Mozart cacofonia in Do maggiore, di BisLuck | Recensione

Mozart cacofonia in Do maggiore, di BisLuck | Recensione

La compagnia BisLuck torna a emozionare con un nuovo spettacolo di Noemi Giulia Fabiano: Mozart cacofonia in Do maggiore, in scena il 25 e 26 gennaio al Teatro Cortése.

BisLuck porta Mozart a teatro

La compagnia teatrale BisLuck porta a teatro uno dei più grandi compositori del panorama della storia musicale, non la sua opera bensì la sua persona: con Mozart cacofonia in Do maggiore, si rappresenta la sua condizione di bambino prodigio, un contesto molto spesso opprimente che, talvolta, diventa spunto di analisi e riflessione per le generazioni attuali. Non solo, perché non manca un profondo riferimento alla sindrome di Tourette, tanto a cuore per la compagnia come si ha avuto modo di vedere in Lady Tourette. Lo spettacolo è sato scritto e diretto da Noemi Giulia Fabiano, rappresentato dalla compagnia BisLuck tra cui Andrea Grattagliano, Roberta Caputo, Chiara Esposito, Carolina Franco, Svetlana Giacchetti, Flavio Visone,  con la partecipazione dell’allievo attore Fabrizio Loffredo e il corso Teen Pro del Teatro Cortése e con le coreografie di Giulia Visone.

Si legge nelle note di regia su Mozart cacofonia in Do maggiore: «È risaputo che Mozart è stato da sempre oggetto di affascinanti studi e antologie: alla sua vita e alla sua espressione, si sono dedicati in tantissimi. Questo lavoro non vorrà tentare di accostare lo spettatore al suo genio, come è già stato fatto ampiamente in passato, ma alla sua verità. L’intento consiste nel portare per mano lo spettatore dentro un contesto estraneo, costituito da un personaggio unico alle prese con una patologia rara ed inconsueta che darà voce, oltre che ai suoi singulti, anche ai personaggi che avranno caratterizzato l’esistenza: il padre Leopold, sua sorella Nannerl, l’Arcivescovo Colloredo, la bella Aloysia e così via. La scommessa consiste nel permettere al pubblico di ritrovarsi, di sorridere e di ripercorrere un po’ dell’infanzia e della crescita del giovane Wolfgang mentre trillano, subitanee ed improvvise, esclamazioni irriverenti, riflessioni strampalate, onomatopee sgradevoli miste a sublimi melodie da togliere il fiato».

Mozart cacofonia in Do maggiore racconta l’uomo dietro al genio

Chi è Wolfgang Amadeus Mozart? Un compositore, un esecutore, un vero e proprio genio della musica? Senza dubbio, ma dietro a quella “figura pubblica” così celebre, brillante e assolutamente indiscussa, chi c’è? Cosa racconta quel piccolo Mozart umano nella sua interiorità? È ovvio che sono domande alle quali le rispettive risposte possono solo essere immaginate, ma è proprio attraverso la fantasia e una certa sensibile immaginazione, appunto, che prova a rispondere Mozart cacofonia in Do maggiore, portato in scena dalla compagnia teatrale BisLuck. E allora, dietro al grande Mozart vi è il figlio di un padre-manager d’altri tempi che porta su un vassoio d’argento l’immensità di un bambino prodigio; vi è un Tourettico quando la sindrome non era stata scoperta ci si figuri compresa, costantemente giudicato nella sua inevitabile “eccessività”; vi è, forse, uno dei primi liberi professionisti della storia, diviso tra una sfrenata quanto viscerale passione per la musica e la conseguenziale necessità di renderla un lavoro.

Insomma, con questo quadro Mozart cacofonia in Do maggiore tocca dei punti cari alle generazioni attuali: il senso di inadeguatezza, purtroppo fin troppo sesso a livello sociale, procurato da giudizi e aspettative assordanti nonché cieche riguardo ai sentimenti e all’umanità insita in ciascun individuo. E allora la sindrome, metafora di un’emotività che vuole prorompere ed esprimersi contro la repressione, la ricerca di un anteporre il proprio cuore alle esigenze esterne, lo sconforto nel non vedersi visti e accolti. In questo modo, attraverso la dolce penna e la emozionante direzione di Noemi Giulia Fabiano, a dispetto di un ritmo che in alcuni punti poteva essere sorretto di più, lo spettacolo restituisce un ritratto del musicista vero in cui immedesimarsi e da cui riflettere. Il lavoro, come già altri messi in scena dalla compagnia, verte sulle emozioni, sull’autenticità di quello che infine si rivela un procedimento teatrale catartico

Fonte immagine di copertina: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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