Partita iva e tasse: ecco come si calcolano le imposte

Il sistema tributario italiano è, senza alcun dubbio, tra i più articolati al mondo, con ampie differenze al proprio interno in base alla tipologia del contribuente. Il mondo delle partite IVA, ad esempio, offre due distinte opzioni, che possono essere liberamente scelte dal cittadino italiano: regimi ordinario o forfettario.

In base al regime fiscale scelto, le imposte vanno calcolate in modo differente. Ad esempio, per quanto riguarda la partita IVA forfettaria, come spiegato in maniera approfondita in questo articolo di regime-forfettario.it, punto di riferimento del settore da anni, le imposte vanno calcolate applicando un’aliquota fissa che varia in base alla tipologia di attività svolta.

 

I vantaggi del regime forfettario

 

Ma vediamo,  nel dettaglio, cosa si intende per regime forfettario, in quali casi il contribuente può optare per questa soluzione e quali sono gli elementi da considerare in questa particolare casistica. Innanzitutto, al regime forfettario possono aderire le partite IVA di nuova costituzione o quelle, indipendentemente dal fatto che operino nei più tradizionali settori oppure in quelli più moderni come l’e-commerce, esistenti che dichiarino un guadagno annuo complessivo inferiore ad €. 65.000,00.

I vantaggi del regime forfettario, in buona sostanza, consiste nell’accesso ad una tassazione ridotta, una mancata applicazione dell’IVA in fattura e oneri determinati, per l’appunto, forfettariamente. Va da sé, di conseguenza, che tutte le partite IVA, qualora rientrassero nei requisiti summenzionati, optano per il regime forfettario, che presenta, senza alcun dubbio, maggiori vantaggi rispetto a quello ordinario.

Per determinare il pagamento delle tasse in regime forfettario, è necessario tenere in considerazione alcuni parametri. Ad esempio, il CODICE ATECO, necessario per stabilire l’attività professionale svolta dal contribuente, determina il coefficiente di redditività da applicare, influenzando il reale valore delle tasse da pagare.

 

Aliquota agevolata per le partite IVA di nuova costituzione

 

Quest’ultimo non è altro che una percentuale fissa che consente all’erario, in base all’attività del contribuente, di stabilire quanto debba essere la parte degli incassi sottoposta a tassazione e quella, invece, da intendere come costo correlato all’attività svolta. Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione riguarda l’aliquota percentuale, differente in base al fatto che si tratta nuova o già esistente: nel primo caso, si ha diritto ad un’aliquota agevolata del 5% per cinque anni, passati i quali si rientrerà nell’aliquota d’imposta del 15%.

Facciamo, ora, un esempio pratico di quanto appena descritto, al fine di rendere più semplice la comprensione per tutti quei soggetti che, potenzialmente, sono interessati ad aprire una partita IVA ed hanno la possibilità, quindi, di poter aderire al regime forfettario, che per il 2023 presentano alcune importanti novità.

 

Esempio pratico della tassazione a regime ordinario o forfettario

 

Supponiamo che Luigi, partita IVA a regime forfettario con attività aperta da circa un biennio, abbia incassato €. 50.000,00 e disponga di un codice ateco collegato ad un coefficiente di redditività pari all’80%, che equivale, di conseguenza, a spese forfettarie pari al 20% (100-80). La determinazione del suo guadagno netto avviene come segue:

50.000,00 (reddito lordo)*80% —> €.40.000,00 (reddito netto)

40.0000,00 *5% (aliquota d’imposta) —> €. 2000,00

40,000*26,23% (contributi previdenziali) —> €. 10492

Se Luigi, invece, opta per il sistema ordinario, che segue la normale tassazione IRPEF, i calcoli sarebbero i sottostanti, tenendo presente che, in base, al reddito dichiarato, rientrerebbe nel terzo scaglione (fascia € 28.000-€. 50.000), che prevede una tassazione del 35%, che slitterebbe al 43% nel caso in cui il guadagni superassero €. 50.0000,00.

15000*23% (primo scaglione 0-15000 €.) —> €.3450,00

13000*25% (secondo scaglione, 15001-28000 €) —> €. 3250,00

22000*35% (terzo scaglione, €. 28001-€.50.000) —>  €. 7700,00

40000 (reddito netto)*26,23—> € 10492,00 (contributi previdenziali)

Luigi, quindi, dovrà pagare, complessivamente, € 24892 di tasse a dispetto di poco meno di €. 12500 che pagherebbe col sistema forfettario.

 

 

 

 

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