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Eroica Fenice

Vikings, la storia tra serialità e spettacolarità

Prodotta per History Canada da Michael Hirst ( The Tudors e i lungometraggi Elisabeth e Elisabeth: The Golden Age), Vikings è senza dubbio una serie tv particolare. Si tratta di un prodotto seriale di stampo storico che riesce in un’impresa ardua per il proprio genere: unire una narrazione coinvolgente e mai banale ad una ricostruzione storica e culturale nei minimi dettagli.

Sinossi della trama

La serie, ambientata tra il IX e il X secolo d.C., è incentrata sulle gesta di Ragnar Loðbrók (Travis Fimmel), leggendario re e guerriero vichingo della Scandinavia di cui si parla principalmente nelle leggende del popolo danese.

Spinto da una forte sete di conoscenza, Ragnar attraversa le acque del Mare del Nord con un seguito di guerrieri e giunge a saccheggiare le terre inglesi. Al successo per l’impresa si oppone l’ostilità del conte Haraldson (Gabriel Bryne), il tradizionalista governatore che male accoglie le idee rivoluzionarie del giovane protagonista. Ma questo evento segnerà per Ragnar solo l’inizio della sua ascesa al potere.

Vikings, una serie di incontri e scontri

Andando oltre il tessuto della trama, cosa è che rende Vikings una serie da seguire, anche per chi di storia non è appassionato? Senza dubbio è la propria impostazione.

Vikings non persegue l’ambizione di essere una narrazione annalistica della storia del popolo vichingo, quanto piuttosto un prodotto che sappia unire la ricostruzione storica a tematiche che non si esauriscono nel contesto storico della serie stessa. Lo si evince dal comportamento stesso di Ragnar: un uomo certamente caratterizzato da un’indole guerriera e predatoria, ma anche da una sete di conoscenza che lo contraddistingue dai suoi stessi simili.

Lo si capisce dal suo rapporto con Atelsthan (George Blagden), un prete portato come schiavo che diventa fedele amico del protagonista: è l’emblema dell’incontro tra la furia naturale dei riti pagani nordici (riprodotti in tutta la loro solenne fedeltà) e l’apparente serenità della religione cristiana. L’incontro tra questi due mondi tanto diversi e che si sentono attratti l’uno dall’altro è una tematica che inevitabilmente  rispecchia i tempi attuali, dove l’incontro e scontro tra diversità religiose, linguistiche e culturali sembra essere all’ordine del giorno.

Allo stesso modo una tematica attuale è quella del potere. In Vikings si muovono personaggi ed entità politiche diverse, ma tutte accomunate da una voglia incessante di prevalere sulle altre. La mancanza di una distinzione tra protagonisti e antagonisti ci porta a non patteggiare mai soltanto per un singolo personaggio. Piuttosto siamo spinti a interrogarci sulla moralità delle azioni dei singoli personaggi e su quanto possano essere considerate giuste o meno, pur di accaparrarsi quel potere a cui tanto ambiscono.

Tra furia violenta e solenne folklore

Giunta oramai alla quarta stagione, Vikings è un prodotto che non delude le aspettative tanto di chi cerca la fedeltà della ricostruzione storica quanto quelle di chi è in cerca dell’intrattenimento puro. Alla profondità dei dialoghi nella loro ottica romanzata, si alternano montaggi frenetici nelle scene di combattimento e riprese dal sapore documentaristico durante i riti e sacrifici per Odino e gli dei nordici. La violenza non manca di certo, ma non è rappresentata per volere gratuito quanto per mostrare un valore insito in una popolazione come quella vichinga.

La colonna sonora, composta da brani del gruppo folk Wardruna e da altri di musica elettronica (tra cui If I had a Heart di Fever Ray, che apre ogni episodio), contribuiscono a rendere Vikings un prodotto che, pur non essendo esente da inesattezze storiche e dall’obbligatoria fedeltà alle saghe norrene a cui si ispira, merita una visione anche a chi non si sente naturalmente attratto da questa tipologia di serie televisive.

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