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Eroica Fenice

Thirteen reasons why

Thirteen reasons why – terza stagione | Recensione ed opinioni

Prima di far luce sulla terza stagione di Thirteen reasons why è bene riassumerne le “puntate precedenti”. Il titolo della serie rinvia alle tredici ragioni per le quali la protagonista della prima stagione Hannah Baker (Katherine Langford) sceglie di togliersi la vita. Queste sono legate principalmente alle difficoltà di essere adolescenti quali il bullismo, le violenze, le molestie e le insicurezze. Tali cause verranno incise e racchiuse dalla stessa Hannah in tredici cassette, ciascuna dedicata alla storia del ragazzo o della ragazza che ha contribuito al nascere della sua decisione.
Per queste caratteristiche pressoché uniche, la seconda stagione non era stata accolta con molto entusiasmo, ma nonostante ciò i tredici episodi hanno spiegato la storia dal punto di vista dei “carnefici”, attraverso un processo giudiziario voluto dalla madre di Hannah. In questo modo, sebbene con molta lentezza, la seconda stagione è riuscita ad istillare una profonda riflessione sui comportamenti ed i segreti che un essere umano è in grado di supportare.

La terza stagione di 13 (Tredici) e il suo non stare al passo 

La terza stagione purtroppo non riesce a stare al passo con le sue sorelle più grandi, sebbene resti fedele alla morale della seconda, dimostrando che nessuno è linearmente buono o cattivo e che non esiste mai una unica e tragica versione della storia.
In questi tredici episodi la tematica di base si perde più volte in colpi di scena, twist e segreti di vario genere che distraggono lo spettatore, portandolo a distaccarsi dalle tematiche principali. Inoltre c’era veramente bisogno che il bullo Bryce Walker (Justin Prentice) facesse una brutta fine o sarebbe stato meglio vederlo percorrere una direzione diversa da quella intrapresa sin dall’inizio?

Chi ha già visto le prime stagioni sa bene che per far funzionare Tredici è necessaria una voce narrante, una che conosca diversi punti di vista. Ed è qui che entra in scena Ani (Grace Saif) “la ragazza nuova”.
Figlia della badante del nonno di Bryce Walker e nuova studente alla Liberty High, Ani convive con “lo stupratore”, riuscendo ad osservarlo al di là delle critiche e degli insulti: vede in realtà un ragazzo con una vita tanto agiata quanto emotivamente complicata, motivo per il quale è riuscito a guadagnarsi un simile soprannome.
Per puro caso, Ani viene accolta nel gruppo di Clay, Justin, Jessica e di tutti i protagonisti delle stagioni precedenti. La strategia di introdurre nel sistema qualcuno che non avesse vissuto gli eventi trascorsi garantisce una nuova luce a Clay come a Bryce.
Il trailer inganna svelando subito la morte del bullo, mentre la serie si prende più tempo per arrivarci, unendo flashback del passato al presente in modo da scoprire cos’è successo, per far forse innamorare di nuovo Clay, per supportare la rinascita di Jessica dopo le violenze subite, per far scoprire a Tyler un amico in più dopo la tentata e mancata strage e per mostrare a tutti come anche un mostro come Bryce possa nascondere in sé un essere umano.

Il cattivo di Thirteen reasons why lo è davvero?

Come esistono tredici motivi per fare del male ne esistono altrettanti che indichino il perché.
Bryce Walker era si uno stupratore, un bullo e un violento, almeno da ciò che riusciamo a denotare nelle prime due stagioni. Ma lo era veramente? Era davvero un “malvagio” per natura?
In realtà era la natura che lo circondava la causa che lo aveva condizionato: Bryce era un bullo poiché non gli erano mai stati dati gli strumenti per non esserlo.
A causa di un percorso di vita negativo, il ragazzo dall’innocenza è passato alla colpevolezza quasi inconsapevolmente, a causa di un nonno maschilista, misogino e autoritario, di un padre assente, materiale e donnaiolo, di una madre legata alla forma e incapace di donare tenerezza, cura, sicurezza.
Ciò non giustifica chi è fonte di azioni negative, ma senz’altro è un punto di partenza per la redenzione, per il cambiamento e per la lotta contro una mente danneggiata.
La morte di Bryce ci lascia con l’amaro in bocca poiché il ragazzo non ha avuto l’occasione di rimediare. Uno sbaglio che non mira al giusto messaggio.

La difficile adolescenza della serie tv Tredici

Thirteen reasons why 3 chiude il cerchio risolvendo molti dubbi e preparandoci alla già annunciata quarta ed ultima stagione. Affronta tematiche molto forti senza troppi abbellimenti sebbene si perda ogni tanto in chiacchiere futili, distraendo lo spettatore dal tema principale. Chi è adolescente e guarda Tredici però potrebbe considerare la propria condizione più buia di quella reale. Per questo i personaggi alla terza stagione hanno allegato un filmato introduttivo che rassicura gli spettatori più piccoli invitandoli ad assistere alla visione con l’accompagnamento di un adulto, o a parlare con qualcuno in previsione di qualsiasi dubbio adolescenziale.

La visione della terza stagione di Tredici, dunque, si accompagna alla speranza che la quarta stagione rimedi a qualche danno o positività mancata.

Fonte immagine: https://www.smartworld.it/streaming/tredici-3-la-terza-stagione-13-reasons-why-arriva-netflix-23-agosto-un-bello-spoiler-foto-video.html

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