Emily Dickinson, una femminista ante litteram vestita di bianco

emily dickinson

Emily Dickinson: con la serie tv di successo creata da Alena Smith, si conosce la sua poetica, la sua vita, la sua arte.

«Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore.»

(Emily Dickinson)

Sono molti i personaggi della storia e della letteratura, che nel corso degli anni, trovano la loro efficacia profonda nella rappresentazione tv. È il caso di Emily Dickinson, la poetessa statunitense raccontata nella serie tv creata da Alena Smith e distribuita sulla piattaforma Apple TV+.

La trama di Emily Dickinson

La serie racconta a pieno la vita della scrittrice vissuta nel XIX secolo. Emily è una donna talentuosa, le cui ambizioni si allontanano fortemente da quelle delle ragazze della sua epoca. Emily non accetta il sessismo e il patriarcato che segnano quegli anni. Ogni puntata racconta nel profondo il senso di inadeguatezza per certi usi, costumi e idee, l’unica che sembra capirla è la sua migliore amica Susan Gilbert, che successivamente diventerà sua cognata, a causa dell’unione con Austin Dickinson. Tra le due c’è un amore forte e sincero, sentimento che trova alcuni ostacoli in seguito a quell’unione di famiglia che rende Emily e suo fratello gelosi di Susan. Le argomentazioni si avvicenderanno di continuo: l’amore per Sue, la voglia di tenere la famiglia unita, la fascinazione per la morte, la passione per la natura, e ovviamente la voglia di raggiungere la fama grazie ai componimenti poetici. Tuttavia tale brama di successo coglierà una serie di obiezioni da parte dei maschi della famiglia, che oltre ogni modo non intendono far conoscere alla società Emily come un genio poetico, ma piuttosto come una donna in cerca di marito.

La serie ha trovato così riscontro nella realizzazione di scenografie, costumi e usi, molti dei quali saranno donati al museo di Amherst dedicato alla Dickinson, che in primavera riaprirà le sue porte ai visitatori.

Una nuova Emily Dickinson

Alena Smith, a differenza di altre produzioni, ha raccontato in maniera sublime la giovinezza di Emily, tralasciando le solite trasposizioni dove la giovane è una donna di mezza età, fragile, cagionevole, eternamente sola ed emarginata. La serie scopre una nuova veste, rendendo Emily Dickinson l’emblema del femminismo, dell’emancipazione, della giovinezza e della creatività.

La sceneggiatura della serie, con i disegni, i costumi e le riproduzioni dei fascicoli cuciti a mano dalla Dickinson per conservare le sue poesie, diverranno patrimonio della Emily Dickinson Collection della Houghton Library di Harvard, la quale conserva i manoscritti di 1000 poesie e 300 lettere, oltre che lo scrittoio originale, alcuni libri della poetessa, l’erbario, e la ricetta della famosissima black cake.

Numerosi i contrasti presenti durante le puntate, poiché la Smith ha desiderato mantenere una certa aderenza con la realtà per quanto riguarda gli elementi figurativi, discostandosi al contrario nella colonna sonora, la quale rende i momenti ancora più iconici, in una sorta di ribellione costante, elemento cardine della Dickinson.

Stralci di vita

Se la serie racconta in maniera decisa gli eventi della Dickinson, la sua vera vita è ancora oggi un mistero. Una cosa certa è senz’altro che la poetessa dedicò tutta la sua vita alla vocazione letteraria a partire dall’età dei ventitré anni fino alla fine dei suoi giorni. Compose circa tremilacinquecento poesie, quasi tutte venute alla luce postume. Emily scriveva circondata dalle mura della sua stanza, rinchiusa quasi come una prigioniera, mettendo un muro tra sé stessa e il mondo.  Ancora oggi resta un mistero il motivo della sua quasi totale reclusione, c’è da dire infatti che Emily visse tutta la sua vita ad Amherst nelle mura di casa sua, attraversando il selciato solo per raggiungere la casa di sua cognata Susan Gilbert, o per passeggiare nel suo giardino.

Si dice inoltre che la Dickinson vestisse principalmente di bianco, rimandando alla mente quasi le immagini delle novizie da convento. Tuttavia, il motivo, forse è da ricercare nel simbolismo di purezza e luce che il bianco infonde allo sguardo, in una sorta di distacco preciso col mondo.  Gli amori della Dickinson furono prevalentemente tutti platonici, per lo più consumati attraverso la sua penna. Tuttavia il sentimento che provava per Susan Gilbert, amica di una vita e successivamente cognata, sembrava superare ogni sentimento e ogni evento platonico. Furono molte le lettere che la Dickinson scrisse e spedì a Susan, in una relazione che rasenta i tempi moderni, dove l’amore a poco a poco sembra non far caso al sesso e alle differenze di genere.  Nel corso della sua vita Emily dedicò altresì oltre trecento poesie a Susan Gilbert, una lunga raccolta resa pubblica solo dopo la sua morte, dalla sorella minore, Lavinia Norcross. Alcune delle sue poesie furono pubblicate sullo Springfield Daily, giornale redatto da Samuel Bowles, intimo amico della poetessa. Tuttavia, la sua poetica restava un gioiello nascosto, fino a quando il colonello Thomas Higginson, con il quale aveva una fitta corrispondenza, decise di dissuaderla definitivamente, poiché pur apprezzando oltre ogni misura la sua arte, la riteneva tuttavia un qualcosa che potesse restare incompreso per il mondo, per i temi dissonanti per la società dell’epoca e per la sua potenza di stile.

L’ultima parte della sua vita fu costellata da forti dispiaceri: morirono infatti suo padre Edward, il suo amico Bowles, il nipote Gilbert e anche sua madre. Afflitta nel fisico e nella mente, nel 1885, Emily si ammalò e un anno dopo, a soli cinquantacinque anni, nella sua casa di Amherst, morì il 15 maggio.

Molte delle sue poesie saranno raccolte e pubblicate da Martha Dickinson Bianchi, figlia del fratello di Emily e di Susan Gilbert. Martha pubblicò The Single Hound, un volume di opere uniche della Dickinson.

La poetica

I temi principali della poesia di Dickinson sono senz’altro l’amore, la natura, la morte e l’eternità. I temi si avvicendano in una sorta di contrapposizione dove l’amore si batte con la morte, la natura benigna con quella distruttrice, e il quotidiano lascia spazio all’eterno. La sua penna è precisa, e racconta attraverso la sua percezione, una realtà semplice ed oggettiva. Lo stile è fortemente innovativo per i tempi in cui ha vissuto, infatti sono presenti ritmi diversi, una punteggiatura meno frequente e una sintassi complessa ed enigmatica. In una sorta di gioco ad inchiostro dove le figure e i personaggi di ape, morte e natura, si scambiano di posto.

Una femminista ante litteram

Mentre sono in molti a gridare all’ovvio, sul fatto che la Dickinson non sia una vera femminista, è opportuno lasciare spazio anche al resto delle opinioni. Perché al di là dei segreti che non saranno mai svelati sulla sua vita, è opportuno ricordare che la Dickinson per i tempi in cui ha vissuto è stata assolutamente un precursore della modernità che conosciamo. Una donna vestita di bianco, che scrive tutto il giorno sul suo scrittoio, che non sogna il matrimonio coi fiocchi, il corredo, la prole. Una donna che svia dall’angelo del focolaio, che lotta contro le idee dei maschi di casa, e che attraversa il selciato di casa per guardare la donna che ama negli occhi e per cui scrive, senza reprimere niente, col coraggio in mano, contro le idee di chi all’epoca era definito “strano” perché perseguiva strade diverse.

Un personaggio che è senz’altro una ragazza dei giorni nostri, incapace di rinunciare alla bellezza, all’amore, alle proprie scelte personali, che spesso non fanno felici gli altri.

Una scrittrice senza tempo che sul suo epitaffio ha lasciato la frase di «Called Back» (richiamata indietro), come se avendo vissuto tutto quello che c’era da vivere, se ne sia tornata indietro, come pellegrina e volontaria verso l’uomo incappucciato, di cui lei stessa era profondamente affascinata.

Immagine in evidenza: Pixabay

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