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Eroica Fenice

Angela Carter e la raccolta Nell'antro dell'alchimista

Angela Carter e la raccolta Nell’antro dell’alchimista

Recensione della raccolta Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter

Angela Carter è nata a Eastbourne nel maggio del 1940 ed è morta a Londra nel febbraio del 1992. Ha frequentato l’Università di Bristol dove ha studiato Letteratura inglese. Fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, La danza delle ombre (1966), ha iniziato ad essere considerata una delle più originali scrittrici britanniche. In seguito ha scritto altri otto romanzi. È stata una scrittrice e giornalista, divenuta famosa per le sue opere femministe, di realismo magico e di fantascienza.

La sua prosa concilia l’horror-fantasy più macabro con la commedia erotica. Nelle opere di Angela Carter troviamo molti riferimenti a Shakespeare, nel romanzo Figlie sagge, al marchese de Sade, a Charles Baudelaire nel racconto Venere nera. È stata però maggiormente ispirata dalla tradizione del racconto orale: ha riscritto, infatti, molte fiabe, tra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù e La Bella e La Bestia. Angela Carter è morta di cancro nel 1992, all’età di cinquantuno anni, nella sua casa di Londra.

La camera di sangue è il suo capolavoro: il libro per cui verrà maggiormente ricordata.

Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter è una raccolta divisa in due volumi e pubblicata da Fazi Editore che si apre con L’uomo che amava il contrabbasso.

 L’incipit è questo:

«Tutti gli artisti sono un po’ pazzi, si dice. Questa follia è, in una certa misura, un mito creato dagli artisti stessi per tenere alla larga i comuni mortali dalla congrega creativa fenomenalmente compatta. Però, nel mondo degli artisti, i consapevolmente eccentrici rispettano e ammirano sempre quelli che hanno il coraggio di essere genuinamente un po’ pazzi.»

Continua con il secondo racconto, che è Una signora molto per bene e suo figlio in casa.

«Quando ero adolescente, mia madre m’insegnò un incantesimo, mi diede un talismano, mi porse la chiave del mondo. Perché vivevo nel terrore, io, così giovane, così timida davanti a tante persone − le persone che parlavano piano e aspiravano l’acca; le maschere del cinema che, in quei giorni, erano ragazze con indosso degli ampi pigiami di satin che burlavano il mio sesso ancora dormiente con spudorata lascivia, uomini affabili che mettevano le mani fredde sui miei seni appena formati, inermi, al piano superiore dei solitari autobus novembrini. Tante, tante persone.»

Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter

Il libro continua con Souvenir del Giappone, La bella figlia del boia, Gli amori di Lady Porpora, Il sorriso dell’inverno, Penetrando nel cuore della foresta, La carne e lo specchio, Padrone, Riflessi, Elegia per un cane sciolto ed altri racconti.

Nella postfazione la scrittrice scrive:

«Ho incominciato a scrivere brevi prose quando vivevo in una stanza troppo piccola per scriverci un romanzo. Le dimensioni dello spazio intorno a me modificavano quello che facevo nella stanza e lo stesso succedeva ai miei scritti. La traiettoria limitata della narrativa breve ne concentra il significato. Il segno e il senso si possono fondere in un modo che non è attuabile tra le molteplici ambiguità di una narrazione di lungo respiro. Ho scoperto che benché il gioco delle superfici non avesse mai cessato di affascinarmi, non le esploravo, ma ne traevo delle astrazioni: dunque scrivevo dei racconti, dei tales.»

La narrazione dei racconti di Angela Carter avviene in ordine cronologico ed i racconti sono caratterizzati dalla presenza dei temi che predominano nell’intera sua produzione: ci ritroviamo di fronte ad ambientazioni popolate da vampiri, licantropi e lupi. In seguito, invece, l’autrice ci porta addirittura in Giappone. La sua scrittura è carica di simbolismi ed allegorie. Tematica fondamentale del libro è la condizione della donna.

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