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Omicidio

Omicidio all’italiana, il ritorno cinematografico di Capatonda

Dopo poco più di due anni dal suo debutto cinematografico con “Italiano Medio”, Maccio Capatonda ritorna sul grande schermo con una nuova pellicola: Omicidio all’italiana. Accompagnato dai suoi colleghi di sempre come Herbert Ballerina, Ivo Avido e Rupert Sciamenna, il comico abruzzese ha dato vita a un altro eccellente capitolo della sua personalissima ed esilarante comicità; non cadendo nella banalità e nella ripetitività ma mostrando una maggiore maturità e una grande innovazione comica rispetto al suo precedente lavoro.

Omicidio all’italiana, la trama del film

Riassumiamo in breve la trama. Tranquilli, niente spoiler.

Ci troviamo ad Acitrullo, un fittizio paesino in provincia di Campobasso composto da sedici anime con un’età media di 68 anni. Qui il sindaco Piero Peluria, insieme a suo fratello Marino, per mantenere la promessa di suo padre, tenta infruttuosamente di modernizzare il suo arcaico paese per portarlo ai moderni standard tecnologici europei. Un’impresa ardua, a dir poco utopica, in cui non si intravedono soluzioni al punto che Acitrullo sembra essere ormai prossimo all’ abbandono. Sono infatti pochissimi i giovani rimasti, tutti attratti dal fascino della maestosa metropoli molisana: Campobasso. L’inaspettato omicidio della contessa Ugalda Martirio in Cazzati, però, rovescia le carte in tavola e Piero approfitta del funesto evento per richiamare l’attenzione mediatica delle televisioni; e donare al paese la tanta agognata notorietà: Acitrullo diventa così “Il paese della morta ammazzata”.

Omicidio all’italiana, considerazioni

Già dai primi minuti, ci rendiamo conto di essere davanti a un lavoro molto più completo del precedente, indice di un netto miglioramento del regista. Anche in questo film, Maccio ironizza su alcuni stereotipi e vizi comuni a tutti gli italiani alla sua maniera. Esaspera alcuni cliché, li porta all’eccesso, al grottesco, quasi ai limiti del no-sense ma, questa volta, non cerca slogan o tormentoni. Soprattutto, non riprende e rielabora sketch e materiali del suo passato.

Mentre Italiano Medio può essere considerato una “summa” di tutti i suoi lavori comici precedenti, Omicido all’italiana è un’opera autonoma che si riconferma nell’impostazione comica ma si rinnova nei contenuti. La grandezza e la peculiarità del film sta proprio nel riuscire a far ridere anche se si è a digiuno dell’universo “capatondiano”.

Tema principale della pellicola, comunque, è l’efferatezza con la quale la televisione tratta i casi di omicidio e di cronaca nera. Ben patinata da un solido strato di perbenismo, l’industria mediatica spettacolarizza il dolore delle persone, strumentalizzandone i sentimenti e invadendone la privacy; trasformando così, questi funesti accaduti, in una mera forma di intrattenimento. Capatonda non fa nessuno sconto all’intero apparato dei rotocalchi televisivi ma questa forte vena di critica e denuncia non risulta pesante e noiosa da recepire. Soprattutto perché il film, pur essendo molto esilarante, non banalizza questi contenuti attraverso l’uso ripetitivo di formule fisse, correndo dunque il rischio di fraintendimento, ma mostra allo spettatore sketch comici sempre diversi; tenendolo sulle spine con una trama abbastanza complessa e non pochi colpi di scena.

Un altro fattore positivo che emerge dal film è la definitiva affermazione di Maccio e Herbert come duo comico. C’è una profonda sinergia e complicità tra i due personaggi che risulta vincente nella rappresentazione delle dinamiche affettive dei due fratelli Peluria. In definitiva, possiamo affermare, con molta sicurezza, di essere davanti a un lavoro di ottimo livello anche se ci preme sottolineare una grande mancanza di questo film. Una mancanza non voluta, purtroppo. Nella vetusta popolazione di Acitrullo sarebbe sicuramente spiccata la stella nascente di Nina Prestigiovanni, in arte Katherine J. Junior. È mancata tanto.