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Eroica Fenice

Monna Lisa e il mistero della versione senza veli

Monna Lisa e il mistero della versione senza veli

Presso il Musée Condé nel castello francese di Chantilly, è custodita una versione senza veli del celebre ritratto di Monna Lisa, di Leonardo Da Vinci. Si tratta di un disegno a carboncino con pigmenti bianchi su un doppio foglio di 72 centimetri, senza firma, raffigurante un nudo femminile impressionantemente rassomigliante alla Gioconda, parte della collezione privata di Henri d’Orléans, duca d’Aumale, donata dell’artista al Musée Condé di Chantilly nel 1897. L’opera è stata recentemente trasferita nei laboratori del Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France, nel Museo del Louvre, dove i ricercatori, mediante la riflettografia, i raggi infrarossi, la luce rasente, la radiografia e la fluorescenza ai raggi X, stanno effettuando una minuziosa indagine iconografica per valutare se la mano che l’ha ritratta sia la stessa del quadro più famoso del mondo.

Benché i risultati non siano ancora stati ufficializzati, alcune indiscrezioni diffuse da “Le Figaro” avrebbero dichiarato che la rilevazione di una serie di dettagli confermerebbe il coinvolgimento dello stesso Leonardo nella sua esecuzione, o almeno la sua bottega. Stando sempre alle tesi del quotidiano francese, le prime verifiche effettuate con il radiocarbonio avrebbero assicurato la datazione dell’opera fra il 1485 e il 1638: un lasso di tempo ancora troppo vasto per valutare se la tela, conosciuta come Monna Vanna, sia posteriore o anteriore alla celebre Gioconda dipinta tra il 1503 e il 1506, e se possa perfino essere considerata una bozza preparatoria della celebre opera eseguita dal genio del Rinascimento, di cui ha più o meno le stesse dimensioni (72 centimetri per 54). I ricercatori del Louvre concordano con la realizzazione del disegno di Chantilly nella bottega di Leonardo, ma senza ancora sbilanciarsi sulla presenza o meno della mano del genio toscano nel ritratto.

Le varie riproduzioni della Monna Lisa e le indagini sul disegno rinvenuto 

Effettivamente esistono, nel mondo, oltre venti riproduzioni successive della Monna Lisa, tra le quali la più nota è stata realizzata da un allievo di Leonardo, Gian Giacomo Caprotti, denominato il Salai che, secondo alcuni critici, sarebbe stato l’amante del proprio maestro e avrebbe ispirato il celebre sorriso del dipinto. Si aggiungano poi la cosiddetta Gioconda svizzera e la Gioconda di San Pietroburgo, raffiguranti una Monna Lisa più giovane e con due colonne ai lati: da un’osservazione degli elementi strutturali, i due dipinti della Gioconda giovane parrebbero anch’essi di un pittore leonardesco della medesima bottega, anche se la vicinanza al maestro pare notevole. L’opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, ovvero “Monna” Lisa, moglie di Francesco Del Giocondo, benché tale apparentemente facile identificazione sia stata in realtà molto dibattuta dalla storiografia artistica. Il dipinto seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia e fu ritoccato per molti anni dall’artista. Altre identificazioni proposte, nel tempo, sono state Caterina Sforza, la sorellastra Binaca, la madre stessa di Leonardo, Isabella D’Aragona. Fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516, la Gioconda, che potrebbe essere stata poi acquistata, insieme ad altre opere, da Francesco I; successivamente, Luigi XIV fece condurre il dipinto a Versailles, ma la la Rivoluzione francese fu trasferito al Louvre. Napoleone Bonaparte lo pose nella sua camera da letto, ma nel 1804 ritornò al Louvre.

Sono ancora molti gli interrogativi sulla tela: sarebbe, innanzitutto, interessante appurare l’anteriorità o posteriorità delle due Gioconde; inoltre, l’eventualità che i ritratti dovevano essere originariamente due, un dittico con una Monna Lisa vestita e una Monna Lisa nuda, richiamerebbe la fortunata dicotomia neoplatonica della Venere celeste e quella carnale. Frattanto, l’opera sarà esposta nel Museo del Louvre nel 2019, in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci.