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Eroica Fenice

La Bella e la Bestia: una storia vera più che mai

La Bella e la Bestia: una storia vera più che mai

“Tale as old as time/True as it can be”, un racconto vero e antico come il tempo, per citare la famosa canzone Premio Oscar di Alan Menken. Quando nel buio della sala il prologo de La Bella e la Bestia si farà strada tra gli sguardi attenti degli spettatori, ammettiamolo: qualcuno tratterrà il fiato, spaventato dall’idea di rimanere deluso.

Ventisei anni dopo l’uscita del film d’animazione e dopo tanta attesa (pensate che il trailer è diventato il più visto di sempre nelle sue prime 24 ore online), il film live action, cioè con attori veri, de La Bella e la Bestia è finalmente uscito nelle sale – in Italia dal 16 marzo.

Il live action Disney, con Emma Watson nei panni di BelleDan Stevens (famoso per la serie Downton Abbey) in quelli (prevalentemente digitali) della Bestia, è stato diretto da Bill Condon (che ha girato gli ultimi due film della saga di Twilight – lì, curiosamente, c’era un’altra Bella, interpretata di Kristen Stewart) ed è quindi il remake del celebre Classico del 1991. Successo di critica e di pubblico, il film fu il primo lungometraggio d’animazione a guadagnarsi una nomination al Premio Oscar come Miglior Film.

Un cast eccellente: tra gli altri interpreti Luke Evans (Gaston), Josh Gad (Le Tont), Kevin Kline (il papà di Belle), e le voci di Ewan McGregorIan McKellenEmma Thompson in qualità di Lumière, Tockins e Mrs. Bric.

La Bella e la Bestia, la trama

Ritroviamo Belle (Emma Watson) nel paesino di Villeneuve, felice e appassionata di lettura, una ragazza “atipica” rispetto alle altre che cercano solo marito. È corteggiata da Gaston (Luke Evans), superficiale maschio-alfa che vuol far colpo solo con i muscoli. Nel bosco vicino, prigioniero di una neve perenne, vive la Bestia, un principe vittima dell’incantesimo di una maga, punizione per la sua superbia e insensibilità. Quando il padre di Belle (Kevin Kline), durante un incidente di viaggio, verrà imprigionato dalla Bestia, sua figlia si offrirà al posto suo, cominciando una vita forzata nel castello. Con l’aiuto degli abitanti fatati della cupa dimora, Belle capirà che la Bestia nasconde un animo gentile. Solo se lei ricambierà il suo affetto, l’incantesimo si spezzerà e la Bestia tornerà uomo.

Tra fedeltà e novità

Il live action ripercorre scene, dialoghi, dinamiche e persino inquadrature del lungometraggio animato.
Le musiche sono – per fortuna – quelle originali. Ma c’è spazio anche per le novità. L’intensa Evermore è una delle canzoni nuove ed è destinata a essere ricordata come una delle più struggenti dichiarazioni d’amore in tutta la storia della Disney.
Sono state aggiunte alcune figure (il clavicembalo), scene (quella dell’incantesimo) e all’attivo c’è un lavoro di approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto dei due protagonisti, di cui conosciamo dettagli sull’infanzia, e di cui viene accentuato in particolare l’isolamento, perché entrambi ritenuti diversi.

Belle, Gaston e Le Tont: un’analisi

Belle è da sempre considerata la prima eroina Disney veramente emancipata: a differenza delle sue colleghe principesse, infatti, è appassionata di libri, è immune dall’amore a prima vista e viene presentata fin da subito come “una ragazza proprio originale”, rispetto agli abitanti del suo provinciale e settecentesco paesino. Il lato “girl power” di Belle – complice la sua interprete dichiaratamente femminista, Emma Watson – viene accentuato nel live action di Condon in più modi.
La Belle di Emma Watson, però, pur se convincente, risente ancora di una saputella Hermione di potteriana memoria troppo curiosa: si ha quasi la sensazione che da un momento all’altro possa dire “È leviosa… non leviosà!”

La sorpresa positiva è Luke Evans, il quale porta sullo schermo un Gaston che sembra aver rubato l’anima a quello del 1991. Sbruffone, egocentrico, pieno di sé, egoista. Luke Evans ci crede dal primo all’ultimo secondo, e si sente, interpretando un personaggio incredibilmente coinvolgente e, a tratti, divertente.

Josh Gad è un altro degli attori che spicca. Le Tont è una vera novità: un personaggio ben più costruito dell’originale.
E, partendo da lui, va sottolineato un altro aspetto. Tra scenografie e costumi che guardano ai settecenteschi eccessi Rococò, si inserisce una comunità diversa per razza e identità sessuali, un tema di certo non consueto nei cartoni delle principesse: l’omosessualità di Le Tont è chiara ma sottile. Tanto è bastato perché in Russia venisse chiesto il divieto per i minori di 16 anni.

La Bella e la Bestia, luce riflessa

Qual è il difetto più grande del film? Sicuramente nella risposta debole al quesito di fondo su cui poggia l’intera vicenda: perché Belle si innamora? Il capolavoro del ’91 mostrava al pubblico una giostra di piccoli segnali i quali facevano sì che non soltanto Belle, ma anche gli spettatori, potessero “innamorarsi” del disgraziatissimo Principe. La Belle di Emma Watson, invece, sembra innamorarsi di una Bestia per via di qualche battuta di spirito scambiata in biblioteca. È poco, per declinare un racconto ricchissimo di pathos e di tensione drammatica. Anche perché non importa che si sappia già come andrà a finire, conta tutto ciò che c’è in mezzo: il pubblico ha tifato per Jack e Rose anche quando sapeva benissimo che il Titanic sarebbe affondato.

Qual è il più grande pregio? La produzione faraonica. Gli aspetti “tecnici” della pellicola sono di una perfezione impressionante: gli effetti visivi, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti antropomorfizzati, sono riuscitissimi; costumi, make up e scenografie sono assolutamente indimenticabili.

Dunque, cercando di impastare questi pregi e difetti in un risultato globale possiamo dire che La Bella e la Bestia riesce a tenere il passo di un ottimo film, che colpisce per le musiche (meno per i testi riadattati), per le coreografie e per i personaggi comprimari.
Commercialmente triturerà i concorrenti al box office. Tuttavia la magia soffre troppo del rapporto con il film originale.

Non è questione di aspettative, forse più di affetto e legame. Chi è cresciuto con una cassetta Disney, chi l’ha vista e rivista fino a consumare il nastro, sa perfettamente che emozioni così pure ed intense come quelle di un film che sa toccarti l’anima, sono quasi impossibili da rivivere se non guardando quello stesso film.

La Bella e la Bestia 2017 non ce la fa ad arrivare fino a tanto. Scenografie, musiche e attori non bastano per creare magia nuova, lasciandoci al cospetto di quella passata ancora brillante. Un film che vive di luce riflessa.

Ciò che riesce a fare il lavoro di Condon è smuovere l’animo di chi entra in sala e trasmettere l’irrefrenabile voglia di tornare a casa, stringersi tra le coperte, spegnere le luci e rivedere quel Classico immortale, tale as old as time.

Nunzia Serino