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Eroica Fenice

vieni a vivere a napoli

Vieni a vivere a Napoli, un’amara commedia all’italiana

Ci sedemmo dalla parte del torto, perchè gli altri posti erano tutti occupati.

Bertolt Brecht

È in un palazzo con affaccio sul mare che si apre Vieni a vivere a Napoli, un film prodotto da Alessandro Cannavale, che racconta Napoli e il suo rapporto con lo straniero attraverso lo sguardo di tre registi campani: Guido Lombardi, Francesco Prisco ed Edoardo De Angelis. Tre episodi che, calcando lo stile della commedia all’italiana degli anni ’60, affrontano la stessa tematica da diverse angolazioni.

Di Guido Lombardi il primo episodio, Nino e Yoyo, caricature estreme di due mondi diversi: l’indolenza napoletana e la proverbiale operosità cinese. Nino, interpretato da uno straordinario Gianfelice Imparato, è un portiere che scannerizza i suoi condomini, del civico 26, perchè un vero portiere conosce tutti i segreti del proprio condominio. Che vive nel chiuso del suo mondo, quasi più stretto del suo gabbiotto, e delle sue convinzioni, fatte di stereotipi e fobie, verso l’alluminio e i cinesi, i più grandi produttori di alluminio del mondo. Yoyo è un bambino che non gioca a pallone come i suoi coetanei, ma si diverte a “giocare” con il rastrello, con le bollette da consegnare e le aiuole da potare. Nino, napoletanto pigro. Yoyo, cinese iperattivo, che con la sua voglia di lavorare fa dimenticare i suoi 9 anni. A criatura? Chell’è cines! Una diversità che si ritroverà complice in un finale che fa sorridere. 

Luba (Valentina Lapushova), una polacca ucraina, è la protagonista dell’episodio di Francesco Prisco. Una presentatrice caduta in disgrazia, che passa dai tacchi e lustrini della televisione alle cene ipocaloriche e alle medicine di un vecchio burbero napoletano, di cui si ritrova a fare la badante. Che si ritrova a camminare per le strade di una Napoli notturna, sola e costretta a fare i conti con i pregiudizi altrui, dettati dalla sua provenienza. Una satira sociale raccontata con amara ironia, con quel cinismo tipico della commedia che, pur raccontando il reale e il brutto che talvolta lo contraddistingue, non si dimentica di far sorridere.

Chiude la terna Magnifico shock, di Edoardo de Angelis, che vede il destino di un cingalese, appena assunto in un bar, incrociarsi con quello di una cantante neomelodica (Miriam Candurro) che sogna di decollare, ma che, nel frattempo, vola basso dando voce a comunioni, matrimoni e feste di camorristi. Un incontro fortuito che si cala in un vortice nevrotico di soldi e potere, attese e frustrazioni.

Vieni a Vivere a Napoli, moderno manifesto del cinema partenopeo

Un contenitore di storie, di personaggi colti nelle loro fragilità, che, seppur molto diversi tra di loro, sono tenuti insieme da un unico filo conduttore: il carattere multietnico di una città, che, nonostante i suoi limiti, riesce ad essere all’avanguardia più di tante altre. Una città sempre pronta ad offrire una possibilità, anche laddove questa possibilità non c’è, con quella generosità che caratterizza il popolo napoletano, perchè, in fondo, dove mangiano due mangiano anche tre. Tra strade strette e interni poco illuminati, emerge prepotente l’anima contraddittoria di Napoli, in cui convivono poesia e miseria. In cui, nonostante gli atavici problemi irrisolti, nel vicolo una mano tesa la si trova sempre.