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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 122 articoli

Libri

Italiani Mata Burros e altre storie di migranti in Venezuela, di Michele Castelli

Italiani Mata Burros e altre storie di migranti in Venezuela, per EtabetaPs, di Michele Castelli, in lingua originale Cuentos de migrantes, tradotto da Salvatore Orlando, è una raccolta del 2004 che racconta storie, vere o verosimili, di italiani emigrati nelle zone del Sudamerica durante il complesso Novecento. Castelli è linguista e scrittore italiano, residente in Venezuela, da tempo impegnato nella diffusione dell’italiano e dell’italianità fuori dai confini nazionali. È nel territorio venezuelano che trovano vita e diffusione le storie raccontate in Italiani Mata Burros, tradotto da Salvatore Orlando, italo-venezuelano nato e cresciuto a Caracas e formatosi presso l’istituto Orientale di Napoli nel campo della linguistica e dell’acquisizione dei linguaggi. Il titolo della raccolta prende spunto da uno dei racconti, che mostra il principale disagio degli emigrati, ovvero il complesso meccanismo di appropriazione di una nuova lingua in territorio straniero e le conseguenti incomprensioni culturali. Per un italofono Burros evoca automaticamente la parola burro, mentre in spagnolo significa asino: appare dunque chiara l’immagine grottesca di un italiano emigrato in Venezuela che, scimmiottando la lingua autoctona, va alla ricerca del burro, risultando agli occhi dei nativi un mangiatore di asini. Un’incomunicabilità che non è solo linguistica ma profondamente culturale, dalla quale si dipanano stereotipi e leggende del nostro popolo all’estero. Le storie degli emigrati raccontate da Michele Castelli Le storie contenute in Italiani Mata Burros non sono semplici aneddoti tramandati dalla bocca di coraggiosi espatriati: sono i racconti di vite sofferte e sradicate in un difficile dopoguerra, un tempo che trova la sua immagine speculare nell’epoca in cui viviamo. Giovani che abbandonano l’Italia per cercare fortuna in terre lontane, nelle quali tutto ciò che si tocca diviene oro, faticosamente ottenuto, ma pur sempre oro. Ma le storie raccontano anche di uomini e donne che ciecamente si affidano agli eventi, con ingenuità ed ottimismo, e che si ritrovano (travolti e) coinvolti in un destino indesiderato e crudele. Nella raccolta emerge tutto lo spirito italiano, l’ingegno, l’intimo legame familiare: sono storie di uomini che si improvvisano imprenditori, sciamani, truffatori, sarti, individui che combattono contro il pregiudizio di alcuni o che accolgono l’acclamazione di altri. Storie con una morale, un insegnamento, che fluiscono da una voce ancestrale, come se fossero conservate nel diario ingiallito di un avo. Il linguaggio, nella sua traduzione italiana, ci riporta in un tempo lontano, con una scansione, un ritmo, un procedere a cui la modernità ci ha disabituati. Italiani mata burros e una lingua peculiare Contro il fluire rapido, frettoloso di scritti brevi che nessuno ha più il tempo di leggere, la traduzione di Orlando sembra prendersi il tempo di farci perdere tempo in una sintassi flemmatica e talvolta spagnoleggiante, che provoca lo spaesamento di un italiano in terra straniera. È la lingua degli emigrati che non si ammoderna, non risente della velocità della rete, degli influssi stranieri e della riduzione della distanza fra scritto e orale: quella di Italiani Mata Burros è una lingua antica e interessante, che si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per esprimere concetti del […]

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Attualità

D’amore e baccalà di Alessio Romano

D’amore e baccalà, è difficile spiegarlo. Non è un romanzo, non è un diario di viaggio, non è un guida turistica. Eppure, il nuovo lavoro di Alessio Romano, edito da EDT, è tutto questo insieme. D’amore e baccalà si presenta come un prodotto unico nel suo genere, in grado di unire una trama divertente e leggera a notizie utili per chi volesse intraprendere un viaggio alla scoperta della vera protagonista del libro, Lisbona. La capitale portoghese, infatti, con i suoi profumi, sapori e colori è la vera regina di questa colorata narrazione. Alessio Romano, evidentemente innamorato di ciò che Lisbona è e rappresenta, dispensa al lettore una serie di consigli pratici, ovviamente soprattutto gastronomici, ma anche riguardanti musei, negozi e attrazioni, così che il suo libro diventi, come detto, un prodotto a metà strada fra la narrazione di viaggio, la guida turistica e il puro romanzo narrativo. Al centro, l’amore. Amore in tutte le sue forme: per il cibo, per le tradizioni di un popolo antico e fiero, per le donne, per la vita. Scritto in prima persona, D’amore e baccalà racconta, per prima cosa, di un viaggio: protagonista è Alessio, un giovane scrittore, giunto a Lisbona per esplorarne le peculiarità gastronomiche. Appena arrivato, però, ha la disavventura di cadere dal tram numero 28, quello che, per tradizione, si dovrebbe prendere al volo per visitare le bellezze della città. La botta gli procura un bernoccolo che, di quando in quando, gli causerà una serie di allucinazioni, durante le quali incontrerà la regina del Fado Amalia Rodriguez, Fernando Pessoa e altri personaggi della cultura portoghese, oltre al nostro Antonio Tabucchi. La caduta dal tram lo porterà anche a fare la conoscenza della bella Beatriz. Alessio si innamora a prima vista, lei no. Lui la insegue per tutta la città e, pur incontrando sulla sua strada nuovi amici, continua a cercare quella donna che, con un solo sguardo, gli ha rapito il cuore. Infine, Alessio e Beatriz si trovano, ma un nuovo momento allucinatorio, spinge il protagonista a chiedersi se la bella Beatriz sia mai stata reale o meno. D’amore e baccalà: un libro sospeso tra sogno e realtà. Alessio Romano costruisce questo suo racconto come un continuo altalenare tra due dimensioni, quella immaginifica e quella reale, che si compenetrano, rendendo quasi impossibile, in alcuni momenti, capire dove inizi l’una e dove l’altra finisca. Il protagonista della vicenda e, insieme a lui, il lettore, si trova ad essere sottoposto ad una continua oscillazione tra sogno e realtà e, nell’uno e nell’altro caso, sono le sensazioni a farla da padrone. Più che per la storia, di per sé abbastanza leggera, sebbene godibile grazie allo stile ironico e fresco, è l’elemento impressionista che permea tutto il libro a renderlo interessante: leggendo D’amore e baccalà, sono le “impressioni” a dominare. Quindi è come se l’autore invitasse il lettore, o il viaggiatore, a scoprire il mondo che lo circonda non solo attraverso la vista, ma mediante tutti i sensi. Così, insieme al protagonista, ascoltiamo il dolce e struggente canto del Fado; con lui ci […]

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Libri

Alla ricerca della vita di Giovanni Nebuloni

  Giovanni Nebuloni, vive e lavora a Milano. È il fondatore della corrente letteraria Fact-Finding Writing, ovvero di una sorta di scrittura conoscitiva, equiparabile al saggismo filosofico e scientifico (scrivere per conoscere). Autore di vari romanzi, la sua prima pubblicazione risale al 2007 con La polvere eterna, al quale ne seguono altre di notevole spessore culturale. Alla ricerca della vita, edito dalla casa editrice 13Lab, è l’opera più recente dello scrittore. Nel romanzo l’autore affronta la tematica dello studio e della ricerca circa le cellule staminali e di Luca (Last Universal Common Ancestor), ultimo comune antenato universale, ossia il primo essere vivente. La sede della casa farmaceutica è in Sudafrica ed è proprio lì che si intrecciano due storie parallele. Due ricercatori italiani vengono improvvisamente colpiti da un morbo sconosciuto che condurrà loro alla morte ma che colpirà anche molti altri malcapitati che ne resteranno però immuni. Carcinoma squamocellulare trasmissibile, la causa del loro decesso. Alla ricerca della vita Il cancro dal nostro punto di vista e dal punto di vista dell’organismo che ne viene assalito è visto come la ricerca della morte. Ma dal punto di vista delle cellule cancerose, il suo sviluppo è la vita, certamente non la morte. “Il cancro vuole vivere”, scrive per l’appunto l’autore. Vivere, espandersi, ricercare la vita. Il romanzo è carico di suspense e di pathos sin dalle prime pagine. La narrazione inizia con un omicidio che nulla lascia presagire degli eventi che accadranno in seguito. Notevole la maestria dell’autore nel raccontare la vicenda che mai appare lenta o noiosa ma che, al contrario, si sviluppa con un ritmo rapido e incalzante. Molteplici dialoghi presenti nel testo, lessico chiaro e di facile comprensione. Tematiche interessanti si intrecciano ad un racconto che invoglia il lettore a giungere in breve tempo alla conclusione della lettura del romanzo. Nelle ultime pagine si alternano descrizioni tecniche e dettagliate circa il cancro e riflessioni profonde sulla vita e sulla malattia.

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Libri

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad: il musicista tra le bombe

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad, edito da La nave di Teseo e uscito da pochissimo nelle librerie, è un’autobiografia: lui è il musicista che si è fatto conoscere a livello internazionale per aver suonato tra le macerie della guerra siriana, usando la musica come strumento di resistenza contro il terrorismo e la violenza. Il pianista di Yarmouk: la storia di Aeham Ahmad Aeham Ahmad, originario di una famiglia di rifugiati palestinesi, ha trascorso la sua infanzia e giovinezza, a Yarmouk, un quartiere nato negli anni Cinquanta con l’obiettivo di offrire la residenza ai rifugiati palestinesi in Siria. Aeham è figlio di Ahmad, un uomo non vedente che si guadagna da vivere suonando il violino ai matrimoni e accordando pianoforti. La sua disabilità, causata da un’infezione contratta da bambino, non gli ha mai impedito di conoscere ed imparare cose nuove, anche perché è stata ben compensata dalla tenacia e dalla voglia di crescere; soprattutto non gli ha impedito di essere un buon padre, dotato di  grande capacità di ascolto, in grado di supportare Aeham (e suo fratello) in tutto e per tutto. Aeham ha ereditato proprio dal padre, il talento per la musica, studiata con mille sacrifici presso la Scuola di Musica della città, di solito accessibile solo da coloro che possedevano un elevato status economico e sociale.  Quando Aeham diventa un pianista a tutti gli effetti, inizia a dare lezioni di musica  e insieme a suo padre, aprirà un negozio di strumenti musicali.  Tutto procede per il meglio, il negozio va bene ed Aeham decide di sposarsi con Tahani. Con la guerra tutto cambia. La vita degli abitanti di Yarmouk e di tutta la Siria viene profondamente sconvolta. La quotidianità viene scandita dal recupero di beni di prima necessità, dall’evitare di finire nelle mani dei soldati, a prescindere dalle mille fazioni a cui appartengono. Per mesi la famiglia di Aeham, che nel frattempo si allarga con la nascita di un figlio, sopravvive grazie al pacco alimentare dell’ONU. Troppa gente inizia a morire, non solo perché uccisa dalle bombe ma, soprattutto di fame. La voglia di suonare di Aeham non si placa e non gli basta sopravvivere friggendo falafel alle lenticchie per strada. Così con altre persone sperimenta vari gruppi musicali che vedono la partecipazione anche di bambini, una dei quali viene uccisa. Inizia a farsi conoscere attraverso i social grazie ad alcuni video amatoriali. Con la musica Aeham si trova a far conoscere la guerra all’Occidente, ignaro di quello che veramente accade – e purtroppo sta ancora accadendo – laggiù. Giornalisti occidentali iniziano a contattarlo, la sua posizione inizia a diventare pericolosa in Siria e così Aeham decide di tentare di andare all’estero, nell’accogliente Germania. Dopo un viaggio che è stato un vero e proprio esodo, Aeham riesce finalmente a vivere a Wiesbaden, all’inizio da solo e dopo un anno con la sua famiglia.  Ora Aeham trascorre la sua vita facendo concerti in varie città europee, raccontando così gli orrori della guerra in Siria, adesso lontana geograficamente ma sempre […]

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Recensioni

“Diamante”, la Napoli raccontata da dodici autori e Pietro Nardiello

Diamante, viaggio nell’anima di Napoli è una raccolta di racconti, a cura di Pietro Nardiello, pubblicata da Alessandro Polidoro Editore. Dodici autori si sono uniti per dare un’unica voce narrante ad un città che ha troppe cose da raccontare. L’unione delle penne degli scrittori ha generato una fotografia dai diversi stili espressivi che rimanda al lettore una sola immagine da analizzare. Perché Napoli è così importante per l’umanità? Quale rapporto hanno le persone con questa città? I racconti della raccolta si focalizzano su diverse tipologie di uomini, donne e bambini che hanno trascorso almeno una parte della loro vita nella metropoli dalle molteplici interpretazioni. Facile è amarla, difficile dimenticarla, semplice provare rancore nei suoi confronti. Parthenope è una giovane ribelle che si adatta a tutto ciò che la circonda ma che pochi riescono a comprendere del tutto. Dodici storie illuminate dalla luce di un Diamante prezioso e irripetibile “Napoli è una donna spietata che non ti chiede di restare: ti manda via condannandoti ad avere sempre voglia di lei. Ne sei fiero e te ne vergogni”. Ogni napoletano ha un rapporto personale con la città di Napoli, ogni uomo del mondo che è passato di qua ha fatto l’amore con questa sirena meravigliosa, litigando con lei subito dopo aver consumato l’amplesso. Un senso di vuoto allo stomaco assale chi ha scambiato la propria pelle con i suoi vicoli. Lo sa bene Domenico che un giorno ha deciso di partire per diventare un giornalista di documentari. Napoli è dispettosa, si ripete nei suoi viaggi. Da lontano la desidera con moderazione, consapevole del fatto che troppo desiderio può portare al dolore. C’è invece chi sceglie di restare in quei luoghi antichi guidato da una tenacia indistruttibile. Nata del tufo è un racconto che ha per protagonista una donna appassionata. Il tufo è la pietra che la sta conducendo verso il raggiungimento di nuove e importanti scoperte scientifiche. Una pietra che Napoli sa custodire e che conserva la memoria di un’intera popolazione. I volti della città rimangono impressi sulle immagini dei protagonisti delle storie di Diamante in un susseguirsi di parole avvincenti, flussi di coscienza e memorie sbagliate. Il Nero di seppia che oscura il cuore di un pittore lo porta a sopportare a fatica il caos della città dopo la perdita della donna che amava. Nara, invece, vive a Volterra e Come una foglia si lascia trasportare dal vento e dalle fantasie che coltiva su Napoli. La sua vita scorre tranquilla nell’attesa degli incontri con suo figlio Luca, un musicista che conduce la propria carriera presso il Teatro San Carlo. Per Nara Napoli è la città che le ha portato via un figlio ma che ha anche concesso a quel ragazzo la possibilità di coltivare un sogno. La cucina stellata di Ritals è la traduzione gastronomica di una storia di povertà napoletana che si trasforma in emarginazione sociale. Nello parte con una nave verso Parigi e in Francia diventa un pizzaiolo emigrante. La gente lo chiama “rital” (ritaglio) per sottolineare la sua condizione di miserabile. L’uomo riesce a scalare la […]

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Libri

Di niente e di nessuno di Dario Levantino, un romanzo della Fazi Editore

Di niente e di nessuno: il romanzo di esordio di Dario Levantino Alcuni libri cominci a leggerli senza immaginare quanto possano conquistarti, tanto da non riuscire a smettere fin quando non si è giunti all’ultima pagina. È esattamente questo che mi è capitato con un romanzo di prossima pubblicazione edito dalla Fazi editore: Di niente e di nessuno. L’autore, Dario Levantino, nativo della più grande isola del Bel Paese, è un insegnante di lettere ed esordirà in veste di scrittore il 19 aprile. Brancaccio è l’ambientazione in cui si svolgono le vicende del romanzo. E Rosario è il nome del protagonista nato e cresciuto nei vicoli periferici di Palermo, quelli pieni di spazzatura, lasciati un po’ a se stessi, quelli in cui la puzza della cipolla fritta si mescola continuamente all’odore della salsedine che sprigiona il mare. La trama in breve del romanzo di Dario Levantino Figlio unico, Rosario eredita il nome del nonno materno mai conosciuto, quella tradizione diffusa un po’ in tutto il Meridione che permette di identificare dal nome e dal cognome la genealogia familiare, soprattutto in paesini e sobborghi piccoli in cui tutti conoscono tutti. Suo padre è il proprietario di un negozio di integratori alimentari e sportivi, sua madre semplicemente e fortemente una madre; una moglie anche, che ancora ricorda il giorno in cui ha conosciuto il marito, che ancora tesse i fili per creare un maglione di lana e regalarglielo. Rosario è cresciuto nei quartieri suburbani di Brancaccio, lontano dalla Palermo bene, in un posto pieno di scannazzati, tirato su con i valori della parsimonia e del rispetto, ma consapevole che bisogna tirare le unghie per destreggiarsi nel mondo, e mostrare di non avere mai paura, anche quando la si prova. Dario Levantino conquista il lettore Dario Levantino, attraverso uno stile fluido e scorrevole, conquista il lettore che, avido di curiosità, giunge velocemente alla conclusione, vagando insieme a Rosario nei vicoli di Brancaccio, la cui descrizione accurata e minuziosa, permette di catapultarsi pienamente in Sicilia, non quella presa d’assalto dai turisti di ogni parte del mondo, ma quella di tutti i giorni, quella difficile e così vera. Fortemente legato a sua madre, verso cui prova uno sconfinato amore, Rosario non è riuscito negli anni a costruire lo stesso tipo di rapporto con suo padre. La distanza iniziale tra i due arriva al culmine alla fine del romanzo, quando diventa palese che, questa volta, non c’entra nulla il complesso edipico.  Reminiscenze verghiane spuntano fuori nel legame che Rosario instaura con un cagnolino randagio, tali che riportano alla mente quello tra Rosso Malpelo e Ranocchio, perché attraverso quell’avvicendarsi di affetto e crudeltà, Rosario vuole insegnare al piccolo cagnolino a non avere paura di niente e di nessuno, come avevano insegnato a lui in quei sobborghi periferici della bella Sicilia: «Iu un mi scantu di nenti e di nuddu».

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Libri

Papà Uovo, una favola per spiegare la malattia ai bambini

Papà Uovo, la malattia spiegata a mio figlio, della Marotta & Cafiero editori, sarà presentato il 20 aprile presso la Libreria Pacifico di Piazza Dante 32, a Napoli alle ore 18:00. Dopo quasi tre anni dall’uscita di “Mamma Uovo”, “Papà Uovo”, completa il lavoro destinato ai più piccoli. Nel 2015 il bambino protagonista, guidato dalla mamma, cercava indizi per capire cosa le sarebbe accaduto durante le cure. Ricordo gli sforzi degli autori per riuscir a vedere in stampa “Mamma Uovo”, soprattutto la difficoltà legata alla ricerca di un valido illustratore. Gli autori sono Gabriella De Benedetta e Silvia D’Ovidio, entrambe psicologhe, psiconcologhe e psicoterapeute, lavorano con Antonello Pinto, medico, ematologo e oncologo, all’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “G. Pascale”. Il gruppo di autori ha realizzato le due pubblicazioni per dare ai genitori uno strumento che consenta di parlare ai propri figli della malattia oncologica. La scelta dell’illustratore che avrebbe dato vita alle immagini dei protagonisti della favola arrivò per caso durante una cena di lavoro alla quale Sergio Staino era invitato. Come spesso accadeva in quel periodo, si parlò anche della futura pubblicazione che tanti grattacapi creava agli autori. Il famoso illustratore e vignettista decise fin da subito di collaborare al progetto e a titolo gratuito come gli stessi ideatori, devolvendo i proventi alla fondazione del Pascale. La favola illustrata riesce ad alleggerire con i suoi bellissimi disegni le difficoltà che nascono nello spiegare ciò che accade durante le battaglie che “i piccoli chemio” devono affrontare nel corpo della mamma e del papà. Papà Uovo assume la valenza di valido strumento per riuscire a parlare ai più piccoli della malattia e soprattutto del suo decorso Gli autori hanno deciso di scrivere due versioni della favola fin dalla fase  progettuale. «Per noi era necessario permettere ai genitori di immedesimarsi al meglio nel racconto. L’idea fin dal principio era di scrivere entrambe le versioni, con il papà o la mamma protagonisti che raccontano al proprio figlio cosa sta accadendo». Nel secondo volume dedicato come il primo ai più piccoli, in maniera diretta ed indiretta, sarà il papà a ricevere le cure chemioterapiche. Il libro è chiaro e preciso, non trascura le informazioni scientifiche, è utilizzabile quindi da chiunque ha bisogno di questo strumento. “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere“. G. K. Chesterton

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Libri

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: una storia senza dialoghi della Bao Publishing

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung è una delle graphic novel targate Bao Publishing, entrata soltanto da pochissimi mesi a pieno diritto nel loro “parterre”. Il titolo originale è The Little Drifter, mentre la traduzione in italiano è stata affidata a Elisabetta Bellizio. Per la casa editrice è la prima opera proveniente da Taiwan, ma questa non è la sua unica esclusività: è anche il primo lavoro “muto” su cui la Bao Publishing ha deciso di lavorare, inaugurando il 2018 con questa eccezionalità. Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: un’opera quasi muta Ciò che effettivamente manca all’interno delle vignette è il dialogo; questo dettaglio non si mostra come un difetto, bensì un punto di forza senza precedenti: i disegni sono fortemente espressivi e nessun particolare è lasciato sospeso. È sparsa solo qualche didascalia per ogni inizio di capitolo e qualche messaggio preciso che la fumettista ha voluto riservare al lettore, sottolineando l’intimità che l’opera vuole mantenere. I colori, a seconda delle circostanze, assumono tonalità più intense o, al contrario, tendenti al pastello. La scelta è sicuramente sempre armoniosa e visibilmente ponderata con estrema attenzione. La rilegatura del fumetto è brossurata, accogliendo con cura le pagine spesse e lucide. «Tutti hanno un piccolo vagabondo nel proprio cuore» è la frase che accompagna il disegno posto in incipit: è collocato ancor prima dell’indice dei vari capitoli ed è un indizio per ciò che si incontrerà nelle pagine seguenti. Non c’è una trama su cui la storia si sviluppa: ogni capitolo costituisce una narrazione a sé con un protagonista comune per ogni vicenda, ovvero un piccolo vagabondo. È un bambino, sorridente, rubicondo e dagli occhi vispi, che appare nei momenti più inaspettati e in qualsiasi parte del mondo. La raccolta è infatti un insieme di vicende che hanno luogo in luoghi dislocati nel mondo, come New York, il Tibet o Xinjiang. È lì per una ragione: donare speranza o offrire un aiuto a coloro che si sentono sconfortati, demotivati o, peggio ancora, persi. Nient’altro che una proiezione di sé tra i lavori Bao Publishing Il piccolo vagabondo, confessa l’autrice, non è nient’altro che la sua proiezione: una piccola donna che come una stella indica la strada ai viandanti e non appartiene veramente a nessun luogo. La simbologia è forte, dal primo all’ultimo capitolo, mentre la storia si conclude proprio a Tapei, capitale del Taiwan da cui la fumettista proviene.

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Libri

Emma, 1876 (Fazi Editore): gli USA secondo Gore Vidal

Con il romanzo Emma, 1876 prosegue l’attività editoriale da parte di Fazi Editore che la vede impegnata, tra l’altro, nella traduzione e pubblicazione dell’opere di Gore Vidal. Dopo la pubblicazione di Giuliano (2017), romanzo storico incentrato sulla vita, il pensiero e la politica dell’imperatore romano del IV secolo D.C. (il cui regno andò dal 360-363) e dopo L’età dell’oro (2017), ultimo dei sette romanzi della serie Narratives of Empire che, nell’intenzione dell’autore, ha lo scopo di narrare la nascita, lo sviluppo e in qualche modo il declino della potenza economica e politica degli Stati Uniti d’America; Fazi Editore pubblica la traduzione di 1876 (titolo originale), in cui si narrano delle elezioni politiche degli Stati Uniti d’America nel 1876, a cento anni dalla loro fondazione. Emma, 1876: il contesto storico  L’intento polemico di Gore Vidal si nota a partire dal contesto della prima edizione americana di 1876. Il romanzo è infatti pubblicato in America per la prima volta nel 1976, a duecento anni dalla fondazione degli Stati Uniti d’America e a cento anni dal contesto storico in cui è ambientato il romanzo stesso. Lo sfondo storico su cui si muovono i personaggi è la New York delle elezioni politiche presidenziali del 1876 che vedono fronteggiarsi l’esponente del partito democratico Samuel J. Tilden (1814-1886) e quello del partito repubblicano, Rutherford B. Hayes (1822-1893). Grazie ad alcuni intrighi politici quest’ultimo verrà eletto come nuovo presidente nonostante la minore affluenza di voti rispetto all’avversario democratico. Nella scelta di questo scottante tema sembra prendere forma l’idea di Vidal per cui, in una concezione fortemente pessimistica della politica statunitense passata e presente, l’orgogliosa e patriottica celebrazione del centenario della proclamazione della Repubblica Americana sia una vana nebbia che copre la corrotta realtà dei fatti avvenuti. Emma, 1876 nella traduzione di Silvia Castoldi: il titolo Come si è accennato, il titolo originale del libro in questione era 1876. L’affiancamento alla data del nome di Emma Schuyler, figlia del protagonista del romanzo, il giornalista Charles Schuyler, sotto il cui punto di vista si snoda la narrazione, può essere il risultato dell’idea di intitolare il romanzo a uno dei protagonisti principali; al fine di mostrare l’intera vicenda attraverso il suo punto di vista. In questo senso, si assiste in apertura del romanzo al ritorno di padre e figlia a New York. Charles, esponente filo democratico, ritrova dopo anni una città completamente cambiata rispetto ai suoi ricordi, e Emma, nata in Europa e vedova di un principe parigino, comincia a muoversi negli ambienti intellettuali e sofisticati dell’epoca. Ciò permette di svelare al lettore quelle che erano, e che secondo Vidal sono ancora, le fallaci idee su cui si fonda la cultura e la politica di un paese. Da questo si può evincere nell’idea di Vidal come si passi dal particolare all’universale, dalla storia dei singoli alla storia di tutti e che la Storia del passato è specchio di quella presente. Verità e finzione storica in Emma, 1876 In Emma, 1876, così come anche negli altri romanzi storici, Gore Vidal unisce personaggi reali, […]

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Recensioni

Mucho Mojo Club, un’entità oscura cammina con noi

Cos’è più angosciante del buio? Mucho Mojo Club è una raccolta di racconti thriller dall’impronta noir pubblicata dalla CasaSirio Editore. Misteri, angosce, paure, delitti e sparizioni trasmettono al lettore un senso di precarietà che lo trascina totalmente nella lettura. Undici autori stranieri per un trama di misteri L’impronta narrativa della raccolta si affida allo stile di undici scrittori stranieri. Tra loro alcuni non sono mai stati tradotti in Italia. Undici storie di suspense, angosce e sospensioni di giudizio avvolgono il lettore in una spirale letteraria oscura dalle molteplici interpretazioni. Non è importante la dinamica di un delitto o di una sparizione, è preminente la componente misteriosa che costringe il lettore a restare con il fiato sospeso fino all’assimilazione dell’ultima riga dell’ultima storia. Emma Sue è una donna aggressiva che sa sempre come passarla liscia. La sua vitalità è benzina per il proprio compagno che la affianca in una serie di peripezie. Avarice (avarizia) è la protagonista di una Caccia Continua. La sua massima aspirazione è quella di diventare una criminale. La scomparsa della giovane Jenny, invece, getta la città di Edimburgo nella preoccupazione generale. Il commissario McLeon indaga sulla scomparsa mentre nutre il sospetto che la ragazza abbia scoperto una cruda verità sulla propria vita. Steven affronta da poco la morte di suo padre. Da lui ha ereditato la voglia di aiutare il prossimo e per questo decide di dare una mano al fratellastro Winkie. Il ragazzo lo rinchiuderà in un abisso irrisolvibile grazia alla propria compagna, la malefica Valerie. La Fuga di Billy Micklehurst è motivata dalla propria condizione di clochard. Il cielo di Manchester è la sua casa, il cimitero della città l’unico luogo in cui riesce ad avvertire il calore dell’anima. Il Borseggiatore più abile di Parigi non si preoccupa delle persone a cui deruba gli averi. Commosso da una lettera d’amore che trova nel portafoglio di una sua vittima, si lascerà abbindolare da un ladro in erba. Lurleen vive in Texas nel 1954. Fa a pugni e mangia pezzi di vetro e non ha paura di sfidare la sorte. Il sangue dell’agnello è il mantra di una cattolica famiglia americana. I coniugi Lacey sono felici che la loro unica figlia, Angela, sia in grado di dispensare benevolenza e miracoli nella cittadina in cui vivono. L’incertezza dell’oscurità chiude la raccolta. Uomini e donne, in preda ai deliri, affrontano le loro paure e persino la morte. Gli enigmi irrisolti di Mucho Mojo Club ci insegnano la chiave di lettura dell’esistenza Il trasporto emotivo della raccolta Mucho Mojo Club mette il lettore davanti ad uno specchio che riflette le proprie perplessità. La vita è un enigma. Tutto può accadere in un giorno qualunque e nessuna ragione è in grado di interpretare gli eventi che colpiscono la nostra esistenza. Gli strappi sul tessuto del quotidiano ci costringono a fare i conti con le nostre paure, isolandoci dalla serenità delle ore che trascorriamo. In che modo possiamo sopravvivere a tutto questo? Gli undici racconti ci suggeriscono di prendere fiato prima di agire e […]

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