Striature: conversazione con Emanuela Auricchio

Striature

La mostra Striature, prima personale della giovane artista partenopea Emanuela Auricchio, è ospite dal 30 ottobre fino al 30 novembre 2022 presso il locale Upnea di Napoli (via S. Giovanni Maggiore Pignatelli 35), luogo sempre attento a coniugare arte culinaria e cultura. In Striature Emanuela si fa portavoce di una sensibilità artistica tutta femminile: la sua pittura, calda e materica, vuole esprimere un sentimento di riscossa, non meramente individuale, bensì comunitario, del genere femminile nei confronti di una società spesso maschilista. Un’arte realizzata da una donna per le donne, una pittura come strumento di condivisione che si concretizza nel dipingere delicati ritratti muliebri: volti senza nome di nomi senza volto di cui Emanuela si è fatta mezzo espressivo. In questo senso, Striature può definirsi come il momento culminante di un lavoro di condivisione artistica, emotiva e soprattutto umana.

Striature: conversazione con Emanuela Auricchio

Bentrovata, Emanuela, per questo piccolo dialogo riguardo Striature e il significato della pittura. La mostra, in quanto prima personale, rappresenta un passo importante per l’artista, ma come ci sei arrivata? Raccontaci della nascita del tuo interesse per la pittura e della tua formazione o apprendistato artistico.

Grazie mille in primis per l’attenzione mostrata nei confronti della mia pittura, sono felice di poter condividere dei pensieri a riguardo. 

L’incontro con l’arte è avvenuto grazie ad una serie di fortunate coincidenze sette anni fa, avevo 18 anni e frequentavo il liceo. Sarò sincera, sebbene io nasca come autodidatta e i miei primi lavori siano ben distanti dalla mia attuale posizione, ho sin da subito sentito che quella era la mia strada. Quindi è stato naturale e consequenziale fare dell’arte il perno intorno al quale creare la mia vita. Mi sono iscritta, quindi, all’Accademia di Belle Arti di Napoli con indirizzo Pittura, dove mi sono laureata nel 2021. Il mio percorso, però, è stato ben ricco di esperienze che mi hanno aiutata a scoprire un’interiorità da trasferire su tela. Ho studiato presso la bottega di Francesca Strino, una nota pittrice napoletana, e nel 2019 ho studiato a Granada, presso l’Academia de Bellas Artes. 

Successivamente alla laurea, ho intrapreso in primis un percorso a Bologna, all’Alma Mater Studiorum, con indirizzo di Arti Visive, percorso lasciato per tornare a Napoli, in Accademia, seguendo gli studi di Didattica e Mediazione del Patrimonio Culturale. Come si evince dalla mia formazione, il mio interesse non è rivolto unicamente alla disciplina pratica, ma anche alla teoria: questo perché la mia passione coinvolge tutti gli ambiti dell’arte e sono sicura che lo studio mi ispiri in tutta la mia produzione.

Come definiresti il tuo stile pittorico e qual è il rapporto del tuo figurativismo, oserei metaforico, col concettualismo apparentemente predominante nell’arte contemporanea?

Le posizioni su cui mi sono stanziata attualmente riflettono una commistione dei miei studi pregressi e un modus pittorico che mi ha sempre affascinato. Nel dire questo, parlo dell’interesse verso l’arte e la pittura della fine nel 1800 e i primi decenni del 1900. Definirei la mia tavolozza “espressionista”, ma con un tratto materico e ben studiato. È lasciato ampio spazio alla spontaneità, ma scelgo con cura il come modulare le pennellate. 

Il mondo dell’arte contemporanea mi affascina, sono vicina ad artisti che hanno lavorato con materiali e hanno voluto irrompere sulla tela (per esempio Burri, Fontana, Bacon) e, sebbene voglia ampliare le mie ricerche, credo che per raggiungere una certa maturità concreta con la tela mi ci voglia più tempo.

Prima di Striature, è stata particolarmente apprezzata la tua iniziativa su Artemisia Gentileschi. Personalmente, sono estremamente affascinato dalla sua fisionomia di donna e pittrice: credo che la sensibilità femminile nell’arte (che sia pittura o letteratura), quando non sottomessa ideologicamente al patriarcalismo – o anche paternalismo –, abbia, tra i vari, il pregio di rendere immediati i sentimenti, le passioni e le emozioni che agitano il cuore di una donna. In Artemisia ciò accade nonostante la ‘maniera’ secentesca in quanto deliberatamente, e coraggiosamente, ella non scinde il piano femminile da quello artistico. In questo senso, mi pare potersi leggere la tua riproduzione del suo Autoritratto come Allegoria della pittura (1638-39), in cui gli occhi di Artemisia sembrano commuoversi di fronte ai nomi che l’accompagnano nell’atto creativo. Cosa accomuna la tua sensibilità artistica e femminile con quella di Artemisia Gentileschi? Cos’è che più ti affascina della sua personalità?

Conoscere e approfondire l’opera di Artemisia è stata una tappa importante. Nel libro di Elisabetta Raisy [Le disobbedienti, Milano, Mondadori, 2019, n.d.r.], il suo capitolo viene denominato ‘Il coraggio’. Ecco, forse, anche se per ragioni diverse, mi ha ispirato il suo coraggio. Essere una donna e pittrice era una questione impensabile all’epoca e anche oggi non è così facile essere ambedue le cose. È per donne come lei che esercito la mia passione e che ho l’opportunità di parlare ed esprimermi per tante altre persone. 

Lei è stata una personalità provocatoria, anche fuori dal suo contesto storico-sociale. Ha anticipato e ha lottato in un modo suo personalissimo e possiamo solo immaginare quanto fosse difficile farlo a quei tempi. Questa cosa mi ha affascinato tantissimo. La ammiro come pittrice e come essere umano. Nel progetto che ho portato per le strade di Napoli, ho sempre detto che in ognuna di noi c’è Artemisia. E difatti così si è dimostrato.

Venendo ora alla tua personale, un forte senso del femminile emerge anche dalle opere che compongono Striature. Si tratta di figure appunto femminili che sembrano scrutare l’osservatore, alla ricerca di emozioni e sentimenti di reconditi. Volendo porre una relazione di continuità tra il tuo lavoro su Artemisia Gentileschi e le opere in mostra, sembra sussistere un legame tra i nomi di donne dipinti (forse sarebbe più opportuno dire ‘incisi’) sulla tua riproduzione dell’Autoritratto e i visi delle protagoniste di Striature: nel primo caso si tratta di ‘nomi senza volto’; nel secondo di ‘volti senza nome’.  Esiste una ‘corrispondenza di amorosi sensi’ tra Artemisia e i ‘ritratti’ della tua personale?

Da un punto di vista stilistico dipingere Artemisia ha significato muovermi lungo climi diversi per mettere tanto di mio quanto delle donne che incontravo. È stato inevitabile portare delle striature in Artemisia, così com’è stata fondamentale per i ritratti che si sono susseguiti dopo di essa. La correlazione che ci vedo si riassume in quello che spesso dico alle persone che incontro quando parlo di miei dipinti, ossia che le donne che ritraggo sono loro. Con questo voglio dire semplicemente che anche se sono senza nomi, in realtà quel nome può essere anche il loro. Mi piace pensare che nella pluralità delle cose ci si rispecchi in un volto simile o non simile. Questa cosa mi è successa spesso ed ogni volta mi emoziona.

Tra ciò che colpisce delle opere di Striature credo vi sia anche la componente cromatica: i ‘ritratti’ femminili promanano un’atmosfera calda dovuta alla scelta ben ponderata dell’uso di una tavolozza che oscilla, in preponderanza, tra il giallo e il rosso. Tale armonia cromatica sembra posta in risalto da un utilizzo sapiente dell’ombra dai cui ‘emergono’ i volti chiaroscurali dei tuoi dipinti. Mi sembra che la significazione del femminile nella tua arte possa essere posta in relazione con un concetto archetipico e primordiale di femminilità e, per estensione (sia pur in maniera latente) di maternità; quasi che, mediante un’osservazione d’insieme, ogni tuo singolo dipinto possa rappresentare metaforicamente il tassello di un più ampio mosaico costituente l’immagine di una Grande Madre (Maya, Cibele, Mater Matuta, ecc.) superiore alle banalizzazioni, alle ostentazioni meramente corporali, agli stereotipi, alle relegazioni sociali e alle violenze – dirette o indirette – della cultura dei consumi del mondo di oggi. Cosa pensi di ciò? Senti di poter ritrovarti artisticamente in questa significazione di Femminilità?

La mia palette ha molto a che fare con i colori della terra, con i colori primordiali e mi sembra consequenziale l’assonanza. Nella mia poetica non c’è un collegamento così intenzionale, ma il messaggio di fondo, per cui tutte apparteniamo ad una e una è tutte, lo condivido. Quindi, in questo senso, sì, si potrebbe dire che i miei dipinti siano o racchiudano degli archetipi. Dopotutto, ci sono molti riferimenti classici, mitologici e biblici che possono sancire ancor di più questo legame.

Stilisticamente, le tue pennellate misurate, se osservate con attenzione, rivelano un moto di intima passionalità e potenza, quasi delle ‘striature’ che da sentimento ideale si realizzano in concretezza sulla tela, la cui interpretazione risulta personale in ogni individuo che si sofferma ad ammirare i tuoi dipinti. A quale messaggio aspira la tua arte?

La prima cosa che mi viene in mente è rivalsa. Credo che ci sia un moto di affermazione e condivisione. Non credo né voglio pensare che ci sia un messaggio da leggere, mi piace pensare, invece, che ci sia uno sguardo da interpretare. Credo molto nella fruizione e in quella che si chiama esperienza dell’opera d’arte, non in senso classico, ossia di sacralizzazione, bensì di compartecipazione. Il mio obiettivo è quello di creare un’arte che crei uno scambio e un coinvolgimento tra le persone e le pennellate che porto su tela. 

Le mie pennellate sono molto materiche, raccontano, si trascinano perché si possono toccare, perché si possono seguire con le mani e creare un’arte non solo da vedere e ciò è per me un obiettivo molto importante.

Striature rappresenta il primo passo di un grande viaggio. Come immagini possa consolidarsi o evolversi il tuo stile e la tua musa pittorica? Hai già in mente progetti da sviluppare in futuro?

Noto e sento che la mia pittura sta virando su dei forti studi di materia. Nel mio privato ho approfondito questo linguaggio, ma non ho ancora trovato un forma che mi soddisfi. Il colore è un elemento a cui non posso rinunciare, è imprescindibile, bisogna trovare un equilibrio tra una possibile smaterializzazione del soggetto e mantenere certi aspetti che mi rappresentino. Insomma, studiare e ricercare è un processo lungo e spesso anche faticoso. Non mi dispiacerebbe nemmeno iniziare ad utilizzare il mio corpo per parlare, trovo interessante sperimentare diversi linguaggi artistici e creare su più fronti. Nel frattempo, ho portato per strada i miei dipinti sotto lo pseudonimo di Cassandra.parla e questo ha molto più a che fare con un manifesto di genere molto forte. 

Ci sono tante iniziative che sto pensando di portare alle persone e da fare con le persone, dipingere e portare avanti altre iniziative da condividere è un obiettivo portante della mia opera. 

La mia musa sento che sarà la mia storia e le storie che sento, i sentimenti di ingiustizia, coraggio, forza, bellezza, compassione e perseveranza che mi arrivano dal al mondo in cui viviamo. Sarà sempre un onore portarli su tela ed emozionarci insieme.

Grazie, Emanuela, per le risposte a queste domande e soprattutto complimenti per la sensibilità che traspare dai tuoi dipinti, che hanno davvero la capacità di muovere le emozioni di chi può ammirarli a fondo.

Fonte immagine in evidenza: Il Crivello

A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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