Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Pan di Joe Wright

Pan, viaggio di Joe Wright nel passato di Peter

Viaggio sull’isola che non c’è, diretto da Joe Wright, è la storia di come Peter Pan conosce il suo passato e approda per la prima volta sull’Isola che non c’è.

Con un incipit che ricorda Oliver Twist, Peter (Levi Miller) è presentato come uno dei tanti orfani dimenticati dai propri genitori in una Londra sotto l’attacco dei nazisti nel 1942. Una notte, assieme ad altri bambini, viene rapito dagli aiutanti del pirata Barbanera (Hugh Jackman). Rinchiuso nelle miniere e costretto a lavorare senza sosta, conosce il suo futuro nemico: Giacomo Uncino (Garrett Hedlund). I due però stringono un forte legame e, assieme alla figura di Giglio Tigrato (Rooney Mara), formano una sorta di famiglia putativa che si muove insieme da metà pellicola fino alla fine. All’interno di questo nucleo si consuma forse il dramma più forte e universale della storia: le aspettative che i due hanno sul giovane e che lo affliggono. Giglio e Uncino infatti tentano in tutti i modi, anche con motivazioni e fini diversi, di mostrare a Peter la sua vera natura. Il ragazzo però ci riesce solo quando proprio uno dei due è in pericolo di vita.

Pan di Joe Wright, un giovane Peter in cerca del suo destino

Pan è forse l’opera cinematografica, sul personaggio creato da James M. Barrie, più pop tra le precedenti. Forse non stona del tutto ma almeno sorprende la scelta di inserire canzoni popolari, per giunta diegetiche, come Smells like teen spirits dei Nirvana e Blitzkrieg bop dei Ramones; entrambe cantate in coro dai bucanieri seguaci di Barbanera.

Forse più che dall’opera originale di Barrie, Pan attinge a piene mani da Hook – Capitan Uncino (1991) di Steven Spielberg. Le analogie tra le due pellicole sono numerose: i tre giorni che Peter ha per imparare a volare (in Hook il Peter adulto doveva ricordare come si vola), entrambi i personaggi soffrono di vertigini, oltre a una serie di immagini e ambienti che si presentano quasi identici (il buco in una tela che mostra l’occhio di Peter, l’accampamento degli indiani simile a quello dei bimbi sperduti e molte altre).

Il film nel complesso è godibile, un’esplosione di colori e virtuosismi tecnici che sbalordiscono lo spettatore inserendo numerosi riferimenti della storia originale ormai nel nostro immaginario collettivo. Nella parte finale però c’è un netto calo, le volontà iniziali (tra tutte quelle di mostrare Peter e Uncino come alleati) non trovano un vero compimento. In fase di scrittura e quindi nella realizzazione infatti ci sono pochi riferimenti a quello che poi sarà il loro destino e la loro rivalità. Si poteva osare maggiormente in questo senso e magari far coincidere il finale della pellicola con l’incipit della storia conosciuta da tutti.

Print Friendly, PDF & Email