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Eroica Fenice

Cucina e Salute

Coppette mestruali: guida all’utilizzo

Coppette mestruali? Solo il nome ci fa dubitare. Eppure negli ultimi anni, moltissime donne nel mondo hanno deciso di risparmiare sull’acquisto di assorbenti e di preoccuparsi dell’impatto che l’usa-e-getta ha sull’ambiente. Le coppette mestruali, dopotutto, sono piccole, si inseriscono nella vagina per raccogliere il sangue mestruale, si rimuovono, si svuotano e si riutilizzano. L’impiego delle coppette mestruali risale al lontano 1930, ma nel nostro Paese non sembra essere una pratica particolarmente diffusa. In Italia, infatti, le donne preferiscono utilizzare assorbenti esterni o tampax durante le mestruazioni, probabilmente perché le coppette mestruali sono ancora poco conosciute o pubblicizzate. Il primo avvertimento per chi decide di provare una coppetta mestruale è: non la si dovrebbe sentire molto e sicuramente non deve fare male. Piuttosto dovrebbe far provare una sensazione simile a quando si indossa un assorbente interno. E’ abbastanza difficile imparare a usare le coppette mestruali, ci vuole tempo e pazienza per capire come si inseriscono e, in alcuni casi, quali sono la forma e la misura giusta per la propria vagina; in media, occorrono almeno tre o quattro cicli mestruali per imparare a usarle correttamente. Tuttavia, non è da sottovalutare la differenza fondamentale tra le coppette mestruali e gli altri metodi, ovvero raccogliere, e non assorbire, il flusso mestruale. L’assorbimento dei tradizionali sistemi, infatti, non si limita solo al flusso mestruale ma anche al muco cervicale, che è in realtà un forte anti-batterico, in grado di creare una naturale barriera protettiva tra vagina e utero nella cavità cervicale, impedendo così a batteri e ad altri organismi estranei di entrare nella cavità uterina. Possiamo individuare due tipologie di coppette mestruali: 1. il modello più comune, rappresentato da una coppetta riutilizzabile a forma di campana, fatta di silicone medico o TPE, lunga circa 5 cm escluso l’estrattore e di norma diffusa in due misure. 2. una coppetta usa-e-getta e mono-uso che sembra simile al diaframma contraccettivo, con un diametro di 7,5 cm circa. Generalmente, ogni coppetta presenta almeno due dimensioni: la coppetta piccola e la coppetta grande. La scelta della taglia della coppetta dipende principalmente dal numero di parti avuti, l’età, il flusso mestruale. La coppetta di taglia piccola è più indicata per donne con età inferiore ai 30 anni, le coppetta di taglia grande è più consigliata per donne di età superiore ai 30 anni che hanno partorito. In linea di massima, la coppetta è ben accetta dai ginecologi, soprattutto in sostituzione degli assorbenti interni, il cui utilizzo è meno igienico e più rischioso. Ne è comunque sconsigliato l’utilizzo dopo un parto naturale, un aborto o un operazione, che rendono la zona molto più sensibile. Le coppette mestruali hanno un range di prezzo che varia dai 10 ai 35 euro, ma è un costo che viene rapidamente ammortizzato nel giro di pochissimi cicli, considerando il fatto che la coppetta mestruale a forma di campana ha una durata di 10 anni e che in genere una donna utilizzi nel corso della sua vita all’incirca 10.000 assorbenti interni o esterni. L’ostetrica e divulgatrice Violeta […]

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Attualità

Sovranity, una drag queen che legge le fiabe ai bambini

Sovranity ha incantato decine di bambini e bambine dai cinque anni in su, vestita da Principessa dei Ghiacci, con la lettura di tre racconti contro gli stereotipi di genere. Nella Sala predisposta dalla CGIL di Catania sono accorse moltissime famiglie in occasione del Pride svoltosi in città. Nel mese di giugno, infatti, tantissime città Italiane hanno dato il via all’Onda Pride 2019, le parate festose e colorate nate il 28 giugno del 1969, quando un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York. Per la prima volta la comunità LGBT decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza e, per tutti i giorni a seguire, scese in strada mostrando a tutti che era finito il tempo di nascondersi. Lo slogan era uno ed era chiarissimo: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud.” (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio). Sovranity,  con il suo pomposo vestito argentato e una corona d’argento sopra a una folta chioma bionda, ha iniziato con la favola Piccolo uovo, che – prima di nascere – decide di partire in esplorazione nel mondo delle famiglie. Nel suo viaggio, incontra due mamme gatte, un ippopotamo single che cresce da solo il proprio cucciolo, due canguri che hanno adottato due orsetti, due pinguini maschi con due figli, una coppia formata da un cane bianco e una cagnolina nera. Tutte queste famiglie, «sembravano un bel posto in cui crescere». L’incontro è poi proseguito con la lettura della fiaba di Rosaconfetto, un’elefantina color grigio, diversa da tutte le altre elefantine della sua tribù che – grazie a una dieta a base di anemoni e peonie – avevano un bel manto rosa. A Rosaconfetto non piacevano anemoni e peonie e ci teneva affatto ad essere tutta rosa. Avrebbe voluto, invece, scorrazzare nel verde e fare il bagno nel fiume come gli elefantini maschi, liberi di mangiare ciò che volevano e con il manto grigio… proprio come lei! Infine, la storia di Ettore, l’uomo straordinariamente forte, che lavora in un circo ed è capace di cose incredibili, ma – una volta finito il suo numero – diventa un uomo solitario e schivo. Ha parcheggiato la sua roulotte in un luogo appartato, lontano da occhi indiscreti per custodire il suo segreto… Una passione sfrenata per l’uncinetto e il lavoro a maglia! Un brutto giorno due domatori invidiosi svelano a tutti le sue creazioni, senza prevedere di star svelando anche un suo grande talento! I bimbi, insieme dai propri genitori, sono rimasti affascinati dalla drag queen e una di loro si è accorta che in realtà fosse un uomo. Sovranity le ha spiegato quanto amasse indossare quei costumi e che i suoi genitori erano stati molto comprensivi a riguardo. Il “Baby Pride” ha riscontrato dure critiche da parte di alcuni politici Italiani, come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e l’assessore alla sicurezza del Comune di Catania (in quota Lega Nord). «L’unico messaggio che ho voluto trasmettere […]

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Attualità

Universiade, a Napoli la XXX competizione mondiale

Sarà Napoli la città della XXX Universiade, dal 3 al 14 luglio, con 8mila partecipanti da 118 Paesi e 220 medaglie da assegnare. L’evento si svolgerà in tutta la Regione Campania, in ben 33 Comuni e in 58 impianti sportivi riqualificati per l’occasione. Primo fra tutti, lo Stadio San Paolo, che ospiterà la cerimonia di apertura dei Giochi Universitari mercoledì 3 luglio, a cui presenzierà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Allo Stadio di Fuorigrotta si esibiranno 1500 performer nella rappresentazione di una “U” che rimandi al logo dell’Universiade, mentre sul palcoscenico si alterneranno Malika Ayane e Anastasio, la campionessa paralimpica Bebe Vivo e Andrea Bocelli. La direzione creativa è stata affidata alla “Balich Worldwide Shows”, il cui team è noto per aver realizzato 20 Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016. La cerimonia di chiusura, invece, si svolgerà il 14 luglio, sempre allo Stadio San Paolo, e vedrà la presenza dei “The Jackal” in qualità di presentatori della serata. L’Universiade, o Olimpiade Universitaria, è una manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente ai Giochi Olimpici, e seconda solo a questi ultimi per importanza e numero di partecipanti. Fondata nel 1959, è organizzata, con cadenza biennale (nel mese di luglio quella estiva, nel mese di febbraio quella invernale) dalla Federazione Internazionale Sport Universitari (FISU). Il nome “Universiade”, frutto della combinazione tra le parole “Università” e “Olimpiade”, trasmette uno dei concetti-base di ogni forma di sport: l’universalità. Varie edizioni furono organizzate fin dal 1923, ma l’Universiade vera e propria fu ideata e organizzata dal dirigente sportivo Primo Nebiolo. La prima edizione si sarebbe dovuta tenere a Roma, sede dell’Olimpiade estiva del 1960, ma gli impianti non furono pronti in tempo, e la manifestazione si tenne nel 1959 a Torino. Con l’occasione venne creata la bandiera con la “U” circondata da stelle e venne adottato come inno il “Gaudeamus igitur”. Da quel momento, la FISU ha regolarmente organizzato i giochi mondiali universitari, con una partecipazione crescente di nazioni e di atleti: all’Universiade estiva del 2005, in Turchia, parteciparono ben 7800 atleti. Le discipline obbligatorie dell’Universiade (quindici sport) sono determinate dalla FISU. Il Paese che ha ospitato più edizioni delle Universiadi è l’Italia, con undici competizioni, mentre la città che ha ospitato il maggior numero di edizioni è Torino, con due edizioni estive (1959 e 1970) e un’edizione invernale (2007). Inoltre, nel 1966, si è svolta a Sestriere, comune della provincia Torinese, la IV Universiade invernale. Napoli è stata scelta come città ospitante della XXX Universiade il 5 febbraio 2016, a seguito della rinuncia di Brasilia. Lo sviluppo e la preparazione dell’Universiade ha visto l’utilizzo di circa 270 milioni di fondi pubblici stanziati dalla Regione Campania per la riqualificazione di impianti sportivi già esistenti su tutto il suolo regionale. Le gare, infatti, non si terranno esclusivamente nella città capolouogo, ma anche in altre province della Regione e in strutture periferiche. La mascotte dell’Universiade di Napoli 2019 è la sirena Partenope, simbolo della città e della sua fondazione mitologica. Secondo il mito, infatti, la città di […]

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Napoli e Dintorni

Carcere di Poggioreale, tra rivolte e degrado

Il Carcere di Poggioreale fu costruito nel 1914 nel pieno di un processo che, dalla fine del XVIII secolo, rese la prigione sostitutiva della pena di morte e delle punizioni corporali. Queste ultime, in realtà, persistevano anche nelle carceri e, in Italia, fino a circa cinquant’anni fa erano usate per mantenere “disciplina” e sopprimere eventuali ribellioni tra le celle. La pena di morte, invece, fu abolita nel 1945, con la Liberazione dal nazi-fascismo, e ufficialmente nel 1948, con la Costituzione Repubblicana. Poggioreale fu, però, una “necessità” per affrontare il sovraffollamento delle carceri in funzione all’epoca. Era, ed è tuttora, una “casa circondariale”, i cui detenuti sono in attesa di giudizio o condannati a pene inferiori ai cinque anni. Nel tempo, i reparti hanno preso il nome di città Italiane: Napoli, Milano, Livorno, Genova, Torino, Venezia, Avellino, Firenze, Salerno e Roma. Il punto massimo di sovraffollamento nel carcere di Poggioreale avvenne nella prima metà degli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra, vista la presenza di numerosi prigionieri politici e di commercianti della “borsa nera”. Fu in parte occupato dai tedeschi che, cinque giorni dopo l’armistizio, aiutarono i detenuti a fuggire. Tra le varie rivolte contro le condizioni igieniche del carcere, quella del 31 maggio 1972, quando dal padiglione Genova i detenuti devastarono ogni cosa, abbatterono i cancelli e saccheggiarono i magazzini. Furono due giorni di scontri con la polizia, durante i quali un detenuto di 19 anni fu ucciso da un colpo di pistola. I detenuti furono poi ammassati nei sotterranei e molti furono trasferiti. Ma nel carcere di Poggioreale si è consumata anche una vera e propria faida, durante la guerra di camorra tra i Cutoliani e gli appartenenti alla Nuova Famiglia organizzata, durante la quale era la camorra stessa a stabilire le regole di vita tra le celle. Il carcere di Poggioreale viene, ancora oggi, definito il “carcere peggiore d’Italia, sia per i diritti umani che per il degrado”. Secondo il rapporto del 2018 dell’associazione “Antigone”, la struttura ospita 2.299 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 1.611 posti. Nonostante le numerosi ristrutturazioni, le condizioni generali sono ancora inadeguate e incompatibili con ciò che prevede l’attuale ordinamento penitenziario. Alcuni esempi: celle che ospitano fino a 12 detenuti, assenza di stanze adibite alla socialità, mancanza di docce, umidità degli ambienti. Tra i più degradanti, il padiglione Roma, che “ospita” detenuti transessuali, tossicodipendenti e sex offenders tra muffa, finestre rotte, assenza di intonaco e docce comuni distaccate dalle celle. Ma le criticità presenti nelle celle sono numerosissime: non sono garantiti 3 mq calpestabili per detenuto, non tutte le celle sono riscaldate adeguatamente e dotate di acqua calda, non ci sono schermature alle finestre, non è assicurata la separazione dei giovani dagli adulti. Inoltre, sette reparti su dieci non hanno spazi di socialità all’interno dei padiglioni, comportando una limitazione nei movimenti dei detenuti e la loro permanenza all’interno della cella per moltissime ore. Solo nel 2017, si contano 290 casi di autolesionismo, 2 suicidi, 8 morti e 199 scioperi della fame. I […]

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Napoli e Dintorni

Monte di Procida, storia e leggenda della terrazza flegrea

Monte di Procida, nel punto più estremo della penisola flegrea, era un villaggio appartenente alla città di Cuma e, per questo, fu chiamato per secoli “Monte Cumano”. Le testimonianze sulla sua storia provengono, in particolare, da Dionigi di Alicarnasso (VI secolo a.C.) e risalgono al neolitico medio-superiore. Dopo la fondazione della colonia di Miseno, Monte di Procida ne fu affiliata al punto da mutare nuovamente il suo nome e divenire “Monte Miseno”. Ma lo splendore dei Campi Flegrei iniziò a vacillare con le devastazioni dei barbari del V secolo d.C., che spinsero molti uomini e molte donne a spostarsi verso Napoli e lasciare Cuma, Pozzuoli e Miseno. Quest’ultima fu, poi, distrutta dai Saraceni intorno all’850 d.C. e annessa all’isola di Procida. L’area fu interamente ricoperta di vegetazione selvaggia, una vera e propria foresta che Re Ferdinando I destinò alle cacce reali. I Procidani consolidarono la propria presenza sul Monte con la costruzione della Chiesa della Madonna Assunta (attualmente sito architettonico di rilievo, costruita simbolicamente verso il mare e l’isola di Procida), un graduale disboscamento, la semina del grano e la coltivazione vitivinicola. Oggi, Monte di Procida è un Comune Italiano che conta più di 12mila abitanti, all’interno della Città Metropolitana di Napoli. Nacque amministrativamente con il Referendum del 27 gennaio 1907, che sancì la separazione della terraferma e dell’isolotto di San Martino dal resto del Comune di Procida. Monte di Procida è nota come la “terrazza” dei Campi Flegrei poiché da diversi punti panoramici è possibile ammirare il Golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina e Capri (a est), le isole di Procida e Ischia (verso Sud), le isole di Ventotene, Ponza e il Circeo (a ovest). Nelle vicinanze sono, poi, visibili: il Golfo di Baia e Pozzuoli, Nisida, Capo Posillipo, Bacoli, Capo Miseno, Miliscola, la collina di Torregaveta, il litorale Domitio, l’Acropoli di Cuma e il lago Fusaro con la Casina Vanvitelliana. Il patrimonio più prezioso per Monte di Procida è, infatti, quello delle bellezze ambientali e paesaggistici, con panorami marini di rara bellezza, caratteristici per i colori tipici dell’area. Un esempio è l’Isolotto di San Martino, di appena 1600 mq, a cui si accede attreverso uno stretto tunnel, seguito da un fragile pontile. La principale manifestazione religiosa nel Comune di Monte di Procida è la Festa Patronale dell’Assunta dal 13 al 17 agosto, durante la quale avviene la processione del 15 agosto, di secolare tradizione: la statua dell’Assunta (che risale al 1814, opera dello scultore napoletano Francesca Verzella) viene trasportata a spalle dai marinai Montesi in servizio di leva per le strade principali del paese. Rappresenta la festa dei marinai e degli emigranti, che tornano per ringraziare la Madonna e la venerazione viene fatta risalire al culto per la dea Minerva. A Monte di Procida è legata anche la leggenda di Acquamorta, una piccola spiaggia da cui partivano le flotte cumano-siracusane. Si narra che un ricco proprietario terriero di nome Cosimo avesse un’unica figlia, bellissima, di nome Acqua, la quale un giorno si recò in spiaggia da sola per fare […]

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Attualità

L’Alabama vieta l’aborto: rischio ergastolo per i medici

Lo scorso 15 maggio, il Senato dell’Alabama (dopo 4 ore di dibattito) ha approvato una legge, l’HB314, che vieta quasi completamente l’aborto in tutto lo Stato. La nuova normativa ha ottenuto prima il via libera dalla Camera, poi dal Senato, e successivamente la firma di Kay Ivey, repubblicana, governatrice dello Stato. Ivey ha poi prontamente twittato: «Ho firmato. La legge afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio». A sostegno della governatrice, la deputata repubblicana dell’Alabama, Terri Collins, sponsor della proposta di legge, ha dichiarato: «Il nostro disegno di legge dice che il bambino nell’utero è una persona». Durante il durissimo scontro nell’aula del Senato dell’Alabama, le donne in segno di protesta sono scese in piazza vestite da ancelle, in riferimento alla serie tv ispirata al romanzo Il racconto dell’ancella. Si tratta della più dura misura fra quelle che attualmente restringono l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) negli Stati Uniti. Nello specifico, la legge stabilisce il divieto di aborto anche in caso di incesto o di stupro, e lo consente solo nell’eventualità in cui la gravidanza compromettesse la salute dalla madre. Inoltre, sono previste condanne pari a dieci anni di carcere per i medici che proveranno a praticare un’operazione del genere e fino a 99 anni di carcere per quelli che violeranno il divieto. Le donne che violeranno la legge, invece, non verranno incriminate penalmente. Nel testo della proposta di legge, viene comparato il numero di feti abortiti con quello delle vittime dei gulag di Stalin e dei campi di sterminio in Cambogia. Il provvedimento ha provocato le reazioni più disparate nel mondo politico Americano, nella società civile, tra le organizzazioni sociali. Staci Fox, dell’associazione “Planned Parenthood Southeast Advocates”, ha parlato di «giorno oscuro per le donne in Alabama e in tutto il paese», e il senatore democratico Bobby Singleton ha detto che il disegno di legge «criminalizza i medici ed è un tentativo da parte degli uomini di dire alle donne cosa fare con i loro corpi». L’Organizzazione Nazionale per le donne ha definito il divieto «incostituzionale» e decine e decine di ricorsi sono pronti per fermarlo. I gruppi di attivisti “pro-choice”, ovvero i sostenitori dei diritti riproduttivi delle donne, sono convinti, infatti, che i tribunali di livello più basso bocceranno il provvedimento, ma il piano dei Repubblicani è far arrivare la questione alla Corte Suprema Americana (SCOTUS), che rappresenta il tribunale di ultima istanza di Stato e che dovrà pronunciarsi sulla sua costituzionalità. I promotori della Legge puntano proprio a rovesciare in quella sede la sentenza “Roe contro Wade”, che dal 1973 ha di fatto legalizzato l’aborto a livello federale. A incoraggiarli è la recente nomina nella Corte Suprema, da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di due giudici anti-aborto: Neil Gorsuch e il controverso Brett Kavanaugh, accusato di abusi sessuali da almeno quattro donne. Attualmente i giudici di orientamento conservatore alla Corte Suprema sono 5 su 9. Non solo Alabama Negli Stati Uniti non esiste una legge unica […]

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Attualità

Ghosting e orbiting, come i social influiscono sulle relazioni

Ghosting e orbiting vi sembreranno dei termini nuovi, difficili, che poco hanno a che fare con le vostre vite. Eppure, come vedremo, chiunque abbia all’attivo un qualsiasi tipo di relazione e sia alle prese con il mondo dei social network, ne è stato sicuramente interessato almeno una volta nella vita. Partiamo, innanzitutto, dal significato. Per “ghosting” (da “ghost”, fantasma) si intende quel fenomeno che avviene quando la persona con cui si ha una relazione decide di porne fine semplicemente sparendo, completamente, all’improvviso, senza darne segnale in precedenza. È un fenomeno che riguarda, ovviamente, il mondo dei cosiddetti “Millennials” (ma non solo) perché sviluppano la maggior parte delle proprie relazioni proprio attraverso i social network. In questo modo, su questi canali, da un giorno all’altro, è possibile sparire senza spiegazioni: non leggere i messaggi, non visualizzarli oppure visualizzarli e non rispondere sono il segnale. L’”orbiting” (da “orbitare”), invece, si verifica nel momento in cui la persona sparita dalla circolazione ricompare all’improvviso, ma sempre interagendo attraverso i social network: mette il like a qualche stato di Facebook, visualizza le “stories” su Instagram, su WhatsApp etc. Questo secondo fenomeno si verifica prevalentemente nel momento in cui non si vuole eliminare qualcuno dalla propria vita in via definitiva, ma non si è pronti o nel momento di impegnarsi in una relazione più stabile. Rappresenta, in qualche modo, la preoccupazione che l’eliminazione completa del “contatto” possa rappresentare la perdita di una futura occasione di “riconnessione”. E’ un atto principalmente egoistico da parte di chi lo compie, e dovrebbe riscontrare la netta chiusura da parte di chi lo riceve. In realtà, i social network hanno solo amplificato e reso più complesso qualcosa di già molto diffuso: il fatto di scomparire all’improvviso dalla vita di qualcuno senza dare spiegazioni e quello di continuare a gravitare intorno alla vita dell’altro pur avendolo rifiutato. Basterebbe pensare, nel secondo caso, al fatto di frequentare gli stessi posti della persona con la quale si è deciso di chiudere i rapporti. Comportamenti che possono essere pericolosi per chi li subisce. Il ghosting lascia la persona nella più totale impossibilità di capire cosa sia successo. Mina non solo la possibilità di elaborare la chiusura, ma anche l’autostima. Una persona che viene lasciata senza sapere il motivo è costretta a ragionarci da sola. Il ghosting e l’orbiting sono pericolosi perché lasciano un aggancio sottile che alimenta continuamente una speranza fatta di segnali ambigui. Tra l’altro, in entrambi i casi, per chi lo fa, è tutto molto semplice. L’orbiting, in fondo, non è altro che un giochetto psicologico. Non presume una presenza costante, ma nemmeno un’assenza. Non presume un impegno, ma nemmeno una chiusura definitiva.

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Food

Gattò Bistrot a Portici, il primo in Campania

Gattò Bistrot, il primo in Campania, si trova a Portici, in Viale d’Amore, 29 (nei pressi della Vesuviana di Bellavista),  ed è stato inaugurato da qualche settimana. Il gatto, si sa, è il felino più popoloso al mondo. Si contano una cinquantina di razze differenti. E’ essenzialmente “territoriale” e “crepuscolare”, un predatore dalle fusa e dai vocalizzi facili. Se siete amanti dei gatti e del buon cibo, il Gattò Bistrot è sicuramente il posto che fa per voi. Già dal nome del locale, infatti, si percepisce l’obiettivo “animal friendly” ma, soprattutto, con una cucina che unirà tradizione, salute e contaminazione. La tendenza arriva dal Giappone, dove i “Neko Cafè” sono ormai diffusi da circa dieci anni, con l’apertura del primo locale dedicato agli amanti dei gatti a Osaka. Lentamente, la formula del “Cat Cafè” ha messo radici anche in Europa e in Italia, arrivando proprio fino a Portici. “Qui gatta ci cova” è lo slogan scelto da Valentina, titolare del locale, che ha accuratamente scelto i sei felini che faranno compagnia ai suoi futuri clienti. Il nome scelto per il suo locale, “Gattò”, è un’italianizzazione del “gateau”, celebre piatto francese. Il Gattò Bistrot è un luogo in cui rilassarsi sfogliando un libro, gustando piatti adatti a tutti i palati (vegetariani, vegani, intolleranti al lattosio o al glutine), ma soprattutto è un luogo da vivere insieme ai piccoli felini. Le “special guest” del Gattò Bistrot hanno tutte un passato da randagi e a curarli è stata l’associazione “I gatti della traversa” di Portici, che li ha condotti all’ambulatorio veterinario di San Sebastiano per la profilassi necessaria. L’associazione, infatti, è da circa tre anni fortemente attiva sul territorio, sia per il recupero dei felini abbandonati, sia per la ricerca di una sistemazione per ognuno di loro. Gli abitanti del Gattò Bistrot si chiamano Procolo, Sole, Ciancioso, Luna, Perla e Piccolina, e sono la vera e propria attrazione del locale. Come già accade, peraltro, al “Romeow”, il cat bistrot di Roma, nel quartiere Ostiense, dove il design del locale segue essenzialmente le esigenze feline e l’offerta gastronomica è incentrata su una proposta vegana e crudista. O al “Nero Miciok”, il cat café di Palermo (nel quale vengono organizzati anche diversi eventi culturali), che ha seguito le orme del “MiaGola Caffè”, a Torino. Chi sceglierà il Gattò Bistrot per trascorrere il proprio tempo potrà fare amicizia e giocare con tutti i felini del locale, ma non potrà portarne dall’esterno. Infine, un’altra iniziativa lodevole messa in campo da Valentina è la “libreria a scaffale aperto”. Tutti i suoi clienti, infatti, tra un pasto e l’altro, potranno fermarsi e concedersi una lettura, grazie alla vasta scelta di libri messa a disposizione nel locale. Sempre in compagnia di Procolo o Sole, s’intende.

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Cinema e Serie tv

Gomorra 4, boom di spettatori per i primi due episodi

Gomorra 4, la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ha tenuto col fiato sospeso più di 1 milione di spettatori per il suo debutto su Sky Atlantic. I primi due episodi (prodotti con Cattleya e Fandango, in collaborazione con Beta Film) sono andati in onda venerdì 29 marzo, con un dato di permanenza di spettatori per l’intera serata del 77%, il 12% in più rispetto alla media della terza stagione. Sui social network, hanno generato un totale di 267.700 interazioni e l’hashtag ufficiale #Gomorra 4 è entrato nella classifica dei trending topic italiani su Twitter. Protagonista indiscusso dell’inizio della quarta stagione di Gomorra è Salvatore Esposito, nel ruolo di Genny Savastano. Genny, dopo la morte dell’amico fraterno Ciro, è costretto a ristabilire gli equilibri tra i diversi clan della città e, per farlo, favorisce l’ingresso in scena di un nuovo giocatore, il boss dei “Levante”, potente famiglia dell’area Nord di Napoli, a lui unita da un legame di sangue. Genny, però, lontano dalle guerre sanguinose di camorra, si reinventa come imprenditore, avviando un grandissimo progetto per la costruzione di un aeroporto, ma scontrandosi con tutte le difficoltà del muoversi in modo “pulito”. Ritroviamo alla regia Francesca Comencini, con le musiche dei Mokadelic alternate alla voce di periferia di Franco Ricciardi. Sembra forte il riferimento ai film Il ladro di cardellini di Carlo Luglio nel primo episodio, e Veleno di Diego Olivares nel secondo. Tema centrale della seconda parte, infatti, lo sversamento di rifiuti tossici nell’area tra Napoli e Caserta, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”. L’episodio mette in evidenza le conseguenze sulla salute delle persone che il fenomeno ha prodotto, la dinamica che porta allo sviluppo dei roghi tossici e la connivenza di alcuni proprietari terrieri locali con i fautori dell’avvelenamento. Ritroviamo anche dialoghi forti, efficaci, forse privati dell’effetto di quelle frasi che avevano caratterizzato le prime stagioni, quelle che avevano divertito e lanciato veri e propri trend sui social network (anche grazie alle divertentissime parodie dei The Jackal) e molto diffuse anche nel linguaggio dei giovani napoletani (e non solo). Ritroviamo infine, così come li avevamo lasciati, tutti i personaggi di Gomorra 3: da Enzo Sangueblù, interpretato da Arturo Muselli e il suo braccio destro Valerio (Loris De Luca) fino a Patrizia, personaggio della bravissima Cristiana Dell’Anna. Proprio Patrizia è candidata ad assumere un ruolo centrale in Gomorra 4, ristabilendo un protagonismo femminile (come lo era stato per Maria Pia Calzone e Cristina Donadio, interpreti di Donna Imma e Donna Annalisa “Scianel”), che si rifa, però, alle stesse dinamiche di potere, di violenza e di sopraffazione prettamente maschili. Grande assente, Marco D’Amore, che ha interpretato nelle prime tre stagioni Ciro Di Marzio, e che ritroveremo nei prossimi episodi in un ruolo inedito, quello di regista.

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Attualità

Greta Thunberg e la sua lotta contro i cambiamenti climatici

Greta Thunberg. Il suo volto ha invaso i media di tutto il mondo, le sue parole sono state riascoltate da migliaia di persone, sui social spopolano notizie sulla sua vita, meme, fake news. In poco tempo, la sedicenne svedese ha raggiunto una popolarità impressionante e, come tutte le popolarità, spesso è contesa tra fanatici e “haters”, al punto che in Italia i suoi “seguaci” hanno ottenuto l’appellativo di “gretini”. Ma chi è Greta Thunberg e come è arrivata a essere eletta come la teenager più influente del 2018 dal Time, come donna più influente in Svezia del 2019 e a ottenere perfino la candidatura al Nobel per la Pace? Un anno fa, il 20 agosto 2018, Greta Thunberg, allarmata da un’estate svedese caldissima e da numerosi ed estesi incendi avvenuti nel paese, si sedeva per la prima volta davanti al Parlamento di Stoccolma per chiedere alle istituzioni di prendere immediati provvedimenti contro i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, adottando politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica (tra i principali gas serra). Era un venerdì, meno di un mese dopo in Svezia ci sarebbero state le elezioni politiche e, da quel giorno, Greta ha ripetuto la sua protesta ogni venerdì, lanciando così il movimento “Fridays for Future”. La storia di Greta Thunberg è stata ripresa da alcuni media locali e gradualmente ha superato i confini della Svezia, facendo sì che la sua protesta diventasse fonte d’ispirazione per tantissimi altri studenti che, in diversi Paesi, hanno iniziato a organizzare manifestazioni sul clima, sempre di venerdì. Si stima che negli ultimi mesi ne siano state organizzate circa 300 in varie città del mondo, con la partecipazione di alcune decine di migliaia di studenti, fino alla grandissima mobilitazione mondiale dello scorso 15 marzo, che ha portato in piazza più di un milione di persone e che solo in Italia ha avuto luogo in più di 150 città. A dicembre dello scorso anno, Greta Thunberg ha partecipato alla Cop24, la conferenza sul clima, in Polonia, arrivando in treno (a differenza di tutti gli altri partecipanti) a causa dell’eccessivo inquinamento prodotto dagli aerei. Successivamente è intervenuta all’Assemblea delle Nazioni Unite e ha partecipato agli incontri del World Economic Forum di Davos in Svizzera, dove ha accusato politici e grandi aziende di essere consapevoli da tempo dei rischi del cambiamento climatico, ma di non avere fatto quasi nulla per calcolo politico o per non ridurre i propri profitti. In un suo recente post su Facebook,  ha scritto: “Le persone continuano a chiedermi qual è la soluzione alla crisi climatica. E come possiamo risolvere questo problema. Si aspettano che conosca la risposta. Pensarlo è oltre l’assurdo perché non ci sono soluzioni all’interno dei nostri sistemi attuali. Non possiamo più concentrarci solo su questioni individuali e separate come le auto elettriche, l’energia nucleare, la carne, l’aviazione, i biocarburanti ecc. Abbiamo urgente bisogno di una visione olistica per affrontare la piena crisi di sostenibilità e il disastro ecologico in atto. Dobbiamo iniziare a trattare la crisi […]

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Attualità

Marcia per il clima, appuntamento il 23 marzo a Roma

Marcia per il Clima e contro le Grandi Opere Inutili: l’appuntamento lanciato dai comitati ambientali italiani è il 23 marzo a Roma. A lanciare la manifestazione nazionale, decine di movimenti, associazioni e singoli cittadini da sempre impegnati nelle battaglie contro le grandi opere (Tav, Tap, Ponte etc.). L’obiettivo è il lancio di una nuova stagione di mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Un percorso che parte da lontano, non solo dai lunghissimi anni di battaglie territoriali, ma da diversi incontri che hanno attraversato tutto il Paese: da Venezia e Venaus, in Val di Susa, per arrivare a Melendugno e Napoli, passando per Torino, Firenze, Sulmona, Niscemi. La Marcia per il clima metterà al centro del dibattito, innanzitutto, il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere, ritenute non solo spreco di risorse pubbliche, sinonimo di corruzione, di devastazione ambientale dei territori, di danni alla salute, ma – appunto – l’incarnazione di un modello di sviluppo che sta conducendo il pianeta verso una vera e propria catastrofe ecologica. I cambiamenti climatici di cui oggi si discute nella società a tutti i livelli, dalle scuole, ai mass media, passando per le istituzioni, non sono più ormai un semplice e noioso argomento di studio, ma una realtà con cui tantissime persone nel mondo sono costrette a fare i conti. In Italia si declinano in modo drammatico: la mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti non solo con la venuta di catastrofi naturali, come i terremoti, ma ad ogni ondata di maltempo. Le catastrofi naturali colpiscono tutti allo stesso modo, ma chi vive ai margini della società ne paga doppiamente i costi, vista la mancata messa in sicurezza dei territori. La cementificazione e la devastazione ambientale colpiscono sia l’ambiente e la natura al di fuori dei grandi centri cittadini, sia i grandi agglomerati urbani, sempre più inquinati, in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio. Molti dei migranti che vengono respinti ai confini dell’Europa, inoltre, sono migranti climatici, costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili. Tra le Grandi Opere contestate dai comitati ambientali, oltre al TAV in Val di Susa e al TAP a Melendugno, le Grandi Navi e il MOSE a Venezia, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, le trivellazioni petrolifere che mettono a rischio lo Ionio, l’Adriatico, la Basilicata e la Sicilia. Le proposte della Marcia per il clima sono: la cessazione della contrapposizione tra salute e lavoro, come invece è avvenuto di fatto a Taranto; la riduzione dell’uso delle fonti fossili e del gas; lo stop al consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi, gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini; rigore e decisione nella costruzione di un modello energetico alternativo, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato; l’abbandono di progetti di infrastrutture inutili e dannose, con il finanziamento di interventi come la messa in […]

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Mafie e orizzonti di giustizia sociale, il 21 marzo di Libera

Mafie e orizzonti di giustizia sociale: il 21 marzo la manifestazione di Libera | Riflessione Mafie, camorra, criminalità: Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) si prepara alla “XXIV Giornata della memoria e dell’impegno“, in ricordo di tutte le vittime innocenti del crimine organizzato. La data, come ogni anno, sarà il 21 marzo, primo giorno di primavera. “Orizzonti di giustizia sociale“, il titolo scelto per la manifestazione di quest’anno. Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta ma soprattutto “per” la giustizia sociale, la ricerca di verità, la tutela dei diritti, una politica trasparente, una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, una memoria viva e condivisa, una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Tra le attività principali di Libera c’è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, frutto di una legge per la quale la rete ha promosso nel 1995 una petizione che raccolse un milione di firme. Un primo censimento delle esperienze positive di uso sociale dei beni confiscati registra oltre 650 associazioni e cooperative assegnatarie di beni in Italia, che si occupano di inclusione e servizi alle persone, di reinserimento lavorativo, di formazione e aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana e culturale, di accompagnamento alle vittime e ai loro familiari. Per Libera, infatti, è importante mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime innocenti delle mafie. Una memoria condivisa e responsabile grazie alla testimonianza dei loro familiari che si impegnano affinché gli ideali e i sogni dei loro cari rimangano vivi. Da qui nasce la Giornata della memoria e dell’impegno. Quest’anno, Padova sarà la piazza principale, scelta per l’evento. Simultaneamente, nel resto d’Italia, d’Europa e in America Latina, altre piazze, organizzate, ospiteranno momenti di riflessione e di approfondimento, oltre che la lettura dei nomi delle più di 900 vittime innocenti della criminalità: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. L’impegno di Libera nell’organizzazione del 21 marzo è iniziato nel 1996 con una sola grande manifestazione nazionale. Dal 2017, la Giornata della Memoria e dell’Impegno è stata istituzionalizzata dalla Legge n.20 dell’8 marzo del 2017 e, per rendere questo momento ancora più partecipato, Libera ha voluto intraprendere un percorso che rendesse protagoniste tutte le città. In Campania, la Giornata avrà luogo ad Avellino, con una manifestazione regionale, per accendere i riflettori su una città dove non è semplice parlare di fenomeni camorristici e di corruzione. Il corteo partirà dal Piazzale dello Stadio per raggiungere la piazza principale della città, Piazza Libertà. Una giornata che è un simbolo, ma non solo: è un impegno delle comunità nel contrastare le mafie, a partire dalle Istituzioni.

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Revenge porn, ne siamo tutti potenziali vittime

Revenge porn, la nostra disamina su una terribile piaga sociale  “Uscite le minorenni” – dice Francesco. “W le minorenni maiale!” – esulta Torel. “Mi fa salire il pedofilo” – si “rammarica” un terzo utente. Sono i commenti, continui, disgustosi, senza freni, di uomini nascosti dietro pseudonimo, alla condivisione convulsa di foto private su un gruppo Telegram, chiamato “Canile 2.0”, con 2.300 iscritti e attivo dal 2016. Ci si può accedere soltanto su invito e i messaggi sono crittografati. Qui centinaia di fotografie, video e dati personali di donne assolutamente ignare vengono dati in pasto a quella che è una vera e propria violenza di gruppo. Dalla condivisione di foto intime tra gruppi di amici su Whatsapp fino ai gruppi Telegram che raggiungono migliaia di persone, il fenomeno del “revenge porn” si moltiplica a dismisura. Per revenge porn si intende, in particolare, la vendetta da parte di un ex con la pubblicazione di foto e video della fidanzata all’inizio, durante e/o soprattutto alla fine della relazione. Più in generale, però, si riferisce alla condivisione on-line non consensuale di materiale intimo e/o pornografico, sia a scopo vendicativo che non. E’ un fenomeno umiliante e lesivo della dignità della persona, può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali. Le vittime, infatti, sono donne di ogni età, di tutte le provenienze geografiche e di qualsiasi estrazione sociale. Il canale più utilizzato è l’app di messaggistica istantanea Telegram, perchè permette di mantenere l’anonimato e di decidere a quale “chat tematica” partecipare. Le “categorie” sono essenzialmente quattro: I gruppi dove circola materiale di revenge porn esplicito, in cui ex fidanzati condividono foto, video e numeri di telefono delle ex o in cui vengono pubblicate foto di minorenni accompagnate da un linguaggio degradante e dallo “shitstorming”, ovvero gli insulti di massa: Un iscritto anonimo condivide un selfie della ex, seguito da numero di telefono e città in cui vive. “Quella stronza deve pagare il torto che mi ha fatto”. I gruppi in cui viene utilizzata la “modalità spy”, quindi la condivisione di materiale realizzato con videocamere e microfoni occulti, ma anche filmati rubati a donne in intimità senza il loro permesso, ragazze immortalate sui mezzi pubblici o per strada senza che se ne accorgano; I gruppi in cui passano foto prese dai social network, ma anche foto di amiche, parenti, vecchie compagne di studi (per cui spesso nascono delle chat apposite come “Le cagnette”, in cui si viene invitati a spedire “foto hot delle tue amiche”); I gruppi in cui viene presa di mira una singola ragazza (ad es. “Laura è puttana”), con la condivisione di foto, video e contatti della persona in questione. Come se non bastasse, si discute di “droga dello stupro” e i riferimenti alle violenze sessuali sono all’ordine del giorno. “Quanto è facile reperire del ghb da usare come droga dello stupro?” – chiede un utente. “Poche gocce bastano per fare quello che devi fare”, la risposta. Un altro asserisce che “le femmine sono soltanto carne da […]

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Gli assorbenti in Italia sono un bene di lusso (il tartufo no)

Gli assorbenti in Italia sono un bene di lusso? | Riflessione Gli assorbenti, inutile dirlo, ci hanno letteralmente cambiato la vita. Pare che per noi donne, nell’antico Egitto, l’unica soluzione per quei cinque o sei giorni al mese di ciclo fossero le foglie di papiro, nell’antica Roma (e fino al Medioevo), invece,  un po’ di stoffa o di lana da lavare e rilavare. L’assorbente usa e getta fa la sua prima comparsa nella storia nel 1888 in America, ma per molti anni non fu accessibile a tutte le donne perché troppo costoso. Quando i prezzi diminuirono, le donne dovettero servirsi da sole nei negozi, mettendo i soldi in un’apposita scatola. Le mestruazioni, infatti, erano (e in molti Paesi lo sono ancora oggi) un vero e proprio tabù. Ma quanto costano, mediamente, le mestruazioni per una donna in Italia? Stimando l’inizio delle mestruazioni attorno ai 12 anni e la menopausa a 52 (il che significa circa 40 anni di fertilità), una donna ha mediamente 460 cicli mestruali in una vita. Ogni ciclo dura più o meno cinque giorni e l’assorbente viene cambiato ogni quattro ore. Una donna utilizza, quindi, circa 5 assorbenti al giorno e 25 nell’arco di un ciclo mestruale che, tradotti in una vita fertile, sono 11.500 assorbenti o tamponi. In Italia, una confezione di assorbenti esterni (di solito composta da dodici pezzi) costa circa tre euro, attestando a circa nove euro la spesa per ogni ciclo, 4.140 euro per una vita. Ma non è finita qui, perché le spese collaterali (come pillole, spirali, cerotti) per una donna sono di circa 2-300 euro all’anno, mentre quelle per analgesici e farmaci contro crampi, mal di testa e dolori articolari dovuti alle mestruazioni sono di circa mille euro. Gli assorbenti in Italia e nel mondo In Italia 21 milioni di donne utilizzano gli assorbenti e non possono farne a meno ma per la legge italiana non sono considerati beni di primaria necessità e sono tassati al 22%. Al contrario, invece, le scommesse o il gioco del lotto sono esenti da Iva; su latte e ortaggi (beni primari e deteriorabili) viene applicata l’aliquota al 4%, così come per gli occhiali, le protesi per l’udito, i volantini e i manifesti elettorali. L’Iva è ridotta al 10% anche per la carne, la birra, il cioccolato, il tartufo, le merendine, i francobolli da collezione e gli oggetti di antiquariato (che, in realtà, proprio indispensabili non sarebbero). Nel resto d’Europa, la Francia ha ridotto l’imposta per gli assorbenti dal 20% al 5,5%, l’Olanda e il Belgio al 6%, anche l’Inghilterra al 5,5%, mentre l’Irlanda, così come il Canada, l’hanno abolita del tutto. La Scozia, infine, sarà il primo Paese al mondo a garantire un accesso gratuito per le studentesse agli assorbenti all’interno di un piano che prevede un finanziamento di oltre 5,2 milioni di sterline. Alla fine dello scorso anno, sul web è stata lanciata una petizione per l’abbassamento della Tampon Tax al 4%.   Foto da TPI

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Legge di Bilancio: cosa prevede la manovra finanziaria

Ecco i principali cambiamenti previsti dalla Legge di Bilancio.  Legge di Bilancio. Partiamo dalla giustizia. E partiamo con il daspo: sarà a vita, in caso di condanna per i reati di corruzione, concussione e traffico di influenze, sia per il corruttore che per il corrotto, mentre per i reati contro la pubblica amministrazione, non ci saranno sconti sulla pena in carcere (permessi premio, misure alternative alla detenzione e lavoro esterno). Chi si autodenuncerà volontariamente entro quattro mesi dal reato, invece, godrà di una causa speciale di non punibilità. Sotto controllo anche le donazioni a partiti e movimenti che, sopra i 500 euro, andranno notificate entro un mese in un apposito registro. Per le politiche sul lavoro, invece, torna la Cassa integrazione straordinaria (CIGS) per le imprese che cessano l’attività produttiva per una durata massima di dodici mesi, e che verrà prorogata anche alle imprese di rilevanza economica e strategica a livello regionale con esuberi significativi. I Bonus riguarderanno l’occupazione nel Mezzogiorno, con la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35 o di disoccupati da almeno sei mesi, e le giovani eccellenze, ovvero un esonero contributivo fino a dodici mesi entro 8mila euro per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati con 110 e lode. Per quanto riguarda le politiche messe in atto per le famiglie, le novità introdotte dalla Legge di Bilancio sono diverse: congedi più lunghi per i neo-papà lavoratori dipendenti (fino a 5 giorni entro 5 mesi dalla nascita) e possibilità di lavorare fino al parto per le mamme (e godere successivamente dei 5 mesi di maternità); aumento a 1.500 euro di bonus per l’iscrizione agli asili nido e proroga del bonus bebè; sconti fiscali per chi necessita di cani-guida; carta famiglia solo per le famiglie italiane con almeno 3 figli al di sotto dei 26 anni in casa; cartà d’identità 2.0 rilasciata dagli uffici postali; incremento del 1,35% e del 1,25% delle aliquote su new slot e videolottery; prescrizione delle bollette del gas come già avvenuto per l’elettricità. Tra le più discusse, la concessione gratuita di un terreno demaniale per almeno 20 anni per chi mette al mondo il terzo figlio (che ha suscitato non poca ilarità sui social) e, ovviamente, il reddito di cittadinanza. Il Fondo per il RdC avrà una dotazione di 7,1 miliardi di euro per il 2019, 8 miliardi per il 2020 e 8,3 miliardi per il 2021, e la misura sarà messa a punto con ulteriori provvedimenti attuativi nei prossimi mesi. Sulle pensioni, invece: introduzione di “Quota 100” per chi ha 62 anni di età e 38 di contributi e “Opzione donna” per le lavoratrici con 57 anni (se dipendenti) o 58 anni (se autonome) e 35 anni di contributi; taglio delle pensioni d’oro a partire dal 15% fino a 130mila euro per arrivare a un taglio del 40% per chi supera i 500mila euro lordi l’anno; tassazione fissa al 7% per 5 anni per i pensionati che vengono o ritornano dall’estero per trasferirsi al Sud. Le novità della Legge di Bilancio […]

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India, catena umana di 620km per l’uguaglianza di genere

India. Stato meridionale del Kerala. Il primo dell’anno, tre milioni di donne si sono organizzate in un’infinita catena umana (lunga 620 chilometri) per rivendicare la piena uguaglianza di genere. Alla protesta hanno preso parte anche studenti e dipendenti statali, cui scuole e università hanno concesso il permesso di assentarsi. La catena umana di è sviluppata lungo tutte le principali autostrade del Kerala, dalla punta nord di Kasaragod fino a quella a sud di Thiruvanthapuram. Alle donne indiane in “età fertile” o “età mestruale” (ovvero tra i 10 e i 50 anni) è storicamente proibito l’accesso al tempio dedicato ad Appaya (il dio indù celibe), nella località di Sabarimala, meta di pellegrinaggio per la religione induista raggiungibile attraverso un percorso in salita e diverse ore di viaggio. Per l’Induismo, infatti, le donne che hanno le mestruazioni sono impure e non possono partecipare alle funzioni religiose. L’antica leggenda narra che, dopo essere stata liberata da una maledizione che l’aveva trasformata in diavolessa, una donna ebbe l’ardire di proporre al dio di sposarla, ignorando il suo voto all’eterno celibato. Il 28 settembre dello scorso anno, però, la Corte Suprema Indiana, adita dall’Associazione dei Giovani Avvocati Indiani, ha stabilito che a nessuna donna può essere precluso l’ingresso al tempio e che “la possibilità di praticare la religione deve essere data sia alle donne che agli uomini”. Una sentenza che il BJP (il partito Indiano nazionalista Bharatiya Janata) ha definito “un attacco ai valori tradizionali indù”, ma che ha rappresentato un nuovo passo progressista della giustizia Indiana, dopo la revoca ai divieti al sesso omosessuale e all’adulterio. Nonostante l’impegno del Governo a rispettare la sentenza della Corte, fin dal primo giorno di apertura dei cancelli che proteggono il complesso del tempio, gli estremisti indù si sono radunati davanti al luogo di culto per impedire alle fedeli di entrare e pregare. In seguito alla catena umana del primo gennaio, però, per la prima volta nella storia due donne sono riuscite a entrare nel tempio. Secondo la BBC, Bindu Ammini, 40 anni, e Kanaka Durga, 39 anni, sono entrate all’alba e i “custodi” del luogo sacro hanno poi deciso di chiuderlo per un’ora “per eseguire rituali di purificazione”. Il loro ingresso ha scatenato diverse proteste e scioperi fuori dal tempio. Negli scontri, un militante del partito nazionalista BJP è morto a causa del lancio di una pietra nella città di Pandalam, e 15  persone sono rimaste ferite. Il capo del governo del Kerala, Pinarayi Vijayan, ha ribadito la responsabilità del suo Governo di attuare la decisione della Corte Suprema, che affronterà un ricorso contro l’accesso femminile al santuario dal 22 gennaio, mentre alle donne resta vietato entrare in altri templi indù. – Foto di: Infoaut

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Culturalmente

Google Lunar X Prize, intervista a Mattia Barbarossa

Lo spazio nel suo futuro, ma non solo. A soli sedici anni, con un prototipo di scudo anti-raggi cosmici, è stato il più giovane di sempre a vincere il concorso “Google Lunar X Prize” e il più giovane su 3.200 candidati al concorso internazionale “Lab2Moon” in India. L’Agenzia Spaziale Europea gli ha messo a disposizione un ufficio per fare ricerca all’Università di Huntsville, in Alabama. Oggi, a diciassette anni, sogna di realizzare una società in settore aerospaziale. L’intervista al napoletano Mattia Barbarossa. Partiamo dall’inizio. Come nasce la tua passione per lo spazio? Nasce da una forte curiosità che ho sviluppato nel tempo, fin da bambino. Si tratta comunque di un argomento molto vasto. Ho capito che era una vera e propria passione quando ho cominciato a frequentare l’Osservatorio di Capodimonte. Poi sono arrivati i concorsi… Sei il più giovane vincitore del “Google Lunar X Prize” e il più giovane al “Lab2Moon” in India. Come hai affrontato queste due sfide nella tua vita? Come un gioco. Non so se ti è mai capitato di gasarti a tal punto da dire “proviamoci”. Per quanto la cosa desiderata possa sembrare impossibile. Alla fine ci ho provato con un amico, ma ho preso sempre tutto come uno scherzo. Anche quando la competizione andava avanti. Certo, è stato emozionante vedere persone da tutto il mondo incontrarsi e confrontarsi. Ma ho avuto fortuna… Il vincitore del Google Lunar X Prize e i terrapiattisti Su tutti i giornali, televisioni, social si parla dei “terrapiattisti”. Cosa diresti a chi sostiene questa tesi? Di dimostrarle. Certo, se non avessimo mai messo in discussione il passato non saremmo mai potuti andare avanti, oltre. E con la nostra immaginazione possiamo arrivare ovunque, dubitare di qualsiasi cosa. Ma dopo il dubbio viene la verità, cioè la prova. La verità è fatta di strati e ha bisogno di quante più informazioni possibile. Il primo canale di informazione, ormai, è la rete. Internet è stato fondamentale per me, ha accresciuto enormemente le mie conoscenze. Ovviamente bisogna saper discernere e avere la curiosità di raggiungere l’informazione giusta. Noi spesso uccidiamo la curiosità. Io ho impiegato due anni per raggiungere il minimo di conoscenze e sono ancora in alto mare. Tutti abbiamo un potenziale, dobbiamo solo sfruttarlo. Dici che la colonizzazione è l’unico strumento che abbiamo per far proseguire la nostra specie. La Terra è l’unica casa che possiamo avere e dobbiamo prendercene cura. Non è detto che i cambiamenti climatici ci espelleranno, ma non possiamo sapere con precisione cosa succederà. Ad esempio, non è detto che un asteroide improvviso non faccia rotta verso di noi. Esplorare lo spazio può aiutarci in questo. E può aiutarci a non danneggiare ulteriormente il nostro pianeta, come con l’estrazione di minerali dalla luna asteroide, senza dover trivellare parchi naturali e ambienti protetti. La gente pensa che tutto sia fatto per l’uomo, ha una visione omocentrica. “Chissenefrega, gli scienziati ci mentono, sono allarmisti”. I dati li abbiamo, già per la fine delle nostre vite la situazione sarà insostenibile. Lo spazio può […]

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