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Commenti degli utenti: responsabili i gestori dei siti

Secondo una sentenza pubblicata nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione, i gestori di siti Internet sono responsabili dei commenti dei lettori se a conoscenza dell’esistenza dei suddetti. Partiamo dai fatti: nel 2009 un utente pubblica sul sito agenziacalcio.it un commento nel quale definisce Carlo Tavecchio, presidente FIGC, “emerito farabutto” e “pregiudicato doc”, allegandone il certificato penale. Inoltre invia una mail contenente una copia del certificato penale di Tavecchio al gestore del sito Internet. Il fatto finisce in tribunale, il gestore viene assolto in primo grado dall’accusa di concorso in diffamazione, poi condannato in secondo grado con conferma della Cassazione. La condanna prevede il pagamento di 60.000 euro da parte del gestore a Tavecchio per concorso in diffamazione in quanto, secondo l’accusa, il gestore, a causa della mail, non poteva non sapere del commento diffamatorio.

Commenti e gestori dei siti: i casi precedenti

Nell’ambito della responsabilità dei gestori dei siti per i commenti, la legislazione è fumosa: vi sono stati casi simili a quello di agenziacalcio.it, sia a livello italiano che europeo, ma con sentenze diverse da caso a caso. In Italia, nel 2014, il gestore di nuovocadore.it viene condannato per un commento ritenuto diffamatorio poiché, pur avendolo rimosso dopo la diffida, non era intervenuto tempestivamente. Nel 2015, invece, il gestore del sito cartellopoli.it, a causa di alcuni commenti anonimi, era stato prima condannato per istigazione a delinquere e poi assolto in appello. Con la sentenza su agenziacalcio.it si è tornati a condannare il gestore del sito, anche se, per la Cassazione, la differenza fondamentale con gli altri casi è che il gestore sapeva del commento. Anche a livello europeo sono state emesse sentenze diverse: nel 2016 i gestori di un sito ungherese erano stati assolti per dei commenti anonimi, mentre nel 2015, il titolare di un sito lettone è stato condannato per non aver rimosso dei commenti, poiché questi sono stati giudicati gravemente diffamatori, a differenza di quelli apparsi sul sito ungherese.

In ogni caso, la sentenza della Cassazione complica la gestione dei siti Internet che consentono i commenti. Da un lato, la scelta potrebbe essere quella di controllare i commenti prima di pubblicarli ma, in caso di accuse, non si potrebbe affermare di non esserne a conoscenza, e questo potrebbe portare ad una “censura preventiva” per non rischiare. L’altra scelta sarebbe quella di togliere la possibilità di commentare. Una conseguenza della sentenza che, invece, risulta poco chiara, è quella sulla responsabilità dei commenti sui social network: non si comprende chi deve esserne responsabile, se l’utente che scrive il commento, chi ospita il commento (ad esempio sulla sua pagina) o lo stesso social network.

Francesco Di Nucci