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Eroica Fenice

Notizie curiose

Scarabocchi, una ricerca inconsapevole

Li chiamiamo scarabocchi, quegli schizzi a metà, quegli abbozzi di disegni che concepiamo in un momento di riposo, quando la mente è altrove, mentre al centro della nostra attenzione si concentra tutt’altro, quando fisicamente siamo presenti in un luogo ma mentalmente stiamo sognando ad occhi aperti. Bloccati da qualche parte, in attesa del treno, in riunione o durante una telefonata: scarabocchiare è l’arte dei distratti. Su carte varie, post-it volanti, tovaglioli, ecco che da lettere stampate nascono volti e gambe, una parola si trasforma in una scatola, un punto interrogativo in un cuore, ed è sorprendente quanto si può essere creativi senza nemmeno provarci. Scarabocchiare: una forma disinibita di auto-espressione Gli scarabocchi, manifestazioni di menti erranti, sembrano prendere forma di propria iniziativa, come se vivessero in una vita parallela al nostro cervello. Quando siamo occupati o coinvolti in attività mentali con una penna in mano, la nostra concentrazione può come “disattivarsi”, permettendoci così di esprimere idee che altrimenti resterebbero rinchiuse nella nostra testa. Scarabocchiare permette un lavoro manuale che non ha preconcetti se non quello di delineare. Di solito, abbiamo a disposizione un catalogo visivo limitato, che varia a seconda dell’età e del nostro sviluppo artistico. Da bambini impariamo una serie di simboli convenzionali: volto, casa, sole, luna, fiore, albero, e forme geometriche di base. A queste forme, aggiungiamo in seguito altre strutture più complesse, ma raramente impariamo il disegno dovuto all’osservazione. Nei primi anni dell’adolescenza, quando l’espressione realistica e i dettagli diventano importanti, iniziamo a percepire inadeguate le nostre capacità di disegno. Le persone che hanno smesso di disegnare molto presto, tenderanno quindi a limitare i loro scarabocchi a forme geometriche ripetitive e a simboli imparati durante l’infanzia. Mentre quelli che hanno continuato a disegnare, mantenendo un interesse per la creatività, negli anni inseriranno modelli e rappresentazioni simboliche più complesse, creando scarabocchi ingarbugliati e disegni completi. Scarabocchi: censura subconscia, fotografia di uno stato d’animo           Gli scarabocchi, frammenti di preoccupazioni sottostanti la superficie, possono tracciare una mappa del vagare della mente. Dietro lo scarabocchio casuale di un fiore, o di una stella, c’è molto di più. In realtà, ciò che si sceglie di scarabocchiare rivela molto sulla personalità e sull’umore. Questi disegnini distratti possono trasportare in sé una grande quantità di significati, ma parlare di interpretazione, come dei sogni, dei lapsus freudiani o del linguaggio del corpo, è inesatto. Essendo una forma di scrittura a mano su carta, hanno molto in comune con la grafologia, tuttavia nessun grafologo usa gli scarabocchi come unico indicatore, ma li associa sempre ad altre informazioni. Bisogna valutare, prima di ogni cosa, se l’ispirazione per uno scarabocchio è interna o esterna, se esprime preoccupazione per la situazione o esperienza attuale o se si tratta di una riflessione su uno stato interno. Nessuno ci dice cosa dobbiamo fare, eppure quasi tutti finiamo per scarabocchiare sempre le stesse cose Punti, trattini, spirali, cerchi, quadrati, stelle o cuori: gli scarabocchi sono disegni senza meta, estro giocoso, pigra improvvisazione. Possono snodarsi attorno alla pagina, essere precisi, frettolosi, articolati o infantili. Alcuni sono […]

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Nerd zone

Double up per Nintendo: dopo i Pokèmon torna NES

“Ghostbusters” è di nuovo nelle sale, insieme a “Karate Kid” e “Venerdì 13”, Pippo Baudo torna in tv e dulcis in fundo le nostre città sono state invase da Pokémon. L’ultima mossa a sorpresa di Nintendo sembra essere arrivata nel pieno di quello che potremmo chiamare “movimento retrò”, una scia carica di nostalgia che sta letteralmente investendo tutto il mondo. La presentazione all’ Electronic Entertainment Expo del nuovo titolo di Zelda, le voci sulla nuova console Nintendo NX: da qualche mese Nintendo è sempre al centro dell’attenzione e non è certo estranea alle imprese nostalgiche. Dopo gli anni ’90 e lo straordinario successo ottenuto con Pokemon Go, gioco di folle epidemia, il colosso nipponico continua a far gonfiare la sua popolarità e le azioni della società, annunciando questa volta un ritorno agli anni ’80.   Sarà che ultimamente la realtà non è proprio un gran bel posto, ma ecco che gli esseri umani trovano un ennesimo modo per evitarla completamente. L’11 novembre 2016, giusto in tempo per i regali di Natale, Nintendo rilascerà la nuova console Nintendo Classic Mini ad un prezzo davvero irrisorio (59,98 euro) ed al momento è già disponibile in pre-ordine sul sito di GameStop e su Amazon. Nintendo Classic Mini tra ieri e domani: formato nuovo ma familiare Era il non troppo lontano 1983 quando la storica Nintendo Entertainment System, madre di tutte le console, mito e passatempo di un’intera generazione, fece la sua prima comparsa in Giappone (in Italia nell’87) rivoluzionando completamente l’industria del gioco. La produzione a livello globale della NES fu interrotta nel 1995, non prima di aver venduto oltre 60 milioni di pezzi in tutto il mondo. Ora, a più di trent’anni dalla sua uscita, la console icona ritorna, solo che questa volta entra nel palmo di una mano. La nuova versione si chiama Nintendo Classic Mini ed è una fedele, ma miniaturizzata, replica della vecchia console 8-bit. Molto più compatta rispetto all’originale, la nuova NES sembra essere una perfetta combinazione tra passato e futuro: vecchio design, look retrò, ma anche una console che può essere collegata a una TV ad alta definizione tramite il cavo HDMI fornito in dotazione. Nella confezione troveranno posto anche un cavo USB per l’alimentazione del dispositivo e un NES-pad per giocare, ma non il blocco alimentatore. In pratica, per caricare il Mini NES sarà sufficiente un comune alimentatore da smartphone. Nintendo ha anche assicurato la massima compatibilità con i joypad tradizionali: volendo sarà possibile collegare un secondo controller (venduto separatamente al prezzo di 9,99 euro) o un’unità proveniente da un’altra console Nintendo. La nuova NES è infatti dotata degli stessi attacchi della Wii e della Wii U, garantendo così l’accesso ai titoli del catalogo Virtual Console e consentendo la realizzazione di una sorta di multiplayer. Uno dei due controller utilizzati deve però obbligatoriamente essere quello realizzato per questo nuovo Mini NES. Nel suo annuncio, Nintendo non dà dettagli sulle caratteristiche tecniche della console, né ha menzionato alcuna connettività. L’azienda giapponese infatti non ha ancora rivelato alcuni dettagli, come ad esempio […]

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Fotostorie

Napoli è anche questa

Ma Napoli è anche questa: nu sacchett’ mmiezo ‘o mare e immondizia alle comunali A Napoli puoi vedere quattro persone senza casco su di un solo motorino e se sei grasso tanto meglio. Perché a Napoli sulla vespa ci si va a pancia piena, in canotta e ciabatte, con la moglie anche lei grassa e i figli ancora più grassi. Napoli è pioggia all’improvviso su una barca senza remi, respiro dopo l’attesa, è poesia in ogni angolo A Napoli ti puoi permettere di amare, amare smisuratamente, senza pretese. Perché a Napoli si fa l’amore con un bacio e ci si ubriaca soli in una macchina. Perché Napoli è il paese dei disperati e quando arrivi, resti, perché siamo tutti disperati e se quel mondo sanguina inizi a sanguinare anche tu insieme a lui. Napoli è una piazza di droga a cielo aperto, una giostra nel Bronx, un pennarello colorato in mano ad un bambino A Napoli devi accendere i tergicristalli per non farti lavare i vetri dai neri della camorra che si buttano come moscerini sulle auto. Perché a Napoli impari a guidare, a non stare attento ai carabinieri, a girare con due euro nelle tasche. Napoli è una puttana con gli occhi belli, un parto silenzioso di luci, un letto di vulcano A Napoli c’è odore di panni stesi ovunque, le signore napoletane puliscono con devozione. A Napoli se cammini per i quartieri, devi alzare gli occhi verso quel riquadro di cielo tra i palazzi: tante bandiere profumano di fresco. Perché Napoli è un fiore che puzza di strada, una strada piena di fiori, profumo che da fastidio ma ne hai bisogno. Napoli è un sorriso ricambiato, il sole tutti i giorni, il mio cane eterno accanto al mare.     Heather Iermano          

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Culturalmente

Senza titolo e copertina: libri al buio in Italia

“Medicina per l’anima” recitava l’iscrizione sulla porta della biblioteca di Tebe, cibo per la mente, preludio di un sogno, intima evasione: leggere è come viaggiare senza sapere dove andare. Esperienza a parte è, invece, la scelta del libro del quale innamorarsi: entriamo in libreria, osserviamo tra gli scaffali, studiamo il titolo più interessante, afferriamo un libro, poi un altro e così via. Sfogliamo le prime pagine, ne sentiamo l’odore, leggiamo la trama. Ma a guidare l’acquisto di un libro è molto spesso un titolo d’impatto, o inevitabilmente una copertina particolarmente accattivante. Allora perché non inventare un metodo per incuriosire il lettore senza trascinarlo nella trappola della copertina? Blind date with a book: appuntamento al buio con un libro In un’epoca dominata da aforismi, citazioni e hashtag, mai idea fu più azzeccata: libri impacchettati in una semplice carta marrone, di cui non si può leggere titolo, autore, né guardare la copertina. Solo qualche indizio sul pacchetto, parole chiave, brevi frasi o aggettivi che ne racchiudono per sommi capi il contenuto. Si chiama Blind date with a book, ovvero “appuntamento al buio con un libro”, l’iniziativa legata al mondo dell’editoria che ha riscosso grande successo in Australia e attenzione da parte dei media di tutto il mondo. La proposta di mascherare i libri è partita da una catena di librerie indipendenti alla periferia di Sidney, la Elizabeth’s Bookshop. L’idea ha avuto un tale successo che è stato aperto anche il sito Blind date with a book, oltre ad un blog su Tumblr, un profilo su Instagram e una pagina Facebook, dov’è possibile acquistare i libri impacchettati al costo di 18 dollari. Libri al buio alla Feltrinelli di Napoli Da tempo anche alcune librerie italiane, costrette a fare i conti con la crisi degli ultimi anni, hanno iniziato la vendita dei “libri al buio“, così come alcuni editori hanno promosso l’iniziativa con progetti più o meno industriali. Anche la Feltrinelli offre questa possibilità: da metà maggio i libri al buio sono comparsi anche a Napoli, negli stores di Piazza dei Martiri e Piazza Garibaldi. Nessuna immagine, nessun titolo e nemmeno il nome dell’autore, tutto coperto da un cartoccio marrone, tutto “al buio”. Solo qualche scritta a mano libera sulla carta: aggettivi e frasi, che vogliono essere piccole anticipazioni sugli argomenti trattati nel testo. Si possono trovare libri sia italiani che stranieri, di tutti i generi, dal fantasy al thriller, classici, gialli, romanzi, opere d’autori emergenti e bestseller contemporanei. I libri, incartati fino all’acquisto, vengono scelti dallo staff delle librerie, le quali estrapolano il messaggio dell’autore e lo filtrano in poche, precise parole. L’obiettivo è incuriosire i lettori, proponendo una sfida: abbandonare i preconcetti che spesso si hanno giudicando un libro solo dalla copertina e dare maggiore spazio agli editori indipendenti. Francesco Napolitano, direttore della Feltrinelli di piazza dei Martiri, ha dichiarato di aver ottenuto un riscontro così positivo che hanno deciso di utilizzare la stessa formula anche per i film in vendita. L’iniziativa proseguirà fino a fine giugno. Un’ottima scelta dunque per il mercato editoriale italiano, anche […]

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Notizie curiose

Disegni da colorare per adulti: è subito moda

Art Therapy, cos’è e perché gli adulti cercano disegni difficili da colorare – Che buon profumo che avevano gli astucci di scuola appena comprati, quell’odore di matite nuove, d’infanzia. Ricordo ancora la cura che avevo nel riporre ogni pastello al proprio posto, in ordine cromatico così come l’avevo trovato. Adoravo quegli album da colorare con il pennarello trasparente: disegni bianchi che incredibilmente si coloravano. A ognuno di noi nasce un sorriso pensando alle ore trascorse davanti ai libri da disegno, a impiastrarsi tutto il grembiule con gli acquarelli, ma se abitualmente la nostra casa non è frequentata da bambini, è davvero difficile trovare un libro da colorare sullo scaffale della libreria. Eppure c’è chi nel resto del mondo non la pensa ancora così, e colorare non è più un’attività solo per piccoli, ma diventa la tendenza del momento. Boom di vendite: i libri con disegni da colorare per adulti diventano bestsellers Da un paio d’anni, molte case editrici stanno proponendo libri con disegni da colorare pensati apposta per gli adulti: foreste, giardini fioriti, natura morta, figure geometriche, animali e Mandala. Nel giro di pochissimo, le vendite sono salite alle stelle: da 1 milione a 12 milioni di copie vendute solo durante lo scorso anno. Un vero e proprio caso editoriale, che li ha portati a piazzarsi ai primi posti nelle classifiche e a diventare dei bestsellers a tutti gli effetti. Ne sa qualcosa Johanna Basford, artista scozzese e illustratrice commerciale specializzata in modelli in bianco e nero disegnati a mano. La Basford, che potrebbe essere descritta come la J.K Rowling dei Colouring Book per adulti, ha lanciato alcuni degli albi più apprezzati e acquistati. La sua serie dedicata a piante e fiori, e che comprende, citando solo alcuni dei titoli più famosi, Secret Garden e  Enchanted Forest, ha venduto quasi due milioni di copie in tutto il mondo ed è stata ai vertici delle classifiche di Amazon per lungo tempo. A ruota altri editori si sono lanciati su questo target, dal Giappone al Nord America, il coloring è diventato un’epidemia un po dovunque. In Spagna spopola l’illustratore Forges con il suo Coloréitor e nel Regno Unito Mel Simone Elliot, specializzata in disegni di celebrità, mentre in Francia l’editore Hachette ha inaugurato una collana Arte-Terapia, con volumi di disegni antistress, di disegni antistress da colorare.  In gran parte del mondo, le vendite dei libri  con disegni da colorare per adulti sono in piena espansione e le librerie cadono su se stesse per ospitare workshop e laboratori di colorazione. Se entrate in una qualsiasi libreria di New York, li troverete lì con tanto di prefazione dello psicologo, disposti ad arte sui tavoli o che riempiono interi scaffali. Gruppi di colorazione sono spuntati un po’ dovunque, nei caffè, nelle biblioteche, su Facebook e Pinterest. Tutti alla ricerca di disegni difficili da colorare. Ma perché gli adulti stanno iniziando a colorare tra le righe? La risposta sembra essere lo stress Gli americani hanno buoni motivi per essere stressati: fucilazioni di massa, politica estera complicata, elezioni […]

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Notizie curiose

Gemelli di Roma: primo ospedale in Italia con un cinema

Dall’incontro tra il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e MediCinema Italia Onlus nasce la prima sala cinematografica integrata in una struttura ospedaliera italiana, la più grande in Europa. L’opening di MediCinema, è stato celebrato il mese scorso con la proiezione in anteprima del film Disney “Il libro della Giungla”, ma i primi ad entrare nella sala sono stati i bambini ricoverati nel reparto di oncologia pochi giorni prima dell’inaugurazione ufficiale. Maxischermo, poltrone e lo spazio per 15 carrozzine e 10 letti. La nuova sala, costruita tra l’ottavo e il nono piano dell’ospedale Gemelli di Roma, può ospitare fino a 130 persone tra pazienti, familiari, amici, volontari e personale di assistenza. Potranno beneficiare di questa interessante iniziativa tutti i pazienti ricoverati, anche quelli che non sono autosufficienti, a letto o in sedia a rotelle. Il progetto, realizzato in due anni, è stato reso possibile attraverso una raccolta fondi solidale promossa da MediCinema Italia Onlus e grazie al sostegno di importanti partenship quali Walt Disney Company Italia, Rai, Rai Cinema e Ubi Banca: costo totale dell’operazione circa 500 mila euro. Fulvia Salvi, Presidente di MediCinema Italia Onlus ha affermato: “La generosità di Disney Italia, primo fautore e maggior contributore con una serie di importanti donazioni, ha aperto la via e sostenuto il percorso per la realizzazione del progetto, lanciando una cordata di solidarietà straordinaria”. MediCinema e Cinema Therapy MediCinema Italia nasce ispirandosi a MediCinema UK, associazione benefica fondata nel 1996 da Christine Hill, che nel 1999 ha inaugurato la sua prima sala cinematografica all’interno dell’ Ospedale St. Thomas di Londra. La missione di MediCinema è portare, su base continuativa, l’intrattenimento del cinema e la sua cultura ai pazienti ricoverati negli ospedali, in spazi dedicati e con finalità terapeutiche. Il primo a scrivere sul tema dell’utilizzo di film come terapia è stato il Dr. Gary Solomon, terapeuta di Portland e ideatore del termine Cinema Therapy. La Cinematerapia è una forma di terapia supplementare, così come l’arte, la musica o la danza, che serve nella cura di problemi di salute medica e mentale. Relativamente nuova, questa tecnica terapeutica permette di utilizzare l’effetto delle immagini, la trama, la musica, ecc che i film hanno sulla psiche mediante il rilascio emozionale provocato durante la visione. Consiste in una forma di auto-aiuto che utilizza film come strumenti terapeutici: un catalizzatore per la guarigione e la crescita di coloro che sono disposti ad imparare e a guardare film con consapevolezza cosciente. MediCinema promuoverà all’interno del Policlinico Gemelli di Roma, un progetto sperimentale all’avanguardia, per misurare gli effetti della “cinematerapia” nel percorso ospedaliero e nell’approccio alla malattia. Le principali applicazioni prevedono l’area clinica riabilitativa nei deficit mentali e quella terapeutica relativa a psicosi, nevrosi, disturbi dell’umore, oltre all’area dei pazienti oncologici, e nelle terapie della famiglia. L’idea è quella di usare il cinema per migliorare la qualità della degenza dei pazienti ricoverati in ospedale, dando vita ad uno spazio che vuole rappresentare una sorta di sospensione, una pausa dalle terapie, dalle corse affannose contro il tempo, una scusa per mettere […]

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Notizie curiose

Dagli slip ai lumini: i distributori più pazzi del mondo

Si pensa che uno dei primi distributori automatici sia stato inventato da Erone di Alessandria, matematico greco del I secolo, il quale nel 219 d.C. mise a punto un macchinario in grado di distribuire acqua santa, o vino all’occorrenza, presso i templi egiziani. L’inserimento di una moneta in una fessura in alto, cadendo su una leva, apriva una valvola che causava la fornitura di una determinata quantità di liquido (vino o acqua). Duemila anni dopo, precisamente nel 1884, William Henry Fruen, ex-macchinista inglese, brevetta il primo distributore automatico di bevande mentre cercava un metodo di conservazione a lungo termine per i pesci che pescava. Scavando una pozza dove far nuotare le prede, scoprì infatti una fonte d’acqua alla periferia di Minneapolis. Dopo aver proposto invano al comune di portare quell’acqua in città per poterla distribuire ai cittadini, Fruen decise di imbottigliarla e di rivenderla lui stesso. Realizzò quindi un distributore d’acqua e lo sistemò nella hall del lussuoso West Hotel di Minneapolis. Con il suo brevetto, l’inventore fondò la Glenwood-Inglewood Company.  Durante gli stessi anni, si ha notizia di un macchinario simile a quello di Fruen, nato in Inghilterra per la vendita di cartoline e libri. Mentre per le sigarette bisognerà aspettare il 1920. Nel 1953 Coca-Cola porta dall’America i primi distributori automatici di bevande e negli anni ’60 in Italia vengono introdotti i primi apparecchi automatici. Nel 1963 la Faema, importante azienda produttrice di macchine da caffè, mette in commercio il primo distributore di caffè espresso e lo chiama “E61“.  L’E61 era in grado di macinare il caffè e poteva erogare un caffè espresso tramite l’inserimento di una moneta da 50 lire. C’era una volta il vecchio distributore di Erone I distributori automatici, macchine inizialmente molto costose e destinate ad utenze di grandi dimensioni, con gli anni si sono evoluti, adattandosi ai tempi e ad un uomo moderno sempre più esigente. Dalle cravatte al caviale, dagli ombrelli alle pizze appena sfornate, passando per scarpe, granchi vivi, reggiseni o addirittura lingotti d’oro. Abituati fino a pochi anni fa a pensarle come piccoli punti vendita per bisogni d’emergenza, oggi le “vending machines” offrono di tutto. Ciò che rende possibile una sempre maggiore fruizione di questi macchinari, sono sicuramente i bassi costi di manutenzione, la facilità dell’installazione e il vantaggio di non dover pagare nessuno stipendio, senza orari né giorni di chiusura. Ma non esiste solo il caffè, in giro per il mondo si possono trovare distributori automatici davvero bizzarri, ecco 4 dei più curiosi: Lingotti e monete d’oro: negli Emirati Arabi distributori di lusso Le Gold to go vending machines sono ormai presenti in diversi Paesi, tra cui Spagna, Florida e Italia (negli aeroporti di Milano e Bergamo). Ma il primo distributore automatico di lingotti d’oro è stato installato negli Emirati Arabi, in uno dei più prestigiosi Hotel al mondo, Emirates Palace ad Abu Dhabi. L’eccentrico macchinario, esternamente rivestito da un leggero strato d’oro, offre ai clienti la possibilità di scegliere tra 320 prodotti differenti. A seconda dell’importo che viene introdotto, il dispositivo eroga oro 24 […]

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Interviste emergenti

Allerija e il nuovo album Fidati: l’intervista

Vivere di musica e diffondere allegria, questo il loro segreto, il senso della loro arte, tutto racchiuso nel nome scelto per la band: “Allerija“. Eugenio Solla, cantautore e chitarrista di Capri, Chiara Di Martino, voce femminile del gruppo anche lei caprese, e Gianluca Mazza cantante e chitarrista pugliese, nascono come trio a Roma nel 2008. Già vincitore del Festival di Saint Vincent nel 2007 e nel 2009 del Premio Mia Martini, Eugenio Solla abbandonerà presto la carriera da solista per abbracciare un percorso, musicale e di vita, a tre voci. Per gli Allerija le soddisfazioni non tardano ad arrivare: vincono il Premio Augusto Daolio nel 2009, il Premio Fabrizio De André nel 2010, curano l’apertura di diversi concerti dei Nomadi e, nello stesso anno, sono impegnati nel Tour in Venezuela per l’Istituto Culturale Italiano. Raccolgono numerose altre vittorie, quali quella al Mare Musica Festival nel 2011, il Premio Armando Gill nel 2012, la menzione d’onore all’Italia Music Awards 2012 e la partecipazione al programma televisivo di Rai1, Punto su di te. Il loro progetto artistico, inizialmente caratterizzato da sonorità più acustiche e particolari arrangiamenti vocali dei brani, col tempo si apre a colori diversi come quelli del sax. Il trio di partenza, solo chitarre e voci, avverte ad un certo punto l’esigenza di ampliare la formazione con Francesco D’Assisi Greco al sassofono, Giovanni Volpe alla batteria, Gianluca Russo al basso e Francesco Schettino alle percussioni. Con questa nuova veste, gli Allerija vinceranno il Premio Massimo Troisi 2013, realizzeranno l’EP “Il Quadro”, in italiano e spagnolo, e il video clip del brano, che vedrà protagonista Cecilia Rodriguez. Da dicembre 2015 è in distribuzione “Fidati”, il primo album autoprodotto degli Allerija. “Fidati” è una raccolta dei brani che hanno caratterizzato la carriera artistica della band, dagli esordi ad oggi. Sette anni di concerti, sorrisi ed emozioni, un lavoro al quale hanno collaborato numerosi artisti del panorama musicale italiano. Fidati, disponibile anche su I Tunes e Spotify, include tredici brani di cui uno in francese (Le Cheveu blanc), arrangiati dal maestro Mario Simeoli. Il singolo con cui presentano questo lavoro discografico è “Aprile“, supportato da un video realizzato da Antonio Levita. Intervista agli Allerija: “Allerìa, pe’ ‘nu mumento te vuò scurdà, che hai bisogno d’alleria…” cantava il grande Pino Daniele. Come nasce il nome della band? In vista del Tour in Venezuela dovevamo scegliere un nome per il progetto, una parola che fosse universale e che descrivesse al meglio lo stile del gruppo. L’idea di accostare la musica, le vite ed il nostro modo di fare spettacolo a questo nome, è di Carmen Di Domenico, nostra produttrice nel 2010. Ovvio il legame a Pino Daniele e alla sua canzone. Gli Allerija sono molto seguiti anche sui social, cos’è l’hashtag #Defendemos? L’ hashtag #Defendemos nasce nel 2009 durante il Premio Augusto Daolio. In quella occasione, Fabiola Desiati, insegnante e artista pugliese, realizzò una tela con su scritto: “Defendemos…gli Allerija”. Una tela che ancora conserviamo, perché amiamo creare un legame diretto coi nostri fans. Gli Allerija sono come i bambini, […]

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Notizie curiose

Cinque cose che non sai sulla notte degli Oscar

Si è conclusa da poco l’88ª edizione degli Academy Awards, più comunemente conosciuta come notte degli Oscar. La cerimonia, trasmessa in diretta in oltre 225 Paesi, ha suscitato un grande clamore mediatico e come al solito, il web è stato invaso da notizie sui protagonisti della serata. Leonardo Di Caprio finalmente ce l’ha fatta, ha portato a casa il tanto atteso trofeo, stretto dall’abbraccio dell’amica Kate Winslet, mentre il Maestro Ennio Morricone ha inorgoglito il popolo italiano vincendo con la migliore colonna sonora per il film The Hateful Eight di Tarantino. Ma una volta discussi i vincitori e commentati gli outfit, più o meno eleganti, proposti dalle star sul red carpet, cosa resta della manifestazione cinematografica più importante e prestigiosa al mondo? Quali sono le storie che ruotano intorno al premio Oscar? Il primo premio Oscar della storia: la cerimonia durò solo 4 minuti e 22 secondi Nota in tutto il mondo per l’assegnazione degli Academy Awards, l’Academy of Motion Picture Arts and Science, ovvero l’associazione onoraria che associa cineasti, attori e tecnici votanti, fu fondata l’11 maggio del 1927 in California, con l’intenzione di sostenere e promuovere lo sviluppo dell’industria cinematografica. L’idea dei premi, arrivò solo due anni dopo. Il primissimo Oscar della storia, venne consegnato il 16 maggio del 1929 nella Blossom Room dell’Hollywood Roosevelt Hotel di Los Angeles, in un party privato per 270 invitati. Toccò a Emil Jannings, che vinse quello come miglior attore protagonista in The Last Command e The Way of All Flesh. La cerimonia, nel suo complesso, durò solo 4 minuti e 22 secondi, e l’evento non ebbe quasi alcuna copertura mediatica. Tutte le pellicole in gara erano mute e statunitensi, solo parecchi anni dopo, nel ’47, saranno premiati film stranieri e il primo sarà l’italiano Sciuscià, di Vittorio De Sica. In 87 edizioni della Notte degli Oscar, sono state consegnate 2,947 statuette. Zio Oscar, come nasce il nome della statuetta più famosa al mondo? Il nome ufficiale della statuetta è Academy Award of Merit, ma verso la fine degli anni ’30 iniziò a diffondersi il nome “Oscar”. Abbastanza fumose le leggende che riguardano la nascita del nomignolo, la versione considerata più attendibile vuole che la allora bibliotecaria della Academy, Margaret Herrick, abbia involontariamente dato vita al soprannome quando, guardando per la prima volta la statuetta, esclamò: “Sembra mio zio Oscar!”. Ma quella su Margaret Herrick non è l’unica storia sulla creazione del nome “Oscar”. Era il 16 marzo del 1934, quando il cronista Sidney Skolsky, allora editorialista del New York Daily, usò per la prima volta il termine su carta stampata. Lo adoperò per indicare sarcasticamente il premio vinto da Katharine Hepburn come miglior attrice protagonista in Morning Glory.  Con l’espressione: “Vuoi un sigaro, Oscar?”, tratta da un celebre spettacolo di varietà, l’intento dissacrante del giornalista hollywoodyano era ridimensionare attraverso lo scherzo, lo sfarzo e l’ipocrisia dell’evento, chiamando il premio con un nome che ricordasse qualcosa di divertente e popolare. Dal 1939 l’Academy of Motion Picture Arts and Science usa ufficialmente il nome Oscar in riferimento al premio. […]

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Teatro

Filumena Marturano al Teatro Troisi

Dopo il grande successo ottenuto durante tutto il periodo natalizio al Teatro San Ferdinando, ritorna in scena al Teatro Troisi di Napoli, dal 22 al 24 gennaio, “Filumena Marturano“, una delle più riuscite e profonde opere del teatro napoletano. Coinvolgente protagonista è l’attrice e cantante Gloriana, accompagnata da Nello Mascia che veste il  doppio ruolo di regista e protagonista maschile, Domenico Soriano. Insieme a loro, brillanti e ironici coprotagonisti, Cloris Brosca in Rosaria Solimene e Giancarlo Cosentino nei panni di  Alfredo Amoroso. Filumena Marturano, commedia socio-culturale Scritta dal grande maestro Eduardo De Filippo per la sorella Titina e portata in scena per la prima volta al teatro Politeama di Napoli nel 1946, Filumena Marturano è ancora oggi la commedia di Eduardo maggiormente riprodotta all’estero. Definita dall’autore stesso la più cara delle sue creature, l’opera vuole raccontare lo spaccato socio-culturale dell’immediato dopoguerra: la miseria dei “bassi” e la Napoli “bene”.   Ad aprire lo spettacolo il suono unico del sax di James Senese, che ci offre un’originale versione di “Munastero ‘e Santa Chiara”, luci su tende rosse di velluto, sipario chiuso e un giornale steso sul palcoscenico. A ricordare il valore sociale e umano della commedia eduardiana, Giancarlo Cosentino, che da elemento esterno alla scena, cita il Dibattito sulla Costituente del 1946, anno in cui è stata scritta la commedia, a proposito della legittimità dei figli nati fuori dal matrimonio. Il sipario si apre, i quattro attori principali sono inscatolati nella scenografia minimal e anacronistica di Raffaele Di Florio. Luce rossa sullo sfondo, mobilia bianca e asettica, pannelli scorrevoli e pedane roteanti per marcare passaggi di ruolo e cambi di prospettiva: tutto fa pensare ad una Filumena Marturano in chiave moderna. Concentrando l’attenzione dello spettatore sulla maschera del volto, sulla durezza struggente della voce, Gloriana affronta bene un personaggio complesso, eroico e drammatico come quello di Filumena, unica protagonista femminile del teatro di Eduardo. Ad affiancarla, Nello Mascia con un’interpretazione impostata sul linguaggio del corpo e della gestualità. Filumena Marturano, commedia rivoluzionaria Una commedia rivoluzionaria, dove solo l’istinto materno farà ribellare Filumena a venticinque lunghi anni di taciturna e paziente sottomissione. Depositaria del valore più autentico, quello della famiglia, Filumena sarà costretta all’inganno per assicurare un cognome ai suoi tre figli cresciuti di nascosto. La donna, infatti, fingendosi in fin di vita, si unirà in matrimonio con Domenico Soriano, imponendo quel bisogno di unità familiare mai conosciuto in vita sua. Filumena, ex prostituta analfabeta, solo alla fine del terzo atto, quando sarà finalmente riconosciuta come moglie e come madre da Domenico Soriano, potrà piangere liberamente: adesso sa cos’è il bene. «Dummì, sto chiagnenno…Quant’è bello a chiàgnere!» Filumena Marturano di Eduardo De Filippo – regia di Nello Mascia Napoli, Teatro Troisi – dal 22 gennaio al 24 gennaio 2016 Date: 22, 23 e 24 gennaio Orari: venerdì e sabato ore 21; domenica ore 18 Botteghino: 081 62 99 08 (dal martedì al sabato ore 10/13.30 e 16/20) e info@teatrotroisinapoli.it Heather Iermano

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Fun & Tech

Fusione TIM – Telecom: nuovo logo e nuova sede

Sono passati solo pochi mesi da quando il gruppo Telecom Italia annunciava il marchio unificato TIM e avviava le manovre di rebranding col lancio del portale unico. L’obiettivo è far convergere tutte le operazioni commerciali di telefonia fissa, mobile e internet sotto un unico brand, rinominando la società in TIM. “Questa operazione – spiega l’amministratore delegato Marco Patuano – segna la definitiva convergenza delle nostre comunicazioni fisse e mobili in un habitat comune”. Diventato ufficialmente TIM, il nome Telecom Italia diventerà quindi solo un ricordo, resterà per gli investimenti in Borsa, sopravviverà da un punto di vista societario, ma per il nuovo, e quindi ricerche, servizi e tecnologie sarà utilizzato il nome TIM. “Telecom Italia resta il nostro corporate brand a Piazza Affari, orgogliosi di essere stati la storia delle comunicazioni e di continuare a esserlo”, ha dichiarato il manager Paduano. TIM, nuovo marchio per l’azienda proiettata verso il futuro digitale del Paese A questo pianificato cambio d’identità dell’azienda, si riallaccia il rinnovato logo ☶ TIM presentato mercoledì 13 gennaio, in una conferenza stampa al Pala Lottomatica di Roma. A lanciare il nuovo simbolo della società, l’amministratore delegato di TIM Marco Patuano, accompagnato da un testimonial d’eccezione: Tim Berners-Lee, l’informatico britannico co-inventore, insieme a Robert Cailliau, del World Wide Web. Un nome di prestigio quello di Tim Berners-Lee, definito a gran voce il padre di Internet, una scelta che sembra rimarcare la volontà dell’azienda di essere sempre meno un operatore telefonico classico, settore ormai in declino, e di puntare invece sempre di più ai nuovi servizi offerti dalla Rete. Dietro il restyling dell’azienda leader nel settore delle telecomunicazioni, si trova infatti la volontà di annunciare una strategia in cui Internet rappresenta il focus principale. Al fianco dell’inventore del W.W.W, la dispendiosa campagna pubblicitaria e istituzionale di TIM vede coinvolti altri due nomi importanti: Fabio Fazio e Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif). Attraverso il loro punto di vista, i tre spot che andranno in onda nelle prossime settimane in TV e in Rete, racconteranno la nuova TIM e le opportunità offerte al mondo dall’era del digitale. Dall’analogico al digitale: qualcosa di più di un semplice restyling Una sagoma della lettera T su di un quadrato rosso e la scritta TIM in bianco su sfondo blu: queste le caratteristiche del nuovo brand. Ma non è tutto, le onde rosse della trasmissione analogica che contraddistinguevano lo storico logo SIP, passate da quattro a tre nel cambio di nome in Telecom Italia, diventano adesso linee orizzontali parallele, ricordando, come suggeriscono in molti, il chip di una Sim card. Ma c’è anche chi lo ha definito una citazione del famosissimo logo IBM (disegnato nel 1972 da Paul Rand), o chi tra quelle linee sviluppate in successione orizzontale ha visto un possibile richiamo all’Oriente percependo, al posto di una T, un trigramma I Ching 艮 (gèn o ken), il cui significato è “montagna”. Il nuovo marchio, ovviamente non troppo lontano da quello a cui già siamo abituati, si presenta più semplice e razionale, vicino allo stile minimal […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Omovies 8, ultima tappa di Maratona Cinema 2015

Volge al termine Maratona Cinema 2015 a Napoli, ottanta giorni circa, da settembre a dicembre, di eventi, incontri, proiezioni e dibattiti, un programma unico e sei Festival (Napoli Film Festival XVII edizione; Artecinema; Venezia a Napoli; Il cinema esteso; Festival del Cinema dei Diritti Umani; Festival del cortometraggio ‘O Curt e Omovies LGBTQ). A chiudere questa variegata stagione cinematografica, ci pensa Omovies 8, Festival Internazionale di Cinema Omosessuale, Transessuale e Questioning, ideato da Carlo Cremona e  Marco Taglialatela, di cui sono soci fondatori. Il progetto, promosso dall’associazione i Ken ONLUS, è stato realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e con il Coordinamento Festival Cinematografici della Campania, per parlare di cinema, cultura e dignità umana. L’ottava edizione del Festival LGBTQ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Questioning) arriverà in città dal 7 al 12 dicembre al cinema Academy Astra, è ad ingresso gratuito e aperto a tutti. Il programma del Festival si articolerà in una selezione di lungometraggi a tematica gay, lesbica, trans e queer ma anche in una serie di iniziative ed eventi paralleli, quali dibattiti, workshop, incontri tematici sul cinema, mostre d’arte e party. Omovies si aprirà infatti con un Open Party e si concluderà con l’evento GranGalà di Omovies. Novità di questa edizione sicuramente il respiro internazionale, con 120 titoli in concorso provenienti da diversi Paesi e sottotitolati in portoghese, tedesco e spagnolo. Il Festival Internazionale di Cinema Omosessuale, Transessuale e Questioning è aperto a tutti, anche alle famiglie. L’ immagine promossa e diffusa dalla campagna pubblicitaria del festival, è ad opera del già direttore della fotografia del film Mater Natura di M. Andrei, Marcello Merenda di STUDIO ICONA. Ospiti speciali per lo scatto, il campione mondiale di Judo Marco Maddaloni e la sua fidanzata Romina Giamminelli protagonista di Pechino Express. La foto, scattata al Teatro Cinema La Perla, mostra coppie omosessuali ed eterosessuali con bambini, seduti insieme al cinema. Sono coppie diversamente ordinate, famiglie cittadine, che rappresentano la realtà della Napoli di oggi, come sottolinea Carlo Cremona, direttore ‪‎di Omovies 8: “Questo scatto fa parte di una serie che compongono un unicum comunicativo che vuole affermare che un festival di cinema gay deve servire alla comunità cittadina perché è luogo di conoscenza e confronto, non è un luogo per qualcuno soltanto. Seppure rispettiamo il Credo di altri, senza discuterne il valore, usiamo il plurale laico per declinare la nostra felice realtà di famiglie.” La finalità è dimostrare l’uglianza tra le persone, incoraggiare la “cultura dell’amore” piuttosto che la sottocultura delle differenze, proporre un rimedio al razzismo discriminante. Diritti sul grande schermo e amore in ogni sua forma, l’arte del cinema intesa come legante sociale e culturale. Festival dell’amore e delle sue differenze dunque, con una prospettiva importante, il Questioning, interrogarsi cioè su di un tema, porsi delle domande e discutere confrontandosi. L’intento è descrivere, attraverso un percorso fatto di immagini, suoni ed emozioni, come la sfera affettiva omosessuale viene percepita dal mondo nel quale viviamo, dal “altro da noi”, ponendo l’attenzione sui […]

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Culturalmente

Pino Daniele, Tracce di libertà: il nuovo capolavoro

A poco meno da un anno dalla prematura e dolorosa scomparsa del tanto amato Pino Daniele, esce oggi uno straordinario documento. Arriva infatti, in tempo per il periodo natalizio, una nuova ricca raccolta dedicata ai magici esordi di uno degli artisti napoletani che avuto il maggior impatto musicale e culturale nel panorama italiano.  Si intitola “Tracce di libertà”, il cofanetto in 6 cd con libro di 60 pagine, pubblicato da Universal Music Italia in collaborazione con Blue Drag Publishing. Un cofanetto che permette di rivivere il percorso artistico e umano del giovane cantautore, tracciandone un ritratto davvero inedito. “Tracce di libertà” conterrà i primi 3 album di Pino Daniele con le versioni alternative, le prime stesure, i provini e 6 brani mai pubblicati. Le note di Pino Daniele ritornano quindi a suonare, arricchite da numerose rarità mai pubblicate prima d’ora. Per gli appassionati del grande cantautore e chitarrista, sarà un’opportunità da non farsi sfuggire, la giusta occasione per recuperare la prima discografia del grande artista partenopeo e scoprire sei brani inediti del suo repertorio anni ’70. Dalle disavventure della realizzazione di “Terra mia” del 1977 alla nascita delle prime canzoni, dai provini ai brani inediti che non furono inseriti nelle track-list originali, da “Pino Daniele” del 1979 a “Nero a metà” del 1980: questo è  “Tracce di Libertà”. All’interno del box figurerà poi un libro di 60 pagine pieno di curiosità sull’artista, a cura di Giorgio Verdelli, giornalista e autore della trasmissione Rai “Unici”. Il libro contiene testimonianze e immagini mai viste fino ad ora, aneddoti e testi biografici, che raccontano quella che è stata la carriera di Pino Daniele, quel ragazzone di Santa Maria la Nova, dagli occhialoni spessi e la chitarra rossa a freccia. “Tracce di libertà”: “il percorso emozionale di un ragazzo a cui piaceva il Blues” «Le tracce lasciate da un artista non sono soltanto canzoni, immagini, dischi, spartiti o critiche più o meno positive… sono da cercarsi nelle emozioni, in qualcosa di immateriale eppure estremamente vivo nella memoria, […] ed è in questo senso che “Tracce di libertà” sono tracce di vita: il percorso emozionale di un ragazzo a cui piaceva il blues» (tratto dal libro di “Tracce di libertà”). Prima della pubblicazione di questo cofanetto è stato fatto un accurato lavoro di recupero. Dopo quarant’anni di silenzio, infatti, sono stati recuperati ed ascoltati vecchi nastri originali, contenenti provini e brani inediti risalenti agli anni ‘70. All’epoca però, si registrava con un registratore a bobine a 4 tracce e molto spesso questi tipi di nastri, dopo tanti anni, si “incollano” e non scorrono più impedendone l’ascolto, bisogna dunque sottoporli a trattamenti con il calore in forni speciali. Per fortuna tutto questo non è avvenuto, i nastri sono stati recuperati e digitalizzati. L’operazione tecnica molto delicata è stata eseguita direttamente dal figlio di Pino Daniele, Alessandro Daniele, e altri collaboratori fra cui Rosario Jermano.  Il risultato sorprendente è stato scoprire al primo ascolto cose ormai dimenticate, incredibilmente belle ed emozionanti. Le foto all’interno di “Tracce di libertà”, riprendono proprio […]

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Attualità

Intervista ad Ibrahim, immigrato a Licola

Continua l’intervista ad Ibrahim, un uomo incontrato per caso sul lungomare di Licola Ti piace vivere in Italia ? La verità è che mi piace l’Italia perché mi ha salvato la vita. Mi ha dato cibo, acqua, tutto gratis. Io ringrazio la gente italiana. Perché molti scelgono di emigrare in Italia? Io non so per gli altri, so solo per me. Non conosco i problemi degli altri, so solo i miei. Pensi che gli italiani siano razzisti? Io parlo per me non per gli altri. Con me gli italiani alcuni sono razzisti ed altri no. Tutto il mondo è paese: alcuni si ed altri no, ovunque vai. Io posso essere per alcuni buono e per altri no. La regolarizzazione è difficile? Hanno detto che devono darmeli i documenti, ma non li ho ancora ricevuti. Alcune persone scelgono di fare il permesso illegalmente… Cosa chiederesti allo Stato italiano per gli immigrati? Un lavoro, i documenti e il rispetto. Io rispetto te, tu rispetti me. Tutto qua. Ti piacerebbe diventare cittadino italiano? Sì, mi piacerebbe perché, come dicevo prima, l’Italia mi ha salvato la vita. Mi piacciono molto gli italiani. Se una persona ti salva la vita, tu non puoi dimenticarla. Che vita c’è in Libia? La testa della gente non funziona in Libia, si sparano sempre, per qualsiasi cosa, non c’è una buona vita in Libia. Ti faccio un esempio, loro ti fermano e ti chiedono se vuoi lavorare. Tu rispondi di sì, ma a quel punto gli chiedi: “Quanto mi paghi?”. Loro ti risponderanno 20-25 ecc… Così tu inizi a lavorare. Lavori, lavori, lavori, ma quando finisci ti dicono che non ci sono soldi. Nessuna buona vita in Libia. Lì nessuno ti protegge, hai solo Dio che ti aiuta e ti guida, ti fa capire dove andare. Tutti quanti credono, pregano, in Libia no perché lì nessuno è buono. La religione è diffusa, ma poco. Se sei musulmano va bene, se no devi andare via. Dicono che sono musulmani, ma a parole, non col cuore. La maggior parte di loro è pagana, non sono né musulmani, né cristiani, ma pagani. I pagani non hanno sentimenti perché hanno paura di parlare, quindi non dimostrano ciò che sentono. Con ciò che guadagni riesci a mandare qualche soldo a casa? No, perché se riesco a guadagnare 75 per esempio come faccio a mandarne 20 alla mia famiglia? Non ho soldi, non lavoro, quindi non ho speranza di riuscire a mandare qualche soldo a casa. Ho anche un figlio (i suoi occhi grandi brillano di nuovo “incastonati nel fango”, e di nuovo mostra le foto sul cellulare). Già da un mese non lavoro qui. Non sto bene, come faccio a mandare i soldi a casa se non posso mangiare io? Non mangiavo in Africa e non mangio neanche qui. Per ora vivo da solo in Italia, un domani se riuscirò a trovare lavoro manderò dei soldi alla mamma del bambino in Africa così potranno raggiungermi. Loro sanno che sto bene e che lavoro, non sanno la […]

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Attualità

Intervista ad Ibrahim, immigrato a Licola

Camminando sul lungomare di Licola, località a nord di Napoli, non incontriamo di certo mare cristallino o barriere coralline, nessuna sabbia bianca, ma solo grandi lidi semi deserti con immondizia ai bordi delle strade. Purtroppo alcuni litorali del napoletano presentano situazioni similari, degrado e noncuranza hanno la meglio. Questi però non sono gli unici problemi della zona. Il tasso di immigrati nell’area tra Licola e Varcaturo è veramente elevato, dato che molti imprenditori del posto hanno deciso di offrire alloggio nelle loro strutture a centinaia di profughi immigrati. Molti di questi albergatori e ristoratori hanno deciso di non fare più leva sul lento mercato del turismo, ma su quello facile dell’immigrazione. In questo modo possono attingere alle sovvenzioni pubbliche, ricevere soldi dal Ministero degli Interni e spacciare il tutto per utile “servizio sociale”. Ma molti di questi rifugiati versano in condizioni di vita davvero precarie, sistemati in camerate adattate al momento, con decine di letti attaccati l’uno all’altro. In una di queste strutture alloggia Ibrahim, un uomo incontrato per caso sul lungomare di Licola Anche lui vive con altre cento persone, anche lui ha dovuto sopportare di essere trasportato come merce su di un barcone, anche lui è stato ammassato come fosse una bestia. Ibrahim si esprime solo in inglese e francese, chiama tutti bro’, ha 35 anni e una storia che dovrebbe far riflettere. Un’anima rara, come tante fra loro, una vita passata a cercare salvezza, due occhi che hanno visto davvero troppo. Come ti chiami? Il mio nome è Ibrahim ma qui mi faccio chiamare Alex, non conoscono il mio vero nome. Qual è il tuo paese d’origine? Vengo dal Casamance, Senegal. Da quanto tempo sei qui in Italia? Sono in Italia da un anno e tre mesi, ma non ho ancora i documenti, ho solo la carta d’identità. Sto aspettando un aiuto per fare il permesso di soggiorno. Perché hai deciso di emigrare, che cosa ti ha spinto a farlo? Io volevo solo salvare la mia vita. In Africa ero un tassista. Il taxi me lo diede un fratello, un mio amico, ma anche questo presto divenne un problema. La macchina iniziò a richiedere manutenzione, riparazioni, e come se non bastasse, dopo un mese di lavoro, il mio amico mi disse: “Se non mi paghi la macchina, ti sparo”. E allora me ne sono andato. Arrivato in Libia, ho trovato la guerra. Sei arrivato in Italia via mare? Quanto hai pagato il viaggio? Sì, sono arrivato su una nave piuttosto grande. Il viaggio non l’ho pagato io, è stato il mio capo (o come dice Ibrahim “my big boss”) ad aiutarmi. Ma ti spiego perché me ne sono andato. Come ti dicevo, in Africa ho fatto il tassista, in Libia, invece, sono stato pittore per un mese. Un bel giorno il mio capo mi disse: “Ibrahim lascia il lavoro, vai via, tranquillo pago io il tuo viaggio”. Questo perché quel giorno nelle mia zona vidi la polizia: due fratelli soldati avevano ucciso un altro fratello. Così venne a […]

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Fun & Tech

Nuova Apple TV ma per l’Italia niente Siri

La nuova Apple Tv è stata presentata ufficialmente il 9 settembre durante il Keynote Apple 2015, ma solo la scorsa settimana il CEO di Apple Tim Cook, ha svelato che a partire dal 26 Ottobre, in 80 paesi sarebbe stato possibile preordinare sul sito ufficiale il modello 2015 dell’Apple TV. Da venerdì 30, la quarta generazione di Apple TV è disponibile anche per l’acquisto in tutti gli store, al prezzo di 179€ per il modello da 32GB e di 229€ per quello da 64GB. Il rinnovato device di Cupertino ha lo stesso processore A8 dell’iPhone 6, un nuovo hardware, l’interfaccia grafica completamente rivisitata e il sistema operativo realizzato ex novo. La nuova piattaforma tvOS introduce infatti l’App Store per l’installazione di applicazioni di terze parti. Sarà dunque possibile scaricare App per la visione di film, serie TV, videogiochi e tanto altro. A tal proposito, il nuovo sistema operativo tvOS, basato su iOS di Apple, permetterà a milioni di sviluppatori iOS di creare nuove app e nuovi giochi innovativi appositamente per Apple TV e distribuirli direttamente agli utenti tramite il nuovo Apple TV App Store. Siri Remote, nessuna rivoluzione per i salotti italiani Ma la vera novità si trova nel nuovo telecomando Apple TV Remote, dotato di una piccola superficie touchpad in vetro, giroscopio, accelerometro e microfono integrati per la navigazione con funzionalità vocali Siri. Grazie a questa tecnologia sarà possibile interagire direttamente con il nostro televisore che ci consiglierà perfino il programma più affine ai nostri gusti. All’assistente vocale si potrà chiedere di trovare un film, una serie tv, risultati sportivi. Potremo visualizzare le previsioni meteo in sovrimpressione, leggere le principali news della giornata o addirittura fare shopping. Peccato solo che in Italia il remote controller perderà la funzione Siri, visto che, al momento del lancio, non sarà disponibile nella nostra lingua. Secondo quanto riporta Apple Insider, infatti, l’Italia al momento sembra esclusa dalla rosa di paesi che otterranno il supporto dell’assistente vocale Siri nella navigazione: quest’ultimo sarebbe limitato ad Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Senza i comandi vocali di Siri, l’Apple Tv sarà, almeno all’inizio, gravemente limitata in una delle sue caratteristiche più interessanti e utili. Apple TV : base di un nuovo tipo di esperienza utente Durante la Wall Street Journal Digital Live Conference, Cook ha parlato di quanto i consumatori abbiano, ormai già da tempo, voltato le spalle al cavo e alle trasmissioni TV in favore di servizi di streaming e di esperienze interattive. Ha parlato anche di quanto Apple modernizzerà il vecchio modo di guardare la TV, descrivendo l’esperienza TV lineare “terribile”. La sua soluzione sono le applicazioni, parte significativa della nuova piattaforma Apple TV. Quando Steve Jobs presentò la Apple TV di nuova generazione in molti non ne colsero l’importanza, non riuscendo a proiettarla in un ecosistema di prodotti Apple. L’eliminazione dell’hard disk venne infatti visto come un limite, ma non tutti sanno che i contenuti mutlimediali non devono essere per forza caricati su di un disco per poterli […]

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Voli Pindarici

Mulini a vento

Anche stamattina il telefono si è svegliato prima di me. Caffè, sigaretta, bagno, telefono. Leggo le solite notizie, consulto la mia agenda piena di niente, vuota di tutto, fisso il mio schermo bianco. Ricerca su Google, offerte di lavoro, annunci, curriculum, e-mail. Di nuovo telefono. Pensieri sul ring come ogni giorno e se potessi pensare ad altro lo farei. Avrei bisogno di più tempo, di un tempo diverso, di darmi tempo, ma corro continuamente e mi sento Don Chisciotte contro i mulini a vento.  La lavatrice ha finito da poco i suoi giri di centrifuga, lo stendipanni mi fissa vuoto, i vestiti bagnati profumano di fresco. Stendo il bucato, di nuovo telefono, appendo i pensieri, e la mia giornata, appena iniziata, ha già l’affanno. Avrei voluto un futuro diverso per me, non quello delle ville con piscine, non quello delle università private e delle tappezzerie firmate. Ma neanche questo infinito, profondo buio. Li ho visti anch’io i mulini, riflessi su di un viso, nascosti tra le parole di un mercante di parole, sepolti sul fondo del mio posacenere. Avrei voluto vedere il mare dalla mia finestra. Seni verdi e cieli azzurri appena macchiati di bianco. Avrei voluto sognare di correre oltre quel muro di sconfitte che mi ha cementata, bloccata per anni. Avrei voluto trovare un lavoro, fare progetti, tenere un figlio. Avrei voluto non dimenticare i libri, mia madre, la voglia di continuare. Non questo abisso. Il lampadario bianco del salone oscilla, anche oggi mi ricorda di star sveglia. La finestra semiaperta, il poco vento che entra, le tende beige che ballano il twist, il pigiama che indosso da due giorni. Sembra finalmente inverno. L’aria fredda pizzica nel naso, voglio un maglione, un piumone, un film, un cappuccino caldo. Di nuovo telefono, Facebook, Anna è incinta, Mario si sposa, Giovanna si è trasferita a Londra, il mio migliore amico si laurea. Di nuovo pensieri. Li ho combattuti anche io i miei mulini a vento, i miei giganti, possibilità mancate, sogni mai nati, anche loro hanno preferito un aborto. Ma qui in Italia non nasce più niente e quello che c’era stenta a crescere, si trascina. Ho preso a morsi il mio paese così tante volte che ormai ho perso il conto. Questo paese che mi ha tolto il coraggio di studiare, che non offre più nulla, che ci ha preso il domani. Il fallimento è dentro. Avrei voluto avere un futuro, crederci, costruirlo, anche solo sognarlo. Avrei voluto riscattarmi, perdonarmi e non questo dolore senza fine. Intorno, solo mulini a vento.  Heather Iermano

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