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Eroica Fenice

Eventi nazionali

Vivara, la riserva naturale a breve sarà riaperta al pubblico

Quando lo scorso febbraio il cancello di via Santa Margherita è stato riaperto dopo ben quarant’anni, probabilmente nessuno aveva creduto veramente alla riapertura definitiva del ponte che collega Procida all’isolotto di Vivara. E invece, dopo mesi e mesi di ripensamenti, di annunci poi smentiti e di rinunce, stavolta la notizia è ufficiale: Vivara sarà riaperta al pubblico il prossimo 8 Aprile. Da quella data infatti il ponte “tibetano”, che misura 362 metri di lunghezza e che ha vinto nel 2001 il Guinness World Record del ponte più lungo del mondo, permetterà il passaggio a tutti coloro che hanno atteso per anni di poter visitare finalmente Vivara. Riserva Naturale di Stato, fiore all’occhiello del golfo di Napoli e meta turistica ambitissima, l’isolotto di appena 0,4 chilometri quadrati si prepara quindi ad accogliere migliaia di visitatori, provenienti da ogni parte del mondo. «È un gran risultato», ha affermato Antonio Carannante, assessore del Comune di Procida con delega a Vivara. «Vivara tornerà finalmente alla comunità. Riaprirà con la consapevolezza di essere in tutto e per tutto una riserva naturale, che ci impegneremo a tutelare e a proteggere e che renderemo finalmente visibile a tutti», ha aggiunto poi, tradendo una certa emozione in attesa della cerimonia inaugurale che si terrà il prossimo 7 Aprile,  con la partecipazione del sindaco di Procida Raimondo Ambrosino e di tutta l’amministrazione comunale. La riapertura di Vivara tra intese, accordi e conflitti: una vittoria comune  A La Repubblica Antonio Carannante ha dichiarato: «io fin quando non vedrò quel portone riaperto, non ci crederò ancora», scherzando sull’apertura di Vivara al pubblico. Parole forse goliardiche, ma che invece fanno perfettamente intuire il clima di tensione e carico di aspettative che ha accompagnato in questi anni la dura battaglia per restituire l’isola alla comunità e al pubblico. Infatti nonostante Vivara abbia un proprio Comitato di Gestione e sia stata dichiarata Riserva Naturale di Stato sin dal 2012, rimane pur sempre un territorio privato, di proprietà della Fondazione Albano Francescano. Una serie di accordi e di intese, spesso non immuni da divergenze di vedute e conflitti, stipulati tra questi due enti e il Comune di Procida e la Soprintendenza dei beni e delle attività culturali hanno però alla fine prodotto il risultato sperato: quello di mettere in sicurezza l’isola e di renderla visitabile. Proprio a questo scopo, la ringhiera del ponte che collega Vivara all’isola di Arturo è stata ulteriormente innalzata di 10 centimetri, mentre un nuovo parapetto è stato allestito per rendere agibile la traversata. Inoltre, una serie di corsi saranno organizzati nei prossimi mesi per preparare nuove guide turistiche che accompagneranno i visitatori (attesi a migliaia) e che li istruiranno sulla storia dell’isolotto e sui ruderi borbonici ancora visibili lungo il tragitto che conduce al cuore dell’isolotto. Coi suoi sentieri, gli scavi archeologici (ai quali probabilmente sarà dedicato nel prossimo futuro anche un progetto dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e un paesaggio naturale tra i più belli e suggestivi al mondo, Vivara si prepara dunque a tornare una delle protagoniste […]

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Attualità

Londra, attentato al Parlamento: due vittime e diversi feriti a Westminster Bridge

Sono tempi duri, questi. Tempi in cui una legittima pretesa di normalità viene incalzata costantemente dalla minaccia del terrore. E mentre il normale svolgersi delle nostre esistenze occidentali si scontra quotidianamente con l’esigenza di misure di sicurezza sempre maggiori, l’ennesimo attentato allunga la scia di sangue di un’Europa colpita dritta al cuore e che non accenna a risanare le proprie ferite. A distanza di un anno esatto dai fatti di Bruxelles, dove lo scorso 22 marzo 2016 due bombe all’aeroporto internazionale uccidevano sedici persone e ne ferivano in centinaia, questa volta siamo a Londra, già sotto i riflettori  per i recenti risvolti della spinosa questione Brexit. Sono le 15:53, ora locale, quando il suono di alcuni spari davanti al Parlamento cattura l’attenzione dei passanti. Poi è il caos. Un’automobile nera si scaglia letteralmente sui pedoni in Westminster Bridge, poi si va a schiantare contro il cancello dell’edificio. Sono in 12 a terra. Una donna muore, mentre un’altra viene sbalzata dal ponte, per essere poi recuperata dalle acque del Tamigi con diverse ferite che ne rendono immediato il ricovero nel vicino ospedale di St. Thomas. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto subito dopo un uomo di piccola statura, tarchiato, dai tratti asiatici e sulla quarantina scendere dall’auto armato di due coltelli da cucina coi quali assale e ferisce un poliziotto di guardia all’ingresso del Parlamento. L’agente, soccorso in un primo momento dal vice Ministro degli Esteri inglese, muore poco dopo l’aggressione. Intanto, mentre il numero dei feriti rimane ancora imprecisato, la seduta in corso a Westminster viene immediatamente sospesa. Sono le 16:03 quando la premier Theresa May viene evacuata: proprio la May, tra l’altro, presiederà in queste ore il Comitato di emergenza per la sicurezza (Cobra), mentre Scotland Yard è attivamente impegnata a chiarire le dinamiche e, soprattutto, la natura dell’attentato. Londra, dodici anni fa l’attentato di matrice jihadista della metro. Torna l’incubo terrorista? Per Scotland Yard non ci sono dubbi: come riferisce la BBC, sin dal primo momento l’attentato di Westminster è stato trattato come un attentato di matrice terroristica. L’attentatore, sul quale ancora non ci sono notizie certe, sarebbe stato ucciso da tre agenti in borghese subito dopo aver falciato i pedoni a bordo di un fuoristrada grigio proveniente dalla riva opposta del Tamigi sul Westminster Bridge. Intanto, tutta la zona è stata evacuata, gli edifici blindati, il traffico interrotto. Il primo cittadino inglese, il sindaco Sadiq Khan, commenta l’accaduto su Twitter, invitando alla massima attenzione e a consultare il sito della polizia metropolitana, che a sua volta scrive in un comunicato che “si sta trattando l’incidente di Westminster come un attentato terroristico”. Mentre le notizie giungono da più fronti e risultano essere ancora frammentarie e in alcuni case confusionarie, lo sgomento è palpabile per le strade della città. All’ombra del Big Ben, sembra di rivedere gli stessi volti spaventati, gli stessi sguardi colmi di terrore e di pena di dodici anni fa, quando il 7 luglio 2005 tre bombe fatte esplodere da tre kamikaze islamici provocarono 56 morti e […]

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Napol e Dintorni

Napoli, quartiere Secondigliano: nasce la piattaforma Napoli Book Club

Il Napoli Book Club è molto di più di un club del libro, come il nome inizialmente suggerirebbe. Si tratta piuttosto di un progetto che riconosce nella cultura e nei libri che la veicolano quel leit motiv attorno al quale si sviluppa non solo il senso di appartenenza a una comunità, ma anche la coscienza di se stessi, della propria libertà e del proprio ruolo sociale. Quando l’associazione Larsec – acronimo che sta per Laboratorio di Riscossa Secondiglianese – lanciò nel 2016 l’iniziativa Piccolo club del Libro Secondiglianese, era già consapevole del fatto che il quartiere Secondigliano di Napoli è tuttora fra i primi in Europa nella classifica dei quartieri in cui si registra la più alta percentuale di abbandono scolastico. L’idea era infatti quella di una riappropriazione in senso culturale di quegli spazi periferici che troppo spesso, relegati ai margini delle grandi città, finiscono per diventare i luoghi della droga, dello spaccio, dei furti, degli illeciti, del degrado. Ed oggi a distanza di un anno, il Napoli Book Club non solo è la continuazione ideale del Piccolo club, ma è la prova lampante che anche quelle realtà più difficili e definite all’unanimità “a rischio” possono invece riscattarsi, grazie all’impegno e alle piccole e grandi battaglie quotidiane di chi lotta senza arrendersi in nome di una legittima e sacrosanta pretesa di normalità. Napoli Book Club: che cos’è e come nasce il progetto “Quando organizzammo il Piccolo Club del libro Secondiglianese volevamo un evento ciclico come quelli che si vedono nei film, dove le persone si riuniscono davanti ad una tazza di tè e discutono del libro letto. L’idea nacque nel 2016 alla fine di una delle tante assemblee del Larsec in cui discutiamo di idee, progetti e di come realizzarli. Volevamo qualcosa per noi, un momento condiviso per fare quello che di solito facciamo a casa, in treno o sul bus”, si legge sul wordpress ufficiale del progetto, a ulteriore conferma che sono soprattutto spirito di solidarietà e voglia di condivisione le basi dell’iniziativa Napoli Book Club. Si tratta di una piattaforma, la prima in assoluto a Napoli, prima di tutto virtuale, attraverso la quale sarà possibile confrontarsi sui libri letti di mese in mese, recensire autori ed editori, commentare contenuti e scambiarsi opinioni. Poi anche fisica, in quanto sia in sede Larsec, sia nei luoghi pubblici del quartiere Secondigliano (come scuole, oratori e parchi), saranno organizzati bookcrossing (scambi e distribuzioni gratuite di libri), presentazioni, dibattiti ed eventi legati al mondo dell’editoria e delle case editrici operanti soprattutto nel mezzogiorno. Oltre al sito ufficiale e al gruppo pubblico del Piccolo Club del libro Secondiglianese dove si raccolgono da quasi un anno le esperienze di oltre un centinaio di utenti, sarà possibile poi tenersi aggiornati tramite la pagina Facebook Napoli Book Club sui prossimi eventi in programma, il primo dei quali – la presentazione del thriller “Gli Artigli dell’Aquila Nera” dello scrittore napoletano Ciro Abbate – si è tenuto il 25 Febbraio scorso e ha già riscosso un discreto successo. In definitiva è un progetto, quello del Napoli Book Club, […]

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Eventi nazionali

Aeroporto di Napoli e reperti, l’archeologia sbarca a Capodichino

Diciamolo chiaro e tondo: non capita tutti i giorni di barcamenarsi tra bagagli, biglietti aerei, documenti vari e di ritrovarsi nel bel mezzo di una galleria archeologica a pochi passi dal gate d’imbarco. Ma a Napoli, si sa, tutto può succedere: anche di ritrovarsi in aeroporto e di ingannare l’attesa del volo ammirando una statua della Nike risalente al I secolo d.C. Per quanto assai suggestivo, l’insolito connubio tra antichità e contemporaneità non è un’illusione, ricreata per sollazzare i passeggeri annoiati. È il frutto di un recente accordo che ha visto la società Gesac – Aeroporto di Napoli e il Mann – Museo Archeologico Nazionale di Napoli diventare partner per ricreare all’interno dell’Aeroporto Internazionale di Capodichino, più che una mostra, un vero e proprio itinerario culturale che riesce a riassumere in maniera straordinaria un pezzo importante della storia antica di Napoli, della Campania e del Sud Italia. L’Aeroporto di Napoli è archeologico: un progetto ambizioso, a metà strada tra passato e futuro Nato grazie all’intuizione del direttore del Mann Paolo Giulierini e di Armando Brunini, amministratore delegato di Gesac, il progetto intitolato “Aeroporto Archeologico” sarà avviato già a partire dal prossimo mercoledì 1 Marzo. Chi a partire da quella data si ritroverà a lasciare Napoli, al primo piano dell’aeroporto, nella Sala Airside (nei pressi dei tornelli per accedere all’area controlli, per essere precisi), potrà per prima cosa imbattersi appunto nella statua della Nike, una delle sculture più famose conservate in città e simbolo della ricerca archeologica e dell’interesse per l’antichità che da sempre si coltivano a Napoli. Quella dell’aeroporto sarà, tuttavia, una riproduzione di quella conservata al Mann, a sua volta una copia della Nike originale risalente al V secolo a.C. e rinvenuta nella città greca di Olimpia. Ma, oltre alle copie di numerosi altri reperti provenienti dal Museo, dagli scavi di Pompei, di Ercolano e di vari altri siti di notevole valore archeologico, non mancheranno a quanto pare oggetti di fattura originale, trasferiti per l’occasione in aeroporto con lo scopo di presentare le peculiarità storiche e culturali della città e della regione in cui si entra (o che si lascia) per la prima volta. Per raggiungere pienamente questo scopo, saranno istallati inoltre in tutto l’aeroporto monitor e totem che assicureranno a turisti e viaggiatori tutte le informazioni e i dettagli di questo nuovo, affascinante percorso tra passato e futuro, tra internazionalità e un’intrigante anima locale che, a quanto pare, non smette mai di incantare chi giunge alle falde del Vesuvio. Sicuramente, una delle regole fondamentali degli aeroporti è quello di fare attenzione ai propri bagagli. Se poi a questi si aggiunge un ulteriore bagaglio, quello della cultura, allora vale davvero la pena di presentarsi al gate con un po’ di anticipo in più.

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli, Rione Sanità: una scuola di teatro dedicata a Totò

Per il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, Napoli non si fa trovare impreparata: numerose saranno infatti le iniziative che quest’anno avranno luogo nel capoluogo partenopeo per ripercorrere e celebrare la carriera di Antonio de Curtis, in arte Totò. Non solo al “Principe della Risata” sarà dedicata la consueta rassegna del Maggio dei Monumenti, ma anche l’adozione dell’area del Rione Sanità dove nacque Totò e la mostra intitolata “Totò Genio” faranno parte della lunga serie di eventi organizzati per la prossima primavera in memoria di uno dei più grandi e importanti interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. A causa del suo inestimabile testamento artistico, che non si limita soltanto alla recitazione, ma anche alla musica, alla canzone, alla poesia e alla drammaturgia, non è un’impresa facile quella di  raccogliere in un unico corpus tutto il materiale lasciato da Totò. Ma sembra essere esattamente questo, invece, l’intento del Comune di Napoli che a sorpresa annuncia la prossima apertura di una scuola di teatro proprio nel cuore del Rione Sanità. La mostra Totò Genio e un laboratorio teatrale a Palazzo dello Spagnuolo (Rione Sanità) «Entro 18 mesi apriremo a Palazzo dello Spagnuolo un centro di formazione, dedicato al teatro e ai giovani e poi troveremo una sede adatta per ospitare tutto il materiale dedicato a Totò». Sono state queste le parole del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dell’assessore comunale alla cultura Nino Daniele, in occasione della presentazione della mostra Totò Genio. Si tratterà in particolare di un’ampia rassegna promossa dall’Associazione Culturale Totò 50 che sarà inaugurata il prossimo 12 Aprile e che sarà visitabile fino al 9 Luglio, tra il Maschio Angioino, il complesso di San Domenico Maggiore e il Palazzo Reale di Napoli. La mostra, curata da Vincenzo Mollica e da Alessandro Nicosia e co-organizzata dall’assessorato alla Cultura e Turismo con l’Istituto Luce, dalla Rai (in qualità di media partner), dalla Siae e dal Polo Museale della Regione Campania, sarà un’occasione imperdibile per ammirare per la prima volta l’opera integrale di Totò, grazie soprattutto ai contributi combinati provenienti da più parti, da Cinecittà all’Archivio Centrale dello Stato, dal Fondo Franca Faldini all’Archivio Zavattini. Tra foto, video, locandine e manifesti, alcuni dei quali assolutamente inediti, la mostra realizzata anche grazie alla collaborazione dell’associazione “Antonio de Curtis in arte Totò”, si preannuncia come un’opera monumentale che sbarcherà in autunno anche all’estero, secondo alcune indiscrezioni in primis in Argentina, dove la produzione dell’artista napoletano è tuttora apprezzatissima. Insomma, il 2017 si prospetta come un anno che, come ha dichiarato lo stesso sindaco di Napoli «sarà interamente attraversato dal ricordo di Totò». E ancora più che da ridere, ci sarà davvero da stupirsi.

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Napol e Dintorni

Napoli, restituita alla comunità la chiesa di San Carlo alle Mortelle

Era la notte del 23 Settembre 2009 quando una voragine, apertasi a causa del crollo in tre punti della volta di tufo di una cavità del sottosuolo, aveva sottratto ai fedeli la splendida chiesa monumentale di San Carlo alle Mortelle. E oggi, dopo ben otto anni, questo splendido capolavoro di arte barocca che sorge nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli è stato finalmente riaperto al pubblico e alla comunità entusiasta. In occasione della riapertura del complesso, avvenuta lo scorso 23 Febbraio, il cardinale Crescenzo Sepe, arcivescovo della chiesa metropolitica di Napoli, ha concelebrato la messa insieme al parroco don Mimmo Toscano e le sue parole, pronunciate durante l’omelia, hanno saputo trasmettere il senso di esilio e di smarrimento in cui versava la comunità di San Carlo, privata del suo più importante punto di riferimento. «È un miracolo. Non so quanti ministri sono passati, quanti prefetti però alla fine ci siamo riusciti e tutto è bene quel che finisce bene. Dopo aver atteso, sperato, pregato finalmente questa casa di Dio è rinnovata e riabbellita», ha affermato Sepe, rivolgendosi ai fedeli. «È stato un calvario dallo “sgarrupo” del 2009 a oggi, ma ci siamo riusciti», ha concluso poi, quasi a voler rimarcare il lieto fine di una storia disseminata di ostacoli e di difficoltà di ogni genere. La vicenda della chiesa di San Carlo alle Mortelle si aggiunge a quella di molte altre chiese di Napoli, alcune delle quali chiuse da tempo a causa dell’incuria, dell’inagibilità e del degrado. E dimostra che l’impegno, la dedizione e il contributo di associazioni e cittadini, alla fine, riescono a sempre a vincere anche quelle battaglie che sembrano perse in partenza. La Chiesa di San Carlo alle Mortelle: una storia a lieto fine L’affascinante storia della Chiesa di San Carlo alle Mortelle, gioiello d’arte barocca fra i più importanti della città di Napoli,  inizia  nel 1616. Edificata sul modello delle chiese barnabite milanesi, il complesso di San Carlo è sempre stato un punto di riferimento per tutti gli amanti del genere barocco, a partire dalla facciata progettata da Enrico Pini, dalle splendide acquasantiere in marmi policromi del Seicento fino ai dipinti di Antonio de Bellis e il notevole “San Carlo in estasi davanti alla croce”, firmato da Fede Galizia nel 1611. La voragine del 2009, oltre a determinare la chiusura al pubblico della chiesa, aveva finito per danneggiare il pavimento settecentesco, oltre che per causare una serie di crepe sulle pareti sia interne che esterne. Solo nel 2011 era stato possibile intraprendere i lavori di ristrutturazione della Chiesa, grazie a 1,5 milioni di euro di finanziamento stanziati dall’associazione Arcus (società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo), di cui 900.000 hanno consentito già la riapertura dell’edificio sacro al pubblico e l’organizzazione già questa domenica di una festa di carnevale per i bambini del quartiere. Alla messa inaugurale, parte della quale era stata ripresa e postata sulla web tv del Comune di Napoli, era presente lo stesso sindaco de Magistris, il quale non ha […]

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Napol e Dintorni

Helmut Newton al Pan, l’artista tedesco in mostra dal 25 Febbraio

Sarà inaugurata il prossimo 25 Febbraio al Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli, la mostra dedicata al fotografo tedesco Helmut Newton. Dopo il successo dell’exhibit “Senza Confini” di Steve McCurry, visitabile fino al 12 Febbraio, il Pan di via dei Mille torna ad ospitare tra le proprie mura l’opera di uno dei fotografi internazionali più influenti del Novecento. Difatti a Helmut Neustädter, ai secoli Helmut Newton, di origini tedesche ma naturalizzato australiano, va innanzitutto il merito di aver immortalato nei suoi scatti una condizione femminile inconsueta e di averne documentato fedelmente il passaggio repentino da un’epoca all’altra. Dapprima fotografo freelance, poi dalla fine degli anni Cinquanta fotografo specializzato in scatti di moda, iniziò ben presto a collaborare con riviste di tendenza del calibro di Vogue, GQ, Vanity Fair, Marie Claire e Max. I suoi studi di nudo e le sue donne, soggetti in grado di monopolizzare lo spazio e di rivendicare l’obiettivo restituendo al pubblico una serie di ritratti memorabili, testimoniano l’equilibrio perfetto tra erotismo e innocenza, tra la voluttà della sottomissione e l’ardore di un’emancipazione sobillata dai nuovi femminismi dalla fine degli anni Sessanta in poi. Le tre monografie White Women (New York, 1976), Sleepless Nights (New York, 1978) e Big Nudes (Parigi, 1981) rappresentano la sacra “trimurti” al cui altare Helmut Newton viene celebrato come il nuovo guru della pellicola e della camera oscura. Le immagini impresse sul nitrato d’argento si rivelano sorprendenti. E sviluppo e fissaggio dimostrano che se nella fotografia di moda lo strafalcione espressivo è spesso in agguato, non c’è alcun nesso tra spregiudicatezza e volgarità, né contraddizione tra nudo e purezza. Helmut Newton al Pan: dettagli, orari e informazioni Proprio alle sue tre monografie più importanti sarà dedicata la mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes”. La mostra, organizzata da “Civita Mostre” e curata da Matthias Harder e Denis Curtis, raccoglie un totale di 200 scatti, suddivisi in tre sezioni ciascuna intitolata ai tre libri pubblicati dal fotografo. Il progetto “Helmut Newton. Fotografie” nasce però già nel 2011 per volontà di June Newton, moglie dell’artista scomparso nel 2004 in un tragico incidente stradale nel sud della California. Approdando al Pan, la mostra si propone di offrire ai visitatori non solo tecniche e modi espressivi eccezionalmente suggestivi, ma una retrospettiva da cui emerge la singolare sensibilità di un fotografo che ha saputo fare da tramite tra modernità e contemporaneità attraverso lo studio della figura femminile e della sua dimensione ideale. La mostra sarà visitabile dal 25 Febbraio al 18 Giugno 2017, tutti i giorni (escluso il martedì) dalle 9.30 alle 19.30. Il prezzo del biglietto è di 11 euro, comprensivo di audioguida. Tutte le informazioni saranno pubblicate successivamente all’indirizzo www.mostranewton.it

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Napol e Dintorni

Comicon 2017 a Napoli: Daniel Pennac tra gli ospiti internazionali

È risaputo, ormai. A Napoli, COMICON è sinonimo di garanzia. Giunto alla sua diciannovesima edizione e sulla scia dei successi degli anni precedenti, il Comicon 2017 comincia già in questi giorni a svelare le sue carte. Vincenti peraltro, visto che nella lista degli ospiti internazionali spicca addirittura il nome di Daniel Pennac. Il pluripremiato scrittore francese prenderà infatti parte a una delle più importanti mostre del fumetto che come di consueto sarà allestita alla Mostra d’Oltremare, dal prossimo 28 Aprile fino al primo Maggio. E proprio nell’ambito della kermesse ci sarà la prima nazionale di “Un Amore Esemplare”, trasposizione teatrale della graphic novel intitolata in originale “Un Amour Exemplaire”, scritta dallo stesso Pennac coi disegni della creatrice di Harry Mickson, la fumettista francese Florence Cestac. Il creatore di Benjamin Malaussène, professione capro espiatorio, e della sua coloratissima famiglia-tribù, dimostra ancora una volta che la scelta di Napoli per la sua premiere non è casuale. Già in altre occasioni Daniel Pennac si era ritrovato a metà strada tra Belleville (il quartiere parigino in cui vive e che fa spesso da ambientazione ai suoi romanzi) e il  capoluogo partenopeo, al quale è molto legato. “Belleville è il quartiere nord est di Parigi, abitato da persone del sud, proprio come lo sono io. È pieno di mercati, si discute da un quartiere all’altro, l’atmosfera è molto simile a quella napoletana”, aveva dichiarato Pennac in un’intervista di appena un anno e mezzo fa. Allora, l’idea era quella di un laboratorio culturale e teatrale che avesse sede proprio nel cuore del centro storico di Napoli, a Piazza del Gesù. Dopo lo spettacolo tratto dal libro “Storia Di Un Corpo” al San Ferdinando (nel 2013) e mentre il progetto del centro culturale resta ancora work in progress, Daniel Pennac torna dunque a Napoli. E grazie al Comicon, avrà modo per qualche giorno di “diventare di nuovo napoletano, per insegnare il teatro”. “Un Amore Esemplare” di Pennac e gli altri del Comicon 2017 Sarà ancora una volta Clara Bauer, già regista del su citato “Storia Di Un Corpo” a portare in scena l’opera – inedita in Italia – di Daniel Pennac e Florence Cestac. “Un Amore Esemplare”, la storia d’amore tra Jean e Germaine che ha riscosso grande successo in Francia, vedrà insieme sul palco Ludovica Tinghi e Massimiliano Barbini, mentre musiche e luci saranno a cura di Alice Pennacchioni e Ximo Solano. Lo spettacolo, con la produzione esecutiva di Roberto Roberto per LAILA in collaborazione con C.A.S.A. (il Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo) e con la coproduzione di COMICON Napoli, sarà presentato in prima nazionale esclusiva il 29 Aprile prossimo al Teatro Bellini di Napoli. In scena ci sarà anche l’autore che, come si legge sul sito ufficiale del Comicon 2017, sarà presente nei giorni di fiera per incontrare pubblico e fan. Grazie alla partecipazione di Daniel Pennac e di altri artisti del calibro del mangaka Toyotaro (scelto dallo stesso Akira Toriyama per proseguire la sua opera magna “Dragon Ball”), anche questa diciannovesima edizione del Comicon Napoli […]

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Attualità

Perché le posizioni di Trump sull’aborto non dovrebbero destare scalpore

Con un titolo del genere, precisiamo che non ci stiamo lanciando in una sprovveduta apologia del quarantacinquesimo presidente eletto negli USA Donald J. Trump. Non sia mai dovessimo ritrovarci a dover rispondere a centinaia di commenti al vetriolo, rischiando di togliere spazio a delle argomentazioni decisamente controcorrente rispetto a quelle di queste ore. Controcorrente sembra un aggettivo quanto mai calzante in questo contesto. Da giorni, infatti, continuano a spuntare come funghi velenosi articoli su articoli sul neoeletto presidente Donald Trump, che vorrebbero destare scalpore ma che invece finiscono per generare solo un’infinita tristezza. Dopotutto, lo scalpore è una naturale reazione di clamore e di indignazione di fronte ad un evento abbastanza scabroso, ma soprattutto inaspettato. Mentre la tristezza è un sentimento radicato e diffuso, perlopiù derivante dalla consapevolezza e dalla rassegnazione di fronte a una tragedia annunciata. Consultare un qualsiasi dizionario per credere. Non saremmo neppure ipocriti. Saremmo semplicemente rei di falsa testimonianza se ammettessimo candidamente che “questa, proprio, da Donald Trump non ce l’aspettavamo”. Cosa sono, in fondo, circa cinque mesi di folle campagna elettorale, durante i quali il tycoon ha illustrato fin troppo minuziosamente il suo programma-fritto misto sul barbeque dell’insofferenza White America, condito a xenofobia, razzismo e con quel gustoso pizzico di sessismo in più? E se la memoria è corta, la rivista Panorama ha ben pensato di stilare una piccola classifica delle parole più usate da Trump nei suoi numerosi botta e risposta con l’avversaria Hilary Clinton. E se tra wall (il muro al confine col Messico, ndr),  nasty woman e l’ormai epocale slogan Make America Great Again c’è l’imbarazzo della scelta, si può sempre dare una spulciata al web per ritrovare i video in cui Donald Trump descrive, senza parsimonia di termini scurrili (questa volta bisogna consultare un dizionario slang inglese-italiano per afferrare il significato di parole come pussy) le sue poco eleganti tecniche di seduzione con le donne: un vero vademecum e una summa del Trump-pensiero nei confronti del gentil sesso. Dunque, senza perderci in ulteriori giri di parole, cercheremo stavolta di andare dritti al punto. Cosa avrebbe fatto Donald J. Trump di tanto eclatante da scatenare l’odio di Madonna, un nuovo discorso dell’attivista Angela Davis, partecipazioni bulgare e inusitate alla Marcia delle Donne, l’indignazione delle pseudo-femministe-dell’ultima-ora, fiumane di parole su quanto il presidente sia brutto, sporco, cattivo, xenofobo e –ma davvero? – sessista? Semplice. Tenere fede alle sue promesse elettorali. E, se qualcuno se lo fosse dimenticato, fare quello che hanno fatto tutti i repubblicani prima di lui per circa trent’anni. Ovvero reintrodurre il famigerato “Mexico City Abortion Rules”, che è in sostanza il divieto di finanziare con i soldi pubblici federali le Ong che praticano e forniscono materiale informativo sull’aborto. Insomma, un provvedimento che sembra il classico giocattolo nelle mani del nuovo –e maschio, naturalmente – presidente, che firma dallo Studio Ovale per le sorti delle donne… cioè, no. Per le sorti degli uteri, questi sconosciuti esseri a sé stanti, al servizio della patria per sfornare generazioni di giovani e bianchissimi americani. […]

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Attualità

Un libro per Annalisa Durante: la camorra si combatte con la cultura

Giunge alla sua terza edizione l’evento “Un libro per Annalisa”. Da ormai tre anni, infatti, l’Associazione Studenti Napoletani Contro la Camorra organizza una raccolta da parte di tutti coloro vogliano donare un libro alla Biblioteca Annalisa Durante. Fortemente voluta da Giovanni Durante, padre del ribattezzato “angelo biondo di Forcella”, la biblioteca è molto di più di un semplice spazio destinato a scaffali, stampe e volumi. É piuttosto il luogo-simbolo della rinascita di un quartiere, di una Napoli che rifiuta di piegarsi ai soprusi e che ha riconosciuto nella cultura l’arma più potente per combattere la camorra e il suo peggiore complice: l’omertà. Se il silenzio è immobilità e fa rima (spesso senza troppe forzature) con impotenza, è la voglia di lottare e di andare avanti che da anni spinge l’ “Associazione Annalisa Durante” a organizzare incontri e eventi per riscattare dal degrado le strade di Forcella. Strade che “mi fanno paura. Sono piene di scippi e rapine. Quartieri come i nostri sono a rischio“, scriveva Annalisa Durante nel suo diario personale, trascritto e rielaborato da Matilde Andolfo per raccontare la storia  dell’omicidio della quattordicenne, ad oggi una delle più giovani vittime innocenti della camorra. Una storia dolorosa, quella di Annalisa, che ha inizio la sera del 27 marzo 2004. Un sabato sera come un altro, da trascorrere con le amiche e con quella spensieratezza che dovrebbe appartenere di diritto all’adolescenza. Anche se Annalisa, nonostante la giovane età, non era mai stata davvero “spensierata”. Era consapevole del rischio che la sanguinosa faida tra i clan Giuliano e Mazzarella rappresentava per il suo quartiere e per la città. Ma non abbastanza per rinunciare al suo diritto di viverli, quei vicoli nei quali ha trovato troppo presto la morte per la semplice colpa di essersi ritrovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma, lì dove il finale era destinato a restare tragico, la famiglia Durante ha avuto la forza di riscrivere l’epilogo, tramutandolo nell’inizio di una nuova storia di passione, di resistenza e di rinascita. Di vita. A partire dall’espianto degli organi della ragazza, fino all’inaugurazione della biblioteca a lei dedicata e che ancora oggi porta avanti la sua battaglia per la legalità sotto lo slogan “La cultura salva le anime”.  “Un libro per Annalisa” : come, quando e dove partecipare Anche quest’anno, la nuova edizione di “Un libro per Annalisa” si terrà il 20 Febbraio, giorno del compleanno di Annalisa Durante. L’appuntamento è alle ore 12 al Duomo di Napoli, dove fino alle 13,30 sarà possibile donare i libri per la maxi-raccolta che andrà a ingrandire la biblioteca di Via Vicaria Vecchia. Qui infatti si concluderà la breve marcia che da Via Duomo condurrà i partecipanti nel cuore di Forcella, a ulteriore testimonianza che il sacrificio di Annalisa non è stato vano, ma ha anzi permesso al quartiere di non essere abbandonato alla criminalità e all’incuria. Inoltre, fino alla data indicata, sarà possibile partecipare da tutta Italia alla donazione, spedendo o portando direttamente i libri: alla “Biblioteca Annalisa Durante – Via Vicaria Vecchia, […]

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Attualità

Emergenza freddo a Napoli, l’ex Opg apre ai senzatetto

Porte aperte per i senzatetto. È quanto si legge in un comunicato stampa apparso ieri sulla pagina facebook dell’ ex Opg Occupato – Je so’ pazzo, spazio liberato nel cuore del quartiere Materdei di Napoli, che da anni si distingue per il suo impegno sociale al servizio dell’intera comunità. Mentre la Protezione Civile della Regione Campania proroga l’avviso di avverse condizioni meteo per termometro sotto zero, neve e gelate, cresce la preoccupazione per le fasce più deboli della popolazione, specie quelle che versano in condizioni di assoluta povertà. Ma il vero dramma di questa impietosa emergenza freddo coinvolge direttamente soprattutto coloro che, senza fissa dimora, sono costretti a vivere per strada, a trascorrere le lunghe notti invernali esposti al gelo, alle intemperie e purtroppo troppo spesso anche all’indifferenza. Una parola, indifferenza, che l’ex Opg Occupato ha ampiamente dimostrato nel tempo di non conoscere. Sin da quando lo spazio vuoto e abbandonato al degrado dell’ospedale psichiatrico è stato liberato, sia il quartiere Materdei sia l’intera città di Napoli hanno ritrovato nell’ex Opg non solo la dimensione ideale in cui solidarietà e condivisione sono alla base  della lotta all’individualismo e all’ingiustizia sociale. Ma anche l’alternativa possibile e concreta a un universo distopico, dominato dalla precarietà, dalle diseguaglianze, dalle discriminazioni che hanno reso il tessuto sociale estremamente sottile. Laddove lo strappo sembrava inevitabile, gli attivisti dell’ex Opg occupato hanno ricucito le trame di una narrazione che è iniziata nei confini ristretti della realtà di quartiere, ed è proseguita imperterrita tramite tavoli, assemblee aperte, spazi ricreativi, sportelli medici e assistenziali di ogni genere, laboratori, tornei, mostre e concerti, il tutto nella più totale gratuità. E oggi, quegli stessi attivisti, giovani, studenti, lavoratori e semplici volontari, hanno deciso in nome del bene comune di scrivere un nuovo capitolo di questa storia di passione e resistenza. Porte aperte per i senzatetto: l’appello alla solidarietà dell’ex Opg Occupato per l’emergenza freddo «Con preghiera di condivisione»: così si legge all’inizio del comunicato dell’ex Opg Occupato, riportato non solo sui social network, ma anche sul sito ufficiale. L’appello, infatti, si rivolge a tutti coloro che vogliano contribuire a questa iniziativa. Dalle 17 di lunedì 8 gennaio, presso la Casa del Popolo all’incrocio tra via Salvator Rosa e via Renato Matteo Imbriani, è stato attivato un punto di raccolta di beni di prima necessità: coperte, farmaci, prodotti per l’igiene personale, ma anche stufe, reti, materassi. Insomma, qualunque cosa che possa servire per rendere più confortevoli ed ospitali gli spazi della struttura durante le ore notturne. «Lo ammettiamo: il nostro posto non è per nulla adeguato per ospitare, come meriterebbero, queste persone. Non abbiamo né reti né materassi, né i servizi per accogliere questi esseri umani. Ma di fronte alla prospettiva di notti gelide per strada, di fronte all’immobilismo di soggetti ben più grossi e qualificati di noi, non possiamo restare indifferenti», si legge a tal proposito nel lungo post su Facebook dell’ex Opg, già cliccato e condiviso da oltre un migliaio di utenti. Un dato da non sottovalutare, visto e […]

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Attualità

Fatti un cinema: un crowdfunding per l’ex Asilo Filangieri

Quando Francois Truffaut aveva detto che l’arte del cinema si realizza “attraverso un tradimento altamente organizzato della realtà”, non aveva immaginato che molti decenni dopo l’industria cinematografica avrebbe prediletto perlopiù pellicole che, invece della realtà, tradiscono il sincero desiderio di emozionarsi, malgrado la diffusa superficialità dei tempi. Sempre di meno sono le sale cinematografiche che disobbediscono volontariamente alle leggi del marketing e che identificano nella proiezione un momento di raccoglimento, testimone di quel dialogo intimista e impagabile tra l’artista e il suo pubblico. Come se fosse possibile barattare gli incassi al botteghino col genuino  batticuore che accompagna lo scorrere dei titoli di coda sul grande schermo. L’ex Asilo Filangieri ripercorre, in questo senso, la tortuosa parabola di svincolare la bellezza dai fabbricanti di finzioni, dai sentimenti usa e getta, dai rulli compressori del profitto che troppo spesso la mortificano. E ripropone ancora una volta la ricetta collaudata e vincente di restituire a Napoli una dimensione dell’arte spesso trascurata, al riparo nelle nicchie, nelle trincee d’avanguardia e nelle note a margine, sbrindellata dal tritacarne delle strategie di mercato, ricomponendola e offrendola nella sua interezza al ventre più autentico della città. “Fatti un cinema” è questo e tanto altro. Non solo un’iniziativa tesa a diffondere la tradizione del cinema come occasione di dibattito, di critica e di autocritica, ma soprattutto un invito indiscriminato all’intera comunità partenopea a costruire uno spazio condiviso, in cui la pellicola diventa protagonista assoluta della storia incompiuta di un intero secolo. Il Cinema * dell’ex Asilo Filangieri: tra tradizione e innovazione Sul suo sito ufficiale, l’ex Asilo Filangieri spiega che il Cinema: “sarà una sala cinematografica permanente, sempre aperta al pubblico, che avrà sede tra le mura della Cappella dell’ex Asilo Filangieri di Napoli. Un sogno che si concretizza, che prende forma giorno dopo giorno, grazie all’organizzazione di una raccolta fondi, tuttora in corso e che si concluderà il prossimo 15 Gennaio”. “Crediamo che Napoli sia orfana di uno spazio dedicato in cui sia possibile vedere tutti i giorni film di ogni genere: dai classici ai documentari, dai lavori sperimentali a quelli di giovani autori e ad opere cinematografiche fuori dalle tradizionali logiche di mercato e di distribuzione. La sala cinematografica dell’Asilo sarà uno spazio aperto al confronto, alle proposte e alle discussioni tra chi ama il cinema e chi ha voglia di scoprirne tutta la magia”, si legge sulla stessa pagina che ospita il crowdfunding, dove è possibile cliccare sull’apposito banner e procedere con la donazione di una somma a piacere, scegliendo tra i vari metodi di pagamento disponibili. Una volta poi che la raccolta si sarà definitivamente conclusa sarà dato il via ai lavori che, in un periodo di tempo stimato di cinque mesi,  permetteranno alla sala e agli spettatori di vedere finalmente accesa la luce del proiettore. Il Cinema dell’Asilo Filangieri non è solo un sogno che diventa realtà o un semplice progetto per dotare la città di Napoli di un nuovo “cinema”. Piuttosto, è l’esito naturale, l’epilogo applaudito e ideale di una narrazione che ha […]

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Culturalmente

Reperti Impossibili: al Mann gli animali fantastici di Michele Iodice

In questi giorni, in molti stanno dichiarando di aver avvistato degli animali fantastici. Non siamo in un libro di J.K. Rowling, né nella sceneggiatura di un film e nemmeno a New York, dove appunto è ambientato il recente successo cinematografico “Animali fantastici e dove trovarli”. Siamo invece a Napoli, precisamente al Museo Archeologico Nazionale che non smette di riservare sorprese alle migliaia di visitatori accorsi da tutto il mondo in questi ultimi giorni di festa. Infatti, entrando nel meraviglioso Giardino delle Fontane proprio nel cuore del museo, la prima cosa che risalta all’occhio è una grossa ragnatela scintillante. Realizzata in fibra luminescente, in modo da rischiarare in maniera ancora più suggestiva il giardino, le sue trame terminano in un uovo di resina, posto proprio al centro della splendida fontana di porfido. Ma è solo una delle nove opere della mostra “Ooparts /Out of Place Artifacts OPARTS / OUT / Reperti impossibili” di Michele Iodice, l’eclettico artista napoletano la cui fama ha raggiunto persino Boston grazie a un’istallazione realizzata per l’Isabella Stuart Gardner Museum. La mostra, a cura di Mario Codognato e adattata per essere site specific per il cortile interno del Mann, è stata inaugurata lo scorso 26 Dicembre e sarà possibile visitarla fino al prossimo 26 Febbraio. Michele Iodice, “Ooparts”, animali fantastici e i reperti impossibili della contemporaneità. Non è la prima volta che Michele Iodice propone al suo vasto e sfaccettato pubblico i cosiddetti “reperti impossibili”. Già la scorso anno, ispiratosi all’antiquarium di Palazzo Cerio dove sono contenuti i reperti archeologici e paleontologici studiati da Ignazio Cerio, l’artista partenopeo presentò a Capri e poi al Museo Madre di Napoli i suoi personalissimi reperti. Realizzati con materiali innovativi – come alluminio, resine e acciaio – e concepiti nella pretesa di alterare il passato per ricreare il futuro come nella miglior tradizione fantascientifica alla Asimov, Michele Iodice non ha mai fallito nell’intento di intrecciare spirito, stili e suggestioni che hanno animato il corso dei secoli e della storia. Il risultato di questa contaminazione è sempre stupefacente, incredibile. Ma è quasi naturale trascendere il solco del credibile, per un artista proteiforme e versatile, che non si accontenta di essere un semplice artigiano della materia e che diventa egli stesso performer e protagonista indiscusso di una scena ai limiti della realtà. Conciliando il teatro con la danza, il classicismo col futurismo, l’ellenismo col barocco e immaginando nuove possibilità in universi che solo apparentemente sembrano ripudiarle, ma che invece finiscono per accoglierle in un’impensata e inaspettata armonia, Michele Iodice ci riprova al Mann, dove i suoi nove animali magici riescono addirittura a confondersi con gli altri reperti senza spezzare, ma anzi enfatizzando la fisiologica continuità tra passato, presente e futuro. “Ho voluto presentare dei reperti impossibili della nostra contemporaneità, realizzati con cinghie di trasmissione, tubi di acciaio e fusioni di alluminio. Essendo tali non hanno un nome ma un codice come si usa fare in fase di scavo archeologico”, ha spiegato l’artista, ricalcando la lunga tradizione degli “Ooparts”. Coniato dal naturalista Ivan Sanderson […]

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Attualità

AIE: 13 milioni di italiani in comuni senza librerie

Si è chiusa domenica 11 Dicembre a Roma, nel Palazzo dei Congressi dell’Eur, la XV edizione della rassegna “Più libri, più liberi“, ovvero la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria. Realizzata da Ediser Srl per conto dell’AIE – Associazione Italiana Editori, anche quest’anno la fiera dedicata esclusivamente all’editoria indipendente ha attirato da tutta Italia oltre 400 editori, invitati a presentare al pubblico ciascuno il proprio catalogo. Tra dibattiti, reading e performance musicali, non è mancata occasione di restituire agli italiani un’immagine di sé profondamente incrinata da una crisi culturale che già in passato aveva reso gli indici di lettura del nostro Paese tra i più bassi d’Europa. Insomma, che gli italiani leggano poco è un dato che era già emerso l’anno scorso, quando l’AIE aveva reso noto, in un rapporto, che se il 60% dei nostri connazionali non legge nemmeno un libro all’anno, il restante 40% ha via via rinunciato alla sana abitudine di preferire qualche ora di lettura ai sollazzi dello smartphone, raggiungendo il minimo storico di 1-2 libri nell’arco dei dodici mesi. In verità, una ragione ci sarebbe: oltre 13 milioni di italiani vivrebbero, infatti, in comuni che non hanno neppure una libreria sul proprio territorio. Se qualcuno ha insinuato, peraltro con una certa malizia, che non c’è nessun nesso tra le due cose, considerato anche il boom dello shopping online – e su tutti della piattaforma Amazon -, gli si potrebbe cordialmente far notare che anche l’occhio – come si suol dire – vuole la sua parte; è come adocchiare nella vetrina della boutique sotto casa l’abito dei sogni e decidere di acquistarlo. Un po’ difficile sarebbe fare il contrario, soprattutto se si ha intenzione di comprare qualcosa che non si è mai visto o della quale si ha un’idea piuttosto vaga, se non addirittura inesistente. Peccato che questa sorte, ancora una volta, sia toccata proprio al libro. AIE, dati allarmanti: i peggiori al Sud e nelle Isole L’attendibilità dell’indagine presentata a chiusura di #plpl (l’hashtag, virale sui social, per indicare la rassegna “Più libri, più liberi”) dall’AIE deriva dal coinvolgimento nello studio non solo delle librerie intese come veri e propri esercizi commerciali, ma anche delle biblioteche pubbliche e del patrimonio librario delle scuole. Ma diamo uno sguardo da vicino ai numeri, pubblicati direttamente domenica a Roma e diffusi ufficialmente dall’agenzia Ansa. L’inchiesta AIE denuncia che il 21,1% della popolazione risiede in Comuni con più di 10 mila abitanti ma che non hanno una libreria, né nell’ambito del proprio territorio, né nelle immediate vicinanze: da questa percentuale, sono stati esclusi tutti i Comuni dotati di centri commerciali con librerie al proprio interno, di edicole-negozio e di cartolibrerie. Contandoli uno per uno, sono 687 i comuni sprovvisti di una libreria che contano più di 10 mila abitanti: in pratica, l’8,6% del totale. Il dato più catastrofico arriva dal Sud e dalle Isole: in queste ultime, la percentuale è del 15,1%, mentre nel Mezzogiorno addirittura un comune su tre è sprovvisto di un punto vendita dove poter acquistare libri in forma […]

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Attualità

Scampia, l’Officina Gelsomina Verde rilancia a Natale “La Cassa del Mezzogiorno”

Ci sono luoghi che, nonostante gli sforzi di sottrarsi a narrazioni faziose e spesso poco attinenti alla realtà, finiscono inevitabilmente per restare impantanati in un’immagine negativa, forse la più semplice da immortalare, perché rimane in superficie e porta a credere che il lago sia solamente una pozzanghera. Scampia è uno di questi luoghi, l’emblema geofisico, dimensionale e  sociale di quanto sia facile ricorrere alla rappresentazione del male, data la sua natura scontata, oltremodo banale. E mentre procedono i traslochi nei nuovi alloggi di Via Gobetti e Via Labriola degli abitanti delle tre Vele destinate all’abbattimento, l’ombra di queste ultime continua a proiettarsi insistentemente sulle vie di un quartiere che paga tuttora lo scotto di essere periferia al nord di Napoli. Se poi ai più quell’ombra piace dipingerla ancora più nera, figuriamoci la difficoltà nell’accettare che una qualsiasi atmosfera natalizia possa insinuarsi  laddove l’immaginario collettivo si aspetta nient’altro che corruzione, brutture e degrado, opportunamente confezionati non certo per andare sotto l’abete addobbato, ma ad uso e consumo del mainstream, delle pellicole e della carta troppo spesso spacciata per vangelo. Perciò, quando poi ci si prende la briga di sbirciare oltre la siepe dell’apparenza, si finisce per forza di cose all’ammettere di aver preso i classici “fischi per fiaschi”. Anzi, se per “fiaschi” si intendono la bottiglia di Falanghina Doc “Selva Lacandona” o quella della birra artigianale “Cella Zero”, incluse entrambe nella “Cassa del Mezzogiorno” rilanciata in occasione del Natale dall’Officina “Gelsomina Verde” di Scampia, il paragone non è nemmeno tanto azzardato. Basta spegnere il televisore, lasciare una volta tanto i libri sul comodino, indossare scarpe comode e farsi un giro su una scena che, in fondo, non è solo la tanto decantata “scena del crimine”. L’Officina delle Culture Gelsomina Verde e il progetto di sostegno e rivalutazione del meridione L’Officina delle Culture Gelsomina Verde sorge nel cuore della periferia nord di Napoli ed è dedicata all’omonima vittima della cosiddetta “prima faida di Scampia”, brutalmente assassinata e data alle fiamme nella sua auto nel quartiere Secondigliano nel 2004. Da diversi anni ormai le attività dell’Officina, mirate ad arginare delinquenza e malaffare e a far convergere iniziative di utilità sociale e culturale in un unico progetto di riqualificazione del territorio e del Mezzogiorno in generale, hanno fatto della struttura un vero e proprio fiore all’occhiello di un quartiere troppo spesso avulso dall’idea stessa di eccellenza. Una vicenda molto simile a quella del “Fondo Rustico A. Lamberti” che, partendo dagli ettari di terreno confiscati al clan camorristico dei Simeoli, ha dimostrato l’esistenza di una valida alternativa alla criminalità organizzata e a politiche troppo spesso sbilanciate, vessatorie e talvolta ammiccanti ad un vero e proprio neo-colonialismo del meridione. Non è un caso, infatti, che molti prodotti derivati dal Fondo Lamberti siano stati inclusi nella Cassa del Mezzogiorno: un progetto che non nasce dall’esigenza di reinventare, bensì di capovolgere completamente il senso di quella “Cassa del Mezzogiorno” storica voluta dal Governo De Gasperi nel 1950, per restituire dignità economica e culturale a un Sud spesso bistrattato e […]

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USA, vittoria Sioux: il “Serpente Nero” ghiacciato dall’inverno di Standing Rock

Si dà la colpa alle temperature rigide dell’inverno del North Dakota, dove nei prossimi mesi il termometro scenderà fino a toccare i meno 16 gradi. E invece, se le spire del “Serpente Nero” resteranno per ora impigliate nella coltre di gelo che nei giorni scorsi ha ricoperto l’accampamento di Oceti Sakowin, facendolo sembrare uno di quei paesaggi surreali imprigionati nelle classiche palle di neve da souvenir, il merito è della resistenza delle popolazioni Sioux-Lakota. Pare infatti che sei lunghi mesi di proteste, durante le quali le tribù dei Sioux asserragliate a Standing Rock hanno affrontato bufere di neve, soprusi e atti di forza spesso ingiustificati, abbiano prodotto un primo, importantissimo, a tratti insperato risultato: l’oleodotto Dakota Access Pipeline (il “Serpente Nero”) non passerà sotto il lago Oahe e “saranno invece cercati percorsi alternativi”. La notizia è arrivata domenica sera, quando la Casa Bianca e lo Us Army Cops of Engineers (il genio militare USA) ne hanno dato comunicazione ufficiale, delegando al capo tribù Harold Frazier di darne a sua volta notizia agli occupanti del Camp, che l’hanno accolta con gioia in un tripudio di applausi. Una vittoria storica: la Standing Rock Sioux Tribe esulta e ringrazia l’amministrazione Obama  “La Standing Rock Sioux Tribe è grata all’amministrazione Obama per questa decisione storica”: così si legge nel comunicato, firmato dalle popolazioni native della valle del Missouri e dai loro numerosi sostenitori, in risposta alla notizia della sospensione dei lavori di scavo. L’amministrazione del Presidente americano uscente si era più volte pronunciata in merito alla costruzione del “Serpente Nero”, che avrebbe dovuto collegare il bacino petrolifero di Bakken col Canada e fino al Texas, al Mid-West e agli altri Paesi dell’estremo Sud degli Stati Uniti. Riconoscendo come legittime le istanze dei Sioux di Standing Rock, dei “Protectors” (ovvero i “Protettori delle Acque”, minacciate dall’inquinamento delle falde che il progetto avrebbe inevitabilmente comportato) e dell’associazione dei “Veteran Stand for Standing Rock”, il governo di Barack Obama scrive un importante precedente e, al tempo stesso, un lascito per Donald Trump, atteso per l’insediamento alla Casa Bianca il prossimo 20 Gennaio. Il rischio di un ripensamento è possibile, dato che il tycoon ha più volte dichiarato di appoggiare il progetto della Dakota Access Pipeline, investendo da 500mila a circa un milione di dollari nella “Energy Transfert Crude Oil”, il consorzio che fino ad oggi ha gestito i lavori. Ma il pericolo sembra per il momento scongiurato, grazie anche all’autonomia di cui gode l’Army Cops of  Engineers in fatto di approvazione alla realizzazione di infrastrutture e opere civili e pubbliche, tra cui quella dell’oleodotto. Intanto, mentre il terreno riarso e l’erba rada scompaiono sotto un manto di neve sempre più spesso, nell’aria pungente di Standing Rock si alzano quei canti di vittoria che la dura repressione degli scorsi mesi non è riuscita a zittire e che risuonano, oggi, in tutta la loro forza. La protesta dei Lakota-Sioux: intimidazioni, resistenza e la lettera a Michelle Obama di Joan Baez  “Cara Michelle Obama, mi rivolgo a te come una madre che […]

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Attualità

Centro storico, Napoli: un crowdfunding per Santa Luciella

Addentrarsi nel centro storico di Napoli significa innanzitutto prepararsi all’idea di essere impreparati. Se si pensa alla contraddizione come al filo conduttore dell’intreccio, la storia di Napoli non smette mai di stupire: imparare a leggere tra le righe è fondamentale, ma l’effetto sorpresa è pur sempre garantito. Parliamo, dopotutto, del centro antico più esteso d’Europa che, coi suoi 10 chilometri quadrati (pari a circa l’8,5% del totale della superficie urbana), riassume nel suo dedalo di piazze, vicoli e stradine  ben 27 secoli di storia. Patrimonio dell’Unesco dal 1995 e paiolo magico in cui sacro e profano spesso si mescolano in un unico amalgama, il centro storico di Napoli, oltre che di musei, scavi archeologici, obelischi, catacombe e monumenti, è anche sede di oltre 200 chiese storiche, alle quali si lega la produzione di artisti italiani del calibro di Simone Martini, Donatello, Luigi Vanvitelli e Caravaggio. In una di queste chiese ci si imbatte percorrendo la via alle spalle della Chiesa di San Gregorio Armeno: nei pressi della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo e incassata nell’ansa di una piccola curva. Si tratta della Chiesa di Santa Luciella a San Biagio dei Librai, che spicca per essere un piccolo gioiello d’arte barocca, ma purtroppo anche uno dei tanti siti di incommensurabile valore artistico che sembravano ormai destinati all’incuria  e al degrado, se non fosse stato per l’impegno di un gruppo di giovani napoletani che ha deciso di salvarla e di restituirla alla città. “Respiriamo Arte”: il progetto di riapertura della chiesa di Santa Luciella Passeggiando per l’omonima via, la prima cosa che si nota della Chiesa di Santa Luciella a San Biagio dei Librai è la facciata principale in parte scolorita dall’umidità. Il filo di ferro a doppia mandata serra il cancello antistante al portone già dai primi anni Ottanta, impedendone l’accesso al pubblico da oltre trent’anni, durante i quali la ruggine ha iniziato a corrodere le sbarre e la muffa a corrompere il legno, rendendolo sempre più fragile. Nonostante il vetro sia rotto in più punti, il finestrone a disegno gotico conserva il suo fascino e da ragione allo storico Roberto Pane che ha datato all’XI secolo l’edificio, poi ristrutturato nel 1724 e rimaneggiato in pieno stile barocco. E il campaniletto al di sopra dell’uscita secondaria, nonostante l’intonaco scrostato e l’edera che lo ricopre in parte, basta da solo a rievocare il suono delle due campane che per secoli hanno chiamato a raccolta i fedeli. La bellezza artistica del luogo e la sua suggestiva posizione proprio nel cuore del centro storico di Napoli sono state un invito troppo allettante per l’Associazione culturale “Respiriamo Arte” che da tre anni si occupa della rivalutazione artistico-culturale della città e della riqualificazione del suo territorio.  Fondata infatti nell’Ottobre del 2013 da un gruppo di giovani laureati e specializzati in campo letterario, artistico ed umanistico, l’associazione è riuscita a distinguersi nel tempo per l’entusiasmo e per l’impegno coi quali ha promosso una serie di iniziative mirate a sottrarre i luoghi d’arte partenopei al degrado. Il […]

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