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Ultras, Lettieri e il suo primo lungometraggio

In anteprima per la stampa, il giorno 2 marzo è stato proiettato “Ultras”, il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, famoso regista partenopeo conosciuto sia per i suoi cortometraggi sia, soprattutto, per i videoclip di artisti del calibro di Calcutta, Noyz Narcos, Thegiornalisti e Liberato, per citarne alcuni.

C’è molta attesa riguardo l’uscita del primo lungometraggio targato Francesco Lettieri, fino ad oggi dedito alla regia di cortometraggi e videoclip musicali: il film, distribuito da Indigo Film e prodotto da Netflix in associazione con Mediaset, sarà proiettato in anteprima in sale cinematografiche selezionate, dal 9 al 10 marzo, mentre sarà disponibile nel catalogo Netflix a partire dal 20 dello stesso mese.

Come ci fa sapere Lettieri stesso, Ultras è un film che vuole raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore: quest’uomo è Sandro, cinquantenne capo degli Apache, gruppo di ultras con il quale ha condiviso, da sempre, la sua passione per la maglia azzurra della SSC Napoli e per la curva dello stadio; colpito da Daspo, Sandro avrà tempo per staccarsi dal mondo violento e passionale del tifo ultras, arrivando a veder vacillare quello che per una vita intera ha rappresentato un vero e proprio pilastro di fede, e comincerà a guardare oltre, scoprendo che forse la vita può ancora riservargli molto. Dall’altro lato abbiamo Angelo, adolescente che considera gli Apache la sua famiglia e che trova rifugio in questo gruppo, forse per sfuggire alla miseria della sua vita, fatta di un padre inesistente, un fratello morto anni prima, proprio durante gli scontri tra bande ultras, e una madre che non riesce a fare da genitore.

Ultras: il dualismo dei Campi Flegrei

Il set delle vicende messe in scena da Lettieri è l’area dei Campi Flegrei, vasta zona situata nel golfo di Pozzuoli, nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica: l’occhio del regista ci presenta questa come una terra con un’anima dualistica, al contempo bellissima e maledetta, mitologica e degradata, onirica e da incubo, che riesce ad abbagliare i suoi figli con le sue doti da seduttrice, dietro le quali però si celano doni sgraditi quali la disoccupazione, la povertà, l’indigenza, quasi la perdita di umanità. Ed è forse anche a causa di questa condizione imposta per nascita che i protagonisti del film cercano riparo e rifugio in un altro tipo di fede, che è quella calcistica, ultras, a patto però di accettare le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi dogmi, le sue gerarchie: essere un ultras non è un semplice passatempo, un hobby, è qualcosa di totalizzante, che agisce con forti ripercussioni anche, e soprattutto, sulla vita privata di coloro che decidono di immolare se stessi alla causa suprema del tifo e del supporto ad una squadra calcistica.

Le scene più potenti e fluide del film sono proprio quelle corali, in cui sono tutti i personaggi ad agire insieme ed in contemporanea: dal punto di vista della regia, l’approccio risulta essere stilisticamente libero, in un alternarsi di molteplici tecniche, quali macchina a mano, zoom e carrello, zoom e cavalletto, etc, con il preciso scopo di Lettieri di voler adeguare la camera e la ripresa alla scena da girare e non il contrario; proprio grazie a questa disomogeneità di tecniche utilizzate, il film risulta essere molto più affine ad un docufilm ed è forse proprio questo che vuole essere. Altro registro linguistico utilizzato in questo film, tipico del Lettieri dei videoclip di Liberato, è l’utilizzo massivo di graffiti sui muri e, in questo caso, striscioni da stadio, che vanno quasi a scandire le varie fasi del film, dividendolo in sequenze titolate.

Ciliegina sulla torta per gli appassionati, parte della colonna sonora è a cura del progetto Liberato, di cui Lettieri è parte integrante, e vede l’utilizzo di We come from Napoli, ultimo brano composto in collaborazione con Robert 3D Del Naja dei Massive Attack; oltre a questo, vanno ad aggiungersi brani che spaziano dalla musica house a quella popolare, dall’elettronica alla techno, dall’r&b al pop.

Possiamo dunque superata la prova del lungometraggio? Nì, dipende molto da cosa uno spettatore si aspetta da questo prodotto: il film è godibile, nonostante qualcuno possa rimanere insoddisfatto a causa di uno sviluppo di trama classico e senza colpi di scena, mentre dall’altro lato soddisferà coloro che ricercano realismo e un affresco vivo su uno spaccato di società esistente, spesso così vicino a noi, ma di cui sappiamo poco.

 

Foto in evidenza: Pagina FB di Francesco Lettieri (https://www.facebook.com/jjlettieri/photos/p.2658788104234922/2658788104234922/?type=1&theater)

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