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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 65 articoli

Libri

Looking for Naomi, il nuovo romanzo di Mattia Lattanzi

La casa editrice 13 Lab Editore dà alla luce un nuovo romanzo di Mattia Lattanzi: Looking for Naomi. È una sorta di spin-off del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”, edito nel 2014 da Arduino Sacco Editore,oppure, come lo ha definito l’autore, “il suo delirio personale”. Un passo indietro: Oltre l’apocalisse Nel primo romanzo di Mattia Lattanzi, un virus sconvolge e rischia di distruggere l’intera razza umana:  un morbo misterioso che trasforma i morti in zombie. Alcuni sopravvissuti si incontrano per tentare di combattere e continuare a vivere. Ora di libri, film e serie tv sugli zombie ne hanno prodotti a bizzeffe (e continueranno a farlo perché al grande pubblico piacciono), ma il mondo creato da Lattanzi ha qualcosa di diverso, mescola l’horror e la suspense all’amore e quest’ultimo è quello che più di tutto, alla fine, coinvolge il lettore. Non è necessario conoscere il primo romanzo per leggere e comprendere Looking for Naomi ma, sicuramente, aiuta a capire il mondo descritto all’interno del secondo, lo stile e il modo di narrare dello scrittore. Looking for Naomi: la trama Il secondo romanzo di Lattanzi ha inizio con una telefonata che annuncia al protagonista Mattia che il suo libro “Oltre l’apocalisse” è stato scelto da un importante produttore statunitense per essere trasportato nel mondo cinematografico. Purtroppo questo evento non si concretizza perché il bellissimo capoluogo della Toscana, e il resto del mondo, vengono colpiti da un virus che uccide parte della popolazione e da una serie di zombie che vagano per le strade in cerca di carne umana. Per Mattia e i suoi amici ha inizio un’avventura inverosimile che li porterà sulla strada della paura, della fuga, della morte. Il loro obiettivo è trovare Naomi, l’unica in grado di sconfiggere il virus e salvare l’umanità, per cui la minaccia dei morti viventi passa quasi in secondo piano, soppiantata dalla febbrile ricerca della salvatrice. Lo stile di Mattia Lattanzi Lattanzi ha un modo di narrare diretto, crudo, essenziale. I continui salti temporali tra la vita passata di Mattia, il suo presente e l’alternarsi tra sogni e realtà funzionano bene nel gioco narrativo dello scrittore, il cui intento è ovviamente quello di coinvolgere i lettori nel mondo che ha creato.  Ci riesce indubbiamente bene. L’amore manca, questa volta. Metaforicamente si intende, perché vengono narrati diversi amori: quelli che riemergono dai continui flashback del protagonista e quelli incontrati durante la sua avventura.  Si trattano però di passioni, sesso sfrenato ma l’amore, quello che con il suo primo libro mi ha coinvolto totalmente, non sono riuscita a trovarlo tra le pagine di questo nuovo romanzo. Per acquistare Looking for Naomi, clicca qui.  

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Libri

Il primo fiore di zafferano, romanzo di Laila Ibrahim

Il primo fiore di zafferano (Yellow crocus), edito da Amazon Crossing, è il romanzo con cui la scrittrice americana Laila Ibrahim ha esordito sulla scena letteraria contemporanea sebbene la sua opera sia ambientata nel passato. Siamo alla fine degli anni ’30 del diciannovesimo secolo nella Virginia schiavista, più precisamente nella grande piantagione di tabacco posseduta dalla ricca famiglia dei Wainwright dove la giovane padrona sta per dare alla luce il suo primogenito. È in un giorno di aprile che Mattie, una delle schiave divenuta anche lei madre da soli tre mesi del piccolo Samuel, è costretta ad adempiere ai suoi doveri di balia nei confronti della neonata Miss Elizabeth affidando il figlio alle cure dei suoi parenti. Tra la ragazza di colore e la sua padroncina – che lei chiama affettuosamente “Lisbeth” – si instaura da subito un legame talmente forte e profondo da dare quasi l’impressione che si tratti proprio di quello che esiste tra una madre naturale e la propria creatura. Passano gli anni e le due sono sempre più unite ma, una serie di eventi, le separerà fino al momento in cui potranno ricongiungersi, malgrado i tanti mutamenti che hanno modificato il corso delle loro esistenze. Il primo fiore di zafferano : una storia di amore e conquista della libertà Il romanzo ruota attorno alle vite delle due protagoniste delle quali il lettore impara sin da subito ad apprezzare, anzi, ammirare il carattere determinato, nonostante i loro ruoli siano all’opposto. Entrambi dolci e premurose, danno l’idea di essere destinate, ancor prima di conoscersi, a instaurare un legame duraturo. Tuttavia, mentre Mattie mostra da principio la propria determinazione, salda e ben radicata, poiché ha subito una condizione vergognosa impostale dalla nascita ma non intende portarsela dietro fino alla fine dei suoi giorni; Lisbeth acquisisce consapevolezza di sé e di cosa sia giusto e sbagliato crescendo e grazie alla sua adorata balia dalla quale trae linfa vitale, non solo attraverso il latte con cui la nutre da piccola ma, soprattutto, attraverso i gesti, le parole e gli insegnamenti che le rivolge e che faranno di lei un’altra giovane donna forte, indipendente e anticonformista, capace di affrontare ciò che l’attende lungo il suo cammino. Il primo fiore di zafferano è davvero un bellissimo romanzo denso di dolci emozioni e amare verità che, malgrado concentri l’attenzione su Mattie e Lisbeth, non fa mai perdere di vista il grande tema centrale nell’opera: subire, equivale ad accettare e, di fronte alle ingiustizie, come è stato lo schiavismo e come tanto altro accade ai giorni nostri, non bisogna chinare il capo o voltarlo facendo finta di niente. Bisogna lottare perché una vita senza libertà e dignità è una vita sprecata e priva del suo senso.

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“Ritratto dell’atto di accusa come pornografia giudiziaria” di Altan Ahmet

“Ritratto dell’atto di accusa come pornografia giudiziaria” è un pamphlet dello scrittore e giornalista turco Ahmet Altan, arrestato in seguito al fallito colpo di stato in Turchia del 15 luglio 2016. Il pamphlet è uscito con il numero speciale di Internazionale in edicola il 29 settembre. Ahmet Altan, classe 1950, è un giornalista e scrittore turco. Nel novembre del 2007 fonda “Taraf” (“Lato” in turco), un quotidiano liberale di sinistra che tratta problemi spinosi come il genocidio degli armeni, la questione curda e si oppone all’ingerenza dei militari turchi nella vita politica e sociale. Si dimette dall’incarico di direttore ed editorialista nel dicembre del 2012.  È autore di cinque romanzi di successo nel suo paese e in Italia, nel 2016, le Edizioni E/O hanno pubblicato Scrittore e assassino. Ahmet Altan è in galera dal settembre 2016 e rischia l’ergastolo per “la conoscenza di uomini accusati di conoscere gli uomini accusati di essere a capo del colpo di stato”: se non si trattasse di una questione giudiziaria che potrebbe rovinare la vita di un uomo si potrebbe avere l’impressione di trovarsi dinanzi ad una farsa dai contorni grotteschi. L’intera accusa si basa su testimonianze contraddittorie, se non chiaramente false, e opinioni che divengono prove. L’autore definisce l’atto d’accusa come una “nebbia indistinta di bugie” e afferma che il sistema giudiziario turco è divenuto un “mattatoio del diritto”. «Stando alla legge, non è possibile imbastire un processo senza prove, basandosi unicamente sulle impressioni di un pubblico ministero. Eppure è ciò che sta accadendo qui. E ci troviamo costretti a controbattere a queste sciocchezze». Quella di Altan è una risposta forte e necessaria che scaturisce dalla volontà di lasciare una testimonianza per i giorni in cui l’oppressione finirà e la legge farà ritorno. L’autore risponde alle accuse con una contraccusa al pubblico ministero che dimostra la sospensione dello stato di diritto. Non potendosi tutelare attraverso la legge, lo scrittore turco usa la penna per difendersi. È sicuramente un modo per far sapere al resto del mondo ciò che accade in Turchia ma è anche, come spiega lo stesso autore, un modo per documentare tutto “in vista del giorno in cui la legge si risveglierà”. La lettura di questo pamphlet è, però, interessante perché nel difendersi lo scrittone ripercorre una serie di eventi che sono cruciali per la comprensione dell’attuale situazione turca e offre anche una chiave di lettura per ciò che potrebbe accadere in futuro. Secondo lo scrittore «la Turchia si sta rapidamente avviando verso il crollo totale» e questo porterà Erdoğan a perdere le prossime elezioni. Tuttavia, l’analisi che riguarda la Turchia è valida per molti altri contesti. «Nelle nazioni prive di credibilità e in cui non vige lo stato di diritto gli investimenti interni e stranieri si interrompono. L’economia comincia ad arretrare. L’inflazione e la disoccupazione vanno fuori controllo. La gente non riesce a mettere nel piatto un po’ di carne […] Alla fine non riescono più a sopportare gli occhi affamati dei loro figli e votano contro i politici che hanno provocato […]

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La Saggezza delle Pietre, ciò che dentro è fuori

Nonostante l’anno editoriale volga verso il suo termine, la casa editrice Diabolo Edizioni continua a tirar fuori dal cappello altri “conigli” per i suoi fedeli, aggiungendo al proprio catalogo una nuova graphic novel. La nuova uscita della casa è La Saggezza delle pietre, opera autoconclusiva di Thomas Gilbert, autore francese già conosciuto in Italia per il suo lavoro Velenose, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Edizioni BD. La Saggezza delle Pietre, il viaggio dentro di sé Solo un uomo e una donna, in un cammino perenne e indefinito, nel bel mezzo della natura assolutamente incontastrata. Una passeggiata dentro il Creato, destinato a vederli prima divisi e poi congiunti, nemici e poi di nuovo amici, lontani e mai così vicini. Ma ciò che veramente La Saggezza delle pietre di Gilbert mostra è un processo interiore, un desiderio di separare per poi evidenziare le varie fasi della crescita interiore di una persona. Assiste, lo spettatore, lentamente ad una nascita, la nascità della personalità. Non dista molto da altre opere aristiche in cui l’ambito scontro-incontro tra natura-uomo è permeante, anche se è interessante l’auspicio verso cui l’autore cerca di condurre lentamente chi legge sin dalle prime tavole. Non un semplice pellegrinaggio o un tentativo di ritrovare la famosa “natura perduta”, bensì la dimostrazione scenica di una ferma volontà di scoprirla per la prima volta, di far finalmente un primo incontro con quel creato sempre vissuto come sfondo dell’esistenza e mai veramente conosciuto. Attraverso alcuni colpi di scena e una fitta rete di interventi narrativi colmi di una forte impronta surreale, Gilbert invita il lettore ad una profonda riflessione che, avvalendosi come mezzo del paesaggio e delle potenze in esso in atto, cerca di approfondire, scavare, infilare con forza le dita nel fango dell’esistenza umana e dei suoi dogmi assoluti: la coppia, il rapporto uomo-donna, la necessità di una compagnia per non temere la morte e l’ignoto. Un viaggio, sì, come già detto, ma in cui ogni cosa che circonda i personaggi, e alcuni personaggi stessi, perdono la loro funzionalità di narratore e diventano parte integrante della narrazione stessa, riducendosi e ampliandosi al contempo a spaccature, frammenti illustrati di ciò che è l’anima, la psiche e il personale Io.

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Amori e altri soprusi: Domenico Cacopardo stupisce ancora

Il prolifico scrittore siciliano ottantunenne Domenico Cacopardo torna nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo – il sedicesimo – Amori e altri soprusi pubblicato da Marsilio Editori nella collana Farfalle il 14 settembre scorso. La storia è ambientata tra il paesino di Letojanni in provincia di Messina, Roma e, in conclusione, Milano. Al centro dei fatti narrati, vi sono le figure dell’avvocato Sebastiano Bellopede, detto Jano, e la dipendente statale Gloria Laguidara. I due si sono conosciuti da giovani, lei bellissima diciottenne e lui ventiduenne innamorato. Dopo un periodo di corteggiamento, Jano e Gloria si sposano nella capitale dove iniziano la loro vita coniugale. Il loro rapporto si delinea sin da subito e ciò che ne esce fuori è la relazione tra una sadica e un maschilista. Difatti, la fascinosa e disinibita moglie del protagonista non disdegna, anzi, va alla continua ricerca, di amanti più giovani e anche più vecchi di lei e – ecco cosa ne mostra la tendenza al sadismo – non ne fa assolutamente mistero al marito. Quest’ultimo, proprio perché ne è follemente innamorato, arrivando al punto di soffrire a causa dei suoi continui tradimenti, non riesce a lasciarla se non dopo molti anni trascorsi nel dolore. Jano e Gloria sono ormai separati quando lui riceve una telefonata che lo informa della morte violenta della donna. È da qui che, tra il susseguirsi e il concatenarsi di ricordi del passato ed eventi presenti, si sviluppa la trama nella quale verranno smascherate le tante menzogne di una vita intera  e sarà svelata una sorprendente verità. Amori e altri soprusi , l’amore malato Se non fosse per la forma romanzata, l’opera di Cacopardo sembrerebbe un vero e proprio saggio volto a proporre due esempi personificati di sadismo e masochismo. In quest’ottica, i personaggi di Gloria e, in particolar modo, quello di Jano ne risulterebbero essere l’esatta riproduzione. Lei fascinosa, ammaliatrice, spregiudicata tanto con i suoi amanti quanto- e anche di più- con il marito; lui mite, corretto e tanto, troppo innamorato da risultare passivo a ogni sopruso ricevuto. “Non avendo carattere né spina dorsale, mi sono dato un metodo, sbagliato, eppure efficace… Il mio metodo è stato quello di subire, di accettare tutto da Gloria, non senza battere ciglio, ma rilevando, inutilmente, di tanto in tanto, ciò che non mi piaceva e non andava nel suo modo di comportarsi nei confronti miei e degli altri.” Le parole di Jano, caratterizzate da una lucida e fredda ironia, ribadiscono il suo inutile reagire a ciò che la moglie gli fa ed evidenziano  un’impotenza della quale lui stesso è responsabile perché “affetto da amore malato”. Grazie a un’approfondita descrizione dei caratteri, l’autore offre al pubblico dei personaggi dalla psicologia contorta ma nonostante tutto uniforme. Amori e altri soprusi, difatti, è un romanzo vero e prepotentemente accattivante che incuriosisce e fa in modo che il lettore necessiti di risposte che non tardano ad arrivare in un finale esplicativo tutto umano e comprensibile.

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Le cose che esistono, raccolta poetica di Salvatore Azzarello

“Le cose che esistono” è una raccolta di poesie di Salvatore Azzarello edita da Round Midnight. L’opera si apre con la Sicilia, che resta presente in tutte le trenta pagine con il sole, i colori e il fuoco. “Le cose che esistono” catapulta il lettore in un mondo senza tempo, dove l’attesa e la malinconia sono i sentimenti più tangibili e presenti. Sembra quasi un percorso, la raccolta di poesie, che percorre diversi luoghi d’Italia, diverse sensazioni ed emozioni. Salvatore Azzarello riesce a far vedere attraverso le sue parole i paesaggi che descrive, tanto da rendere quasi inutili, anche se comunque molto apprezzate, le illustrazioni di Michela Volponis. Il modo in cui le immagini diventano vivide avanti agli occhi del lettore è pregio e difetto di questa raccolta. Se le descrizioni sono perfette e minuziose, rendono il tutto molto poco “poetico”, privo della musicalità che ci si aspetterebbe comprando una raccolta di poesie. Stesso effetto crea l’astrusità e la mancanza di concordanze delle parti in cui invece si parla di sentimenti. Due elementi che mischiati insieme funzionano, tengono viva l’attenzione senza scendere nella monotematicità promessa in copertina, che avrebbe potuto annoiare i lettori. Non è il tema a mancare, o la varietà dei versi, ma la loro composizione a trarre il lettore in confusione. “Le cose che esistono”, una piccola opera intrisa di malinconia e vita. In punti in cui un’assonanza sarebbe più che logica, il lettore si stupisce di non trovarla e si chiede “È mai possibile che Azzarello non ci abbia pensato?”. Ed è lì che ci si rende conto che l’unica risposta possibile è “no”. No, l’autore ha necessariamente notato che altri suoni, altre combinazioni di parole avrebbero reso meglio l’idea di poesia che i più hanno. E bisogna credere dunque che necessariamente l’autore abbia scelto di far stridere tra loro i versi di “Le cose che esistono”, per dar vita a una nuova forma di poesia che, anche se non è quella che ci si aspetta, piace e può conquistare. La malinconia, che fa da sfondo all’intera opera, è la sensazione che rimane nel lettore dopo aver letto l’ultima parola del libro. Ma è una malinconia giusta, simile a quella che si prova nel lasciare andare qualcuno verso il luogo che ha sempre sognato. Una malinconia che non è però l’unica sensazione. Alla fine di “Le cose che esistono” ci si sente arricchiti di un tassello in più. E viene voglia di riaprirlo per scoprire i segreti nascosti dietro quelle rime sbagliate.

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Il segreto dell’ultimo figlio. La maledizione dei Palmisano

3 novembre 1918. Le truppe italiane, stremate da una guerra infinita, si scontrano un’ultima volta con l’esercito austro-ungarico in quella che viene ricordata la battaglia di Vittorio Veneto, o terza battaglia del Piave. Tra le trincee ci sono Vito Oronzo Palmisano e Antonio Convertini, due giovani amici originari di Bellorotondo, un paesino  rurale pugliese; aspettano di tornare finalmente a casa, stravolti dalla nostalgia e dall’insensatezza per quella guerra che, come per molti soldati al fronte, non sentivano propria. Il destino però non concede sconti, e per un caso sfortunato le loro vite si spengono il giorno prima che gli austriaci firmino l’armistizio, quello che decretò l’inizio della fine della prima guerra mondiale. È questo infelice evento è il primo dei tanti colpi di scena che corredano Il segreto dell’ultimo figlio. La maledizione dei Palmisano, terzo romanzo del catalano Rafel Nadal, un caso letterario in patria e che è stato da poco pubblicato e tradotto per la prima volta in Italia dalla Salani. La maledizione dei Palmisano: una saga familiare A cosa si riferisce la “maledizione” dei Palmisano? Il prologo del romanzo, che fa da apertura al racconto, ci svela subito il mistero: due turisti dei giorni nostri si accorgono che, su un monumento dedicato ai caduti in guerra di Bellorotondo, quasi tutti i nomi incisi sono dei Palmisano. A partire da una apparente leggenda, che lo scrittore trasformerà in filo conduttore, Il segreto dell’ultimo figlio è una storia corale, e come molte storie che raccontano gli avvenimenti della guerra, è anche una storia familiare; così parafrasando quei grandi romanzi in cui si dà risalto alla quotidianità di un piccolo paese del Sud d’Italia – la letteratura ci fa forzatamente ricordare I Malavoglia – l’opera di Nadal ci immerge nella quotidianità di Bellorotondo e dei suoi contadini, la povera gente che per prime furono vittime degli stravolgimenti bellici. Così accade per Vito Oronzo e Antonio, e per le rispettive mogli, Donata e Francesca, da cui parte il racconto: entrambe vedove, entrambe aspettano un figlio. Anch’esse inspiegabilmente vittime della guerra, si ritroveranno a dover sostenere il peso della mancanza e a tenere un segreto per tutta la vita. Infatti Donata, credendo di evitare a suo figlio Vitantonio l’amara sorte del padre e della sua intera stirpe, fa promettere alla cara amica Francesca di crescere anche Vitantonio come suo figlio. Così Vitantonio diventa adulto, accanto a Giovanna, come un Convertini, un’antica famiglia nobile di Bellorotondo. Ma nessuno poteva mai immaginare che “solo 25 anni dopo” la seconda guerra mondiale sarebbe arrivata con tutto il suo orrore, ad incombere sul destino di Vitantonio e di tutti. Inoltre, “il segreto dell’ultimo figlio” sarà mantenuto? I protagonisti de Il segreto dell’ultimo figlio. La maledizione dei Palmisano Sembra dissonante come un romanzo sulla guerra, che attraversa cronologicamente più della metà del Novecento, per buona parte non si interessi alla guerra in sé, ma si limiti a guardarla da lontano: l’autore riesce allo stesso tempo sia a descrivere l’infanzia e l’adolescenza di Vitantonio e Giovanna, che i cambiamenti […]

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Gli anni del nostro incanto: il nuovo romanzo di Giuseppe Lupo

È in libreria dal 7 settembre scorso Gli anni del nostro incanto, il nuovo libro dello scrittore lucano Giuseppe Lupo, edito da Marsilio. Già Premio Campiello nel 2011 con L’ultima sposa di Palmira e autore di numerosi saggi e libri, Lupo torna con un romanzo commovente, dalla scrittura poetica, che coinvolge emotivamente il lettore. L’autore “si serve” della storia di una famiglia, trasferitasi dalla periferia a Milano nei primi anni Sessanta, per ripercorrere un ventennio di storia d’Italia: dagli anni spensierati del boom economico ai cosiddetti anni di piombo. Un racconto autentico che ha per protagonista Milano, la città simbolo dello sviluppo industriale che cambia volto dopo la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 e che ha dato avvio al periodo stragista. La trama Siamo a Milano agli inizi degli anni Ottanta (precisamente nel 1982), è luglio e, mentre gli italiani sono incollati alla tv per seguire le “avventure” della Nazionale di calcio impegnata in Spagna per i Mondiali (che poi vincerà), una ragazza di nome Vittoria si trova in ospedale al capezzale della madre, ricoverata per improvvisa perdita di memoria. Attraverso una foto che ritrae la loro famiglia a bordo di una Vespa, una domenica di aprile, nella Milano degli anni Sessanta – scattata da qualcuno a loro insaputa e pubblicata venti anni dopo su una rivista – Vittoria prova ad aiutare la madre a ricordare, ricostruendo il tempo passato. “Tu mi comprendi se dico che il tempo di cui ti parlo, il tempo della nostra vita anteriore, vale solo se lo ricordiamo? Se ce lo dimentichiamo, è come se il passato l’avessimo chiuso in una stanza e avessimo gettato la chiave. È materia inutile, scarto di anni, spazzatura di vita appesa a un chiodo arrugginito”. Inizia così, da una fotografia, la narrazione di uno dei  periodi più rilevanti e cruenti della storia del nostro Paese: da un lato l’Italia del miracolo economico, che si entusiasma e sogna grazie al mito della fabbrica che regala la speranza di un futuro migliore; dall’altro gli anni bui della contestazione giovanile e del terrorismo. La fine di un’epoca spensierata che lascia il posto ad un lungo periodo fatto di violenza e paura. Gli anni del nostro incanto: un ritratto di un ventennio di storia d’Italia Attraverso un racconto semplice ed originale, che scorre velocemente, Lupo restituisce un ritratto esaustivo di un ventennio contraddittorio di storia dell’Italia del secolo scorso (1960-80), descrivendo mediante le voci dei protagonisti (un padre operaio, una madre parrucchiera e i due figli, Vittoria e Indiano), i sogni e l’incanto di un periodo sereno, ma anche le inquietudini dei giovani della generazione ’60-’70,  che sfociano in contestazioni e conflitti generazionali, e il conseguente brusco cambiamento del capoluogo lombardo, in cui è ambientata la storia: da emblema del benessere a simbolo di terrore. Un romanzo dinamico, nostalgico, a tratti struggente: Gli anni del nostro incanto arriva al cuore del lettore e appassiona anche chi quegli anni li ha “vissuti” solo attraverso i libri di storia.  Consigliato!

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Il club delle seconde occasioni di Dana Reinhardt

Edito da DeAgostini, Il club delle seconde occasioni della scrittrice americana Dana Reinhardt è un romanzo che rientra, visto il soggetto in esso trattato, nel genere Young Adult. Finalista della 36ͣ edizione del prestigioso Premio Andersen per gli autori di libri per ragazzi nella categoria “Miglior libro oltre i 15 anni” – a vincere è stato l’italiano Gabriele Clima con il suo Il sole fra le dita pubblicato da San Paolo Edizioni – Il club delle seconde occasioni è un piccolo, grande esempio di romanzo di formazione leggero ma non banale. Protagonista della storia è River un diciassettenne di Los Angeles alle prese con la prima delusione amorosa. Penny, la sua ragazza, lo ha infatti lasciato senza neanche dargli una valida spiegazione dopo quello che avrebbe dovuto essere un giro romantico al lago di Echo Park. Trovatosi da solo, lontano da casa e senza un passaggio, River decide di tornare a casa a piedi riflettendo su quanto è accaduto. Durante il tragitto si imbatte in un’insegna che cattura la sua attenzione e che il giovane interpreta come un segno vista la sua condizione di smarrimento e sconforto: «Club delle seconde occasioni. Qui: è il luogo a cui appartieni. Questo: è il posto dove inizia il cambiamento. Ora: è il momento. Entra.» Senza pensarci su, River dirige i suoi passi all’interno dell’edificio ritrovandosi in una sala con altri coetanei seduti in cerchio insieme a Everett, il moderatore del gruppo. Qui cominciano a parlare delle loro dipendenze: il cibo, la droga, l’alcool, il furto. Costretto a inventarne una pur di rimanere e per non ammettere di essere capitato lì per caso dopo aver rotto con la sua fidanzata, confessa di fare uso di marijuana. Dopo quella prima volta, River, fermamente intenzionato ad avere la sua seconda occasione, continua ad andare agli incontri dove farà amicizia con Mason (bulimico), Cristopher (drogato) e la bella ispanica Daphne (cleptomane) costruendo, tuttavia, non soltanto con loro ma anche con i suoi familiari e amici di sempre una vita parallela fondata su una sfilza di bugie delle quali, alla fine, dovrà rendere conto a se stesso oltre che agli altri. Il club delle seconde occasioni e le problematiche adolescenziali La Reinhardt con il suo romanzo dalla trama semplice ma al contempo complessa considerati i temi che approfondisce, conquista i lettori grazie al personaggio di River. Quest’ultimo è un giovane di buona famiglia, una famiglia formata da una madre amorevole, un patrigno che ha sostituito appieno e meglio il suo vero padre che lo ha abbandonato e una sorellina che adora. È un ragazzo sveglio, rispettoso, genuino ma, ancora, immaturo e il suo ingresso nel “Club delle seconde occasioni” rappresenterà per lui la svolta che stava aspettando da tempo senza neanche saperlo. Questo perché sarà costretto, dopo anni di passiva accettazione di quella che è stata fino ad allora la sua “perfetta” vita, a fare i conti con i propri problemi e, finalmente, a crescere che è ciò di cui ha sempre avuto bisogno. Il protagonista sarà in […]

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I Paradisi minori di Megan Mayhew Bergman

Gioia Guerzoni, traduttrice ormai da vent’anni, navigando sui social ha avuto la fortuna di imbattersi nell’opera della scrittrice del Vermont Megan Mayhew Bergman, Birds of a Lesser Paradise. Una volta divorato, non ha potuto fare a meno di proporre la sua traduzione all’NNEditore, già attiva nella scoperta della scrittrice americana, come di tante voce emergenti, definendosi una casa lettrice. «Le parole di Megan Mayhew Bergman sono così forti e delicate insieme, e vanno maneggiate con cura e rispetto. Spero di esserci riuscita», si augura Gioia Guerzoni. L’opera finita è Paradisi minori, pubblicato a inizio settembre. La nostra traduttrice ha notato tra le righe di Megan Mayhew Bergman assonanze con Kurt Vonnegut, un artista poliedrico, uno scrittore di fantascienza, satira, valori umanitari che incontrano l’ecologia. L’uomo e la natura. Due mondi che talvolta sembrano incompatibili, con lo sfruttamento del secondo da parte del primo. «Siamo animali terribili. Penso che il sistema immunitario della Terra stia cercando di sbarazzarsi di noi, e farebbe soltanto bene», afferma Vonnegut. Natura e uomo sono i protagonisti di Paradisi minori I racconti di questa prima raccolta di Megan Mayhew Bergman vedono voci femminili, continui io immersi nelle afflizioni del cuore. Il cuore è in grado di unire quei due mondi così complessi, un cuore condiviso da animale e uomo, insieme ai suoi misteri. I personaggi femminili analizzano i proprio sentimenti mettendosi a paragone con i comportamenti animali. La scelta delle loro professioni è infatti indicativa della loro capacità di comprendere la realtà ferina. Sono veterinarie, lavorano allo zoo, sono in contatto con la terra e l’orto, o grandi animaliste. «Di notte tutto sembra enorme – procioni, scoiattoli, un cervo spaventato. Ma nulla era più feroce e selvaggio di me. Ero furiosamente viva». Spesso sono gli uomini, i loro compagni, a non comprenderle, a costringerle a scelte complesse, scelte che molti personaggi si trovano ad affrontare, a dover pensare di lasciar andare il cuore, immergendosi fino ad annegare. Ma alcuni uomini sono belve. Ed è in questo che la linea sottile tra uomo e animale si spezza. «Certo, si potevano vestire bene e mettere belle parole in bocca, ma sotto la cravatta di seta e la camicia stirata c’era sempre un animale. Un animale affamato, territoriale, ansioso di soddisfare i propri bisogni». Nei Paradisi minori le specie animale e umana si assomigliano, sono gli istinti ad accumunarle L’assonanza tra il cuore della donna e il cuore animale si palesa quando si parla di prole. Donne che non riescono a realizzare il proprio sogno, o donne che hanno figli che non riescono a stringere. «Siamo le madri cattive, l’alce e io – io perché bevo, l’alce perché ha abbandonato i suoi piccoli per badare all’ultimo nato». Spesso, invece, il rapporto contrastato non è con il proprio uomo o con i propri figli, ma con le proprie madri. Perché quando si parla del cuore, si parla anche delle mille facce dell’amore. «La verità è che siamo pazzi, malati d’amore, tutti quanti». Come ha affermato David James Poissant, il vero significato […]

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