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Mediterraneo: conclusa la mostra temporanea al MANN

Mediterraneo: conclusa la mostra temporanea al MANN

«Il Mediterraneo è un immenso archivio e un profondo sepolcro» (Predrag Matvejević)

Si è conclusa il 12 settembre la mostra temporanea “Mediterraneo”, nata in sinergia con la casa editrice ilfilodipartenope lo scorso 29 luglio. Svoltasi nel Salone della Meridiana e organizzata dalla Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’esposizione si è incentrata sul ruolo del Mediterraneo: «La riflessione – come si legge nei pannelli-guida del percorso – sulle antiche civiltà, sui luoghi, sugli uomini che lo attraversano da secoli, sostanzia la mostra che unisce gli antichi libri della Biblioteca d’Istituto e i moderni libri d’artista de ilfilodipartenope – piccola casa editrice artigiana nata a Napoli nel 2003. Il mare si respira nelle gemme di sale, nel dolore delle migrazioni, nei libri che hanno le copertine impastate con le sabbie dei paesi, vicini o remoti, di cui narrano».

Il percorso espositivo si snoda attraverso due fili tematici: il concetto di Magna Grecia, in armonia con la recente riapertura della preziosa collezione del Museo, e il concetto di Mare nostrum, coerentemente con il legame speciale del Museo con il Mediterraneo, non solo per la ricchezza di reperti da esso provenienti nelle sue collezioni, ma anche per la centralità che il MANN sta assumendo nel panorama delle mostre internazionali, che ospita e alle quali aderisce con i suoi prestiti, come la recentissima mostra sugli Assiri.

Mediterraneo e Magna Grecia

Il percorso “Magna Grecia: anticipazioni e sviluppo di un’idea”, ha inteso valorizzare il patrimonio librario del MANN. «Magna Grecia è il percorso – così si legge percorrendone le tappe – tracciato attraverso i preziosi volumi della Biblioteca d’Istituto. Pubblicate tra Cinquecento e Ottocento, per l’autorevolezza e la fama dei loro autori, le opere in mostra segnano delle tappe miliari nella storia degli studi e delle esplorazioni archeologiche in Magna Grecia. L’esposizione nasce con l’intento di evocare nel visitatore la costruzione dell’idea di Magna Grecia, a partire dalla fortuna editoriale di alcuni classici, come Strabone – storico di I sec. a.C., autore della Geographia, in cui descrive tutte le regioni del mondo abitato toccate nei suoi numerosi viaggi, includendo l’Italia e le colonie di Magna Grecia – nei secoli delle grandi esplorazioni, per continuare con gli studi di autori e geografi eruditi del Rinascimento e del Barocco, con la documentazione degli scavi settecenteschi fino agli scritti dei grandi viaggiatori del Grand Tour. Le opere, dall’innegabile valore documentale, sono state scelte anche per la rarità, la pregevolezza dell’edizione e per lo straordinario apparato iconografico che le correda: acqueforti e tavole realizzate dai più grandi disegnatori e incisori del tempo».

Ed hanno senza dubbio incantato i visitatori le splendide carte geografiche e tavole topografiche dell’esposizione: tra di esse, la prima edizione, datata al 1592, del volume Rariora Magnae Greciae Numismata di Prospero Parisio, in cui figura una delle prime rappresentazioni cartografiche della Magna Grecia; le Dissertationes de Campania Felice di Camillo Pellegrino, che rappresentano, per accuratezza delle fonti bibliografiche e della ricerca storica, una delle opere principali della prima metà del XVII sec. sulla Campania antica, corredata da preziose tavole incise; il commento alle Tavole di Eraclea – ritrovate nel 1732 e donate a Carlo III di Borbone – di Alessio Simmaco Mazzocchi, grande erudito, fra i membri più insigni dell’Accademia Ercolanese; e le Antiquitatum Puteolis Cumis Baiis existentium reliquiae di Paolo Antonio Paoli, della seconda metà del Settecento, opera nella quale sono passate in rassegna le antichità esistenti tra Pozzuoli, Cuma e Baia.

Il “Mare nostrum”: un crogiuolo di popoli e culture

In “Un atlante geografico-poetico”, secondo segmento della mostra, il focus del percorso si è trasferito sul tema del Mediterraneo come luogo di meltin’ pot cultuale tra ieri ed oggi, snodandosi tra i moderni libri d’artista de ilfilodipartenope. «Nelle opere scelte per la mostra – così proseguono i pannelli informativi – il mare assume diversi significati: la sua forza si concentra nelle gemme di sale di “Cum grano salis”, elogio della brevità e della rigenerazione. In “Molti” – reportage fotografico realizzato sull’isola di Chos – il mare dolente delle migrazioni diventa un vuoto nero dove si scorgono volti, mani, piedi. I piccoli libri della “Collezione di sabbia”, con le loro coperte impastate con sabbie dei paesi di cui narrano, restituiscono la vastità del mare, la diversità e i profumi di spazi remoti o vicini. A Napoli, cuore pulsante del Mediterraneo, sono dedicati diversi libri. Due di essi sono ispirati a “La canzone del guarracino”, canto popolare napoletano del Settecento».

Insomma, la mostra “Mediterraneo” è stata indubbiamente un affascinante viaggio di scoperta alle radici della nostra terra, bagnata da questo brulicante connettore d’acqua, che oggi più che mai ci fa riflettere sul valore dell’accoglienza e della reciprocità.

[L’immagine di copertina è tratta dal sito del Max Planck Institute for the Science of Human History]

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