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Eroica Fenice

Gold - La grande truffa, un film di Stephen Garghan

Gold – La grande truffa, un film di Stephen Garghan

In programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 4 maggio, Gold – La grande truffa è un film diretto dal regista e sceneggiatore statunitense Stephen Garghan. La pellicola è ispirata alla storia vera dell’uomo d’affari David Walsh e allo scandalo che scoppiò nel 1993 coinvolgendo e travolgendo un gruppo di compagnie minerarie canadesi riunite sotto il nome Bre-X.

Siamo nel Nevada negli anni ’80, Kenny Wells (Matthew McConaughey) lavora presso la Washoe Mining, la compagnia mineraria di famiglia, ed è lui stesso a narrare la storia che lo vede coinvolto alternando i momenti passati a quelli presenti. Dopo essere stato costretto per problemi economici a trasferire la sede della società in un bar pur di non doverla chiudere definitivamente, seguito da alcuni fedeli dipendenti, Kenny è intenzionato a risollevarne le sorti buttandosi a capofitto in un’avventurosa quanto rischiosa ricerca dell’oro in Indonesia. Per poter realizzare il suo progetto, però, ha bisogno dell’aiuto e della competenza del brillante e quotato geologo Michael Acosta (Édgar Ramirez) che contatta e raggiunge per esporgli le sue intenzioni riuscendo a convincerlo a collaborare con lui. Dopo un percorso tutt’altro che semplice i due cercatori troveranno il giacimento aurifero ma, con esso, inizieranno ad arrivare anche i problemi che una simile e inaspettata fortuna porta inevitabilmente con sé.

Gold – La grande truffa, o meglio, Gold – Il grande flop

Stroncato dalla critica americana, debole negli incassi e poco reclamizzato, Gold – La grande truffa – sarebbe stato meglio, per l’Italia, lasciare soltanto la parola “Gold” del titolo originale – sembra proprio volesse rifarsi al The Wolf of Wall Street del 2013 con Leonardo Di Caprio senza, però, riuscirci. Mentre il film di Martin Scorsese – anch’esso basato su una storia vera – è risultato essere un successo, il lavoro di Garghan non decolla se non per l’incredibile interpretazione del premio Oscar Matthew McConaughey e, va detto, anche del collega Édgar Ramirez.

Difatti, nonostante la trama poggi sull’ennesima vicenda di fallimento e vittoria sul quale è costruito lo spirito del sogno americano – con impegno, sacrificio e volontà “nulla” è impossibile – la conclusione potrebbe apparire, dopo le rocambolesche vicissitudini proposte, fin troppo banale e scontata.

Il film, inoltre, concentra in maniera esagerata la propria attenzione sul rapporto che viene a instaurarsi tra i due protagonisti portandolo più vicino al filone bromance – lo stretto legame, non di carattere sessuale, che nasce tra due uomini – piuttosto che continuare a mantenerlo lungo la direzione del genere drammatico.

“L’ultima carta che giri è l’unica che ha importanza.”

Questa frase viene pronunciata dal personaggio di McConaughey e potrebbe ben riassumere quanto il regista avrebbe dovuto fare, magari giocando meglio l’intera partita senza affidarsi esclusivamente all’ultima mano, per far sì che la pellicola vincesse la sfida contro le aspettative della critica e del pubblico.