Il conflitto come disgrazia o progresso?

Il conflitto copertina eroica fenice

Il conflitto accompagna l’umanità sin dal principio, manifestandosi nelle forme più disparate: dalle discussioni alle battaglie, passando per un’infinità di sfumature intermedie. Il termine deriva dal latino conflictus, che a sua volta riprende il verbo confligere, e significa letteralmente “urtare” o “sbattere contro”. C’è da chiedersi dunque quest’urto cosa produca; proviamo a rispondere insieme, attraverso le parole di alcuni dei pensatori più influenti della storia.

Platone e il conflitto come discordia

Il nostro viaggio inizia in Grecia, a cavallo fra il quinto e il quarto secolo avanti Cristo, dove molte teste pendono dalle labbra di un filosofo e pensatore eccezionale: Platone, che della storia ha una visione pessimistica (Kant dirà “terroristica”) e pertanto vede la corruzione come un male che, da un momento all’altro, è in grado di colpire uno Stato. La corruzione, secondo il filosofo, si manifesta proprio attraverso la discordia (sinonimo di conflitto), in piena linea con il pensiero greco dell’epoca che vede nella stabilità la caratteristica fondamentale di uno Stato.

Se dunque l’unità dello Stato è “il primo bene”, la discordia è il male perché è il principio della disgregazione e frantumazione sociale e politica.
Secondo Platone la discordia è il sintomo di una malattia gravissima: la corruzione.

Machiavelli e i tumulti 

Con un balzo nel tempo e nello spazio, dall’antica Grecia arriviamo a Firenze, nel periodo di massimo splendore: il Rinascimento. Ad accoglierci è Niccolò Machiavelli, uomo brillante ed eclettico, noto soprattutto per essere l’autore de Il principe. Machiavelli rivoluziona i termini in cui viene concepita la politica, ne stravolge i canoni, pur mantenendo alcuni punti di contatto con il passato, soprattutto con il pensiero greco. 

Nel quarto capitolo dei Discorsi, il filosofo fiorentino, ci regala un passaggio stupendo, che vale la pena riportare: 
Non si può chiamare in alcun modo con ragione una repubblica inordinata, dove sieno tanti esempli di virtù, perché li buoni esempli nascano dalla buona educazione, la buona educazione delle buone leggi, e le leggi buone da quelli tumulti che molti inconsideramente dannano; perché chi esaminerà bene il fine d’essi, non troverà ch’egli abbiano partorito alcuno esilio o violenza in disfavore del commune bene, ma leggi e ordini in beneficio della publica libertà“. 

Machiavelli afferma dunque che la capacità di uno Stato di durare nel tempo non dipenda dalla “coatta armonia” che lo pervade, ma dalla lotta, dal conflitto e dall’antagonismo, veri e propri marcatori dello stato di salute di un Paese, nonché della libertà (rivalutata, quindi, a differenza dei pensatori greci). Dal conflitto nasce l’idea giusta e i “tumulti” rappresentano la condizione alla base di buone leggi, emanate proprio in difesa della libertà. Il disordine, e non l’ordine, è il “prezzo che si deve pagare per il mantenimento di questo ideale”. 

La dialettica di Vico 

Restiamo sempre in Italia, traslando nel tempo di circa due secoli in modo tale da incontrare Giambattista Vico, filosofo e storico noto ai più per la sua teoria dei “corsi e ricorsi storici”. L’autore napoletano crede fermamente nella ciclicità della storia, a cui aggiunge una nota di progressività. 
Le varie tappe del progresso sociale sono funzionali l’una per l’altra, rappresentando una vera e propria ascensione verso la perfezione: lo Stato monarchico. 

Dallo stato democratico a quello monarchico, secondo Vico, ci si arriva perché la “libertà si tramuta in licenza” e perché il conflitto (tanto caro a Machiavelli) degenera, creando fazioni e la comparsa di guerre civili. Quindi il conflitto è un male? Sì e no. Sì, perché porta a guerre e caos; no, perché è funzionale al corso della storia e, in ottica dialettica, serve a realizzare un bene superiore: la monarchia. Non a caso il regno viene visto come un elemento di continuità rispetto alla democrazia, rappresentando un “governo popolare portato alla perfezione, capace di proteggere il popolo da se stesso”. 

Il conflitto oggi

Tirando le somme alle interpretazioni di Platone, Machiavelli e Vico si ottiene un bilancio in perfetto equilibrio, che farebbe felice Aristotele e il suo principio della “medietà”. In conclusione però decidiamo di sbilanciarci, consapevoli che l’antagonismo come sinonimo di progresso sia una delle grandi vittorie del nostro tempo.

In American History X un giovane Edward Furlong dice allo spettatore di concludere i propri lavori con una citazione, perché “c’è sempre qualcuno che ha detto una cosa nel migliore dei modi“. Impariamo la lezione e, per concludere, decidiamo di affidarci alle parole di Paolo Sorrentino, che nel suo ultimo film ha saputo definire non la presenza, ma l’assenza del conflitto: 

A me piace il conflitto. Hai capito, uagliò? 
Senza il conflitto non si progredisce. 

 
[È stata la mano di Dio]

Dal fermento sociale discende l’inclusione. Dal conflitto nasce la bellezza. Dal contrasto si alimenta la vita. 

Fonte immagine: comunicato stampa È stata la mano di Dio

A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

Vedi tutti gli articoli di Salvatore Toscano

Commenta