Nel 1998 esce uno dei capolavori di animazione più acclamati di sempre: Memories, frutto della collaborazione di tre dei registi più influenti del panorama giapponese: Satoshi Kon, Katsuhiro Otomo (regista del celebre Akira) e Tensai Okamura. L’opera è divisa in tre capitoli, ciascuno avente trama e stile d’animazione differenti. Il primo capitolo, “Magnetic Rose”, scritto da Satoshi Kon, tratta di una missione di astronauti che, rispondendo a un segnale di SOS in orbita, incappano dentro una misteriosa stazione in rovina; il secondo, “Stink Bomb”, diretto da Tensai Okamura, è incentrato sulla storia di un impiegato di laboratorio che per sbaglio infetta l’intero Giappone con un mortale virus; il terzo, “Cannon Fodder”, diretto da Katsuhiro Otomo, parla di una società distopica i cui membri sono intenti a fare la guerra contro un nemico a loro sconosciuto.
Indice dei contenuti
Memories (1998): Struttura e capitoli del film
| Titolo Episodio | Regista / Sceneggiatore | Trama principale |
|---|---|---|
| Magnetic Rose | Kōji Morimoto / Satoshi Kon | Astronauti rispondono a un SOS e finiscono intrappolati nei ricordi di una cantante d’opera. |
| Stink Bomb | Tensai Okamura | Un impiegato ingerisce una pillola sperimentale diventando un’arma biologica letale. |
| Cannon Fodder | Katsuhiro Otomo | Una città-fortezza in cui la vita dei cittadini è votata unicamente al caricamento e sparo di immensi cannoni. |
Attenzione: da qui in poi sono presenti spoiler su Magnetic Rose
La trama di Magnetic Rose: un SOS nello spazio profondo
In Magnetic Rose, Satoshi Kon ne cura solo la sceneggiatura (basata su un suo manga breve), mentre la regia è lasciata a Kōji Morimoto. Nell’anno 2092, quattro astronauti di nome Heinz, Miguel, Aoshima, e Ivanov sono in missione sulla Corona, astronave preposta alla raccolta di rifiuti e detriti spaziali che a un certo punto capta un segnale SOS misterioso, proveniente dal Sargasso, il cimitero dello spazio. Il messaggio del segnale non è verbale, bensì è l’aria “Un bel dì, vedremo” tratta dalla Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Continuando ad avanzare verso il segnale, i quattro si accorgono che le onde provengono da un’enorme stazione, dalle dimensioni quasi di un asteroide, ridotta in detriti. Il team, costretto dalle leggi del codice nautico, interviene mandando Heinz e Miguel alla ricerca della fonte del segnale.
Appena dentro la struttura, dalle condotte inizia a uscire ossigeno e la gravità, ormai ristabilita, rende le loro tute spaziali troppo pesanti da sostenere. Con in braccio le armi, entrano in quella che si palesa ai loro occhi come un’enorme sala dall’architettura opulenta in stile europeo, con un gigantesco lampadario di cristallo e tendaggi di velluto rosso che incorniciano un palcoscenico. Su una parete è ritratto un immenso affresco ritraente una donna di bell’aspetto in abito rosso, che presumono essere la padrona di casa. Si tratta in realtà di Eva Friedel, una celebre cantante dell’opera ormai defunta nel 2031, la stessa che si sente cantare nel segnale.
Miguel scorge una figura femminile camminare nel giardino retrostante e corre per seguirla, ma si blocca davanti a una scena inquietante: la donna, che è la stessa del dipinto, svanisce nel nulla in pochi secondi, come un’immagine sfocata. Allora tenta di avvicinarsi ma si accorge che si trattava in realtà di un ologramma. Subito dopo appare un robot dalle forme di cupido che li porta in una sala dov’è imbandita una tavola per la colazione, ma il cibo è tutto finto. I due, guidati da Ivanov, che nel mentre scorge un segnale in una stanza vicina, trovano altri oggetti che si disintegrano non appena vi interagiscono e prove dell’esistenza gloriosa della cantante, come premi e foto appese alla parete.
Presto si ritroveranno intrappolati nei ricordi di Eva, i quali ritornano vividi e tangibili nella realtà palpabile, scatenando la paura dei due uomini. Miguel, ormai in preda alle allucinazioni, finirà per credere di essere il suo defunto amante, Carlo Rambaldi, mentre Heinz, separato ormai dal suo compagno, si ritrova sul palcoscenico insieme alla cantante che lo pugnala, innescando in lui un flashback talmente reale da spaventarlo. Verso la fine, lo si vedrà lottare con tutta la sua volontà per salvare Miguel contro una forza oscura che comanda il palazzo, ma Eva lo ricatapulta nei suoi ricordi, facendogli rivivere il trauma della morte di sua figlia Emily. Dopo esser riuscito a resistere alla sua mente e alle tentazioni di Eva di farlo restare, riesce a sparare all’enorme computer incastrato nel soffitto, responsabile degli ologrammi, causandone il malfunzionamento.
Nel frattempo gli astronauti nella Corona lottano contro un potentissimo campo magnetico proveniente dalla vecchia stazione che li attrae al suo interno. In preda al panico Aoshima e Ivanov sparano al centro della struttura col cannone di bordo, talmente potente da riuscire a raggiungere il luogo dove si trova Heinz, prima di rimanere coinvolti nell’esplosione e causando la distruzione della nave e della stazione, che prende ora la forma di una gigantesca rosa rossa nello spazio.

Eva Friedel e Maria Callas: il dramma tra opera e follia
La colonna sonora è curata da Yoko Kanno e riesce ad inserirsi perfettamente nella narrazione dando l’idea di un contesto decadente e aristocratico, grazie alle note classiche orchestrali, ispirate proprio a Puccini. La storia di Eva, poi, ricorda molto quella di una cantante lirica realmente esistita: Maria Callas, conosciuta anche come “La Divina” e diventata una figura di spicco degli anni Cinquanta e Sessanta, sia fuori che dentro l’ambiente teatrale. Satoshi Kon ha intenzionalmente modellato le fattezze di Eva su quelle della soprano greco-americana, la cui voce inconfondibile (che contribuì a darle il soprannome di “usignolo”) e il suo carisma colpirono talmente il magnate greco Aristotele Onassis, da far nascere una storia d’amore degna delle più belle rappresentazioni teatrali.
Oltre a ciò, durante la storia vengono a galla anche altri eventi che accomunano Eva e Maria, come la perdita di voce, vissuto come estremamente drammatico per entrambe e che le porta a un ritiro dalle scene sofferto e scontato in solitudine nelle proprie case. Anche la Madama Butterfly di Puccini è un punto chiave in comune: la Callas ne era l’interprete per eccellenza e il testo della famosa aria, che parla dell’attesa di un amante che non tornerà mai, rispecchia perfettamente il dolore e l’ossessione di Eva per Carlo Rambaldi.
Lo stile di Satoshi Kon: illusioni e distorsione psichica
In Magnetic Rose si avvertono tutti gli elementi usati in lavori successivi di Satoshi Kon (ad esempio Paprika), come la sensazione del cambiamento degli spazi, con le stanze che sembrano via via rimpicciolirsi o perdere la prospettiva normale, la finzione che si confonde con la realtà e il layout dell’animazione ricco di dettagli.
Magnetic Rose riesce a catturare l’attenzione dello spettatore fin dal primo istante, grazie ai disegni ben curati e ricchi di preziosi dettagli, la storia intrisa di mistero dove i ricordi diventano una trappola tangibile, e l’utilizzo di prospettive ingannevoli, tipiche dello stile di Satoshi Kon, il maestro per eccellenza della distorsione psichica. Alcuni elementi li ritroveremo in film futuri diretti da lui stesso, come Perfect Blue e il già citato Paprika, dove la “finzione” non esiste, ma è una sostituzione della realtà. Nonostante Satoshi Kon ne curò solo la sceneggiatura e il layout, Magnetic Rose rimane il capitolo del film più apprezzato dei tre, riportandolo in numerose classifiche dei migliori anime di sempre. Il 12, 13 e 14 gennaio 2026, per celebrare il 30esimo anniversario dall’uscita del film, il lungometraggio Memories è stato distribuito nuovamente nelle sale italiane. Ne consigliamo vivamente la visione, non solo perché è un pilastro diventato fondamentale nel mondo degli anime, ma anche perché riesce a mettere d’accordo anche i più avversi al genere dell’animazione.
Fonte immagine in evidenza: sezione ritagliata dalla locandina promozionale ufficiale del film.

