Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 102 articoli

Libri

L’odore dei ragazzi affamati di Peeters e Phang

L’odore dei ragazzi affamati (titolo originale L’odeur des garçons affamés) è una graphic novel creata dal fumettista Frederik Peeters e dalla scrittrice e sceneggiatrice Loo Hui Phang, tradotta da Maria Teresa Segat e pubblicata dalla BAO Publishing (già editrice di Macerie prime e La giusta mezura). Un’opera in cartonato, di 112 pagine, a colori: le tinte sono forti e vivide, i colori si contrappongono nelle accese tonalità del rosso o dell’azzurro, a seconda che ci si trovi sul piano reale o su quello onirico. I disegni sono accurati, meticolosi, espliciti. «Esci dall’acqua e rimettiti quegli stracci. È strano parlare con una persona nuda quando si è vestiti.» «Perché?» «A me dà fastidio. O si è entrambi nudi, o entrambi vestiti. Si chiama parità.» «…E non c’è niente di più bello dell’odore dei ragazzi affamati» A fare da sfondo un’ambientazione western post secessionista, nel polveroso e desertico Texas. I protagonisti sono tre, un gruppo male assortito di individui di cui (se dovessero malauguratamente sparire) non si sentirebbe la mancanza: sono stati ingaggiati da uno sconosciuto multimiliardario per svolgere uno studio approfondito sulla comunità di nativi americani Comanche. Ognuno di loro (Milton, Oscar e il Signor Stingley) nasconde un segreto profondo e porta con sé una quantità poco invidiabile di demoni. Stingley sottolinea quanto il loro gruppo sia una società in scala ridotta, di cui lui sarebbe l’elemento primario con potere decisionale e depositario del sapere tecnico, Oscar Forrest l’elemento secondario con funzione esecutiva e Milton quello terziario, che non deterrebbe alcun sapere e il cui ruolo sarebbe “puramente domestico”. Anche nelle più strutturate società, però, bisogna tener conto delle individualità e delle proprie capacità, spesso tenute nascoste fino alla necessità di doverle manifestare, magari per amore. Allo stesso modo non bisogna sottovalutare un altro importantissimo elemento: l’”immenso, insolente, innegabile” desiderio che pervade l’essere umano, che muove i protagonisti e il mondo stesso, condizionandolo costantemente nelle sue scelte e nelle sue azioni. E non importa che si indentifichi strettamente nella sessualità o più largamente nell’avidità e nel desiderio di possesso. I protagonisti impareranno a conoscersi, affronteranno moltissimi pericoli, sfuggiranno a un cacciatore di taglie e dovranno sopravvivere a una mandria imbizzarrita di mustang diretta verso di loro. Dovranno stringersi forte o imparare a riconoscere chi tenere lontano, mentre scopriranno moltissime verità indagando su se stessi e sulle proprie pulsioni. «Siamo ancora vivi?» «Più vivi che mai»

... continua la lettura
Libri

120, rue de la Gare: l’ultima inchiesta di Nestor Burma

120, rue de la Gare è uno dei romanzi di Leo Malet, da sempre considerato uno dei maggiori rappresentanti del noir francese (insieme a George Simenon e André Héléna). L’opera rappresenta l’ultima inchiesta di Nestor Burma, investigatore privato dai metodi di indagine decisamente anarchici. Riproposto al pubblico (dallo scorso gennaio) dalla Fazi Editore, 120, rue de la Gare è l’indirizzo che viene sussurrato a Nestor Burma, di ritorno dal campo di prigionia (siamo nel pieno della Seconda guerra mondiale) dal suo socio Colomer, prima che un colpo di pistola freddasse il suo collaboratore, proprio nel momento in cui si stavano salutando dopo tanto tempo, nella stazione ferroviaria.  Burma era un investigatore privato prima che la guerra chiudesse la sua agenzia Fiat Lux che gestiva proprio insieme a Colomer e alla bellissima segretaria Hélène Chatelain. Così, finita la guerra e lasciato l’ospedale dove era stato ricoverato dopo l’incontro con Colomer, che gli era costato una brutta caduta, Burma riprende di nuovo possesso della sua vita e della sua attività, iniziando ad indagare proprio sull’assassinio del suo collaboratore, contando sull’appoggio “formale” del poliziotto Florimond Faroux ma agendo in totale anarchia, al limite della legalità e mostrando – come negli altri romanzi che lo vedono protagonista – un fiuto fuori dal comune. Vari gli indiziati, compresi la ex segretaria dell’agenzia investigativa e un prigioniero con un grave problema di amnesia, e numerosi saranno i tentativi di depistaggio da parte dei colpevoli insieme agli immancabili colpi di scena. 120, rue de la Gare: un caso intricato e coinvolgente Un caso intrigante ed intricato che stuzzicherà il lettore dalla prima all’ultima pagina. Bisogna però aggiungere che 120, rue de la Gare è un tipo di romanzo che si rivolge soprattutto a coloro i quali amano particolarmente i polizieschi che sposano il ritmo del noir francese, sicuramente più lento rispetto a quello americano. 120, rue de la Gare viene considerato un classico del noir francese (infatti da 120, rue de la Gare è stato tratto anche un film nel 1946 di J. Daniel-Norman) insieme agli altri romanzi dello scrittore Malet, tra i quali ricordiamo – oltre agli altri romanzi-inchieste di Nestor Burma – le seguenti opere parimenti riproposte dalla casa editrice Fazi: La vita è uno schifo, Il sole non è per noi, Nodo alle budella. 

... continua la lettura
Libri

Oltre l’inverno: il nuovo libro di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Eva Luna, L’amante giapponese, L’isola sotto il mare, Inés dell’anima mia, sono solo alcuni dei titoli che richiamano alla mente una delle più importanti scrittrici della narrativa contemporanea: Isabel Allende. Quando Isabel Allende decide di cominciare a scrivere un romanzo, lo fa sempre l’8 di gennaio, perché proprio in questa data intraprese la stesura del suo primo libro, che l’ha decretata scrittrice di successo mondiale: La casa degli spiriti. Scaramanzia o meno, Allende non sbaglia mai un colpo. Conferma di ciò è la sua ultima pubblicazione: Oltre l’inverno, edito da Feltrinelli nel 2017. Oltre l’inverno: la trama L’inverno dell’anno 2015 è particolarmente freddo a Brooklyn e una tempesta di neve paralizza l’intera città, provocando problemi alla viabilità e ai riscaldamenti nelle abitazioni. È in questo scenario freddo che si intrecciano le vite di tre persone completamente diverse tra di loro e, in apparenza, senza nulla in comune: Lucìa Maraz, donna cilena che lascia la sua patria durante l’insediamento di Pinochet; Richard Bowmaster, professore universitario disilluso e tormentato dal passato; Evelyn Ortega, ragazza immigrata dal Guatemala.  Il destino, sempre in allerta e pronto a intervenire quando è necessario, tesse i fili dei tre protagonisti attraverso un incontro fortuito che diventa l’inizio di un’avventura e, in seguito, di un legame di sguardi e affetti, sentimenti vecchi e nuovi, gioventù e vecchiaia. Durante la tempesta di neve Richard decide di uscire con l’automobile e tampona involontariamente una macchina, alla cui guida c’è Evelyn. Un banale incidente che Richard dimentica velocemente appena rientra a casa, nella tranquillità delle sue mura domestiche e tra i suoi numerosi gatti, fin quando Evelyn non viene a bussare alla sua porta per chiedergli aiuto e Richard non riesce a trovare altra soluzione che rivolgersi a Lucìa, la bizzarra cilena a cui ha affittato un appartamento nel suo stabile.  Un tamponamento che Richard crede casuale si tramuta in un’avventura che vedrà coinvolti i tre e che prenderà una piega inaspettata.  Lo stile inconfondibile di Isabel Allende Isabel Allende non delude mai. Non può farlo perché il suo stile ha il potere di trascinare in un vortice di emozioni, di far viaggiare in un passato che sembra lontano e invece è più vicino che mai, di trasportare in scenari diversi, affascinanti, crudeli a volte, ma sempre realistici. Il suo mescolare le vite dei personaggi in uno sfondo storico rende ancora più reale ciò che si sta leggendo. Questo stile lo si ritrova completamente anche in Oltre l’inverno, dove l’avventura che si ritroveranno a vivere i tre protagonisti fa solo da sfondo alle loro storie personali. Storie di un passato che, anche se per motivi diversi, Richard, Evelyn e Lucìa vorrebbero lasciarsi alle spalle, ma vi sono ancora troppo ancorati. Storie di amori, dolori, affetti familiari, abbandoni e ritrovi che passano dall’uno all’altro, in un continuo alternarsi tra passato e presente.  La svolta thriller che assume il romanzo rappresenta solo un espediente per indagare sulle vite dei tre e fare in modo che escano “dall’inverno in cui sono rimasti intrappolati”. «Risolvere il […]

... continua la lettura
Libri

Gusto dallo spazio: Spacefood, la nuova gastronomia siderale di Andrea Coco

Edito nel 2017 da Scatole Parlanti, “Spacefood, la nuova gastronomia siderale ” è l’ultimo libro di Andrea Coco. Impossibile non pensare, anche soltanto leggendo il titolo del libro, al poco frequentato ambito della fantascienza umoristica e al suo più eminente rappresentante, “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Infatti il libro di Andrea Coco è fatto esattamente di questa pasta. Prima giornalista, ora impiegato presso una società di telefonia, l’autore esprime la sua predilezione per l’ambito fantascientifico tanto nelle sue pubblicazioni su riviste e antologie dedicate alla science fiction e al noir, quanto nelle sue altre opere, tra cui una ghost story edita nell’antologia Allucinazioni urbane (L’Erudita) e un racconto di fantascienza nell’antologia Faximile 101 (Homo Scrivens). Cibo e avventure dallo spazio: questo è Spacefood di Andrea Coco Tra incrociatori intergalattici e piattaforme anti- gravità, il cibo non è mai stato un argomento così avvincente da trattare: mai come in Spacefood. Il libro è suddiviso in due capitoli, ognuno indipendente dall’altro in quanto contenenti storie diverse, ma comunque aventi un minimo comune denominatore: Aner Sims, critico gastronomico di punta del giornale “The times of Hibernia”. Sveglio e pungente, Aner è un giornalista instancabile che non sottovaluta l’arduo compito di dichiarare e tramandare il reale valore dei piatti più chiacchierati della galassia. Il biglietto da visita del protagonista lo si rinviene nel prologo del libro: una divertente recensione enogastronomica per la rubrica “ristoranti-novità”. Il critico e la sua fidanzata si recano alla Taverna galattica di Mario, dove una comune cena di San Valentino si trasforma in uno spettacolo di fuochi d’artificio: letteralmente, dato che tra cocktail altamente alcolici e fuorilegge, la qualità degli scampi di Amstel e il profumo del vino delle Alpi di Zinc passerà decisamente in secondo piano. L’altra avventura dello sventurato critico gastronomico (che alla stregua di un detective letterario, si trova sempre nel posto giusto al momento giusto) sarà, invece, a bordo della splendida astronave, il “Bucaniere delle Stelle”, diretta verso il “Ristorante che non c’è”. Alla guida c’è il comandante della corazzata spaziale Shining Sun, Augusto “Rock” Parboni, amante della buona cucina, ma anche inguaribile pasticcione “conosciuto da tutti gli abitanti della Galassia per le sue leggendarie avventure, i disastri da lui combinati, i complotti sventati in modo del tutto casuale, le gaffe interplanetarie”. L’ultima avvenuta si svolge, infine, “ai confini della galassia” (come recita il titolo del secondo capitolo), e vede Aner in compagnia di una ricca proprietaria terriera, perdutamente innamorata di lui, Scilla Aliprand, responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale. I due pariranno alla volta del pianeta Znavel, per indagare sulla misteriosa scomparsa di un importante cuoco della zona, Apuleius, poco benvisto dai ristoratori concorrenti. L’intuizione vincente sta nel trasportare cose del quotidiano in un’altra dimensione (o meglio, su un’altra galassia), fatta di piatti conosciuti dai nomi improbabili e personaggi stravaganti, caricatura dei “tipi” che incrociamo ogni giorno. Da un pianeta a un altro (o di asteroide in asteroide, se si preferisce), nel suo Spacefood, Andrea Coco trasforma gli elementi con cui siamo […]

... continua la lettura
Libri

La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani

La manutenzione dei sensi di Franco Faggiani è un libro che arriva dritto al cuore. Edito da Fazi e in libreria dal 1° febbraio 2018, racconta in modo semplice e diretto una storia straordinaria. Una storia di salvezza, di cambiamento e di accettazione. Potrebbe essere definito un romanzo di formazione, e sarebbe corretto, certo, ma limitante: La manutenzione dei sensi, infatti, è sicuramente incentrato su un percorso di crescita interiore ma, allo stesso tempo, tocca temi importanti, come la morte, la solitudine, la diversità. E lo fa in maniera così semplice, così naturale, da far quasi dimenticare la grandezza degli argomenti trattati. Leonardo e Martino, protagonisti del romanzo, rinascono a poco a poco dalle ceneri delle loro vite sull’orlo del burrone. L’uno, attraverso la solitudine, cerca di elaborare la perdita della moglie; l’altro rifugge i contatti umani per la sua stessa natura. Eppure, Leonardo e Martino vivono bene insieme. A loro modo, si creano un equilibrato ecosistema in cui vivere, in cui essere se stessi. A loro modo, sono una famiglia. E si salvano a vicenda. La prima lezione che si può trarre da La manutenzione dei sensi è proprio questa: la famiglia è composta da coloro che ti accettano e ti amano per quello che sei e, al contempo, ti rendono migliore.  Non è necessario che vi siano legami di sangue, ma è necessario che si instauri un vincolo spirituale. La seconda lezione  che Faggiani impartisce è: “non fermarti alle apparenze, vai oltre le etichette“. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati ad etichettare tutto, anche le persone. E così, ci può capitare di abbinare mentalmente dei “cartellini di identificazione” ai personaggi che incrociamo durante la lettura del romanzo. Leonardo sarà indicato, magari, come il “vedovo triste”; sua figlia Nina come “assenteista dei sentimenti”; Augusto come “vecchio burbero”. Eppure, più si procede nella lettura, più ci si rende conto che ogni definizione ha un sapore di provvisorietà, non solo perché i caratteri tendono a mutare, ma perché dietro alle apparenze, dietro alle etichette, c’è sempre di più. Il caso emblematico è proprio quello di Martino, che ha ben due etichette appiccicate addosso: è un orfano, ed è affetto dalla sindrome di Asperger. Eppure, Martino non è la sua sindrome: è un ragazzo intelligente, a suo modo sensibile. Certo, è schivo e spesso taciturno, ma è anche capace di regalare sorrisi che ti bloccano il cuore. A scuola ci sono cose in cui non riesce a brillare, ma in altre eccelle: è creativo ed esperto conoscitore della natura. Certo, continuerà a non parlare a vanvera, ad aggiustarsi continuamente il ciuffo che gli ricade sugli occhi, a fare domande spiazzanti e a rispondere con estrema sincerità, ma negli anni sarà in grado di farsi degli amici, di esprimere le sue emozioni anche con il contatto fisico. La manutenzione dei sensi è quindi un romanzo ricco di pregi, a partire dalla scrittura posata e scorrevole. Belle anche le descrizioni vivide, che immettono il lettore direttamente all’interno delle ambientazioni. Infine, la leggerezza con cui Faggiani riesce […]

... continua la lettura
Recensioni

Black Hammer volume 2: l’evento continuo di Origini segrete

Continua la serie di Black Hammer, di Jeff Lemire, Dean Ormston e Dave Stewart, stavolta con la partecipazione di David Rubìn. Torna con un nuovo volume, L’evento, pubblicato nuovamente dalla Bao Publishing, che include i volumi da 7 ad 11 ed il 13° della serie. Nel volume precedente avevamo visto un mondo rurale nel quale sono bloccati, da un decennio, cinque supereroi: Abraham Slam, Barbalien, Colonnello Weird, Golden Gail, Madame Butterfly. Con loro anche Talkie-Walkie, l’aiutante robotica del colonnello, e Black Hammer, morto poco dopo l’arrivo nel tentativo di lasciare la prigione bucolica. L’evento si apre con l’arrivo di Lucy Weber, figlia di Black Hammer e giornalista. Purtroppo non ricorda com’è arrivata alla fattoria, tantomeno come eventualmente tornare indietro. Dopo aver scoperto che il padre è morto, inizia ad indagare sullo strano mondo in cui si trovano: i supereroi le dicono quel poco che sanno, quasi rassegnati a rimanere lì. Lucy scopre molti dettagli fuori posto in quel mondo, costruito affinché chi vi capita non si faccia troppe domande. Tra i supereroi però c’è qualcuno che non vuole andare via di lì. Anzi, cerca di nascosto di ostacolare la fuga in ogni modo… Black Hammer volume 2: l’evento, continuo di Origini segrete I temi principali sono sempre l’America rurale (o l’illusione che la rappresenta per i protagonisti) ed i supereroi, visti però in una chiave atipica. Hanno infatti numerosi problemi personali: dalla vita quotidiana ad un passato difficile con cui fare i conti. Qualcuno cerca di rifarsi una vita nella “prigione”, in fuga dai fallimenti del mondo reale; altri invece hanno ottimi motivi per cercare di fuggire, e si struggono nell’impossibilità di riuscirci. Lo stile ricorda volutamente i fumetti della Golden Age statunitense, con le storie passate dei protagonisti presentate come albi dedicati. In questi continui flashback vediamo ad esempio come Golden Gail ed Abraham Slam si erano ritirati dalla lotta al crimine prima dell’ultima battaglia per Spiral City. Scopriamo anche la storia di Joseph Weber, che da assistente sociale nei bassifondi diventa Black Hammer. Un supereroe con famiglia, che ha ovvi problemi a conciliare lavoro nel sociale, famiglia e lotte per salvare il mondo. Altro tratto distintivo è la presenza di “cliffhanger”, colpi di scena per tenere alta l’attenzione. Come nel volume precedente, Black Hammer: l’evento non è autoconclusivo. Il volume si chiude infatti con un cliffhanger che sospende la narrazione ad un punto cruciale, che lascia il lettore impaziente di leggere il seguito. Seguito che non tarderà a giungere: sarà pubblicato negli USA dalla Dark Horse a partire da aprile 2018. Stavolta andrà sotto il nome di Black Hammer: Age of Doom, una sorta di nuova serie. Scelta degli autori dovuta al fatto che «Black Hammer commenta il mondo dei fumetti di supereroi. Un mondo dove gli universi dei supereroi sono ricreati e rilanciati ogni anno. Sentivamo che dovevamo trafficare con l’idea, ma mettendoci un tocco di Black Hammer». La nuova serie continuerà infatti a narrare le avventure degli eroi intrappolati dopo il salvataggio di Spiral City. Nel […]

... continua la lettura
Libri

L’età dell’oro: la storia occulta secondo Gore Vidal

Si deve a Fazi editore la possibilità di vedere tradotto in Italia il romanzo L’età dell’oro dell’intellettuale americano Gore Vidal (1925-2012). Dopo Giuliano, con L’età dell’oro (trad. it. Luca Scarlini, Roma, Fazi, 2017) Fazi editore dà il via alla pubblicazione del romanzo storico di Vidal con l’ultimo dei sette romanzi della saga Narratives of Empire (in ordine: Burr, Lincoln, Il candidato, Impero, Hollywood, Washington D.C., L’età dell’oro). Narratives of empire racconta, attraverso contraddizioni e fenomeni sociali, la nascita e l’ascesa dell’America a prima potenza mondiale. L’età dell’oro di Gore Vidal, ovvero la storia come propaganda L’età dell’oro di Gore Vidal si apre con una nota profondamente ironica e polemica, tipica della personalità dell’intellettuale americano. Per comprendere ciò è necessario storicizzare questa sorta di incipit del romanzo: 4 novembre 1939. Poco meno di due anni prima dell’entrata in guerra dell’America in seguito all’attacco di Pearl Harbor da parte dei giapponesi (7 dicembre 1941). Nelle pagine di Vidal si percepisce il clima di tensione che divide un paese isolazionista ma con faville di interventismo. A farsi portavoce di tali idee sono esponenti della politica americana del tempo, ma la ironia, si diceva, la vena polemica, si esprime in una nota amara nel momento in cui, sulla base dell’opinione pubblica, della Democrazia, il potere politico afferma che “la gente fa sempre come gli si dice. Non hanno scelta” (p. 24). Emerge in questa frase la chiave di lettura dell’intero romanzo che si fonda sull’idea di una libertà, per così dire, assente del popolo americano, influenzato e quindi manovrato dal potere politico. In L’età dell’oro Vidal mette in mostra la sua idea dell’anti-democraticità del governo americano andando così a definire anche una pessimistica concezione della Storia. La Storia, difatti, si costituisce delle cause e degli effetti delle azioni degli uomini tutti; diversamente, per Vidal, la Storia risulta essere un concetto inafferrabile per il popolo in quanto manovrato dai poteri alti. Si può quindi giungere ad affermare che la storia, nel caso specifico dell’America (secondo il progetto di Narratives of empire), non è vera, ma è riflesso di una realtà sapientemente simulata e manipolata. Tutto questo si evince in particolar modo alle pagine dedicate da Vidal ai momenti relativi all’attacco a Pearl Harbor da parte dei giapponesi. L’America, secondo le disposizioni del presidente Franklin Delano Roosevelt (alla vigilia del suo quarto mandato), sarebbe entrata in guerra solo in seguito ad un attacco. Vidal esprime come attraverso l’ultimatum proposto dal segretario americano Cordell Hull, la così detta Hull note (26 novembre 1941, p. 30) l’America avesse praticamente fornito al Giappone la prospettiva di attaccarla. In altre parole, secondo Vidal, la Casa Bianca si aspettava un attacco da parte dei giapponesi, salvo poi presentarlo al pubblico come inaspettato, il quale necessariamente doveva avere come reazione degli statunitensi la guerra. Dalla resa incondizionata del Giappone in seguito alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945), ebbe poi inizio la propaganda anticomunista della Guerra fredda. Tutto questo, per Vidal, pone le basi della potenza dell’impero americano: un impero […]

... continua la lettura
Libri

La ghostwriter di Babbo Natale di Alice Basso

La ghostwriter di Babbo Natale (Garzanti), uscito lo scorso dicembre, è il racconto di Natale della scrittrice Alice Basso, autrice dei romanzi “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016),“Non ditelo allo scrittore”(2017) e “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”(2015) che hanno tutti Vani Sarca come protagonista, che di lavoro fa la ghostwriter per una casa editrice, cioè per chi non lo sapesse, scrive libri per conto di altri. E non solo: malgrado sia una persona restia ad intrattenere relazioni umane, per non definirla completamente asociale, Vani Sarca ha un intuito fuori dal comune nel comprendere gli altri, una sorta di empatia innata che mal si concilia con la sua personalità. Dote che le consente non solo di scrivere in maniera impeccabile, intuendo la personalità degli autori, ma anche di collaborare con la polizia, in particolare con il commissario Berganza che ha grande fiuto per queste cose. Vani trascorrerebbe le sue giornate standosene a casa a leggere da sola, si veste totalmente di nero ed è abbastanza intollerante verso il prossimo, chiunque esso sia. Ha solo un punto debole: una ragazzina, Morgana, che in questo racconto è ancora una bambina. La ghostwriter di Babbo Natale, sinossi Vani Sarca e il Natale, due elementi che mal si conciliano. Lo sanno bene i fan della ghostwriter ma lo dimentica ogni anno la sua famiglia di origine che, puntualmente,  organizza la cena di Natale e si aspetta che Vani vi prenda parte con gioia ed allegria. Quest’anno però, arriva l’influenza e Vani spera di trascorrere il Natale a modo suo, da sola, in pigiama a casa sua. Soprattutto da sola. Invece non sarà così. Per fortuna, però, complice una bimba di sette anni,  la sua vicina di casa Morgana, si impegnerà a risolvere un mistero che avrà proprio Babbo Natale come protagonista. E le toccherà fargli anche da  ghostwriter. La ghostwriter di Babbo Natale, considerazioni  La ghostwriter di Babbo Natale è un racconto simpatico,un’appendice carina ai suoi romanzi, piacevolissimo da leggere. Come tutte le sue opere, il racconto è ben scritto ed è ricchissimo di citazioni letterarie. Ma non solo, La ghostwriter di Babbo Natale è un regalo che la scrittrice Alice Basso ha fatto ai suoi lettori, in tutti i sensi: infatti è possibile  scaricarlo gratuitamente. Un nuovo progetto per Alice Basso Il suo prossimo romanzo, “La scrittrice del mistero” uscirà, sempre per Garzanti, il prossimo aprile. Attendiamo con grande piacere le prossime avventure di Vani Sarca, questa volta alle prese con un nuovo caso con il commissario Berganza, la stesura di un nuovo libro e forse, un nuovo amore.

... continua la lettura
Libri

Storia d’amore e buio: Il meraviglioso incubo di Natale

“Natale aveva un oscuro segreto: era un assassino”, recita il primo rigo di Il meraviglioso incubo di Natale, l’ultimo libro di Mauro Santomauro, sempre edito da Ferrari Editore, che neanche questa volta tradisce la sua predilezione per il mistero e lancia una nuova storia facendo dell’epilogo il suo incipit. Il meraviglioso incubo di Natale e il suo autore Una storia che inizia dalla fine, si direbbe, eppure come ogni altro viaggio rilegato e vissuto in parole, Il meraviglioso incubo di Natale è un racconto che fa le sue tappe, per permettere a tutti i lettori che corrono con lui di riprendere fiato e scoprire dove mai arriverà questa stradina, con i suoi dossi e i suoi tratti di pianura. La narrazione segue i passi di Natale, il protagonista citato nel criptico titolo del libro, e dell’amata (fidanzata prima, moglie poi) Alice, che dopo aver contratto la SLA ed essere giunta agli ultimi stadi della malattia fa promettere al marito di ucciderla, di porre fine alla sua vita quando sarebbe stata irreparabilmente intrappolata in un corpo incapace, un corpo morto. Di un viaggio non conta la meta, ma il percorso: e in questo libro Santomauro dimostra di averlo capito bene. La storia di Natale e Alice cammina all’indietro, dagli anni dell’adolescenza e della tenerezza del primo incontro, dalle prime passioni, dalla fame incontenibile e pressante che solo gli amori al primo atto conoscono, fino all’amore delle conferme, quello che lega e non lascia. La scelta dell’università, le prime (non sempre fortunate) vacanze vagabonde in giro per il mondo: Mauro Santomauro ha dipinto, ancora una volta, un quadro in cui è facile riconoscere le proprie fragilità e i propri istinti. L’autore torna con una storia che non pretende di insegnare, ma che tiene compagnia. Come in Theriaca, infatti, Santomauro ripropone una lettura scorrevole, soprattutto piacevole, che non annoia e dura il tempo di trattenere il fiato e concludere la visita in questo museo di eventi straordinari che nascono dalla quotidianità, in quel cocktail di mistero e avventura che rappresenta le sue storie. Insomma, come ogni amore che l’uomo abbia l’onore di conoscere, quello di Natale e Alice apre le sue parentesi di buio e, come ogni amore forte, le richiude. Che sia vederlo finire, questo amore, il meraviglioso incubo di Natale?  

... continua la lettura
Libri

Souvenir, il ritorno dei Bastardi di Pizzofalcone

Puntuale come ogni anno, lo scrittore Maurizio de Giovanni ci regala un altro episodio della sua saga più amata, con il libro “Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone”, edito dalla casa editrice Einaudi.  Dopo “Pane“, recensito da Eroica Fenice un anno fa , “Souvenir” narra dell’amore travagliato tra Charlotte, una diva di Hollywood, e un cameriere di Sorrento, dove si sta girando il film “Souvenir” di cui lei è protagonista. Dopo cinquant’anni, Charlotte – affetta ora da Alzheimer – ritorna all’Hotel Tritone con i suoi figli, Holly ed Ethan. Quest’ultimo sarà trovato in fin di vita nella metropolitana di Napoli, nei pressi del quartiere di Pizzofalcone. Che ci faceva lì Ethan? Cercava qualcuno nel quartiere? Criminalità organizzata? In un ottobre che non si decide a lasciare l’estate, fatto di cambi climatici repentini e confusi, i “Bastardi” indagano su un caso che si verifica a Napoli ma che in realtà nasce a Sorrento, in un periodo dell’anno dove la cittadina ha perso il suo vigore estivo ed è preda della nostalgia, la stessa che hanno vissuto per cinquant’anni Charlotte e il suo Mimì. I “Bastardi” si trovano, ancora una volta, ad indagare su un caso che si intreccia con il lavoro di Buffardi, capo della Dda e, quindi, con un caso che non è legato direttamente ma “sfiora” la criminalità organizzata, come è già accaduto con “Pane”. Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, un altro successo “Souvenir”, dopo “Pane”, “Cuccioli”, “Gelo” e “Buio”, conferma ancora una volta il successo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, poliziesco ambientato a Napoli, che vede come protagonisti una squadra di poliziotti, raccolti qua e là da vari commissariati ed etichettati per ragioni differenti: per essere collusi con la mafia, raccomandati o ancora, come nel caso di Ottavia e Pisanelli, per non essersi accorti che, nel commissariato, prima che venisse la squadra voluta da Palma, si facevano traffici illeciti di stupefacenti. I Bastardi in “Souvenir” sono più sicuri di se stessi e osano di più, facendosi guidare più dall’istinto – guidati dall’ispettore Lojacono – piuttosto che dalle regole.  Ancora una volta dimostrano di essere una squadra ma anche una sorta di famiglia. Aragona si trova fare una scelta di vita molto importante, aiutato più da  Pisanelli che da suo padre. Romano lotta per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia, una neonata che ha trovato in fin di vita qualche mese prima, presente nell’episodio “Cuccioli”; Di Nardo è sempre combattuta tra l’amore per suo padre e la sua omosessualità. I Bastardi di Pizzofalcone, sono anche protagonisti dell’omonima serie tv andata in onda su RaiUno lo scorso inverno e della quale si sta girando il seguito.

... continua la lettura