La Casa di Carta: Corea, un successo o un fallimento?

La Casa di Carta: Corea

La Casa di Carta: Corea, il remake coreano in arrivo su Netflix della serie tv iberica sarà un successo oppure no?

Il 20 dicembre 2017 debuttò su Netflix una piccola produzione spagnola conosciuta come La Casa de Papel (ribattezzata La Casa di Carta in Italia e Money Heist nel mercato globale) che in poco tempo divenne un fenomeno di massa tanto da spingere il colosso dello streaming ad acquistare i diritti di sfruttamento e coinvolgere lo sceneggiatore Álex Pina nella realizzazione di una terza, quarta e quinta stagione “spremendo come un limone la sua creazione”.

Questo giugno è in arrivo un remake prodotto in Corea del Sud dal titolo La Casa di Carta: Corea (Money Heist: Korea – Joint Economic Area per il mercato globale). La nuova serie tv è ambientata in un futuro prossimo dove le due Coree si sono fuse in un unico stato e l’ambizioso ladro, chiamato Il Professore, architetta il piano perfetto per svaligiare la neonata Banca Nazionale. Adesso sorge spontanea una triplice domanda: La Casa di Carta: Corea sarà un successo come l’originale spagnolo, riuscirà a battere a livello di qualità la serie di Pina oppure si tratterà di un flop?

La Casa di Carta rappresenta l’esempio perfetto di una serie sfruttata da un servizio streaming a causa della sua popolarità. In origine l’opera di Pina arrivò sulle tv spagnole grazie all’emittente Antenna 3 in due blocchi: il primo tra maggio e giugno del 2017 e il secondo nell’autunno dello stesso anno. Netflix acquistò i diritti di distribuzione sia in madrepatria che all’estero dopo la prima messa in onda.

Le vicende dei ladri con le maschere di Dalì giunsero sul catalogo del servizio di streaming in molti paesi nel dicembre del 2017 senza alcuna pubblicità. Il vero motivo del successo fu casuale: l’algoritmo di Netflix consigliò il prodotto ad un primo gruppetto di spettatori che attirarono un pubblico più ampio. La seconda stagione, uscita ad aprile 2018, consolidò il successo portando al rinnovo della serie per altre tre stagioni (di cui l’ultima divisa in due blocchi) arrivate rispettivamente a luglio 2019, aprile 2020, settembre e dicembre 2021.

Le rapine al cinema: da Tarantino a Sondenberg

Da sempre il genere del “colpo grosso” ha mostrato diverse forme e approcci sia sul piccolo che sul grande schermo. Le Iene di Quentin Tarantino non ci mostra la rapina, piuttosto si concentra sulla preparazione dei ladri e sugli effetti che il colpo ha sulla psiche dei protagonisti;  la trilogia Ocean’s di Steven Soderbergh è un thriller incentrato sui grandi volti che interpretano i protagonisti (George Clooney, Matt Damon, Brad Pitt, Julia Roberts, Don Cheadle e poi Catherine Zeta-Jones, Vincent Cassel e Andy García) oppure il caso di Now You See Me – I maghi del crimine di Louis Leterrier dove prevalgono i colpi di scena per stupire lo spettatore e un ritmo adrenalinico per raccontare la vicenda di un gruppo di maghi e illusionisti dediti ai furti.

In realtà La Casa de Papel ha un suo predecessore nel cinema di Hollywood: è Inside Man di Spike Lee con Denzel Washington, Jodie Foster, Willem Dafoe e Clive Owen. Il protagonista Keit Fraizer è un poliziotto che deve patteggiare con una banda di rapinatori entrati in una banca di New York che hanno obbligato gli ostaggi a indossare delle tutte simili alle proprie.

Il calo dalla terza stagione e il nuovo prodotto di massa

La situazione cambiò con l’arrivo di Netflix che offrì un budget maggiore allo showrunner affinché potesse creare una rapina più spettacolare della prima e la troupe potesse uscire dalla Spagna usando come luoghi per le riprese Firenze, Amsterdam oppure la Thailandia. Purtroppo la qualità della serie è calata drasticamente puntando su sequenze d’azione, situazioni “impossibili” (Tokyo e gli altri ladri che svolgono un intervento chirurgico all’interno della Riserva Nazionale) e l’uso eccessivo di flashback per riportare in vita Berlino, il personaggio più carismatico della serie. É così che la Casa di Carta divenne una delle tante serie rinnovate per più stagioni (come il caso di Lucifer, Élite oppure Bridgerton) che attirano un pubblico di massa molto più propenso ad una forma di intrattenimento semplice che a quello di cinefili interessati alla qualità di Mindhunter, Breaking Bad, Better Call Saul, Peaky Blinders oppure Orzak. Il tracollo di La Casa di Carta è paragonabile a quello di diversi franchise cinematografici come Transformers, Fast and Furious e Pirati dei Caraibi dopo la trilogia di Gore Verbiski.

Nel frattempo questo successo è riconducibile anche ad un utilizzo politico della serie tv dal momento che la maschera di Salvador Dalì e la tuta rossa diventarono il simbolo di rivolta sostituendo l’iconica Maschera di Guy Fawkes usata in V for Vendetta. Questa rilettura è favorita dalla visione del piano del Professore. Il genio del crimine vuole affrontare un sistema statale che ha dato strapotere alla banche portando al lastrico le vite di molti cittadini. Una serie che è stata letta anche in chiave anti-capitalista nonostante la grande quantità di prodotti derivati e di vestiti venduti per Halloween, Carnevale oppure per le numerose convention.

La Casa di Carta: Corea: la riscoperta del cinema e delle serie tv della Corea del Sud negli ultimi anni

Quale sarà il destino del remake coreano? Gli spettatori occidentali hanno iniziato a interessarsi di cinema coreano con la vittoria all’Oscar nella categoria miglior film di Parasite di Bong Joon-hon per poi riscoprire pellicole come Old Boy di Park Chan-wook oppure Il buono, il matto, il cattivo di Kim Jin-woon. Inoltre Netflix Corea ha prodotto serie di successo come Squid Game, che riprende il leitmotiv del gioco di sopravvivenza come in Battle Royale e in Hunger Games, oppure Hellbound, dove forze infernali si abbattono sulla Terra spaventando i civili.

C’è quindi una concreta possibilità che la serie prenda “una piega diversa” nonostante la stessa situazione e gli stessi nomi per i protagonisti (ossia Il Professore, Berlino, Tokyo, Rio, Nairobi, Helsinki, Mosca, Denver e Oslo) oppure fallirà a richiamare nuovi fan o quelli affezionati all’originale iberica.

Fonte immagine di copertina: si ringrazia Netflix US per la foto

A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Lettere Moderne presso l'Universitá Federico II di Napoli il 23 febbraio 2022 e giornalista iscritto all'ordine regionale dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

Vedi tutti gli articoli di Salvatore Iaconis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.