I fratelli De Filippo, il nuovo film di Sergio Rubini

I fratelli De Filippo Sergio Rubini

Recensione del film evento di Sergio Rubini “I fratelli De Filippo”, in tutte le sale dal 13 al 15 dicembre

Il 2021 è un anno d’oro per Eduardo De Filippo: in pochi mesi, Non ti pago Sabato, domenica e lunedì portati sul piccolo schermo da Sergio Castellitto, che si è già misurato col genio di Eduardo in Natale in casa Cupiello appena lo scorso inverno; Qui rido io, con la regia di Mario Martone ed un meraviglioso Toni Servillo nel ruolo del protagonista, Eduardo Scarpetta, padre naturale del trio De Filippo; ed il film evento I fratelli De Filippo, in tutte le sale cinematografiche dal 13 al 15 dicembre 2021, con la regia di Sergio Rubini ed i giovanissimi Mario Autore, Domenico Pinelli ed Anna Ferraioli nei ruoli, rispettivamente, dei tre protagonisti: Eduardo, Peppino e Titina De Filippo.
Il film è presentato da Mario Autore, Susy Del Giudice (nel ruolo di Luisa De Filippo) e da alcuni degli attori più giovani, che hanno interpretato i membri del trio da bambini, al Cinema Teatro Acacia di Napoli nella sera del 13 dicembre.

Al centro delle vicende, la tortuosa scalata del trio De Filippo verso il successo teatrale, osteggiato dalla famiglia del padre Eduardo Scarpetta, che non li ha mai riconosciuti quali suoi figli e che, alla morte, non ha lasciato loro nulla al di fuori di un grande amore per il teatro ed un immenso desiderio di riscatto. È Natale del 1931: al Teatro Kursaal di Napoli sta per avverarsi un sogno, la prima di Natale in casa Cupiello, il trampolino di lancio dei fratelli De Filippo verso il successo. All’appello manca Peppino, che si è allontanato dalla scena a seguito dell’ennesimo litigio col fratello Eduardo. Ma lo spettacolo non può tardare: il pubblico attende, la campanella è suonata. Sipario.
A volte occorre tornare indietro per guardare avanti. I fratelli De Filippo prende le mosse dall’infanzia di Eduardo, Peppino e Titina, al fianco della madre Luisa, amante del grande drammaturgo Eduardo Scarpetta, che si è limitato ad assicurare ai tre figli naturali, se non il cognome, almeno una sistemazione dignitosa e una vita vissuta all’ombra del suo genio. Una vita in disparte, un ruolo marginale: l’ascensore che i fratelli De Filippo non possono utilizzare in casa dello zio Scarpetta, perché ad esclusivo appannaggio di chi è uno Scarpetta de iure oltre che de facto, assurge a simbolo della difficoltosa scalata verso il successo di chi, pur partendo dal basso, con sacrificio e motivazione arriva a meritarsi il prestigio e la notorietà che la nascita ha precluso: “se li lasciamo fare, noi resteremo sempre quelli che non possono prendere l’ascensore“, si dice in una scena del film, con riferimento agli Scarpetta. Il vecchio, rappresentato dalla famiglia Scarpetta e da Vincenzo Scarpetta (Biagio Izzo) che ha preso il timone della compagnia dopo la morte del padre, ed il nuovo, rappresentato dai De Filippo, portatori di un diverso modo d’intendere il teatro.

Ripercorrendo l’infanzia, la giovinezza e le prime, precoci prove artistiche di Eduardo, Peppino e Titina, I fratelli De Filippo si configura come uno straordinario omaggio alla carriera e alla vita di tre icone della tradizione teatrale di Napoli e dell’Italia intera, ma non è soltanto questo: è una storia di rivalsa, di ribellione, di coraggio, studio, spirito di sacrificio ed abnegazione, in un microcosmo affollatissimo – recitato da grandi nomi del cinema e del teatro italiano e da stelle emergenti d’incredibile valore – nel quale trovano spazio figli legittimi e illegittimi, la tradizione immutabile e le speranze giovanili, le differenze di nascita ed il talento che le supera, la miseria del reale ed i sogni che fugano ogni timore.
Il film di Sergio Rubini indaga con attenzione le persone dietro i personaggi ed i rapporti fra loro, delineando con precisione i caratteri orgogliosi e testardi di Eduardo e Peppino e l’indole più mite ed incline al compromesso di Titina, e non manca di celebrare la spontanea teatralità della città di Napoli, teatro a cielo aperto, dove ognuno è una macchietta, protagonista della propria commedia.

Proprio la celebrazione della spontanea teatralità di Napoli è al centro dei lavori di Eduardo: portare in scena la realtà, con le sue contraddizioni ed il pianto dietro il riso è l’intento più vero del drammaturgo napoletano, genio innovatore dal carattere difficile, del quale, nel film, sono spesso mostrati i contrasti col fratello Peppino, più sensibile ad una comicità tradizionale e vicino agli Scarpetta, nelle fasi iniziali della sua carriera, e a Totò in quelle successive.

Di gran pregio è l’interpretazione dei tre protagonisti, intensa e credibile, senza mai risultare sopra le righe o eccessiva, sintomatica di uno studio accurato, nonostante l’indubbia difficoltà nel misurarsi con personaggi di tale calibro. Si distingue, in particolar modo, quella di Mario Autore, nel ruolo di Eduardo De Filippo, che tocca i suoi picchi più alti nei dialoghi con Domenico Pinelli (Peppino), nei quali delinea la sua innovativa idea di teatro. Il film si avvale, inoltre, della collaborazione di numerosi nomi di spicco della scena cinematografica italiana: oltre ai già citati Biagio Izzo, nel ruolo di Vincenzo Scarpetta, e Susy Del Giudice, nel ruolo di Luisa De Filippo, vi sono Marianna Fontana, Marisa Laurito, Vincenzo Salemme e Giancarlo Giannini nel ruolo di Eduardo Scarpetta.

Foto di Eduardo Castaldo.

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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