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The Great Wall, tra storia e finzione evi

The Great Wall, tra storia e finzione

The Great Wall è l’ultimo film del grande regista, attore, produttore e sceneggiatore cinematografico cinese Zhang Yimou.

Ambientato nella Cina del XV secolo, il film si apre con William Garin (Matt Damon) e il suo compagno e amico Pero Tovar (Pedro Pascal) che giungono, dopo essere stati inseguiti a lungo da dei predoni, ai piedi della grande muraglia dove vengono “accolti” dall’esercito dell’imperatore e, inizialmente, fatti prigionieri. I due, tuttavia, riusciranno ben presto a conquistare la fiducia del generale e degli altri componenti dell’Ordine senza nome, in particolar modo del diffidente comandante Lin Mei (Tian Jing). Quest’ultima, ignara delle vere motivazioni che hanno spinto i due occidentali ad avventurarsi in Oriente alla ricerca della preziosa “polvere nera”, instaurerà con William un particolare rapporto d’intesa velato di romanticismo. Lin fugherà ogni suo dubbio quando l’uomo aiuterà lei e il suo esercito nell’ardua lotta contro i temibili Taotie, dei mostri leggendari assetati di sangue e, all’apparenza, invincibili.

The Great Wall : Cina e America si uniscono sul set

La pellicola ha suscitato non poco scalpore, ancor prima della sua uscita al cinema, perché rappresenta un vero e proprio caso unico nel suo genere, visto e considerato che si tratta del primo film cinese che ha per protagonista un americano. L’americano in questione, Matt Damon – premio Oscar per la “Migliore sceneggiatura originale” di Will Hunting – Genio ribelle (1998) – non tradisce le aspettative di chi è stato abituato a vederlo vestire i panni del sicario Jason Bourne della popolare serie, iniziata nel 2002, The Bourne Identity.

Come nei suoi precedenti film d’azione, Damon interpreta il suo ruolo in maniera egregia, circondato da un cast ben scelto che non sfigura al confronto con la star hollywoodiana. Breve e poco incisiva, forse perché secondaria, invece, l’interpretazione del grande Willem Defoe; mentre, molto ironica è risultata quella del cileno Pedro Pascal.

The Great Wall: un colossal milionario per un film molto fantasy e poco storico

Yimou nel suo lavoro ha dato ampio respiro alla propria fantasia alimentata da effetti scenici di grande impatto come, di grande impatto, è anche la fotografia del film. Predominano molto i colori, vivaci e nitidi; i paesaggi, talmente perfetti da dare l’impressione di essere stati ritoccati da un maestro abile nell’uso di Photoshop, sono un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Si è costretti a ricredersi, convincendosi dell’autenticità delle bellezze naturali, quando ci si ricorda delle altre pellicole dirette da Yimou come, per citarne alcune, Lanterne rosse (1991), Hero (2002), La foresta dei pugnali volanti (2004), I fiori della guerra (2011).

Curati nei minimi dettagli anche i costumi che contribuiscono a rendere ancora più eccezionale l’imponente esercito cinese, come anche la resa visiva della strabilianti – e abbastanza all’avanguardia per l’epoca – armi impiegate durante le scene di battaglia.

Si sarebbe auspicato un risultato migliore, visti i progressi fatti in questa direzione nel campo della grafica, per i mostri mitologici dove un pizzico di estro creativo in più non sarebbe guastato. Maggior risalto, inoltre, si sarebbe dovuto dare al monumento dal quale il film prende il nome, la grande muraglia inserita tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO, invece di lasciarla sullo sfondo come un banale muro di confine. Probabilmente questo neo è da attribuirsi alla concentrazione dell’attenzione e degli sforzi filmici sulla volontà di mostrare la concreta possibilità di poter riuscire a sconfiggere una leggenda, piuttosto che inscenare l’ennesima cronaca storica.

In The Great Wall più elementi si uniscono dando vita a un mix ben combinato di fantasia, combattimenti e, aspetto da non sottovalutare, trasmissione delle qualità di un popolo ricco di storia – in particolar modo la fiducia, il valore e la disciplina – come quello della misteriosa Cina.

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