Elvira Notari è stata la prima regista italiana in assoluto che ha segnato la storia del cinema a livello mondiale tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900. Si contano più di 60 lungometraggi e più di 100 produzioni tra cortometraggi e documentari. Questa è la storia del cinema di Elvira Notari.
Indice dei contenuti
| Informazioni biografiche e professionali | Dettagli |
|---|---|
| Primato storico | Prima regista donna in Italia |
| Casa di produzione fondata | Film Dora |
| Corrente cinematografica anticipata | Neorealismo |
| Opere prodotte stimate | Oltre 60 lungometraggi e 100 tra corti/documentari |
| Film più rappresentativi rimasti | A Piedigrotta, ‘E Piccerella, Fantasia ‘e surdato |
Le origini del cinema di Elvira Notari
Elvira Notari col suo cinema avrebbe rappresentato un’anticipazione della corrente cinematografica che si sarebbe sviluppata successivamente al periodo del dopoguerra: il Neorealismo. Originaria di Salerno, conseguì un diploma magistrale per poi diventare insegnante e lavorare in ambito scolastico per qualche anno; lavorò anche come modista, poi regista e, dopo aver sposato l’ex pittore Nicola Notari e aver acquisito il suo cognome, fondò la Film Dora, una casa di produzione cinematografica di cortometraggi e poi di lungometraggi tratti da romanzi d’appendice o anche da canzoni napoletane e accadimenti della quotidianità napoletana.
L’attività di regista
Napoli è il set prescelto per le storie raccontate da Elvira Notari nei suoi film; alla produzione parteciparono gli amici e suo figlio Eduardo, che interpretava la parte dello scugnizzo Gennariello, considerato uno tra i primi attori bambini in Italia. Anche la stessa produttrice prese parte a film da lei girati, che si contraddistinguono per l’intenso impatto emotivo, tipico dei personaggi sfornati dalla cultura napoletana. Nelle sue produzioni sono sviluppati dei temi sociali, oltre alla conclamata originalità della scuola napoletana.
La produzione e la sceneggiatura nel cinema di Elvira Notari
La tecnica adottata per la produzione cinematografica era quella della colorazione a mano e, successivamente a macchina, dei fotogrammi, i quali venivano presentati in un arcobaleno di sfumature. I colori rappresentati corrispondevano all’espressione di determinati sentimenti, tra questi c’erano: il blu per la malinconia e il rosso per la rabbia. I fotogrammi erano accompagnati da un’alternanza di musica e canto dal vivo che creavano un’atmosfera multimediale nello spettacolo. Le sceneggiature, in quell’epoca, ritraevano i bassi napoletani con personaggi tipici come: pescatori, guappi e scugnizzi. Le scene erano così trascinanti nel modo di richiamare i sentimenti umani che, durante uno spettacolo, uno spettatore sparò dei colpi di pistola per uccidere il personaggio che interpretava un uomo di malaffare. Tra i personaggi femminili emergono figure dal forte carattere erotico; la veemenza risiede anche nella violenza e nella follia che sfociano a causa dell’oppressione esercitata da parte del regime fascista, che ha modellato la società su un ideale patriarcale e sessista.
Il cinema di Elvira Notari: i film simbolici
La maggior parte delle sessanta opere prodotte da Elvira Notari sono andate perdute, ciò nonostante, tra i film simbolici che sono rimasti e che si ricordano ancora oggi, per la rappresentazione della vita popolare e per l’anticipazione del Neorealismo del cinema italiano, ci sono: A Piedigrotta (1920), ‘E Piccerella (1921), che traduce in maniera chiara e impeccabile lo stile della regista, e Fantasia ‘e surdato (1927), lungometraggio dallo stile realistico e melodrammatico.
‘E Piccerella (1921)
‘E Piccerella si basa sulla storia di Tore, il protagonista e motore passionale della vicenda del lungometraggio: è innamorato folle di una donna chiamata Margaretella, nota come “piccerella” per il suo carattere capriccioso e aspetto seducente che faranno tribolare il povero amante. La donna è fortemente ambigua nei suoi confronti e gli provoca una tale gelosia che si unisce anche alla disperazione per le condizioni economiche precarie della famiglia di Tore, diventando la causa della conclusione tragica del film. Le ambientazioni mostrano la malavita della realtà napoletana, che si ispirano alla canzone di Libero Bovio e alla musica di Gambardella, precursori del Neorealismo insieme alla Notari.
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