Split (Film, 2016) | Recensione (con spoiler)

Split (Film, 2016) | Recensione (con spoiler)

Split è un film statunitense del 2016 diretto da M. Night Shyamalan: regista, sceneggiatore e produttore cinematografico indiano naturalizzato statunitense, che ha scritto e diretto anche il sequel Glass. Il regista, proprio come Alfred Hitchcock, si ritaglia delle parti nei suoi film che vanno dal cameo a partecipazioni un po’ più importanti. Nel 1999 ha diretto il film thriller, in cui recita Bruce Willis, The Sixth Sense – Il sesto senso, che gli permise di ottenere due candidature al Premio Oscar come miglior regista e migliore sceneggiatura originale. La sua carriera prosegue con Unbreakable – Il predestinato nel 2000, Signs nel 2002, in cui troviamo interpreti famosi come Mel Gibson e Joaquin Phoenix, The Village nel 2004 e Split nel 2016, a cui partecipano attori molto noti, tra cui James McAvoy, che interpreta il protagonista, e Anya Taylor-Joy, molto famosa per aver partecipato a film e serie TV come: The Menu, La regina degli scacchi, Dune – Parte due e Peaky Blinders.

Trama di Split (con spoiler)

La storia riguarda tre adolescenti: Claire, Marcia e Casey, che vengono rapite da un uomo di nome Dennis. Le tre ragazze cercano da subito di capire dove si trovino e chi sia l’uomo; poco dopo, Casey si rende conto che Dennis è solo una delle personalità di Kevin, un uomo a cui la sua psichiatra Karen Fletcher diagnosticò il disturbo dissociativo dell’identità. Le personalità individuate in Kevin sono ben 23, ognuna con caratteristiche diverse; una di queste, addirittura, ha il diabete, mentre un’altra è in grado di parlare il francese. Quest’ultima personalità è Patricia, che terrorizza le altre personalità raccontando della Bestia. La personalità più equilibrata è Barry, mentre Dennis è il più violento, con disturbo ossessivo compulsivo. Il termine “split” significa proprio “diviso, scisso” e rimanda proprio a questa caratteristica del protagonista. Casey cerca di analizzare con chi ha a che fare, e si rende conto del disturbo dell’uomo quando conosce una sua nuova personalità, Hedwig: Kevin nei panni di un bambino di 9 anni. Casey cerca di manipolarlo per convincerlo a liberarle, ma quando prova a scappare viene scoperta da Dennis e divisa dalle altre due vittime. Successivamente, tutte e tre le ragazze si trovano divise in stanze diverse. A questo punto di Split si sta avvicinando il momento di sacrificare le ragazze alla Bestia e Kevin chiede alla psichiatra un appuntamento urgente; invece di presentarsi Barry, come suo solito, si presenta Dennis che finge di essere Barry. La psichiatra lo capisce e, preoccupata, va a casa di Kevin, dove incontra la Bestia in cui si è trasformato l’uomo, e scopre che Dennis ha rapito tre ragazze. Da qui ha inizio un accanimento della Bestia verso alcuni personaggi del film, che danno vita ad una lotta per la sopravvivenza, in cui si rivela fondamentale il nome intero dell’uomo: Kevin Wendell Crumb.

La recensione del film

Split si ispira alla storia di un criminale americano realmente esistito, Billy Milligan. L’uomo era colpevole di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie, ma fu assolto per infermità mentale, perché affetto da disturbo dissociativo dell’identità causato da un’infanzia traumatica. La mente di Billy Milligan era disgregata in 24 diverse identità, e il film riesce a rappresentare tutto ciò in maniera molto realistica, grazie ad un lavoro scrupoloso e serio. Split è un film senza respiro, che catapulta lo spettatore in spazi stretti e angusti e lo rende investigatore insieme alla protagonista femminile. Chi guarda il film, infatti, adotta l’occhio analitico di Casey, cercando un modo per manipolare l’uomo. Il regista vuole mostrare la realtà umana nella sua debolezza: Kevin viene presentato come un personaggio frammentato dalla sofferenza, vittima di una vita difficile e che ora vuole riportare questo dolore nelle vite altrui. Solo chi ha sperimentato la sofferenza ha una piena consapevolezza della natura umana, solo chi ha sofferto è “sveglio”. Qui, gli emarginati, le vittime della vita vengono innalzati ad esseri superiori che, grazie al dolore, hanno avuto un maestro di vita, oltre che una condanna.

Fonte immagine dell’articolo: citynews.stgy.ovh

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