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Eroica Fenice

Culturalmente

Fiori velenosi, 5 specie meravigliose e pericolose

I fiori velenosi: bellissimi, profumatissimi, eppure mortali. Ovviamente in natura è possibile scovare veleni dappertutto, anche se con forme e aspetti diversi. Ad esempio, il fosforo e l’arsenico nelle rocce, nei metalli pesanti, oppure – nel regno animale – i molluschi, ragni, scorpioni, insetti di vario ogni genere. Ma anche molte specie di vegetali, come i funghi o le piante vascolari, posseggono proprietà venefiche. L’uomo ha imparato, nel corso dei secoli, a distinguere le molte piante che presentano proprietà benefiche, addirittura mediche, da quelle che sono, invece, da considerarsi estremamente pericolose. Nella storia, moltissimi sono i casi di avvelenamento attraverso sostanze estratte dal mondo vegetale: il filosofo greco Socrate fu condannato a bere una pozione contenente cicuta; l’imperatore Nerone, le famiglie Borgia e dei Medici utilizzavano spesso il veleno per liberarsi degli avversarsi e mantenere il proprio potere. In ogni caso, molti sono i meravigliosi fiori che in realtà posseggono proprietà venefiche, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di concentrazioni minime di sostanze nocive. Qui alcuni esempi di fiori velenosi: Il CRISANTEMO, simbolo della commemorazione dei defunti. Si tratta di un fiore utilizzato in modi diversi. Gli agricoltori, ad esempio, lo usano per allontanare i conigli “grazie” alla sua testa tossica, specialmente per gli animali, e che agli esseri umani può provocare orticaria, pruriti, dermatiti da contatto. Dal crisantemo viene prodotto un insetticida naturale, il piretro. L’ORTENSIA, con i suoi petali che vanno dal blu-violaceo al bianco, può provocare – se ingerita – crampi, prurito, sudorazione e debolezza. Nei casi più gravi, anche coma, convulsioni e problemi alla circolazione sanguigna. Il fiore, infatti, contiene piccole concentrazioni di cianuro. L’OLEANDRO, diffuso come pianta ornamentale, la cui combustione provoca gli stessi sintomi da avvelenamento, ovvero nausea, diarrea, vomito, dolori addominali, e il malessere può estendersi anche al cuore. Il NARCISO, originario della Persia, cresce tra le pianure e le montagne dell’Europa meridionale ed è noto fin dall’antichità per il suo profumo inebriante e soporifero. Secondo diversi studi etimologici, la radice di narciso è “narkè”, ovvero sopore, stupore. Anche se il fiore e le foglie del narciso non causano alcun problema, i suoi bulbi, se ingeriti, possono dare luogo a disturbi come nausea, vomito, crampi. Il GLICINE, secondo alcuni scienziati, è tossico in ogni sua parte. Altri, invece, limitano la sua pericolosità a semi, radici e baccelli. Spesso viene associato nella coltivazione al gelsomino e usato in alcune ricette culinarie e bevande. Tuttavia, risulta tossico soprattutto per gli animali domestici e l’ingestione causa lievi dolori addominali, vomito e depressione del sistema nervoso centrale.

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Cinema e Serie tv

Easy, Chicago e relazioni sotto la lente di Joe Swanberg

Easy: la nuova stagione della nota serie tv su Netflix! Easy non è una serie come le altre. Assolutamente. Innanzitutto per il cast: un cast corale che comprende attori e attrici del calibro di Orlando Bloom, Elisabeth Reaser, Emily Ratajkowski. In secondo luogo, per la lavorazione che ha condotto all’uscita delle tre stagioni su Netflix: l’autore, produttore e regista Joe Swanberg (uno degli inventori del cosiddetto filone “mumblecore“, caratterizzato da improvvisazione dei dialoghi, recitazione naturalistica e un uso ridotto di location) ha tenuto segreto il tutto per molto tempo, rendendolo pubblico solo al termine delle riprese. La sua intenzione era quella di filmare, almeno la prima stagione, in completa libertà, senza senza essere osservato, girando la città di Chicago in lungo e in largo e con la possibilità di improvvisare ciò che stava prendendo corpo sul set. Proprio di Chicago è, infatti, il ritratto che, nonostante la coralità delle storie raccontate, l’autore intende realizzare. Una scelta comunque inusuale nel mondo delle serie tv, dove gli scenari preponderanti sono New York e Los Angeles. E ancora, Easy non è una serie come le altre perché è una serie antologica: ogni episodio è a se stante (può essere visto indipendentemente dalla volontà di completare l’intera stagione), e ogni episodio ha un titolo realizzato con stile e immagine differenti. Esplora le vicende di personaggi diversi che si destreggiano tra l’amore, le relazioni, la tecnologia e i problemi quotidiani della vita adulta. Una coppia con due figli che cerca una nuova intesa sessuale riappropriandosi di ruoli di genere stereotipati e convenzionali; una ragazza che si innamora di una vegana e prova a seguire il suo stile di vita per non sentirsi inferiore; due fratelli che realizzano una piccola distilleria di birra illegale; una coppia che cerca di avere un figlio, con l’intrusione di un amico (ed ex ragazzo della moglie); un “graphic novelist” di mezza età che si confronta con una “selfie artist”; una coppia di bell’aspetto che cerca di rivitalizzare la propria vita sessuale attraverso l’uso dell’app Tinder. Si tratta di trame moderne, spesso introspettive, anche provocatorie, sicuramente riconducibili a momenti di vita di coppia che moltissimi vivono quotidianamente, e che catturano le paure di entrambi i sessi, l’infedeltà, il terrore per il futuro, senza che emerga però alcun punto di vista giudicante. Lo strumento di analisi è il sesso, in tutte le sue forme, come semplice divertimento, come dovere coniugale da risanare disperatamente, come tabù da rompere, adultero, sicuro e incerto, etero e lesbico, a pagamento. In ogni caso, le diverse scene non hanno alcun filtro, con una verosimiglianza in cui è facile immedesimarsi, e sono state premiata dalla critica come “sex positive“. Infine, Easy è anche denuncia sociale, con uno sguardo alle tecnologie che rasentano l’assurdo, che incentivano la mera apparenza a discapito di un’etica che risulta necessaria nelle parole, ma mai coerente nei fatti. E Swanberg è molto attento nel suo approccio alle diversità che intende rappresentare: Danielle MacDonald, ad esempio, non appare in alcun modo come “cicciona emarginata”, ma come teenager […]

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Cinema e Serie tv

Insatiable: nessun futuro per la serie Netflix su Patty Bladell

“Insatiable” sì, “Insatiable” forse, “Insatiable” no. Alla fine no, non ci sarà un futuro per la serie Netflix, ma forse… forse, vale la pena parlarne comunque. Premessa: chi scrive ha assolutamente amato la serie, così come tutto il genere “divertente”, che rasenta l’assurdo, con un pizzico di black humour. Il pacchetto è arrivato dagli Stati Uniti nel 2018, ideato da Lauren Gussis (con alle spalle titoli come “Dexter” e “Once upon a time”) e diretto da Julie Hampton. Protagonista è Debby Ryan, una giovane attrice e cantante di Huntsville, Alabama. Immediata è stata anche la diffusione della seconda stagione, nell’ottobre del 2019, dopo la quale Netflix ha deciso definitivamente di cancellare la produzione. Ma andiamo con ordine. Patty Bladell è un’adolescente con problemi di sovrappeso, bullizzata dagli altri studenti che frequentano la sua scuola. A farle da “spalla”, una madre un tantino “evanescente” e un’amica lesbica, Nonnie, che ha in comune con la protagonista un’inarrestabile passione per Drew Barrymore. A invertire le sorti della giovane Patty è un incidente che le causa un ricovero e l’impossibilità di mangiare cibi solidi per tre mesi. Patty perde trentasei chili e diventa bellissima ma soprattutto con un’insaziabile sete di vendette per tutte le torture subite. In particolare, diventano ben presto la sua ossessione principale i concorsi di bellezza, ai quali partecipa grazie al sostegno di quello che è a tutti gli effetti il co-protagonista della serie, l’avvocato Bob Armstrong. Addirittura, secondo Mark A. Perlgard del “Boston Herald”: “Patty è importante ma non è il piatto principale di “Insatiable”. Stranamente e in modo cruciale, il suo punto di vista spesso si perde, ignorato o trascurato, almeno nei primi episodi. Il fulcro di questa commedia oscura è Bob Armstrong“. “Insatiable” è stata ispirata da un articolo dello scrittore Jeff Chu, “The Pageant King of Alabama”, pubblicato sul “The New York Times Magazine”. Chu ripercorre la storia di Bill Alverson, un avvocato statunitense che ha “allenato” moltissime reginette di bellezza, vincitrici dei più importanti concorsi americani. In aggiunta a quelle di Alverson, diverse vicende del racconto si basano sulle esperienze adolescenziali della stessa Gussis. Tuttavia, nel mese di luglio del 2018, più di centomila persone hanno firmato una petizione online su Change.org per chiedere a Netflix di cancellare la serie, accusata di “fat-shaming”, ovvero di derisione nei confronti di persone in stato di sovrappeso/obesità. L’attrice Alyssa Milano, che interpreta il ruolo di Coralee, moglie di Bob Armstrong, ha risposto su Twitter: “Non stiamo svergognando Patty. Stiamo affrontando (attraverso la commedia) il danno che si verifica dal fat-shaming”. E insomma, chi scrive non può che dirsi d’accordo.   Foto in evidenza: https://www.netflix.com/it/title/80179905

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Culturalmente

Poesie Metropolitane, un e-book per sostenere il Cotugno

Poesie Metropolitane nasce a Napoli nel 2016. Lo scopo dell’Associazione Culturale è la diffusione sul territorio di poesie inedite, dando spazio a moltissimi autori emergenti. Ideatrici del progetto sono Rosa Mancini e Maria Concetta Dragonetto. In questi difficili mesi di contagio del nuovo virus Covid-19, Poesie Metropolitane ha deciso di dare vita a Io Resto Poesia – Calamità artistiche, il suo primo e-book con cui sostiene l’Ospedale di Napoli Domenico Cotugno e tutto il personale medico-sanitario. Un lavoro composto da 49 componimenti poetici e 49 opere artistiche inedite, per diffondere poesia e bellezza anche quando tutto sembra buio e irrecuperabile. Il procedimento per ricevere la raccolta è molto semplice: basta effettuare una donazione, a partire da cinque euro, alle coordinate bancarie del Cotugno e successivamente inviare la copia dell’avvenuto bonifico all’indirizzo e-mail dell’Associazione ([email protected]). Poesie Metropolitane, versi per migliorare la società Poesie Metropolitane si può considerare come un vero e proprio movimento poetico e culturale che opera per il sociale e per la cura dell’ambiente. Il lavoro dell’Associazione si dispiega prevalentemente sui social network e, in particolare, su Facebook, dove avviene la cosiddetta “raccolta poetica” con componimenti poetici inediti, aforismi, haiku di autori, scrittori e appassionati del genere, provenienti da tutta Italia. Riesce, in breve, a riportare un’importante tradizione poetica attraverso un linguaggio attuale, quello del digitale. Ogni mese vengono pubblicati dodici componimenti, allo scopo di donare poesia in una società sempre più vuota di valori e povera d’amore. Inoltre la poesia metropolitana non segue necessariamente regole, metrica e ritmo, ma nasce per smuovere le coscienze e le emozioni, per liberarsi e liberare il sociale dal peso delle difficoltà e migliorare l’ambiente in cui si vive. In tal senso l’associazione promuove diverse attività sul territorio. Un esempio è l’isola ecologica poetica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una corretta raccolta differenziata: un rifiuto riciclato in poesia. Tutti i gadget (calamite, segnalibri, calendari) sono realizzati con materiali certificati e recuperabili. Oltre alla raccolta poetica, Poesie Metropolitane, organizza spesso gare creative, allo scopo di premiare l’autore e l’artista. La prima silloge poetica Carnale, gocce poetiche di eros, edita dalla Casa Editrice Marotta & Cafiero, risale allo scorso anno. Infine, Poesie Metropolitane é una realtà che crede fortemente nella cooperazione e collabora con altre associazioni per la “riqualificazione poetica del degrado e del sociale“. Il 9 giugno scorso l’evento “SegninVersi”, attacco d’arte poetico, promosso con il Consorzio Antiche Botteghe Tessili e il supporto di sette associazioni e il collettivo artistico NaCosa ha permesso di dipingere, con poesia e pittura, venti saracinesche di attività commerciali in Piazza Mercato. Fonte imamgine copertina: Ufficio stampa

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Attualità

Aldo Masullo: addio al grande filosofo del Novecento

Aldo Masullo nasce ad Avellino, il 12 aprile del 1923, a cavallo tra le due grandi Guerre. Si laurea in Filosofia e Giurisprudenza, allievo di Antonio Aliotta e Cleto Carbonara. Lavora prima come libero docente, poi come professore ordinario di Filosofia Teoretica e, infine, di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dal 1972 al 1976, ricopre la carica di Deputato della Repubblica Italiana nelle file del PCI e, successivamente, dal 1994 al 2001, diventa Senatore della Repubblica per i DS. Aldo Masullo è stato uno dei più grandi filosofi Italiani del Secondo Novecento, le sue lezioni universitarie sono state uno spettacolo di pensiero pensante. Le sue conferenze pubbliche erano affollatissime, piene di persone diverse che affascinava con un linguaggio semplice, carico di senso e di una profondità che restituiva con la massima leggerezza.  Sempre impegnato nella realtà e nella vita della sua città di adozione, Napoli. Una città che amava profondamente nonostante tutto, e a cui, con la lucidità del suo pensiero critico e attento, non risparmiava di esprimere analisi acute e nette, sostenendo che la città di Napoli amasse più apparire che essere. Sapeva che l’impegno di ciascuno di noi è far emergere questo essere a partire dalla messa in discussione della separazione tra le classi sociali, che è la cartina di tornasole di un malessere antico di cui si fatica ad andare alla radice. Di fronte alla fuga di molti giovani in cerca di lavoro e di un futuro, era solito dire che se avesse avuto vent’anni, non solo non l’avrebbe mai lasciata, ma sarebbe rimasto a Napoli. Mirella Armiero, su il “Corriere“, sostiene che Aldo Masullo abbia saputo riunire la “ragion pura con la ragion pratica“, mettendo la conoscenza al servizio dell’etica e dell’esistenza, per spiegare ma, soprattutto, per cambiare il mondo e il vivere come comunità, società, Istituzioni, Stato. Moltissime furono le coscienze che lui accese nel suo Magistero alla “Federico II”, affinchè si dedicassero alla politica, alla cittadinanza attiva, alla conoscenza, alla libertà, alla democrazia. La sua produzione fu intensa e varia, da “Struttura soggetto prassi” a “Il senso del fondamento“, “Fichte: l’intersoggettività e l’originario“, “Filosofie del soggetto e diritto del senso“”. Ma anche “Il tempo e la grazia. Per un’etica attiva della salvezza“, “Paticità e indifferenza” e “La libertà e le occasioni“. Motivi centrali della sua ricerca sono l’intersoggettività, il tempo, la «paticità», ossia la condizione di ciò che è “patico”, che dà emozione, sentimento. In una delle sue ultime interviste, precisamente quella fatta da suo nipote, Fernando Masullo, il Professore parla dell’importanza della comprensione di sé e degli altri come progetto, e di lotta a ogni forma di assolutismo poichè c’è sempre una grandezza a cui aspirare in ogni età della vita. Proprio per la sua attività di studioso è stato insignito della medaglia d’oro del Ministero per la Pubblica Istruzione. Appena due anni fa il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo aveva insignito della cittadinanza onoraria.

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Culturalmente

Goldoni, manoscritto inedito ritrovato a Dresda

Il Goldoni della Commedia dell’Arte, antecedente alla Riforma del Teatro, viene fuori da un inedito manoscritto della commedia “Il cavaliere e la dama”, ritrovato dal professore Riccardo Drusi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, durante una ricerca alla Sächsische Landesbibliothek di Dresda. È un Goldoni poco conosciuto e documentato quello de “Il cavaliere e la dama“, la commedia, scritta e rappresentata nel 1749, tratta le vicende di Donna Eleonora, virtuosa signora dell’aristocrazia napoletana che, dopo l’esilio del marito accusato di omicidio, si trova a fare i conti con l’insistenza dei suoi spasimanti e i pettegolezzi di chi scommette sui suoi cedimenti. In seguito, con l’aiuto del vecchio mercante Anselmo, riuscirà a trovare l’amore nel cavaliere Rodrigo, un uomo goffo ma perbene. Il manoscritto settecentesco ritrovato da Drusi è una redazione diversa da quella stampata e rispecchia, con ogni probabilità, la forma più fedele al testo che Goldoni aveva inizialmente concepito per la rappresentazione. «Se infatti nelle edizioni a stampa – spiega il docente di Letteratura italiana nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo lagunare – l’autore si premura di dichiarare che, rispetto all’originale portato in scena nel 1749, ha  proceduto alla sostituzione delle maschere dialettali con altrettanti personaggi che parlano in lingua, la redazione di Dresda vede invece agire alcuni personaggi (come Arlecchino, Pantalone etc.) nell’idioma che gli è più tipico». Già per queste varianti, «il manoscritto appare come un tassello molto importante per ricostruire quelle fasi più remote della scrittura goldoniana che l’autore stesso efficacemente occultò in nome della sua Riforma Teatrale». Una Riforma con cui Goldoni modificò la struttura della commedia, mirando alla semplicità e alla naturalezza, caratteristiche fondamentali della cultura arcadica e razionalistica, e affidandosi ai due libri fondamentali per mettere in scena la realtà che il pubblico richiedeva e in cui poteva riflettersi: il Mondo e il Teatro. Un equilibrio tra Mondo e Teatro poteva essere solo garantito dalla stesura di un copione (inizialmente soltanto per il protagonista così da ‘abituare’ impresari e pubblico alla novità della Riforma), che descrivesse con cura ogni azione che l’attore era tenuto a seguire fedelmente. Inoltre, Goldoni mirò all’innovazione dei caratteri teatrali a discapito delle solite maschere che limitavano l’analisi psicologica e comportamentale del personaggio. Ma perché il manoscritto è stato trovato a Dresda? Fino alla caduta del muro di Berlino, la Biblioteca della città era di difficile accesso, ma successivamente molti cataloghi sono stati resi pubblici e agli studiosi si sono aperte infinite possibilità di ricerca. Le compagnie teatrali del passato, infatti, partivano in tour nelle capitali Europee, tra le quali Dresda era una delle mete predilette, portandosi dietro il manoscritto. Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alessandro_Longhi_-_Ritratto_di_Carlo_Goldoni_(c_1757)_Ca_Goldoni_Venezia.jpg

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Attualità

Contraccezione d’emergenza: guida all’utilizzo

Alla contraccezione d’emergenza si ricorre dopo un rapporto a rischio (non protetto o non protetto adeguatamente), per evitare una gravidanza indesiderata. E’ un metodo ancora ignorato da tante donne italiane, visto che una gravidanza su 5 è, ancora oggi, indesiderata. Ma di cosa si tratta di preciso e in che modo va utilizzata? Innanzitutto, il termine “emergenza” indica l’occasionalità con cui ricorrere a questa forma contraccettiva, che non deve, dunque, sostituire un regolare metodo contraccettivo. Non va confusa con i metodi anti-concezionali, proprio perchè il medicinale non va assunto prima del rapporto sessuale. Il farmaco denominato comunemente “pillola del giorno” contiene l’ormone progestinico “lenonorgestrel” e agisce bloccando l’ovulazione oppure impedendo l’impianto di un ovulo già fecondato. Deve essere assunto preferibilmente entro 12 e non oltre 72 ore dal rapporto non protetto, con un’efficacia stimata intorno all’85%. Spesso, nei due giorni successivi all’assunzione, è possibile incorrere in diversi effetti collaterali, come nausea, vomito, diarrea, cefalea e vertigini. E’, dunque, necessaria la massima cautela. Insieme alla “pillola del giorno dopo”, fra la contraccezione d’emergenza, troviamo la “pillola dei 5 giorni dopo”, in commercio dal 2012. Anche in questo caso, la sua azione inibisce e ritarda l’ovulazione, bloccando di conseguenza la fecondazione. Tuttavia, ha un’efficacia maggiore (circa il 98%), che può aumentare a seconda della distanza che intercorre dal rapporto sessuale a la sua assunzione. Entrambe le “pillole” non proteggono dalla gravidanza qualora si verifichino altri rapporti a rischio durante lo stesso ciclo, e non proteggono da malattie sessualmente trasmesse. Inoltre, se il processo di impianto è già iniziato al momento dell’assunzione (anche se da poco tempo), il farmaco non è efficace. Per le donne di età pari o superiore a 18 anni, il medicinale non è soggetto a prescrizione medica, obbligatoria, invece, per le donne minorenni, e che può essere effettuata dal proprio medico di base, da un medico del consultorio, pronto soccorso, medico di guardia o ginecologi privati. Non bisogna essere accompagnati dai genitori o da una persone maggiorenne. Non trattandosi di farmaci abortivi, il farmacista o il medico obiettore di coscienza è obbligato per legge a rilasciare la ricetta o a vendere il farmaco. Da maggio del 2015, infatti, non è più obbligatorio presentare un test di gravidanza negativo per il rilascio. Infine, è possibile ricorrere allo IUD al rame, un contraccettivo d’emergenza costituito da un supporto in plastica che, avvolto da un filo di rame, viene inserito nell’utero. Gli ioni rilasciati dalla spirale impediscono la sopravvivenza degli spermatozoi all’interno dell’utero, causando unareazione infiammatoria nell’endometrio ed ostacolando l’annidamento di un ovulo fecondato. Rende, infatti, l’utero inadatto alla gravidanza, impedendo che l’ovulo, nel caso venga fecondato, possa impiantarsi e svilupparsi. La sua efficacia si aggira intorno al 99% e può essere applicato anche 4-5 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio. Per ricorrere al dispositivo, occorre rivolgersi a un ginecoloco, che in genere sconsiglia l’utilizzo alle donne giovani o che non hanno ancora avuto gravidanze, sia perché l’inserimento è più doloroso, sia perché sono più frequenti crampi o dolori e, soprattutto, perché un’infiammazione/infezione […]

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Culturalmente

Catacombe dei Cappuccini: dove i vivi incontrano i morti

Le Catacombe dei Cappuccini si trovano nel quartiere Cuba, a Palermo, all’interno o, meglio, nei sotterranei del Convento dei Cappuccini, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Palce e risalente al XVI secolo. La mummificazione è una tradizione antichissima, radicata in Sicilia e in tutto il Mezzogiorno pre-unitario, di cui le Catacombe dei Cappuccini di Palermo costituiscono la maggiore espressione, in virtù del numero di corpi conservati al loro interno, che – anche se non sono mai stati inventariati – sono stimati intorno agli ottomila. I frati Cappuccini si stabilirono a Palermo nel 1534 e avevano creato un cimitero in cui seppellire i propri confratelli scavando una fossa comune che si apriva, come una cisterna, sotto l’altare di Sant’Anna. In questa fossa/cisterna calavano dall’alto i defunti avvolti in un lenzuolo. Ben presto, però, la fossa divenne insufficiente e, nel 1597, i Frati decisero di dotarsi di un cimitero più grande, attraverso lo scavo delle Catacombe, probabilmente sfruttando l’esistenza di antiche grotte. Quando i Frati spostarono le reliquie dei loro confratelli seppelliti nella prima fossa nella nuova sepoltura, si accorsero che quarantacinque corpi erano rimasti praticamente intatti, mummificati naturalmente. Il fatto venne interpretato come un segno della benevolenza divina e i Frati decisero di non seppellire più questi corpi, ma di esporli in piedi dentro delle nicchie poste attorno alle pareti del primo corridoio delle Catacombe. La prima salma ad essere ospitata nel nuovo cimitero sotterraneo fu quella di Fra Silvestro da Gubbio, ancora oggi esposto con un cartello che ne ricorda l’avvenimento (16 Ottobre 1599). L’incredibile scoperta dei corpi mummificati portò una certa fama al convento ed i Frati cominciarono, a poco a poco, ad accogliere un numero sempre maggiore di salme finchè, nel 1783, decisero di concedere sepoltura soltanto a tutti coloro che fossero in grado di permettersi i costi delle pratica di imbalsamazione. Il metodo prevedeva, innanzitutto, di far “scolare” la salma per circa un anno, dopo averle tolto gli organi interni. Successivamente, il corpo rinsecchito veniva lavato con aceto, riempito di paglia e rivestito con i suoi abiti. Dal Seicento all’Ottocento furono migliaia le persone, soprattutto notabili siciliani e personaggi illustri, che decisero di affidare ai Frati i corpi dei loro defunti. Al desiderio di preservare il corpo a tutti i costi anche dopo la morte, infatti, si aggiungeva la possibilità per le famiglie non solo di piangere la tomba del proprio caro, ma anche di vederlo, di parlargli, di “fargli visita” come se ancora facesse parte del mondo dei vivi. Il cimitero venne chiuso nel 1880, ad eccezione di che per due salme risalenti ai primi anni del Novecento: la prima fu quella di Giovanni Paterniti, viceconsole degli Stati Uniti, mentre la seconda fu quella della piccola Rosalia Lombardo, morta alla tenera età di due anni per una polmonite e oggi nota come la “mummia più bella del mondo”. La salma è visibile nella Cappella di Santa Rosalia in fondo al primo corridoio sulla sinistra. L’imbalsamazione fu fortemente voluta dal padre affranto e fu curata dal […]

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Napoli e Dintorni

Vicolo della Cultura: il primo in Italia al Rione Sanità

Un Vicolo della Cultura a Napoli. Nel Rione Sanità. Questa l’iniziativa della Onlus “Opportunity” e del suo Presidente, Davide D’Errico. Davide è un imprenditore sociale, un giurista e un comunicatore e, insieme a Maria Prisco, Project Manager dell’Associazione, ha dato vita a un progetto ambizioso: cambiare la città di Napoli, partendo dal Rione Sanità. “Opportunity” nasce durante l’emergenza rifiuti in Campania del 2010; oggi gestisce tre beni confiscati alla camorra, organizza iniziative di beneficenza e di volontariato per minori a rischio e, in generale, per le fasce più deboli e povere della popolazione, tiene lezioni nelle scuole a bambini e ragazzi su legalità, cittadinanza e Costituzione. Si occupa anche di comunicazione sociale, con eventi e flash-mob che coinvolgono giovani di tutte le età, ed è un ente accreditato dal Ministero per il coordinamento e la gestione di progetti di Servizio Civile Universale. “Per cambiare la città non serve essere super eroi, basta essere cittadini!” il loro motto. “Il Vicolo della Cultura” verrà inaugurato il 21 dicembre mattina, in Via Montesilvano, nel cuore del quartiere Sanità di Napoli, un rione in cui è avvenuta una vera e propria rinascita grazie alla sinergia tra istituzioni, enti, associazioni culturali e sociali, imprese locali. Via Montesilvano si trasformerà in una vera e propria biblioteca all’aperto, con installazioni artistiche, opere di street art moderna ed “edicole culturali”. Partner di “Opportunity” nella creazione de “Il Vicolo della Cultura”, è Toraldo, la famosa azienda produttrice di caffè, con la campagna “Toraldo t’accumpagna”, ispirata al detto napoletano “‘a maronn’ t’accumpagna”. Vicolo della Cultura: dalla fede alla cultura “Proprio tra questi vicoli – ha dichiarato Davide D’errico – 300 anni dopo la prima illuminazione di Napoli, è nata l’idea di affiancare alle classiche edicole votive delle moderne “edicole culturali”. Perché se padre Rocco vinse la criminalità con la devozione e l’illuminazione, noi vogliamo vincerla con la bellezza e la cultura”. Nel ‘700, infatti, Padre Gregorio Rocco, frate domenicano, per illuminare i vicoli bui e stretti di Napoli, affisse sulle pareti della città le raffigurazioni della Madonna con il bambino, affidando agli abitanti del quartiere il compito di tenerle sempre illuminate. Così nacque la prima fonte di illuminazione della città, che non solo diede una piccola e immediata risposta al problema della criminalità, ma diede vita alle edicole votive che caratterizzano i vicoli napoletani. Le edicole culturali, invece, saranno spazio per mostre artistiche e fotografiche, biblioteca all’aperto e fonte di illuminazione ecosostenibile. Le opere artistiche de “Il Vicolo della Cultura” sono state realizzate da Mario Schiano e Gianluca Raro e finanziate dai club “Round Table”, “Rotaract Napoli” e “Rotaract Napoli Ovest“. All’inaugurazione di sabato 21 dicembre presenzieranno diversi scrittori napoletani, tra cui Lorenzo Marone, per donare i propri libri alla biblioteca gratuita, e saranno presentate ai cittadini tutte le attività portate avanti dal progetto nei prossimi mesi. La Compagnia Teatrale “Putéca Celidònia” interverrà con una performance tra i balconi di Via Montesilvano, mentre ScalzaBanda, la banda musicale dei ragazzi e delle ragazze del Quartiere Montesanto, riempirà il Vicolo con la sua musica. Ancora […]

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Attualità

NextStopMi, contro le molestie sui mezzi pubblici

NextStopMi nasce a Milano, da una semplice domanda: “anche a te è successo?”. Basta poco, in fondo, per scoprire che questo genere di “esperienze”, ovvero essere molestati (ma più spesso molestate) sui mezzi pubblici, accomuna moltissime persone che, molto spesso, scelgono il silenzio, il non detto. Per tantissime ragioni. Innanzitutto, perchè si pensa che possa essere stato uno sbaglio, o che lo si sia immaginato, o che – nel peggiore dei casi, perchè quello in cui la vittima si autocolpevolizza – la gonna indossata era troppo corta e la maglia troppo scollata. Come raccontano sul sito dell’Associazione NextStopMi: «Ogni mattina una ragazza si sveglia, prende la metro e sa che per fare un viaggio tranquillo sarà meglio cercare un vagone mezzo vuoto, mettersi seduta o preferibilmente spalle al muro, per evitare che per sbaglio qualcuno le appoggi una mano sul sedere. Ogni mattina, all’ora di punta, la ragazza realizza che il vagone non sarà mai mezzo vuoto e difficilmente troverà un posto isolato. La suddetta ragazza va dove deve andare in ogni caso, e, se le capiterà un inconveniente contatto, passerà oltre. Forse reagendo o, molto più spesso, scendendo alla prossima fermata.» Ma non siamo di fronte a un fenomeno che riguarda la sola città di Milano, anzi. Da un‘indagine ISTAT del 2018, le molestie con contatto fisico, ovvero quelle perpetrate contro la volontà della vittima, hanno interessato il 15,9% delle donne durante tutto l’arco della vita. Nel 60% dei casi la molestia è compiuta da un estraneo e per il 27,9% delle volte avviene proprio su mezzi di trasporto pubblico. NextStopMi non si rivolge, però, solo alle persone molestate: vuole parlare a tutti (in particolare, a tutti quelli che sono insieme su un vagone, su un autobus, su una banchina) per sensibilizzare la società su un tema, che a lungo è stato un tabù. Nel suo Manifesto, infatti, NextStopMi si auspica che ogni membro della comunità possa sentirsi sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, sia che lo testimoni, sia che lo sperimenti, in particolare viaggiando su mezzi pubblici. In questo modo, ogni individuo è responsabile dell’altro e previene la violenza pubblica basata sul genere. Una molestia è un’osservazione volgare, un commento, insulto, insinuazione, stalking, malizia, carezze non richieste, esposizione indecente e qualsiasi altra forma di umiliazione pubblica. La sensibilizzazione a cui mira NextStopMi è indirizzata sia alle vittime che agli aggressori, non per identificare ed eleggere un capro espiatorio, ma per creare consapevolezza sul tema e maggiore coesione sociale nell’affrontare le dinamiche connesse. In una sezione del sito dell’Associazione, è riportato un ironico “Decalogo dei molestatori”, realizzato attraverso le esperienze raccontate da decine di persone, e, per ognuno di essi, una descrizione su Dove trovarli, Come riconoscerli, le Paranoie che impediscono di reagire e le Reazioni che ognuno può avere per fare in modo che chi viaggia sui mezzi si senta più sicuro e meno solo. Del “Decalogo” fanno parte: l’appoggiatore (con la forza di inerzia come superpotere che gli permette di spalmarsi sul vostro sedere, approfittando […]

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Attualità

Sanna Marin, la premier finlandese più giovane al mondo

Sanna Marin è la nuova premier finlandese, a soli 34 anni, la più giovane al mondo. Votata dal Partito Socialdemocratico ed eletta dal Parlamento della Finlandia (il primo Paese ad eleggere, nel 1907, una deputata donna), l’ex Ministra dei Trasporti sostituisce Antti Rinne. L’ex premier, in carica dallo scorso giugno, è stato costretto a dimettersi in seguito allo sciopero del Servizio Postale (di proprietà Statale) e al ritiro dell’appoggio al suo Governo da parte del Partito di Centro, suo principale alleato. Sanna Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei “Veri Finlandesi” e del loro programma di Governo incentrato sulla lotta all’immigrazione (che aveva convinto un quarto dell’elettorato). Al suo fianco, in una coalizione di larghe intese, la Premier avrà altre quattro donne: la Ministra dell’Interno Maria Ohisalo, 34enne a capo della Lega Verde “Vihreä liitto”, Katri Kulmuni, 32enne leader del Partito di Centro “Suomen Keskusta”, la Ministra dell’Educazione Li Andersson dell’Alleanza di Sinistra “Vasemmistoliitto” e Anna-Maja Henriksson, 55enne a capo del Partito di Minoranza Linguistica Svedese, lo Svenska folkpartiet i Finland. L’azione di Governo punterà su alcune battaglie fondamentali: l’impegno per il sociale e l’ambiente, la crescita e l’occupazione contro le disuguaglianze. «Abbiamo un sacco di lavoro davanti a noi per ricostruire la fiducia nel Governo, ma sapremo essere il collante e il motore della coalizione», ha dichiarato la Premier subito dopo la vittoria. «Voglio costruire una società in cui ogni bambino possa diventare qualsiasi cosa e ogni persona possa vivere e crescere con dignità», è stato il suo primo tweet dopo l’elezione. Sanna Marin è nata il 16 novembre 1985 a Helsinki e, dopo aver vissuto e studiato a Espoo e Pirkkala, si è stabilita a Tampere, dove vive dal 2007. Si è laureata nel 2012 e ha conseguito un master in “Scienza dell’Amministrazione” nel 2017. È cresciuta con due mamme e in merito alla sua famiglia ha raccontato: «Siamo una famiglia arcobaleno. Per me, i diritti umani, l’uguaglianza delle persone non sono mai state questioni di opinione, ma la base della mia concezione morale. Sono entrata in politica perché voglio influenzare il modo in cui la società vede i suoi cittadini e i loro diritti». E precisato: «Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato». Dopo le prime esperienze nell’Unione Studentesca dell’Università di Tampere, infatti, Sanna Marin è entrata nel Consiglio Comunale della città con il Partito dei Socialdemocratici (SDP). Nel 2015 è stata eletta in Parlamento con 10.911 voti e nel giugno del 2019 è diventata ministra dei Trasporti. Come premier più giovane al mondo ha strappato il primato al 35enne Capo del Governo ucraino, Oleksiy Honcharuk, eletto ad agosto del 2019 a 35 anni, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, anche lui 35enne. E distanziando, infine, la neozelandese Jacinda Ardern, che nel 2017, quando aveva 37 anni, era diventata la più giovane prima ministra.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/MarinSanna/

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Attualità

#UnVioladorEnTuCamino, la protesta delle donne cilene

#UnVioladorEnTuCamino è l’hashtag ricondiviso in tutto il mondo dopo il flash-mob organizzato dal collettivo femminista “Lastesis” davanti alla Seconda stazione di polizia del Cile, a Valparaìso. Da settimane, il Sud America è attraversato da molteplici rivolte sociali. In Colombia, a Bogotà, la popolazione è scesa in strada contro le misure di austerità relative al salario minimo, alle pensioni e alle tasse. La rabbia dei manifestanti si è indirizzata verso l’incapacità del Governo nel combattere la corruzione, creare posti di lavoro e promuovere accordi di pace con le Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane. In Ecuador, a scatenare la contestazione contro il Presidente Lenin Moren è stato l’aumento del costo del carburante, dovuto alla sospensione dei contributi economici governativi in vigore dagli anni Settanta. Il bilancio delle proteste del mese di novembre è di otto morti, circa 1.300 feriti e più di mille arresti. In Venezuela, si è riaccesa la miccia tra i sostenitori dei due Presidenti, Nicolas Maduro e l’auto-proclamato Juan Guaidò. In Bolivia, Evo Morales è stato costretto a dimettersi, in seguito all’esplicita richiesta del comandante delle forze armate, e si è autoesiliato in Messico. In Cile, tutti i settori sociali sono coinvolti nelle proteste: dalla salute ai trasporti, dagli impiegati pubblici ai portuali, passando per le diverse componenti del mondo dell’istruzione e della formazione. Al centro delle rivendicazioni: un salario minimo da 500 pesos, l’aumento delle pensioni, la riduzione dell’orario di lavoro, i diritti alla casa, all’istruzione e alla sanità. Il Presidente Piñera ha risposto con una dura repressione nei confronti dei manifestanti, che si stanno scontrando con le forze di polizia e l’esercito da oltre un mese. Dal 14 ottobre, i feriti sono più di 2mila e si contano oltre 40 morti, con un bilancio in continuo aggiornamento. Da una parte, blocchi stradali, barricate, incendi; dall’altra, idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma. Ma non solo. La polizia cilena sta mettendo in campo ogni forma di sopruso, in particolare nei confronti delle donne. Secondo l’ONU, “L’alto numero di feriti e il modo in cui sono state utilizzate le armi sembrano indicare che l’uso della forza è stato eccessivo e ha violato il requisito di necessità e proporzionalità. Le notizie che arrivano riguardano abusi contro ragazzine e ragazzini, maltrattamenti e percosse che possono costituire fattispecie di tortura, violenze sessuali subite da donne, uomini e adolescenti“. #UnVioladorEnTuCamino: un hashtag a sostegno delle donne cilene Con #UnVioladorEnTuCamino, le donne cilene hanno voluto portare all’attenzione del mondo intero ciò che stanno subendo sulla propria pelle. Il loro grido, da Santiago del Cile, è arrivato fino a Sidney, passando per il Messico, Berlino, Parigi, Bruxelles e persino per la Turchia. “Lo stupratore sei tu” – dicono nel testo che accompagna la coreografia eseguita da donne di tutte le età con gli occhi bendati da un tessuto nero – “e lo Stato oppressore è un maschio stupratore“. Si tratta di una canzone contro il patriarcato e le principali forme di violenza contro le donne (molestie in strada, abusi, stupri, femminicidio, sparizione forzata) e mette […]

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Culturalmente

CalcioNapoli, storia e curiosità del club partenopeo

Il CalcioNapoli è da sempre spesso associato all’espressione dei tifosi “la mia lei è del 1926”. In realtà, in principio fu la polisportiva “Virtus Partenopoea” a partecipare ai tornei calcistici FGNI. E, nel 1905, fu annunciata la fondazione di una squadra di calcio cittadina, il “Football Club Partenopeo”, in cui giocavano i figli dei fondatori de Il Mattino, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. La squadra disputava le gare al Vomero, presso la funicolare di Chiaia. L’affermazione del gioco del calcio a Napoli risale, invece, al novembre del 1905, con la fondazione della sezione Reale Club Canottieri Italia, che l’anno seguente cambiò il proprio nome in Naples Foot-Ball Club. Il Naples vinse alcune competizioni minori come la Coppa Lipton, la Coppa Salsi e la Coppa Noli da Costa, disputò alcuni campionati ufficiali della Federazione di Seconda e di Terza Categoria e fu successivamente ammessa al campionato di Prima Categoria, con la decisione della F.I.G.C. di aprire alle squadre del centro-sud. Dopo la sospensione del campionato a causa della Prima Guerra mondiale, il giovane industriale napoletano, Giorgio Ascarelli, che aveva ereditato la società calcistica da Emilio Reale, decise di costituire l’Associazione CalcioNapoli, della quale fu il primo Presidente nella storia, ma la cui prima stagione nella Divisione Nazionale fu di estrema pochezza. I sostenitori della squadra, infatti, decisero di sostituire il cavallo rampante nello stemma della società con un modesto somaro, ancora oggi simbolo della squadra partenopea. Dopo la morte di Ascarelli, negli anni ’30, il Napoli si rinforzò ingaggiando all’incredibile cifra di 250.000 lire il calciatore Enrico Colombari, da allora soprannominato “banco e’ Napule” dai tifosi partenopei. Il campionato 1932-1933 fu il primo in cui gli azzurri sfiorarono lo scudetto. Nel 1936 la società fu rilevata dall’armatore Achille Lauro che, per risanare il bilancio, a cedette i calciatori più importanti, sancendo così la retrocessione della squadra in Serie B. Nel frattempo lo Stadio “Arturo Collana” del Vomero divenne la nuova “casa” della squadra. In seguito allo scioglimento della società dovuto alle difficoltà riscontrate durante la Seconda Guerra mondiale, ne nacquero due distinte: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio del 1945 si costituì l’Associazione Polisportiva Napoli, che riprese poi la denominazione definitiva di A.C. Napoli. Il 6 dicembre del 1959, il Napoli inaugurò il nuovo Stadio “San Paolo” (per la partita Napoli – Juventus) a Fuorigrotta e, proprio in quegli anni, conquistò la Coppa Italia, il primo trofeo della storia della squadra. Nel 1969, finita la grande stagione di potere della famiglia Lauro, Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ormai ridotta sull’orlo del dissesto finanziario. Nonostante le difficoltà, la squadra riuscì a vincere la sua seconda Coppa Italia e la Coppa di Lega Italo-Inglese, primo successo dei partenopei in ambito internazionale. L’inizio degli anni 1980 fu segnato dalla riapertura ai giocatori stranieri. Il Napoli ingaggiò dal Vancouver il libero Ruud Krol, già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo dei Paesi Bassi. Ma non bastò. Il Presidente Ferlaino era deciso a portare la […]

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Attualità

Daphne Caruana Galizia e il coraggio della verità

Daphne Caruana Galizia è morta il 16 ottobre del 2017, a 53 anni, e a pochi metri dalla sua casa di Bidnija, a nord dell’isola di Malta. Una bomba radiocomandata a distanza ha fatto esplodere la sua auto, una Peugeot 108, mentre era diretta in banca. Qualche settimana prima, infatti, il Ministro dell’Economia Maltese aveva fatto congelare i suoi conti correnti, come misura cautelare per un articolo di Daphne in cui lo accusava di essersi recato in un bordello durante una visita di Stato in Germania. Tre sono gli uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’uccisione: si tratta di Vincent Muscat e dei fratelli George e Alfred Degiorgio, dichiaratisi non colpevoli davanti al giudice. Ma dei mandanti ancora nessuna traccia. Solo 23 minuti più tardi dell’esplosione, sul blog “Running Cummentary” della giornalista maltese, che aveva scosso gli alti vertici del Governo e della politica, è comparso il suo ultimo articolo. «Ci sono ladri ovunque uno guardi. La situazione è disperata» aveva scritto. Uno dei suoi tre figli, Matthew, è stato il primo ad arrivare. «Ho visto parti del corpo di mia madre intorno alla sua automobile bruciata. Ho capito che non c’era speranza». Poco tempo prima di essere uccisa, Daphne Caruana Galizia aveva ricevuto minacce fisiche e verbali anonime, intimidazioni (tra cui l’uccisione del suo cane e un tentativo di incendiare la sua casa) mai prese sul serio dalle autorità a cui erano state denunciate. Le indagini sull’omicidio di Daphne sono state svolte dalla polizia maltese in collaborazione con l’Fbi, l’Europol e un dipartimento investigativo speciale arrivato dalla Finlandia, ma lo scorso giugno il Consiglio d’Europa ha criticato duramente le autorità di Malta per non aver garantito che fossero indipendenti ed efficaci. «Le prime persone su cui bisogna indagare sono nella politica e nelle istituzioni. Noi sappiamo chi aveva paura di nostra madre e da dove arrivavano le minacce: abbiamo comunicato queste preoccupazioni alle autorità ma dalla polizia non abbiamo mai avuto risposte», hanno dichiarato Andrew, Matthew e Paul Caruana Galizia, due dei quali sono a loro volta giornalisti. E hanno ricordato che la madre non scriveva né stava indagando su nessuna delle persone arrestate per l’omicidio. Daphne Caruana Galizia: scrittura e vita Daphne Caruana Galizia aveva cominciato a lavorare nel mondo del giornalismo nel 1987. Si era occupata di casi di corruzione, riciclaggio e truffa in cui spesso erano coinvolti esponenti del governo maltese. Aveva iniziato a lavorare come editorialista per il Sunday Times of Malta, e poi del Malta Independent. Si era occupata, inoltre, delle implicazioni maltesi dei Panama Papers, riportando nel 2016 la notizia del coinvolgimento di Konrad Mizzi, ministro del Turismo di Malta, e Keith Schembri, capo dello staff del primo ministro Joseph Muscat. Quando è morta, aveva in corso 47 cause per diffamazione, cinque delle quali in sede penale, quasi tutte intentate da politici e sostenitori di politici maltesi. Dopo la sua morte, 45 giornalisti provenienti da 18 testate di tutto il mondo hanno deciso di dare vita al consorzio “Daphne Project” impegnandosi a portare […]

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Attualità

La Pecora Elettrica: un nuovo attentato alla libreria

“La Pecora Elettrica” è stata distrutta di nuovo. Il locale anti-fascista in Via delle Palme, nel quartiere di Centocelle, a Roma, ha subìto un secondo incendio di matrice dolosa. Proprio alla vigilia della sua riapertura. Il primo attentato si era verificato (non a caso) lo scorso 25 aprile, e di lì a poco era scattata una vera e propria gara di solidarietà per aiutare i proprietari nella ricostruzione, attraverso una campagna di crowdfunding (in pochi mesi, furono raccolti circa 50mila euro) e decine di iniziative, che avevano visto mobilitarsi anche i negozianti e i gestori dei locali della zona. L’incendio è divampato intorno alle 3 di notte e a riportare la notizia è stato il titolare della libreria, Valerio Pasqualucci. Sul posto è stato rinvenuto liquido infiammabile e una carcassa di un motorino utilizzata come miccia. La magistratura ha aperto un fascicolo di indagine per accertare l’accaduto. Ma il quartiere Centocelle non è nuovo a questo genere di dinamiche: meno di un mese fa, era finita in fiamme la pizzeria “Cento55”, di fronte alla caffetteria/libreria, mentre da una ventina di giorni lo stesso trattamento era stato riservato a un altro locale nelle vicinanze. L’unico, assieme a “La Pecora Elettrica” a restare aperto fino a tarda serata. “La Pecora Elettrica” è “un luogo d’incontro di anime e di pensieri, un luogo in cui fare cultura e promuovere i talenti del territorio” – come si legge sulla pagina facebook – “una caffetteria/libreria per la divulgazione, lo scambio di idee, lo svago. Per assaggiare prodotti di qualità, per creare comunità”. Il locale, a metà tra il parco del Forte Prenestino e la Palmiro Togliatti, è diventato negli anni un vero e proprio punto di riferimento per tutti i residenti del quartiere, anche per il lavoro svolto nella riqualificazione del parco antistante. E per essersi posto come luogo sempre aperto e pieno di vivacità culturale, dagli spazi di co-working all’organizzazione di centinaia di eventi: presentazioni di libri per bambini, spettacoli teatrali dedicati alla Resistenza, incontri dedicati a tematiche di genere. Immediata è stata la risposta di enti, associazioni, partiti, esponenti del mondo politico e della società civile, in sostegno a “La Pecora Elettrica”. Per il Partito Democratico, si tratta di “un attentato di chiara matrice fascista nei confronti di un luogo di incontro sociale e scambio culturale. Chiediamo che sia fatta luce sull’accaduto e identificati i responsabili. Chi dà fuoco alla cultura brucia non solo i libri, ma riduce in cenere anche il rispetto, la libertà e i diritti dei cittadini”. La sindaca della Capitale, Virginia Raggi, ha dichiarato su Twitter: “Inquietante l’ennesimo rogo alla libreria a Roma. Se fosse confermato l’atto doloso sarebbe estremamente grave. Vicina ai proprietari, si faccia subito chiarezza!” Tanto sostegno anche, ovviamente, dal mondo della cultura, da Gipi a Michela Murgia, passando per il Premio Strega Helena Janeczek e Roberto Saviano, che ha lancia un appello: “Scriviamo una pagina, un racconto, troviamo un editore e finanziamo la ri-riapertura de la #pecoraelettrica?”. L’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, ha condannato l’episodio e ha […]

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Culturalmente

Briseide, storia della sacerdotessa Troiana di Apollo

Briseide, figlia di Briseo, sacerdotessa Troiana di Apollo. È questo il patronimico (ovvero l’espressione utilizzata per indicare il vincolo di un figlio o di una figlia con il proprio padre) che Omero riporta nell’Iliade per la giovane Ippodamia, principessa di Lirnesso, un’antica città della Misia, in Asia Minore, sotto la sfera d’influenza di Troia. Briseide sposò Minete, re di Cilicia, poi ucciso dal guerriero Achille nella presa di Lirnesso, durante la guerra di Troia. Fu proprio Achille a scegliere Briseide come schiava e amante. Nell’Iliade di Omero, Briseide viene raffigurata come una bella fanciulla, triste per la morte dei suoi cari e, tuttavia, innamorata di Achille, che l’ama a sua volta. Per questo, quando essa gli viene strappata per ordine di Agamennone che la rivendica per sé, Achille si rifiuta di proseguire a combattere. Il re dell’Argolide, infatti, aveva scelto come schiava Criseide, figlia del sacerdote di Apollo, Crise. Ma il Dio del Sole aveva scatenato una pestilenza tra l’esercito Greco per indurre Agamennone a liberare la fanciulla. Fu a quel punto che il capo supremo degli Achei pretese di avere Briseide, ma fu costretto allo stesso modo a “restituirla” ad Achille, con molti doni, quando l’eroe decise di tornare in battaglia per vendicare l’amico Patroclo. Ovidio, nella terza lettera delle Heroides, riprendendo e sviluppando il racconto omerico, immagina che Briseide scriva una lunghissima lettera ad Achille, in cui, dopo aver lamentato di essere stata da lui ceduta ai messi di Agamennone senza opporre resistenza, dichiara che, dopo la morte dei suoi cari, egli è diventato per lei signore, marito e fratello e che senza di lui la vita non ha significato. Gli chiede, perciò, di riprenderla con sé, non importa se come moglie o come ancella. Briseide compare anche in diverse opere d’arte, come “Pittore di Achille” (un’anfora attica a figure rosse di ceramica dipinta del 450 a.C. circa), “Briseide condotta a forza da Agamennone” (un affresco di Tiepolo del 1757), “Patroclo consegna Briseide agli araldi di Agamennone” (un affresco di Felice Giani degli inizi del XIX secolo) e “Briseide consegnata da Achille agli araldi di Agamennone” (gesso di Antonio Canova sempre dei primi anni del XIX secolo). Infine, nel libro “The silence of the girls” di Pat Barker, che “ha riscritto l’epica con gli occhi di una donna” (come riportato nella recensione dell’Atlantic), Briseide viene rappresentata come una sorta di “giudice di pace” intenzionata a risarcire le donne (che, durante la guerra di Troia, persero mariti, dignità, figli, diritti) dando loro voce. Ma, soprattutto, è una signora “stufa di ascoltare viaggi e storie sulle gloriose morti degli eroi, perché è tragico anche il destino delle donne che sopravvivono”. La Briseide di Pat Barker ragiona da individuo che ha un enorme valore, e con l’obiettivo di dire che, nello scontro tra Achei e Troiani, sono esistite anche le donne e sono state carne da macello. Non hanno combattuto corpo a corpo, nei campi di battaglia, ma sono state protagoniste di un altro sacrificio. Un sacrificio che – come osserva […]

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Culturalmente

Australia: vivere in una terra dalle mille opportunità

L’Australia, si sa, è una terra di grandi promesse. Fin da quando, nel primo e poi nel secondo dopoguerra, migliaia e migliaia di Italiani (e, in generale, di Europei) la scelsero come destinazione, come possibilità di costruirsi una vita e un futuro migliore all’estero. Canberra, Sydney, Melbourne, Brisbane, Perth, Adelaide: queste le città in cui molti dei nostri nonni e bisnonni hanno messo su una famiglia e aperto attività commerciali, contribuendo non poco alla crescita economica del Paese. L’Australia è un Paese molto esteso, il sesto Paese più esteso al mondo, in gran parte desertico. E, di contro, ha una popolazione molto ridotta, circa 25 milioni di abitanti, per la gran parte residenti nelle aree costiere, che affacciano sull’Oceano Indiano (a Sud e a Ovest) e sul Pacifico (a Est). Storicamente, è stata popolata dagli aborigeni per più di 40mila anni, e poi colonizzata dal Regno Unito a partire dal XVIII secolo. Infatti, ancora oggi, l’Australia è una monarchia costituzionale federale, con a Capo dello Stato la Regina Elisabetta II, e rappresentata da un Governatore Generale. Dal censimento australiano del 2011, si evince che solo il 2% della popolazione è indigena, mentre il 90% discende dagli Europei e l’8% è di origine Asiatica. Gli Italiani in Australia sono più di 170mila, mentre gli Italo-australiani rappresentano il quarto gruppo etnico del Paese, con 850mila persone. La lingua Italia è stata per decenni la seconda lingua più parlata dopo l’inglese, ed è comunemente insegnata come materia facoltativa nelle scuole. L’Australia ha, inoltre, una grande cura del proprio aspetto naturalistico e paesaggistico, con ben 64 siti sottoposti a una particolare tutela della propria biodiversità, e con 16 siti “Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO. Grazie al suo impegno sul fronte ambientalistico, è al 16° posto nell’Environmental Sustainability Index (l’Indice di Sostenibilità Ambientale). Ma cosa offre, oggi, l’Australia a un giovane che voglia fare un’esperienza di vita, di studio o lavoro, all’estero? Vivere nella “terra dei canguri”: le città principali Innanzitutto, è fondamentale la scelta della città in cui stabilirsi. Canberra è la capitale federale e centro politico-amministrativo del Paese, costruita a partire dal 1923. Si trova sulle sponde del lago artificiale Burley Griffin, in una regione prevalentemente agricola. La maggior parte della popolazione locale è impiegata nel settore pubblico, ma anche in quello turistico e dell’industria leggera. Sydney è la città più popolosa del Paese, con edifici moderni e costruzioni che ricordano l’Inghilterra dell’Ottocento. I visitatori sono attirati dai mercanti di antiquariato e dai musei dedicati alla scienza o all’arte contemporanea. Nei grattacieli della city hanno sede attività finanziarie e commerciali. Affianco, si estendono spiagge, parchi e riserve naturali incontaminate. Melbourne è un importante centro industriale sviluppatosi nella metà dell’Ottocento in seguito alla scoperta di giacimenti auriferi. Vi hanno sede alcuni degli orti botanici più ampi al mondo. La metropoli è un importante centro economico, in cui operano marchi automobilistici come Ford e Toyota. Studiare e lavorare in Australia: La prima cosa da fare per potersi stabilire nel Paese è, necessariamente, ottenere il Visto Australia. Si […]

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