Past Lives: l’affascinante debutto di Celing Song | Recensione

Past Lives, disponibile da Mercoledì 14 Febbraio nelle sale italiane, è un film del 2023 scritto e diretto da Celine Song: si tratta di una storia semi-autobiografica che prende ispirazione dalla vita della stessa regista. Il film segue le vicende di due amici d’infanzia, Nora Mung e Hea Sung, interpretati rispettivamente da Greta Lee e Teo Yoo, quest’ultimo già noto in Italia in seguito al rilascio su Netflix nel 2023 dell’esilarante K-drama Love to hate you, in cui l’attore interpreta il ruolo del personaggio maschile protagonista. La pellicola è stata presentata, il 21 gennaio 2023, al Sundance Film Festival. Il film è stato immediatamente acclamato dalla critica e nominato tra i migliori dieci film del 2023 dal National Board of Review e dall’American Film Institute. Esso, inoltre, ha ricevuto numerosi riconoscimenti: tra questi spiccano cinque candidature ai Golden Globe e due candidature ai Premi Oscar.

Past Lives: una riflessione sul destino  

«C’è una parola coreana, in-yun, che si potrebbe tradurre come “provvidenza” o “destino”, ma che si riferisce esclusivamente a quello che lega due persone. Deriva dal Buddhismo, dal concetto di reincarnazione. È un in-yun persino quando due sconosciuti s’incontrano per strada e i loro vestiti si toccano a pena, perché significa che c’è stato qualcosa tra loro nelle vite passate. Quando due persone si sposano, si dice che succeda perché si siano accumulati 8000 mila strati di in-yun nel corso di 8000 mila vite».
È sulla base di questa meravigliosa premessa che si dirama l’intera storia di Past Lives, il toccante esordio cinematografico di Celing Song. Na Young e Hae Sung, amici d’infanzia, hanno soltanto 12 anni quando la famiglia di lei decide di lasciare per sempre la Corea del Sud per trasferirsi a Toronto, dove ci sarebbero state più opportunità lavorative per la madre artista e il padre sceneggiatore. Non solo la piccola Na Young, ma anche il suo nome deve adattarsi a questa sua nuova vita occidentale: il suo nome adesso è Nora.

Dodici anni dopo, Hae Sung ha terminato il suo servizio militare e Nora, aspirante scrittrice, si è trasferita a New York: per puro caso i due si ritrovano online e riprendono a coltivare la loro amicizia, vedendosi assiduamente in videochiamata. Ben presto, tuttavia, decidono di interrompere il loro rapporto, ancora una volta a causa delle loro vite che sembrano scorrere costantemente in parallelo senza toccarsi mai: Hae Sung, infatti, è in procinto di trasferirsi in Cina per uno scambio culturale e con il desiderio di apprendere il mandarino; Nora, invece, prevede di partecipare ad un ritiro per scrittori a Montauk. È qui che lei incontra per la prima volta Arthur Zaturansky, uno scrittore ebreo di cui si innamora e del quale diventerà moglie. Dovranno trascorrere altri 12 anni prima che i due possano effettivamente incontrarsi, in un momento, per altro, in cui Nora convive con Arthur a New York e Hae Sung si è appena lasciato alle spalle una relazione.

In Past Lives indiscutibilmente regna sovrana la duplice identità di Nora. Coerentemente a questo, il film ha inizio con un’immagine statica di lei, Hae Sung e Arthur che bevono insieme in un bar di New York e qualcuno, in sottofondo, ipotizza scherzosamente su quale sia la natura del loro rapporto. È interessante soffermarci, a questo punto, sul significativo evento che ha ispirato Celing Song nella stesura della storia. «Una sera di qualche anno fa – racconta la regista – ero seduta in un bar tra due uomini provenienti da periodi molto diversi della mia vita. Uno era mio marito di New York, l’altro l’amore d’infanzia, venuto dalla Corea per visitare la città. In quel bar, nel ruolo sia di traduttrice che di intermediaria, ho avuto la strana sensazione di attraversare due dimensioni alternative, fondendole in una sola. Ero seduta lì tra questi due uomini che mi amavano in modi diversi, in due lingue diverse e in due culture diverse. E io ero l’unico motivo per cui parlavano tra loro. C’è qualcosa di fantascientifico in questo. Ti senti come qualcuno che può trascendere la cultura, il tempo, lo spazio e la lingua».

Nora, in Past Lives, di fatto è il riflesso di tutto questo: nonostante sia una scrittrice affermata, parli l’inglese, viva d’americana e abbia sposato un americano, di notte sogna ancora in coreano. Prendendo amaramente consapevolezza di questo, Arthur arriva alla conclusione che ci sarà sempre una dimensione della vita di Nora di cui lui non potrà mai far parte, nonostante i suoi numerosi sforzi.

È altamente apprezzata, inoltre, la scelta di non doppiare le conversazioni tra Mae Sung e Nora: il coreano di quest’ultima – a detta di Mae Sung – è alquanto arrugginito, in quanto lei lo pratica esclusivamente con la sua famiglia che vive a Toronto. Questo è uno dei motivi per i quali lei, quando è con Mae Sung, si sente incomprensibilmente e simultaneamente meno e più coreana. Di fatto, il modo di fare e di pensare di Mae Sung, e persino il suo essere virile, è altamente coreano: egli è ciò che fa da ponte tra la Nora americana e la bambina dodicenne in Corea del Sud che sognava di vincere un Premio Oscar.

In conclusione, il concetto di in-yun, cui abbiamo fatto precedentemente riferimento, è tutto ciò attorno al quale il film gravita. L’unione karmica di due persone che sono state amanti in vite passate viene reinterpretata in chiave moderna: le vite passate di Na Young e Hae Sung altro non sono che la loro infanzia, la quale viene gelosamente preservata nella loro memoria. La vita corrente però, quella in cui lei è un’affermata scrittrice che vive in America e lui un ingegnere in Corea del Sud, non è quella per cui si combinano favorevolmente 8000 strati di in-yun: è a causa di questa mancanza che Nora per Mae Sung rimarrà fatalmente «una persona che se ne va» e per Arthur, invece, «una persona che resta».

Fonte immagine in evidenza: gentile concessione della talentuosa Giulia Rosa

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