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Cinema epico

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta giusta è no!

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta è un no ! La storia di un genere che ha raccontato le geste dell’umanità tra capolavori e flop

Il cinema epico è in crisi? Questa è una domanda molto interessante per un genere che comprende, per la maggior parte dei casi, kolossal di Hollywood basati su avvenimenti storici, episodi mitologici o religiosi.
Il cinema epico conobbe il suo massimo splendore tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, con capolavori come “I dieci comandamenti “(1956), “Ben-Hur “(1959), “Spartacus “(1960),” Lawrence d’Arabia” (1962) e “Cleopatra” (1932).

Adesso è davvero in stato di decadenza?

Il cinema epico tra Mel Gibson e Ridley Scott, William Wallce contro Massimo Decimo Meridio

Nel 1996 usci nelle sale “Braveheart- Cuore Impavido” di Mel Gibson dedicato alla storia di William Wallace, l’eroe nazionale della Scozia del XIII secolo che affrontò l’invasione inglese. In seguito al grande successo della pellicola, Gibson tornerà a recitare in un nuovo dramma storico, “Il Patriota” di Roland Emmerich ma gli esiti furono diversi. Il film ottenne un discreto successo. ma le recensioni furono principalmente negative a causa di una vicenda “maggiormente romanzata” che rifletteva solo il punto di vista degli indipendentisti raffigurando l’esercito inglese come totalmente malvagio.

Nel frattempo, un altro film epico riuscì a riscuotere successo sia tra la critica cinematografia e il pubblico (nonostante il parere contrario di molti storici antichi). Si tratta del film “Il Gladiatore” di Ridley Scott con Russel Crowe e Joaquin Phoenix nei rispettivi panni di Massimo Decimo Meridio e dell’imperatore Commodo. Anche se vi sono diversi errori storici come la morte di Commodo nell’arena contro il protagonista oppure l’uccisione di Marco Aurelio per mano del figlio, la pellicola fu elogiata per la sua eleganza e per la capacità degli attori protagonisti di inscenare il dramma umano. Dopo il successo del Gladiatore, che incassò 465 milioni di dollari su un budget di 107 milioni (come riportato da Box Office Mojo), Scott tornò a cimentarsi col genere epico senza arrivare agli stessi risultati. E’ il caso delle pellicole “Le Crociate-Kingdom of Heaven” (2005) e “Robin Hood” (2010) che ottennero pochi consensi tra il pubblico e recensioni generalmente negative.

Nel frattempo anche Mel Gibson tornò col genere epico, ma con un diverso approccio. Puntò su film a basso budget contro il modello kolossal di Scott. Così arrivarono nelle sale “La Passione di Cristo” (uscito nel 2004, costato 30 milioni ne incassò 612 milioni) e “Apocalypto”(2006, costato 15 milioni ne incassò 120 milioni), il primo racconta la vicenda della crocefissione di Gesù mentre il secondo si concentra sui Maya. Purtroppo Gibson dovette affrontare le accuse di razzismo per i questi due film, in particolar modo per la rappresentazione degli “Ebrei come assetati di potere” e i Maya come “un popolo selvaggio dedito a guerre e sacrifici”.

I vari tentativi di Hollywood; il caso di Troy, Alexander, King Arthur e 300

Nel frattempo, anche altri registi di Hollywood provarono a cimentarsi nel genere preferendo il modello blockbuster con attori noti.
E’ il caso di “Troy” (2004) di Wolfgang Petersen che incluse nel cast Brad Pitt, Orlando Bloom ed Eric Bana nonché Diane Kruger e Rose Byrne. L’opera fu recensita in maniera mista per la scarsa fedeltà all’Illiade e la recitazione ma ottenne un grande successo da parte del pubblico (costata 170 milioni e ne incassò 497 milioni).

Sulla stessa strada è il caso di King Arthur (2004) diretto da Antoine Fuqua  con Clive Owen, Keira Knightley e Madds Mikkelsen. In questo caso, il film è una rivisitazione storica del mito di Re Artù, il leggendario sovrano inglese si fonde con la figura del generale romane Artorius Castus. Il film ottenne un discreto successo al botteghino (120 milioni di budget contro 203 milioni di incasso) e ricevette critiche negative.

Sempre nello stesso anno, il film “Alexander” di Oliver Stone arrivò nelle sale ma anche in questo caso si trattò di un flop. La pellicola sulla vita di  Alessandro Magno con Colin Farrell, Jared Leto, Angelina Jolie e Anthony Hopkins fu accolta male dalla critica per la storia e dal pubblico per l’eccessiva durata.

Nel 2007, Zack Snyder adattò sullo schermo la graphic novel“300” di Frank Miller e Lynn Varley in un film con Gerard Butler nei panni di Leonida. Grazie al budget ridotto (60 milioni) e alla campagna pubblicitaria della Warner Bros, il film ottenne un vasto successo da parte del pubblico (incassò ben 456 milioni di dollari), alcune scene entrarono nell’immaginario collettivo (è il caso di “Questa è Sparta !”) mentre la critica e gli storici furono molto più freddi nei confronti dell’opera (il caso della rappresentazione di Serse come un uomo alto e col volto pieno di piercing e gioielli, il tutto per farlo sembrare un re-dio davanti ai guerrieri spartani).

Noah; la vicenda bibblica secondo il regista Darren Aronofsky

L’ultimo film epico notevole dal punto di vista contenutistico è Noah, uscito nel 2014 e diretto da Darren Aronofsky.

La vicenda di Noè e la costruzione dell’arca vengono riscritte in chiave contemporanea, il mito biblico riletto in chiave dark fantasy dove il blockbuster incontra la filosofia del regista. E’ la storia di redenzione dell’umanità, di un uomo con la sindrome del sopravvissuto che medita sulle sue scelte e di un Dio irraggiungibile che sembra aver lasciato l’umanità al suo destino. Russel Crowe nei panni di Noah  racconta la sofferenza di un uomo che non può nulla di fronte alle scelte altrui.

Il film rivisita il mito, Noah e la sua famiglia sono vegetariani perché credono che mangiare carne sia sbagliato e sono aiutati nella costruzione dell’arca dai “giganti di roccia”, angeli cacciati dal Paradiso perché tentarono di aiutare i discendenti di Adamo ed Eva a sopravvivere al di fuori dell’Eden. In seguito ad una buona accoglienza (ma anche molti dubbi e scetticismi tra le figure del panorama religioso abramitico), il film incassò 359 milioni contro un budget di 125 milioni.

Il “Post-Noah”: inizia il declinio del genere tra flop e pessime recensioni ?

Successivamente, il cinema epico vide soltanto insuccessi commerciali e di critica. Scott tornò con “Exodus-Dei e re” (2014) con Christian Bale, Joel Edgerton e Ben Kingsley. Il tentativo di inseguire la strada di Noah, cioè riscrivere una vicenda biblica di Mosè, stavolta in chiave storica, non ebbe successo. Il film incassò 268 milioni di fronte ad un spesa di 140 milioni e ricevette recensioni negative. Stesso destino per il remake di Ben-Hur del 2016 diretto da Timur Bekmambetov, che guadagnò 94 milioni contro un budget di 100 milioni.

Nel 2017, la Warner Bros provò a rilanciare Re Artù al cinema con “King Arthur- il potere della spada” di Guy Ritchie, una versione aggiornata della storia in chiave contemporanea ispirandosi ai precedenti film di Ritchie. Il film, che aveva subito una produzione travagliata e diversi rinvii, incassò 148 milioni di dollari contro una spesa di produzione di 175 milioni e le recensioni furono negative.

Ultimo caso il film “Robin Hood- l’Origine della leggenda” (2018) con Taron Edgerton e Jamie Foxx, una pellicola che segue l’esempio di King Arthur, aggiornando il mito per un pubblico contemporaneo. Anche questa pellicola fu un flop e le recensioni bocciarono tutto il film e il cast.

Al momento sono in lavorazione tre film epici; uno dedicato a Napoleone Bonaparte diretto da Ridley Scott con Joaquin Phoenix nei panni del generale francese, una pellicola dedicata al re hawaiinano Kamehameha con Robert Zemeckis e Dwayne Johnson nei panni del protagonista e un nuovo film su Cleopatra diretto da Patty Jenkins e con Gal Gadot nei panni della regina egizia.

Il cinema epico e la trasmigrazione verso altri generi ? Un percorso già iniziato in precedenza

Nonostante questi tentativi, in realtà il cinema epico si è evoluto trasferendosi in altri generi.

E’ il caso della trilogia kolossal fantasy “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson. La storia è una vicenda epica dove il bene e il male si affrontano di nuovo in una lunga guerra. D’altronde lo stesso Tolkien si ispirò all’epica classica e germanica per la stesura dei suoi romanzi.

Insomma il genere non è morto ma si è evoluto “trasmigrando” in altri. Consideriamo film come “2001: Odissea nello Spazio” oppure “Avengers: Infinity War” e “Avengers: Endgame“;  sono storie epiche, il primo è l’epica dell’umanità verso lo spazio (ma anche verso il super-uomo nietzschiano poichè Kubrick era influenzatò dal pensiero del filosofo tedesco), gli altri invece rappresentano l’epica dei moderni eroi, che come i precedenti, sacrificano tutto pur di salvare le vite degli altri.

Fonte immagine di copertina: Screen Crush

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