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Eroica Fenice

Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Piccole donne torna ad incantare con la nuova e potente versione cinematografica della regista statunitense Greta Gerwig.

Prodotta dalla Columbia Pictures e distribuita da Sony Pictures (per la pellicola originale) e Warner Bros. Entertainment Italia, la storia che ha sedotto adulti e piccini, ragazze e ragazzi torna nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020.

Tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, il film di Greta Gerwig ha già ottenuto vari riconoscimenti, tra cui due candidature ai Golden Globe e cinque ai BAFTA.

Piccole donne. Trama

Piccole donne è la versione cinematografica del capolavoro Little Women scritto da Louisa May Alcott e pubblicato in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869 con il titolo Little Women, or Meg, Jo, Beth and Amy.

La storia, ampiamente conosciuta ed apprezzata, è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Quattro giovani donne, unite da un legame indissolubile e dalla determinazione a inseguire i propri sogni, pur tra le mille difficoltà e i problemi generazionali, economici e sociali, sullo sfondo della Guerra di secessione americana (1861-1865). Tra le quattro, la personalità più irriverente e carismatica è senza dubbio quella di Jo, che si distingue dalle altre per la sua indole indipendente e tomboy, alla perenne ricerca della libertà, che difende a spada tratta contro i dogmi sociali e l’invadente tradizione che considerano il matrimonio l’unica possibilità di scalata sociale e personale per la donna.

Femminista convinta e ambiziosa scrittrice, Jo sprona continuamente le sorelle a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità, ribellandosi a quel rigido sistema sociale che inibisce sogni e desideri.

Un cast d’eccezione giunge ad interpretare le tenaci giovani donne, tra cui Emma Watson – amatissima nella saga di Harry Potter, vestendo i panni di Hermione Granger, e nel fantastico adattamento cinematografico La bella e la bestia (2017), in cui è la dolcissima e tenace Belle. Ma la protagonista indiscussa è Saoirse Ronan – già collaboratrice della Gerwig in Lady Bird (2017), esordiente in Espiazione (2007) e acclamata dalla critica in Brooklyn (2015). Come non notare il talentuoso Timothée Chalamet, che veste i panni di Laurie, galante amico innamorato di Jo, indimenticabile nello straordinario Call me by your name – Chiamami col tuo nome (2017).

Piccole donne. L’inaspettato successo letterario

Come accennato, Piccole donne è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che giunge in Italia diviso in Piccole donne e Piccole donne crescono, il secondo caratterizzato da un arco temporale più vasto del primo.

Il successo di Little Women (questo il titolo originale) fu incredibile, sorprendendo la stessa autrice, non credendo fino in fondo inizialmente nella qualità e bellezza del suo lavoro. Il libro si inscriveva nella tradizione della letteratura per ragazzi, prendendo contemporaneamente in prestito elementi dai romanzi d’amore ed esaltando il femminismo insito nell’indole della Alcott. L’autrice fece poi seguire due sequel Little Men (1871) e Jo’s Boys (1886).

L’interesse suscitato dal capolavoro di Louisa rese l’opera trasversale, coinvolgendo non solo i ragazzi ma anche gli adulti, e senza la prevedibile differenza di genere. Piccole donne nasce da un animo inquieto, ribelle, sognatore ed ambizioso, quello dell’autrice che si mostra chiaramente come l’alter ego della brillante Jo March. Ed è un romanzo che parla alle menti, prima che ai cuori, spronando a non piegarsi ai dettami e al perbenismo sociali, lottando strenuamente per perseguire gli obiettivi che conducono a quella libertà personale ed affettiva che profuma di felicità. Tutte le ragazze desiderano essere Jo, prendendo a modello una delle eroine più audaci e passionali che la letteratura abbia donato, perché la vera forza e l’autentica bellezza risiedono nel coraggio, non in merletti e corsetti, e in quei limiti che solo la mente può squarciare.

Piccole donne. La nuova versione di Greta Gerwig

«Io sono diventata un’autrice grazie a Jo March e a Louisa May Alcott», spiega Greta Gerwig, e aggiunge «Come scrittrice la mia eroina è Jo March e come donna lo è Louisa May Alcott».

Piccole donne segna il ritorno di Greta Gerwig dietro la macchina da presa, continuando il suo personale racconto del mondo femminile, a due anni di distanza dal bellissimo e delicato esordio Lady Bird, pluricandidato agli Oscar e ai Golden Globe. Per Piccole donne, questo nuovo entusiasmante adattamento cinematografico, Greta si fa regista e sceneggiatrice, facendosi affiancare ancora una volta dalla talentuosa Saoirse Ronan, chiamata a calarsi nei panni dell’iconica eroina Jo March.

Greta tenta un’inedita immersione dello spettatore nella visione del film: decide di destrutturare la costruzione lineare, a cui il pubblico è abituato, procedendo per balzi temporali. La regista rimescola l’ordine cronologico dei due volumi, introducendo lo spettatore alle sorelle March adulte per poi tornare indietro nel tempo, consentendo in questo modo la possibilità di conoscere meglio le quattro giovani donne e penetrare nel loro percorso di crescita personale e sociale. Si può pensare all’espediente di flashback o alla narrazione del romanzo stesso da parte di Jo March, orgogliosa del suo prodotto migliore.

La Gerwig focalizza tutta l’attenzione sulla protagonista Jo, facendo luce sul tema dell’emancipazione femminile, sulla possibilità di scegliere la costruzione del proprio percorso di crescita, lottando contro una società fortemente maschilista e bigotta, che irretisce la donna nell’idea del matrimonio di natura contrattuale e convenzionale, concepito come unica via di scalata economico-sociale. Una donna così quasi inerme, gioco di un meschino ed ipocrita ricatto sociale, che pone spesso di fronte al bivio “married or dead”. Ma la talentuosa scrittrice Jo/Alcott non ci sta a piegarsi ai ruoli sociali già scritti per il “gentil sesso”, «perché non è più tempo per scegliere tra matrimonio o morte».

E così Greta, grazie all’espediente del trapasso temporale e all’anticonformista analisi di una personalità brillante e indipendente, fonde finzione e verità biografica, mescolando elementi romanzati a quelli biografici di Louisa May Alcott.

Affinché l’omaggio alla sua scrittrice preferita fosse autentico, Gerwig sceglie come set per la casa delle sorelle March il medesimo luogo dove Louisa ha vissuto e scritto il romanzo: Orchard House, Concord, Massachusetts, oggi divenuta una casa-museo, meta di turismo letterario.

Il lavoro della Gerwig è di forte impatto emotivo, tenace e vincente, come l’indole indomita di Jo. Un neo però lo si riscontra nella compressione di alcuni episodi chiave del romanzo in scene un po’ strizzate e poso sviluppate: si menziona a tal proposito la mancata analisi della paura di Beth di solcare le porte di casa Lawrence, mista all’ardente desiderio di sfiorare i tasti del sontuoso pianoforte messo a disposizione per lei dal nonno di Laurie. Ancora manca il convincente senso di colpa di Amy per il dispetto macchinato a Jo, essendo in preda alla gelosia. Manca inoltre l’effetto sorpresa, con gli addobbi natalizi apparecchiati qui e lì nella casa insieme al pianoforte, per la cara e degente Beth, tra l’altro resa alquanto sbiadita a livello emotivo, rispetto alla Beth più “viva” nella versione della regista Gillian Armstrong (1994), che vedeva protagonista Winona Ryder nei panni di Jo.

Un romanzo come quello della Alcott è più che mai attuale nell’età contemporanea, in quanto la sensibilità evolve e il sentimento di indipendenza e anticonformismo non può cessare di imporsi. E in questo Greta Gerwig eccelle, esaltando la figura dell’eroina Jo March/Alcott tra le più famose e acclamate nella letteratura.

Girl power e sisterhood: l’ineclissabile passione di Louisa May Alcott

Tuffarsi nel mondo di questo splendido capolavoro letterario significa immergersi nell’anima di Louisa May Alcott. Femminista, abolizionista, sostenitrice del suffragio femminile e nemica convinta del convenzionalismo sociale, che considerava la donna alla stregua di una simil massaia, dedita esclusivamente a casa marito e figli. In un’epoca e in una società in cui il matrimonio risultava l’unica chance di ascensione sociale per una donna, Louisa difese strenuamente la sua indipendenza, single per scelta e con la costante sensazione di essere sbagliata e fuori luogo, rispetto ai consueti canoni femminili di grazia, pacatezza ed eleganza. Così scrisse in una lettera: «Sono persuasa di essere l’animo di un uomo messa, per qualche scherzo di natura, nel corpo di una donna».

Eccentrica e intraprendente, forte e talentuosa, Louisa credeva fortemente in se stessa, nel potere del coraggio, nell’ambizione e nell’amore che la legava alle sue tre adorate sorelle. Ecco, il romanzo, così come il film, si presentano fortemente autobiografici in tal senso, e Louisa soffia i suoi ideali nei caratteri di Jo, Meg, Beth e Amy.

Ciascuna ragazza può ritrovarsi in una delle particolarità che caratterizzano le piccole donne: Meg, romantica e amante dell’eleganza, è presto proiettata al mondo adulto, sognando l’innamoramento e la bellezza. Amy, la minore delle sorelle, custodisce in sé l’onnipotenza della fanciullezza e già determinata a diventare una grande pittrice e sposare un ragazzo facoltoso. Beth, la più tenera e gentile, si crogiola in sogni semplici ma colmi di vita e gratitudine; commovente la scena in cui asserisce di non capire perché tutti vogliono partire, quando lei desidera solo restare a casa, circondata dall’affetto della madre e delle sorelle. E poi c’è lei, la ribelle ed incostante Jo, un po’ goffa e maschiaccio a volte, ma ardente di passione e desiderosa di trovare il suo posto nel mondo e lasciare un’impronta importante, grazie ai suoi pensieri anticonformisti e alla sua scrittura rivoluzionaria.

Jo, così come Louisa, non intende “immolarsi” all’altare del matrimonio, e così si esprime nel film attraverso Saoirse Ronan: «Le donne hanno una mente, hanno un’anima, non soltanto un cuore! Hanno ambizioni, hanno talenti e non soltanto la bellezza! Sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna, sono così stanca di questo!».

Così, quando Louisa si decide a raccontare se stessa attraverso il personaggio di Jo e la sua vita con la madre e le sorelle – accantonando i racconti gotici e di avventura fino a quel momento pubblicati -, realizza qualcosa di davvero straordinario, perché in Little Women ci sono la sua vita, le sue ambizioni, la sua emotività, la sua passione e tutto l’amore. Tutte leggevano e leggono Piccole donne, esaltando l’eroina Jo come modello da imitare. Fonte d’ispirazione per le figure femminili letterarie successive del novecento e del nuovo millennio: si menzionano a tal proposito Lila e Lenù, le eroine de L’Amica Geniale di Elena Ferrante.

Nato come romanzo “about girls, for girls”, inizia poi il suo percorso trasversale, interessando indistintamente ragazze e ragazzi. Valida opera di educazione sentimentale e forte input ad affrontare le sfide che il diventare Donna comporta. Autentica iniezione di “girl power”, perché in questo femminismo risiede il coraggio della lotta e il desiderio di non piegarsi dinanzi alle apparenze, al qualunquismo, al maschilismo dispotico e al convenzionalismo “rassicurante”. Una carica di potere, la cui fonte risiede nel cuore e più ancora nella mente. E il potere individuale può poco senza i legami e gli affetti più sinceri, come quelli che uniscono sorelle, fratelli, famiglie e amici. Il potere della “sisterhood”, della sorellanza, che unisce i desideri e il coraggio di tutte per infonderlo ad ognuna. Così, una per tutte, tutte per una!

 

Foto di: Vanity Fair

Fonte: https://www.vanityfair.it/show/cinema/2018/11/08/piccole-donne-film-emma-watson-saoirse-ronan-greta-gerwig-2019

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