Dopo l’intervista con Enrica Guidi ecco un altro pezzo sul mondo del cinema, della recitazione con l’intervista a Gaia Bencivenga autrice del corto “La casa di Barbi”. Gaia, classe 1997, ci ha raccontato di questo progetto – parlandoci nel mentre del suo legame con la Puglia, la sua terra d’origine – e dei prossimi in cantiere. Ecco qui l’intervista integrale.
Indice dei contenuti
Scheda riassuntiva di Gaia Bencivenga e del corto
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Regista | Gaia Bencivenga (classe 1997) |
| Titolo corto | La casa di Barbi |
| Attrice protagonista | Alice Bruno |
| Location cast | Francavilla Fontana (Puglia) |
| Altri progetti | Lungometraggi e diccidipiushow |
Perché il titolo La casa di Barbi e la scelta del cast
Ciao Gaia, grazie mille per averci concesso quest’intervista. La prima è sul perché del titolo?
“La casa di Barbi“, tra l’altro scritto con la i finale, non perché non volessi pagare i diritti, io non ho paura che tipo Barbie mi faccia causa, ma perché nella storia la protagonista riceve dalla nonna la casa di Barbie fake che è la casa di Barbara. L’ho scelto come simbolo di un gioco che era emblematico per le ragazzine, cioè io l’ho sempre desiderata la vera casa di Barbie, però e invece poi mi hanno regalato quella di Barbara; quindi, è sempre stata un oggetto che ho desiderato e probabilmente se avrò una figlia sarà la prima cosa che le regalerò. Una casa enorme, tutta il legno di Barbie con tantissime Barbie.
Nel corto erano presenti molti bambini, come ti sei trovata a girare con loro che magari non avevano magari neanche esperienza a livello di cortometraggi? Chi è la protagonista?
No, nessuno dei bambini che ha interpretato il cortometraggio è un attore. La protagonista si chiama Alice Bruno, lei in un festival si è giocata la come si è giocata il premio come miglior attrice protagonista con delle attrici vere, molto più grandi e quindi sono stata molto orgogliosa. Sono stata molto fortunata perché li ho scovati giù in Puglia, sono tutti di Francavilla Fontana che è il paese natale di mia madre. E tutti i ragazzini sono stati trovati grazie alla società di basket che hanno mia madre ed il compagno. Questo lavoro è stato un qualcosa di complesso perché insomma lavorare con i bambini è sempre molto difficile bisogna avere una certa sensibilità, ma al contempo molto stimolante. La storia era abbastanza difficile anche da raccontare a loro ed ai genitori. Non è scontato che io abbia trovato dei genitori che hanno acconsentito a questa cosa e che anzi mi hanno sempre supportato e incoraggiato. Poi sono stata super fortunata di aver trovato Alice, perché lei non fa basket. L’ho trovata tramite un regista di Francavilla Fontana a cui mi sono rivolta – conoscendolo – e sapendo che comunque conosceva persone lì intorno e lui mi ha consigliato questa bambina e fortunatamente lei era entusiasta. Lei è l’unica che fa teatro. Quindi, in realtà è stato difficile dirigerla all’inizio perché aveva un’impostazione molto teatrale. E invece il cinema è diverso. Quindi l’ho dovuta un po’ snaturare rispetto alla sua formazione teatrale e lei è stata bravissima. Tutti sono stati bravissimi.

Il legame con la Puglia e dove vedere il cortometraggio
Colpisce poi proprio questo discorso del concetto del ritorno alle origini, al discorso del legame che hai con la tua terra con la Puglia: quanto c’è di tuo? Di “quasi” autobiografico nel cortometraggio?
Guarda, credo che sia tutto autobiografico o quasi. L’ispirazione assolutamente é autobiografica in realtà ho romanzato veramente molto poco. C’è molta verità. Ho letteralmente tirato fuori la sceneggiatura di quel cortometraggio in un pomeriggio. Era un periodo in cui stavo assistendo su un altro progetto e mi chiedevano di riflettere molto sul tema della sessualità. E quindi mi è partito con tutto questo flash che io poi ovviamente facendo un po’ di analisi ho capito che era un ricordo. E quindi è tutto autobiografico rispetto al tema terra, alla Puglia. Io passavo le intere estati a piedi scalzi nella terra insieme ai miei cugini e ci tenevo molto a raccontare questa storia, perché ho fatto un po’ di lavoro di recupero, cioè molto spesso per non ricordare delle cose brutte, allora si cancellano anche le cose belle. Le cose brutte non tolgono niente alle cose belle e viceversa e quindi ho provato a raccontare questa cosa non drammatizzando nemmeno troppo. Infatti, ci tenevo comunque che la musica finale fosse avesse un respiro, fosse un minimo positivo, ci sono le percussioni. Volevo inoltre stimolare una riflessione anche sul concetto di patriarcato, sul concetto dei maschi che spesso vengono visti come carnefici ma in realtà molte volte, come nel mio corto, anche le donne risultano essere sia vittime che carnefici. Come la figura della nonna che richiama spesso la bambina, qui si nota anche una forte gerarchizzazione che si rivede anche nei vari cugini col più grande che è colui che prende il posto del nonno quando non è in poltrona, è il secondo ad essere servito. Ci tenevo a sviluppare poi un discorso di violenza fatta però non dal cugino più grande in quanto volevo far capire come anche questa gerarchizzazione può rompersi, spesso però sempre per sviluppare, purtroppo, cose negative.
Dove è visibile adesso il cortometraggio? Lo hai proiettato in qualche festival durante tutto questo periodo?
Il cortometraggio è stato proiettato in vari Festival. Al momento però non è disponibile su nessuna piattaforma, perché nonostante in uno di questi eventi è stato vinto un premio per poterlo distribuire ancora non ho dato l’autorizzazione per mandarlo su una determinata piattaforma piuttosto che un’altra. Per un periodo dopo averlo realizzato ho provato ad autodistribuirmi, ma poi vedendo alcune difficoltà mi sono affidata ad un’agenzia di distribuzione a cui ho affidato i diritti del corto. Con questa però ho recentemente chiuso i rapporti e ripreso i diritti per varie vicissitudini e poco impegno nel loro lavoro. L’ultima proiezione c’è stata circa due settimane fa con la rassegna cinema sommerso grazie ad Atlantide video. Ora anche se non c’è su nessuna piattaforma il corto posso fornire il link per farlo vedere.
Nuovi progetti di scrittura e il diccidipiushow
Stai sviluppando altri cortometraggi, altri progetti?
Si, qualcosa c’è. Io ho scritto molto, ci sono in cantiere quattro progetti di lungometraggi, un altro progetto già scritto di un cortometraggio che mi piacerebbe tanto girare, ma che ha un piccolo problema, ovvero un budget alto. E quindi, al momento mi sono detta dopo aver girato “La casa di Barbi” che non avrei girato nient’altro in maniera indipendente, perché è stato qualcosa di complicato. Avevo degli amici che mi aiutavano, però ero l’unica in loco. E quindi hai il sostegno morale, ma poi nella pratica fai tutto da sola, non ha insomma il sostegno fisico. Io ricordo che il primo giorno di riprese ero felicissima, ma ero anche molto stanca. Non girerò nulla se non c’è una produzione che ci dà dei soldi, perché non voglio chiamare la mia squadra di nuovo a lavorare gratuitamente e voglio avere la possibilità di avere qualcuno fisicamente vicino ad aiutarmi. Però sì, scrivo molto, quindi in realtà un sacco di progetti nel cassetto. Al momento mi sto concentrando sulla scrittura come dicevo prima della sceneggiatura di questo lungo che mi auguro sia il mio primo lungo ha una storia abbastanza drammatica ed ha come tema fondamentale i traumi generazionali e l’eredità generazionale, quindi di prova di intrecciare le storie di queste tre donne che sono legate da un dal sangue sono sono appunto una nonna, una figlia e la nipote. Il racconto è la storia vera della sorella di mia nonna e ha come tema principale il matrimonio riparatore. Con un finale che non è propriamente positivo ma che lascia una sorta di speranza.

Sei un artista eclettica, dato che oltre a fare cortometraggi e quindi scrittura sei anche una parte attiva del diccidipiushow che sviluppi insieme a delle tue amiche e colleghe. Come è nato questo show?
L’iniziativa diciamo di questo show come è nato in realtà a casa, loro erano le mie ex coinquiline. Sono stata molto fortunata a poter vivere in quella casa, ci siamo trovate per caso veramente e una delle mie ex coinquiline, Arianna Mancia, è una grandissima cantante e psicologa, l’altra ex coinquilina, Noemi Carlini, invece è una comica. Ci siamo trovate lì in casa e letteralmente ogni notte cioè ogni sera quando tornavamo ognuna dai rispettivi lavori, poi ci trovavamo insieme e facevamo un po’ di show e dopo un pò ci siamo guardate e abbiamo detto “forse abbiamo bisogno di sfogarci” e abbiamo messo in piedi lo show per dei nostri amici, quindi inizialmente lo abbiamo iniziato a fare a casa letteralmente nel salotto di casa nostra. L’abbiamo fatto per un annetto e mezzo a casa ci rendevamo conto che comunque funzionava la dimensione casalinga era super interessante perché faceva sì che potesse essere potesse esserci un clima familiare anche per gli invitati e c’era molta libertà. Lo show prevede poi che oltre a queste tre arti che noi mettiamo insieme come il burlesque, il canto e la comicità ci fosse ogni volta ad ogni episodio un invitato speciale. Poi purtroppo la nostra proprietaria di casa l’ha dovuta dare a suo figlio, quindi il nostro contratto non è stato rinnovato e per forza di cose ci siamo dovute separare ognuna di noi poi ha preso strade diverse, e siamo state costrette a trovare uno spazio all’esterno per poter continuare questo progetto legati al diccidipiushow. Devo dire che negli ultimi gli ultimi episodi sono stati un po’ più complicati. Questo perché ci vediamo meno e la cosa forte di questo show è il fatto che noi eravamo molto legate, c’era molto intesa tra di noi e questa cosa era percepibile anche dal pubblico e noi letteralmente ci divertivamo molto, dobbiamo capire, dopo l’ultima serata di maggio, se ricominciare dopo l’estate con più forza o meno.
Grazie ancora a Gaia Bencivenga per quest’intervista dove ci ha raccontato molto sul suo corto “la casa di Barbi”, e sui suoi progetti futuri. Noi di Eroica Fenice ti auguriamo di sviluppare tanti altri progetti sia nel cinema sia nello spettacolo, e ti facciamo un grande in bocca al lupo per il tuo futuro.
Fonte immagini: foto di Melania Mazzone

