Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Attualità

Anna Pernice, blogger a tempo pieno

Anna Pernice, napoletana, esperta in Comunicazione e Marketing con all’attivo una laurea e diversi master, è giornalista pubblicista e blogger. Nel 2013 ha aperto il suo spazio, Travel Fashion Tips, un blog di moda e viaggi, le sue due grandi passioni, che a oggi le ha dato tante soddisfazioni e in cui ha deciso di investire a tempo pieno. Anna Pernice e il blogging: hobby o lavoro? Che significa fare blogging? Fare blogging per me è scrivere in un mio spazio sul web cercando di emozionare i miei lettori attraverso la tecnica dello storytelling. Molti credono che fare blogging significhi ricevere prodotti gratis e recensirli positivamente. Questo può inficiare la credibilità del blog in questione? Pensi ci sia totale trasparenza e lealtà nei blogger? Beh, questa è una parte del blogging, ma ricevere prodotti gratis non vuol dire necessariamente recensirli positivamente. Una volta ricevuto il prodotto, i blogger professionali descrivono le loro esperienze con lo stesso, che può essere anche negativa. Per quanto riguarda la seconda domanda, sono dell’idea che se si stia scrivendo un post sponsorizzato bisogni comunicarlo al lettore ed essere sempre trasparente nei suoi confronti. Purtroppo non tutti i blogger lo fanno, ma i lettori se ne accorgono e in base a ciò decidono chi seguire e chi no. Come mai ha scelto di percorrere questa strada sicuramente meno facile e sicura e abbandonare il tuo lavoro? Per un periodo ho svolto e due attività contemporaneamente, poi il blog man mano è cresciuto sempre più, portandomi tante soddisfazioni e ho deciso di investire su me stessa e intraprendere la strada del blogging a tempo pieno. Proprio in merito a questo hai da poco pubblicato un libro,”Manuale per aspiranti blogger”, edito da Dario Flaccovio Editore. Spiegaci come è nato e con quale intento. L’idea è nata un anno fa, quando mi hanno proposto di ritornare alla mia università, a 10 anni dalla laurea, per svolgere una lezione universitaria sul blogging e sullo storytelling per il corso di alta formazione in Exhibition Design. Parlare del mio lavoro di blogger mi è piaciuto molto e, ancora di più, mi è piaciuto notare l’interesse dei miei studenti sull’argomento. E così è nata l’idea di scrivere un libro, che poi ha preso vita grazie alla casa editrice Dario Flaccovio Editore, che ha creduto nel mio progetto editoriale. Si tratta di un libro adatto anche ai non addetti ai lavori, scritto in modo semplice e chiaro con dei consigli concreti su come aprire un blog da zero. Grazie!

... continua la lettura
Libri

Riscenziello: un viaggio tragicomico nell’ansia

Riscenziello è l’opera prima di Marco Ciotola: autore giovanissimo, classe ’87, napoletano. Il suo primo romanzo è stato pubblicato dalla Rogas, casa editrice romana attiva dal 2015 e “sorella minore” della libreria Marcovaldo. Il romanzo ruota intorno alle vicissitudini di Vittorio Naviglio, un pubblicitario che vive un periodo di grande ansia sotto la pressione della famiglia e del lavoro. Durante la creazione di una campagna pubblicitaria per Piero Valecchi e i suoi corsi motivazionali, si renderà conto di aver bisogno di una vera terapia per uscire da questo suo stato di inquietudine e angoscia. Riscenziello, una satira divertente e riuscita La prima opera di Marco Ciotola è certamente interessante. L’autore riesce, nelle oltre 200 pagine, a tenere alto il livello di attenzione del lettore grazie al linguaggio semplice, colloquiale ma adatto allo stile di scrittura della narrazione in prima persona. Coglie bene gli stati d’animo del protagonista, le sue difficoltà nel fare le cose più semplici, nell’affrontare una situazione che gli è sfuggita di mano e in cui si è ritrovato senza volerlo. È anche una satira raffinata su tematiche scottanti. Il  romanzo, pur trattando tematiche di un certo peso, non dimentica di strappare qualche sorriso per le stravaganze del protagonista Vittorio e di tutti i personaggi che gli ruotano intorno, come il nipotino che disegna mostri e sangue destando preoccupazione nelle maestre, e per i titoli che l’autore confeziona per ogni capitolo. Chi ha letto Daniel Pennac non potrà far a meno di ritrovarvi qualche somiglianza, soprattutto con il protagonista del ciclo dei Malaussène: è, infatti, lo stesso Marco Ciotola ad aver detto di essere stato non poco influenzato dallo scrittore francese, insieme ad Antonio Pascale e Domenico Starnone. Un esordio sicuramente in positivo per il giovane autore che riesce, con il suo Riscenziello, a creare personaggi e situazioni vicine a qualsiasi lettore, coinvolgendolo, portandolo a riflettere su di sé e su ciò che gli succede intorno.

... continua la lettura
Attualità

L’Ombroso di Francesco Amoruso: il gallo canterino tra rap e razzismo

Francesco Amoruso da diversi anni è conosciuto nell’ambiente musicale italiano e napoletano. È uno studente di Filologia Moderna a Napoli, ama la musica e la letteratura. Ha vinto diversi premi e ha anche pubblicato un romanzo. Il suo primo album, “Il gallo canterino” è uscito nel 2015 con l’associazione Illimitarte. Più di un anno dopo, precisamente il 2 giugno, è uscito un nuovo singolo di Francesco Amoruso: “L’Ombroso“. Si tratta di un testo molto critico nei confronti del razzismo in tutte le sue forme, partendo dalle teorie di Marco Ezechia Lombroso, conosciuto come Cesare Lombroso. Francesco Amoruso e i progetti futuri Abbiamo fatto una chiacchierata con Francesco Amoruso in occasione dell’uscita di questo nuovo brano e ci ha detto che “si tratta di un singolo che si muove in relazione di un potenziale nuovo album. Stiamo, infatti, già lavorando a un nuovo brano con Raffaele Cardone negli studi di Illimitarte. Esiste l’idea di mettere su un nuovo disco, ma per ora andiamo con calma, di brano in brano.” Continua così Francesco Amoruso per quanto riguarda la scelta della tematica: “Mi incuriosivano la storia di Cesare Lombroso e le sue teorie. Ho voluto parlare di razzismo in un periodo in cui tra terrorismo, roghi tossici e criminalità organizzata è facile gettare fango e parlare per luoghi comuni.” Cosa è cambiato dal primo album a oggi a livello artistico? Non so dirti quali siano i cambiamenti, sicuramente sento in me una nuova verve e una maturazione nelle idee, credo anche grazie ai miei studi. È rimasta quella voglia di aggiornarmi, conoscere e sperimentare così come di raccontare storie quotidiane, sociali e d’amore, con sarcasmo e passione come ho fatto nelle canzoni precedenti. Cesare Lombroso e le teorie sulla criminalità Lombroso viene considerato uno dei padri della criminologia per il merito di aver tentato un primo approccio allo studio della criminalità. Nonostante questo, le sue teorie oggi sono considerate prive di qualsiasi fondamento. «…il criminale è un essere atavistico che riproduce sulla propria persona i feroci istinti dell’umanità primitiva e degli animali inferiori». Questa frase sintetizza perfettamente le sue teorie in merito: in particolare viene ricordato per il concetto di “criminale per nascita”, secondo cui il comportamento criminale di una persona è insito nelle sue caratteristiche anatomiche. Il criminale è considerato fisicamente diverso, inferiore all’uomo normale in quanto dotato di atavismi. È interessante uno studio recente di Dario David, “La vera storia del cranio di Pulcinella”, su un campione di ex detenuti confrontato a persone mai sottoposte a misure restrittive. Facendo riferimento alle teorie di Lombroso, lo studio ha mostrato che i tratti somatici del delinquente hanno percentuali molto diverse a seconda del quartiere di Napoli da cui proviene il campione; il 50% riguarda le persone dei quartieri popolari, il 12% degli altri quartieri. Si può dedurre che queste zone popolari hanno un rischio di insorgenza criminale perché abbandonate e isolate. Ci può, quindi, essere un collegamento tra criminalità e caratteri somatici, ma non secondo un legame diretto di causa-effetto come sosteneva Lombroso. Contatti artista: Pagina Facebook Pagina Youtube

... continua la lettura
Attualità

EATammece: passione americana e radici campane

EATammece è nato il 24 febbraio, per caso dall’esperienza di Claudio e Valeria. Di quest’ultima è stata l’idea di aprire un profilo su Instagram, mentre il nome è stato invece scelto dal compagno: un connubio tra radici napoletane e street food americano. È nato tutto come un gioco, per il desiderio di condividere questo amore per il cibo con altre persone. All’inizio, quindi, non si erano posti nessun obiettivo o traguardo e non credevano certo di arrivare a questo punto. Oggi hanno l’account Instagram, una pagina Facebook e un sito web. Sono molto conosciuti nella ristorazione, soprattutto campana, tra i giornalisti e il pubblico. In diverse occasioni Claudio racconta di essere stato riconosciuto per strada. I motivi di tanta fortuna e tanto interesse? Secondo Claudio ce ne sono di diversi: sono la prima coppia di food blogger,  dalle loro foto e dai commenti traspare la loro genuinità e passione e, soprattutto, tengono molto a mantenere un rapporto con tutte le persone che seguono le loro pagine, al punto da rispondere anche quando vengono contattati sui loro profili privati. Il futuro di EATammece? In giro per il mondo In corso d’opera Claudio e Valeria si sono resi conto che il loro progetto potesse davvero diventare qualcosa di serio: «abbiamo portato la pagina in giro per il mondo, siamo stati a Roma, New York, Philadelphia, Barcellona, Madrid, Amsterdam, Glasgow, Berlino e andremo a Londra, Praga e Tenerife. La nostra volontà è quella di renderla una pagina internazionale sempre con le radici ben salde a Napoli». Si mostrano, insomma, fermamente affezionati alle proprie radici partenopee, slegandosi però dagli elementi più tradizionalistici. Il loro progetto, infatti, coniuga due culture profondamente occidentali: «poter presiedere agli eventi, avere la possibilità di partecipare a manifestazioni in altre città» senza però dimenticarsi di attingere all’esperienza culinaria americana. «EATammece andrà avanti finché ci divertiremo insieme nonostante i bastoni tra le ruote che hanno tentato di metterci» conclude Claudio.  

... continua la lettura
Libri

Acchiappalagatta: tra Salento e Napoli

Ieri, mercoledì 29 giugno è stato presentato Acchiappalagatta, il primo romanzo di Emmanuela Spedaliere, direttrice marketing e affari istituzionali del Teatro di San Carlo di Napoli. Alla presentazione, presso “La Feltrinelli” di Napoli, hanno partecipato Mauro Giancaspro, presidente dell’associazione “Amici della Biblioteca dei Girolamini”; Edgar Colonnese, editore e Alessandro Barbano, direttore di “Il Mattino”. A rendere l’incontro suggestivo hanno contribuito le letture di Marialuisa Firpo e Paquito Catanzaro con sottofondo di chitarra; l’intervento musicale di Francesca Cacciatore, con il brano “Fimmine Fimmine”, un canto di lavoro e di denuncia, e alcune immagini della rivolta delle tabacchine e della visita di Hitler a Napoli. Acchiappalagatta: una storia femminile tra passato e presente Quello di Emmanuela Spedaliere è un racconto molto forte e suggestivo: gli odori e i colori sono molto presenti e danno al lettore la sensazione di esserci in quel Sud. “È dalla puntura di un calabrone che inizia il racconto” dice Alessandro Barbano. È il momento in cui verrà fuori la storia delle tabacchine; di quelle donne fiere e orgogliose di lavorare, di potersi emancipare sopportando con dignità fatica, fame, umiliazioni e soprusi. «Il lavoro, figlia mia» ripeteva «vale di più di quello che puoi imparare a scuola, e molto di più dei castighi e delle confessioni che insegnano al catechismo». Perché del lavoro aveva la considerazione di un luogo dove si tempra il corpo e lo spirito, libero anch’esso». La rivolta delle tabacchine del 1935 è uno degli eventi centrali del libro: una rivolta che, a differenze delle altre, non voleva essere protesta contro i salari o l’orario di lavoro: la fabbrica rischiava di trasferirsi e le donne non volevano perdere il lavoro, per nessuna ragione. In Acchiappalagatta molto forte è anche il tema della sofferenza delle donne, delle violenze subite in ambito lavorativo. Mimma conosce così quello che crede amore, ma il momento della verità arriva per tutti. Quando lui la possedeva, lei credeva di amarlo, consapevole che il seme di quell’uomo avrebbe attecchito nel suo utero. Alla fine lui la lasciava lì tra i telai come cosa ignorata, e Mimma gli era inspiegabilmente grata per quello strano amore che le derubava nel buio di una stanza. Importante è anche la visita di Hitler a Napoli nel 1938: Emmanuela racconta di una grandiosa accoglienza in una Napoli piena di festoni neri con la svastica e l’organizzazione al Teatro di San Carlo dello spettacolo l’ “Aida”. In meno di cento pagine “Acchiappalagatta” riesce a offrire diversi spunti di riflessione, a ricordare un passato poco conosciuto e un presente difficile. Alessandro Barbano, a questo proposito, ci dice riguardo il tema più che attuale del femminicidio: un tempo gli uomini si ammazzavano tra loro per una donna; oggi, invece, troppe donne muoiono senza nessuna colpa. —————— Acchiappalagatta è disponibile su Amazon. Clicca qui per acquistarlo!

... continua la lettura
Culturalmente

Intervista a Catherine Lacey

Catherine Lacey, scrittrice americana, classe ’85, ha pubblicato il suo primo romanzo “Nessuno scompare davvero” nel 2014, arrivato da noi nel febbraio di quest’anno grazie alla casa editrice SUR. Catherine Lacey era stata scelta dalla rivista Granta come una delle migliori nuove voci nel 2014 ed è stata finalista, nello stesso anno, allo Young Lions Award. È stato anche incluso fra i migliori libri dell’anno da alcune riviste come il New York Times. Il suo tour italiano l’ha portata anche a Napoli, ospite della prima giornata della manifestazione “Un’altra galassia” insieme a Diego De Silva e Niccolò Ammaniti. Una interessante chiacchierata con Catherine Lacey Leggendo delle interviste precedenti, mi sei sembrata una persona molto determinata. Chi è, oggi, Catherine Lacey? In realtà sono una persona molto confusa. Forse è più facile sembrare controllata dopo aver fatto tante interviste: sai già cosa dire e poi parli del libro e di te come scrittrice, non di te come persona. Più mi abituo a rispondere agli intervistatori, più sembro decisa, ma in realtà non è così. Credo valga un po’ per tutti. In questi casi fai vedere solo una parte di te, un po’ come al primo appuntamento: tu conosci l’agente di quella persona, qualcuno che deve vendere le parti migliori di sé.  Il libro lo hai scritto dopo il viaggio fatto in Nuova Zelanda. Pensi che il viaggio cambi le persone? Sì, il viaggio può cambiare moltissimo una persona. Può farti comprendere meglio chi sei perché ti trovi fuori dal tuo contesto abituale, quindi lontano dalle persone che ti conoscono e che hanno una determinata visione di te che ti rimandano. Sei sola in viaggio e sei fuori dalla tua routine. Cambiando tutta una serie di dettagli riesci a capire cosa di te resta sempre uguale: vedere questo può rivelare molto di te. “Nessuno scompare davvero” ha avuto un bel successo qui in Italia, è stato letto e recensito tanto e positivamente. Mi è capitato di leggere, però, qualche giudizio negativo in particolare sulla protagonista, Elyria, ritenuta una figura antipatica e stereotipata.  Per me non è un problema che a qualcuno non sia piaciuto il libro. Anche a me è capitato di non apprezzare libri che altri invece hanno adorato; saranno sicuramente buoni libri ma a me non sono piaciuti, e questo dimostra solo che il mio è stato un rapporto diverso con quel determinato libro, soggettivo, ma non toglie nulla alla sua qualità. Sono stata molto contenta dell’accoglienza che il libro ha ricevuto, non mi aspettavo solo critiche positive. Credo che sia molto bello che il libro sia stato pubblicato, che abbia girato, sia stato letto e abbia provocato delle reazioni: di questo sono molto felice. Capisco che qualcuno abbia fatto fatica a entrare in rapporto con Elyria perché ha, effettivamente, un carattere difficile. Anche per me non è stato sempre facile rapportarmi a lei. Se non tutti se la sentono di provare a entrare in sintonia con lei bene, d’altra parte io non sento il bisogno di essere capita da un lettore che non conosco, cosa che invece voglio da chi mi sta […]

... continua la lettura
Libri

Storie di un’attesa di Sergio Algozzino

Storie di un’attesa è il nuovo lavoro di Sergio Algozzino, in attività da diversi anni, e pubblicato dalla Tunué dal 2012. In questo volume si affronta il tema dell’attesa, prima protagonista del racconto, che viene mostrata attraverso diversi eventi e in tempi distanti tra di loro. Il secondo protagonista del volume è Palermo: le storie sono ambientante nella città siciliana, intrecciate con essa; all’inizio e alla fine l’autore inserisce alcune notizie culturali sulla città, da lui particolarmente amata. Tre sono le storie principali: una ambientata nell’ ‘800, una negli anni ’30 e l’ultima negli anni ’90, inframmezzate da brevi “caroselli”, come li definisce l’autore, che hanno uno stile diverso per motivi puramente visivi, ma riguardano le stesse tematiche. “Storie di un’attesa” di Sergio Algozzino racconta con semplicità e malinconia come sia cambiato il nostro modo di aspettare L’attesa, questo il filo rosso delle storie raccontate da Sergio Algozzino. È un momento che fa parte di tutti noi, in ogni epoca l’uomo si è trovato a dover aspettare. Quello che cambia sono le sensazioni provate durante questi momenti in cui si è come sospesi: la vita continua, i giorni scorrono, ma c’è sempre il pensiero di quel qualcosa che deve arrivare. Ciò che Sergio Algozzino vuole far capire è come oggi questi momenti siano vissuti in maniera diversa. La partita a scacchi tenuta via posta per noi sarebbe impensabile perché la nuova tecnologia permette di giocare a scacchi online con chiunque, senza dover aspettare mesi la mossa dell’altra persona. È tutto più immediato e veloce. Oppure, prendiamo come esempio l’appuntamento tra due persone, come quello del ragazzino della terza storia principale: quando non esistevano i cellulari si bussava il citofono, si parlava al telefono e ci si incontrava per strada, i ritardi non potevano essere annunciati e se l’altra persona tardava si rimaneva in balia di mille dubbi e supposizioni. Oggi basta un messaggio e subito si stabilisce un contatto. Se si deve aspettare, non ci si guarda più intorno, non si studia la gente o il paesaggio, ma si prende il cellulare e ci si estrania completamente dal resto. La tecnologia ormai ci fa sentire in grado di avere la nostra vita completamente sotto controllo, ma la vita, invece, è una continua sorpresa. Storie di un’attesa è un racconto semplice ma riuscito, grazie anche ai colori pastello che mitigano i tratti spigolosi dei disegni. Un plauso alla Tunué per aver creduto in questa storia di riflessione sui tempi moderni, di insegnamento e monito per le nuove generazioni.  

... continua la lettura
Culturalmente

La lettura entra dove non immagineresti mai

La Fundación Agfitel, un’istituzione con sede a Madrid, nel 2014 ha lanciato il progetto “Los libros, a las fábricas“. La fondazione è nata con lo scopo di promuovere la lettura in ambiti diversi dai soliti, in questo caso nel mondo dell’industria siderurgica, automobilistica e edilizia. Il progetto, come si evince dal nome scelto, vuole dimostrare che la letteratura non va, per forza, di pari passo con il concetto di intellettuale e di circolo letterario: non ci può essere sviluppo economico senza una crescita culturale. Non è vero che i libri sono appannaggio di una certa classe sociale: con la cultura si mangia, si cresce e si fa gruppo. Nel loro sito questo punto è molto chiaro: «Promuoviamo l’attuazione delle attività di cooperazione volte a combattere la povertà e l’esclusione sociale; la pace e la realizzazione di uno sviluppo umano sostenibile; e qualsiasi altra forma di espressione di solidarietà collettiva nella nostra società. Sosteniamo la cultura nelle sue diverse forme di espressione e ispirato alla realtà del mondo del lavoro, lo slancio del talento artistico di nuovi valori e creatori di riconoscimento che sono in prima linea dell’arte espressiva». Traguardi e obiettivi del progetto per la lettura In due anni il progetto spagnolo ha portato più di 1.330 libri in 13 fabbriche, dimostrando quanto sia alto l’interesse per la lettura, per le storie e per il confronto che nasce tra persone che condividono uno stesso interesse. Ma c’è di più: le fabbriche si sono trasformate in luoghi di confronto con gli stessi scrittori, proprio come nelle presentazioni che siamo abituati a seguire nelle librerie. Un altro obiettivo che “Los libros, a las fábricas” si pone è quello di far diventare gli operai veri e propri ambasciatori della lettura, portando il loro amore per le storie fuori dal luogo di lavoro, tra i parenti e gli amici, raccontando le loro emozioni, i dubbi. Perché imporre la lettura non ha mai giovato a nessuno.    

... continua la lettura
Libri

Diego De Silva, intervista allo scrittore napoletano

Il 10 e l’11 giugno si è tenuta a Napoli la manifestazione “Un’altra galassia“. Ad inaugurare la prima giornata è stato chiamato lo scrittore napoletano (ed einaudiano) Diego De Silva, che per l’occasione ha deciso di leggere un suo racconto inedito composto dopo la visita alla Fondazione Banco di Napoli e in particolare all’Archivio Storico che contiene il più imponente archivio bancario al mondo. Prima dell’evento, è stato però possibile intervistarlo sul suo coinvolgimento per i festival letterari, sull’ultimo romanzo scritto e sul sentimento. Considerazioni letterarie con Diego De Silva Lei non è nuovo del genere del racconto, ne ha scritti tanti e di diversi generi eppure in Italia sono poco letti e pubblicati. Secondo lei perché?   Credo che il motivo di questo scarso interesse negli editori è dovuto solo a logiche di mercato. I racconti vendono poco nel nostro paese anche perché è difficile che una raccolta di uno scrittore sia omogenea. È necessario che ogni racconto sia in qualche modo collegato agli altri, che ci sia un filo rosso, ma spesso non accade anche perché i racconti sono scritti in momenti molto diversi della vita di uno scrittore. Per quanto riguarda gli scrittori, ritiene che sia necessaria una sensibilità diversa per i racconti? Sicuramente. Tutti gli scrittori sono in grado di scrivere bei racconti, ma ce ne sono alcuni che lo sanno fare meglio. Citiamo Carver per esempio, tra gli italiani Moravia. Legga “Agostino”, è un capolavoro che sta benissimo accanto a “Gli indifferenti”. Per non parlare di Niccolò Ammaniti. Ricordo una sua frase molto bella che riassume perfettamente il concetto: “Il romanzo è una storia d’amore, il racconto è la passione di una notte”. Classica domanda: cos’è la scrittura, per lei? Saprebbe darne una definizione? (Ride) Bella domanda. La scrittura è un gesto istintivo che nasce da un disagio. Questo istinto di, questo bisogno primario di dare voce ai sentimenti deve trovare, poi, una forma e diventa scrittura. Per me scrivere è diventato essenziale, un’esigenza fondamentale di vita. Ho avuto anche la fortuna di poterlo fare come vero e proprio lavoro, vivere di questo. Diventare scrittori non è possibile per tutti, è sempre un salto nel buio. Data la sua partecipazione a “Un’altra galassia” nella prima serata di domani, è doveroso chiederle cosa ne pensa dei festival letterari, in particolare a Napoli, nella nostra città. Qualsiasi cosa sia a favore della cultura e della promozione della cultura è positiva. Sono felice che siano riusciti a portare avanti questo progetto continuando in qualche modo Galassia Guntenberg. Napoli è una città meravigliosa, non c’è neanche bisogno di dirlo, è una fucina di talenti artistici. Molti scrittori contemporanei validi provengono dalla Campania. È una città vitale e unica. Non è affatto vero che con la cultura non si mangia, tutto è cultura e tradizione. Il vero problema del nostro paese è la classe dirigente: sono tutti vecchi quelli attaccati alla poltrona, qui c’è bisogno di giovani. Hanno le energie migliori e sono molto competenti, altro che bamboccioni. Per esempio ho […]

... continua la lettura
Teatro

Presentazione del Teatro Festival Italia 2016

Il 17 giugno si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Teatro Festival Italia e la collaborazione con il Teatro di San Carlo. Erano presenti Rosanna Purchia e Paolo Pinamonti della Fondazione Teatro di San Carlo; Franco Dragone, Direttore artistico del Napoli Teatro Festival; Caterina Meglio e Giuseppe Ilario del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento e due membri della band dei Foja: Luigi Scialdone e Giovanni Schiattarella. Il programma di giugno/luglio 2016 si è aperto con lo spettacolo “La tempesta” tratto dall’opera di William Shakespeare andata in scena il 15 giugno e si chiuderà il 16 luglio con “Welcome”di Franco Dragone. Tanti gli spettacoli previsti in tutta la Campania, nei posti più suggestivi della nostra regione con artisti italiani e stranieri tra cui: Federico Buffa, Svetlana Zakharova e Alexei Baklan. Molto atteso lo spettacolo del 23 giugno delle ore 23:00, “Cagnasse tutto”. A esibirsi sarà la band napoletana dei Foja in un evento unico in cui musica rock e lirica si fondono. Ad accompagnare le canzoni edite e inedite del gruppo ci saranno le illustrazioni di Alessandro Rak. Teatro Festival Italia e i giovani 45 spettacoli in un mese, con particolare attenzione a creare una programmazione attenta e vicina a qualsiasi tipo di pubblico, in particolare giovane. Ecco perché il Teatro di San Carlo ha deciso di aprire le porte a eventi serali: “lo scopo”, dice Franco Dragone, “è quello di far capire ai giovani che il teatro non è solo lirica e balletti. Se riuscissimo a far brillare gli occhi anche a uno solo di loro avremmo vinto.”  Importante la collaborazione con il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento che, insieme all’Orchestra Academy, suoneranno e accompagneranno il corpo di ballo in “Carmen Suite” il 10 e 11 luglio. Queste le parole di Giuseppe Ilario: “Per i ragazzi del Conservatorio è una grandissima opportunità quella di suonare al San Carlo. È sicuramente una palestra, una vetrina, e li prepara al mondo del lavoro, a essere dei professionisti. Dobbiamo ringraziare davvero tanto il San Carlo per questa opportunità. Inoltre costruite oggi un’orchestra non è facile; tra qualche anno noi avremo un periodi di vacatio dei professionisti perché, purtroppo, siamo costretti a far iscrivere allievi dai 18 anni in poi. Non si capisce che il nostro mestiere va imparato sin da giovani. Benevento ha scelto la via dei pre-accademici, quindi dai 13 anni, con un lavoro costante per farli stare insieme e creare quindi un’orchestra affiatata. Noi abbiamo anche il coraggio di fondere orchestra sinfonica e ritmica per dare ai ragazzi una formazione contemporanea.“

... continua la lettura
Eventi nazionali

Un’altra galassia: libri, lettori, città

Il 10, 11 e 12 giugno si svolgerà la 6° edizione della rassegna letteraria “Un’altra galassia“, organizzata dall’omonima associazione fondata da Valeria Parrella, Rossella Milone, Pier Luigi Razzano e Massimiliano Virgilio. Alla conferenza stampa di presentazione svoltasi il 30 maggio nella sede della Fondazione Banco di Napoli erano presenti alcuni degli organizzatori insieme all’Assessore Nino Daniele, alla scrittrice e vincitrice del “Premio Andersen” Patrizia Rinaldi, Sergio Riolo, Mario Massa e Francesco Galluccio. Un’altra galassia: luoghi e ospiti Quest’anno la manifestazione può avvalersi di diversi sostenitori che rendono possibile portare avanti un progetto gratuito per i cittadini di Napoli: la Fondazione Banco di Napoli dove si terrà la prima giornata della rassegna, che si è impegnata maggiormente in attività di interesse sociale tra cui la promozione dell’Archivio Storico; il Comune di Napoli che crede fermamente in questa città e nella necessità di costruire qualcosa di duraturo; l’Associazione onlus “L’atrio delle trentatré” che valorizza il Monastero Clarisse Cappuccine, detto delle trentatré che si trova sul decumano superiore e che ospiterà gli altri due giorni della rassegna e il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America, che si è interessato in prima persona a invitare una scrittrice americana. Tanti gli ospiti di questa sesta edizione di “Un’altra galassia”: Patrizia Rinaldi e Maurizio de Giovanni faranno un po’ gli onori di casa; Diego De Silva leggerà un suo racconto inedito riguardante la sua visita proprio all’Archivio Storico del Banco di Napoli; ci saranno Niccolò Ammaniti, Francesco Recami, Rossana Campo,  Nadia Fusini che celebrerà Shakespeare, Elisabetta Rasy, Cristiana Donadio, Rosa Matteucci, Ferdinando Tricarico, Nicola Lagioia con un’evocazione d’autore su Roberto Bolaño  e Catherine Lacey, una scrittrice americana che parlerà del suo importante e fortunato esordio con la casa editrice SUR e il romando “Nessuno scompare davvero”. Tre sono le parole d’ordine di questa manifestazione: Libri, Lettori, Città. È grazie all’impegno e al sostegno di tutti, associazioni, Comune, ma soprattutto dei commercianti della zona che sarà possibile dare ancora a questa città un motivo di orgoglio.

... continua la lettura
Culturalmente

MakeAnObject: pittura e scultura al PAN

Il 25 maggio Maurizio Casirati ha inaugurato la mostra “MakeAnObject” al PAN, visibile fino al 2 giugno. La mostra, composta di 26 opere, è frutto del percorso artistico degli ultimi 20 anni dell’autore. Il percorso artistico di Maurizio Casirati inizia circa 20 anni fa, quando si trasferisce a Napoli da Cassano d’Adda. Inizia come scultore, ispirato da materiali da riciclo: vecchi mobili, marmi e pietre nelle sue mani ritrovano nuova vita e diventano parte fondamentale dell’opera. Non è solo il risultato che interessa all’autore, ma ciò che i materiali e la loro funzione precedente gli suggeriscono. La maggior parte delle opere presenti sono create dal legno, le cui sfumature e i segni del tempo, grazie anche a un uso sapiente della luce,  regalano suggestioni nuove. MakeAnObject nel segno della pittura e del cinema Maurizio Casirati negli ultimi anni si è cimentato nella pittura con ottimi risultati. Su pezzi di legno utilizzati come tele riproduce alcuni dei simboli di Napoli come il Vesuvio e il Castel dell’Ovo, con un particolare che le rende diverse e ironiche. In anteprima al PAN sono stati presentati anche dei dipinti sul tema del cinema: Exploitation, acrilico su legno che ritrae personaggi del cinema e film; un ritratto dell’attore Philip Seymour Hoffmann scomparso nel 2014; un polittico di nove elementi che ritraggono alcuni fotogrammi tratti da alcuni film di Ingmar Bergman, evocativi e minuziosamente dipinti. Maurizio Casirati si è rivelato un artista originale, e il percorso MakeAnObject mostra la sua voglia di affascinare. Alcune opere presentano nomi ironici, che non hanno a che fare con ciò a cui si riferiscono. Questa scelta è stata dettata dal carattere del suo esecutore: è lui stesso a dichiarare di non prendersi mai sul serio e che ha voluto stemperare la “serietà” delle sue opere. Chiaro il suo interesse per il cinema, ma perché proprio Ingmar Bergman? Anche in questo caso la risposta non può che essere intrisa di humor, di presa in giro a se stesso. L’artista rivela che un giorno si è soffermato a riflettere e a domandarsi come mai da giovane aveva guardato tutti i suoi “noiosi” film. Dopo averli riguardati sotto una nuova luce ha scelto alcuni fotogrammi da riprodurre. La conclusione a cui è arrivato è che da giovane li aveva visti solo per darsi una posa: proprio come si fa oggi con l’arte, che sia cinema o letteratura. Magari leggi un libro e non lo capisci neanche, ma lo metti in mostra perché la gente ti consideri un intellettuale. Il consiglio è quello di andare e lasciarsi affascinare da queste opere e dai colori, senza chiedersi cosa l’autore voglia comunicarci, “in un mondo in cui si ha l’illusione d’essere informati su tutto e in contatto con tutti e dove la perdita d’empatia scaturita dalla virtualizzazione dei rapporti rende, se possibile, ancora più elitario e cerebrale il messaggio veicolato dall’arte”.

... continua la lettura
Attualità

Avanguardia a Napoli, in mostra al Pan

“Avanguardia a Napoli dalla Galleria San Carlo all’internazionale Madi”: dal 20 maggio al 10 giugno 2016 il PAN ospiterà la mostra. Promossa dall’Associazione culturale Agorà, con il patrocinio del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, la mostra vuole celebrare l’attività della storica Galleria San Carlo fondata nel 1950 da Raffaele Formisano e da lui diretta. L’inaugurazione della mostra avverrà venerdì 20 maggio alle ore 17.30. Parteciperanno l’Assessore alla Cultura Nino Daniele, il Presidente della Commissione delle Infrastrutture al Comune di Napoli, Giovanni Formisano, il Curatore della Rassegna, lo Storico dell’Arte Prof. Luigi Paolo Finizio, il Presidente del MADI Internazionale Italia Ciro Pirone e gli artisti: Alberto Lombardi, Enea Mancino, Renato Milo e Antonio Perrottelli. Avanguardia alla Galleria San Carlo e movimento internazionale MADI La Galleria San Carlo alla sua fondazione ospitò alcune mostre personali di artisti napoletani per poi, nel 1958, aprirsi alle realtà emergenti contemporanee. Numerose furono le mostre del Gruppo 58 e degli artisti astratti del Gruppo Napoletano di Arte Concreta (Barisani, De Fusco, Tatafiore e Venditti). Gli anni ’60 portarono la Galleria ad avere una risonanza nazionale nel campo dell’avanguardia. Il ’61 fu un anno importante per la mostra di opere grafiche di Picasso, Matisse, Utrillo e Chagall. Numerosi i rapporti della Galleria con gli artisti dell’astrattismo napoletano, in particolare con Albero Lombardi, Enea Mancino, Renato Milo e Antonio Perrottelli, le cui esperienze sono oggi confluite nel movimento internazionale MADI. Il MADI (Materialismo Dialettico) nacque a Buenos Aires il 3 agosto 1946, in occasione di un’esposizione all’Instituto Francés de Estudios Superiores, quando Carmelo Arden Quin diede lettura del Manifesto Madi. Il movimento si propone di indagare tutte le potenzialità creative delle forme geometriche e, soprattutto, vuole recuperare un aspetto importante dell’arte, molto sottovalutato: il gioco. Attraverso l’uso di materiali non tradizionali, gli esponenti del movimento creano infinite combinazioni di forme e colori che stimolano la fantasia. Lasciatevi trasportare.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Bimbimbici è alla sua 17° edizione

L’8 maggio, in Piazza del Plebiscito, dalle 9,00 alle 13,30, ritorna “Bimbimbici“, manifestazione nazionale giunta alla 17° edizione e promossa dalla FIAB, federazione italiana amanti della bicicletta, a cui hanno aderito 200 città italiane. L’evento, una pedalata tra i castelli di Napoli passando sul bellissimo lungomare chiuso alle macchine, si propone di promuovere l’utilizzo della bicicletta per uno stile di vita sicuramente più sano, ma che aiuti anche a moderare il traffico della nostra città con la realizzazione di piste ciclo-pedonali e spazi verdi pubblici, insieme alla ripresa di quelli già presenti nel territorio ma poco curati. Giulietta Pagliaccio, Presidente della FIAB, parla della scelta di Napoli: “Abbiamo scelto di portare ‘la nuova fiaba della bicicletta’ in una città del Sud, dove l’amministrazione locale ha accolto con grande favore la proposta di essere la città simbolo per BIMBIMBICI 2016 e ha già concesso la disponibilità della centralissima Piazza del Plebiscito per un’intera giornata di divertimento ed eventi. […] Lo sviluppo della mobilità sostenibile in città complesse come Napoli, dove i bambini non sempre trovano spazi e situazioni adeguate per muoversi in libertà e sicurezza, rappresenta una scelta virtuosa ed elegge il capoluogo campano a capitale del ‘Regno delle Due Ruote’”. Organizzazione della campagna Bimbimbici 2016 L’evento prevederà tanti giochi a squadre per bambini dai 6 anni in su, tra cui una caccia al tesoro, la “bikaccia”, e la possibilità di ricevere una “patente per la bicicletta” grazie a Bikelab e Stryder Italy, dopo un breve intervento circa le regole comportamentali e di sicurezza da tenere quando ci si muove sulle due ruote. Per una manifestazione che si rispetti non mancherà la musica con Fernando Blasi, noto come Nandu Popu dei Sud Sound System, amante della bicicletta: “La bicicletta è mia compagna, consigliera e maestra di vita e a lei debbo anche molti dei frutti del mio lavoro”. La giornata dell’8 maggio è solo uno degli eventi della campagna “Bimbimbici 2016”: il 21 marzo è stata la giornata nazionale “Tutti a scuola a piedi o in bicicletta” per costruire la mappa dei bicibus e dei pedibus del nostro Paese; è prevista la produzione di un libretto, a cura di Alessandro Tursi, un vademecum sulla realizzazione di un pedibus e di un bicibus. Verrà, inoltre, creato un inno ufficiale e un concorso rivolto alle scuole dell’infanzia e scuole primarie. Sito internet dell’evento: https://www.bimbimbici.it/ Evento facebook: Bimbimbici; la nuova fiaba della bicicletta a Napoli E-mail: [email protected]

... continua la lettura
Teatro

“Io sono Medea” di Laura Pagliara: la vera identità

Ieri, 29 aprile, il Museo del Sottosuolo ha riproposto lo spettacolo “Io” sono Medea di e con Laura Pagliara, ispirato a Medea – Voci di Christa Wolf, da un’idea di Bianca Fenizia, con le voci di Ciro Zangaro e Stefano Aloschi e la partecipazione della danzatrice Mariagiusy Bucciante. Medea: il racconto di una verità Tutto inizia scendendo diversi scalini che portano a circa 30 metri sotto terra, sotto la nostra Napoli, al sistema di cisterne che fu adibito a ricovero antiaereo allestito durante la Seconda Guerra Mondiale, un rifugio per la popolazione sotto bombardamento. In un cunicolo noi spettatori ci disponiamo su due file, lasciando dello spazio al centro. In lontananza un pianto e poi una figura che si avvicina: indossa una maschera ricoperta di conchiglie. “Io sono Medea” dice. Poco dopo giunge un’altra donna vestita di bianco. “Io sono Medea” ci rivela. E così ha inizio la storia di Medea, strega, assassina e vendicatrice per molti, donna innamorata e tradita per pochi. Laura Pagliara è Medea Il suo racconto vuole essere un modo per riavere la dignità che la Storia le ha negato per secoli: e a noi chiede di ascoltare e di portare a galla la sua verità. Ci narra del suo incontro con Giasone, del loro amore e della loro passione, veri e puri motivi che l’hanno spinta ad aiutarlo nell’impossessarsi del Vello d’Oro e a seguirlo a Corinto, e non per liberarsi del padre Eeta, come si racconta. E viene accusata di aver ucciso il povero fratello Absirto, assassinato dal re padre. Ci racconta di essere una Sacerdotessa, non una strega, e di curare i malati: nessuna magia, solo la sua compagnia che dà sollievo alla solitudine di tante persone. È proprio grazie a questa sua dote che conoscerà la piccola Glauce, di cui curerà l’epilessia, e la madre e regina Merope, donna che ha perso tutta la gioia e che con fatica si aggrappa alla vita. La piccola Glauce è centrale nella vicenda: nonostante la sua debolezza crescerà e verrà data in sposa proprio a Giasone, che accetterà pur di compiacere il re e dargli un erede. E Medea? Ancora sposa di Giasone, da cui ha due figli, dovrà essere in tutti i modi umiliata e il suo nome infangato. I suoi figli verranno uccisi facendo ricadere la colpa su di lei. Perché non c’è dolore più grande di veder morire i propri figli. Laura Pagliara si rivela un’attrice di talento, capace di reggere perfettamente la scena. Una valida interpretazione, sentita, con una buona capacità di rendere le emozioni attraverso parole, pause e gesti. Il luogo scelto rende il dramma molto più intenso, insieme alla musica di sottofondo, ai movimenti della danzatrice, anche essi sofferenti, alle voci di due attori che interpretano Giasone e Eeta e alla semplice ma funzionale scenografia. Uno spettacolo da non perdere!

... continua la lettura