Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Libri

Lascia fare al destino, un romanzo di Vittorio Schiraldi

“Lascia fare al destino” è l’ultimo romanzo del giornalista e sceneggiatore Vittorio Schiraldi, edito da Marlin. Sebbene si tratti di una storia di fantasia, quella presentata da Vittorio Schiraldi è la fotografia di una realtà drammatica che travolge molte famiglie italiane. In questo romanzo il giornalista affronta il delicato tema del rapporto tra giovani e droga, cercando in particolare di raccontare cosa accade quando in una famiglia entra in scena la droga. Lascia fare al destino: la storia di Ilaria e Simone Protagonista del romanzo di Vittorio Schiraldi è Ilaria, una giovane e fragile ragazza che ancora minorenne cade nel tunnel della droga. Ilaria è figlia di due genitori separati, Lea e Lorenzo. Vive con la madre e il compagno di lei, Mario, insieme al quale la donna ha un secondo figlio, Ruben. Lorenzo è poco presente nella vita di sua figlia; a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo e non ha mai molto tempo da dedicarle. La ragazza prova a farsi bastare l’affetto della madre e di Mario che la tratta come fosse figlia sua, cercando di non farle mai mancare niente, ma Ilaria è una ragazza inquieta. Ancora sedicenne, scappa da casa, ammaliata da Simone, rampollo di un’agiata famiglia borghese, dal quale Ilaria si lascia trascinare in un mondo di sbandati, fatto di fughe, viaggi e droghe. La famiglia di Ilaria si trova improvvisamente catapultata all’inferno. Lea e Mario tentano di trascinare la figlia fuori dal tunnel della tossicodipendenza e di aiutarla a riprendere in mano la sua vita, ma il percorso è lungo e tortuoso: la ragazza alterna alle fughe da casa dei periodi di relativa tranquillità, accettando più volte il ricovero in un centro di recupero, tuttavia ricade sempre negli stessi errori, rendendo difficile il compito dei genitori. Nemmeno quando Simone, il suo ormai ex ragazzo, decide di cambiare vita per concretizzare la sua vocazione di scrittura mettendo su carta, anche a fini terapeutici, le sue esperienze, Ilaria si ravvede. Al contrario, non accoglie favorevolmente il cambiamento di Simone. Ormai sono lontani i giorni felici trascorsi insieme a lui in Thailandia e in Vietnam sui sentieri della droga. La storia assume risvolti ancora più drammatici quando Simone scopre per caso di avere l’HIV, e non riesce a rassegnarsi all’idea di essere stato colpito, ora che aveva scritto l’ultima pagina del romanzo, che quindi resterà inedito. Il giorno del suo funerale Mario, che lo aveva seguito e consigliato durante la stesura del romanzo, consegnerà al padre di Simone le pagine scritte dal figlio, affinchè possa cogliere in quei capitoli l’immagine di un ragazzo che non era mai riuscito a conoscere veramente. Intanto sta per compiersi anche il destino di Ilaria, in un finale avvincente, ricco di sorprese e di emozioni. Vittorio Schiraldi e l’incontro con Simone “Lascia fare al destino” trae ispirazione da una serie di incontri fatti dall’autore all’interno di centri di recupero per tossicodipendenti. Con l’idea di scrivere un romanzo per raccontare il percorso che devono affrontare i ragazzi che […]

... continua la lettura
Musica

Cortellino canta la libertà di sbagliare

Solo quando sbaglio (LaPOP), pubblicato l’11 ottobre 2019, è l’ultimo album del cantautore Enrico Cortellino. Già conosciuto come Cortex, pseudonimo con cui ha esordito nel 2007, l’artista triestino ha poi deciso di cambiare nome d’arte per adottare semplicemente il suo cognome. Solo quando sbaglio è il suo quarto album, registrato tra Rimini e Trieste, nato anche grazie all’esperienza di Cortellino al CET di Mogol, dal quale fu notato nel 2008 suonando al Piper di Roma in occasione della finale del Tour Music Fest. Mogol lo premiò per i testi assegnandogli una borsa di studio per il Centro Europeo di Toscolano. Molti testi di Solo quando sbaglio sono stati realizzati proprio con la collaborazione di autori incontrati al CET. Il disco è stato anticipato dall’uscita di 140 Km/h, cover dello storico brano di Ivan Graziani, e contiene in totale otto tracce. Cortellino: la libertà anarchica dell’errore                                             Solo quando sbaglio è un album pop di chiaro stampo cantautorale che racchiude e rispecchia diversi momenti della vita dell’artista. Cortellino racconta in chiave malinconica e ironica allo stesso tempo, l’amore, il dolore e la bellezza del diventare adulti e la difficoltà del lavoro, dell’affrontare la vita con le sue delusioni, le ansie e i tormenti. Tematiche intime e profonde condensate in otto brani contrassegnati da uno sferzante umorismo – come è nello stile del cantautore triestino – accompagnato da musiche accattivanti e melodiose. Alle pressioni sociali e interiori che avverte, il cantautore triestino risponde con la creatività e l’amore. Solo quando sbaglio: track by track L’album si apre con il brano Usami, una tragicomica ballata che racconta la trasformazione di un rapporto di coppia. Segue Cuore logico, una sorta di monologo/dialogo con un dottore immaginario al quale l’autore rivolge domande sull’amore, Solo quando sbaglio, il brano che dà il titolo all’album, è la terza track. Una canzone che riflette sulla libertà anarchica del commettere errori per sentirsi vivi, liberi: «Solo quando sbaglio/ io mi sento vivo/ questa è la mia libertà», canta l’autore. « Mi piace molto suonare il brano live – ha dichiarato Cortellino – la canzone è nata chitarra e voce e si è evoluta grazie alla collaborazione con l’autrice Eleonora Rossi, con la quale ho curato il testo”. Il brano è accompagnato da un videoclip in bianco e nero “per – ha raccontato il cantautore- metterci la faccia e farsi vedere da vicino». Il disco prosegue con Un sorriso, un brano in cui Cortellino si avvale della collaborazione del rapper triestino Riccardo Civita, in arte Yane, e Elettra, uno dei pezzi più interessanti del nuovo lavoro del cantautore. Troviamo poi la cover di 140 km/H, brano che Ivan Graziani dedicò alla Bora di Trieste. Gli arrangiamenti del pezzo sono curati da Filippo Graziani, figlio di Ivan. La penultima traccia dell’album è Un discorso da coniglio, in cui Cortellino canta le riflessioni di un uomo che si appresta a diventare padre. Il disco si chiude con la bella e malinconica Mediterranea, un brano sulla perdita di un amore dalla melodia cullante. Un disco ben fatto che […]

... continua la lettura
Fun e Tech

I braccialetti della fortuna: significato e realizzazione

Chi non ha mai indossato, soprattutto d’estate, i braccialetti brasiliani o altrimenti detti braccialetti della fortuna? Nel periodo estivo è infatti “tradizione” acquistare, soprattutto in spiaggia, questi sottili filamenti di cotone colorati per legarli al polso. Prima di indossarli, è consuetudine esprimere un desiderio che, come dicono le credenze, si esaudirà solamente quando il braccialetto si spezzerà da solo. Ma da dove parte questa usanza e cosa simboleggiano questi braccialetti? Scopriamolo insieme! Origini e significato dei colori I braccialetti della fortuna sono originari del Brasile; è da lì che parte la tradizione di esprimere un desiderio prima di fissarli al polso o alla caviglia. I brasiliani credevano infatti in un potere mistico che veniva trasferito dalla mente all’oggetto. Secondo questa credenza, la forza del desiderio sarebbe stata trasmessa all’accessorio che, mandando un messaggio all’universo, avrebbe portato una soluzione al problema che da tempo si cercava o avrebbe realizzato ciò che si era espressamente chiesto. Inoltre, ad ogni colore corrisponde un significato. Il rosso simboleggia l’amore; il verde la speranza; l’azzurro lavoro e soldi; il giallo la fortuna; il viola e il blu simboleggiano la pace; il bianco la libertà; il rosa l’amicizia. È bene dunque, in base a ciò che si desidera, prestare attenzione al colore del bracciale. Leggenda vuole che, a seconda del significato del colore del bracciale, un attimo prima di fare il secondo nodo per fissarlo, si esprima un desiderio e che, una volta che il bracciale si spezza da solo o viene perduto, il desiderio si esaudisca. Braccialetti della fortuna: come realizzarli Questi braccialetti sono talmente semplici che è possibile realizzarli anche da soli. Si realizzano infatti con poco materiale e in breve tempo. Per farli occorrono tre o più fili dei diversi colori scelti che vanno legati insieme, facendo un nodo alle estremità. Più fili si utilizzano, più spesso sarà il bracciale. Alla base va posto il colore riguardante la sfera del desiderio. Successivamente si procede ad avvolgere il primo filo colorato – che va tenuto con la mano destra – in senso orario intorno ai restanti fili, tenuti invece dalla mano sinistra. Il filo dovrà ricoprire gli altri fili per almeno 1 o 2 cm. Una volta raggiunto il primo centimetro del colore desiderato, si passa ad un altro colore. Per cambiare colore, si procede in questo modo: il primo filo colorato, ormai avvolto, dalla mano destra deve passare nella mano sinistra; viceversa, con la mano destra bisogna tenere il filo del nuovo colore scelto e cominciare a girare di nuovo intorno agli altri fili; e così via fino al completamento dell’opera. Infine, per chiudere e fissare il lavoro, basterà fare un nodo così come quello effettuato all’inizio. Il braccialetto finito deve avere un lunghezza di circa 15 cm. Per avere un’idea più chiara su come realizzarli, su YouTube trovate numerosi tutorial che vi spiegano passo passo come fare. Bene, non vi resta che provare! [fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/amicizia-fratellanza-mani-unione-2156172/]

... continua la lettura
Culturalmente

Poesie di Natale: tra magia e malinconia

Quello natalizio è uno dei periodi più attesi dell’anno, soprattutto dai bambini, ma anche uno dei più malinconici. I sorrisi e l’allegria dei bimbi, la magia delle luci e delle strade addobbate a festa, infatti, da sempre, si mescolano ai sentimenti di tristezza e di malinconia di chi questo periodo vorrebbe invece proprio saltarlo. Il Natale è dunque caratterizzato da emozioni ambivalenti che, spesso, sono state anche fonte d’ispirazione per numerosi componimenti poetici. La letteratura italiana e straniera è infatti ricca di poesie dedicate al Natale. Di seguito presentiamo una breve selezione di poesie di Natale. Il Natale è poesia La poesia può essere considerata a pieno titolo un elemento della tradizione natalizia. Chi di noi da bambino non ha recitato una poesia al pranzo di Natale davanti a parenti ed amici? Chi di noi non ha mai scritto un biglietto d’auguri prendendo spunto da aforismi e poesie? Da Gianni Rodari ad Alda Merini, passando per Saba e Quasimodo, tantissimi sono stati gli autori italiani e stranieri che si sono lasciati ispirare dal Natale, componendo poesie dal diverso stile. Vediamone insieme alcune. Lo Zampognaro, Gianni Rodari Gianni Rodari è senza dubbio uno degli autori che più ha scritto del Natale. Tra le sue famose filastrocche per bambini, infatti, spiccano: “L’albero dei poveri” che fa riflettere i bambini sul significato dell’albero di Natale e sui regali sotto l’albero; “Il magico Natale”, nella quale Rodari spiega cosa farebbe per Natale se avesse una bacchetta magica; “Il pianeta degli alberi di Natale” e “Lo zampognaro” (che proponiamo di seguito), poesia nella quale l’autore si immedesima in tanti personaggi, tra cui lo zampognaro, ma anche il pastore, e spiega cosa farebbe per Natale se fosse nei loro panni. Se comandasse lo zampognaro Che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”. Se comandasse il passero Che sulla neve zampetta, sai che cosa direbbe con la voce che cinguetta? “Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso tutti i doni sognati più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore Del presepe di cartone Sai che legge farebbe Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico Io che non comando niente? Tutte queste belle cose Accadranno facilmente; se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno. Umberto Saba, A Gesù bambino Anche Umberto Saba ha dedicato una poesia al Natale, una sorta di preghiera a Gesù Bambino al quale chiede di farlo essere sempre di buon animo. La notte è scesa e brilla la cometa che ha segnato il cammino. Sono davanti a Te, Santo Bambino! Tu, Re dell’universo, ci hai insegnato che tutte le creature sono uguali, che le distingue solo la bontà, tesoro immenso, dato al povero e al ricco. Gesù, […]

... continua la lettura
Recensioni

Al Caos Teatro, Paolo Cresta in “Uno, nessuno e centomila”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre è andato in scena presso il Caos Teatro di Villaricca (NA), lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, un adattamento della famosa opera di Luigi Pirandello curato, diretto ed interpretato magistralmente dall’attore Paolo Cresta. È il secondo appuntamento di “Frammenti”, quarta stagione teatrale del Caos Teatro. Siamo tutti Uno, Nessuno e centomila Protagonista della famosa opera pirandelliana è Vitangelo Moscarda, chiamato Gengè dalla moglie Dida, un uomo qualunque, come si definisce lui stesso, una persona ordinaria. Vitangelo è un trentenne che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. Un giorno come un altro, riceve un’osservazione da parte della moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Una frase apparentemente innocua che tuttavia scatena in lui una forte crisi di identità, trascinandolo in abissi  di riflessioni e considerazioni che lo portano a rendersi conto che lui non è unico. Il suo viaggio interiore lo induce a cambiare vita. Vitangelo rinuncia al suo lavoro di usuraio – così lo definisce la gente – anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. Una scelta, quella di Gengè, pensata per fare un’opera di carità, ma anche per non apparire più agli occhi della moglie come una marionetta. In questo gli viene in aiuto Anna Rosa, un’amica della moglie, che lui conosce poco, la quale gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male. Tuttavia, alla fine, il protagonista arriverà alla follia e verrà internato in un ospizio, dove però si sentirà finalmente libero da ogni regola e inizierà a vedere il mondo da un’altra prospettiva. Inoltre, arriva ad affermare che non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso. Lui è vivo, e non conclude. Per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude – dice Vitangelo – non basta cambiare nome, perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Bisogna vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. “La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”. La storia di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza: l’uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), tramite la consapevolezza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività, tutto diventa relativo. Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, il protagonista viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da […]

... continua la lettura
Libri

La verità dei topi di Massimiliano Nuzzolo: quando un libro chiama

“La verità dei topi”, edito da Les Flâneures Edizioni, è l’ultimo romanzo dello scrittore veneziano Massimiliano Nuzzolo, già autore di numerosi romanzi e racconti, tra cui “L’ultimo disco dei Cure”, “Fratture”, “L’agenzia della buona morte,“La musica è il mio radar”. Seppur un romanzo breve (170 pagine), “La verità dei topi” è un libro ricco di elementi ben miscelati: il sogno, l’incubo, l’amore, il dolore, intrighi, suspense, complotti e odissee. Fedele al suo stile, l’autore costruisce una surreale e originale narrazione, intessuta di numerose citazioni abilmente inserite al suo interno. Alcune citazioni non sono semplici riferimenti a fatti, persone o storie, ma si configurano come vere e proprie “vicende” o come “personaggi” che contribuiscono allo sviluppo del racconto. Il risultato è una “farsa fantasmagorica, a tratti talmente grottesca da sembrare reale”. La verità dei topi (Massimiliano Nuzzolo): la storia assurda del mondo Protagonista del romanzo è un bambino di undici anni che narra il mondo visto attraverso i suoi occhi. Tuttavia non siamo di fronte ad un racconto “fanciullesco”, ma ad un romanzo distopico, che non descrive un mondo perfetto ed ideale, ma ne mostra il lato spiacevole, a tratti spaventoso. Edgar Kospic, questo il nome del piccolo protagonista, è nato in Venezuela ma ha origini ungheresi.  Terzo di dodici figli, vive a Caracas. Un giorno un incendio divampato in casa uccide tutta la sua famiglia; Edgar è l’unico superstite. Rimasto solo, l’undicenne conosce da subito la fame e la strada. Appassionato di letteratura, fonda con quattro amici del suo quartiere un circolo letterario, ma per combattere la fame e la disperazione, insieme, si riuniscono anche per andare a caccia di topi. In quei tempi bui i topi “erano la salvezza dell’anima e il paradiso del palato”; numerosi ristoranti blasonati della città li acquistavano in grandi quantità per servirli come prelibatezza esotica alla facoltosa clientela. Un giorno, proprio mentre con i suoi compagni consegnava un sacco pieno di topi ad uno dei locali sciccosi della città, Edgar s’imbatte nella contessa Du Marchand, una vecchia arzilla che in gioventù aveva praticato il lavoro più antico del mondo. Dopo  aver rivolto alcune domande al piccolo, la donna, impietosita dalla sua triste storia, decide di portarlo via con sé. Ha inizio così l’avventura rocambolesca e psichedelica del piccolo Edgar, tra topi, favelas, narcotraffico, viaggi, peripezie e letteratura, che poi in un certo senso è la vera protagonista del romanzo. Edgar sogna di fare lo scrittore, ma la strada verso la meta è lunga e tortuosa… Massimiliano Nuzzolo e l’amore per la scrittura e la lettura “La verità dei topi” è un romanzo ben fatto, intrigante e avvincente. La lettura scorre via veloce, tanto che è possibile leggere il libro anche in una sola giornata, tutto d’un fiato. Un capitolo tira l’altro. Ad appassionare è proprio lo scenario in cui è ambientata la storia, che conferisce la giusta tensione al racconto.  Con stile ironico e scanzonato, attraverso la vicenda di un bambino alle prese con i misteri della vita e le invenzioni della scrittura, Nuzzolo […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Ernesto a Foria: la geniale comicità di Peppe Maiulli

 “Song allergico e fravole/nun me pozz magnà/ questo amore è impossibile/ chill mo stev cà “, chi non ha intonato almeno una volta questi versi della celebre “E ffravole”, surreale e divertente canzone del “maestro” Ernesto a Foria, alias Peppe Maiulli? Era la fine degli anni Novanta quando il geniale personaggio ideato da Maiulli faceva la sua comparsa nelle telelibere campane con le sue canzoni no-sense che rallegravano grandi e piccini. Parrucca e baffi biondi, occhiali da sole e giacca, Ernesto a Foria era tra i volti più conosciuti di trasmissioni di successo quali “Telegaribaldi” e “Funikulì Funikulà”, nel periodo d’oro del varietà napoletano. Lo scorso maggio, a distanza di vent’anni dalla prima volta, Maiulli è tornato a vestire i panni di Ernesto per un’iniziativa benefica, ma andiamo con ordine: come nasce questo personaggio? Scopriamolo insieme! Chi è Peppe Maiulli e come nasce Ernesto a Foria Attore comico, musicista e cantante, Giuseppe Maiulli, detto Peppe, è tra gli iniziatori del cabaret napoletano. Rappresentante di una comicità semplice ma sagace e mai volgare, Maiulli raggiunge la popolarità sul finire degli anni Novanta. Nel 1997 fonda i “Gipsy Fint”, versione partenopea del gruppo latino “Gipsy Kings”, con i quali si fa conoscere durante la trasmissione televisiva Mavacao – a sua volta parodia del famoso programma di Gianni Boncompagni “Macao” -, in onda sull’emittente privata campana Napoli Tv. L’anno seguente il gruppo è nel cast del programma Funikulì funikulà, scritto e condotto da Antonio D’Ausilio e Michele Caputo, trasmesso dall’emittente campana Teleoggi–Canale 9. Peppe Maiulli, oltre a prendere parte al programma come componente del gruppo dei Gipsy Fint, ne cura anche le musiche e gli arrangiamenti, ma, soprattutto, nel corso della trasmissione introduce al pubblico il suo nuovo personaggio: Ernesto a Foria, un esilarante ed improbabile cantante napoletano che scimmiotta i tanti artisti-non artisti della scena partenopea. La scelta del nome del personaggio, come spiegato più volte dallo stesso Maiulli, è stata ispirata da una leggenda popolare che narra di un uomo di nome Ernesto che ricopriva il ruolo, non particolarmente impegnativo, di guardiano delle latrine pubbliche di via Foria. Pare infatti, stando a testimonianze popolari, che a via Foria – la strada che collega il Museo Archeologico Nazionale al Real Albergo dei Poveri – nei pressi del Real Orto Botanico, in un tempo non ben determinato, fosse stato collocato un bagno pubblico. Da qui anche il modo di dire napoletano, non molto conosciuto oggi, “Me pare Ernesto a Foria”, con riferimento ironico a quanti lasciano intendere di essere particolarmente indaffarati e di ricoprire un ruolo impegnativo, ma che in realtà svolgono un compito umile e per nulla gravoso proprio come l’Ernesto che a via Foria custodiva i bagni pubblici. Perché allora l’idea di dar vita ad un personaggio con questo nome? Come dichiarato dallo stesso Maiulli, Ernesto, il suo personaggio, “è il nuovo guardiano delle nuove latrine napoletane che non sono più quelle fisiche, ma quelle che hanno sporcato la canzone napoletana”. Il riferimento è a tutti quegli artisti che credono di essere […]

... continua la lettura
Musica

I Karoshi presentano il loro primo LP Cosmic Latte

Il 13 settembre scorso è stato pubblicato “Cosmic Latte”, il primo LP dei Karoshi edito dalla Seahorse Recordings. I Karoshi nascono a Vicenza nel 2014 come trio strumentale. Dopo la pubblicazione di Maizena EP allargano la formazione e nel 2016 pubblicano il loro secondo EP intitolato Antera, contenente quattro tracce orientate allo space rock. Nel 2018 entrano ne La Distilleria – Produzioni Musicali per dar luce a Cosmic Latte, il loro primo album, registrato e prodotto da Filippo Mocellin. La formazione finalmente stabile è composta da: Enrico (voce, pianoforte elettrico, tromba, elettronica); Gabriele (chitarra, voce, sintetizzatori); Giulio (basso, voce, sintetizzatori); Andrea (batteria, drum pad, percussioni). Cosmic Latte, anticipato dal singolo “I’m Awake” uscito lo scorso 12 luglio, presenta un suono più maturo rispetto ai lavori precedenti da cui prende le distanze per dare spazio alla sperimentazione, senza alcuna limitazione di genere. Per saperne di più sul quartetto vicentino, noi di Eroica Fenice gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura! Intervista ai Karoshi Karoshi è un termine giapponese che significa “morte per troppo lavoro”. Perché avete deciso di chiamarvi così? Nessun motivo particolare. Era il 2014 e suonavamo assieme già da qualche mese, il nostro primo EP (Maizena EP) era pronto per uscire e non ci eravamo ancora preoccupati di trovarci un nome, abbiamo fatto una rapida lista di parole con un suono che ci piacesse, scartate le più banali è rimasto solo Karoshi, che ci era venuto in mente per un vecchio videogioco. Nome giapponese, testi in inglese, ma voi siete italianissimi. Come mai avete scelto di esprimervi in inglese? Solamente una questione di comodità. Il primo EP e quasi interamente il secondo sono strumentali, semplicemente ci sembrava troppo presto per implementare la voce. Durante la stesura di Cosmic Latte, nelle nostre lunghe jam, la voce è sempre stata registrata improvvisando sulla parte strumentale; riascoltando queste registrazioni cerchiamo di dare una forma alla parte vocale con un testo che ci ricordi i suoni delle nostre improvvisazioni, e per questo l’inglese si presta molto più facilmente. Non per questo escludiamo di fare qualcosa in italiano più avanti, magari cambiando il processo compositivo, chi lo sa. Dopo la pubblicazione di due Ep, il primo nel 2014 e il secondo nel 2016, i Karoshi hanno conosciuto una battuta d’arresto per poi fare ritorno sulle scene lo scorso 13 settembre con “Cosmic Latte”. Cosa è successo in questi tre anni di pausa?  A livello musicale abbiamo suonato molto, abbiamo deciso di fermare l’attività live per concentrarci su quello che sarebbe dovuto essere il nostro primo disco. Abbiamo tirato fuori idee rimaste a metà per molto tempo, abbiamo fatto un lungo lavoro di pre-produzione e siamo entrati in studio con le idee più chiare possibili, poi come spesso succede in studio abbiamo stravolto tutto. A livello personale sono stati anni di grandi cambiamenti per tutti, dal passaggio dall’università al lavoro vero, chi è andato a convivere, chi è diventato padre. “Cosmic Latte” è il vostro primo lavoro sulla lunga distanza, perché la scelta di questo […]

... continua la lettura
Libri

La libertà possibile, il brillante esordio di Margaret Wilkerson Sexton

È in uscita il 10 ottobre, per Fazi Editore, “La libertà possibile”, il romanzo d’esordio di Margaret Wilkerson Sexton. Finalista al National Book Award 2017, il romanzo è stato molto apprezzato dalla critica tanto da essere incluso nella lista dei migliori libri dell’anno da tutte le testate più autorevoli. La libertà possibile: una storia familiare Il libro ha per protagonisti i membri di una famiglia di origini africane residente a New Orleans; in particolare il racconto è incentrato sulla figura di Evelyn, su sua figlia Jackie e sul figlio di quest’ultima T.C. , e attraversa tre epoche diverse. Si parte dal 1944: Evelyn è una giovane e timida studentessa proveniente da una delle più rispettate famiglie della città. Si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto; questo diventa motivo di tensione in casa. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno a dura prova la relazione tra i due. Lasciamo temporaneamente Evelyn e Renard per fare un salto in avanti nel tempo. È il 1986, Jackie, figlia di Evelyn e Renard, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa per combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. Quando l’uomo fa inaspettatamente ritorno nella sua vita, Jackie è sconvolta e non sa se dare un’altra opportunità al marito. Arriviamo all’estate del 2010. New Orleans si sta pian piano riprendendo dai danni dell’uragano Katrina, il figlio di Jackie, T. C., ormai venticinquenne, è appena uscito di prigione dopo essere stato condannato per spaccio di droga. Nonostante l’arrivo di un figlio che gli sconvolge i piani, T.C. continua ad essere attratto dall’idea dei “soldi facili” e, quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”, è combattuto sul da farsi. Un romanzo incisivo La Sexton mette a confronto tre generazioni, tre destini, tre epoche creando un abile intreccio tra i protagonisti e gli eventi narrati. Il racconto è caratterizzato da ripetuti salti temporali, ma, nonostante l’andirivieni tra le diverse storie, non perde mai di continuità. Il filo conduttore è la faticosa conquista della libertà, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari. L’autrice dimostra un’ottima capacità di analisi sociale, nonché una grande sensibilità avvalorata dalla sua attenzione ai sentimenti umani. Il romanzo pone l’accento sulla capacità di resistenza dei protagonisti agli ostacoli sociali e familiari piuttosto che sulle ingiustizie subite e questo aspetto è il motivo principale del successo di questo libro. Un romanzo diretto e incisivo, ricco di sfumature, che fa uso di un linguaggio forte, chiaro e tagliente, senza fronzoli poetici, che lo rende autentico e credibile. Una proposta interessante. Note sull’autrice Margaret Wilkerson Sexton è nata e cresciuta a New Orleans, ha studiato Scrittura creativa al Dartmouth College e Legge all’Università della California, Berkeley. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su «The New York Times Book Review». Come accennato in precedenza, “La libertà possibile” è il suo romanzo d’esordio ed  è stato finalista al National […]

... continua la lettura
Cucina e Salute

I benefici dei semi di lino: dai capelli all’intero organismo

I semi di lino, derivati dal Linum usitatissimum – una pianta erbacea delle linacee dai fiori color cielo, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle regioni europee – hanno diverse proprietà benefiche grazie all’alto contenuto di minerali e alle proprietà emollienti e protettive. Oltre ad essere molto utilizzati nella cosmesi, ad esempio per la cura dei capelli, i semi di lino sono anche antinfiammatori e antiossidanti ed aiutano, dunque, a prevenire e contrastare alcuni disturbi fisici. Vediamo insieme nel dettaglio quali sono i benefici dei semi di lino. I benefici dei semi di lino per i capelli I semi di lino, o meglio l’olio che se ne estrae, sono molto utilizzati, come detto, nella cosmesi. Grazie alle sue proprietà antiossidanti, l’olio di semi di lino aiuta a mantenere una carnagione liscia e idratata, e dunque a contrastare la lassità dei tessuti e l’insorgere delle rughe. Tuttavia, l’olio di semi di lino è notoriamente più utilizzato per la cura dei capelli. In caso di capelli secchi, spenti e sfibrati è consigliabile infatti versare su di essi qualche goccia di olio per renderli più morbidi e lucenti. Ecco una ricetta fai da te per preparare un impacco di olio di semi di lino: lasciare i semi per mezz’ora in ammollo, successivamente cuocerli nella stessa acqua a fuoco medio. Aggiungere qualche goccia di olio d’oliva per rendere l’impacco ancora più nutriente. Filtrare la miscela ottenuta per eliminare i semi; infine applicarla sui capelli asciutti lasciando agire per qualche minuto. Il risultato sarà una chioma splendente e morbida. Si può, in alternativa, miscelare 5 cucchiai di olio di semi di lino a un cucchiaino di limone al fine di ottenere un composto da applicare sui capelli prima dell’abituale shampoo. La miscela va distribuita sulle ciocche con l’aiuto di un pettine a denti larghi e lasciata in posa per 20 minuti. Dopo lo shampoo i capelli saranno morbidi e lucenti. L’olio di semi di lino è anche un ottimo rimedio antiforfora, in quanto normalizza la produzione di sebo e, se nebulizzato sui capelli asciutti, aiuta a prevenire la formazione di doppie punte. Semi di lino: i benefici sull’organismo Non solo pelle e capelli, i semi di lino hanno qualità benefiche per l’intero organismo. Essendo ricchi di acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico e grassi saturi come l’acido stearico e palmitico, nonché di mucillagini emollienti, proteine, sali minerali e lignani (un genere di polifenoli antiossidanti), i semi di lino sono infatti in grado di contrastare funghi e batteri. Gli acidi grassi in essi contenuti esercitano inoltre una potente azione antinfiammatoria e immunostimolante e intervengono nella formazione delle membrane cellulari, rinforzandole e contrastando i processi infettivi e degenerativi e l’invecchiamento dei tessuti. Ancora, i semi di lino apportano benefici al sistema cardiovascolare promuovendo l’espulsione del colesterolo “cattivo” (LDL) e regolarizzando il battito cardiaco. Aiutano anche a smaltire i trigliceridi, mantenendo le arterie pulite e regolando la pressione sanguigna. Secondo alcuni studi, inoltre, consumare in maniera costante i semi di lino aiuta a prevenire l’insorgere di […]

... continua la lettura
Libri

Un treno per Berlino di Luca Granato

Un treno per Berlino è un libro di Luca Granato, vincitore del torneo letterario IoScrittore, organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’autore, classe 1972, nato a Sanremo ma residente nell’East London, propone una storia emozionale ed autentica. Un incontro casuale tra due uomini su un treno verso Berlino, da cui prende il via un affascinante e trascinante racconto. “D’altronde“, dice l’autore, “la vita, si sa, è un incrocio di coincidenze e di incontri casuali”. Un treno, due sconosciuti, una storia da raccontare Protagonisti della storia sono Cosimo Beningarda, un giovane colto e appassionato che insegna italiano all’università e Bertfried Ziegler, un anziano signore, malato e forse consapevole della propria fine imminente, cresciuto nella Germania nazista degli Anni Trenta. I due si ritrovano una mattina seduti nello stesso scompartimento di un treno che da Monaco arriva a Berlino. Tra i due compagni di viaggio occasionali si crea subito una strana complicità. Ziegler, l’anziano signore, inizia a raccontare di sé e del suo passato: gli anni del Nazismo durante i quali lavorava come correttore di bozze con l’ambizione di diventare giornalista, il difficile rapporto con un padre che sognava per lui solo il meglio e, soprattutto, l’incontro con Hanne, una donna sposata di cui si era innamorato perdutamente. Cosimo lo ascolta interessato e senza giudicare, divenendo inconsapevolmente il testimone della sua vita; una vita ricca di emozioni contrastanti e di ferite che ancora bruciano… Ziegler non riesce a perdonarsi di non essere stato in grado di opporsi all’orrore nazista, nemmeno per Hanne e la sua bimba, Anja, affetta da una grave forma di autismo e finita nel programma di eliminazione delle persone “imperfette”. Ed ecco il motivo del viaggio di Ziegler: a Berlino spera di ritrovare Hanne, il suo perdono e finalmente la pace. Un treno per Berlino: un racconto da custodire Una storia intensa quella proposta da Luca Granato, raccontata con delicatezza ed eleganza e scritta in modo tale da non risultare mai pesante e banale. L’autore crea un abile intreccio tra fantasia e fatti storici, restituendo una narrazione di indubbia profondità e bellezza. Si tratta di una storia di amore e di amicizia, ma non solo. Un treno per Berlino può in un certo senso essere definito un romanzo storico. Gli avvenimenti narrati, frutto della fantasia dello scrittore, hanno infatti come sfondo la Germania nazista e gli orrori compiuti in quegli anni di cui, suo malgrado, Herr Ziegler si è reso protagonista. I fantasmi del passato lo perseguitano e non gli danno pace. A Luca Granato va il merito di aver saputo narrare con tatto una delle pagine più buie della storia attraverso un racconto, quello di Herr Ziegler, malinconico ed emozionante. Particolarmente toccante il passo del libro che riferisce di Aktion T4, il “Programma di eutanasia nazista” che dal 1939 al 1941 uccise tra 60.000 e 100.000 disabili fisici e mentali, tra cui si contano circa 5.000 bambini. Il Programma fu chiuso ufficialmente nel 1941 dopo che, nonostante la segretezza, venne reso noto. Il Programma continuò ufficiosamente fino al […]

... continua la lettura
Musica

Le canzoni più ascoltate dell’estate 2019

Estate. Tempo di mare, di vacanze, ma anche di musica e tormentoni. Quali sono le canzoni più ascoltate di questa estate 2019? Scopriamole insieme sulla base di classifiche realizzate incrociando i dati delle radio, di Spotify e di Youtube. Canzoni più ascoltate: le straniere Come ormai da qualche anno a questa parte, l’estate avanza a ritmo di reggaeton e sonorità latine. Anche quest’anno il copione si è ripetuto. Tra le canzoni più ascoltate e trasmesse dalle radio troviamo infatti: “Con Calma” di Daddy Yankee, “Calma (remix)” di Pedro Capò e Farruko, “Te Robarè” di Nicky Jam e Ozuna, “Señorita” di Shawn Mendes e Camila Cabello e “La Libertad” di Alvaro Soler. Hit latine a parte, in cima alle classifiche, italiane e straniere, c’è anche Ed Sheeran, con ben due pezzi: “I don’t care” con Justin Bieber – che ha fatto registrare quasi 200 milioni di visualizzazioni su YouTube in meno di due mesi – e “Beautiful People” cantato in coppia con Khalid. Altri brani molto trasmessi e ascoltati in questo periodo, soprattutto negli Stati Uniti, sono “How Do You Sleep?” del britannico Sam Smith e “The Git Up” di Blanco Brown, un pezzo diventato virale, specie negli USA, per il suo balletto che ha ispirato diverse persone che si sono cimentate nell’imitarlo. Il cantante ha anche lanciato una challenge, denominata appunto “git up challenge”. Ancora, tra i pezzi più trasmessi e ascoltati di questa calda estate 2019, segnaliamo quelli di due reginette del pop: “You Need To Calm Down” di Taylor Swift e “Never Really Over” di Katy Perry, il cui video ha superato le 77 milioni di visualizzazioni. Grande successo anche per la giovanissima cantante statunitense Billie Eilish col brano “Bad Guy”. Le italiane più ascoltate Al di là delle hit straniere, nel nostro Paese le canzoni più ascoltate sono quelle italiane. Ai primi posti troviamo Jovanotti, fresco del successo del suo “Jova beach party tour”, con il brano “Nuova era” e J-AX , ormai re dei tormentoni estivi, con “Ostia Lido”; a seguire i Thegiornalisti con “Maradona y Pelè” e “Jambo” di Takagi e Ketra con Omi e Giusy Ferreri. Tra le canzoni più ascoltate di questa estate rientrano anche “Calipso” di Charlie Charles con Sfera Ebbasta, Mahmood, Fabri Fibra, “Mambo Salentino” dei Boomdabash con Alessandra Amoroso e “Dove e quando” di Benji e Fede. Ma la reginetta di questa estate musicale italiana è Elodie. Dopo il successo della scorsa estate con il brano “Nero Bali”, cantato in collaborazione con Michele Bravi e il rapper Guè Pequeno, la cantante romana è tornata alla ribalta con ben due collaborazioni: quella con i The Kolors nel brano “Pensare male”, tra i più trasmessi dalle radio negli ultimi mesi e certificato disco di platino, e quella con il rapper Marracash in “Margarita”, pezzo uscito lo scorso 12 giugno e già certificato disco d’oro. Fortissima in radio è anche Loredana Bertè. Oltre al brano tormentone “Tequila e San Miguel”, la voce della Bertè in questo periodo risuona anche nel singolo “Senza pensieri” […]

... continua la lettura
Libri

Turismo accessibile, l’analisi sociologica di Salvatore Monaco

Sociologia del turismo accessibile. Il diritto alla mobilità e alla libertà di viaggio è un libro di Salvatore Monaco – cultore della materia in Sociologia del Turismo presso i Dipartimenti di Scienze Sociali e Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II – pubblicato da PM Edizioni, una casa editrice specializzata in editoria scientifica. Il volume, la cui prefazione è curata dal docente di Sociologia del Turismo Fabio Corbisiero, è suddiviso in quattro capitoli (1.“Turismo e disabilità: una realtà plurale”; 2. “Generi, orientamenti, identità”; 3. “Le generazioni del turismo”; 4. “Il turismo nell’era digitale”) e si prefigge di indagare le questioni legate al turismo 2.0, in particolare quella del turismo accessibile, da intendersi come l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a tutta la platea turistica, comprese le persone con “esigenze speciali” quali anziani e disabili, la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà, quindi in condizioni di libertà, sicurezza, comodità. Il turismo come oggetto di studio e come diritto sociale Solo in tempi relativamente recenti il turismo è divenuto oggetto di analisi sociologica. Il fenomeno ha infatti avuto una crescente rilevanza sociale a partire dalla fine degli anni ‘60, ossia in conseguenza del combinarsi di diversi fattori, quali lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni, l’aumento del tempo libero disponibile, nonché il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Si fece dunque strada tra gli studiosi la consapevolezza che il turismo non fosse solo un fenomeno economico, ma prima di tutto un fenomeno sociale che in quanto tale si evolve continuamente, e che andasse studiato approfonditamente tenendo conto non soltanto delle sue componenti economiche e statistiche, ma soprattutto delle sue origini ed implicazioni sociali. Da allora in poi si è sviluppata un’ampia letteratura internazionale sul tema e anche in Italia è cresciuto l’interesse nei confronti del turismo inteso come oggetto di analisi sociologica. Questo ha permesso di cogliere le dinamiche e le trasformazioni del turismo negli anni. Ci troviamo difatti, come sottolinea il professor Corbisiero nella prefazione del testo, “di fronte ad un fenomeno complesso e diversificato, che ha una serie intrecciata di implicazioni sociali, culturali, economiche e politiche e che va analizzato al netto di riduzionismi, secondo approcci e metodologie molto differenti. Come tutti gli oggetti di analisi sociologica anche il turismo si presenta sfuggente, dinamico; la sua stessa definizione subisce inevitabilmente tante eccezioni quante sono i mondi in cui è radicato. Fissare i criteri e la prospettiva attraverso cui vogliamo leggere questo fenomeno è uno dei compiti richiesti a chi si occupa di questa materia“. Ed è proprio questa la direzione intrapresa da Salvatore Monaco nel suo libro. L’autore circoscrive l’analisi al campo dei diritti sociali che derivano dal legame con l’attività turistica. Il turismo è dunque inteso come “diritto sociale”. Nello specifico, Monaco definisce il turismo come“un dispositivo per la crescita sociale, culturale, economica delle persone perché favorisce, anche se in linea teorica, la piena valorizzazione delle società e delle persone con bisogni speciali“. Nella società contemporanea, spiega l’autore, il turismo si […]

... continua la lettura
Musica

Cantanti napoletani famosi: dal blues al rap

Cantanti napoletani famosi: tutti i nomi più importanti della scena passata e presente Quando dici Napoli dici musica. La musica napoletana è di fatto parte integrante del patrimonio culturale del nostro Paese oltre ad essere conosciuta in tutto il mondo.  Popolare e spontanea, ha una lunga storia, ben radicata nel territorio. Molti sono gli artisti partenopei che si sono distinti nel panorama musicale italiano, da quelli fedeli alla tradizione classica napoletana a quelli che hanno saputo fare opera di contaminazione, mescolando elementi locali ad elementi della musica americana e non solo, in tutti i generi: dal rock al blues, dal jazz fino al rap. Artisti che hanno fatto della musica soprattutto un mezzo di riscatto sociale, oltre che un mezzo per raccontare spesso realtà difficili. Proponiamo di seguito un elenco dei cantanti napoletani più famosi. Cantanti napoletani famosi: gli artisti che hanno raccontato Napoli Come non aprire questa carrellata partendo dal compianto ed indimenticabile Pino Daniele, l’artista che meglio ha saputo raccontare Napoli e i suoi “mille colori”. Classe 1955, Pino Daniele ha debuttato nel mondo della musica a metà degli anni ’70, suonando inizialmente la chitarra come session man, esperienza che gli permise di farsi notare nella scena locale e soprattutto nell’ambiente discografico; gli valse infatti il primo contratto per un disco da solista. Intitolato “Terra mia”, l’album fu pubblicato nel 1977 e prodotto dalla EMI. Tra tradizione partenopea e blues. quel disco contiene alcuni dei tanti capolavori realizzati dall’artista partenopeo: dalla famosa Napule è, divenuto un brano simbolo del capoluogo campano, al pezzo che dà il titolo al disco, la struggente e malinconica “Terra mia”. La popolarità cresce negli anni ’80 con gli album “Nero a metà” e “Vai mo’”, ma il boom di vendite arriva negli anni ’90, quando Pino Daniele si avvicina maggiormente al pop e inizia a cantare anche in italiano. Gli album “Non calpestare i fiori nel deserto” e “Dimmi cosa succede sulla terra” lo portano in vetta alle classifiche. Un’artista di grande spessore che ha saputo sempre sperimentare e rinnovarsi cercando il confronto anche con cantanti di nuove generazioni, fino alla sua prematura scomparsa – avvenuta nel gennaio 2015 – che ha sconvolto il mondo della musica italiana. Edoardo Bennato        Dal blues al rock con Edoardo Bennato. Nato a Napoli nel 1946, Edoardo Bennato, come Pino Daniele, è tra i cantanti napoletani famosi che hanno saputo meglio attuare quella contaminazione di cui parlavamo ad inizio articolo. L’artista partenopeo ha infatti sempre riversato nei suoi album le sue influenze musicali: dai classici del territorio ad elementi della musica americana. Trasferitosi a Milano a metà degli anni ’60 per studiare architettura, è andato poi alla ricerca di un contratto discografico. Il primo LP arriva nel 1973. Intitolato “Non farti cadere le braccia”, il disco conteneva brani poi divenuti dei classici: “Un giorno credi” e “Campi Flegrei”. Il grande successo arriva sul finire degli anni ’70 con “Burattino senza fili” e “Sono solo canzonette”, quest’ultimo pubblicato a soli quindici giorni di distanza da “Uffà”Uffà!”, nel marzo […]

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Parchi giochi della Campania: scopriamoli insieme

Tutti i parchi giochi della Campania da visitare I parchi giochi sono i luoghi più amati dai bambini ma piacciono molto anche agli adulti.  Luoghi ideali per trascorrere un’intera giornata all’insegna dell’allegria e dello spasso e scordare per un momento i problemi quotidiani. La Regione Campania vanta la presenza sul territorio di moltissimi parchi divertimento. Scopriamoli insieme, da quelli più famosi ai meno conosciuti. Parchi giochi Napoli e provincia Parchi giochi della Campania si comincia con… Edenlandia Sapevate che la Regione Campania, insieme all’Emilia Romagna, ha uno dei parchi divertimenti più antichi d’Italia? Stiamo parlando dell’Edenlandia, il famoso parco situato nel quartiere Fuorigrotta, in viale Kennedy. Seppur facente parte di un progetto che risale al periodo fascista (nella Mostra d’Oltremare era previsto un parco giochi da affiancare alle celebrazioni delle conquiste italiane. Gli archi che accolgono i visitatori all’entrata del parco erano nel progetto ispirati alla firma di Mussolini), il parco divertimenti fu inaugurato il 19 giugno del 1965 grazie all’impegno dell’imprenditore Oreste Rossotto. Nello specifico, Edenlandia è nata dall’idea di Cesare Rosa che ha creato le giostre Autopista del sole, Cascate del Niagara (i tronchi) ed altre attrattive. Successivamente nel gruppo di Edenlandia è entrato a far parte Luigi Fachero con mansioni di direttore. Il nome Edenlandia fu scelto in quanto si pensò ad un luogo adatto sia ad adulti che bambini. Negli anni settanta il parco era un’attrattiva turistica a livello nazionale ed internazionale, fin quando poi nel 1975 aprì Gardaland, che a metà degli anni ottanta divenne il parco divertimenti italiano più famoso. Così, a partire dagli anni Ottanta in poi Edenlandia iniziò a registrare un calo di pubblico, fino ad arrivare ad un periodo di forte crisi. Nel 2003 la società Park&Leisure, gestita da Cesare Falchero, prende in gestione il parco, lo zoo e l’ex cinodromo di Napoli. Nel 2010 la stessa società introduce nuove giostre al parco. Tuttavia, a causa di un debito di 13 milioni di euro, il 13 ottobre del 2011 arriva la richiesta di fallimento da parte della Mostra d’Oltremare, proprietaria del terreno, alla società “Park and Leisure”. Nel novembre dello stesso anno il tribunale decreta la prosecuzione delle attività sino al 31 maggio 2012. Nel frattempo però, la struttura, comprendente Edenlandia, lo zoo di Napoli e l’ex cinodromo, viene messa a disposizione da Mostra d’Oltremare con un bando internazionale del 24 maggio 2012. Il bando viene vinto nel 25 gennaio 2013 dalla società Brain’s Park/Clair Leisure. Il parco viene chiuso per consentire l’inizio dei lavori il 31 gennaio 2013. Tuttavia nel marzo dello stesso anno l’investitore rinuncia definitivamente al progetto a causa di strutture abusive nel parco. Per i dipendenti della struttura inizia un periodo di cassa integrazione. Arriviamo al 13 ottobre 2015 quando il parco insieme all’ex Cinodromo Domitiano viene acquistato da un gruppo di imprenditori locali raggruppati sotto il marchio di New Edenlandia S.p.A. A dicembre partono i lavori di ristrutturazione del parco, curati dal project designer Giuseppe Klain e viene fissata la data di riapertura del parco per […]

... continua la lettura
Libri

Rossella Montemurro presenta Calci e pugni sul tetto del mondo

È stato pubblicato lo scorso febbraio, per conto di Altrimedia Edizioni, “Calci e pugni sul tetto del mondo. Biagio Tralli, Identikit di un campione”, un libro che racconta la storia del campione materano di kickboxing Biagio Tralli, a cura della giornalista Rossella Montemurro. Biagio Tralli: l’identikit di un campione                              Esistono storie che vale la pena raccontare e diffondere. A Rossella Montemurro va il merito di avercene fatta conoscere una, semplice ma straordinaria: quella di un ragazzino che tirava calci e pugni su un ring improvvisato nel cortile di casa divenuto, dopo anni di sacrifici, un campione di kickboxing e che oggi dirige la Nazionale. “Con gli amichetti allestiva il ring conficcando paletti nel terreno, i bidoni diventavano i sacchi. Era un gioco ma aveva tutte le premesse del futuro di Biagio sui ring più prestigiosi”. Biagio Tralli è di fatto una leggenda della kickboxing, ma ha dovuto faticare non poco per diventarlo. In questo libro a lui dedicato, il campione materano si mette a nudo raccontando non solo i momenti d’oro della sua carriera – gli obiettivi raggiunti, le medaglie appese al collo e le coppe sollevate in aria dopo aver trionfato in un incontro -, ma tutto quello che c’è dietro il raggiungimento di un sogno, dunque i sacrifici, le rinunce e gli immancabili momenti di scoramento. Una storia di vita e di sport, di un uomo tenace e determinato. La testardaggine di Tralli e la convinzione di poter realizzare il suo sogno sono state più forti di tutto, dei pareri contrari dei familiari e degli amici più cari, dei sacrifici e degli ostacoli incontrati lungo il suo percorso. A chi tentava di fargli cambiare idea, di scoraggiarlo, Biagio ha risposto con i fatti, dimostrando che quel sogno non era impossibile da raggiungere, come volevano fargli credere. “Biagio ha sempre avuto le idee chiare: indossare le fasce, i guantoni, salire sul ring. E vincere tutto. La passione di Biagio Tralli è nata per gioco. L’amore per il ring lui lo prova da sempre. Un amore forte, viscerale che ha saputo resistere alle critiche di quanti hanno provato a fargli cambiare idea, hanno tentato di incanalarlo verso un futuro tranquillo: un posto fisso, una famiglia…” Certo, però, per far sì che quel sogno divenisse realtà c’è voluta un’immensa forza di volontà e tanti sacrifici. Probabilmente non tutti al posto di Tralli avrebbero avuto la sua stessa caparbietà. Materano, classe 1976, Biagio inizia a praticare kickboxing nel 1988, all’età di 12 anni, quando con gli amici si iscrive in una palestra del suo quartiere. Tuttavia il sogno di diventare un campione si fa prepotente solo un anno dopo, quando Donato Milano, attuale presidente della Federazione italiana kickboxing, Muay Thai, Savate, Shoot Boxe e Sambo, nonchè per 16 anni allenatore della Nazionale Italiana, tiene uno stage proprio in quella palestra di Matera. Per quel ragazzino tredicenne, audace e incosciente, inizia così un lungo percorso in salita per raggiungere il tetto del mondo. Nel 1989, pur di essere allenato dal coach Milano, che […]

... continua la lettura
Libri

Gli appunti necessari di Frank Iodice (Recensione)

Gli appunti necessari è un libro dello scrittore napoletano Frank Iodice. Si tratta del settimo romanzo dedicato alle avventure del dottor Fontaine. Il testo è stato pubblicato nel 2012 e rientra in un programma di distribuzione gratuita nelle scuole a cura dell’organizzazione no-profit Articoli Liberi. Tuttavia è prevista una ripubblicazione del romanzo in una nuova versione e per un altro editore. Nell’attesa, ripercorriamo la vicenda narrata dalla valida penna di Iodice. La trama La storia è incentrata sulla vita di due personaggi principali, quella dell’artista parigino André Colbert e quella della pianista di origini italiane Marie Dumas . André si è appena trasferito da Parigi a Nizza. È ricercato dalla polizia per la sparizione di alcuni appunti sottratti al ministro della Salute e accusato dell’omicidio di un funzionario. Ad indagare è il commissario Antonino Bellofiore, un uomo rozzo e romantico, incapace di innamorarsi, che conduce una vita ai limiti del surreale, rischiando di farsi ammazzare tutti i giorni. Intanto il ministro della Salute delega un ispettore dell’Igas, Philippe Zappalà, per controllare l’andamento delle indagini. Tuttavia si tratta di indagini fittizie in quanto sia il ministro sia Zappalà conoscono il vero movente del furto e dell’omicidio. Fondamentale per far emergere la verità sarà il contribuito dello psichiatra parigino Marcel Fontaine, amico di Colbert. Nel frattempo, a Nizza, Colbert incontra Marie Dumas, una pianista jazz che lavora in un’agenzia artistica e ha un figlio di quattordici anni. Marie lo aiuta ad inserirsi nell’ambiente locale e diventa la sua musa ispiratrice; lo segue travolta da una pericolosa e inspiegabile passione. Marie, però, è una donna sposata e Colbert, che ha appena lasciato una moglie e un figlio a Parigi, non ha alcuna intenzione di rovinare un altro matrimonio. L’artista non sa però che il matrimonio di Marie Dumas è sul viale del tramonto… La penna originale di Frank Iodice È un romanzo senza dubbio originale quello di Iodice che ha dato vita ad un intreccio astuto ed intrigante. Gli appunti necessari è un libro scorrevole e piacevole da leggere: ben scritto e strutturato. La forza del romanzo sta soprattutto nell’abilità descrittiva dell’autore. Iodice, in particolare, è bravo nel descrivere alla perfezione le vie e i quartieri francesi, di Nizza in questo caso; città che lo scrittore conosce molto bene in quanto da anni vive in Francia (oggi con la sua famiglia abita a sud della Francia). Leggendo si ha spesso la sensazione di assistere in prima persona ad alcune scene narrate o di passeggiare per le vie della città francese, talvolta deserte, talvolta affollate. La trama de Gli appunti necessari è curata nei minimi dettagli ed è tutta da scoprire. Un romanzo poliziesco, ma anche d’amore che tiene incollato il lettore alle pagine. Consigliato soprattutto agli amanti del genere suspense. Frank Iodice: note sull’autore Frank Iodice è originario di Napoli e ha iniziato a scrivere sin da piccolo, quando giocava a riscrivere il finale dei libri, di cui leggeva la versione in spagnolo o in francese e infine quella in italiano. A 12 anni, seguiva suo […]

... continua la lettura