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Eroica Fenice

La categoria Interviste emergenti contiene 138 articoli

Interviste emergenti

Red Carpet di Eduardo Paola: vite in passerella

Eduardo Paola, scrittore e giornalista napoletano, ha appena pubblicato il suo nuovo libro “Red Carpet – vite in passerella”, una raccolta di 14 monografie di personaggi che hanno fatto grande lo Spettacolo del ‘900. Intervista ad Eduardo Paola Eduardo, come nasce “Red Carpet”? Sono sempre stato affascinato da un certo mondo. Fin da bambino restavo incantato dalle irripetibili atmosfere dei film della vecchia Hollywood, all’interno dei quali ho conosciuto attori e attrici che hanno fatto storia e che hanno influenzato la mia vita e il mio gusto personale. “Red Carpet” nasce da una mia esigenza: quella di poter ridare luce, nel mio piccolo, a personaggi che in un certo periodo hanno goduto di un successo straordinario, diventando in molti casi modelli e icone ma la cui fama poi, per un motivo o per un altro, si è persa nel tempo. Infatti ho dedicato il libro proprio alle “Stelle spente”, quelle che aspettano di riaccendersi in virtù di un ricordo, anche solo per un momento. Chi sono i protagonisti del libro? “Red Carpet” comprende 14 monografie di personaggi che sono stati, nel momento di massimo fulgore, protagonisti assoluti. Io li amo definire i magnifici 14: Hedy Lamarr, Marlon Brando, Dalida, Alla Nazimova, Édith Piaf, Montgomery Clift, Marlene Dietrich, Francesca Bertini, Vivien Leigh, Mia Martini, Ramòn Novarro, Tina Lattanzi, Pupella Maggio, Joan Crawford. Sono personalità che apparentemente sembrano molto distanti tra loro ma approfondendo le loro vite ci si rende conto che tutti hanno in comune un unico grande elemento: la totale fusione tra vita pubblica e privata, il completo annientamento della loro reale personalità a favore di un’immagine che per tutta la vita hanno faticosamente creato e che nella maggior parte dei casi ha finito per ucciderne la vera identità. Sono storie tragiche perché quasi tutti hanno combattuto un’eterna ed estenuante lotta con se stessi che li ha portati a soccombere. Il tuo debutto letterario risale a due anni fa con una biografia che per gli amanti del genere è già diventata un Cult. Sì, è vero! “Milly” ci ha regalato veramente tantissime soddisfazioni, perché il volume è stato presentato anche al Club Tenco a Sanremo e soprattutto al Piccolo Teatro di Milano, dove mi è sembrato un po’ di aver riportato Milly a casa. Quali sono i tuoi prossimi impegni? Adesso parte tutta la promozione di “Red Carpet”, che mi porterà in giro per l’Italia a presentare il volume. Inizierò con Napoli per poi proseguire con Roma, poi sarò a Milano e così via. Inoltre ho già in cantiere altri tre libri, quindi penso che ci rivedremo ancora!  

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Il viaggio di Alessio Mautone: “Sei mesi all’ombra”

Abbiamo incontrato Alessio Mautone, giovane scrittore della provincia di Salerno, autore de “Sei mesi all’ombra”, suo primo romanzo. Non un  diario, non una romanzo, solo pagine di vissuto. La giovinezza che subito incontra la speranza e la battaglia. Il giovane autore Alessio Mautone si racconta nel suo viaggio attraverso le pagine che scorrono senza sosta, incalzanti, trascinando il lettore nelle parole dure ma permeanti Trascinandolo nella continua ricerca della felicità e della vittoria. Alessio Mautone, autore del libro ”Sei mesi all’ombra”. Raccontaci un po’ di te. Sono Alessio Mautone, ho ventiquattro anni e sono nato in una cittadina in provincia di Salerno, nel cuore del Cilento, a Vallo della Lucania. Studio Economia, amo il teatro e ho scritto, circa un anno fa, un libro autobiografico che racconta di una storia, non necessariamente la mia, dove chiunque può rivedersi in un passaggio, in una pagina, in un evento a me successo che potrebbe capitare a chiunque, in ogni momento della vita. Nel tuo Diario di viaggio troviamo una grande attenzione per i tuoi affetti, figure a volte salvifiche per la tua persona. Dai molto spazio alla figura di Margherita. Durante un tuo intervento hai specificato che Margherita non è realmente esistita. Perché hai sentito la necessità di creare questo personaggio così permeante all’interno della storia? Ho specificato questo elemento suscitando clamore nelle persone perché, leggendo il libro, la figura di Margherita è descritta cosi accuratamente al punto da risultare vera. Sono sempre stato dell’idea che nessuno si salva da solo, e così è stato. Però, un pensiero del quale sono sempre stato convinto è questo: puoi avere chiunque vicino ma nessuno, a meno che tu non lo senta, può capire in che condizioni in cui ti trovi. Io ho sentito questa condizione di disagio che, nel libro, non doveva esserci. Doveva essere tutto perfetto, proprio come volevo io. E la verità è che, alla fine, si corre sempre da soli. Può darsi che Margherita fosse la mia forza nascosta che ho scoperto soltanto scrivendo questo libro. Ad oggi, dopo la pubblicazione del tuo libro, dopo aver vinto la tua battaglia ed averne scritto, cosa sono l’amore e la morte per te? Io vedo amore ovunque. Pochi amici, famiglia, una persona che sta al tuo fianco. Credo che l’amore, diversamente da ciò che fanno credere gli scettici, sia l’unico tranello in cui cascano tutti. È l’unico motivo per cui noi siamo qui. E siamo noi a renderlo difficile perché, pur essendo strano, è una cosa semplice. Per questo la gente prima lo leva al cielo, poi lo odia e poi continua ad amarlo. Perché è una sostanza astratta che senti dentro e che, facciamocene una ragione, non capiremo mai. La morte, penso, sia un premio, una gratificazione per quanto fatto nella vita terrena che dobbiamo accettare, sempre, perché essere egoisti è facile ma non è logico. Il brutto non è essere morti dopo aver vissuto ma vivere da morti. Questa è la cosa che fa più paura al mondo. I ricavati della vendita del libro saranno destinati […]

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Sangue di lupo: l’alchimia di Cristian Borghetti

Sangue di lupo di Cristian Borghetti, autore poetico e visionario dei nostri tempi (tra le opere scritte, Le cabinet Masson, Phobia, Hawthorn Bend), ci conduce dentro scenari immaginari vissuti tra la magica città di Praga e la riva del Moldava. Un tragico omicidio di sangue può assumere ben altro significato se osservato dagli occhi di un lupo, animale libero e in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale. L’incontro tra una ragazza dai capelli rossi, Rozovi Kriz e un lupo bianco, Rosen Wolfenkreuz, genera un delitto che in chiave filosofica rappresenta la conoscenza e il passaggio a uno stadio evolutivo successivo dell’antica sapienza alchemica rosacrociana. Il lupo bianco, la giovane ragazza e il maestro di conoscenza Christian Rosenkreuz (fondatore dei Rosa+Croce) sembrano incarnare un unico ed indivisibile spirito di conoscenza. Il lupo iniziato dal maestro insegue la sua preda Rozovi che rappresenta il pasto della conoscenza e l’amore incondizionato, attraverso il quale la morte genera la rinascita. I segreti della Mala Strana si materializzano nella città di Praga, dove il tempo sembra essersi fermato tra le impercettibili ombre notturne e il bianco candore della neve, dove l’attimo diviene eternità, il lupo uccide la sua preda per amore di conoscenza e il suo pelo si tinge di sangue che, come l’oro, simboleggia le nozze alchemiche. Gli attimi interminabili vissuti dal lupo in compagnia della ragazza sembrano reali ed oltre l’immaginazione, ma spesso tra realtà e sogno non esiste un confine stabilito. Sangue di lupo di Cristian Borghetti, l’intervista Incontriamo Cristian che ci rivela alcuni aspetti di Sangue di lupo: Ciao Cristian ben ritrovato, ti avevamo lasciato sul circuito automobilistico britannico di Brands Hatch con Hawthorn bend per ritrovarti a Praga con il tuo ultimo racconto Sangue di lupo. Contesto diverso, ma con la medesima vena letteraria. Cosa in particolare ha ispirato la tua storia ambientata in una delle città più magiche d’Europa? C.B. – Sangue di lupo fa parte di una serie di racconti brevi, ambientati in diverse capitali europee. In queste storie, ho voluto sondare l’animo umano, rappresentando il protagonista, uomo, con i tratti tipici di un animale. La prima di queste storie fu “Gideon, il pellicano di Londra”, pubblicato nella raccolta Horror Polidori vol. 2. Quando mi è venuta l’idea del lupo, la mia mente si è rivolta a Praga, la città magica, capitale degli alchimisti sotto l’imperatore Rodolfo II. Sangue di lupo si ispira chiaramente al simbolismo dei Rosa+Croce ed ad alcuni suoi passaggi da uno stadio evolutivo all’altro. Qual è stato l’elemento determinante che ha generato convergenza tra il mondo animale legato alla natura e la filosofia rosacrociana legata all’universo alchemico? C.B. – Il movimento Rosa+Croce ha fatto suo il principio alchemico per cui il Piombo può essere trasformato in Oro, applicato alla condizione umana. Attraverso le fasi alchemiche l’uomo rozzo (Piombo) si distrugge per rinascere uomo nuovo (Oro). È un ciclo che si ripete e porta l’individuo ad evolversi per essere migliore. L’essere umano però è fallibile ed il processo di evoluzione può essere influenzato da fattori esterni. Il […]

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Humans of Naples, intervista all’ideatore Vincenzo Noletto

Humans of Naples è il progetto artistico di Vincenzo Noletto, giovane fotografo di 29 anni in rampa di lancio. Venerdì 22 settembre approderà allo Slash Art/Msic, locale di via Bellini, nel cuore pulsante di Napoli. Instant sarà una mostra fotografica vuota, in cui tutti i visitatori diventano soggetti fotografati, e quindi parte dell’evento stesso. Sulle orme del cinema e del teatro, un curioso esperimento di metafotografia, con l’arte che diventa protagonista di se stessa. Instant è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Vincenzo Noletto. Humans of Naples e Vincenzo Noletto Ho letto che il progetto Humans of Naples è nato in seguito a un tuo viaggio in Irlanda. Al ritorno hai deciso che fare il fotografo sarebbe stata l’unica cosa che volevi fare nella vita. In virtù di questo, cos’è per te la fotografia? Gli ultimi anni mi hanno insegnato tante cose, tutte riassumibili in una sola frase: non smetti mai di essere un fotografo. Se abbracci la fotografia come hanno fatto in tanti (e pure io) è tutto un susseguirsi di foto su foto su foto, ti cambia il modo di vedere le cose, di spiegarti, di raccontare, di rendere partecipi e di inserirti in altre realtà. Per buona parte della mia vita ho seguito e visto le cose di tutti i giorni, dalle più piccole alle più grandi, con gli occhi degli altri e non ho mai cercato una verità che fosse solo mia, mi facevo bastare quella degli altri, una qualsiasi, standard. Poi d’un tratto ho conosciuto una persona che ha tirato fuori la mia incapacità di spiegarmi, che mi ha fatto riflettere su ogni aspetto della mia vita poiché davvero non sapevo cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva (non posso mai dimenticare il momento in cui arrivò a chiedermi persino il motivo per cui mi piaceva la pasta con la salsa… ed io non seppi rispondere). Avvicinarmi alla fotografia ha reso tutto questo molto più facile, mi ha permesso di racchiudere storie e concetti ovvi a miei occhi ma di difficile spiegazione, e quindi comprensione. S’è innescato un meccanismo a catena grazie alla fotografia, mi ha permesso di capire cosa fosse importante e cosa non lo fosse e se oggi sono un fotografo forse lo devo proprio alla fotografia stessa. Che cos’è per me la fotografia? È il mio passato, il mio distacco dal passato, il mio presente e credo il mio futuro. Veniamo a Humans of Naples. Una mostra “vuota”, dove gli spettatori sono anche i protagonisti dell’evento. Dopo il metateatro, ecco la fotografia protagonista di se stessa. Come è venuto in mente questo progetto? Diciamo che non sono uno troppo metodico, sono colpito dalle idee nei momenti più strani. Ad esempio l’idea di Humans of Naples è nata mentre lavavo una padella dopo cena, mani sotto l’acqua corrente e spugnetta zuppa di sapone. Ora che mi ci fai pensare devo essere stato suggestionato da JR e il suo Inside Out Project (non quello surrogato che abbiamo visto a Napoli, parlo di […]

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Mann’aggia, intervista a Manuela Moreno

Venerdì scorso a piazza San Domenico una coppia ha praticato sesso orale davanti ad un gruppo di curiosi. Ne sono testimonianza alcuni selfie e un video, diventato virale, che hanno dato, come prevedibile, il la alle solite, inutili ed estremamente sterili polemiche. Polemiche da cui sono sorte considerazioni, ancora più avvilenti, sul degrado morale che affligge la città partenopea – «Oh, perché perché nessuno pensa ai bambini?, avrebbe esclamato la moglie del reverendo Lovejoy dei Simpson» – e sull’incompetenza delle forze dell’ordine. C’è chi, però, ha saputo leggere con ironia ed intelligenza tutta la vicenda. Manuela Moreno, giovane disegnatrice per passione, ha pubblicato, infatti, una vignetta che in poche ore ha fatto il giro del web. L’abbiamo intervistata. Come nasce Mann’aggia e quanta “urgenza artistica” c’è dietro? Diciamo che è un po’ difficile risalire ai miei primi “disegni” (metto le virgolette perché non mi ritengo propriamente una cima, nel contesto artistico). Ricordo che già al liceo avevo l’abitudine di fare piccole illustrazioni sulle mie freddure –pessime, davvero – e su pensieri anche meno ironici. Mann’aggia effettivamente nasce proprio così, dalla voglia di comunicare. Forse con la matita in mano mi sento più a mio agio, insomma, è sempre andata così! Poi qualche tempo fa vari amici mi hanno spronata ad aprire una pagina per raccogliere le mie opere,  e mi sono buttata. L’urgenza è effettivamente il motore di tutto questo: c’è bisogno di dimenticare di star proponendo ad un pubblico i miei pensieri nero su bianco, visto che spesso sono piuttosto imbarazzanti. Nel disegno e nei testi hai un autore di riferimento? In realtà no, ma apprezzo molto sia il fumetto italiano che straniero. Credo sia impossibile restare totalmente avulsi da ciò che si vede e si legge, sicuramente ci sarà qualche chiara influenza nelle mie vignette; io però cerco, al contrario, di non prendere troppo spunto da lavori d’altri. Effettivamente non credo nemmeno che sarei in grado di reggere meccanismi umoristici che non mi appartengono: tempo fa postai anche un disegno in cui manifestavo un’evidente crisi dovuta al fatto di non avere un “personaggio di battaglia”, cosa necessaria per portare avanti un progetto duraturo e che caratterizza molti fumettisti importanti. Mi sa che è arrivato il momento di sceglierne uno, mannaggia… La tua vignetta sta spopolando in questi giorni. Ma tu cosa ne pensi di quanto accaduto a san Domenico Maggiore? Io? Beh, spero emerga in parte dalla vignetta stessa. È vergognosa l’ondata d’odio piovuta su quei due ragazzi. È vero, sono responsabili di un atto indubbiamente forte e controverso, ma non hanno –di fatto- danneggiato nessuno. In questi giorni invece ho sentito e letto cose agghiaccianti, molte persone reinstallerebbero le gogne al centro delle piazze, se potessero. Ho assistito ad un vero e proprio linciaggio mediatico. Ci sono sicuramente motivi più seri per indignarsi così tanto e chiedere giustizia, ci sono una marea ragioni più intelligenti per armarsi di parole spietate. Vista l’assurdità di quello che è successo, proprio stavolta magari sarebbe il caso di non lapidare nessuno […]

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Viaggio nell’anima di una minavagante – Intervista a Valentina Barile

In occasione della pubblicazione del suo diario di viaggio, #Mineviandanti sull’Appia Antica, abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Valentina Barile, fotogiornalista beneventana, tra gli organizzatori della Fiera del libro di San Giorgio a Cremano Ricomincio dai Libri. Vincitrice di vari premi letterari per scrittura inedita, tra cui il Premio “Carlo Levi” in Piemonte, e finalista al Premio Paesaggi 2015 al Festival della Letteratura di Viaggio, è anche tra gli scrittori emergenti de “Il libro che non c’è 2016” della casa editrice RAI Eri. Le minevaganti devono mettersi in viaggio per trovare pace. Intervista a Valentina Barile Quando ci siamo incontrate la prima volta avevi una valigia e i capelli scompigliati. Mi parlavi di Capossela e della casa di Levi ad Aliano. Ho intuito subito la tua peculiare essenza di viandante e il tuo viscerale rapporto con la terra. Ma chi o cosa è stato a renderti così preziosamente anomala, in un mondo in cui al viaggio, al contatto reale, si preferisce quello virtuale? C’è stato un tempo in cui io sapevo di appartenere a qualcosa che oggi mi definisce, ma non riuscivo ad avvicinarmici. O, forse, mi faceva comodo viverci a distanza. Mi procuravo anche i mezzi per farlo. Ma solo perché ne ero impressionata. Forse più spaventata di comunicarlo agli altri. Poi, come ogni viandante, dopo lo spaesamento sai riconoscere la tua strada. Quello sull’Appia è stato il tuo primo vero e proprio diario di viaggio. Ma immagino che il tuo estro di fotoreporter ti abbia portata anche altrove, in terre che nulla hanno a che fare con la regina viarum. Qual è il posto, o un semplice angolo, una panchina, una roccia, che ti porti dentro come casa della tua anima? Mi è difficile rispondere perché non c’è solo un luogo a farmi bene all’anima. Ad esempio, la strada che da Bisaccia porta a Calitri (in provincia di Avellino) è un posto a cui mi sento di appartenere assai, mi accorgo che qualcosa cambia dentro di me quando ci arrivo. Oppure, c’è una montagna che sento mia, che quando la vedo mi batte più forte il cuore, il monte Mutria (la seconda vetta della Campania, che va a completare il massiccio del Matese). Ma ce ne sta uno che si infila nell’anima come il vento di primavera tra i panni stesi: il deserto dei calanchi di Aliano, nel ventre della Basilicata. Sì, lì mi sento a casa, forse perché è il luogo che meglio rappresenta la mia inquietudine. In cui riesco a trovare un equilibrio, come se tutte le cose si mettessero a posto laggiù. Devo ammettere che, prima di leggerlo, immaginavo il tuo viaggio sull’Appia completamente a piedi, per quanto la tua fiesta, o lamiera che dir si voglia, si sia rivelata una compagna fedele e imprevedibile. Se il tempo e il lavoro l’avessero concesso, avresti tradito la tua lamiera scegliendo i piedi? Che tipo di viandante sei? Sì, l’avrei fatta a piedi. E la farò a piedi un giorno. Il nemico principale dell’uomo credo sia […]

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Giuseppe Cossentino, tra “Passioni Senza fine” e “Neapolis in Fabula”

Passione e talento. Dedizione e umiltà. Questo è Giuseppe Cossentino, autore e sceneggiatore napoletano, che si sta facendo lentamente strada nel mondo dello spettacolo. Nonostante la giovanissima età, Giuseppe può già contare su un palmares di tutto rispetto con collaborazioni eccellenti e un carico di idee innovative che lo condurranno sicuramente ad una brillante carriera..  La domanda più difficile: chi è Giuseppe Cossentino? È un modesto e semplice lavoratore dello spettacolo che cerca di  fare il suo mestiere di  autore e sceneggiatore, con correttezza, professionalità e tanti sacrifici.  Tessendo trame, come un artigiano delle parole che possano sempre di più  emozionare un pubblico sempre più vasto. Il mio lavoro non si ferma al web  alla radio o al cinema, ma ultimamente sto collaborando anche a progetti televisivi, teatrali e ad importanti pubblicazioni per case editrici. Ancora oggi studio alla Scuola Internazionale di Comics,  l’Accademia delle Arti figurative e digitali alla quale sono iscritto ed ho concluso il primo anno di corso di sceneggiatura per Media Entertainment con sceneggiatori dal calibro come Alessandro Bilotta, lo sceneggiatore del celeberrimo fumetto Dylan Dog,  Davide Aicardi, che ha firmato la sitcom  Camera Cafè e  Dario Carraturo, story editor della storica soap opera di Raitre Un posto al sole. Li studio anche giornalismo con Giuseppe Porcelli. Alla mia formazione si aggiunge anche un Workshop intensivo di sceneggiatura cinematografica con Heidrun Schleef, sceneggiatrice di punta nel panorama del cinema d’autore italiano che vanta una serie di copioni di successo e collaborazioni con alcuni dei migliori registi italiani: Gabriele Muccino, Nanni Moretti, Michele Soavi, Michele Placido per citarne alcuni. Come è nata la tua passione per la scrittura? Quanto i tuoi studi universitari hanno influito sul tuo percorso artistico? La passione per la scrittura è nata per caso quando mio fratello  Sante, di notte mi raccontava storie e l’ho coltivata nell’età dell’adolescenza nella quale ho sempre scritto su quaderni per poi passare al  computer. Mi incuriosiva e mi affascinava il fatto di creare o inventare storie soprattutto attraverso la  lunga serialità. Credo che è li che ti metti proprio in gioco costruendo col tempo la psicologia dei personaggi. È divertente… Faticoso… Ma lo sceneggiatore è il lavoro più bello del mondo.  E non lo cambierei con niente. Per quanto riguarda gli studi,  sono laureato in legge. Certo,  lo so,  non c’entra nulla la facoltà di Giurisprudenza in ambito artistico anche se mi ha dato un’ottima preparazione per un linguaggio più ricercato anche nella preparazione dei dialoghi di un copione. Mi ha dato l’opportunità di acquisire un linguaggio fluido e di arrivare a tutti. Parlaci di Neapolis in Fabula. “Neapolis in Fabula” è un grande programma radiofonico sulla città di Napoli,  del quale  con grande orgoglio sono l’autore del programma. In onda ogni sabato  dalle 17 alle 18 in replica la domenica dalle 10 alle 11 su Radio Amore i Migliori anni. I testi del programma che firmo prendono vita attraverso due conduttori di grande talento e professionalità come Francesco Palmieri e Stefania De Francesco. All’interno della trasmissione, […]

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Marianna Coccorese, intervista all’autrice di Scegli me

Martedì 10 gennaio alle 17.30 sì svolgerà, presso la libreria Iocisto, la presentazione di Scegli me, primo romanzo di Marianna Coccorese, giovane e talentuosa autrice napoletana, pubblicato dalla casa editrice Eden. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lei. La domanda più difficile: chi è Marianna Coccorese? È veramente una domanda complicata! Marianna Coccorese è una persona difficile da descrivere, sono sicuramente una persona che nella sua vita è sempre stata molto riservata, molto timida, che non sempre riesce ad esprimersi al meglio. Sono una persona che non sa bene ancora quale sarà la sua strada, ma a cui piace fare tante cose, che ha tante passioni, una di queste è sicuramente la scrittura. Non ho mai avuto le idee chiare su cosa voglio fare da “grande”, prima volevo fare l’insegnante, poi la giornalista, poi ho pensato di lavorare nel campo delle risorse umane, adesso potrei pensare ad un futuro da scrittrice? Chissà, la vita è imprevedibile. Mi sono sempre considerata una persona molto sicura, che sa esattamente cosa vuole, ma a volte sono un po’ Alice nel paese delle meraviglie, vivo nel mio mondo in cui penso che tutto sia fantastico e che tutti siano buoni e altre ancora sono la peggiore delle pessimiste. Probabilmente Dante mi metterebbe tra gli ignavi nell’Inferno, perché a volte sono una persona che proprio non sa prendere una posizione, ma d’altronde come diceva Orazio, la virtù sta nel mezzo. Scegli me: parlacene. Scegli me nasce ascoltando una canzone dei Finley, da cui è stato preso il titolo. L’idea però l’ho serbata per tantissimi anni, più o meno da quando ho iniziato la triennale in Lettere moderne (5-6 anni fa), non trovando mai il tempo e l’ispirazione per metterlo su carta. La svolta è stata quando ho rotto il vecchio computer sul quale avevo fatto delle annotazioni del libro ed è stato come ricominciare una nuova vita: “Adesso cominci tutto dall’inizio e lo finisci”, mi sono imposta di finirlo e l’idea di mandarlo ad una casa editrice sinceramente non c’era proprio. Ho sempre scritto pensando di stare facendo qualcosa per me stessa, almeno per dire di essere riuscita a concludere un progetto. Potrei dire che Scegli me è la realizzazione di un sogno, o altre fasi fatte, ma non è così, mentirei se dicessi che non ho mai avuto l’idea di scrivere un libro, ma parlare di sogno proprio no, i sogni sono quei desideri che sembrano irrealizzabili e io non ho mai pensato di non avere le capacità per scrivere un libro. Se c’è una cosa che penso di saper fare è sicuramente scrivere, e Scegli me ne è la prova, è quasi un riscatto personale, nei confronti di chi non ha mai pensato che potessi fare una cosa così grande. Oggi sembra quasi che tutti scrivano libri, ma io penso che scrivere un libro sia ancora qualcosa di importante, Scegli me è per me la cosa più grande e importante che io abbia mai fatto. Paola, la protagonista del tuo romanzo, ha alle […]

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Naples360, intervista a Domenico Maschio

Mostrare la bellezza di Napoli a 360°: questo è lo scopo di Naples360, progetto fotografico di Domenico Maschio che, sfruttando una particolare tecnica di ripresa, offre un’inedita e originale panoramica sui luoghi simbolo della città partenopea. Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Domenico:   La domanda più difficile: chi è Domenico Maschio? Sono Domenico, studente universitario della città di Napoli con la passione per la fotografia ed i video. Dopo aver partecipato e vinto Postcards From Naples, workshop creato dal Comune di Napoli alla fine del 2014, nel 2015 decido di iniziare a pubblicare i miei lavori sul web tramite Facebook e Youtube. Grazie ai social e ad amici, entro in contatto con Luca, studente del mio vecchio liceo, con cui nasce subito una forte amicizia ed insieme creiamo il canale Youtube Coons Video, dove carichiamo i nostri lavori. A luglio 2015 realizziamo il video Napoli 360°, che su Facebook ha superato le 40.000 visualizzazioni in quattro giorni, per mostrare alle persone lontane le bellezze della nostra città. A settembre 2015 decido di sviluppare il primo progetto fotografico al mondo a 360°: Naples360. Ogni scatto ha due protagonisti: un napoletano ed il suo posto preferito di Napoli. … Napoli, odi et amo… Amo passeggiare per Napoli: è una città con un grande patrimonio artistico e culturale e con un popolo meraviglioso. A Napoli a qualsiasi ora del giorno puoi trovare qualcuno disposto ad aiutarti, qualcuno che si fa fotografare e si ferma a scambiare quattro chiacchiere davanti ad un buon caffè e ti racconta la propria storia. D’altra parte però odio la parte “malata” che danneggia questa città, composta dalla gente che non ha rispetto dei luoghi e delle persone che la vivono. Quella piccola parte per la quale i media dipingono Napoli come “la città della camorra, dove c’è immondizia per strada..” con tutti gli altri classici stereotipi. Napoli non è questo… Sia chiaro: non dico che questa parte non esista, ma è una minoranza che non può rappresentare l’intero popolo napoletano. Domenico Maschio e Naples360: Parlaci di Naples360… Finito il workshop volevo creare qualcosa di mio. A maggio mentre ero in compagnia di un’amica sul lungomare di via Caracciolo ho l’idea di creare un progetto fotografico a 360° per far conoscere la Città: in ogni scatto una persona è ritratta nel suo posto preferito di Napoli ed una sua riflessione sul luogo scelto accompagna ogni fotografia. Cerco di racchiudere in uno scatto le emozioni ed i ricordi che il protagonista ha di quel luogo. Progetti e sogni nel cassetto? Spero di poter far conoscere Naples360 a tante persone; far conoscere la Città a chi non ci è mai stato, farla rivivere a chi è dovuto andare via. Un altro sogno è quello di poter esporre le foto di Naples360 per poter parlare con le persone che seguono il progetto su internet, conoscerle e scambiare opinioni. Per maggiori informazioni e contatti: info@naples360.it www.naples360.it Instagram: @naples360 Facebook: facebook.com/naples360  Jundra Elce

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Martina Perna, intervista all’autrice di “Cinque dita o poco più”

Sabato 19 novembre alle 18.30 sì svolgerà, presso il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, la presentazione del primo romanzo di Martina Perna, giovane e talentuosa autrice napoletana, pubblicato dalla casa editrice Montegrappa Edizioni. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lei. Intervista a Martina Perna La domanda più difficile: chi è Martina Perna? È la domanda più difficile. Forse solo una giovane entusiasta. Cinque dita o poco più: parlacene. È la storia di Sarah, Sarah con l’acca, una donna rinchiusa in un centro di igiene mentale, imprigionata nei ricordi di un amore impossibile che riecheggia nel suo cuore e nel cortile dell’istituto, tra prati verdi e fiori finti, cornice in cui Sarah passa la maggior parte delle giornate. Poco dopo il suo ingresso, la protagonista fa la conoscenza di ragazzo moro e senza ombra, Ivan, colui che la accompagnerà in un viaggio interiore tra passato e presente, riconducendola all’origine di tutti i suoi più oscuri desideri e presentandole la soluzione ad ogni problema. Sì, se solo Ivan esistesse…. Kundera diceva:”I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate.  Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il quale finisce il mio io) che mi attrae.  Al di là di esso incomincia il mistero sul quale il romanzo si interroga.”. Sei d’accordo? Quanto c’è di Sarah in Martina e in Martina di Sarah? Sarah rappresenta ogni storia d’amore. Quelle più dure e incomprese. La storia passionale e senza fine, la storia che supera il proibito e lo rielabora, plasmandolo. Sarah, rappresenta la sofferenza. Il passato, come unica chance di perdono. Ma gli umani non perdonano spesso, neppure se stessi. C’è un po’ di me in Sarah, c’è un po’ di te, c’è un po’ di tutti.  Come e quando nasce la tua passione per la scrittura? Il tuo percorso di studi ha in qualche maniera influito sulla stesura del tuo libro? Mi sono laureata in Biologia, direi di no. Scrivo da quando ho ricordo. A sedici anni ho vinto il mio primo premio letterario nazionale, in Sicilia. Poi da questo, altri, di prosa e poesia. Scrivo ovunque. È il mio modo di dipingere il tempo. Ebook: favorevole o contraria? Favorevole, tuttavia resto dell’idea che l’odore di carta dei libri sia il profumo più buono del mondo. Marcello Affuso

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