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Eroica Fenice

un bacio contro l'omofobia

Un bacio contro l’omofobia: un Natale arcobaleno

Un bacio contro l’omofobia è il flash mob dell’associazione I’m gay, any problem? (con Raffaela Borzacchiello presidente) di concerto col gruppo LGBT giovani di Napoli, rappresentato con furore e brio da Antonio Auriemma, che qualcuno ricorderà per un discusso video montato ad arte in cui due giovani testavano le reazioni dei bagnanti su una spiaggia del napoletano contro una coppia gay. Anche per il 2016 l’associazione sceglie come location, per Un bacio contro l’omofobia, Piazza Vanvitelli, fulcro della vita commerciale e sociale del quartiere Vomero, per celebrare la bellezza di un bacio, la sua innocenza ma anche la sua carica semantica. L’organizzazione nasce sul web, l’evento è pubblicizzato da settimane su una pagina Facebook che chiama all’adunata i giovani napoletani nel pomeriggio dell’8 dicembre, contando sulla sicura presenza di famiglie, coppie e gruppi che passeggiano in occasione della festa dell’Immacolata.

Già dalle 17,30 alcuni giovani si raccolgono attorno all’albero che illumina via Scarlatti, pronti a scambiarsi un bacio contro l’omofobia. Alcuni indossano cappelli e corna natalizie sullo sfondo degli addobbi scintillanti, altri portano maschere e gadget di ogni genere (ndr. la parola è usata ad hoc, mai come in questo caso); alcuni sono accompagnati dal proprio animale domestico, poiché ogni forma di amore è legittima. Gli striscioni cominciano ad attirare la folla, fra famiglie di corsa che cercano di allontanare i bambini, e adulti che sottovoce commentano a favore dell’evento, sorridendo alla volta dei manifestanti.

Un bacio contro l’omofobia alle 18.15

Il corteo si sposta lungo via Scarlatti, riuscendo così a srotolare cartelloni e striscioni. Un grande cerchio si forma e l’attenzione si canalizza automaticamente sul gruppo, formato ora da giovani, adulti, alcuni bambini incuriositi, con gatti e cani al seguito. Un pot-pourri colorato, variegato e festivo. Al fischio di inizio di Raffaela Borzacchiello si dà il via al bacio contro l’omofobia, un bacio simbolico che si esprime in un delicato contatto di labbra, in un bacio sulle guance, in un abbraccio, in strette di mano e sorrisi. 

Da un bacio ad un tavolo di discussione

Da questo simbolo prende spunto una tavola rotonda, pur senza sedie, in cui a ciascuno viene data la possibilità di esprimersi: si parla di coming-out, di violenze psicologiche domestiche, di legittimità dell’amore, di desiderio di condivisione, di difficoltà concernenti il cambio sesso. Alcuni passanti si arrischiano a voler parlare, chiedendo, a furor di popolo, una maggiore sensibilizzazione nelle scuole. Un bacio contro l’omofobia è uno schiaffone contro l’intolleranza: fin da bambini bisogna imparare, altresì detto, ai bambini bisogna insegnare la multiformità dell’amore, dei rapporti umani, dei desideri e delle inclinazioni. È nelle libertà personali che si riconosce la grandezza di un popolo altrettanto libero e democratico. Abbiamo ancora molti passi da compiere verso la parità dei diritti/doveri, una parità che deve colmare il divario fra coppie di serie A, e coppie non considerate legittime, che difettano dell’accezione di “matrimonio”, della possibilità tanto discussa di adottare figli, di riconoscere il figlio del coniuge, che rappresenta la macchia indelebile sulla legge recentemente uscita dalle aule del potere grazie agli sforzi di Monica Cirinnà (con la legge del 20 maggio).

Un cammino ancora lungo

Ogni passo in direzione dell’uguaglianza è sicuramente, innegabilmente un passo verso il progresso. Non esistono argomentazioni, per quanto valide, che possano ritenersi legittime per limitare la libertà altrui. Un bacio contro l’omofobia è una piccola iniziativa che vuole imporsi con la forza di una carezza ben assestata sui volti di chi spesso chiude gli occhi. Ed Eroica Fenice si schiera, da sempre, a favore di queste iniziative, coi colori che ognuno di noi preferisce indossare e rappresentare, perché alla fine ciò che travolgerà tutti sarà un Arcobaleno, presto o tardi.

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