Mercoledì 3 dicembre, il Cinema Filangieri ha ospitato l’anteprima nazionale a Napoli del docufilm “Un Natale a casa Croce”, diretto da Pupi Avati
La proiezione in anteprima del docufilm “Un Natale a casa Croce” presso il Cinema Filangieri, rientra nel programma delle celebrazioni per i 2500 anni dalla fondazione della città, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura.
L’organizzazione dell’evento di mercoledì 3 dicembre al Filangieri è stata curata dalla Fondazione Biblioteca Benedetto Croce insieme all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Prima della proiezione, è intervenuto il co-sceneggiatore del film Luigi Boneschi che, a nome suo e del Maestro Pupi Avati, ha presentato il progetto cinematografico al pubblico.

Ha preso la parola anche Benedetta Craveri, presidente della Fondazione Croce e ultima testimone familiare ad aver conosciuto personalmente Benedetto Croce, che nel film ha raccontato le vicende familiari e la figura del nonno. L’introduzione era stata affidata poi al Prefetto Michele di Bari e a Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa e membro del Comitato Neapolis 2500.
“Un Natale a casa Croce”, visto in anteprima nazionale al Cinema Filangieri di Napoli, verrà trasmesso su Rai 3 in prima serata. Prodotto da Minerva Pictures, Istituto Luce e Rai Documentari, questo film documentario ricostruisce il percorso umano e intellettuale dell’illustre filosofo, collocandolo nella Napoli tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Molte riprese sono state girate poi nel Palazzo Filomarino, storica dimora di Croce e attuale sede della Fondazione.
Il film di Pupi Avati si concentra quindi su Benedetto Croce, un simbolo dell’anticonformismo intellettuale, e approfondisce la sua personalità partendo da un giorno di festa in famiglia: il Natale 1951, che poi fu l’ultimo Natale del grande storico del pensiero e della letteratura.
Una serata bene accolta dalla stampa e dal pubblico, quella di mercoledì 3 dicembre presso il cinema di via Filangieri; una serata significativa, dedicata alla memoria di uno dei principali protagonisti della cultura italiana e internazionale, e al suo legame profondo con la città di Napoli.
L’intervento di Luigi Boneschi su Pupi Avati e sul docufilm: un estratto
Pupi Avati è un regista che è tutt’ora un suonatore di jazz e, prima ancora, è uno scrittore americano alla Faulkner, alla Hemingway. […] Quindi è fedele ad un’idea per cui, come diceva Hemingway, conta la punta dell’iceberg. Conta vedere il frammento della realtà, e tutto il resto è il “non detto”. Quindi – e questo fa parte della sua grandezza – non ha la preoccupazione di apparire colto, si può permettere perciò la libertà di raffigurare un Croce che credo nessuno nel mondo avrebbe raffigurato.
Perché, per certi versi, raffigurare in modo intellettualistico un personaggio del pensiero è una soluzione apparentemente intelligente, ma forse anche banale: il pensiero e la poesia si spiegano da sole, non hanno bisogno di un ulteriore interprete. È meglio, piuttosto, come il jazzista, prendere delle note e da quelle ricavare poi – approfondendo in modo ossessivo – un filone e basta. E il resto alluderlo; il resto c’è ma trapela.
Perciò, a parte gli aspetti prettamente documentaristici che sono più tradizionali, o i filmati di repertorio molto interessanti (qualcuno inedito), e anche degli escamotage narrativi legati a pseudo interviste (alcune invece sono reali), l’aspetto principale del film è proprio legato alla sua poetica.
Foto di Annarita Genova

