Il Nibbio: il film sulla missione di Nicola Calipari

Il nibbio

Il film Il Nibbio ripercorre la missione del 2005 dell’agente del SISMI, Nicola Calipari, per salvare la vita della giornalista Giuliana Sgrena.

Il cinema italiano racconta la figura di Nicola Calipari con il film Il Nibbio, diretto da Alessandro Tonda e interpretato da Claudio Santamaria. Il film ricostruisce gli ultimi giorni dell’alto dirigente del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI), morto il 4 marzo 2005 mentre proteggeva con il proprio corpo la giornalista e scrittrice Giuliana Sgrena durante un’operazione di salvataggio in Iraq. Il film è uscito nelle sale cinematografiche nel 2025 e si inserisce nel filone dei biopic civili italiani, provando a restituire al pubblico un ritratto completo di Calipari.

Chi era Nicola Calipari

Nato a Reggio Calabria nel 1953, Nicola Calipari costruisce la propria carriera nel segno della sicurezza pubblica. Dopo la laurea in Giurisprudenza entra in Polizia, distinguendosi nella lotta alla criminalità organizzata, in particolare contro ’ndrangheta e Cosa nostra. L’impegno investigativo lo espone anche a gravi minacce, tanto da costringerlo per un periodo a trasferirsi in Australia per motivi di sicurezza. Rientrato in Italia, continua la sua carriera, fino a diventare primo dirigente della Squadra Mobile della Questura di Roma, fino alla guida del Centro interprovinciale della Criminalpol.

Nel 2002 lascia la Polizia per entrare nel SISMI, dove viene coinvolto nelle operazioni legate al conflitto iracheno. In quegli anni partecipa a diverse missioni delicate che portano alla liberazione di ostaggi italiani, tra cui le operatrici umanitarie Simona Pari e Simona Torretta e i contractor Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. Sarà però la missione per liberare Giuliana Sgrena a segnare il suo destino.

La missione per salvare Giuliana Sgrena e l’agguato

La vicenda raccontata nel film prende avvio il 4 febbraio 2005. A Baghdad la giornalista del quotidiano Il Manifesto Giuliana Sgrena viene rapita da un gruppo armato mentre rientra da un campo profughi. Calipari viene richiamato a Roma e incaricato di guidare le trattative per la sua liberazione. Per quasi un mese l’agente dei servizi segreti si muove tra l’Italia e l’Iraq, coordinando contatti diplomatici e negoziazioni riservate. L’obiettivo è riportare a casa la giornalista ed evitare un epilogo tragico come quello di Enzo Baldoni, il reporter italiano ucciso in Iraq l’anno precedente. Dopo 28 giorni di prigionia, la sera del 4 marzo 2005 Sgrena viene finalmente liberata. Ma il ritorno verso l’aeroporto di Baghdad si trasforma in tragedia.

Manca poco per arrivare all’aereo che dovrebbe riportare in Italia la giornalista e l’agente del SISMI. La Toyota Corolla su cui viaggiano, guidata dall’agente Andrea Carpani, percorre la strada verso l’aeroporto di Baghdad quando incontra un posto di blocco dell’esercito statunitense. All’improvviso una raffica di mitragliatrice colpisce il veicolo. Sgrena e Carpani rimangono feriti, mentre Calipari viene colpito alla testa dopo essersi gettato sulla giornalista per proteggerla e muore sul colpo.

Secondo l’inchiesta condotta dagli Stati Uniti, si sarebbe trattato di un tragico incidente. L’auto, secondo questa versione, procedeva a velocità sostenuta e non si sarebbe fermata all’alt del checkpoint. Una ricostruzione che sin dall’inizio suscita dubbi e tensioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. Le indagini individuano nel soldato americano Mario Lozano l’autore degli spari. Nel 2006 la Procura di Roma lo rinvia a giudizio definendo la morte di Calipari un possibile delitto politico contro le istituzioni italiane. Tuttavia il procedimento si conclude senza condanne: Lozano viene prosciolto per difetto di giurisdizione e nel 2008 la Corte costituzionale stabilisce che un militare straniero in missione non può essere processato in Italia. Il caso viene archiviato senza responsabili, lasciando interrogativi che ancora oggi rimangono aperti.

Il Nibbio: tra thriller politico e memoria civile

Nel film Il Nibbio la storia ruota attorno alla figura di Calipari, soprannominato proprio “il Nibbio”. La narrazione segue i 28 giorni di trattative e operazioni che portano alla liberazione di Giuliana Sgrena, mettendo in scena la tensione di una missione diplomatica e di intelligence in un contesto di guerra. L’interpretazione di Claudio Santamaria restituisce un protagonista chiamato a prendere decisioni difficili, diviso tra il senso del dovere e la dimensione privata. Accanto a lui, Sonia Bergamasco interpreta Giuliana Sgrena mentre Anna Ferzetti veste i panni di Rosa Calipari. La regia di Alessandro Tonda alterna la tensione del thriller politico a momenti più intimi, concentrandosi sia sul lato umano della vicenda che sul peso morale delle scelte compiute dal protagonista.

Accoglienza e riconoscimenti

Il film è stato accolto positivamente dalla critica cinematografica; in particolare l’interpretazione di Santamaria e quella di Sonia Bergamasco sono state molto apprezzate. Nel 2025 la pellicola ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Nastro della Legalità ai Nastri d’Argento e la candidatura come miglior attore protagonista per Claudio Santamaria. Il film ha ricevuto premi e nomination ai Globi d’Oro, con il riconoscimento per il miglior film e il premio come miglior attore, ancora a Santamaria, oltre alla candidatura come miglior attrice per Sonia Bergamasco.

A distanza di due decenni, la vicenda di Nicola Calipari continua a rappresentare un capitolo fondamentale dei rapporti tra Italia e Stati Uniti durante la guerra in Iraq. Il Nibbio è in grado di riportare al centro del dibattito pubblico la storia di un uomo che ha incarnato l’idea di servizio allo Stato fino all’estremo sacrificio. Una tragedia personale che diventa simbolo di memoria civile.

Fonte immagine: screenshot del trailer

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