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Eroica Fenice

Gli orologi del diavolo

Gli orologi del diavolo. La fiction ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi

Nuovo prodotto Rai, in onda dal 9 novembre 2020 in quattro puntate in prima serata, Gli orologi del diavolo è una fiction impegnativa ispirata alla storia di Gianfranco Franciosi, primo infiltrato civile testimone di giustizia.

Prodotta da Rai Fiction, in collaborazione con Mediaset España e Picomedia, la miniserie ha come protagonista il talentuoso Giuseppe Fiorello. È tratta dall’omonimo libro scritto a quattro mani da Franciosi e dall’inviato di Presa Diretta Federico Ruffo, pubblicato da Rizzoli nel 2015 e narrante la storia dell’eroe Franciosi, che, come infiltrato, contribuì nel 2008 all’operazione “Albatros”, il più grande sequestro di droga in Europa (oltre 9 tonnellate di cocaina) e al successivo arresto del boss galiziano Elías Piñeiro Fernandez, avvenuto nel 2011.

Il titolo Gli orologi del diavolo deriva dai Rolex che il boss spagnolo regalava a Franciosi, uno per ogni affare avviato insieme, fino all’ultimo, ricevuto con tanto di minaccia annessa per il giorno in cui l’avrebbe ucciso vendicandosi.

Girato tra la Liguria, la Puglia, Torino e il Lazio, la fiction si incentra sulla figura di Franciosi, qui Marco Merani (Beppe Fiorello), meccanico nautico dalle brillanti qualità, ritrovatosi invischiato suo malgrado in qualcosa più grande di lui: da un lato complice e testimone di uno dei maggiori traffici internazionali di droga, dall’altro infiltrato e testimone di giustizia.

Gli orologi del diavolo. Trama

Marco Merani è un meccanico specializzato nella costruzione di piccole imbarcazioni, lavorando nel suo cantiere a Bocca di Magra in provincia di La Spezia, nei pressi del fiume. Considerato il migliore nel suo campo, ciò desta l’attenzione di potenti narcotrafficanti spagnoli, capeggiati dal giovane boss galiziano Aurelio Vizcaino (Alvaro Cervantes). Questi richiede a Marco dei gommoni, atti a trasportare la merce e veloci al punto da poter seminare in mare le forze dell’ordine. Insospettito dalle richieste, Marco chiede aiuto e consiglio al suo amico poliziotto Mario (Fabrizio Ferracane), scoprendo che lo SCO di Genova segue da mesi i narcotrafficanti, senza sortire successo. A questo punto viene proposto a Marco di collaborare con la giustizia, per aiutarli nella cattura del boss. Merani si ritrova suo malgrado sotto copertura, infiltrato tra gli affiliati di Aurelio e divenendo per lui un punto di riferimento, quasi un fratello.

Mecánico, così viene chiamato dal boss, si ritrova a condurre una doppia vita: costretto a mentire alla sua famiglia e agli operai ed entrando in qualcosa più grande di lui. «Un poliziotto senza distintivo e un delinquente senza soldi», così Marco/Franciosi si definisce, in bilico tra giustizia e illegalità. Perde la sua vita, se stesso, tra rinunce, arresti, viaggi tra Spagna e Sudamerica. E quegli orologi, le catene che lo vincolano ad Aurelio, senza possibilità di scampo. Deluso poi più volte dallo stesso Stato, attraversa un periodo di estrema confusione e demoralizzazione.

Gli orologi del diavolo. Chi è Franciosi

La storia di Gianfranco Franciosi, per gli amici Giannino, balza agli onori della cronaca nel 2014, grazie ai servizi dei programmi Presa Diretta e Le Iene, e nel 2015 con la pubblicazione del libro Gli orologi del diavolo, che dà nome alla fiction.

Franciosi diviene un eroe, grazie al prezioso contributo offerto in qualità di testimone di giustizia: nel febbraio 2009 l’operazione Albatros giunge al successo, con il sequestro di oltre 9 tonnellate di cocaina purissima, e nel 2011 segue l’arresto del boss galiziano Elías Piñeiro Fernandez, a capo di una potente organizzazione di spaccio internazionale di droga di Santiago de Compostela.

La vita di Franciosi, quella di un tranquillo e in gamba meccanico di imbarcazioni presso La Spezia, cambia radicalmente a partire dal 2005. Allora venticinquenne, conosce Giuseppe Valentini, detto “Tortellino”, un trafficante romano appartenente alla banda della Magliana. Il trafficante gli commissiona la costruzione di gommoni, che Franciosi esegue senza porsi domande, divenendo così suo meccanico di fiducia, profumatamente retribuito. Solo quando apprenderà al telegiornale della morte di Valentini, Franciosi comincia a confidarsi con la Polizia.

La vicenda infatti non si conclude lì: tre anni dopo Franciosi viene raggiunto da Elías, avanzandogli la medesima richiesta nella costruzione di potenti e veloci gommoni, atti a trasportare droga e seminare in mare le forze dell’ordine. A quel punto, il meccanico di Bocca di Magra decide di denunciare, e su consiglio della Polizia italiana diviene prima informatore, poi ufficialmente infiltrato, conquistando nel frattempo la fiducia di Elías, che considera Franciosi sempre più come un fratello. Durante l’operazione Albatros però qualcosa va storto, e Franciosi viene arrestato dalla Polizia francese, in quanto il suo status di agente infiltrato è riconosciuto solo dalle autorità italiane. La detenzione presso il carcere di Marsiglia dura sette mesi, periodo in cui Franciosi decide di non far saltare la copertura, ma vede in sé vacillare la fiducia riposta nello Stato.

Tornato in libertà, decide di continuare la sua collaborazione con la Polizia italiana, pervenendo finalmente all’intercettazione della “nave madre” usata dai narcos e al sequestro di un’ingente quantità di cocaina. Ma il vero incubo per Franciosi inizia lì, quando viene a sapere che Elías non era a bordo, riuscendo a fuggire. Così la polizia spagnola, insieme a quella italiana, inscena e diffonde la notizia della fuga di un gommone italiano, riuscendo a dirottare la sete di vendetta del boss galiziano. Nel 2011 Elías viene stanato insieme a suo fratello nel suo bunker, e finalmente arrestato.

Franciosi entra così nel programma testimoni, con continui cambi d’identità e spostamenti insieme alla sua famiglia, che mettono sotto pressione l’uomo, sentendosi tra l’altro abbandonato dallo Stato, per le promesse rimandate e per la pessima organizzazione del programma. In preda alla disperazione, decide di abbandonarlo e di portare avanti una causa contro il Ministero dell’Interno, vincendola. È a quel punto che Franciosi decide di raccontare la sua storia, nel libro scritto a quattro mani con Federico Ruffo, che ispirerà la fiction, che ancora una volta vede trionfare il talento di Beppe Fiorello, meticoloso e attento nel vestire i panni di Giannino.

Gli orologi del diavolo. Le verità dietro l’eroe Franciosi

Ebbene, la vita di Franciosi si tinge d’eroismo, grazie al suo coraggio e sangue freddo, preziosi alleati per la sua collaborazione con la giustizia italiana e spagnola. Ma chi è in realtà Gianfranco Franciosi? È tutto vero ciò che si legge nel suo libro, poi trasposto nella fiction? Quali verità si celano dietro la sua persona?

Dopo tanto tempo Fanpage apre un’inchiesta sull’ex testimone di giustizia, a cui la Rai ha dedicato una fiction in prima serata. Tale inchiesta apre una sorta di vaso di Pandora, da cui fuoriescono numerose segnalazioni da parte di truffati e minacciati da Franciosi: assegni scoperti, lavori mai ultimati, promesse non mantenute, contratti non rispettati, soldi spariti e perfino nomi rubati. Tutti infuriati e delusi, non solo per i danni e le truffe subìti, ma soprattutto per il fatto che la fiction, record d’ascolti, faccia passare Giannino per un eroe e riuscendo a prendere soldi anche da lì. Un’autentica class action, pronta a denunciare la Rai per danni morali, perché ritenuto indegno veder santificato un uomo, che in realtà avrebbe fatto del male a tanta gente.

Vari testimoni, pronti a puntare il dito contro Franciosi, persone che lo conoscono bene, e che con lui han vissuto e collaborato. Tra questi, una certa Daniela Simonini, che avrebbe ospitato Franciosi nel suo cantiere, pentendosene amaramente: doveva pagarle bollette e l’ha fatto con assegni falsi, giungendo addirittura a intimorirla con una pistola, riposta nella cassetta delle lettere. Per Daniela, Franciosi diviene del tutto imperdonabile quando nella fiction vede il nome “Marco Merani”: Marco, come il suo ex compagno morto da poco tempo, e Merani, come sua madre.

Ancora Giovanni, ottico torinese e proprietario dello stabile in cui Franciosi costruiva abusivamente barche nell’ultimo periodo, denuncia la truffa per quarantamila euro, dati a Franciosi per sistemare la sua barca, riparazione mai avvenuta e vendita di diversi pezzi.

Tutti si chiedono se la Rai e Fiorello sappiano chi sia in realtà Gianfranco Franciosi. Tutti lì a La Spezia sanno che è un delinquente, ma nessuno lo ferma.

Ma la testimonianza più diretta e raccapricciante viene offerta da Marica Mosti, ex compagna di Franciosi e convivente per ben quattordici anni. La madre degli unici suoi due figli racconta in un’intervista esclusiva il vero volto di Giannino, il famoso testimone di giustizia, e il ritratto è impietoso: consumatore di cocaina e trafficante a sua volta, e prima degli eventi da lui raccontati e iniziati nel 2007. Maltrattante nei confronti della donna, che sembra anche tradire ripetutamente con prostitute russe. Marica, provando a contattare dapprima Presa Diretta e Le Iene, ma senza ottenere attenzione, riesce ad essere finalmente ascoltata da Fanpage, denunciando anche gli eventi in parte inventati – come il fatto che Valentini fosse suo cliente, quanto in realtà, a detta della donna, non lo conosceva quasi. E le date, slittate e modificate, come il fatto che tutto cambia a partire dal 2007, ma in realtà la sua vita cambia dal 2005, dopo l’incontro con Valentini. E ancor peggio, le fughe con tutta la famiglia, per evitare di venire uccisi per qualche sgarro perpetrato a dei siciliani, e i reati commessi, già prima di conoscere Elías.

Marica è una donna stanca, tra l’altro anche vittima di maltrattamenti a volte subìti, e così racconta e si espone: «Se vuoi essere un eroe, la storia la devi raccontare tutta e dall’inizio. Devi raccontare il lato oscuro della tua vita». A detta di Marica, Franciosi è vittima di se stesso, un narcisista patologico, capace di incantare chiunque con la sua parlantina e i suoi racconti. Dipendente dalla cocaina, persino trasportata in auto con dentro la compagna e i figli. Un uomo senza scrupoli dunque, e arrestato non una volta, ma due, in Francia e nuovamente a La Spezia, dove rimase in carcere per quarantacinque giorni e per un periodo ai domiciliari, con denuncia di alcune auto che doveva consegnare e che, come le barche, non aveva mai invece consegnato.

Certo, il suo contributo all’operazione Albatros per il sequestro di cocaina, narcos e arresto del boss è reale, ma quel giorno lui non era lì con la Polizia, bensì in Italia con la famiglia. Franciosi, date le testimonianze, risulterebbe un pregiudicato ben prima di iniziare a collaborare con le autorità. Un personaggio invece eretto in questi anni come monumento alla lotta alla criminalità organizzata, presente anche nelle scuole per offrire testimonianze ed esempio.

Ma in definitiva, nonostante la disonestà e la capacità manipolatoria di cui dotato, Gianfranco Franciosi resta comunque un prezioso testimone di giustizia, e determinante il suo contributo al trionfo dell’operazione Albatros, con il sequestro di tonnellate di droga e l’arresto di famosi e latitanti narcotrafficanti spagnoli.

Foto di: RaiPlay

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