Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Attualità

Kurdistan sotto attacco della Turchia: è un massacro

Il Kurdistan è sotto attacco. Il 9 ottobre scorso, dopo una negoziazione tra il Presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan e quello Americano, Donald Trump, le forze USA nel Nord della Siria si sono ritirate dalle aree lungo il confine con la Turchia, dando di fatto il via libera all’intervento militare di Ankara a Est del fiume Eufrate. Un intervento su cui Ankara insisteva da tempo, mirando all’eliminazione delle postazioni dei Curdi del Pyd-Ypg, e richiesto con ancora più accanimento in seguito alle sconfitte subìte dal partito del Presidente Erdoğan ad Ankara e Istanbul nelle scorse elezioni amministrative. “È il momento per noi di sfilarci da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali. È il momento di riportare i nostri soldati a casa. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi dovranno risolvere la situazione e capire cosa voglio fare con i soldati dell’Isis catturati.” – il tweet del Presidente Donald Trump. “Dall’inizio della crisi in Siria abbiamo sostenuto l’integrità territoriale di questo Paese e continueremo a sostenerla. Siamo determinati ad assicurare la sopravvivenza e la sicurezza del nostro Paese liberando la regione dai terroristi” – la dichiarazione del ministro degli Esteri Turco Mevlut Cavusoglu. Immediata è stata la risposta preoccupata della comunità internazionale. “Un massacro annunciato”, le dichiarazioni dell’ONU e dell’Unione Europea. Al punto da spingere Donald Trump a specificare che “se la Turchia farà qualcosa che superi i limiti, la distruggerò totalmente e annienterò la sua economia”. Un massacro annunciato I bombardamenti e l’invasione delle truppe corazzate Turche nel Kurdistan sono iniziati nel primo pomeriggio di mercoledì, nei pressi di Serekaniye, e sono proseguiti contro Ain Issa e diversi altri villaggi, causando le prime vittime a Misharrafa. Le forze Turche hanno poi preso di mira la diga nei pressi di Derik, che fornisce acqua potabile a 2 milioni di persone. Nel frattempo, nel campo di Al-Hol, dove si trovano circa 60mila tra miliziani dell’ISIS e loro familiari, è iniziata una vera e propria rivolta. La Turchia ha colpito anche Kobane, la città che ha sconfitto l’ISIS. I bombardamenti sono ripresi nella giornata di giovedì 10 ottobre, contro Tal Abyad / Gire Spi, dove l’esercito Turco non era riuscito a penetrare per la resistenza SDF. A Serekaniye, le forze di autodifesa civile del Kurdistan hanno catturato 5 miliziani jhiadisti, sostenuti dalla Turchia, che provavano a infiltrarsi in città. Tante le vittime e i feriti, tra cui diversi bambini. I combattimenti tra l’esercito Turco e le SDF sono poi proseguiti, nella giornata dell’11 ottobre, vicino a Tal Halaf, Tal Arqam e Aziziyeh (tutti nei dintorni di Serekaniye). Nonostante la disparità di mezzi in campo, la resistenza delle SDF ha messo a dura prova l’invasione Turca. A Kobane, diverse centinaia di persone sono scese per strada danzando e cantando, come forma di Resistenza. I residenti del campo di Mabrouka, che ospita 4000 profughi arabi, sono stati trasferiti con urgenza nel campo di Arishah, vicino a Hasekah. L’ospedale cittadino è stato bombardamento e fuori servizio e i cecchini turchi sparano sulle persone in fuga. […]

... continua la lettura
Culturalmente

Quarto Stato, manifesto delle lotte dei lavoratori

Il Quarto Stato, del pittore piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo, è uno dei quadri simbolo del XX secolo, oggi conservato nelle sale del Museo del Novecento di Milano, e divenuto un’allegoria delle battaglie politico-sociali dei lavoratori. Si tratta di un quadro epocale perché, per la prima volta nella storia dell’arte italiana, un pittore sceglie di rappresentare l’ascesa del movimento operaio nella vita nazionale del Paese. Per Pellizza la questione sociale è un tema imprescindibile dall’arte e, con la sua pittura, afferma il principio di emancipazione del popolo. Il dipinto è un olio su tela di 293×545 cm e fu realizzato nel 1901. La protesta sociale de Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo  Pellizza cominciò a lavorare a un bozzetto degli Ambasciatori della fame già nel 1891, dopo aver assistito a una manifestazione di protesta di un gruppo di operai. Il soggetto iniziale era una rivolta operaia nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria, con tre soggetti posti davanti alla folla in protesta. Numerose furono, poi, le opere intermediarie tra il primo bozzetto degli Ambasciatori della fame e la Fiumana. Quest’ultima, rispetto ai bozzetti precedenti, presentava una massa vastissima di gente, tale da formare (come suggerisce il titolo) una vera e propria fiumana umana. Pellizza pose anche, in posizione subordinata rispetto al resto dei riottosi, una figura femminile con un bimbo in braccio, intesa passivamente come allegoria dell’umanità. L’opera è un primitivo esempio di pittura sociale. Tuttavia, non pienamente soddisfatto del risultato tecnico-artistico della Fiumana, ma soprattutto alla luce del brutale massacro di Bava-Beccaris a Milano, il pittore decise nel 1898 di riprendere per la terza volta il lavoro sul “più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l’Ottocento e il Novecento“, con l’obiettivo di rendere la fiumana più tumultuosa e irruente e facendola avanzare “a cuneo” verso l’osservatore. Il soggetto dell’opera erano gli “uomini del lavoro”, i braccianti. che fanno della lotta per il diritto universale una lotta di classe: il loro incedere verso l’osservatore non è violento, ma lento, fermo, con una pacatezza che richiama alla mente una sensazione di invincibilità e di vittoria. In primo piano, davanti alla folla in protesta, sono rappresentati tre soggetti: due uomini e una donna con un bambino in braccio. La donna, che Pellizza plasmò sulle sembianze della moglie Teresa, è a piedi nudi e invita con un eloquente gesto i manifestanti a seguirla. Alla sua destra, procede il protagonista della scena: un uomo sui 35 anni che, con una mano nella cintola dei pantaloni e l’altra che regge la giacca appoggiata sulla spalla, procede con disinvoltura. Alla sua destra ancora, vi è un altro uomo che avanza, pensoso, con la giacca fatta cadere sulla spalla sinistra. La quinta è costituita dal resto dei manifestanti che rivolgono lo sguardo in più direzioni. Alcuni reggono bambini in braccio, altri appoggiano la mano sugli occhi per ripararli dal sole, altri ancora guardano diritti davanti a loro. Sulla tela si affacciano i volti di numerosi amici di Pellizza, come Giovanni Gatti, il […]

... continua la lettura
Attualità

Storie della buonanotte per bambine ribelli, censura in Turchia

“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, delle autrici italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo, è stato vietato ai minorenni in Turchia perché “potrebbe avere un’influenza dannosa sui giovani”. Il bestseller che ha venduto milioni di copie nel mondo, tradotto in 47 lingue, secondo il Governo turco va trattato come un porno e, pertanto, censurato. Il “board per la protezione dei minori dalle pubblicazione oscene” ha disposto che il libro venga venduto solo ai maggiorenni e non esposto dagli scaffali nei negozi. Per l’associazione degli editori turchi, però, la decisione “rappresenta un pericolo per la libertà di espressione e di stampa, oltre che una minaccia ai principi della società democratica”. “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, uscito in una prima edizione nel 2016 grazie a un crowdfunding, racconta la vita di 100 donne straordinarie, dall’artista messicana Frida Kahlo alla chimica Marie Curie, da Coco Chanel a Beyoncé, da Serena Williams a Malala, da Rita Levi Montalcini a Michelle Obama. Storie, accompagnate da meravigliose illustrazioni di ben sessanta artiste diverse, che descrivono le vite di figure femminili come poetesse, giudici, sollevatrici di pesi, astronaute, pittrici, rock star, scienziate e giornaliste, che con le loro idee e le loro azioni hanno cambiato il mondo. Donne straordinarie del passato e del presente che possano rappresentare un modello positivo per le bambine. Alcune, addirittura sono sconosciute anche agli adulti, come Maria Sibylla Merian, la scienziata tedesca che nel XVII secolo è partita con la figlia su una nave per andare nel Suriname, in Sudamerica, dove ha scoperto la metamorfosi delle farfalle. O Hatshepsut, la primissima faraona egiziana, vissuta molti secoli prima di Cleopatra. “Le bambine meritano di crescere circondate da più modelli femminili, meritano di crescere pensando che potranno diventare qualsiasi cosa vogliano.” – ha dichiarato la scrittrice Francesca Cavallo – “Quando un governo è spaventato da un libro per bambini che promuove l’uguaglianza, significa che sta avendo un grande impatto e questo mi rende ancora più motivata a continuare a lottare ogni giorno”. Ma cosa potrebbe aver infastidito a tal punto le autorità turche? Secondo l’autrice, “il problema è che la questione dell’uguaglianza di genere viene vissuta come una minaccia dai Paesi che vorrebbero le donne confinate a casa, mentre “Storie della buonanotte per bambine ribelli” invita le bambine a prendere in mano la propria vita senza paura. Anche per Elena Favilli, l’altra autrice, il fatto che il governo di Erdogan abbia censurato il testo “è la prova che il libro è diventato un simbolo di libertà e resistenza. Infatti le vendite in Turchia erano sempre a andate benissimo. Un incentivo a scriverne altri”. Per Murat Celikkan, dell’associazione dei diritti dell’uomo ad Istanbul, “trovare pericolose le donne che hanno superato gli ostacoli di un mondo dominato dagli uomini dà l’idea dello stato d’animo in cui si trovano i dirigenti Turchi“. Tuttavia, non è la prima volta che “Storie della buonanotte per bambine ribelli” viene censurato. L’anno scorso in Russia il libro è uscito senza il ritratto di Coy Mathis, una bambina transgender autorizzata dalla […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Arca: il supermarket a Napoli dove non serve denaro

“Arca – l’emporio della solidarietà” è il primo supermercato a Napoli dove è possibile fare la spesa senza utilizzare denaro. Il meccanismo di acquisto avviene attraverso una “speciale” tessera punti che, direttamente alla cassa, converte la spesa in ore di volontariato da praticare presso i servizi sociali. Il supermarket si trova nella zona flegrea, tra Bacoli e Monte di Procida. Il progetto, unico in tutta la Regione Campania, non è riceve finanziamenti pubblici ma è stato realizzato su iniziativa dell’associazione “La Casetta Onlus” e la “Fondazione Progetto Arca” di Milano, oltre che con il supporto di tante attività commerciali napoletane. Sono quaranta le famiglie indicate dai servizi sociali dei due Comuni flegrei che, in condizioni di indigenza, beneficiano del progetto. Il progetto “Arca – emporio della solidarietà” ha un significato molto forte di fronte ai numeri che riguardano la povertà in Italia: oltre un milione e mezzo di famiglie vivono in una situazione di bisogno assoluta, per un totale di 4,5 milioni di persone, il numero più alto dal 2005 ad oggi. E, come spesso accade, le situazioni di disagio sono concentrate nel Mezzogiorno, dove si trova il 45,3% di persone bisognose di tutto il totale nazionale. «Secondo il rapporto 2016 su “Povertà ed esclusione” pubblicato dalla Caritas – spiega Anna Gilda Gallo, presidente della Onlus flegrea – in Italia 1 milione e 582mila famiglie vivono in povertà assoluta. Non si tratta di un disagio economico, ma della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quei beni e servizi necessari per una vita dignitosa. Dal 2007 la percentuale di persone povere è più che raddoppiata passando al 7,6%.» «A Milano, a Roma, a Napoli, e speriamo anche in altre città italiane, il progetto Arca vuole essere presente per aiutare le famiglie in difficoltà, che hanno il bisogno e il diritto di riprendersi e ricominciare a vivere – commenta Laura Nurzia, vicepresidente della Fondazione – Aiutare per noi significa, innanzitutto, soddisfare i bisogni primari attraverso beni semplici proprio come quelli alimentari ma significa anche guardare oltre l’assistenza, credendo in un futuro di autonomia e integrazione sociale per tutti. Questo è il valore imprescindibile della dignità della persona». «Una delle novità che abbiamo voluto introdurre – conclude Mariano Boccia dell’associazione “La Casetta” – è la possibilità per i clienti di ricambiare il servizio ricevuto tramite ore di volontariato da prestare secondo le proprie possibilità, competenze e predisposizioni. Non più, quindi, un semplice dono, ma una nuova dimensione di scambio che gratifica la persona». Anche nel resto del Paese si stanno diffondendo i market in cui non serve denaro per fare la spesa. A Rimini, l”Emporio Rimini” è parte del “Protocollo d’intesa per la lotta allo spreco alimentare” e viene definito come un luogo dove il concetto di “aiutare” è il fattore chiave. A Moderna, invece, si trova l’”Emporio Portobello“, in cui sono attivati servizi di prima consulenza legale e di sostegno per le famiglie che necessitano di aiuto in seguito a problemi legati al lavoro. Infine, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Eros e Thanatos, tra le pulsioni di vita e di morte

Eros e Thanatos, le pulsioni della vita e della morte, scandiscono la nostra dimensione psichica e biologica. O, meglio, scandiscono la dimensione psichica e biologica di ogni essere umano e – allo stesso tempo – sono perennemente in lotta con la realtà. Eros, dio greco dell’Amore e del desiderio, di tutto ciò che ci fa muovere verso qualcosa, un principio divino che ci spinge verso la bellezza. E Thanatos, figlio della Notte, personificazione della morte. Insieme, riproducono i conflitti più intimi dell’uomo e, ovviamente, non possono essere scissi poiché “non c’è vita senza morte” e viceversa. Sigmund Freud, il padre della “psicoanalisi”, con le sue riflessioni sulla sessualità e le nevrosi, è approdato a una spiegazione della dinamica della società basata sul contrasto proprio tra i due principi della psiche umana, Eros e Thanatos. Con “Eros”, Freud indica l’erede della libido, un’energia psichica legata alla pulsione sessuale, che costituisce l’asse portante delle sue teorie. Per semplificare, possiamo dire che per qualche tempo Freud ha immaginato una contrapposizione tra la pulsione verso il piacere e il principio di realtà dell’Io, ovvero tra la tendenza a soddisfare immediatamente i bisogni della libido e la tendenza a procrastinarli e adattarli al mondo reale. A un certo punto, però, la vita psichica e i comportamenti si dimostrano riconducibili alla sola libido e al principio di realtà. Anzi, il principio di realtà sembra nascere dalla stessa libido. Al contrasto tra il principio del piacere e il principio di realtà, Freud sovrappone una nuova contrapposizione: quella tra gli istinti di vita e gli istinti di morte, che sembrano appartenere alla materia vivente e spingono verso uno stato di quiete e una condizione inorganica. Nel Disagio della Civiltà (1929) “Thanatos” diventa il protagonista: è il nemico della civiltà. Il ragionamento di Freud parte dalla considerazione che ogni uomo desidera la felicità ma i limiti imposti dalla natura e dalla società spesso gli impediscono di raggiungere la meta. Infatti, se ogni uomo assecondasse esclusivamente il proprio principio d’Amore, vivremmo idealmente in un mondo senza conflitti. Gli uomini primordiali, ad esempio, erano senza dubbio più liberi di quelli attuali, nonostante rischiassero la pelle ogni giorno. La società mette a disposizione attività e comportamenti per indirizzare le pulsioni libidiche nel modo più inoffensivo (ad esempio la scienza, l’arte etc). L’Amore, così, si trova imbrigliato in mille regole che, nella nostra cultura, spingono alla monogamia e alla fedeltà e deviano una parte della forza erotica verso forme di Amore “inibito nella meta”, come quello per gli amici e i familiari. Ma allora perché la società non è un luogo paradisiaco dove tutti amano gli altri come se stessi? La risposta è semplice: perché l’uomo è naturalmente aggressivo. E anche a questa pulsione la civiltà si deve porre un freno. L’uomo delle origini poteva sfogare i suoi istinti distruttori e non soffriva di nevrosi, ma rischiava di cadere vittima dell’aggressività altrui. Lo stratagemma elaborato dalla società, invece, consiste nel rispedire al mittente la sua aggressività senza lasciargliela sfogare. L’energia pulsionale aggressiva, rinchiusa tra le pareti […]

... continua la lettura
Attualità

Cuoche combattenti: da vittime di violenza a imprenditrici

Le “Cuoche Combattenti” hanno aperto bottega Dopo circa due anni dalla realizzazione delle prime conserve, le Cuoche Combattenti hanno realizzato il proprio sogno: aprire un laboratorio e una bottega nella loro città, Palermo, per poter elaborare e vendere i prodotti con “l’etichetta anti-violenza”. Un sogno faticoso e sofferto, divenuto finalmente realtà. L’inaugurazione è avvenuta lo scorso 27 settembre, in piazza Generale Cascino, al numero 11. L’idea nasce dalla difficile esperienza di vita di Nicoletta Cosentino, in passato vittima di violenza domestica, che è riuscita a uscire dall’incubo e, grazie anche al centro anti-violenza “Le Onde ONLUS” di Palermo, ha cominciato a sognare di aprire un’impresa tutta sua. Al suo fianco, altre cinque “Cuoche combattenti”, tutte con l’obiettivo di promuovere politiche e pratiche per diffondere l’emancipazione economica delle donne, dando l’opportunità di lasciare relazioni violente attraverso attività di apprendimento reciproco e scambio di esperienze tra donne, e accrescendo le proprie competenze personali, reti di supporto, tecniche di lavoro, autonomia, imprenditorialità. In altre parole, l’intento è di aiutare e sostenere le vittime di violenza nella costruzione di una nuova vita. Il progetto delle Cuoche Combattenti si sviluppa dall’acquisizione di alcune importanti consapevolezze, tra cui la natura psicologica (e non solo fisica) di molte violenze, la diffusione del fenomeno coadiuvato dal silenzio omertoso del tessuto sociale che circonda le vittime, il superamento di una visione dell’amore intrecciata con l’idea di possesso, la dipendenza economica spesso creata dall’abusante e che impedisce alla vittima di svincolarsi. I prodotti realizzati sono artigianali e nascono da ricette tradizionali utilizzando materie prima a Km 0 da coltivazioni biologiche, così da garantire il rispetto della Terra e la genuinità del prodotto finale. Confettura di pere e noci o di pere e cannella, marmellata di cipolle rosse, salsa di pomodoro Siccagno o di Riccio Corleonese, crema di cipolla di Partanna, pesto di melanzane: c’è solo l’imbarazzo della scelta. I prodotti, poi, sono accompagnati da “etichette parlanti” che trasmettono messaggi contro la violenza sulle donne, gli stereotipi e i ruoli relazionali che “autorizzano” gli abusi, e in sostegno dell’autostima, della libertà personale e di consapevolezza femminile comune e condivisa. Tra le etichette troviamo: “L’amore non mette catene”, “Chi ti ama non ti controlla”, “L’amore non ammette minacce mai”, “Chi ti ama ama anche i tuoi difetti”, “Tu vali e sei libera sempre”, “Tu sei perfetta così come sei“. E gireranno in tante le cucine, tra le mani di tante donne che forse hanno bisogno tenerlo sempre a mente. Attualmente i prodotti di “Cuoche combattenti” sono in vendita da Qbio (a Palermo), ma presto la distribuzione si allargherà ad altre realtà e anche al mercato online. Il laboratorio, però, non produrrà solo alimenti, ma anche eventi e incontri per sostenere altre donne a riprendere in mano la propria vita e moltiplicare l’esperienza di riscatto e autodeterminazione costruita. L’impresa è stata sostenuta da tanti, tra cui Banca Etica e D.I.Re (donne in rete contro la violenza) che hanno un fondo per delle “doti di libertà” ed erogano soldi a chi è in difficoltà, […]

... continua la lettura
Culturalmente

Alceo e Saffo, storia di un possibile amore

Alceo e Saffo risalgono a quella che è denominata “lirica monodica”, una poesia sviluppatasi intorno al VI secolo a.C. nell’isola di Lesbo, di fronte alla Troade. Un luogo meraviglioso, abitato da stirpi eoliche provenienti dalla Tessaglia, dalla Locride e dalla Beozia, che dominarono culturalmente molte città del territorio Cumano. Siamo di fronte a una lirica caratterizzata, dal punto di vista metrico, dall’isosillabismo (un numero costante di sillabe) e da una convergenza di sistemi strofici di distici, tristici e tetrastici, che evidenziano una minore elasticità sonora rispetto, ad esempio, al giambo o alla lirica corale. A partire dall’800, alcuni studiosi hanno ipotizzato che le forme linguistiche della lirica monodica, in particolare quella di Saffo, possano ricondurre a espressioni indoeuropee: in alcuni casi, infatti, il sostrato omerico è quasi assente. Lesbo fu la terra madre della poesia lirica. Secondo la leggenda tramandataci dal poeta ellenistico Fanocle, la testa del cantore Orfeo (che era stato decapitato dalle donne di Tracia) fu spinta dal mare fino alle spiagge di Lesbo, e qui sotterrata. E ancora, si narra che il poeta Terpandro, vissuto nel VII sec. a.C., fu l’inventore della lira a sette corde e della codificazione del “nomos”, un’antichissima forma di inno dedicato al dio Apollo. Infine, il poeta “itinerante” Arione, nato a Metimna, un centro molto attivo dell’isola, rese celebre il genere della tragedia e riformulò il ditirambo dionisiaco. Alceo nacque in una famiglia aristocratica e fu implicato, insieme ai suoi fratelli, nelle controverse vicende di Mitilene, fino alla caduta del tiranno Melancro e alla presa del potere di Mìrsilo. Ai danni di quest’ultimo, il giovane Alceo aveva ordito, con altri, una congiura e, una volta scoperta, fu costretto all’esilio nella città di Pirra. Solo alla morte del despota fece ritorno in patria, dove morì in tarda età, occupato solo dall’incombenza di versare un unguento sul «capo, che ha sofferto tanto». Dal punto di vista poetico, Alceo nasce nell’ambiente dell’eterìa: il ricorrente tema simposiaco ha un’assoluta valenza rituale poichè il passaggio di mano in mano tra i convitati della coppa di vino piena fino all’orlo rappresenta il fluire di una “simpatia”, di un comune sentire in una specifica situazione che poteva riferirsi ad avvenimenti storici particolari (come la morte di un tiranno) o qualcosa di più generico (come la sensazione di arsura che provoca il troppo caldo dell’estate). Secondo il Colonna, «Alceo è il combattente esemplare, l’uomo di parte che tutto sacrifica al suo ideale politico». I suoi versi sono caratterizzati, infatti, dalla preoccupazione per la patria, ma anche dall’amore per i giovani putti, mai melenso, e (durante la vecchiaia) dalla celebrazione «dell’unico amico che non lo ha mai tradito, che lo ha sorretto nei momenti più tristi, senza nulla chiedere: il frutto inebriante di Dioniso!». Il corrispettivo femminile dell’ambiente di Alceo è il mondo di Saffo. Il tiaso saffico, infatti, non era molto diverso dall’eterìa di Alceo: si trattava di una comunità di donne e ragazze che veneravano Afrodite; Saffo ne era la maestra-guida nell’insegnamento dell’intreccio di ghirlande e nel drappeggio delle vesti. […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

Festival delle Mongolfiere, a Paestum l’11esima edizione

Il Festival Internazionale delle Mongolfiere torna a Paestum dal 28 settembre al 6 ottobre per la sua undicesima edizione. Un evento che, in qualche modo, rappresenta la “fine” definitiva della stagione estiva nella Città dei Templi. Caratteristica del Festival delle Mongolfiere (tra i primi cinque dedicata alla mongolfiera più suggestivi al mondo) è il panorama unico che è possibile ammirare dall’alto: l’area archeologica con i suoi maestosi templi, il mare azzurro e il verde delle colline. Nel villaggio, si effettueranno sia il volo libero che il volo vincolato e i decolli avverranno in un’area antistante l’ex fabbrica Cirio, a pochi metri dall’antica cinta muraria e poi, a seconda del vento, si volerà verso il mare o la collina. Le mongolfiere saliranno a diverse centinaia di metri d’altezza, permettendo ai passeggeri di ammirare il promontorio di Agropoli che si apre fino alla Costiera Amalfitana. Generalmente, gli atterraggi avvengono in spiaggia oppure nella zona di Capo di Fiume, ai piedi del Monte Calpazio. Un Festival, dunque, al passo con il Festival di Mongolfiere della Cappadocia, nella Valle dei Camini e in quella delle Fate, considerate patrimonio UNESCO, con l’Albuquerque International Balloon, con decine di mongolfiere dalle forme più strane, o con il Festival International de Ballons de Chateau-d’Oex, tra le montagne innevate del cantone di Vaud, in Svizzera. Ogni anno il Festival delle Mongolfiere di Paestum attira migliaia di visitatori da tutto il mondo, con un trend in continua crescita e oltre trentamila visitatori nelle passate edizioni. Ha ospitato personaggi illustri del settore e campioni nazionali e internazionali, desiderosi di essere in prima fila durante questo importante raduno. Quest’anno saranno organizzati spazi per l’animazione dei bambini, esibizione di artisti di strada, laboratori didattici per le scuole, esposizione di prodotti di artigianato locale e giornate dedicate alla scoperta del territorio. Di forte riscontro è anche l’impatto mediatico che proviene dalla manifestazione: le immagini rimbalzano sui social di tutto il mondo, promuovendo i templi, ma anche l’intero territorio regionale come meta di un turismo particolare e di qualità. «Questo evento aggiunge valore a un territorio già caratterizzato da bellezze straordinarie di carattere archeologico e paesaggistico. – ha dichiarato il sindaco di Paestum, Franco Alfieri – Il Comune è al fianco dell’Associazione “Vivere Paestum” e dell’ideatore e organizzatore Michele Torlo, che da anni porta avanti la manifestazione, un tassello importante per puntare con decisione alla destagionalizzazione di un territorio che guarda ad un turismo che va anche oltre le attrattive tipiche dell’estate». Il Festival delle Mongolfiere gode del finanziamento Poc 2014-2020 – linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Sanità United, il Rione ha di nuovo la sua squadra di calcio

Sanità United è la nuova associazione sportiva dilettantistica del Rione Sanità, a Napoli. Con l’obiettivo di riprendere e tenere viva una tradizione sportiva che parte da lontano e di avviare un lavoro ambizioso che attinge allo sport come volano di crescita e rigenerazione culturale e sociale. Il riscatto di un quartiere, infatti, parte dalla cultura, dallo sviluppo, dal turismo, ma anche dallo sport. E di questo ne sono convinti i fondatori della neonata squadra di calcio che rappresenterà uno dei Rioni più importanti della città. La Sanità United è stata presentata nel chiostro della Basilica di Santa Maria della Sanità, con il patrocinio della Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus di padre Antonio Loffredo e dalla Terza Municipalità del Comune di Napoli. Una Municipalità impegnata quotidianamente nella riqualificazione e infrastrutturazione sociale del quartiere. Alla presentazione, moderata da Gianni Simioli, hanno partecipato i Presidenti della squadra Cesare Poli e Michele Zagarola, il Presidente della Terza Municipalità Ivo Poggiani e don Antonio Loffredo che, insieme a tutta la comunità della Basilica, ha donato alla squadra un pallone autografato dai giocatori del Napoli come segno di incoraggiamento. Cesare Poli e Michele Zagarola, artigiani barbieri e figli del Rioni Sanità, con l’aiuto del direttore sportivo Francesco Dell’Aquila e del team manager Luca Zagarola, hanno da sempre sognato di restituire al proprio luogo d’infanzia una realtà calcistica solida. La costruzione della nuova squadra è, dunque, nata nel segno dell’aggregazione e della solidarietà, e ha visto la partecipazione e il sostegno di numerose realtà imprenditoriali del territorio. “Quando abbiamo presentato il nostro progetto” – raccontano i Presidenti – “imprenditori e commercianti del quartiere, e con loro le istituzioni e le associazioni, ci hanno subito sostenuti. Per questo abbiamo scelto di chiamarci Sanità United, perché vogliamo rappresentare la Sanità Unita”. Il Rione Sanità si è immediatamente stretto attorno a questa iniziativa che colma un vuoto durato tre anni. Nel 2017, infatti, l’allora “Sanità Calcio”, che militava in Prima categoria, chiuse i battenti per l’impraticabilità del campo San Gennaro. Per il quartiere fu un durissimo colpo. Per questo, uno stimolo importantissimo per la creazione della squadra è stato proprio l’avvio alla ristrutturazione del campo storico San Gennaro e la riqualificazione di tutta la struttura come centro polisportivo, con il finanziamento di un milione di euro da parte della Società Spaccanapoli Calcio. La nuova realtà nasce anche con il supporto dell’Afro Napoli United, realtà calcistica regionale conosciuta e consolidata e che ha voluto aiutare i giovani della Sanità donando i kit gioco e allenamento. I protagonisti indiscussi saranno i giovani del quartiere che per il loro Rione vogliono impegnarsi e creare connessioni. Primo gesto concreto sarà la donazione di materiale scolastico per i bambini dell’associazione “la Casa dei Cristallini”, centro educativo che da anni opera alla Sanità. La Sanità United, già al suo avvio, vanta tra le sue presenze alcuni giovani promesse del calcio locale. “Siamo da sempre convinti che le operazioni sportive – dichiara Ivo Poggiani, Presidente della terza Municipalità del Comune di Napoli – siano il miglior […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Haifaa Al-Mansour, la prima regista saudita a Venezia76

Haifaa al-Mansour è arrivata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia con “The perfect candidate” – in concorso – che racconta la battaglia per spezzare le antiche logiche del sistema patriarcale nella società saudita. Haifaa è la prima regista donna dell’Arabia Saudita. Nata ad Al Zulfi nel 1974, ottava di dodici figli del poeta Abdul Rahman Mansour, laureata in Lettere all’Università Americana del Cairo e con un master in Regia all’Università di Sydney, ha iniziato la sua attività di regista con tre cortometraggi: “Who?”, “The Bitter Journey” e “The Only Way Out”2. Il suo quarto documentario “Women Without Shadows” ha segnato il suo ingresso nel mondo del “tabù” del Regno Saudita, con argomenti che spaziano dalla tolleranza ai pericoli dell’ortodossia e la critica alla cultura restrittiva araba. Il documentario, che riguarda le vite nascoste delle donne in Medio Oriente (ad esempio nell’utilizzo dell’abaya, un indumento femminile che copre tutto il corpo eccetto la testa, i piedi e le mani, e utilizzato in alcuni Paesi musulmani con la funzione di hijab), è stato visto in 17 Festival Internazionali del Cinema e ha vinto numerosi premi. La regista ha sempre rigettato le lettere d’odio e le critiche che la accusavano di essere ostile alla religione, sostenendo che l’Arabia Saudita debba assumere una visione più critica rispetto a determinati aspetti della propria cultura. Con il film “La bicicletta verde”, Haifaa ha ottenuto una candidatura ai Premi BAFTA 2014 nella categoria “miglior film straniero”. Il suo lavoro era stato anche proposto nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia nel 2012, dichiarando Haifaa come prima donna saudita a dirigere un film nella storia del Festival. Se ne “La bicicletta verde” la lotta per l’emancipazione femminile passava per l’acquisto di una bicicletta, in “The Perfect Candidate”, la protagonista, Maryam (interpretata dall’attrice Mila Al Zahrani), è una giovane e ambiziosa dottoressa che ogni giorno lotta per farsi accettare e rispettare da colleghi e pazienti uomini, all’interno di un una società maschilista nella quale continuano ad esserci stereotipi di genere che condizionano scelte e comportamenti e limitano la libertà. Quando, per un problema con i documenti, le viene impedito di volare a Dubai per un convegno ed è costretta a misurarsi con la burocrazia, si imbatte per caso nel modulo di candidatura come Sindaca alle elezioni cittadine e decide di parteciparvi. Approfittando dell’assenza del padre, impegnato nel primo tour musicale consentito in Arabia Saudita dopo molti anni, e con la complicità delle sorelle, comincia a progettare una campagna elettorale puntando sulla ricostruzione della strada che conduce all’ospedale, scontrandosi con le barriere culturali e religiose che impongono alle donne ruoli tradizionali. «Oggi la società saudita è più aperta – spiega Haifaa Al-Mansour – accetta le donne che fanno le registe e concede spazio alle arti. L’arte rende la società più tollerante, il cinema è un importante strumento di cambiamento e nel mio Paese la gente ama andare a vedere film, soprattutto le donne. Ma è una società ancora conservatrice e le stesse donne sono ancora riluttanti ad […]

... continua la lettura
Attualità

"Sottaterra", lo Sponz Fest diretto da Vinicio Capossela

“Sottaterra” che è da dove veniamo. E “sottaterra” che è in cui finiremo. “Lo Sponz Fest non è esattamente un festival, è un tentativo di avvicinare il mondo a quello che vorremmo che fosse, in una terra dai grandi cieli mobili, che rinnova a ogni alba la Creazione.” In altre parole, lo Sponz Fest non è un festival tradizionale, pensato come una vetrina per il consumo estetico all’interno di un programma fisso, ma un evento di eventi pensato per fare esperienza di sé e degli altri, per indagarsi e indagare, magari per rendersi perplessi attraverso lo sconfinamento e  l’attraversamento dei limiti che ci confinano. Vinicio Capossela conduce lo Sponz Fest verso la sua settima edizione. Il festival ideato dal cantautore, polistrumentista e scrittore si terrà in Alta Irpinia dal 19 al 25 agosto. Sei i piccoli Comuni interessati dall’evento: Calitri, Cairano, Lacedonia, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia e Villamaina. “Sottaterra” sarà il tema di quest’anno e tante le novità e gli ospiti che attraverseranno l’evento. A parte da “Trenodia”, progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019: un’opera d’arte partecipata che propone di lavorare collettivamente sul pianto per tutto ciò che è in pericolo di vita nel nostro mondo. Si propone, quindi, di trasformare la lamentela in pianto rituale, il piagnisteo in altisonante lamentazione collettiva, in forma creatrice e aggregatrice per, come dice Ernesto De Martino, “non morire con ciò che muore”. Trenodia sarà un corteo senza limitazioni di genere, che darà vita ad una lamentazione funebre. La performance si svolgerà interamente all’aperto: per strade, vicoli, piazze e sentieri di tre regioni, guidata da artisti provenienti dal mondo dell’arte, del canto, della danza e del teatro. Partirà dal cuore della Grecia antica in Italia: la Calabria Ionica che ancora, nella lingua e nella lamentazione funebre, conserva il metro greco. Proseguirà in Alta Irpinia, nei paesi arcaici svuotati e battuti dal vento in cui ha luogo lo Sponz Fest. Poi Tricarico, paese-mondo di Rocco Scotellaro, del carnevale dei Cuba-Cuba, come li chiamava e li domava il grande genio pitagorico Antonio Infantino. Da lì fino a Matera in una processione che attraverserà le chiese rupestri e i borghi fino alla catarsi liberatoria del rito musicale alla Cava del Sole. In Alta Irpinia, sarà diretto da Mariangela Capossela, e avrà tre forme espressive. Inizierà con una stazione preparatoria: L’opificio del nero, una performance artistica di inizio del lutto (tintura del tessuto per vestire il corteo). La seconda fase consisterà nel mettersi in cammino (corteo) con due modalità: Trenodia sul selciato – quando il corteo attraverserà i paesi – e Trenodia sulla terra – quando si muoverà in campagna. La terza forma sarà il Banchetto funebre, che opera una transizione verso una lamentatio più carnale e di affermazione della vita, in cui le tradizioni culinarie funebri si uniranno alle declamazioni poetiche. Tra gli ospiti annunciati dall’associazione “Sponziamoci”, invece, troviamo il cantautore statunitense Micah P. Hinson, Daniele Sepe & Bassa Banda e l’attore Michele Riondino. Poi Chef Rubio, Manolis Papos e il filosofo Goffredo Fofi (il 20 agosto). E ancora Enzo […]

... continua la lettura
Cucina e Salute

Coppette mestruali: guida all’utilizzo

Coppette mestruali? Solo il nome ci fa dubitare. Eppure negli ultimi anni, moltissime donne nel mondo hanno deciso di risparmiare sull’acquisto di assorbenti e di preoccuparsi dell’impatto che l’usa-e-getta ha sull’ambiente. Le coppette mestruali, dopotutto, sono piccole, si inseriscono nella vagina per raccogliere il sangue mestruale, si rimuovono, si svuotano e si riutilizzano. L’impiego delle coppette mestruali risale al lontano 1930, ma nel nostro Paese non sembra essere una pratica particolarmente diffusa. In Italia, infatti, le donne preferiscono utilizzare assorbenti esterni o tampax durante le mestruazioni, probabilmente perché le coppette mestruali sono ancora poco conosciute o pubblicizzate. Il primo avvertimento per chi decide di provare una coppetta mestruale è: non la si dovrebbe sentire molto e sicuramente non deve fare male. Piuttosto dovrebbe far provare una sensazione simile a quando si indossa un assorbente interno. E’ abbastanza difficile imparare a usare le coppette mestruali, ci vuole tempo e pazienza per capire come si inseriscono e, in alcuni casi, quali sono la forma e la misura giusta per la propria vagina; in media, occorrono almeno tre o quattro cicli mestruali per imparare a usarle correttamente. Tuttavia, non è da sottovalutare la differenza fondamentale tra le coppette mestruali e gli altri metodi, ovvero raccogliere, e non assorbire, il flusso mestruale. L’assorbimento dei tradizionali sistemi, infatti, non si limita solo al flusso mestruale ma anche al muco cervicale, che è in realtà un forte anti-batterico, in grado di creare una naturale barriera protettiva tra vagina e utero nella cavità cervicale, impedendo così a batteri e ad altri organismi estranei di entrare nella cavità uterina. Possiamo individuare due tipologie di coppette mestruali: 1. il modello più comune, rappresentato da una coppetta riutilizzabile a forma di campana, fatta di silicone medico o TPE, lunga circa 5 cm escluso l’estrattore e di norma diffusa in due misure. 2. una coppetta usa-e-getta e mono-uso che sembra simile al diaframma contraccettivo, con un diametro di 7,5 cm circa. Generalmente, ogni coppetta presenta almeno due dimensioni: la coppetta piccola e la coppetta grande. La scelta della taglia della coppetta dipende principalmente dal numero di parti avuti, l’età, il flusso mestruale. La coppetta di taglia piccola è più indicata per donne con età inferiore ai 30 anni, le coppetta di taglia grande è più consigliata per donne di età superiore ai 30 anni che hanno partorito. In linea di massima, la coppetta è ben accetta dai ginecologi, soprattutto in sostituzione degli assorbenti interni, il cui utilizzo è meno igienico e più rischioso. Ne è comunque sconsigliato l’utilizzo dopo un parto naturale, un aborto o un operazione, che rendono la zona molto più sensibile. Le coppette mestruali hanno un range di prezzo che varia dai 10 ai 35 euro, ma è un costo che viene rapidamente ammortizzato nel giro di pochissimi cicli, considerando il fatto che la coppetta mestruale a forma di campana ha una durata di 10 anni e che in genere una donna utilizzi nel corso della sua vita all’incirca 10.000 assorbenti interni o esterni. L’ostetrica e divulgatrice Violeta […]

... continua la lettura
Attualità

Sovranity, una drag queen che legge le fiabe ai bambini

Sovranity ha incantato decine di bambini e bambine dai cinque anni in su, vestita da Principessa dei Ghiacci, con la lettura di tre racconti contro gli stereotipi di genere. Nella Sala predisposta dalla CGIL di Catania sono accorse moltissime famiglie in occasione del Pride svoltosi in città. Nel mese di giugno, infatti, tantissime città Italiane hanno dato il via all’Onda Pride 2019, le parate festose e colorate nate il 28 giugno del 1969, quando un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York. Per la prima volta la comunità LGBT decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza e, per tutti i giorni a seguire, scese in strada mostrando a tutti che era finito il tempo di nascondersi. Lo slogan era uno ed era chiarissimo: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud.” (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio). Sovranity,  con il suo pomposo vestito argentato e una corona d’argento sopra a una folta chioma bionda, ha iniziato con la favola Piccolo uovo, che – prima di nascere – decide di partire in esplorazione nel mondo delle famiglie. Nel suo viaggio, incontra due mamme gatte, un ippopotamo single che cresce da solo il proprio cucciolo, due canguri che hanno adottato due orsetti, due pinguini maschi con due figli, una coppia formata da un cane bianco e una cagnolina nera. Tutte queste famiglie, «sembravano un bel posto in cui crescere». L’incontro è poi proseguito con la lettura della fiaba di Rosaconfetto, un’elefantina color grigio, diversa da tutte le altre elefantine della sua tribù che – grazie a una dieta a base di anemoni e peonie – avevano un bel manto rosa. A Rosaconfetto non piacevano anemoni e peonie e ci teneva affatto ad essere tutta rosa. Avrebbe voluto, invece, scorrazzare nel verde e fare il bagno nel fiume come gli elefantini maschi, liberi di mangiare ciò che volevano e con il manto grigio… proprio come lei! Infine, la storia di Ettore, l’uomo straordinariamente forte, che lavora in un circo ed è capace di cose incredibili, ma – una volta finito il suo numero – diventa un uomo solitario e schivo. Ha parcheggiato la sua roulotte in un luogo appartato, lontano da occhi indiscreti per custodire il suo segreto… Una passione sfrenata per l’uncinetto e il lavoro a maglia! Un brutto giorno due domatori invidiosi svelano a tutti le sue creazioni, senza prevedere di star svelando anche un suo grande talento! I bimbi, insieme dai propri genitori, sono rimasti affascinati dalla drag queen e una di loro si è accorta che in realtà fosse un uomo. Sovranity le ha spiegato quanto amasse indossare quei costumi e che i suoi genitori erano stati molto comprensivi a riguardo. Il “Baby Pride” ha riscontrato dure critiche da parte di alcuni politici Italiani, come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e l’assessore alla sicurezza del Comune di Catania (in quota Lega Nord). «L’unico messaggio che ho voluto trasmettere […]

... continua la lettura
Attualità

Universiade, a Napoli la XXX competizione mondiale

Sarà Napoli la città della XXX Universiade, dal 3 al 14 luglio, con 8mila partecipanti da 118 Paesi e 220 medaglie da assegnare. L’evento si svolgerà in tutta la Regione Campania, in ben 33 Comuni e in 58 impianti sportivi riqualificati per l’occasione. Primo fra tutti, lo Stadio San Paolo, che ospiterà la cerimonia di apertura dei Giochi Universitari mercoledì 3 luglio, a cui presenzierà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Allo Stadio di Fuorigrotta si esibiranno 1500 performer nella rappresentazione di una “U” che rimandi al logo dell’Universiade, mentre sul palcoscenico si alterneranno Malika Ayane e Anastasio, la campionessa paralimpica Bebe Vivo e Andrea Bocelli. La direzione creativa è stata affidata alla “Balich Worldwide Shows”, il cui team è noto per aver realizzato 20 Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016. La cerimonia di chiusura, invece, si svolgerà il 14 luglio, sempre allo Stadio San Paolo, e vedrà la presenza dei “The Jackal” in qualità di presentatori della serata. L’Universiade, o Olimpiade Universitaria, è una manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente ai Giochi Olimpici, e seconda solo a questi ultimi per importanza e numero di partecipanti. Fondata nel 1959, è organizzata, con cadenza biennale (nel mese di luglio quella estiva, nel mese di febbraio quella invernale) dalla Federazione Internazionale Sport Universitari (FISU). Il nome “Universiade”, frutto della combinazione tra le parole “Università” e “Olimpiade”, trasmette uno dei concetti-base di ogni forma di sport: l’universalità. Varie edizioni furono organizzate fin dal 1923, ma l’Universiade vera e propria fu ideata e organizzata dal dirigente sportivo Primo Nebiolo. La prima edizione si sarebbe dovuta tenere a Roma, sede dell’Olimpiade estiva del 1960, ma gli impianti non furono pronti in tempo, e la manifestazione si tenne nel 1959 a Torino. Con l’occasione venne creata la bandiera con la “U” circondata da stelle e venne adottato come inno il “Gaudeamus igitur”. Da quel momento, la FISU ha regolarmente organizzato i giochi mondiali universitari, con una partecipazione crescente di nazioni e di atleti: all’Universiade estiva del 2005, in Turchia, parteciparono ben 7800 atleti. Le discipline obbligatorie dell’Universiade (quindici sport) sono determinate dalla FISU. Il Paese che ha ospitato più edizioni delle Universiadi è l’Italia, con undici competizioni, mentre la città che ha ospitato il maggior numero di edizioni è Torino, con due edizioni estive (1959 e 1970) e un’edizione invernale (2007). Inoltre, nel 1966, si è svolta a Sestriere, comune della provincia Torinese, la IV Universiade invernale. Napoli è stata scelta come città ospitante della XXX Universiade il 5 febbraio 2016, a seguito della rinuncia di Brasilia. Lo sviluppo e la preparazione dell’Universiade ha visto l’utilizzo di circa 270 milioni di fondi pubblici stanziati dalla Regione Campania per la riqualificazione di impianti sportivi già esistenti su tutto il suolo regionale. Le gare, infatti, non si terranno esclusivamente nella città capolouogo, ma anche in altre province della Regione e in strutture periferiche. La mascotte dell’Universiade di Napoli 2019 è la sirena Partenope, simbolo della città e della sua fondazione mitologica. Secondo il mito, infatti, la città di […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Carcere di Poggioreale, tra rivolte e degrado

Il Carcere di Poggioreale fu costruito nel 1914 nel pieno di un processo che, dalla fine del XVIII secolo, rese la prigione sostitutiva della pena di morte e delle punizioni corporali. Queste ultime, in realtà, persistevano anche nelle carceri e, in Italia, fino a circa cinquant’anni fa erano usate per mantenere “disciplina” e sopprimere eventuali ribellioni tra le celle. La pena di morte, invece, fu abolita nel 1945, con la Liberazione dal nazi-fascismo, e ufficialmente nel 1948, con la Costituzione Repubblicana. Poggioreale fu, però, una “necessità” per affrontare il sovraffollamento delle carceri in funzione all’epoca. Era, ed è tuttora, una “casa circondariale”, i cui detenuti sono in attesa di giudizio o condannati a pene inferiori ai cinque anni. Nel tempo, i reparti hanno preso il nome di città Italiane: Napoli, Milano, Livorno, Genova, Torino, Venezia, Avellino, Firenze, Salerno e Roma. Il punto massimo di sovraffollamento nel carcere di Poggioreale avvenne nella prima metà degli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra, vista la presenza di numerosi prigionieri politici e di commercianti della “borsa nera”. Fu in parte occupato dai tedeschi che, cinque giorni dopo l’armistizio, aiutarono i detenuti a fuggire. Tra le varie rivolte contro le condizioni igieniche del carcere, quella del 31 maggio 1972, quando dal padiglione Genova i detenuti devastarono ogni cosa, abbatterono i cancelli e saccheggiarono i magazzini. Furono due giorni di scontri con la polizia, durante i quali un detenuto di 19 anni fu ucciso da un colpo di pistola. I detenuti furono poi ammassati nei sotterranei e molti furono trasferiti. Ma nel carcere di Poggioreale si è consumata anche una vera e propria faida, durante la guerra di camorra tra i Cutoliani e gli appartenenti alla Nuova Famiglia organizzata, durante la quale era la camorra stessa a stabilire le regole di vita tra le celle. Il carcere di Poggioreale viene, ancora oggi, definito il “carcere peggiore d’Italia, sia per i diritti umani che per il degrado”. Secondo il rapporto del 2018 dell’associazione “Antigone”, la struttura ospita 2.299 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 1.611 posti. Nonostante le numerosi ristrutturazioni, le condizioni generali sono ancora inadeguate e incompatibili con ciò che prevede l’attuale ordinamento penitenziario. Alcuni esempi: celle che ospitano fino a 12 detenuti, assenza di stanze adibite alla socialità, mancanza di docce, umidità degli ambienti. Tra i più degradanti, il padiglione Roma, che “ospita” detenuti transessuali, tossicodipendenti e sex offenders tra muffa, finestre rotte, assenza di intonaco e docce comuni distaccate dalle celle. Ma le criticità presenti nelle celle sono numerosissime: non sono garantiti 3 mq calpestabili per detenuto, non tutte le celle sono riscaldate adeguatamente e dotate di acqua calda, non ci sono schermature alle finestre, non è assicurata la separazione dei giovani dagli adulti. Inoltre, sette reparti su dieci non hanno spazi di socialità all’interno dei padiglioni, comportando una limitazione nei movimenti dei detenuti e la loro permanenza all’interno della cella per moltissime ore. Solo nel 2017, si contano 290 casi di autolesionismo, 2 suicidi, 8 morti e 199 scioperi della fame. I […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Monte di Procida, storia e leggenda della terrazza flegrea

Monte di Procida, nel punto più estremo della penisola flegrea, era un villaggio appartenente alla città di Cuma e, per questo, fu chiamato per secoli “Monte Cumano”. Le testimonianze sulla sua storia provengono, in particolare, da Dionigi di Alicarnasso (VI secolo a.C.) e risalgono al neolitico medio-superiore. Dopo la fondazione della colonia di Miseno, Monte di Procida ne fu affiliata al punto da mutare nuovamente il suo nome e divenire “Monte Miseno”. Ma lo splendore dei Campi Flegrei iniziò a vacillare con le devastazioni dei barbari del V secolo d.C., che spinsero molti uomini e molte donne a spostarsi verso Napoli e lasciare Cuma, Pozzuoli e Miseno. Quest’ultima fu, poi, distrutta dai Saraceni intorno all’850 d.C. e annessa all’isola di Procida. L’area fu interamente ricoperta di vegetazione selvaggia, una vera e propria foresta che Re Ferdinando I destinò alle cacce reali. I Procidani consolidarono la propria presenza sul Monte con la costruzione della Chiesa della Madonna Assunta (attualmente sito architettonico di rilievo, costruita simbolicamente verso il mare e l’isola di Procida), un graduale disboscamento, la semina del grano e la coltivazione vitivinicola. Oggi, Monte di Procida è un Comune Italiano che conta più di 12mila abitanti, all’interno della Città Metropolitana di Napoli. Nacque amministrativamente con il Referendum del 27 gennaio 1907, che sancì la separazione della terraferma e dell’isolotto di San Martino dal resto del Comune di Procida. Monte di Procida è nota come la “terrazza” dei Campi Flegrei poiché da diversi punti panoramici è possibile ammirare il Golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina e Capri (a est), le isole di Procida e Ischia (verso Sud), le isole di Ventotene, Ponza e il Circeo (a ovest). Nelle vicinanze sono, poi, visibili: il Golfo di Baia e Pozzuoli, Nisida, Capo Posillipo, Bacoli, Capo Miseno, Miliscola, la collina di Torregaveta, il litorale Domitio, l’Acropoli di Cuma e il lago Fusaro con la Casina Vanvitelliana. Il patrimonio più prezioso per Monte di Procida è, infatti, quello delle bellezze ambientali e paesaggistici, con panorami marini di rara bellezza, caratteristici per i colori tipici dell’area. Un esempio è l’Isolotto di San Martino, di appena 1600 mq, a cui si accede attreverso uno stretto tunnel, seguito da un fragile pontile. La principale manifestazione religiosa nel Comune di Monte di Procida è la Festa Patronale dell’Assunta dal 13 al 17 agosto, durante la quale avviene la processione del 15 agosto, di secolare tradizione: la statua dell’Assunta (che risale al 1814, opera dello scultore napoletano Francesca Verzella) viene trasportata a spalle dai marinai Montesi in servizio di leva per le strade principali del paese. Rappresenta la festa dei marinai e degli emigranti, che tornano per ringraziare la Madonna e la venerazione viene fatta risalire al culto per la dea Minerva. A Monte di Procida è legata anche la leggenda di Acquamorta, una piccola spiaggia da cui partivano le flotte cumano-siracusane. Si narra che un ricco proprietario terriero di nome Cosimo avesse un’unica figlia, bellissima, di nome Acqua, la quale un giorno si recò in spiaggia da sola per fare […]

... continua la lettura
Attualità

L’Alabama vieta l’aborto: rischio ergastolo per i medici

Lo scorso 15 maggio, il Senato dell’Alabama (dopo 4 ore di dibattito) ha approvato una legge, l’HB314, che vieta quasi completamente l’aborto in tutto lo Stato. La nuova normativa ha ottenuto prima il via libera dalla Camera, poi dal Senato, e successivamente la firma di Kay Ivey, repubblicana, governatrice dello Stato. Ivey ha poi prontamente twittato: «Ho firmato. La legge afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio». A sostegno della governatrice, la deputata repubblicana dell’Alabama, Terri Collins, sponsor della proposta di legge, ha dichiarato: «Il nostro disegno di legge dice che il bambino nell’utero è una persona». Durante il durissimo scontro nell’aula del Senato dell’Alabama, le donne in segno di protesta sono scese in piazza vestite da ancelle, in riferimento alla serie tv ispirata al romanzo Il racconto dell’ancella. Si tratta della più dura misura fra quelle che attualmente restringono l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) negli Stati Uniti. Nello specifico, la legge stabilisce il divieto di aborto anche in caso di incesto o di stupro, e lo consente solo nell’eventualità in cui la gravidanza compromettesse la salute dalla madre. Inoltre, sono previste condanne pari a dieci anni di carcere per i medici che proveranno a praticare un’operazione del genere e fino a 99 anni di carcere per quelli che violeranno il divieto. Le donne che violeranno la legge, invece, non verranno incriminate penalmente. Nel testo della proposta di legge, viene comparato il numero di feti abortiti con quello delle vittime dei gulag di Stalin e dei campi di sterminio in Cambogia. Il provvedimento ha provocato le reazioni più disparate nel mondo politico Americano, nella società civile, tra le organizzazioni sociali. Staci Fox, dell’associazione “Planned Parenthood Southeast Advocates”, ha parlato di «giorno oscuro per le donne in Alabama e in tutto il paese», e il senatore democratico Bobby Singleton ha detto che il disegno di legge «criminalizza i medici ed è un tentativo da parte degli uomini di dire alle donne cosa fare con i loro corpi». L’Organizzazione Nazionale per le donne ha definito il divieto «incostituzionale» e decine e decine di ricorsi sono pronti per fermarlo. I gruppi di attivisti “pro-choice”, ovvero i sostenitori dei diritti riproduttivi delle donne, sono convinti, infatti, che i tribunali di livello più basso bocceranno il provvedimento, ma il piano dei Repubblicani è far arrivare la questione alla Corte Suprema Americana (SCOTUS), che rappresenta il tribunale di ultima istanza di Stato e che dovrà pronunciarsi sulla sua costituzionalità. I promotori della Legge puntano proprio a rovesciare in quella sede la sentenza “Roe contro Wade”, che dal 1973 ha di fatto legalizzato l’aborto a livello federale. A incoraggiarli è la recente nomina nella Corte Suprema, da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di due giudici anti-aborto: Neil Gorsuch e il controverso Brett Kavanaugh, accusato di abusi sessuali da almeno quattro donne. Attualmente i giudici di orientamento conservatore alla Corte Suprema sono 5 su 9. Non solo Alabama Negli Stati Uniti non esiste una legge unica […]

... continua la lettura