione del pubblico, i finanziamenti, la disponibilità del cast, il budget, bisogna avere tutte queste cose nell’ordine giusto. Il mondo della graphic novel è molto più semplice. “Penso che per certi aspetti Nemesi sia un saggio travestito da fumetto” – da un’intervista di Hill. Nemesi ha inizio in una stanza dove la Dottoressa Rachel Jane (Sigurney Weaver) è segregata e avvolta in una camicia di forza. Durante gli interrogatori la donna rivela ad uno psichiatra, il dottor Galen (Tony Shalhoub), fatti precedenti riguardanti Frank Kitchen (Michelle Rodriguez in una sua insolita ed estrema interpretazione), un killer implacabile assoldato per mietere vittime, e su come nel corso della sua imprevedibile attività criminosa gli venga commissionato l’assassinio di suo fratello, un errore fatale che gli costerà caro. Rachel Jane in passato è stata una geniale quanto folle chirurga estetica, successivamente radiata dall’albo per i suoi interventi poco raccomandabili, questo le consente di vendicarsi di suo fratello, praticando su Frank la riassegnazione di genere con il conseguente cambio di sesso. Il risveglio per Frank in un anonima camera d’albergo si rivela un autentico shock psicologico, l’uomo si ritrova intrappolato in un corpo femminile e quindi obbligato a confrontarsi con una nuova appartenenza di sesso. Nonostante l’imbarazzante condizione esistenziale da gestire, generata dalla folle chirurga, Frank trova a sua volta modo di pianificare sulla sua creatrice un’implacabile contro-vendetta. “La dottoressa Jane impone a Frank un cambio di sesso, in parte come punizione, in parte come l’occasione per dargli una nuova prospettiva di vita, un’ultima chance per redimersi” – W. Hill In Nemesi tutti sono carnefici, ogni male commesso è la conseguenza di precedenti errori, ed ogni personaggio deve fare i conti con se stesso cercando gli elementi destabilizzanti nella propria psiche, il regista Hill (tra i suoi film “Strade di fuoco”, “48 ore”) si avvale della sua veterana esperienza nel cinema tra diversi generi divenuti cult movie, richiamando atmosfere da thriller psicologico nate da un universo fumettistico, simili a […]

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