Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Peggy Guggenheim: Art Addict

Peggy Guggenheim: Art Addict

New York. In uno scantinato, tra le varie cianfrusaglie che vi si ammassano, c’è un vecchio registratore, oggetto ormai in disuso, pieno di polvere. Una volta premuto play si ascoltano una voce di donna e le sue più intime confessioni: «Beh, sono stata con molte persone strane. Con molti sono stata perché credo mi sentissi sola. Ero diventata una specie di ninfomane». Lo scantinato è quello di una certa Jacqueline Bograd Weld, biografa. Ma di chi sarà stata quella voce? Ebbene, quella voce era di Peggy Guggenheim, che rilasciava la sua ultima intervista, una registrazione preziosa che si credeva persa per sempre.

Peggy Guggenheim: Art Addict, un film-documentario sulla vita segreta della collezionista e mecenate del ‘900

Dal 14 marzo, nelle sale cinematografiche italiane, sarà trasmesso il film-documentario Peggy Guggenheim: Art Addict (qui il trailer – distribuito da Feltrinelli Real Cinema e Wanted) firmato Lisa Immordino Vreeland, che, grazie al ricco materiale di archivio e alla recente scoperta della registrazione di Jacqueline Borgard Weld, ha ricostruito nei dettagli le vicende inedite e scandalose di una delle donne più potenti del mondo dell’arte, protagonista eccentrica del ‘900.
Peggy Guggenheim è conosciuta ai più come la collezionista e mecenate americana, ricca ereditiera stravagante, che si dilettava negli anni ’60 organizzando party di lusso nella sua dimora sul Canal Grande, a Venezia, in quel Palazzo Venier dei Leoni che oggi ospita una delle più importanti collezioni di arte contemporanea del nostro Paese. La collezione comprende opere di artisti europei e americani del XX secolo, da Picasso a de Chirico, a Pollock, l’artista che Peggy ha “inventato”, al quale offrì, per prima, nel 1943, l’opportunità di esporre le sue opere nella galleria/museo Art of This Century di New York.
Nel film, grazie alla sua voce registrata ed alle numerose testimonianze raccolte, tra cui quella di Robert De Niro, si delinea il profilo di una donna ribelle e assolutamente rivoluzionaria per i suoi tempi. Incurante dei perbenisti e di chi la considerava una spregiudicata senza morale: «Gli uomini, gli amanti? Mi piacevano alti, bruni e belli». Quella di Peggy è una confessione di una donna che non ha pentimenti, che ha sempre seguito il suo istinto, dall’atteggiamento profondamente indipendente ed anticonformista, e che potremmo definire pioniera dell’emancipazione femminile, dal momento che ha vissuto gran parte della sua vita prima delle rivendicazioni femministe degli anni ’60 e ’70.

Chi era Peggy Guggenheim? 

Peggy nasce nel 1898 da una famiglia di ricchi possidenti, suo zio Solomon R. era proprietario del Guggenheim Museum di New York, ed è proprio qui, nella Grande Mela, che Peggy cresce e conosce il suo futuro marito Laurence Vail, un artista del movimento Dada, col quale si trasferisce a Parigi. Qui prende a far parte dei salotti bohémien, e conosce i primi artisti dell’Avanguardia, come Marcel Duchamp, che sarebbe diventato il suo mentore, insegnandole la differenza tra Astrattismo e Surrealismo.
Dopo il divorzio da Vail, decide di girare per l’Europa: «Non sapevo cosa fare. Era necessario che trovassi un lavoro, ma negli ultimi quindici anni non ero stata nient’altro che una moglie». Si ferma a Londra, dove conosce uno dei suoi grandi amori, lo scrittore John Holms. Nel capoluogo londinese, nel 1938, apre una galleria, la Guggenheim June, in cui ospita artisti allora sconosciuti dell’avanguardia europea, come Kandinskji e Tanguy. Ma l’incontro che cambia il corso della sua vita è quello con lo scrittore Samuel Beckett, di cui si innamora, che descrive come «uno scrittore frustrato», con cui vive una passione travolgente.
Durante la seconda guerra mondiale decide di comprare un quadro al giorno, come quello di Lèger, il giorno in cui Hitler invade la Norvegia. Protegge molti artisti, li aiuta a lasciare l’Europa, lei per prima lascia la Francia e torna a New York. Tra gli artisti a cui dà il suo appoggio c’è anche Max Ernst, il suo secondo marito. Ritorna in Europa, a Venezia, in occasione della Biennale del 1948, se ne innamora a tal punto da decidere di rimanervi, fino alla morte nel 1979.
Peggy Guggenheim: Art Addict vuole essere un omaggio ad una figura straordinaria, ad una persona che ha collezionato amori, delusioni, oltre alle opere di grandi artisti, e che, dannunzianamente parlando, ha fatto della sua vita un’opera d’arte.