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Eroica Fenice

Attualità

La maestra licenziata e il siparietto di un’Italia bigotta

La maestra d’asilo, licenziata nel Torinese in seguito alla diffusione di un video privato che la ritraeva in un momento d’intimità, è l’ennesima vittima di un Paese bigotto e incivile. Gli attori di questa vicenda sono, più o meno, gli stessi che partecipano ad ogni caso di Revenge Porn, di “vendetta pornografica”. Ma, forse, dovremmo dire: in ogni episodio in cui un uomo si arroga il diritto di diffondere fotografie o video che ritraggono una donna (partner, fidanzata, ex o finanche sconosciuta) in momenti d’intimità. Sì, perché più che di “vendetta”, si tratta – profondamente – dell’idea malsana per cui del corpo di una donna si può disporre a proprio piacimento, e dei momenti di intimità (che magari si sono condivisi) si può fare sfoggio con i propri amici, con altri uomini. È un vero e proprio esercizio di potere sulla libertà delle donne. E non è nemmeno “pornografia” perché la pornografia di norma è consensuale, mentre insistere sul porno significa legare il corpo femminile a un consumo di tipo erotico: infatti, nei vari gruppi, viene diffuso e sessualizzato qualsiasi tipo di immagine ritragga una donna, con epiteti degradanti e misogini. Il protagonista indiscusso di questa vicenda è l’uomo. Badate bene, l’uomo. Non la donna di cui viene morbosamente sottolineato il lavoro, cosicché possa apparire in antitesi (al limite dello scandaloso) con le parole digitate immediatamente dopo:”video hard”. Il protagonista della storia è, dunque, quell’uomo che decide di condividere nella “chat del calcetto” alcune foto e un video che ritraggono la sua ex partner per “puro intrattenimento maschile” e, inutile ribadirlo, senza il consenso di quest’ultima. Tra gli altri uomini che usufruiscono della condivisione, uno riconosce la donna come la maestra d’asilo di suo figlio e coinvolge sua moglie. E cosa fa, a questo punto, la seconda donna coinvolta nella vicenda? Diffonde a sua volta le foto e il video – allargando il bacino di “utenti”, violandone ancora una volta la privacy, perseverando nell’insano e squallido “gioco” – e comunica il tutto alla preside della scuola. E cosa fa, a questo punto, la terza donna coinvolta nella vicenda? Licenzia la maestra. Ovviamente, l’inchiesta e le indagini scaturite dalla vicenda hanno condotto a un processo in cui cinque persone rispondono – a vario titolo – di diffamazione, violenza privata e divulgazione di materiale privato. In particolare, l’ex fidanzato è stato condannato allo svolgimento di lavori socialmente utili e al risarcimento alla donna. Tralasciando le vicende giudiziarie, il punto focale dell’episodio (e del fenomeno in generale) sono i suoi aspetti e sviluppi socio-culturali. “Non potevo credere che una maestra facesse certe cose” – ha dichiarato il marito della donna che ha nuovamente diffuso le foto della ventiduenne fino al suo licenziamento – “Se si inviano certi video, si deve mettere in conto che qualcuno li divulghi”. Dunque, se si decide di fotografare il proprio corpo o di condividere momenti di intimità con il proprio partner o chicchessia, si deve mettere in conto che qualcuno compia un reato? E, in particolare, se si è una maestra o […]

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Attualità

Cile: ¡Quiere usted una Nueva Constitución!

In Cile trionfa il “Sì” al referendum per riformare la Costituzione di Pinochet. Alla domanda «Quiere usted una Nueva Constitución?» («Vuole una nuova Costituzione?»), più dei tre quarti degli elettori ha risposto «apruebo», sì, “approvo”. Una vittoria schiacciante, del 79,24% (con un flusso di affluenza intorno al 50%), che vedrà la nomina dei 155 membri dell’Assemblea Costituente nell’aprile del prossimo anno. La seconda domanda referendaria, infatti, riguardava proprio la scelta dei membri che redigeranno la nuova Costituzione, se gli attuali Parlamentari o una nuova Assemblea apposita. I Cileni hanno deciso di fare tabula rasa: l’Assemblea sarà composta al 100% da membri estranei al mondo della politica e delle istituzioni, scelti attraverso un voto popolare, sulla base di un criterio di parità di genere e con una rappresentanza di delegati delle popolazioni indigene, e il risultato del suo lavoro sarà sottoposto da un secondo referendum (di ratifica popolare) che si svolgerà nel secondo semestre del 2022. Nell’ottobre del 2019, decine di migliaia di persone scesero in piazza in tutto il Cile con la richiesta di più welfare e meno oligopoli. Le proteste, scoppiate in seguito a un aumento del prezzo dei trasporti pubblici, durarono per settimane, nonostante le restrizioni imposte per la pandemia da Covid-19, e portarono il consenso del Governo di Sebastian Piñera ai minimi storici, intorno all’8%. Dopo il risultato del referendum, il Presidente Piñera (che ha accolto ministri legati a Pinochet e si è mosso con quella linea di politica economica che l’ondata conservatrice in America Latina ha adottato in molti Stati) ha dichiarato: «I Cileni hanno espresso la loro volontà, scegliendo un’Assemblea costituente che avrà piena uguaglianza tra uomini e donne per redigere una nuova Costituzione. Ciascun voto ha avuto lo stesso valore, ha trionfato la cittadinanza e la democrazia, l’unità sulla divisione, la pace sulla violenza. Questo trionfo della democrazia ci deve riempire di gioia e speranza, perché abbiamo dimostrato che il dialogo è più fecondo dell’intolleranza». I tre pilastri di questa ripartenza saranno: la riscrittura di una nuova Carta senza traumi (quella di Pinochet nacque in un contesto di violenza e gravi soprusi nel 1980 ed è diventata poi simbolo della paralisi del sistema economico-sociale Cileno); il “recupero della legittimità politica della società Cilena” (come spiega Vicky Murillo, direttrice dell’Istituto latinoamericano della Columbia University); la “redistribuzione di poteri e beni pubblici”, ben illustrata da Miriam Henriquez, giurista dell’Università Alberto Hurtado. Cile: ¡Quiere usted una Nueva Constitución! La nuova Costituzione tutelerà la popolazione, le istituzioni e la libertà di parola. Quella di Pinochet, infatti, favoriva il privato a danno del pubblico, la classe imprenditoriale a scapito dei dipendenti, e concentrava nelle mani dell’esecutivo (che dipendeva direttamente dalla Presidenza), molti diritti fondamentali. Sul piano economico, si avvaleva della collaborazione dei “Chicago boys”, una vera e propria scuola di iper-liberismo. La sera del 25 ottobre scorso, alla diffusione delle prime proiezioni che confermavano la schiacciante vittoria del “Sì”, migliaia di persone si sono riversati nelle strade del centro di Santiago e di molte altre città del Cile (Iquique, La Serena, Valparaíso, […]

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Attualità

Cento anni dalla nascita di Gianni Rodari

Cento anni fa, il 23 ottobre del 1920, nasceva Gianni Rodari, l’unico scrittore Italiano della storia ad aver vinto il Premio Andersen. Uno scrittore geniale, con la missione di divertire con la fantasia i più piccini, commuovere gli adulti e ispirare gli artisti. Per i suoi cento anni, si mobilita il mondo dei social (ma non solo). L’edizione 2020 della Settimana della Lingua Italiana nel mondo – come ha ricordato il Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini – è stata dedicata proprio al rapporto tra la parola e l’immagine, di cui Gianni Rodari, con le sue opere e con i suoi insegnamenti, è stato precursore. In più, le Biblioteche di Roma offriranno un ricco pacchetto di iniziative, eventi e mostre per festeggiare lo scrittore; al Lucca Changes (nuova edizione del Lucca Comics & Game, in corso dal 29 ottobre al 1° novembre), si terrà una mostra dedicata al centenario di Rodari con un variegato programma di attività, spettacoli e conferenze online; a Reggio Emilia (fino al 25 ottobre) si tengono i “Rodari Days”, in presenza e online, tra mostre, narrazioni, atelier e videointerviste; a partire dal 24 ottobre, sul sito www.archivioaperto.it, saranno visibili una serie di video inediti, tratti dall’Archivio audiovisivo Franco Cigarini, che ripercorrono, tra le altre cose, la visita di Rodari alla scuola dell’infanzia Diana di Reggio Emilia, dove lo scrittore – seduto su una piccola sedia circondato dai bambini – raccontò la storia de “Il Re dei Topi”. Alle differenti celebrazioni, si è poi aggiunta l’emissione di un nuovo francobollo Italiano dedicato proprio ai cento anni dalla nascita di Rodari. Il francobollo mostra un disegno realizzato dalla stesso scrittore: un bambino con un palloncino che reca la scritta “Omegna”, sua città natale, in Piemonte, dove – in sua memoria – è stato realizzato nel 2002 il “Parco della Fantasia”. Ma Rodari non fu soltanto lo strepitoso inventore di favole e filastrocche per bambini. Fu un giornalista, poeta, partigiano. Trasferitosi in provincia di Milano da bambino, frequentò prima il seminario e, poi, si diplomò come maestro, lavorando anche come precettore privato. Iniziò gli studi universitari presso l’Università Cattolica di Milano, ma li abbandonò presto. Esonerato dal servizio militare durante la Seconda guerra mondiale, partecipò alla Resistenza, disertando la Repubblica di Salò e avvicinandosi al Partita Comunista Italiano. La sua attività di giornalista iniziò ufficialmente nel 1945, in particolare all’Unità (dove fondò “La domenica dei piccoli”), e poi con Paese Sera. Già nel 1952, però, quando più di trecento operai restarono chiusi per oltre un mese nella miniera di zolfo più grande d’Europa, a Cabernardi e Percozzone, in provincia di Ancona, in segno di protesta contro le ottocentosessanta lettere di licenziamento ricevute, Gianni Rodari raccontò in un reportage ai lettori di “Vie nuove” quest’esperienza di lotta sindacale con la stessa sensibilità e intelligenza che lo avrebbero poi contraddistinto come scrittore per l’infanzia. Le sue prime pubblicazioni di libri per ragazzi furono Manuale del pioniere, Il libro delle filastrocche e Il romanzo di Cipollino. Fu presto notato dalla Einaudi, che cominciò a pubblicare […]

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Teatro

Teatro Bellini e il suo Piano Be per la nuova stagione autunnale

Il Teatro Bellini riapre i battenti – in seguito ai lunghi mesi di lockdown – con un piano B (o, meglio, “piano Be”) per la nuova stagione autunnale. La presentazione è avvenuta in conferenza stampa, nel pomeriggio di venerdì 26 giugno, in presenza e in streaming – nel rispetto delle norme anti-Covid -. A fare gli onori di casa, i co-direttori artistici del Teatro, Daniele e Gabriele Russo. Come per gli altri teatri (e per il mondo dello spettacolo in generale), anche il Teatro Bellini ha dovuto reinventarsi nell’immaginare la “ripartenza” e affrontare non solo le difficoltà di gestione che le misure precauzionali e sanitarie impongono, ma anche il senso di incertezza e di immobilismo che caratterizza questa nuova fase della pandemia. « Mi piace guardare alla nostra proposta, Il “Piano Be”, a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE” – spiega Gabriele Russo –  come se lo osservassimo dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro tutto per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie? » Quello che ha fatto il Teatro Bellini è, innanzitutto, annullare tutta la programmazione per la prossima stagione e, subito dopo, costruirne una nuova a partire dal “Glob(e)al Shakespeare” del 2017, chiamando il pubblico a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea. L’obiettivo è, innanzitutto, rendere il teatro un vero e proprio rifugio e non un luogo tabù durante la pandemia.   « Per chi guida un’Istituzione Culturale – prosegue Daniele Russo – è difficile immaginare nuove prospettive che abbiano valore artistico e che, al tempo stesso, possano generare nuove opportunità sia lavorative che di incontro. » Per questo, il Teatro Bellini, ha scelto di ripensare i propri spazi, re-immaginare la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzare le collaborazioni, arrivando ad un totale di 54 giorni di programmazione, con 15 spettacoli per 99 repliche in sala grande, 9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini, 9 spettacoli di danza e 9 spettacoli per ragazzi, 8 concerti, 27 appuntamenti con il progetto “Adiacente possibile”, 2 teatri “ospiti” che gestiranno una sala e circa 150 tra artisti e tecnici impegnati nei lavori.   Teatro Bellini, i progetti: Adiacente Possibile, Be Jennifer, Piccolo Bellini, BeQui “Adiacente Possibile” sarà uno dei punti cardine della stagione autunnale, sotto la cura di Agostino Riitano, che spiega così il progetto: « L’adiacente possibile è una specie di futuro in sospensione dello stato delle cose, un insieme di nessi causali da intrecciare per reinventare il presente. Si sostanzierà in uno schermo che, come uno squarcio nello spazio fisico del teatro, darà libero accesso al tempo presente, accogliendo e restituendo immagini in presa diretta: un flusso di realtà che non imbriglieremo nelle convenzioni dei linguaggi performativi, ma proveremo ad utilizzare per verificare collettivamente le infinite possibilità di ricombinazione della realtà. » Nel “Piano Be” del Teatro Bellini sarà, inoltre, previsto lo spettacolo “Le cinque rose di Jennifer” […]

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Attualità

Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Teatro

Napoli Teatro Festival Italia: al via la tredicesima edizione

Il Napoli Teatro Festival Italia torna per la sua tredicesima edizione nel capoluogo Partenopeo e – come avviene ormai da qualche anno – in tutta la Regione Campania. Il Festival, nato nel 2007 e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival con il sostegno della Regione Campania, ha ormai un fortissimo respiro internazionale. Produce spettacoli, promuove scritture di testi per il teatro, valorizza luoghi, artisti e professionalità Campane. Dal 2017 la direzione artistica del Napoli Teatro Festival Italia è stata affidata allo scrittore, regista e attore Ruggero Cappuccio, che ha avviato un progetto artistico nel segno della multidisciplinarità: una programmazione aperta a innovativi fronti di attività, come la sezione Osservatorio e le attività laboratoriali sulle arti sceniche, che offrono spazio e visibilità a giovani e meno giovani, sostenendo i costi di produzione delle compagnie. In questo senso è da leggere anche la collaborazione con Mimmo Paladino, che dal 2017 progetta l’immagine del Festival, rendendo i cataloghi e i materiali promozionali veri oggetti d’arte. Il lancio della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia La presentazione di tutte le attività del Festival – a prova di Covid-19 – è avvenuta in Conferenza Stampa nella mattinata di martedì 10 giugno, in diretta streaming su Facebook e su Radio Crc dal Palazzo Reale di Napoli. A introdurre la Conferenza Rossana Romano, Dirigente Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania. Ad aprire la sfilza di interventi Marta Ragozzino della Direzione Regionale Musei della Campania, che ha sottolineato l’importanza di ritrovare i luoghi e i tempi della cultura, con cautela e nel rispetto delle norme di distanziamento fisico, ma non sociale. Dello stesso avviso il Direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, che si è detto orgoglioso di poter aprire i cancelli del Bosco per la realizzazione di diversi spettacoli del Festival. Alessandro Barbano, presidente della Fondazione Campania dei Festival, ha poi raccontato il percorso – durante il lockdown – che ha convinto gli “attori” in campo a non rinunciare alla manifestazione e si è focalizzato sull’essenziale differenza tra “riaprire il Paese” e  “far ripartire il Paese”: esperimento – quest’ultimo – su cui in Campania si è scelto di puntare. A chiudere la Conferenza il Direttore Artistico Ruggero Cappuccio, che ha illustrato i diversi punti di forza del programma 2020 e ha rivolto un appello ad ascoltare le istanze del mondo dei lavoratori dello spettacolo che hanno preceduto la presentazione con la lettura di un proprio comunicato rivendicativo. La precarietà e la fragilità di chi lavora in questo settore, infatti, precedono la fase di lockdown e la pandemia da Covid-19. Inoltre nessun Governo ha finora realizzato iniziative concrete per riconoscere e far uscire dalla marginalità migliaia di lavoratori e lavoratrici. Anche per questa edizione il Festival collaborerà con diverse esperienze di Teatri impegnati nel sociale, come il NEST e il Nuovo Teatro Sanità, e favorirà la partecipazione del pubblico attraverso un’oculata politica dei prezzi, che propone un biglietto al prezzo di 8 euro, un ridotto a 5 per gli under 30 e […]

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Culturalmente

Fiori velenosi, 5 specie meravigliose e pericolose

I fiori velenosi: bellissimi, profumatissimi, eppure mortali. Ovviamente in natura è possibile scovare veleni dappertutto, anche se con forme e aspetti diversi. Ad esempio, il fosforo e l’arsenico nelle rocce, nei metalli pesanti, oppure – nel regno animale – i molluschi, ragni, scorpioni, insetti di vario ogni genere. Ma anche molte specie di vegetali, come i funghi o le piante vascolari, posseggono proprietà venefiche. L’uomo ha imparato, nel corso dei secoli, a distinguere le molte piante che presentano proprietà benefiche, addirittura mediche, da quelle che sono, invece, da considerarsi estremamente pericolose. Nella storia, moltissimi sono i casi di avvelenamento attraverso sostanze estratte dal mondo vegetale: il filosofo greco Socrate fu condannato a bere una pozione contenente cicuta; l’imperatore Nerone, le famiglie Borgia e dei Medici utilizzavano spesso il veleno per liberarsi degli avversarsi e mantenere il proprio potere. In ogni caso, molti sono i meravigliosi fiori che in realtà posseggono proprietà venefiche, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di concentrazioni minime di sostanze nocive. Qui alcuni esempi di fiori velenosi: Il CRISANTEMO, simbolo della commemorazione dei defunti. Si tratta di un fiore utilizzato in modi diversi. Gli agricoltori, ad esempio, lo usano per allontanare i conigli “grazie” alla sua testa tossica, specialmente per gli animali, e che agli esseri umani può provocare orticaria, pruriti, dermatiti da contatto. Dal crisantemo viene prodotto un insetticida naturale, il piretro. L’ORTENSIA, con i suoi petali che vanno dal blu-violaceo al bianco, può provocare – se ingerita – crampi, prurito, sudorazione e debolezza. Nei casi più gravi, anche coma, convulsioni e problemi alla circolazione sanguigna. Il fiore, infatti, contiene piccole concentrazioni di cianuro. L’OLEANDRO, diffuso come pianta ornamentale, la cui combustione provoca gli stessi sintomi da avvelenamento, ovvero nausea, diarrea, vomito, dolori addominali, e il malessere può estendersi anche al cuore. Il NARCISO, originario della Persia, cresce tra le pianure e le montagne dell’Europa meridionale ed è noto fin dall’antichità per il suo profumo inebriante e soporifero. Secondo diversi studi etimologici, la radice di narciso è “narkè”, ovvero sopore, stupore. Anche se il fiore e le foglie del narciso non causano alcun problema, i suoi bulbi, se ingeriti, possono dare luogo a disturbi come nausea, vomito, crampi. Il GLICINE, secondo alcuni scienziati, è tossico in ogni sua parte. Altri, invece, limitano la sua pericolosità a semi, radici e baccelli. Spesso viene associato nella coltivazione al gelsomino e usato in alcune ricette culinarie e bevande. Tuttavia, risulta tossico soprattutto per gli animali domestici e l’ingestione causa lievi dolori addominali, vomito e depressione del sistema nervoso centrale.

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Cinema e Serie tv

Easy, Chicago e relazioni sotto la lente di Joe Swanberg

Easy: la nuova stagione della nota serie tv su Netflix! Easy non è una serie come le altre. Assolutamente. Innanzitutto per il cast: un cast corale che comprende attori e attrici del calibro di Orlando Bloom, Elisabeth Reaser, Emily Ratajkowski. In secondo luogo, per la lavorazione che ha condotto all’uscita delle tre stagioni su Netflix: l’autore, produttore e regista Joe Swanberg (uno degli inventori del cosiddetto filone “mumblecore“, caratterizzato da improvvisazione dei dialoghi, recitazione naturalistica e un uso ridotto di location) ha tenuto segreto il tutto per molto tempo, rendendolo pubblico solo al termine delle riprese. La sua intenzione era quella di filmare, almeno la prima stagione, in completa libertà, senza senza essere osservato, girando la città di Chicago in lungo e in largo e con la possibilità di improvvisare ciò che stava prendendo corpo sul set. Proprio di Chicago è, infatti, il ritratto che, nonostante la coralità delle storie raccontate, l’autore intende realizzare. Una scelta comunque inusuale nel mondo delle serie tv, dove gli scenari preponderanti sono New York e Los Angeles. E ancora, Easy non è una serie come le altre perché è una serie antologica: ogni episodio è a se stante (può essere visto indipendentemente dalla volontà di completare l’intera stagione), e ogni episodio ha un titolo realizzato con stile e immagine differenti. Esplora le vicende di personaggi diversi che si destreggiano tra l’amore, le relazioni, la tecnologia e i problemi quotidiani della vita adulta. Una coppia con due figli che cerca una nuova intesa sessuale riappropriandosi di ruoli di genere stereotipati e convenzionali; una ragazza che si innamora di una vegana e prova a seguire il suo stile di vita per non sentirsi inferiore; due fratelli che realizzano una piccola distilleria di birra illegale; una coppia che cerca di avere un figlio, con l’intrusione di un amico (ed ex ragazzo della moglie); un “graphic novelist” di mezza età che si confronta con una “selfie artist”; una coppia di bell’aspetto che cerca di rivitalizzare la propria vita sessuale attraverso l’uso dell’app Tinder. Si tratta di trame moderne, spesso introspettive, anche provocatorie, sicuramente riconducibili a momenti di vita di coppia che moltissimi vivono quotidianamente, e che catturano le paure di entrambi i sessi, l’infedeltà, il terrore per il futuro, senza che emerga però alcun punto di vista giudicante. Lo strumento di analisi è il sesso, in tutte le sue forme, come semplice divertimento, come dovere coniugale da risanare disperatamente, come tabù da rompere, adultero, sicuro e incerto, etero e lesbico, a pagamento. In ogni caso, le diverse scene non hanno alcun filtro, con una verosimiglianza in cui è facile immedesimarsi, e sono state premiata dalla critica come “sex positive“. Infine, Easy è anche denuncia sociale, con uno sguardo alle tecnologie che rasentano l’assurdo, che incentivano la mera apparenza a discapito di un’etica che risulta necessaria nelle parole, ma mai coerente nei fatti. E Swanberg è molto attento nel suo approccio alle diversità che intende rappresentare: Danielle MacDonald, ad esempio, non appare in alcun modo come “cicciona emarginata”, ma come teenager […]

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Cinema e Serie tv

Insatiable: nessun futuro per la serie Netflix su Patty Bladell

“Insatiable” sì, “Insatiable” forse, “Insatiable” no. Alla fine no, non ci sarà un futuro per la serie Netflix, ma forse… forse, vale la pena parlarne comunque. Premessa: chi scrive ha assolutamente amato la serie, così come tutto il genere “divertente”, che rasenta l’assurdo, con un pizzico di black humour. Il pacchetto è arrivato dagli Stati Uniti nel 2018, ideato da Lauren Gussis (con alle spalle titoli come “Dexter” e “Once upon a time”) e diretto da Julie Hampton. Protagonista è Debby Ryan, una giovane attrice e cantante di Huntsville, Alabama. Immediata è stata anche la diffusione della seconda stagione, nell’ottobre del 2019, dopo la quale Netflix ha deciso definitivamente di cancellare la produzione. Ma andiamo con ordine. Patty Bladell è un’adolescente con problemi di sovrappeso, bullizzata dagli altri studenti che frequentano la sua scuola. A farle da “spalla”, una madre un tantino “evanescente” e un’amica lesbica, Nonnie, che ha in comune con la protagonista un’inarrestabile passione per Drew Barrymore. A invertire le sorti della giovane Patty è un incidente che le causa un ricovero e l’impossibilità di mangiare cibi solidi per tre mesi. Patty perde trentasei chili e diventa bellissima ma soprattutto con un’insaziabile sete di vendette per tutte le torture subite. In particolare, diventano ben presto la sua ossessione principale i concorsi di bellezza, ai quali partecipa grazie al sostegno di quello che è a tutti gli effetti il co-protagonista della serie, l’avvocato Bob Armstrong. Addirittura, secondo Mark A. Perlgard del “Boston Herald”: “Patty è importante ma non è il piatto principale di “Insatiable”. Stranamente e in modo cruciale, il suo punto di vista spesso si perde, ignorato o trascurato, almeno nei primi episodi. Il fulcro di questa commedia oscura è Bob Armstrong“. “Insatiable” è stata ispirata da un articolo dello scrittore Jeff Chu, “The Pageant King of Alabama”, pubblicato sul “The New York Times Magazine”. Chu ripercorre la storia di Bill Alverson, un avvocato statunitense che ha “allenato” moltissime reginette di bellezza, vincitrici dei più importanti concorsi americani. In aggiunta a quelle di Alverson, diverse vicende del racconto si basano sulle esperienze adolescenziali della stessa Gussis. Tuttavia, nel mese di luglio del 2018, più di centomila persone hanno firmato una petizione online su Change.org per chiedere a Netflix di cancellare la serie, accusata di “fat-shaming”, ovvero di derisione nei confronti di persone in stato di sovrappeso/obesità. L’attrice Alyssa Milano, che interpreta il ruolo di Coralee, moglie di Bob Armstrong, ha risposto su Twitter: “Non stiamo svergognando Patty. Stiamo affrontando (attraverso la commedia) il danno che si verifica dal fat-shaming”. E insomma, chi scrive non può che dirsi d’accordo.   Foto in evidenza: https://www.netflix.com/it/title/80179905

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Culturalmente

Poesie Metropolitane, un e-book per sostenere il Cotugno

Poesie Metropolitane nasce a Napoli nel 2016. Lo scopo dell’Associazione Culturale è la diffusione sul territorio di poesie inedite, dando spazio a moltissimi autori emergenti. Ideatrici del progetto sono Rosa Mancini e Maria Concetta Dragonetto. In questi difficili mesi di contagio del nuovo virus Covid-19, Poesie Metropolitane ha deciso di dare vita a Io Resto Poesia – Calamità artistiche, il suo primo e-book con cui sostiene l’Ospedale di Napoli Domenico Cotugno e tutto il personale medico-sanitario. Un lavoro composto da 49 componimenti poetici e 49 opere artistiche inedite, per diffondere poesia e bellezza anche quando tutto sembra buio e irrecuperabile. Il procedimento per ricevere la raccolta è molto semplice: basta effettuare una donazione, a partire da cinque euro, alle coordinate bancarie del Cotugno e successivamente inviare la copia dell’avvenuto bonifico all’indirizzo e-mail dell’Associazione ([email protected]). Poesie Metropolitane, versi per migliorare la società Poesie Metropolitane si può considerare come un vero e proprio movimento poetico e culturale che opera per il sociale e per la cura dell’ambiente. Il lavoro dell’Associazione si dispiega prevalentemente sui social network e, in particolare, su Facebook, dove avviene la cosiddetta “raccolta poetica” con componimenti poetici inediti, aforismi, haiku di autori, scrittori e appassionati del genere, provenienti da tutta Italia. Riesce, in breve, a riportare un’importante tradizione poetica attraverso un linguaggio attuale, quello del digitale. Ogni mese vengono pubblicati dodici componimenti, allo scopo di donare poesia in una società sempre più vuota di valori e povera d’amore. Inoltre la poesia metropolitana non segue necessariamente regole, metrica e ritmo, ma nasce per smuovere le coscienze e le emozioni, per liberarsi e liberare il sociale dal peso delle difficoltà e migliorare l’ambiente in cui si vive. In tal senso l’associazione promuove diverse attività sul territorio. Un esempio è l’isola ecologica poetica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una corretta raccolta differenziata: un rifiuto riciclato in poesia. Tutti i gadget (calamite, segnalibri, calendari) sono realizzati con materiali certificati e recuperabili. Oltre alla raccolta poetica, Poesie Metropolitane, organizza spesso gare creative, allo scopo di premiare l’autore e l’artista. La prima silloge poetica Carnale, gocce poetiche di eros, edita dalla Casa Editrice Marotta & Cafiero, risale allo scorso anno. Infine, Poesie Metropolitane é una realtà che crede fortemente nella cooperazione e collabora con altre associazioni per la “riqualificazione poetica del degrado e del sociale“. Il 9 giugno scorso l’evento “SegninVersi”, attacco d’arte poetico, promosso con il Consorzio Antiche Botteghe Tessili e il supporto di sette associazioni e il collettivo artistico NaCosa ha permesso di dipingere, con poesia e pittura, venti saracinesche di attività commerciali in Piazza Mercato. Fonte imamgine copertina: Ufficio stampa

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Attualità

Aldo Masullo: addio al grande filosofo del Novecento

Aldo Masullo nasce ad Avellino, il 12 aprile del 1923, a cavallo tra le due grandi Guerre. Si laurea in Filosofia e Giurisprudenza, allievo di Antonio Aliotta e Cleto Carbonara. Lavora prima come libero docente, poi come professore ordinario di Filosofia Teoretica e, infine, di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dal 1972 al 1976, ricopre la carica di Deputato della Repubblica Italiana nelle file del PCI e, successivamente, dal 1994 al 2001, diventa Senatore della Repubblica per i DS. Aldo Masullo è stato uno dei più grandi filosofi Italiani del Secondo Novecento, le sue lezioni universitarie sono state uno spettacolo di pensiero pensante. Le sue conferenze pubbliche erano affollatissime, piene di persone diverse che affascinava con un linguaggio semplice, carico di senso e di una profondità che restituiva con la massima leggerezza.  Sempre impegnato nella realtà e nella vita della sua città di adozione, Napoli. Una città che amava profondamente nonostante tutto, e a cui, con la lucidità del suo pensiero critico e attento, non risparmiava di esprimere analisi acute e nette, sostenendo che la città di Napoli amasse più apparire che essere. Sapeva che l’impegno di ciascuno di noi è far emergere questo essere a partire dalla messa in discussione della separazione tra le classi sociali, che è la cartina di tornasole di un malessere antico di cui si fatica ad andare alla radice. Di fronte alla fuga di molti giovani in cerca di lavoro e di un futuro, era solito dire che se avesse avuto vent’anni, non solo non l’avrebbe mai lasciata, ma sarebbe rimasto a Napoli. Mirella Armiero, su il “Corriere“, sostiene che Aldo Masullo abbia saputo riunire la “ragion pura con la ragion pratica“, mettendo la conoscenza al servizio dell’etica e dell’esistenza, per spiegare ma, soprattutto, per cambiare il mondo e il vivere come comunità, società, Istituzioni, Stato. Moltissime furono le coscienze che lui accese nel suo Magistero alla “Federico II”, affinchè si dedicassero alla politica, alla cittadinanza attiva, alla conoscenza, alla libertà, alla democrazia. La sua produzione fu intensa e varia, da “Struttura soggetto prassi” a “Il senso del fondamento“, “Fichte: l’intersoggettività e l’originario“, “Filosofie del soggetto e diritto del senso“”. Ma anche “Il tempo e la grazia. Per un’etica attiva della salvezza“, “Paticità e indifferenza” e “La libertà e le occasioni“. Motivi centrali della sua ricerca sono l’intersoggettività, il tempo, la «paticità», ossia la condizione di ciò che è “patico”, che dà emozione, sentimento. In una delle sue ultime interviste, precisamente quella fatta da suo nipote, Fernando Masullo, il Professore parla dell’importanza della comprensione di sé e degli altri come progetto, e di lotta a ogni forma di assolutismo poichè c’è sempre una grandezza a cui aspirare in ogni età della vita. Proprio per la sua attività di studioso è stato insignito della medaglia d’oro del Ministero per la Pubblica Istruzione. Appena due anni fa il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo aveva insignito della cittadinanza onoraria.

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Culturalmente

Goldoni, manoscritto inedito ritrovato a Dresda

Il Goldoni della Commedia dell’Arte, antecedente alla Riforma del Teatro, viene fuori da un inedito manoscritto della commedia “Il cavaliere e la dama”, ritrovato dal professore Riccardo Drusi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, durante una ricerca alla Sächsische Landesbibliothek di Dresda. È un Goldoni poco conosciuto e documentato quello de “Il cavaliere e la dama“, la commedia, scritta e rappresentata nel 1749, tratta le vicende di Donna Eleonora, virtuosa signora dell’aristocrazia napoletana che, dopo l’esilio del marito accusato di omicidio, si trova a fare i conti con l’insistenza dei suoi spasimanti e i pettegolezzi di chi scommette sui suoi cedimenti. In seguito, con l’aiuto del vecchio mercante Anselmo, riuscirà a trovare l’amore nel cavaliere Rodrigo, un uomo goffo ma perbene. Il manoscritto settecentesco ritrovato da Drusi è una redazione diversa da quella stampata e rispecchia, con ogni probabilità, la forma più fedele al testo che Goldoni aveva inizialmente concepito per la rappresentazione. «Se infatti nelle edizioni a stampa – spiega il docente di Letteratura italiana nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo lagunare – l’autore si premura di dichiarare che, rispetto all’originale portato in scena nel 1749, ha  proceduto alla sostituzione delle maschere dialettali con altrettanti personaggi che parlano in lingua, la redazione di Dresda vede invece agire alcuni personaggi (come Arlecchino, Pantalone etc.) nell’idioma che gli è più tipico». Già per queste varianti, «il manoscritto appare come un tassello molto importante per ricostruire quelle fasi più remote della scrittura goldoniana che l’autore stesso efficacemente occultò in nome della sua Riforma Teatrale». Una Riforma con cui Goldoni modificò la struttura della commedia, mirando alla semplicità e alla naturalezza, caratteristiche fondamentali della cultura arcadica e razionalistica, e affidandosi ai due libri fondamentali per mettere in scena la realtà che il pubblico richiedeva e in cui poteva riflettersi: il Mondo e il Teatro. Un equilibrio tra Mondo e Teatro poteva essere solo garantito dalla stesura di un copione (inizialmente soltanto per il protagonista così da ‘abituare’ impresari e pubblico alla novità della Riforma), che descrivesse con cura ogni azione che l’attore era tenuto a seguire fedelmente. Inoltre, Goldoni mirò all’innovazione dei caratteri teatrali a discapito delle solite maschere che limitavano l’analisi psicologica e comportamentale del personaggio. Ma perché il manoscritto è stato trovato a Dresda? Fino alla caduta del muro di Berlino, la Biblioteca della città era di difficile accesso, ma successivamente molti cataloghi sono stati resi pubblici e agli studiosi si sono aperte infinite possibilità di ricerca. Le compagnie teatrali del passato, infatti, partivano in tour nelle capitali Europee, tra le quali Dresda era una delle mete predilette, portandosi dietro il manoscritto. Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alessandro_Longhi_-_Ritratto_di_Carlo_Goldoni_(c_1757)_Ca_Goldoni_Venezia.jpg

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Attualità

Contraccezione d’emergenza: guida all’utilizzo

Alla contraccezione d’emergenza si ricorre dopo un rapporto a rischio (non protetto o non protetto adeguatamente), per evitare una gravidanza indesiderata. E’ un metodo ancora ignorato da tante donne italiane, visto che una gravidanza su 5 è, ancora oggi, indesiderata. Ma di cosa si tratta di preciso e in che modo va utilizzata? Innanzitutto, il termine “emergenza” indica l’occasionalità con cui ricorrere a questa forma contraccettiva, che non deve, dunque, sostituire un regolare metodo contraccettivo. Non va confusa con i metodi anti-concezionali, proprio perchè il medicinale non va assunto prima del rapporto sessuale. Il farmaco denominato comunemente “pillola del giorno” contiene l’ormone progestinico “lenonorgestrel” e agisce bloccando l’ovulazione oppure impedendo l’impianto di un ovulo già fecondato. Deve essere assunto preferibilmente entro 12 e non oltre 72 ore dal rapporto non protetto, con un’efficacia stimata intorno all’85%. Spesso, nei due giorni successivi all’assunzione, è possibile incorrere in diversi effetti collaterali, come nausea, vomito, diarrea, cefalea e vertigini. E’, dunque, necessaria la massima cautela. Insieme alla “pillola del giorno dopo”, fra la contraccezione d’emergenza, troviamo la “pillola dei 5 giorni dopo”, in commercio dal 2012. Anche in questo caso, la sua azione inibisce e ritarda l’ovulazione, bloccando di conseguenza la fecondazione. Tuttavia, ha un’efficacia maggiore (circa il 98%), che può aumentare a seconda della distanza che intercorre dal rapporto sessuale a la sua assunzione. Entrambe le “pillole” non proteggono dalla gravidanza qualora si verifichino altri rapporti a rischio durante lo stesso ciclo, e non proteggono da malattie sessualmente trasmesse. Inoltre, se il processo di impianto è già iniziato al momento dell’assunzione (anche se da poco tempo), il farmaco non è efficace. Per le donne di età pari o superiore a 18 anni, il medicinale non è soggetto a prescrizione medica, obbligatoria, invece, per le donne minorenni, e che può essere effettuata dal proprio medico di base, da un medico del consultorio, pronto soccorso, medico di guardia o ginecologi privati. Non bisogna essere accompagnati dai genitori o da una persone maggiorenne. Non trattandosi di farmaci abortivi, il farmacista o il medico obiettore di coscienza è obbligato per legge a rilasciare la ricetta o a vendere il farmaco. Da maggio del 2015, infatti, non è più obbligatorio presentare un test di gravidanza negativo per il rilascio. Infine, è possibile ricorrere allo IUD al rame, un contraccettivo d’emergenza costituito da un supporto in plastica che, avvolto da un filo di rame, viene inserito nell’utero. Gli ioni rilasciati dalla spirale impediscono la sopravvivenza degli spermatozoi all’interno dell’utero, causando unareazione infiammatoria nell’endometrio ed ostacolando l’annidamento di un ovulo fecondato. Rende, infatti, l’utero inadatto alla gravidanza, impedendo che l’ovulo, nel caso venga fecondato, possa impiantarsi e svilupparsi. La sua efficacia si aggira intorno al 99% e può essere applicato anche 4-5 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio. Per ricorrere al dispositivo, occorre rivolgersi a un ginecoloco, che in genere sconsiglia l’utilizzo alle donne giovani o che non hanno ancora avuto gravidanze, sia perché l’inserimento è più doloroso, sia perché sono più frequenti crampi o dolori e, soprattutto, perché un’infiammazione/infezione […]

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Culturalmente

Catacombe dei Cappuccini: dove i vivi incontrano i morti

Le Catacombe dei Cappuccini si trovano nel quartiere Cuba, a Palermo, all’interno o, meglio, nei sotterranei del Convento dei Cappuccini, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Palce e risalente al XVI secolo. La mummificazione è una tradizione antichissima, radicata in Sicilia e in tutto il Mezzogiorno pre-unitario, di cui le Catacombe dei Cappuccini di Palermo costituiscono la maggiore espressione, in virtù del numero di corpi conservati al loro interno, che – anche se non sono mai stati inventariati – sono stimati intorno agli ottomila. I frati Cappuccini si stabilirono a Palermo nel 1534 e avevano creato un cimitero in cui seppellire i propri confratelli scavando una fossa comune che si apriva, come una cisterna, sotto l’altare di Sant’Anna. In questa fossa/cisterna calavano dall’alto i defunti avvolti in un lenzuolo. Ben presto, però, la fossa divenne insufficiente e, nel 1597, i Frati decisero di dotarsi di un cimitero più grande, attraverso lo scavo delle Catacombe, probabilmente sfruttando l’esistenza di antiche grotte. Quando i Frati spostarono le reliquie dei loro confratelli seppelliti nella prima fossa nella nuova sepoltura, si accorsero che quarantacinque corpi erano rimasti praticamente intatti, mummificati naturalmente. Il fatto venne interpretato come un segno della benevolenza divina e i Frati decisero di non seppellire più questi corpi, ma di esporli in piedi dentro delle nicchie poste attorno alle pareti del primo corridoio delle Catacombe. La prima salma ad essere ospitata nel nuovo cimitero sotterraneo fu quella di Fra Silvestro da Gubbio, ancora oggi esposto con un cartello che ne ricorda l’avvenimento (16 Ottobre 1599). L’incredibile scoperta dei corpi mummificati portò una certa fama al convento ed i Frati cominciarono, a poco a poco, ad accogliere un numero sempre maggiore di salme finchè, nel 1783, decisero di concedere sepoltura soltanto a tutti coloro che fossero in grado di permettersi i costi delle pratica di imbalsamazione. Il metodo prevedeva, innanzitutto, di far “scolare” la salma per circa un anno, dopo averle tolto gli organi interni. Successivamente, il corpo rinsecchito veniva lavato con aceto, riempito di paglia e rivestito con i suoi abiti. Dal Seicento all’Ottocento furono migliaia le persone, soprattutto notabili siciliani e personaggi illustri, che decisero di affidare ai Frati i corpi dei loro defunti. Al desiderio di preservare il corpo a tutti i costi anche dopo la morte, infatti, si aggiungeva la possibilità per le famiglie non solo di piangere la tomba del proprio caro, ma anche di vederlo, di parlargli, di “fargli visita” come se ancora facesse parte del mondo dei vivi. Il cimitero venne chiuso nel 1880, ad eccezione di che per due salme risalenti ai primi anni del Novecento: la prima fu quella di Giovanni Paterniti, viceconsole degli Stati Uniti, mentre la seconda fu quella della piccola Rosalia Lombardo, morta alla tenera età di due anni per una polmonite e oggi nota come la “mummia più bella del mondo”. La salma è visibile nella Cappella di Santa Rosalia in fondo al primo corridoio sulla sinistra. L’imbalsamazione fu fortemente voluta dal padre affranto e fu curata dal […]

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Napoli e Dintorni

Vicolo della Cultura: il primo in Italia al Rione Sanità

Un Vicolo della Cultura a Napoli. Nel Rione Sanità. Questa l’iniziativa della Onlus “Opportunity” e del suo Presidente, Davide D’Errico. Davide è un imprenditore sociale, un giurista e un comunicatore e, insieme a Maria Prisco, Project Manager dell’Associazione, ha dato vita a un progetto ambizioso: cambiare la città di Napoli, partendo dal Rione Sanità. “Opportunity” nasce durante l’emergenza rifiuti in Campania del 2010; oggi gestisce tre beni confiscati alla camorra, organizza iniziative di beneficenza e di volontariato per minori a rischio e, in generale, per le fasce più deboli e povere della popolazione, tiene lezioni nelle scuole a bambini e ragazzi su legalità, cittadinanza e Costituzione. Si occupa anche di comunicazione sociale, con eventi e flash-mob che coinvolgono giovani di tutte le età, ed è un ente accreditato dal Ministero per il coordinamento e la gestione di progetti di Servizio Civile Universale. “Per cambiare la città non serve essere super eroi, basta essere cittadini!” il loro motto. “Il Vicolo della Cultura” verrà inaugurato il 21 dicembre mattina, in Via Montesilvano, nel cuore del quartiere Sanità di Napoli, un rione in cui è avvenuta una vera e propria rinascita grazie alla sinergia tra istituzioni, enti, associazioni culturali e sociali, imprese locali. Via Montesilvano si trasformerà in una vera e propria biblioteca all’aperto, con installazioni artistiche, opere di street art moderna ed “edicole culturali”. Partner di “Opportunity” nella creazione de “Il Vicolo della Cultura”, è Toraldo, la famosa azienda produttrice di caffè, con la campagna “Toraldo t’accumpagna”, ispirata al detto napoletano “‘a maronn’ t’accumpagna”. Vicolo della Cultura: dalla fede alla cultura “Proprio tra questi vicoli – ha dichiarato Davide D’errico – 300 anni dopo la prima illuminazione di Napoli, è nata l’idea di affiancare alle classiche edicole votive delle moderne “edicole culturali”. Perché se padre Rocco vinse la criminalità con la devozione e l’illuminazione, noi vogliamo vincerla con la bellezza e la cultura”. Nel ‘700, infatti, Padre Gregorio Rocco, frate domenicano, per illuminare i vicoli bui e stretti di Napoli, affisse sulle pareti della città le raffigurazioni della Madonna con il bambino, affidando agli abitanti del quartiere il compito di tenerle sempre illuminate. Così nacque la prima fonte di illuminazione della città, che non solo diede una piccola e immediata risposta al problema della criminalità, ma diede vita alle edicole votive che caratterizzano i vicoli napoletani. Le edicole culturali, invece, saranno spazio per mostre artistiche e fotografiche, biblioteca all’aperto e fonte di illuminazione ecosostenibile. Le opere artistiche de “Il Vicolo della Cultura” sono state realizzate da Mario Schiano e Gianluca Raro e finanziate dai club “Round Table”, “Rotaract Napoli” e “Rotaract Napoli Ovest“. All’inaugurazione di sabato 21 dicembre presenzieranno diversi scrittori napoletani, tra cui Lorenzo Marone, per donare i propri libri alla biblioteca gratuita, e saranno presentate ai cittadini tutte le attività portate avanti dal progetto nei prossimi mesi. La Compagnia Teatrale “Putéca Celidònia” interverrà con una performance tra i balconi di Via Montesilvano, mentre ScalzaBanda, la banda musicale dei ragazzi e delle ragazze del Quartiere Montesanto, riempirà il Vicolo con la sua musica. Ancora […]

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Attualità

NextStopMi, contro le molestie sui mezzi pubblici

NextStopMi nasce a Milano, da una semplice domanda: “anche a te è successo?”. Basta poco, in fondo, per scoprire che questo genere di “esperienze”, ovvero essere molestati (ma più spesso molestate) sui mezzi pubblici, accomuna moltissime persone che, molto spesso, scelgono il silenzio, il non detto. Per tantissime ragioni. Innanzitutto, perchè si pensa che possa essere stato uno sbaglio, o che lo si sia immaginato, o che – nel peggiore dei casi, perchè quello in cui la vittima si autocolpevolizza – la gonna indossata era troppo corta e la maglia troppo scollata. Come raccontano sul sito dell’Associazione NextStopMi: «Ogni mattina una ragazza si sveglia, prende la metro e sa che per fare un viaggio tranquillo sarà meglio cercare un vagone mezzo vuoto, mettersi seduta o preferibilmente spalle al muro, per evitare che per sbaglio qualcuno le appoggi una mano sul sedere. Ogni mattina, all’ora di punta, la ragazza realizza che il vagone non sarà mai mezzo vuoto e difficilmente troverà un posto isolato. La suddetta ragazza va dove deve andare in ogni caso, e, se le capiterà un inconveniente contatto, passerà oltre. Forse reagendo o, molto più spesso, scendendo alla prossima fermata.» Ma non siamo di fronte a un fenomeno che riguarda la sola città di Milano, anzi. Da un‘indagine ISTAT del 2018, le molestie con contatto fisico, ovvero quelle perpetrate contro la volontà della vittima, hanno interessato il 15,9% delle donne durante tutto l’arco della vita. Nel 60% dei casi la molestia è compiuta da un estraneo e per il 27,9% delle volte avviene proprio su mezzi di trasporto pubblico. NextStopMi non si rivolge, però, solo alle persone molestate: vuole parlare a tutti (in particolare, a tutti quelli che sono insieme su un vagone, su un autobus, su una banchina) per sensibilizzare la società su un tema, che a lungo è stato un tabù. Nel suo Manifesto, infatti, NextStopMi si auspica che ogni membro della comunità possa sentirsi sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, sia che lo testimoni, sia che lo sperimenti, in particolare viaggiando su mezzi pubblici. In questo modo, ogni individuo è responsabile dell’altro e previene la violenza pubblica basata sul genere. Una molestia è un’osservazione volgare, un commento, insulto, insinuazione, stalking, malizia, carezze non richieste, esposizione indecente e qualsiasi altra forma di umiliazione pubblica. La sensibilizzazione a cui mira NextStopMi è indirizzata sia alle vittime che agli aggressori, non per identificare ed eleggere un capro espiatorio, ma per creare consapevolezza sul tema e maggiore coesione sociale nell’affrontare le dinamiche connesse. In una sezione del sito dell’Associazione, è riportato un ironico “Decalogo dei molestatori”, realizzato attraverso le esperienze raccontate da decine di persone, e, per ognuno di essi, una descrizione su Dove trovarli, Come riconoscerli, le Paranoie che impediscono di reagire e le Reazioni che ognuno può avere per fare in modo che chi viaggia sui mezzi si senta più sicuro e meno solo. Del “Decalogo” fanno parte: l’appoggiatore (con la forza di inerzia come superpotere che gli permette di spalmarsi sul vostro sedere, approfittando […]

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Attualità

Sanna Marin, la premier finlandese più giovane al mondo

Sanna Marin è la nuova premier finlandese, a soli 34 anni, la più giovane al mondo. Votata dal Partito Socialdemocratico ed eletta dal Parlamento della Finlandia (il primo Paese ad eleggere, nel 1907, una deputata donna), l’ex Ministra dei Trasporti sostituisce Antti Rinne. L’ex premier, in carica dallo scorso giugno, è stato costretto a dimettersi in seguito allo sciopero del Servizio Postale (di proprietà Statale) e al ritiro dell’appoggio al suo Governo da parte del Partito di Centro, suo principale alleato. Sanna Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei “Veri Finlandesi” e del loro programma di Governo incentrato sulla lotta all’immigrazione (che aveva convinto un quarto dell’elettorato). Al suo fianco, in una coalizione di larghe intese, la Premier avrà altre quattro donne: la Ministra dell’Interno Maria Ohisalo, 34enne a capo della Lega Verde “Vihreä liitto”, Katri Kulmuni, 32enne leader del Partito di Centro “Suomen Keskusta”, la Ministra dell’Educazione Li Andersson dell’Alleanza di Sinistra “Vasemmistoliitto” e Anna-Maja Henriksson, 55enne a capo del Partito di Minoranza Linguistica Svedese, lo Svenska folkpartiet i Finland. L’azione di Governo punterà su alcune battaglie fondamentali: l’impegno per il sociale e l’ambiente, la crescita e l’occupazione contro le disuguaglianze. «Abbiamo un sacco di lavoro davanti a noi per ricostruire la fiducia nel Governo, ma sapremo essere il collante e il motore della coalizione», ha dichiarato la Premier subito dopo la vittoria. «Voglio costruire una società in cui ogni bambino possa diventare qualsiasi cosa e ogni persona possa vivere e crescere con dignità», è stato il suo primo tweet dopo l’elezione. Sanna Marin è nata il 16 novembre 1985 a Helsinki e, dopo aver vissuto e studiato a Espoo e Pirkkala, si è stabilita a Tampere, dove vive dal 2007. Si è laureata nel 2012 e ha conseguito un master in “Scienza dell’Amministrazione” nel 2017. È cresciuta con due mamme e in merito alla sua famiglia ha raccontato: «Siamo una famiglia arcobaleno. Per me, i diritti umani, l’uguaglianza delle persone non sono mai state questioni di opinione, ma la base della mia concezione morale. Sono entrata in politica perché voglio influenzare il modo in cui la società vede i suoi cittadini e i loro diritti». E precisato: «Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato». Dopo le prime esperienze nell’Unione Studentesca dell’Università di Tampere, infatti, Sanna Marin è entrata nel Consiglio Comunale della città con il Partito dei Socialdemocratici (SDP). Nel 2015 è stata eletta in Parlamento con 10.911 voti e nel giugno del 2019 è diventata ministra dei Trasporti. Come premier più giovane al mondo ha strappato il primato al 35enne Capo del Governo ucraino, Oleksiy Honcharuk, eletto ad agosto del 2019 a 35 anni, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, anche lui 35enne. E distanziando, infine, la neozelandese Jacinda Ardern, che nel 2017, quando aveva 37 anni, era diventata la più giovane prima ministra.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/MarinSanna/

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