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Eroica Fenice

Cronaca locale

Cross Occupato: dalla speculazione immobiliare al diritto alla casa

Napoli. Salita Arenella, 60. Il Palazzo è il Cross Occupato, in cui vivono famiglie e precari in emergenza abitativa. Quella del Cross è la storia di una lunga speculazione immobiliare, e ne abbiamo parlato con una delle occupanti. Partiamo dall’inizio: da dove viene questo Palazzo? Il Palazzo viene da una clamorosa speculazione immobiliare che il Comune di Napoli favorì tra il 2005 e il 2007. Il TAR la bloccò annullando i permessi di costruzione. Nell’affare erano coinvolti personaggi come Antonio Della Monica, patron di Cavamarket e ras di Forza Italia nel Salernitano, imputato (e anche arrestato) in diversi processi per aver stornato 300 milioni, lasciando per strada tanti lavoratori, ma anche per truffa, abusi edilizi, voto di scambio etc. Entriamo nel dettaglio. Cavamarket fallì e Della Monica si lanciò nelle speculazioni immobiliari con una serie di “scatolette” srl, a cui arrivarono prestiti a pioggia, concessi dalle banche senza garanzie. Nel caso di via Arenella a costruire fu la “Valsuo srl”, una società con soli diecimila euro di capitale, che ottenne un prestito di oltre sei milioni. L’area acquisita avrebbe dovuto vedere la ricostruzione “filologica” di un rudere del ‘700 abbattuto quarantadue anni prima, ma – con diverse variazioni dei permessi da parte dell’amministrazione comunale – si costruì l’attuale palazzina di tre piani, con un altro locale fronte strada e 48 box auto interrati. I vicini fecero ricorso al TAR, la Valsuo srl dichiarò il fallimento e la palla restò in mano alle banche e alla relativa curatela fallimentare. Con quali capi d’accusa fu presentato il ricorso? Essenzialmente quattro: l‘opera viola il piano regolatore, che prevede per quell’area solo costruzioni di attrezzature pubbliche o assoggettate a uso pubblico; l’abuso del principio di ricostruzione “filologica”; la violazione consistente delle distanze minime tra i palazzi; un’errata lettura della norma di riferimento per la ricostruzione di ruderi da parte dei dirigenti comunali che hanno concesso i permessi (norma che – se ben letta – non avrebbe permesso a monte la costruzione). La sentenza del TAR ha riconosciuto la violazione delle distanze minime e ha annullato tutti i titoli abitativi edilizi rilasciati, ma ha rinunciato ad approfondire sulla concessione “filologica” per ragioni di economia processuale. Da quanto tempo il palazzo è in stato di occupazione? Il Cross Occupato nasce circa cinque anni fa e attualmente è abitato da una cinquantina di persone. Con il gruppo di occupanti e la rete del movimento per il diritto all’abitare “Magnammece ‘o pesone”, abbiamo cercato da subito un dialogo con l’attuale amministrazione comunale per far emergere la speculazione multimilionaria che era stata compiuta e regolarizzare la situazione degli occupanti. L’avvocatura, infatti, si impegnò a non difendere ulteriormente le ragioni di quel ricorso in aula, ma a chiedere comunque la fissazione dell’udienza per arrivare a una sentenza definitiva del Consiglio di Stato, sentenza che è arrivata dopo ben cinque anni. Due anni fa, agli abitanti del Cross sono arrivate prima offerte e poi minacce da persone che sostenevano ci fosse un “accordo” per risolvere ogni problema sul palazzo. Organizzammo diverse iniziative pubbliche contro queste intimidazioni, a cui partecipò anche il Sindaco. Da allora la situazione […]

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Musica

Sponz Fest 2018, in scena il Festival diretto da Vinicio Capossela

Sponz Fest 2018: musica, arte e non solo! “Salvagg’, salvataggi dalla mansuetudine” è il tema della sesta edizione dello Sponz Fest 2018, in scena in Alta Irpinia dal 21 al 26 agosto, sotto la direzione artistica di Vinicio Capossela. “Sponz Fest 2018, sviluppa il doppio tema del salvaggio, del salvamento, della salvazione, e quello del selvatico in opposizione al mansueto. L’Irpinia prende il suo nome dall’Hirpos, il lupo nella lingua osco sannita. Terra di selve, di animali e uomini selvatici. Ammansiti dal “contributo”, ma di indole selvatica, come le faine, le volpi e i lupi dell’immaginario totemico locale. Un Fest per s-fasciarsi dall’idiocrazia. Per praticare la fierezza, a partire dalla fiera non domesticata che è in noi. Per salvarsi inselvatichendo.” – si legge in una nota dello stesso cantautore. Sponz Fest 2018,  programma e gli ospiti di quest’anno Si partirà il 19 agosto, con un’anteprima durante la “Festa del Libro” di Sant’Andrea di Conza, insieme alla scrittrice Michela Murgia. Dal 21, poi, lo Sponz farà tappa in altri 5 comuni dell’Alta Irpinia. A Calitri andrà in scena il momento clou: la “Notte Selvaggia” del 25 agosto, durante la quale il paese sarà percorso da uomini-bestia e uomini-alberi, dal tramonto all’alba, sulle note del Concerto “La Cupa ‘nta la Cupa” dello stesso Capossela, accompagnato dall’attore Mimmo Borrelli. Ma diversi saranno i protagonisti dello Sponz 2018. Per l’intera settimana, il popolo Mapuche, originario del Sud del Cile e dell’Argentina, darà vita a cerimonie ancestrali, riti propiziatori, musiche e danze collettive, preparazione di cibi, terapie collettive, medicina naturale. I Rumita, maschere ancestrali del Carnevale di Satriano di Lucania, richiameranno lo spirito dei boschi della Basilicata, mentre i Merdules, maschere sarde di Ottana, sveleranno le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico, tra cui il culto della fertilità. Infine, i diavoli dei Krampus di Canazei (Tn) che si aggireranno nel buio delle strade del paese assumendo, attraverso lo “spavento”, il ruolo rituale punitivo/educativo per rendere coscienti i più piccoli della scelta fra il bene e il male. Tra gli artisti, invece, A Hawk and A Hacksaw, duo americano affascinato dall’est Europa e dalla natura selvatica; Teho Teardo con Music for Wilder Man insieme al fotografo francese Charles Fréger; il polistrumentista spagnolo Vurro; il maestro Angelo Branduardi in un concerto speciale accompagnato da un ensemble di musica antica; i Tarantolati di Tricarico; Alfio Antico, il tamburo più selvaggio della Trinacria, accompagnato al marranzano e all’armonica da Giuseppe Milici; il Chinchinero, artista da strada Cileno che suona un tamburo da spalla al contrario; il pianista e compositore Stefano Nanni che dirigerà l’orchestra degli allievi del conservatorio di Avellino nel Requiem per animali immaginari. SponzArti: la collaborazione con i centri SPRAR locali Sponzarti, in dialetto irpino “metterti a bagno”, è la sezione di arti visive dello Sponz Fest e quest’anno sarà ovviamente centrata sulle potenzialità del selvaggio e del selvatico, intesi come strumenti liberatori e salvifici, e sulla declinazione del selvaggio nel rapporto con l’alterità. “Selvaggio, io o tu?” è il titolo-domanda di SponzArti che si propone di creare incontri tra chi arriva e chi è partito. In collaborazione con il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e la cooperativa Irpinia 2000 onlus, verranno selezionati tre progetti artistici per essere […]

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Attualità

Anticoncezionali gratuiti: al via in Emilia-Romagna

Anticoncezionali gratuiti, l’Emilia Romagna è un passo avanti a tutte le regioni   Per gli Egizi erano il miele e le foglie di acacia; nel Libro della Genesi, Onan “versa il suo seme” sul terreno per non diventare padre di un figlio con Tamar; nell’antica Grecia venne raccolto il silfio fino a farlo estinguere. Se l’Amore (in tutte le sue forme) è antico come il mondo, anche la contraccezione lo è. Nonostante ogni tentativo di impedire una gravidanza sia stato ritenuto (ed è ritenuto tuttora) immorale dalla Chiesa Cattolica. I primi preservativi risalgono alla fine del XX secolo e il primo Paese a svilupparli e commercializzarli fu la Germania. Agli inizi del ‘900 furono aperte le prime cliniche per il controllo delle nascite negli Stati Uniti e nel Regno Unito e nel 1950 fu sviluppata la prima pillola anticoncezionale. Tuttavia, la contraccezione non era legale, anzi. Spagna e Stati Uniti la vietavano e proibivano l’utilizzo del servizio postale non solo per gli oggetti anticoncezionali, ma anche per il semplice materiale informativo. Anticoncezionali gratuiti in Emilia Romagna Sarebbe stato dunque arrestato, cinquant’anni fa, un uomo come Sergio Venturi, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, che – tramite delibera regionale num.1722 del 06/11/2017 – ha reso gratuita la contraccezione per tutti gli under 26 che si rivolgano a un consultorio ASL. Le sole condizioni necessarie all’utilizzo del servizio sono: la residenza in uno dei comuni della Regione e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Una misura, quindi, che si rivolge a una platea molto ampia (richiedenti asilo compresi) e si estende alle donne fino ai 45 anni disoccupate o “con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi” dopo un aborto o nell’immediato post-partum. Ne confermano la validità i dati raccolti a poco più di un mese dalla partenza dell’iniziativa: al Poliambulatorio Roncati hanno già fatto richiesta di anticoncezionali 103 donne, nella stragrande maggioranza tra i 14 e i 19 anni, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni. L’iniziativa è destinata a crescere sempre di più, con l’apertura di 12 nuovi spazi e relativi servizi dedicati. Gli anticoncezionali che rientrano nel piano della Regione sono: preservativi, pillole (compresa quella del “giorno dopo”), spirali, anello e impianti sottocutanei. Finora la “pillola” viene distribuita in consultorio, dopo la visita ginecologica, ma tra qualche mese si potrà ritirare anche nelle farmacie ospedaliere. Anticoncezionali, in Puglia ci siamo quasi   Sulla scia dell’iniziativa Emiliano-Romagnola, anche la giunta regionale Pugliese ha disposto la distribuzione gratuita di estro-progestinici orali a basso dosaggio di fascia C, anelli vaginali, cerotti anticoncezionali e pillola del giorno dopo. In questo caso, la distribuzione gratuita è rivolta alle donne con basso reddito, con esenzione ticket, alle giovani, alle non comunitarie e neo-comunitarie e alle donne che hanno appena partorito. Il resto del Paese, invece, arranca: pillole e preservativi costano parecchio e nel 2016 anche le ultime pillole di fascia A sono passate in fascia C, ovvero non più rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre, non siamo ancora tra i Paesi che offrono un sito […]

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Attualità

Incendio al campo rom: corteo di solidarietà a Casalnuovo

Lo scorso lunedì, un campo rom tra Casalnuovo e Afragola ha preso improvvisamente fuoco. Due uomini, stando alle testimonianze di chi si trovava sul posto, sono arrivati su una jeep grigia, armati di fuoco e benzina e hanno appiccato l’incendio. L’incendio di Casalnuovo è durato ore e ore, anche a causa dei pochi mezzi a disposizione dei Vigili del Fuoco per domarlo. Un incendio così terribilmente grande da avvolgere in una nube di fumo tossica buona parte della provincia napoletana e anche le zone collinari della città stessa. A bruciare, infatti, anche moltissimi rifiuti speciali, tra cui copertoni e lamiere. Ma non si tratta solo di un enorme disastro ambientale, di quelli che chi vive in Campania è stato abituato negli anni a subire quasi quotidianamente. Molti uomini, molte donne e molti bambini hanno rischiato la vita tra quelle fiamme, a causa di un utilizzo feroce della violenza, volto a distruggere la vita di chi è “diverso”, di chi è marginalizzato. “Come se non bastassero le condizioni di povertà e indigenza che queste persone vivono a causa dell’assenza di vere politiche di integrazione e accoglienza” – denunciano gli attivisti di Un Popolo in Cammino, il movimento che ha lanciato un presidio di solidarietà al campo rom. Poi proseguono: “è il momento di manifestare sin da subito il nostro rifiuto a ogni forma di razzismo e violenza. Conosciamo bene i legami pericolosi che ci sono sui nostri territori tra razzismo e camorre. Un legame pericoloso che un giorno sfrutta le persone per i propri interessi e l’altro fa propaganda razzista“.  Il presidio (poi sfociato in corteo) si è spostato nel tardo pomeriggio di ieri dalla stazione della circumvesuviana di Casalnuovo e ha raggiunto in qualche ora il campo rom. Un corteo partecipato da diverse anime: sindacati, organizzazioni studentesche, centri sociali, associazioni contro le mafie, anti-fasciste, anti-razziste, comitati ambientali e tante comunità (senegalese, srilankese, palestinese, nigeriana, per citarne qualcune). Incendio al campo rom di Casalnuovo: le testimonianze Una gruppo di persone scampate all’incendio si è accampato nei pressi del campo. “Altri sono andati in un altro campo qui vicino, dove avevano amici e parenti. Altri sono accampati nelle terre come noi” – racconta Mario. Nelle terre, senza cibo, né luce, né acqua. Con loro ci sono donne e bambini. Uno di loro racconta: “Ci hanno detto che se ritorniamo nel campo ci incendiano di nuovo“. Nell’incendio hanno perso tutto ciò che possedevano, dai vestiti ai soldi. Nessuno dovrebbe mai vivere con la paura che il proprio tetto, seppur pericolante e fatto di lamiere, possa prendere fuoco. Nessuno dovrebbe mai dormire in un campo su cui si sono riversate polveri tossiche. Nessuno dovrebbe mai vedere quindici anni della sua vita andare in fumo. Nessuno dovrebbe mai vivere senza luce e acqua. Nessuno dovrebbe mai vedersi privare della propria dignità di uomo o di donna.

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Attualità

Referendum Sociali: al voto per scuola, ambiente e beni comuni

Ha raggiunto da poco le trecentomila firme la campagna per i Referendum Sociali promossa da decine di associazioni che si battono per istruzione, ambiente e beni comuni. Tra le tante, anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Comitato Sì Blocca Inceneritori. Il primo obbiettivo sono le cinquecentomila firme per l’indizione del referendum, in previsione per la primavera del 2017. Tre i temi al centro del dibattito: scuola, ambiente e beni comuni. Quattro quesiti per ridare valore alla scuola pubblica Sono quattro i quesiti referendari sull’istruzione. Innanzitutto, si chiede l’abrogazione delle norme sui finanziamenti privati alle singole scuole, in modo che ogni donazione confluisca in un unico fondo nazionale destinato al sovvenzionamento del diritto allo studio. I fondi, poi, andrebbero ripartiti in egual misura tra tutte le scuole eliminandone le disuguaglianze. Altri due quesiti riguardano lo strapotere dei presidi e la tutela del principio costituzionale sulla libertà di insegnamento. Il primo è volto all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di scegliere, confermare o allontanare i docenti dalla propria scuola. In questo modo l’assegnazione degli insegnanti alle scuole avverrebbe con criteri oggettivi, senza il rischio di una gestione clientelare delle assegnazioni stesse. L’altro quesito mira all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di attribuire premi ai docenti, rifiutando l’idea della premialità come prerogativa unicamente del dirigente. Infine, l’abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali di alternanza scuola-lavoro per lasciare ad ogni scuola la libertà di decidere il proprio piano dell’Offerta Formativa ed evitare una forte riduzione delle ore di insegnamento per attività che molto spesso non sono altro che prestazione lavorativa gratuita. Ambiente e beni comuni: i referendum sociali per un nuovo modello “sostenibile” Il quesito sulle trivellazioni petrolifere mira a bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione ed estrazione di idrocarburi, così da ridurre i danni provocati dagli impianti all’ambiente e alla salute di chi vive il territorio. Attualmente in diverse aree del Paese sono state presentate più di cento richieste di concessioni in terraferma e in mare. Il quesito sugli inceneritori, invece, richiede l’abrogazione dell’art. 35 dello “Sblocca Italia”, al fine di: restituire alla Regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti; contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente contaminazione tossica di aria, suolo e falde idriche; spostare risorse economiche pubbliche al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio. Inoltre, tra tutti i quesiti referendari, sarà presentata una petizione popolare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione. Una petizione e non un referendum perchè il decreto Madia “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico” prevede l’abrogazione di tutte le norme precedenti sui servizi pubblici e, di conseguenza, non si può sottoporre il decreto (che entrerà in vigore dalla metà di giugno) a referendum. In ogni caso, la petizione andrà a sostenere la proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico“. I comitati in difesa dell’acqua pubblica denunciano, infatti, la disattesa dell’esito […]

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Notizie curiose

Espresso Book Machine: da pdf a tascabile

Espresso Book Machine è una vera e propria rarità nel mondo dell’editoria. Vi è mai capitato di entrare in una libreria per comprare quel libro? Proprio quello, quel libro per cui magari avete risparmiato un pochino, per cui avete aspettato e che avete desiderato tanto? E vi è mai capitato di entrare in una libreria per comprare quel libro e scoprire che proprio quello non c’è? Nessun problema. Grazie a Jeff Marsh, un ingegnere di St. Louis (Stati Uniti), potrete stampare qualsiasi libro direttamente in libreria. Che sia “I Promessi Sposi” o  “Le ricette di nonna Dina” o un libro da voi scritto, vi basterà portare il pdf per averlo pronto, completo di copertina, in una manciata di minuti. E forse è proprio quest’ultima, una delle cose che rende Espresso Book Machine un’opportunità per tanti aspiranti scrittori: stampare il proprio lavoro in edizione “paperback” (un tascabile con copertina morbida), in qualsiasi numero di copie e, come mostrato nel video pubblicato da On Demand Books,  in brevissimo tempo. Espresso Book Machine, un po’ di storia Espresso Book Machine nasce negli U.S.A. alla fine degli anni Novanta, figlia di diversi esperimenti che avevano precedentemente visto la creazione di una macchina comprensiva di stampante e rilegatrice. E fu grazie a Jason Epstein (direttore della casa editrice statunitense “Random House” e cofondatore della rivista letteraria “The New York Review of Book”) che il progetto di Jeff Marsh venne sviluppato. Nell’aprile del 2006, una prima versione della macchina fu installata a Washington D.C., nell’infoshop della Banca Mondiale. Cinque mesi dopo, una seconda macchina fu installata in Egitto, nella biblioteca di Alessandria. Oggi, in tutto il mondo, se ne contano settanta, dagli Stati Uniti al Giappone. The Espresso Book Machine in Europa In Europa ci sono ben dieci Espresso Book Machine, di cui cinque in scuole di grafica francesi. L’ultima è stata inaugurata il 12 marzo scorso in una libreria di Parigi, proprietà della casa editrice “Presses Universitaires de France” (PUF), specializzata nella pubblicazione di testi universitari e manuali. Al numero 60 di Rue Monsieur le Prince, nel sesto arrondissement, i clienti della libreria potranno scegliere tra 3 milioni di titoli disponibili in tutto il mondo (350mila in lingua francese), tra cui i volumi la cui domanda non è abbastanza alta da giustificare una ristampa, e 5000 del catalogo di PUF. Anche in Italia una Espresso Book Machine è stata installata a settembre 2015 nel punto vendita di Mondadori in piazza Duomo a Milano, con un catalogo di libri da stampare di 7 milioni di titoli in italiano e in altre lingue straniere. 

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Attualità

Le tredici vite spezzate delle studentesse Erasmus

Tredici studentesse. Valencia. I fuochi d’artificio. I balli. Una notte di fine marzo. L’inizio della primavera. Dovevano esserci il vino e le risate, l’entusiasmo di vedere nuove cose, di conoscerne altre ancora. Elena ha ventuno anni e studia Economia. Valentina ha ventidue anni e viene da Firenze. A Lucrezia piace così tanto la Spagna che vorrebbe rimanere a Barcellona un mese in più, il mese di luglio. Serena ha quasi ventitré anni e studia Farmacia. Francesca ha ventiquattro anni e vuole fare il medico. Anche Elisa V. studia medicina. Mentre Elisa S. ha venticinque anni e, prima di arrivare in Spagna, studiava all’Università di Padova. C’è un filo che collega le vite di queste sette studentesse italiane, non solo nella tragicità della loro morte comune, ma anche nei sogni, nelle speranze e nella determinazione di chi fa una scelta di vita e di studio con uno sguardo attento al proprio futuro. L’incidente dopo la Fiesta de las Fallas Sono 13 le ragazze decedute in un incidente stradale causato da un colpo di sonno dell’autista del bus, uscito di strada nei pressi di Tarragona, su una delle principali autostrade nel Nord-Est della Catalogna. Sull’autobus c’erano cinquantasette studenti di ventidue diverse nazionalità; 34 sono rimasti feriti e attualmente si trovano in diversi ospedali della regione. Erano in viaggio da Valencia, dove avevano partecipato alla celebre Notte dei Fuochi della Fiesta de las Fallas, verso Barcellona, dove vivevano e studiavano grazie al progetto Erasmus, il programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea. L’Erasmus è un’opportunità che tanti studenti colgono ogni anno per cercare di allargare i propri orizzonti e per dare quel “qualcosa in più” alla propria formazione universitaria. È un’occasione per scoprire un mondo nuovo rispetto al proprio: nuove città, nuove lingue, nuove abitudini. È una scelta che in qualche modo segna un’intera generazione, caratterizzata da una forte precarietà nei confronti del proprio futuro. E, allo stesso tempo, una generazione che viaggia, conosce sempre di più, si forma e cresce in mille modi possibili. Una generazione aperta, pronta alla contaminazione tra diverse culture: ne sono la prova le diverse nazionalità degli studenti sull’autobus. Nelle tredici studentesse c’è un pezzetto di ognuno di noi In Elisa V., Francesca, Valentina, Elena, Lucrezia, Elisa S., Serena e nelle loro colleghe (le altre vittime sono due studentesse tedesche, una francese, una romena, un’austriaca e un’uzbeka) si possono ritrovare le ambizioni e le aspirazioni di tantissime giovani studentesse. I loro sogni, però, si sono fermati in una notte di marzo su una strada asfaltata della Catalogna. È sicuramente un incidente. Un errore. Tanti diranno commossi e con un sospiro “sono cose che succedono”. Ma quello che fa più male della morte di queste tredici giovani donne è che nelle loro tredici vite di studentesse c’era un pezzetto di futuro di ognuno di noi.

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Teatro

Pisci ‘e paranza all’ex Asilo Filangieri

Mario De Masi e il suo primo lavoro di regia, Pisci ‘e paranza, segnalato speciale al Premio Scenario 2015, sono andati in scena il 17 marzo – per la prima volta a Napoli – all’ex Asilo Filangieri. Da ormai quattro anni l’Asilo Filangieri si propone come centro di connessione e incontro tra artisti e lavoratori dello spettacolo per produrre un teatro di qualità e accessibile a tutti. L’intento è quello di dare valore soprattutto alla realizzazione, alla creatività, alla sperimentazione – prima ancora che al prodotto finito – ma anche di indurre il pubblico a riflettere sulle contraddizioni e le storture della società contemporanea. Non a caso lo spettacolo di De Masi conclude una settimana interamente dedicata al teatro dopo Pulcinella Cuntanapoli di Bruno Leone, che martedì 15 marzo ha visto la partecipazione di tantissimi bambini, e l’incontro con Fausto Paravidino (attore, regista e drammaturgo, vincitore del premio Tondelli con Due Fratelli e tra i pilastri del Teatro Valle di Roma) che si è tenuto sempre nella giornata del 17 marzo. De Masi nasce ad Avellino nel 1985. Dopo aver frequentato l’Accademia del Teatro d’Europa, studia al Teatro Elicantropo di Carlo Cerciello e, nel 2013, è vincitore del Premio Landieri per il migliore adattamento di un testo straniero. Pisci ‘e paranza: una continua ricerca di una forma di teatro essenziale Ed essenziali sono i dialoghi, i personaggi, la scena. I corpi e le voci si mescolano tra loro, in un crescendo di sussurri, sfottò, imprecazioni, domande. Pian piano vengono fuori ‘o sciacallo, la fidanzata e suo fratello, Perfidio e sua moglie in una stazione deserta dopo la partenza dell’ultimo autobus da una parte i tre che la vivono, come casa, giorno e notte e, dall’altra, i due capitati per caso, per sfortuna, in una realtà che apparentemente non gli appartiene. Ognuno dei personaggi (interpretati da Serena Lauro, Rossella Miscino, Fiorenzo Madonna, Andrea Avagliano e Luca Sangiovanni) è messo al centro del gruppo e, al contempo, ne è escluso. Come piccoli pesci, pisci ‘e paranza, in un acquario che riproduce le stesse dinamiche del mare aperto, i cinque riproducono un pezzo di società messo ai margini. Tutti con sprazzi di amara comicità e un linguaggio dialettale semplice e diretto comunicano direttamente o indirettamente le proprie debolezze e i propri difetti che li rendono terribilmente umani, e stringono relazioni gli uni con gli altri sulla base di affinità di sorta. Uno spettacolo assolutamente da non perdere! É possibile restare aggiornati su tutte le attività dell’ex Asilo Filangieri tramite la pagina Facebook l’Asilo o il sito www.exasilofilangieri.it

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Interviste emergenti

Makardìa: intervista a Filomena D’Andrea

Batteria di pentole, tamburi a cornice, chitarre e fisarmonica: i Makardìa sono un gruppo di musica folk, nato nel 2011 in Alta Irpinia, tra Aquilonia e Lioni. Sono in tre: Virginio Tenore, Amilcare D’Andrea e Filomena D’Andrea, l’anima del gruppo, che abbiamo intervistato per Eroica Fenice. Ciao Filomena! In molti te lo avranno già sicuramente chiesto, ma partiamo dall’inizio, perché “Makardìa”? Makardìa (magari a Dio!) è una parola del dialetto irpino, con la quale s’invoca una bella occasione oppure, per il rovescio della medaglia, serve a dire «non importa, non fa niente», il bello e il brutto del dedicarsi alle cose del cuore. Non a caso, per alcuni, è la trasformazione meridionale del greco “ma-kardìa”, «il mio cuore». Nei vostri testi ci sono diversi riferimenti a tradizioni popolari. Quanto ha contato e quanto conta per te il legame con la tua terra e le tue origini? In alcuni dei miei testi è presente la lingua della mia terra o racconti di tradizioni del posto perchè mi sento molto vicina a quello che è il genere popolare, ma in giro con il trio non proponiamo pizziche e tarante. Il nuovo album non ha nemmeno tracce dialettali, a parte qualche secondo di una vecchia canzone lionese. Che la mia terra e le mie origini siano importanti nella scrittura e nel canto è sicuro. In questo luogo ci vivo e tutto parte da qui. Con me posso portare una lingua, che non è più un dialetto puro, ma un misto di dialetti dei nostri paesi, e con me posso portare il legame per la mia terra, ma vorrei non ancorarmi troppo a questa radicalizzazione delle mie origini. E’ per questo che spesso mi diverto a cantare in altre lingue, è un modo per spostarmi, per viaggiare e allontanarmi dai miei luoghi che a volte ci stanno stretti e a tratti odiamo anche. Il nuovo album dei Makardìa si intitola Piccolo Concerto del Partito: “è la musica di chi è partito” A proposito del nuovo album, “Piccolo Concerto del Partito”, cosa avete voluto raccontare nei nuovi testi? Nella nostra seconda autoproduzione si parla di treni e viaggi, di spostamenti e di sfruttamenti. E’ un piccolo album nato in particolare dalla partecipazione allo Sponz Fest 2014 che aveva come tema quello del treno e della ferrovia, delle migrazioni e dei luoghi abbandonati. “Piccolo Concerto del Partito” è la musica di “chi è partito”, ma anche di chi ha lottato e ancora lotta per un’idea di felicità comune e di giustizia, in Irpinia come in tutte le parti del mondo, in dialetto, in italiano, in spagnolo o in francese, che poi sono parte delle lingue imprecise dei nostri vecchi migranti. E’ ancora importante parlare delle partenze, soprattutto in un periodo in cui la nostra terra si sta aprendo ad altri “arrivi”, altre presenze che naufragano nei piccoli paesi spopolati e li animano di nuovi colori, odori, vestiti, lingue. Ebbene, è ancora importante ricordare ai cittadini più restii nell’ospitare questi nuovi volti che anche noi siamo partiti e anche noi siamo […]

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Attualità

Un popolo in cammino: 10mila contro le camorre

Una marea di musiche e colori. Studenti, precari, lavoratori, pensionati, famiglie con i bambini, parroci, frati e suore. Sì, parroci, frati e suore. Tutti in piazza, insieme. “Un popolo in cammino” per la giustizia sociale, contro le camorre. “Abbiamo scelto di parlare di “camorre”, e non di “camorra” perché vogliamo denunciare che tante sono le camorre di Napoli. Stanno nell’intreccio tra criminalità organizzata, politica corrotta e imprenditoria collusa, tengono in scacco la nostra città fregandone lo sviluppo economico, strozzandone le prospettive di crescita e avvelenando le nostre terre.” – dichiarano gli organizzatori della manifestazione. Un popolo in cammino contro le camorre e il degrado Lo stato disastroso in cui versa la città di Napoli dal punto di vista economico e sociale è sotto gli occhi di tutti. In particolare, nelle zone periferiche e nei quartieri popolari il tasso di dispersione scolastica è altissimo, così come quello di disoccupazione, e tantissimi giovani rischiano di finire nelle mani della criminalità organizzata, che offre loro facili guadagni. A tantissimi giovani, quindi, viene negata una vita dignitosa e un futuro libero dal ricatto della camorra. I manifestanti rivendicano un piano strutturale di recupero nei quartieri, più investimenti per le politiche sociali e uno studio approfondito sulla situazione di disagio sociale in cui vivono specialmente i minori. Chiedono interventi che siano in grado di creare lavoro e un piano di investimenti per la crescita dell’occupazione in modo da renderla stabile e duratura. Tra le proposte: misure di contrasto alla povertà, a partire da una forma di reddito minimo garantito che possa liberare i giovani e le fasce più deboli della popolazione dal ricatto del lavoro nero, precario, mal retribuito e senza diritti; più fondi per il diritto allo studio, per contrastare la dispersione scolastica e offrire a tutti la possibilità di formarsi ed emanciparsi, e per dare centralità alle scuole, così da farle diventare dei luoghi di riferimento civile, culturale e sociale. Un popolo in cammino, in 10mila da Dante a Plebiscito Il corteo è partito da Piazza Dante intorno alle 10 e 30 di un sabato quasi primaverile e si è concluso a piazza del Plebiscito, dove il Prefetto Pantalone ha ricevuto una piccola delegazione. In piazza anche Giovanni Catenna, il 29enne ferito per sbaglio durante un agguato di camorra in piazza Sanità, i padri di Gennaro Cesarano, il ragazzo ucciso da un proiettile lo scorso settembre, e di Luigi Galletta, il meccanico ammazzato nell’officina dove lavorava a via Carbonara. Tra i manifestanti anche molti volti noti e figure istituzionali, dal sindaco Luigi de Magistris al fotografo Mimmo Jodice. Ma i più agguerriti sono proprio i parroci dei cosiddetti “quartieri difficili”, tra cui padre Alex Zanotelli che chiede a gran voce la presenza in piazza della “Napoli-bene” e don Loffredo, che specifica che il primo interlocutore dei manifestanti deve essere il governo.

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Cronaca locale

Nuovo ISEE: caos nelle università

Centinaia di studenti all’assemblea di Ateneo convocata da associazioni e collettivi studenteschi. Napoli – Segreterie universitarie strapiene, lunghe file di studenti che sbuffano e imprecano. Sui social network impazzano domande, polemiche, inviti ad agire, informazioni più o meno chiare. “Io non rinuncio!” denunciano le associazioni universitarie, e i rettori posticipano il termine ultimo per la presentazione del nuovo ISEE e il pagamento delle tasse per l’anno accademico 2014/2015. Ma cosa sta succedendo? Perché le università sono piombate nel caos? Quali sono i motivi delle proteste studentesche? Nuovo ISEE, proviamo a fare chiarezza L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è un indicatore che misura la ricchezza di una famiglia al fine di accedere a servizi, agevolazioni e altre prestazioni sociali erogati dall’INPS o da altri enti come le Università. Per l’accesso ai servizi di DSU, tra cui le borse di studio, assieme all’ISEE viene valutato il parametro ISPE, relativo alla situazione patrimoniale. Il calcolo dell’ISEE è stato riformato tramite il dpcm 159/2013, in vigore da gennaio 2015, che prevede: nel calcolo della situazione reddituale, l’introduzione di tutti i redditi esenti IRPEF (di conseguenza anche le borse di studio) e, per quanto riguarda la situazione patrimoniale, la valutazione degli immobili non più ai fini ICI ma ai fini IMU (con conseguente aumento di valore del 66% rispetto al precedente). Ma cos’è e come si determina adesso questo tanto chiacchierato ISEEU? L’ISEEU è un ricalcolo dell’ISEE che tiene conto di alcuni criteri previsti per l’Università. Criteri che sono stati modificati dal decreto sia con l’eliminazione della norma che valutava al 50% il reddito per gli studenti con fratelli e/o sorelle, sia con la riconsiderazione dello studente “autonomo”, il quale, per essere considerato tale, deve aver abitato da almeno due anni in un immobile non di proprietà della famiglia e deve avere un reddito lordo da lavoro non inferiore a 6500 euro. “I dati che abbiamo rivelano una drammatica incidenza del nuovo calcolo sugli studenti che hanno accesso alle prestazioni di DSU” – spiega Lorenzo Bianco di Link durante l’Assemblea di Ateneo convocata dalle associazioni e dai collettivi studenteschi alla Federico II – “Ma la questione riguarda tutti gli studenti, visto che il nuovo ISEE, facendoci risultare più ricchi, determina l’aumento della tassazione, generalmente fasciata in base al reddito”. Siamo tutti più ricchi? “In una regione come questa – prosegue Raffaele Giovine, rappresentante nel Consiglio degli Studenti di Ateneo – priva di una reale garanzia di welfare studentesco, con un drastico calo delle immatricolazioni e il trasferimento di massa di tantissimi giovani verso le regioni in cui il livello di diritto allo studio è più avanzato, il nuovo metodo di calcolo dell’ISEE ha escluso moltissimi studenti dalle graduatorie della borsa di studio, limitando di fatto l’accesso o il proseguimento del proprio percorso di formazione. In Campania – conclude – il diritto allo studio è solo un feticcio: basti pensare che quasi tutto il finanziamento nelle casse delle ADISU per le borse di studio – pari al 90% del totale – deriva dalla tassa regionale […]

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