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Eroica Fenice

Attualità

NextStopMi, contro le molestie sui mezzi pubblici

NextStopMi nasce a Milano, da una semplice domanda: “anche a te è successo?”. Basta poco, in fondo, per scoprire che questo genere di “esperienze”, ovvero essere molestati (ma più spesso molestate) sui mezzi pubblici, accomuna moltissime persone che, molto spesso, scelgono il silenzio, il non detto. Per tantissime ragioni. Innanzitutto, perchè si pensa che possa essere stato uno sbaglio, o che lo si sia immaginato, o che – nel peggiore dei casi, perchè quello in cui la vittima si autocolpevolizza – la gonna indossata era troppo corta e la maglia troppo scollata. Come raccontano sul sito dell’Associazione NextStopMi: «Ogni mattina una ragazza si sveglia, prende la metro e sa che per fare un viaggio tranquillo sarà meglio cercare un vagone mezzo vuoto, mettersi seduta o preferibilmente spalle al muro, per evitare che per sbaglio qualcuno le appoggi una mano sul sedere. Ogni mattina, all’ora di punta, la ragazza realizza che il vagone non sarà mai mezzo vuoto e difficilmente troverà un posto isolato. La suddetta ragazza va dove deve andare in ogni caso, e, se le capiterà un inconveniente contatto, passerà oltre. Forse reagendo o, molto più spesso, scendendo alla prossima fermata.» Ma non siamo di fronte a un fenomeno che riguarda la sola città di Milano, anzi. Da un‘indagine ISTAT del 2018, le molestie con contatto fisico, ovvero quelle perpetrate contro la volontà della vittima, hanno interessato il 15,9% delle donne durante tutto l’arco della vita. Nel 60% dei casi la molestia è compiuta da un estraneo e per il 27,9% delle volte avviene proprio su mezzi di trasporto pubblico. NextStopMi non si rivolge, però, solo alle persone molestate: vuole parlare a tutti (in particolare, a tutti quelli che sono insieme su un vagone, su un autobus, su una banchina) per sensibilizzare la società su un tema, che a lungo è stato un tabù. Nel suo Manifesto, infatti, NextStopMi si auspica che ogni membro della comunità possa sentirsi sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, sia che lo testimoni, sia che lo sperimenti, in particolare viaggiando su mezzi pubblici. In questo modo, ogni individuo è responsabile dell’altro e previene la violenza pubblica basata sul genere. Una molestia è un’osservazione volgare, un commento, insulto, insinuazione, stalking, malizia, carezze non richieste, esposizione indecente e qualsiasi altra forma di umiliazione pubblica. La sensibilizzazione a cui mira NextStopMi è indirizzata sia alle vittime che agli aggressori, non per identificare ed eleggere un capro espiatorio, ma per creare consapevolezza sul tema e maggiore coesione sociale nell’affrontare le dinamiche connesse. In una sezione del sito dell’Associazione, è riportato un ironico “Decalogo dei molestatori”, realizzato attraverso le esperienze raccontate da decine di persone, e, per ognuno di essi, una descrizione su Dove trovarli, Come riconoscerli, le Paranoie che impediscono di reagire e le Reazioni che ognuno può avere per fare in modo che chi viaggia sui mezzi si senta più sicuro e meno solo. Del “Decalogo” fanno parte: l’appoggiatore (con la forza di inerzia come superpotere che gli permette di spalmarsi sul vostro sedere, approfittando […]

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Attualità

Sanna Marin, la premier finlandese più giovane al mondo

Sanna Marin è la nuova premier finlandese, a soli 34 anni, la più giovane al mondo. Votata dal Partito Socialdemocratico ed eletta dal Parlamento della Finlandia (il primo Paese ad eleggere, nel 1907, una deputata donna), l’ex Ministra dei Trasporti sostituisce Antti Rinne. L’ex premier, in carica dallo scorso giugno, è stato costretto a dimettersi in seguito allo sciopero del Servizio Postale (di proprietà Statale) e al ritiro dell’appoggio al suo Governo da parte del Partito di Centro, suo principale alleato. Sanna Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei “Veri Finlandesi” e del loro programma di Governo incentrato sulla lotta all’immigrazione (che aveva convinto un quarto dell’elettorato). Al suo fianco, in una coalizione di larghe intese, la Premier avrà altre quattro donne: la Ministra dell’Interno Maria Ohisalo, 34enne a capo della Lega Verde “Vihreä liitto”, Katri Kulmuni, 32enne leader del Partito di Centro “Suomen Keskusta”, la Ministra dell’Educazione Li Andersson dell’Alleanza di Sinistra “Vasemmistoliitto” e Anna-Maja Henriksson, 55enne a capo del Partito di Minoranza Linguistica Svedese, lo Svenska folkpartiet i Finland. L’azione di Governo punterà su alcune battaglie fondamentali: l’impegno per il sociale e l’ambiente, la crescita e l’occupazione contro le disuguaglianze. «Abbiamo un sacco di lavoro davanti a noi per ricostruire la fiducia nel Governo, ma sapremo essere il collante e il motore della coalizione», ha dichiarato la Premier subito dopo la vittoria. «Voglio costruire una società in cui ogni bambino possa diventare qualsiasi cosa e ogni persona possa vivere e crescere con dignità», è stato il suo primo tweet dopo l’elezione. Sanna Marin è nata il 16 novembre 1985 a Helsinki e, dopo aver vissuto e studiato a Espoo e Pirkkala, si è stabilita a Tampere, dove vive dal 2007. Si è laureata nel 2012 e ha conseguito un master in “Scienza dell’Amministrazione” nel 2017. È cresciuta con due mamme e in merito alla sua famiglia ha raccontato: «Siamo una famiglia arcobaleno. Per me, i diritti umani, l’uguaglianza delle persone non sono mai state questioni di opinione, ma la base della mia concezione morale. Sono entrata in politica perché voglio influenzare il modo in cui la società vede i suoi cittadini e i loro diritti». E precisato: «Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato». Dopo le prime esperienze nell’Unione Studentesca dell’Università di Tampere, infatti, Sanna Marin è entrata nel Consiglio Comunale della città con il Partito dei Socialdemocratici (SDP). Nel 2015 è stata eletta in Parlamento con 10.911 voti e nel giugno del 2019 è diventata ministra dei Trasporti. Come premier più giovane al mondo ha strappato il primato al 35enne Capo del Governo ucraino, Oleksiy Honcharuk, eletto ad agosto del 2019 a 35 anni, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, anche lui 35enne. E distanziando, infine, la neozelandese Jacinda Ardern, che nel 2017, quando aveva 37 anni, era diventata la più giovane prima ministra.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/MarinSanna/

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Attualità

#UnVioladorEnTuCamino, la protesta delle donne cilene

#UnVioladorEnTuCamino è l’hashtag ricondiviso in tutto il mondo dopo il flash-mob organizzato dal collettivo femminista “Lastesis” davanti alla Seconda stazione di polizia del Cile, a Valparaìso. Da settimane, il Sud America è attraversato da molteplici rivolte sociali. In Colombia, a Bogotà, la popolazione è scesa in strada contro le misure di austerità relative al salario minimo, alle pensioni e alle tasse. La rabbia dei manifestanti si è indirizzata verso l’incapacità del Governo nel combattere la corruzione, creare posti di lavoro e promuovere accordi di pace con le Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane. In Ecuador, a scatenare la contestazione contro il Presidente Lenin Moren è stato l’aumento del costo del carburante, dovuto alla sospensione dei contributi economici governativi in vigore dagli anni Settanta. Il bilancio delle proteste del mese di novembre è di otto morti, circa 1.300 feriti e più di mille arresti. In Venezuela, si è riaccesa la miccia tra i sostenitori dei due Presidenti, Nicolas Maduro e l’auto-proclamato Juan Guaidò. In Bolivia, Evo Morales è stato costretto a dimettersi, in seguito all’esplicita richiesta del comandante delle forze armate, e si è autoesiliato in Messico. In Cile, tutti i settori sociali sono coinvolti nelle proteste: dalla salute ai trasporti, dagli impiegati pubblici ai portuali, passando per le diverse componenti del mondo dell’istruzione e della formazione. Al centro delle rivendicazioni: un salario minimo da 500 pesos, l’aumento delle pensioni, la riduzione dell’orario di lavoro, i diritti alla casa, all’istruzione e alla sanità. Il Presidente Piñera ha risposto con una dura repressione nei confronti dei manifestanti, che si stanno scontrando con le forze di polizia e l’esercito da oltre un mese. Dal 14 ottobre, i feriti sono più di 2mila e si contano oltre 40 morti, con un bilancio in continuo aggiornamento. Da una parte, blocchi stradali, barricate, incendi; dall’altra, idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma. Ma non solo. La polizia cilena sta mettendo in campo ogni forma di sopruso, in particolare nei confronti delle donne. Secondo l’ONU, “L’alto numero di feriti e il modo in cui sono state utilizzate le armi sembrano indicare che l’uso della forza è stato eccessivo e ha violato il requisito di necessità e proporzionalità. Le notizie che arrivano riguardano abusi contro ragazzine e ragazzini, maltrattamenti e percosse che possono costituire fattispecie di tortura, violenze sessuali subite da donne, uomini e adolescenti“. #UnVioladorEnTuCamino: un hashtag a sostegno delle donne cilene Con #UnVioladorEnTuCamino, le donne cilene hanno voluto portare all’attenzione del mondo intero ciò che stanno subendo sulla propria pelle. Il loro grido, da Santiago del Cile, è arrivato fino a Sidney, passando per il Messico, Berlino, Parigi, Bruxelles e persino per la Turchia. “Lo stupratore sei tu” – dicono nel testo che accompagna la coreografia eseguita da donne di tutte le età con gli occhi bendati da un tessuto nero – “e lo Stato oppressore è un maschio stupratore“. Si tratta di una canzone contro il patriarcato e le principali forme di violenza contro le donne (molestie in strada, abusi, stupri, femminicidio, sparizione forzata) e mette […]

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Culturalmente

CalcioNapoli, storia e curiosità del club partenopeo

Il CalcioNapoli è da sempre spesso associato all’espressione dei tifosi “la mia lei è del 1926”. In realtà, in principio fu la polisportiva “Virtus Partenopoea” a partecipare ai tornei calcistici FGNI. E, nel 1905, fu annunciata la fondazione di una squadra di calcio cittadina, il “Football Club Partenopeo”, in cui giocavano i figli dei fondatori de Il Mattino, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. La squadra disputava le gare al Vomero, presso la funicolare di Chiaia. L’affermazione del gioco del calcio a Napoli risale, invece, al novembre del 1905, con la fondazione della sezione Reale Club Canottieri Italia, che l’anno seguente cambiò il proprio nome in Naples Foot-Ball Club. Il Naples vinse alcune competizioni minori come la Coppa Lipton, la Coppa Salsi e la Coppa Noli da Costa, disputò alcuni campionati ufficiali della Federazione di Seconda e di Terza Categoria e fu successivamente ammessa al campionato di Prima Categoria, con la decisione della F.I.G.C. di aprire alle squadre del centro-sud. Dopo la sospensione del campionato a causa della Prima Guerra mondiale, il giovane industriale napoletano, Giorgio Ascarelli, che aveva ereditato la società calcistica da Emilio Reale, decise di costituire l’Associazione CalcioNapoli, della quale fu il primo Presidente nella storia, ma la cui prima stagione nella Divisione Nazionale fu di estrema pochezza. I sostenitori della squadra, infatti, decisero di sostituire il cavallo rampante nello stemma della società con un modesto somaro, ancora oggi simbolo della squadra partenopea. Dopo la morte di Ascarelli, negli anni ’30, il Napoli si rinforzò ingaggiando all’incredibile cifra di 250.000 lire il calciatore Enrico Colombari, da allora soprannominato “banco e’ Napule” dai tifosi partenopei. Il campionato 1932-1933 fu il primo in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto. Nel 1936 la società fu rilevata dall’armatore Achille Lauro che, per risanare il bilancio, a cedette i calciatori più importanti, sancendo così la retrocessione della squadra in Serie B. Nel frattempo lo Stadio “Arturo Collana” del Vomero divenne la nuova “casa” della squadra. In seguito allo scioglimento della società dovuto alle difficoltà riscontrate durante la Seconda Guerra mondiale, ne nacquero due distinte: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio del 1945 si costituì l’Associazione Polisportiva Napoli, che riprese poi la denominazione definitiva di A.C. Napoli. Il 6 dicembre del 1959, il Napoli inaugurò il nuovo Stadio “San Paolo” (per la partita Napoli – Juventus) a Fuorigrotta e, proprio in quegli anni, conquistò la Coppa Italia, il primo trofeo della storia della squadra. Nel 1969, finita la grande stagione di potere della famiglia Lauro, Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ormai ridotta sull’orlo del dissesto finanziario. Nonostante le difficoltà, la squadra riuscì a vincere la sua seconda Coppa Italia e la Coppa di Lega Italo-Inglese, primo successo dei partenopei in ambito internazionale. L’inizio degli anni 1980 fu segnato dalla riapertura ai giocatori stranieri. Il Napoli ingaggiò dal Vancouver il libero Ruud Krol, già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo dei Paesi Bassi. Ma non bastò. Il Presidente Ferlaino era deciso a portare la […]

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Attualità

Daphne Caruana Galizia e il coraggio della verità

Daphne Caruana Galizia è morta il 16 ottobre del 2017, a 53 anni, e a pochi metri dalla sua casa di Bidnija, a nord dell’isola di Malta. Una bomba radiocomandata a distanza ha fatto esplodere la sua auto, una Peugeot 108, mentre era diretta in banca. Qualche settimana prima, infatti, il Ministro dell’Economia Maltese aveva fatto congelare i suoi conti correnti, come misura cautelare per un articolo di Daphne in cui lo accusava di essersi recato in un bordello durante una visita di Stato in Germania. Tre sono gli uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’uccisione: si tratta di Vincent Muscat e dei fratelli George e Alfred Degiorgio, dichiaratisi non colpevoli davanti al giudice. Ma dei mandanti ancora nessuna traccia. Solo 23 minuti più tardi dell’esplosione, sul blog “Running Cummentary” della giornalista maltese, che aveva scosso gli alti vertici del Governo e della politica, è comparso il suo ultimo articolo. «Ci sono ladri ovunque uno guardi. La situazione è disperata» aveva scritto. Uno dei suoi tre figli, Matthew, è stato il primo ad arrivare. «Ho visto parti del corpo di mia madre intorno alla sua automobile bruciata. Ho capito che non c’era speranza». Poco tempo prima di essere uccisa, Daphne Caruana Galizia aveva ricevuto minacce fisiche e verbali anonime, intimidazioni (tra cui l’uccisione del suo cane e un tentativo di incendiare la sua casa) mai prese sul serio dalle autorità a cui erano state denunciate. Le indagini sull’omicidio di Daphne sono state svolte dalla polizia maltese in collaborazione con l’Fbi, l’Europol e un dipartimento investigativo speciale arrivato dalla Finlandia, ma lo scorso giugno il Consiglio d’Europa ha criticato duramente le autorità di Malta per non aver garantito che fossero indipendenti ed efficaci. «Le prime persone su cui bisogna indagare sono nella politica e nelle istituzioni. Noi sappiamo chi aveva paura di nostra madre e da dove arrivavano le minacce: abbiamo comunicato queste preoccupazioni alle autorità ma dalla polizia non abbiamo mai avuto risposte», hanno dichiarato Andrew, Matthew e Paul Caruana Galizia, due dei quali sono a loro volta giornalisti. E hanno ricordato che la madre non scriveva né stava indagando su nessuna delle persone arrestate per l’omicidio. Daphne Caruana Galizia: scrittura e vita Daphne Caruana Galizia aveva cominciato a lavorare nel mondo del giornalismo nel 1987. Si era occupata di casi di corruzione, riciclaggio e truffa in cui spesso erano coinvolti esponenti del governo maltese. Aveva iniziato a lavorare come editorialista per il Sunday Times of Malta, e poi del Malta Independent. Si era occupata, inoltre, delle implicazioni maltesi dei Panama Papers, riportando nel 2016 la notizia del coinvolgimento di Konrad Mizzi, ministro del Turismo di Malta, e Keith Schembri, capo dello staff del primo ministro Joseph Muscat. Quando è morta, aveva in corso 47 cause per diffamazione, cinque delle quali in sede penale, quasi tutte intentate da politici e sostenitori di politici maltesi. Dopo la sua morte, 45 giornalisti provenienti da 18 testate di tutto il mondo hanno deciso di dare vita al consorzio “Daphne Project” impegnandosi a portare […]

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Attualità

La Pecora Elettrica: un nuovo attentato alla libreria

“La Pecora Elettrica” è stata distrutta di nuovo. Il locale anti-fascista in Via delle Palme, nel quartiere di Centocelle, a Roma, ha subìto un secondo incendio di matrice dolosa. Proprio alla vigilia della sua riapertura. Il primo attentato si era verificato (non a caso) lo scorso 25 aprile, e di lì a poco era scattata una vera e propria gara di solidarietà per aiutare i proprietari nella ricostruzione, attraverso una campagna di crowdfunding (in pochi mesi, furono raccolti circa 50mila euro) e decine di iniziative, che avevano visto mobilitarsi anche i negozianti e i gestori dei locali della zona. L’incendio è divampato intorno alle 3 di notte e a riportare la notizia è stato il titolare della libreria, Valerio Pasqualucci. Sul posto è stato rinvenuto liquido infiammabile e una carcassa di un motorino utilizzata come miccia. La magistratura ha aperto un fascicolo di indagine per accertare l’accaduto. Ma il quartiere Centocelle non è nuovo a questo genere di dinamiche: meno di un mese fa, era finita in fiamme la pizzeria “Cento55”, di fronte alla caffetteria/libreria, mentre da una ventina di giorni lo stesso trattamento era stato riservato a un altro locale nelle vicinanze. L’unico, assieme a “La Pecora Elettrica” a restare aperto fino a tarda serata. “La Pecora Elettrica” è “un luogo d’incontro di anime e di pensieri, un luogo in cui fare cultura e promuovere i talenti del territorio” – come si legge sulla pagina facebook – “una caffetteria/libreria per la divulgazione, lo scambio di idee, lo svago. Per assaggiare prodotti di qualità, per creare comunità”. Il locale, a metà tra il parco del Forte Prenestino e la Palmiro Togliatti, è diventato negli anni un vero e proprio punto di riferimento per tutti i residenti del quartiere, anche per il lavoro svolto nella riqualificazione del parco antistante. E per essersi posto come luogo sempre aperto e pieno di vivacità culturale, dagli spazi di co-working all’organizzazione di centinaia di eventi: presentazioni di libri per bambini, spettacoli teatrali dedicati alla Resistenza, incontri dedicati a tematiche di genere. Immediata è stata la risposta di enti, associazioni, partiti, esponenti del mondo politico e della società civile, in sostegno a “La Pecora Elettrica”. Per il Partito Democratico, si tratta di “un attentato di chiara matrice fascista nei confronti di un luogo di incontro sociale e scambio culturale. Chiediamo che sia fatta luce sull’accaduto e identificati i responsabili. Chi dà fuoco alla cultura brucia non solo i libri, ma riduce in cenere anche il rispetto, la libertà e i diritti dei cittadini”. La sindaca della Capitale, Virginia Raggi, ha dichiarato su Twitter: “Inquietante l’ennesimo rogo alla libreria a Roma. Se fosse confermato l’atto doloso sarebbe estremamente grave. Vicina ai proprietari, si faccia subito chiarezza!” Tanto sostegno anche, ovviamente, dal mondo della cultura, da Gipi a Michela Murgia, passando per il Premio Strega Helena Janeczek e Roberto Saviano, che ha lancia un appello: “Scriviamo una pagina, un racconto, troviamo un editore e finanziamo la ri-riapertura de la #pecoraelettrica?”. L’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, ha condannato l’episodio e ha […]

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Culturalmente

Briseide, storia della sacerdotessa Troiana di Apollo

Briseide, figlia di Briseo, sacerdotessa Troiana di Apollo. È questo il patronimico (ovvero l’espressione utilizzata per indicare il vincolo di un figlio o di una figlia con il proprio padre) che Omero riporta nell’Iliade per la giovane Ippodamia, principessa di Lirnesso, un’antica città della Misia, in Asia Minore, sotto la sfera d’influenza di Troia. Briseide sposò Minete, re di Cilicia, poi ucciso dal guerriero Achille nella presa di Lirnesso, durante la guerra di Troia. Fu proprio Achille a scegliere Briseide come schiava e amante. Nell’Iliade di Omero, Briseide viene raffigurata come una bella fanciulla, triste per la morte dei suoi cari e, tuttavia, innamorata di Achille, che l’ama a sua volta. Per questo, quando essa gli viene strappata per ordine di Agamennone che la rivendica per sé, Achille si rifiuta di proseguire a combattere. Il re dell’Argolide, infatti, aveva scelto come schiava Criseide, figlia del sacerdote di Apollo, Crise. Ma il Dio del Sole aveva scatenato una pestilenza tra l’esercito Greco per indurre Agamennone a liberare la fanciulla. Fu a quel punto che il capo supremo degli Achei pretese di avere Briseide, ma fu costretto allo stesso modo a “restituirla” ad Achille, con molti doni, quando l’eroe decise di tornare in battaglia per vendicare l’amico Patroclo. Ovidio, nella terza lettera delle Heroides, riprendendo e sviluppando il racconto omerico, immagina che Briseide scriva una lunghissima lettera ad Achille, in cui, dopo aver lamentato di essere stata da lui ceduta ai messi di Agamennone senza opporre resistenza, dichiara che, dopo la morte dei suoi cari, egli è diventato per lei signore, marito e fratello e che senza di lui la vita non ha significato. Gli chiede, perciò, di riprenderla con sé, non importa se come moglie o come ancella. Briseide compare anche in diverse opere d’arte, come “Pittore di Achille” (un’anfora attica a figure rosse di ceramica dipinta del 450 a.C. circa), “Briseide condotta a forza da Agamennone” (un affresco di Tiepolo del 1757), “Patroclo consegna Briseide agli araldi di Agamennone” (un affresco di Felice Giani degli inizi del XIX secolo) e “Briseide consegnata da Achille agli araldi di Agamennone” (gesso di Antonio Canova sempre dei primi anni del XIX secolo). Infine, nel libro “The silence of the girls” di Pat Barker, che “ha riscritto l’epica con gli occhi di una donna” (come riportato nella recensione dell’Atlantic), Briseide viene rappresentata come una sorta di “giudice di pace” intenzionata a risarcire le donne (che, durante la guerra di Troia, persero mariti, dignità, figli, diritti) dando loro voce. Ma, soprattutto, è una signora “stufa di ascoltare viaggi e storie sulle gloriose morti degli eroi, perché è tragico anche il destino delle donne che sopravvivono”. La Briseide di Pat Barker ragiona da individuo che ha un enorme valore, e con l’obiettivo di dire che, nello scontro tra Achei e Troiani, sono esistite anche le donne e sono state carne da macello. Non hanno combattuto corpo a corpo, nei campi di battaglia, ma sono state protagoniste di un altro sacrificio. Un sacrificio che – come osserva […]

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Culturalmente

Australia: vivere in una terra dalle mille opportunità

L’Australia, si sa, è una terra di grandi promesse. Fin da quando, nel primo e poi nel secondo dopoguerra, migliaia e migliaia di Italiani (e, in generale, di Europei) la scelsero come destinazione, come possibilità di costruirsi una vita e un futuro migliore all’estero. Canberra, Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth, Adelaide: queste le città in cui molti dei nostri nonni e bisnonni hanno messo su una famiglia e aperto attività commerciali, contribuendo non poco alla crescita economica del Paese. L’Australia è un Paese molto esteso, il sesto Paese più esteso al mondo, in gran parte desertico. E, di contro, ha una popolazione molto ridotta, circa 25 milioni di abitanti, per la gran parte residenti nelle aree costiere, che affacciano sull’Oceano Indiano (a Sud e a Ovest) e sul Pacifico (a Est). Storicamente, è stata popolata dagli aborigeni per più di 40mila anni, e poi colonizzata dal Regno Unito a partire dal XVIII secolo. Infatti, ancora oggi, l’Australia è una monarchia costituzionale federale, con a Capo dello Stato la Regina Elisabetta II, e rappresentata da un Governatore Generale. Dal censimento australiano del 2011, si evince che solo il 2% della popolazione è indigena, mentre il 90% discende dagli Europei e l’8% è di origine Asiatica. Gli Italiani in Australia sono più di 170mila, mentre gli Italo-australiani rappresentano il quarto gruppo etnico del Paese, con 850mila persone. La lingua Italia è stata per decenni la seconda lingua più parlata dopo l’inglese, ed è comunemente insegnata come materia facoltativa nelle scuole. L’Australia ha, inoltre, una grande cura del proprio aspetto naturalistico e paesaggistico, con ben 64 siti sottoposti a una particolare tutela della propria biodiversità, e con 16 siti “Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO. Grazie al suo impegno sul fronte ambientalistico, è al 16° posto nell’Environmental Sustainability Index (l’Indice di Sostenibilità Ambientale). Ma cosa offre, oggi, l’Australia a un giovane che voglia fare un’esperienza di vita, di studio o lavoro, all’estero? Vivere nella “terra dei canguri”: le città principali Innanzitutto, è fondamentale la scelta della città in cui stabilirsi. Canberra è la capitale federale e centro politico-amministrativo del Paese, costruita a partire dal 1923. Si trova sulle sponde del lago artificiale Burley Griffin, in una regione prevalentemente agricola. La maggior parte della popolazione locale è impiegata nel settore pubblico, ma anche in quello turistico e dell’industria leggera. Sydney è la città più popolosa del Paese, con edifici moderni e costruzioni che ricordano l’Inghilterra dell’Ottocento. I visitatori sono attirati dai mercanti di antiquariato e dai musei dedicati alla scienza o all’arte contemporanea. Nei grattacieli della city hanno sede attività finanziarie e commerciali. Affianco, si estendono spiagge, parchi e riserve naturali incontaminate. Melbourne è un importante centro industriale sviluppatosi nella metà dell’Ottocento in seguito alla scoperta di giacimenti auriferi. Vi hanno sede alcuni degli orti botanici più ampi al mondo. La metropoli è un importante centro economico, in cui operano marchi automobilistici come Ford e Toyota. Studiare e lavorare in Australia: La prima cosa da fare per potersi stabilire nel Paese è, necessariamente, ottenere il Visto Australia. Si […]

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Attualità

Afro-Napoli United, una lezione di calcio al razzismo

L’Afro-Napoli United è una Cooperativa Sportiva Dilettantistica Sociale, con l’obiettivo di diffondere l’idea secondo la quale lo sport può e deve essere, oltre a una disciplina per allenare il proprio corpo, un veicolo per l’insegnamento di valori sociali ed etici, e uno strumento per abbattere il razzismo. L’attività sportiva, infatti, è un potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale in grado di creare occasioni di scambio tra soggetti appartenenti a culture differenti. È una pratica che permette di intervenire in contesti dove i processi di sviluppo sono ostacolati o rallentati da condizioni socio-economiche difficili. In questo scenario, il campo di calcio, spazio sociale per eccellenza, è il luogo in cui l’integrazione sembra realizzarsi in diversi casi. Far parte di una squadra di calcio, ad esempio, offre varie opportunità di apprendimento sociale e di sviluppo di competenze trasversali indipendentemente dallo sfondo culturale, poichè le capacità sportive degli atleti mettono in secondo piano le diversità razziali. Il progetto dell’Afro-Napoli United nasce nell’ottobre del 2009, su iniziativa di Antonio Gargiulo e di Sow Hamath e Watt Samba Babaly, con lo scopo di favorire la convivenza paritaria tra napoletani e migranti, sfruttando le possibilità offerte dal gioco del calcio. Il primissimo incontro avviene in un bar nei pressi della stazione Garibaldi. Poi il progetto prende vita in un campo di calcio a Mugnano, nella periferia di Napoli, che viene intitolato ad Alberto Vallefuoco, vittima di camorra. Gli atleti della squadra provengono da Senegal, Costa D’Avorio, Nigeria, Capo Verde, Niger, Tunisia e abitano nei quartieri più popolari del centro storico: Materdei, Stella, Sanità, Arenaccia. La maggior parte di loro, però, arriva dalla zona della Ferrovia. Negli ultimi anni, si sono poi aggregati alla squadra anche ragazzi provenienti da Asia e Sudamerica. Alcuni ancora non hanno un’occupazione, altri ancora non parlano l’Italiano, altri, invece, sono perfettamente integrati nel tessuto sociale della città. Nel 2013, in seguito alla modifica di alcune norme che limitavano l’accesso dei migranti ai campionati federali dilettantistici, la squadra multietnica si è iscritta al Campionato di Terza Categoria della FIGC, piazzandosi a quota 81 punti, con un totale di 108 goal fatti e solo 21 subiti. Nella stagione 2014/2015 si è classificata prima in FIGC con 64 punti, a +12 dalla seconda. Dalla stagione 2015/2016 è nata l’Afro-Napoli United Juniores che vede la partecipazione dei ragazzi under 18. L’Afro-Napoli è sempre in prima linea in qualsiasi evento o iniziativa contro il razzismo e collabora costantemente con scuole, enti ed associazioni del terzo settore che lavorano nel campo dell’integrazione sociale e della lotta ad ogni forma di discriminazione. Proprio grazie a queste collaborazioni, vengono organizzati stage per i migranti, in particolar modo rifugiati che vivono nella città di Napoli. I giovani vivono per una o più sere il clima che si respira dentro e fuori gli spogliatoi, “mischiandosi” con i calciatori della squadra. Il regista palermitano Pierfrancesco Li Donni ha raccontato in un film documentario intitolato “Loro di Napoli” quanto sia difficile e lungo il percorso di iscrizione in FIGC per una squadra […]

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Attualità

Le donne curde e la lezione sul femminismo all’Occidente

Le donne curde sono donne coraggiose. Perchè imbracciano le armi, innanzitutto. Perchè rivendicano una dicotomia che ci pare irrealizzabile tra la religione islamica e una piena parità tra gli uomini e le donne. Un concetto semplice solo all’apparenza, perchè assolutamente rivoluzionario. In “Kobane calling” di Zerocalcare, è riportato un passaggio fondamentale per rappresentare perfettamente il femminismo delle soldatesse curde che hanno combattuto per l’indipendenza del proprio popolo. “Noi donne curde abbiamo abolito i matrimoni combinati, insegnavamo la libertà” “E cosa rappresenta per voi lo scontro con l’Isis, l’oppressione religiosa…” “La religione non c’entra. Noi siamo musulmane. Sono quelli dell’Isis a non essere musulmani” Certo, qualcuna tra le donne curde combatte perché gli uomini che combattevano prima di loro non ci sono più. Ma tante altre hanno scelto la strada della lotta a prescindere da qualsiasi eredità morale. E troppe, veramente troppe, hanno pagato questa scelta con la vita. Tra tutte, Asia Ramazan Antar, 22 anni, nota ai più come “l’Angelina Jolie del Rojava”, per via la sua bellezza. E Ayse Deniz Karacagil, conosciuta come “Cappuccio Rosso”, morta il 29 maggio del 2017 a Raqqa. Cappuccetto Rosso era una militante Turca, ed era stata così soprannominata per il foulard che indossava durante le proteste di Gezi Park del 2013, a causa delle quali era stata arrestata dalle autorità Turche con l’accusa di essere una terrorista,  e condannata a 103 anni di carcere. Inizialmente scappata sulle montagne, si era poi unita al popolo Curdo nella lotta all’auto-proclamato Califfato Islamico, contribuendo così alla difesa dell’autonomia del Rojava. Più recentemente, invece, è stata assassinata Hevrin Khalaf, poco meno di quarant’anni, segretaria del Partito del Futuro, paladina delle libertà civili e dei diritti delle donne. È stata violentata e lapidata dai filo-turchi durante la folle invasione del Kurdistan da parte del Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan. La brigata femminile della milizie curde prende il nome di Yekîneyên Parastina Jin (YPJ), fondata nel 2013, all’interno della principale forza armata del territorio autonomo del Rojava, lo YPG. Nella striscia di terra nel Nord della Siria, si è costituita una società in cui regna la parità tra i generi, fondata sugli ideali del Pkk, (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, considerato un’organizzazione terroristica daTurchia, Stati Uniti e Unione Europea), da sempre in prima linea contro il patriarcato. Nell’area di Baghuz, l’ultima roccaforte dell’Isis in Siria, è stato emanato un decreto che equipara uomini e donne, definendoli “uguali in tutte le sfere della vita pubblica e privata”, e abolendo al tempo stesso i delitti d’onore e le nozze forzate. Sempre nel Rojava, nel villaggio di Jinwar, è nata una comunità autogestita di sole donne yazide; mentre a Qamishli, capitale non ufficiale del territorio, c’è un’università aperta a uomini e donne. La Gineologia, conosciuta anche come la “Scienza delle Donne”, rappresenta uno dei pilastri della rivoluzione sociale del Rojava. Questo innovativo concetto fu teorizzato per la prima volta dal leader del PKK, Abdullah Öcalan, e rappresenta un importante passo avanti per il movimento di liberazione femminile, reggendosi sulla famosa affermazione […]

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Attualità

Preservativo femminile: guida all’utilizzo

Preservativo femminile. Ne avete mai sentito parlare? Probabilmente no. Eppure, i profilattici (ovvero i dispositivi medici utilizzati durante i rapporti sessuali per prevenire una malattia sessualmente trasmissibile o per ridurre la probabilità che si generi una gravidanza) possono essere sia femminili che maschili. Il preservativo femminile rientra nella categoria dei cosiddetti “contraccettivi barriera” (non ormonali) ed è, in sostanza, una guaina trasparente che si inserisce nella vagina prima di un rapporto sessuale. Non va assolutamente confuso con il diaframma anticoncezionale, dal quale differisce sia per aspetto che per livello di protezione. La guaina, collegata a due anelli flessibili posti alle sue estremità, consente di raccogliere lo sperma e, in questo modo, di proteggersi da gravidanze indesiderate (perché viene evitato il contatto diretto tra lo spermatozoo e la cellula uovo) e di limitare la trasmissione di malattie veneree (come la gonorrea, la clamidia, la candidosi, l’AIDS, etc.). Proprio per questo, la LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids) lo ha promosso come metodo contraccettivo dedicandogli la giornata delle donne nel 2008. Ottenuta l’autorizzazione della Food And Drugs Administration, il preservativo femminile è stato commercializzato in Europa a partire dal 1993. Tuttavia, in Italia è considerato un metodo piuttosto innovativo, perché entrato nel mercato solo di recente (e senza troppo clamore). A differenza del nostro Paese, in cui il profilattico femminile, non è facilmente reperibile né presente nei consultori, in Brasile il governo lo distribuisce gratuitamente a tutte le donne che ne fanno richiesta e in Francia, su sollecitazione di moltissime associazioni, è stata lanciata una campagna specifica rendendolo disponibile a prezzi accessibili. Si tratta, senza dubbio, di un’opzione in più per le donne che vogliono gestire in prima persona la propria sessualità e la propria protezione. Il preservativo femminile è costituito da due anelli flessibili, collegati mediante una morbida membrana, sintetica o naturale, di lunghezza pari a 17 cm, paragonabile a quella del condom classico aperto indossato dall’uomo. A differenza di quest’ultimo, però, il profilattico femminile presenta una base più larga, in modo da consentire agilmente l’ingresso del pene all’interno della vagina. Durante le prime applicazioni, è possibile riscontrare difficoltà nel corretto posizionamento del preservativo femminile. Tuttavia, è importante sottolineare che non bisogna utilizzarlo insieme al condom maschile, né più di una volta e, ovviamente, è necessario gettarlo in caso di lacerazione, rottura o scadenza. Nessun metodo contraccettivo – sia meccanico, ormonale, impiantabile o naturale – garantisce una copertura totale da gravidanze indesiderate e da malattie sessualmente trasmesse. Tuttavia, il preservativo femminile offre una valida protezione, paragonabile a quella offerta dal preservativo maschile. Tra i vantaggi del preservativo femminile: – la possibilità di essere inserito in vagina anche prima del rapporto (fino a 8 ore) e il fatto che non richieda l’immediato ritiro del pene dopo l’eiaculazione (quindi non sarà necessario interrompere il rapporto per inserirlo); – una migliore trasmissione del calore rispetto al preservativo maschile, che rende le sensazioni legate al rapporto più naturali; – un costo relativamente basso (circa 6€ per 3 preservativi).

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Attualità

Circo con animali: stop dalla Regione Campania

Circo senza animali. Questo l’obiettivo della mozione approvata lo scorso 7 ottobre dal Consiglio Regionale della Campania. Il testo della proposta è stato presentato dal consigliere regionale dei Verdi e membro della Commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli, con la richiesta di accogliere sul territorio Campano soltanto gli eventi circensi che non vedano protagonisti tigri, leoni e altre specie animali. Nella mozione, presentata lo scorso gennaio, si chiedeva, inoltre, una “rapida approvazione dei decreti attuativi previsti dall’art. 2 della Legge 175/2018, che punta alla revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti finalizzata al superamento dell’utilizzo degli animali nel loro svolgimento”. “Da anni sto conducendo la battaglia per un circo senza animali, una battaglia di civiltà per sottrarre migliaia di animali ad un destino di schiavitù e infelicità.” – ha dichiarato Borrelli – “L’ho iniziata durante la mia esperienza di assessore a San Giorgio a Cremano quando, nel 2013, ottenni l’emanazione di un’ordinanza che vietava l’attendamento dei circhi che proponevano spettacoli con l’impiego di animali. L’approvazione della mozione in Campania è un passo importante, ma la battaglia deve essere traslata sul piano nazionale e coinvolgere tutto il Paese. Sono stato già contattato da alcuni consiglieri regionali di Calabria e Marche, spero che a breve possano muoversi anche le altre regioni. Vietare l’impiego degli animali nei circhi è un provvedimento di buon senso, che non ha colore politico”. La Giunta regionale inviterà ora il Governo a prevedere una ricollocazione, entro 2 anni, degli animali nei circhi presso strutture idonee. “La vita degli animali nel circo” – si legge nel testo della mozione – “è incompatibile con le loro caratteristiche etologiche. La detenzione, l’addestramento e l’esibizione in spettacoli circensi comporta il più delle volte sofferenze e maltrattamenti degli animali”. Un tema importante, a cui si è tentato di dare una risoluzione per molto tempo, ha finalmente avuto un riscontro positivo. Il circo con gli animali, infatti, è sempre stato un tema caldo non solo per le associazioni animaliste, ma per tutte le persone che hanno a cuore il rispetto degli animali, molto spesso incatenati e obbligati a vivere in spazi inadatti alla loro specie. In più, il loro addestramento è purtroppo più simile a una tortura. Negli ultimi mesi anche alcuni sindaci, come Josi Gerardo Della Ragione del Comune di Bacoli e Giorgio Zinno del Comune di San Giorgio a Cremano, avevano mostrato il loro sdegno nei confronti di queste attività. Nel resto del mondo, il circo senza animali esiste già da tempo ed è molto apprezzato grazie alla bravura di acrobati, trapezisti, illusionisti, clown e giocolieri. Nella maggioranza dei Paesi Europei esistono divieti parziali o totali sull’impiego degli animali nei circhi. In Grecia, a Cipro e a Malta, ad esempio, sono completamente vietati. Alcuni divieti parziali, relativi agli animali selvatici, sono da poco presenti nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Belgio.

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Attualità

Kurdistan sotto attacco della Turchia: è un massacro

Il Kurdistan è sotto attacco. Il 9 ottobre scorso, dopo una negoziazione tra il Presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan e quello Americano, Donald Trump, le forze USA nel Nord della Siria si sono ritirate dalle aree lungo il confine con la Turchia, dando di fatto il via libera all’intervento militare di Ankara a Est del fiume Eufrate. Un intervento su cui Ankara insisteva da tempo, mirando all’eliminazione delle postazioni dei Curdi del Pyd-Ypg, e richiesto con ancora più accanimento in seguito alle sconfitte subìte dal partito del Presidente Erdoğan ad Ankara e Istanbul nelle scorse elezioni amministrative. “È il momento per noi di sfilarci da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali. È il momento di riportare i nostri soldati a casa. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi dovranno risolvere la situazione e capire cosa voglio fare con i soldati dell’Isis catturati.” – il tweet del Presidente Donald Trump. “Dall’inizio della crisi in Siria abbiamo sostenuto l’integrità territoriale di questo Paese e continueremo a sostenerla. Siamo determinati ad assicurare la sopravvivenza e la sicurezza del nostro Paese liberando la regione dai terroristi” – la dichiarazione del ministro degli Esteri Turco Mevlut Cavusoglu. Immediata è stata la risposta preoccupata della comunità internazionale. “Un massacro annunciato”, le dichiarazioni dell’ONU e dell’Unione Europea. Al punto da spingere Donald Trump a specificare che “se la Turchia farà qualcosa che superi i limiti, la distruggerò totalmente e annienterò la sua economia”. Un massacro annunciato I bombardamenti e l’invasione delle truppe corazzate Turche nel Kurdistan sono iniziati nel primo pomeriggio di mercoledì, nei pressi di Serekaniye, e sono proseguiti contro Ain Issa e diversi altri villaggi, causando le prime vittime a Misharrafa. Le forze Turche hanno poi preso di mira la diga nei pressi di Derik, che fornisce acqua potabile a 2 milioni di persone. Nel frattempo, nel campo di Al-Hol, dove si trovano circa 60mila tra miliziani dell’ISIS e loro familiari, è iniziata una vera e propria rivolta. La Turchia ha colpito anche Kobane, la città che ha sconfitto l’ISIS. I bombardamenti sono ripresi nella giornata di giovedì 10 ottobre, contro Tal Abyad / Gire Spi, dove l’esercito Turco non era riuscito a penetrare per la resistenza SDF. A Serekaniye, le forze di autodifesa civile del Kurdistan hanno catturato 5 miliziani jhiadisti, sostenuti dalla Turchia, che provavano a infiltrarsi in città. Tante le vittime e i feriti, tra cui diversi bambini. I combattimenti tra l’esercito Turco e le SDF sono poi proseguiti, nella giornata dell’11 ottobre, vicino a Tal Halaf, Tal Arqam e Aziziyeh (tutti nei dintorni di Serekaniye). Nonostante la disparità di mezzi in campo, la resistenza delle SDF ha messo a dura prova l’invasione Turca. A Kobane, diverse centinaia di persone sono scese per strada danzando e cantando, come forma di Resistenza. I residenti del campo di Mabrouka, che ospita 4000 profughi arabi, sono stati trasferiti con urgenza nel campo di Arishah, vicino a Hasekah. L’ospedale cittadino è stato bombardamento e fuori servizio e i cecchini turchi sparano sulle persone in fuga. […]

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Culturalmente

Quarto Stato, manifesto delle lotte dei lavoratori

Il Quarto Stato, del pittore piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo, è uno dei quadri simbolo del XX secolo, oggi conservato nelle sale del Museo del Novecento di Milano, e divenuto un’allegoria delle battaglie politico-sociali dei lavoratori. Si tratta di un quadro epocale perché, per la prima volta nella storia dell’arte italiana, un pittore sceglie di rappresentare l’ascesa del movimento operaio nella vita nazionale del Paese. Per Pellizza la questione sociale è un tema imprescindibile dall’arte e, con la sua pittura, afferma il principio di emancipazione del popolo. Il dipinto è un olio su tela di 293×545 cm e fu realizzato nel 1901. La protesta sociale de Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo  Pellizza cominciò a lavorare a un bozzetto degli Ambasciatori della fame già nel 1891, dopo aver assistito a una manifestazione di protesta di un gruppo di operai. Il soggetto iniziale era una rivolta operaia nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria, con tre soggetti posti davanti alla folla in protesta. Numerose furono, poi, le opere intermediarie tra il primo bozzetto degli Ambasciatori della fame e la Fiumana. Quest’ultima, rispetto ai bozzetti precedenti, presentava una massa vastissima di gente, tale da formare (come suggerisce il titolo) una vera e propria fiumana umana. Pellizza pose anche, in posizione subordinata rispetto al resto dei riottosi, una figura femminile con un bimbo in braccio, intesa passivamente come allegoria dell’umanità. L’opera è un primitivo esempio di pittura sociale. Tuttavia, non pienamente soddisfatto del risultato tecnico-artistico della Fiumana, ma soprattutto alla luce del brutale massacro di Bava-Beccaris a Milano, il pittore decise nel 1898 di riprendere per la terza volta il lavoro sul “più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l’Ottocento e il Novecento“, con l’obiettivo di rendere la fiumana più tumultuosa e irruente e facendola avanzare “a cuneo” verso l’osservatore. Il soggetto dell’opera erano gli “uomini del lavoro”, i braccianti. che fanno della lotta per il diritto universale una lotta di classe: il loro incedere verso l’osservatore non è violento, ma lento, fermo, con una pacatezza che richiama alla mente una sensazione di invincibilità e di vittoria. In primo piano, davanti alla folla in protesta, sono rappresentati tre soggetti: due uomini e una donna con un bambino in braccio. La donna, che Pellizza plasmò sulle sembianze della moglie Teresa, è a piedi nudi e invita con un eloquente gesto i manifestanti a seguirla. Alla sua destra, procede il protagonista della scena: un uomo sui 35 anni che, con una mano nella cintola dei pantaloni e l’altra che regge la giacca appoggiata sulla spalla, procede con disinvoltura. Alla sua destra ancora, vi è un altro uomo che avanza, pensoso, con la giacca fatta cadere sulla spalla sinistra. La quinta è costituita dal resto dei manifestanti che rivolgono lo sguardo in più direzioni. Alcuni reggono bambini in braccio, altri appoggiano la mano sugli occhi per ripararli dal sole, altri ancora guardano diritti davanti a loro. Sulla tela si affacciano i volti di numerosi amici di Pellizza, come Giovanni Gatti, il […]

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Attualità

Storie della buonanotte per bambine ribelli, censura in Turchia

“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, delle autrici italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo, è stato vietato ai minorenni in Turchia perché “potrebbe avere un’influenza dannosa sui giovani”. Il bestseller che ha venduto milioni di copie nel mondo, tradotto in 47 lingue, secondo il Governo turco va trattato come un porno e, pertanto, censurato. Il “board per la protezione dei minori dalle pubblicazione oscene” ha disposto che il libro venga venduto solo ai maggiorenni e non esposto dagli scaffali nei negozi. Per l’associazione degli editori turchi, però, la decisione “rappresenta un pericolo per la libertà di espressione e di stampa, oltre che una minaccia ai principi della società democratica”. “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, uscito in una prima edizione nel 2016 grazie a un crowdfunding, racconta la vita di 100 donne straordinarie, dall’artista messicana Frida Kahlo alla chimica Marie Curie, da Coco Chanel a Beyoncé, da Serena Williams a Malala, da Rita Levi Montalcini a Michelle Obama. Storie, accompagnate da meravigliose illustrazioni di ben sessanta artiste diverse, che descrivono le vite di figure femminili come poetesse, giudici, sollevatrici di pesi, astronaute, pittrici, rock star, scienziate e giornaliste, che con le loro idee e le loro azioni hanno cambiato il mondo. Donne straordinarie del passato e del presente che possano rappresentare un modello positivo per le bambine. Alcune, addirittura sono sconosciute anche agli adulti, come Maria Sibylla Merian, la scienziata tedesca che nel XVII secolo è partita con la figlia su una nave per andare nel Suriname, in Sudamerica, dove ha scoperto la metamorfosi delle farfalle. O Hatshepsut, la primissima faraona egiziana, vissuta molti secoli prima di Cleopatra. “Le bambine meritano di crescere circondate da più modelli femminili, meritano di crescere pensando che potranno diventare qualsiasi cosa vogliano.” – ha dichiarato la scrittrice Francesca Cavallo – “Quando un governo è spaventato da un libro per bambini che promuove l’uguaglianza, significa che sta avendo un grande impatto e questo mi rende ancora più motivata a continuare a lottare ogni giorno”. Ma cosa potrebbe aver infastidito a tal punto le autorità turche? Secondo l’autrice, “il problema è che la questione dell’uguaglianza di genere viene vissuta come una minaccia dai Paesi che vorrebbero le donne confinate a casa, mentre “Storie della buonanotte per bambine ribelli” invita le bambine a prendere in mano la propria vita senza paura. Anche per Elena Favilli, l’altra autrice, il fatto che il governo di Erdogan abbia censurato il testo “è la prova che il libro è diventato un simbolo di libertà e resistenza. Infatti le vendite in Turchia erano sempre a andate benissimo. Un incentivo a scriverne altri”. Per Murat Celikkan, dell’associazione dei diritti dell’uomo ad Istanbul, “trovare pericolose le donne che hanno superato gli ostacoli di un mondo dominato dagli uomini dà l’idea dello stato d’animo in cui si trovano i dirigenti Turchi“. Tuttavia, non è la prima volta che “Storie della buonanotte per bambine ribelli” viene censurato. L’anno scorso in Russia il libro è uscito senza il ritratto di Coy Mathis, una bambina transgender autorizzata dalla […]

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Napoli e Dintorni

Arca: il supermarket a Napoli dove non serve denaro

“Arca – l’emporio della solidarietà” è il primo supermercato a Napoli dove è possibile fare la spesa senza utilizzare denaro. Il meccanismo di acquisto avviene attraverso una “speciale” tessera punti che, direttamente alla cassa, converte la spesa in ore di volontariato da praticare presso i servizi sociali. Il supermarket si trova nella zona flegrea, tra Bacoli e Monte di Procida. Il progetto, unico in tutta la Regione Campania, non è riceve finanziamenti pubblici ma è stato realizzato su iniziativa dell’associazione “La Casetta Onlus” e la “Fondazione Progetto Arca” di Milano, oltre che con il supporto di tante attività commerciali napoletane. Sono quaranta le famiglie indicate dai servizi sociali dei due Comuni flegrei che, in condizioni di indigenza, beneficiano del progetto. Il progetto “Arca – emporio della solidarietà” ha un significato molto forte di fronte ai numeri che riguardano la povertà in Italia: oltre un milione e mezzo di famiglie vivono in una situazione di bisogno assoluta, per un totale di 4,5 milioni di persone, il numero più alto dal 2005 ad oggi. E, come spesso accade, le situazioni di disagio sono concentrate nel Mezzogiorno, dove si trova il 45,3% di persone bisognose di tutto il totale nazionale. «Secondo il rapporto 2016 su “Povertà ed esclusione” pubblicato dalla Caritas – spiega Anna Gilda Gallo, presidente della Onlus flegrea – in Italia 1 milione e 582mila famiglie vivono in povertà assoluta. Non si tratta di un disagio economico, ma della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quei beni e servizi necessari per una vita dignitosa. Dal 2007 la percentuale di persone povere è più che raddoppiata passando al 7,6%.» «A Milano, a Roma, a Napoli, e speriamo anche in altre città italiane, il progetto Arca vuole essere presente per aiutare le famiglie in difficoltà, che hanno il bisogno e il diritto di riprendersi e ricominciare a vivere – commenta Laura Nurzia, vicepresidente della Fondazione – Aiutare per noi significa, innanzitutto, soddisfare i bisogni primari attraverso beni semplici proprio come quelli alimentari ma significa anche guardare oltre l’assistenza, credendo in un futuro di autonomia e integrazione sociale per tutti. Questo è il valore imprescindibile della dignità della persona». «Una delle novità che abbiamo voluto introdurre – conclude Mariano Boccia dell’associazione “La Casetta” – è la possibilità per i clienti di ricambiare il servizio ricevuto tramite ore di volontariato da prestare secondo le proprie possibilità, competenze e predisposizioni. Non più, quindi, un semplice dono, ma una nuova dimensione di scambio che gratifica la persona». Anche nel resto del Paese si stanno diffondendo i market in cui non serve denaro per fare la spesa. A Rimini, l”Emporio Rimini” è parte del “Protocollo d’intesa per la lotta allo spreco alimentare” e viene definito come un luogo dove il concetto di “aiutare” è il fattore chiave. A Moderna, invece, si trova l’”Emporio Portobello“, in cui sono attivati servizi di prima consulenza legale e di sostegno per le famiglie che necessitano di aiuto in seguito a problemi legati al lavoro. Infine, […]

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Culturalmente

Eros e Thanatos, tra le pulsioni di vita e di morte

Eros e Thanatos, le pulsioni della vita e della morte, scandiscono la nostra dimensione psichica e biologica. O, meglio, scandiscono la dimensione psichica e biologica di ogni essere umano e – allo stesso tempo – sono perennemente in lotta con la realtà. Eros, dio greco dell’Amore e del desiderio, di tutto ciò che ci fa muovere verso qualcosa, un principio divino che ci spinge verso la bellezza. E Thanatos, figlio della Notte, personificazione della morte. Insieme, riproducono i conflitti più intimi dell’uomo e, ovviamente, non possono essere scissi poiché “non c’è vita senza morte” e viceversa. Sigmund Freud, il padre della “psicoanalisi”, con le sue riflessioni sulla sessualità e le nevrosi, è approdato a una spiegazione della dinamica della società basata sul contrasto proprio tra i due principi della psiche umana, Eros e Thanatos. Con “Eros”, Freud indica l’erede della libido, un’energia psichica legata alla pulsione sessuale, che costituisce l’asse portante delle sue teorie. Per semplificare, possiamo dire che per qualche tempo Freud ha immaginato una contrapposizione tra la pulsione verso il piacere e il principio di realtà dell’Io, ovvero tra la tendenza a soddisfare immediatamente i bisogni della libido e la tendenza a procrastinarli e adattarli al mondo reale. A un certo punto, però, la vita psichica e i comportamenti si dimostrano riconducibili alla sola libido e al principio di realtà. Anzi, il principio di realtà sembra nascere dalla stessa libido. Al contrasto tra il principio del piacere e il principio di realtà, Freud sovrappone una nuova contrapposizione: quella tra gli istinti di vita e gli istinti di morte, che sembrano appartenere alla materia vivente e spingono verso uno stato di quiete e una condizione inorganica. Nel Disagio della Civiltà (1929) “Thanatos” diventa il protagonista: è il nemico della civiltà. Il ragionamento di Freud parte dalla considerazione che ogni uomo desidera la felicità ma i limiti imposti dalla natura e dalla società spesso gli impediscono di raggiungere la meta. Infatti, se ogni uomo assecondasse esclusivamente il proprio principio d’Amore, vivremmo idealmente in un mondo senza conflitti. Gli uomini primordiali, ad esempio, erano senza dubbio più liberi di quelli attuali, nonostante rischiassero la pelle ogni giorno. La società mette a disposizione attività e comportamenti per indirizzare le pulsioni libidiche nel modo più inoffensivo (ad esempio la scienza, l’arte etc). L’Amore, così, si trova imbrigliato in mille regole che, nella nostra cultura, spingono alla monogamia e alla fedeltà e deviano una parte della forza erotica verso forme di Amore “inibito nella meta”, come quello per gli amici e i familiari. Ma allora perché la società non è un luogo paradisiaco dove tutti amano gli altri come se stessi? La risposta è semplice: perché l’uomo è naturalmente aggressivo. E anche a questa pulsione la civiltà si deve porre un freno. L’uomo delle origini poteva sfogare i suoi istinti distruttori e non soffriva di nevrosi, ma rischiava di cadere vittima dell’aggressività altrui. Lo stratagemma elaborato dalla società, invece, consiste nel rispedire al mittente la sua aggressività senza lasciargliela sfogare. L’energia pulsionale aggressiva, rinchiusa tra le pareti […]

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