GIUSEPPE VESI: LA PIZZA GOURMET SONO IO IL MARCHIO

A distanza di qualche giorno dalle polemiche scatenatesi dopo la puntata dedicata alla pizza del programma Report, trasmissione in genere nota per il suo stile da duri e puri, è necessario, secondo il professionista napoletano, mettere i puntini sulle ‘i’. “Mi trovo ancora una volta – spiega Vesi – costretto a precisare chi sono, la mia storia e cosa faccio oggi. Precisarlo a chi giudica senza conoscere, nell’impossibilità di stabilire criteri oggettivi di valutazione. Quelli soggettivi ci premiano, ogni giorno, e sono quelli della gente, che riempie il nostro locale, premiando dunque il nostro lavoro che, con fatica, portiamo avanti. I criteri oggettivi di valutazione non esistono, sono personali. Mettere i puntini sulle “i” allora, significa, almeno per me, affermare che il primato di avere introdotto la pizza gourmet sul mercato e che oggi chiamano pizza contemporanea. Forse perché il marchio registrato è di mia proprietà. Sono stato il primo a introdurre il pomodorino giallo oggi tanto in voga, al punto tale che, quando iniziai ad usarlo le persone mi chiedevano se fosse un peperone”. Una piccola rivoluzione avvenuta qualche anno fa. “Oggi – prosegue – il pomodorino giallo lo usano tutte le pizzerie. Se poi vogliamo affrontare l’argomento farine, voglio dire solo che, non essendo sponsorizzato da nessuna di esse, ne ho sperimentate e cambiate tantissime, perché la mia ricerca si è basata sui prodotti. Quando io usavo le farine macinate a pietra venivo definito un pazzo, accusato di blasfemia. Quella con Report conoscendo il modus operandi di alcuni giornalisti, sembra una azione di marketing indiretto, perché, ancora una volta i criteri di scelta dei professionisti non erano oggettivi, semplicemente perché non esistono e non possono esistere, perché i giudizi dei giornalisti la storia non la cambiano, a cambiarla sono quelli che vengono a sedersi al tavolo in pizzeria e pagano il conto. E concludo dicendo che non mi sento affatto frustrato dalla decisione di non interpellarmi, perché questo mi conferisce valore, rafforzando la mia indipendenza dal circo magico di cui non faccio parte, né ora, né mai. Lascio i giudizi e le scelte a chi non ha voluto riconoscere che la rivoluzione di cui oggi parla e di cui ha dovuto prendere atto, in barba alle proprie affermazioni di qualche anno fa, è iniziata con me, perché è abituato a guardare le cose dalla prospettiva del successo personale. Il mio lavoro ha fatto emergere un mondo che ha creato un mercato parallelo alla tradizionale, da cui vengo e che non ripudio, che ha fatto emergere il valore di tanti professionisti che hanno potuto dare sfogo alla propria creatività e alla propria sperimentazione”.    

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