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orto di Nemo

L’orto di Nemo: serre subacquee in Liguria

Serre sottomarine a profondità comprese tra i cinque e i dieci metri, per sperimentare la coltivazione di diverse specie sott’acqua: questo è il progetto “L’orto di Nemo”. L’esperimento è in corso nel mare di Noli (in provincia di Savona), sotto la guida dell’ingegnere Fabio Gamberini, presidente dell’Ocean Reef Group, azienda che si occupa di apparecchiature subacquee. L’orto di Nemo è nato quasi per gioco nel 2012, poi è stato sviluppato come esperimento scientifico.

Attualmente l’orto di Nemo è composto da sette biosfere, cioè cupole trasparenti, ancorate al fondale e rette da un telaio metallico che ospita le piante. Sono occupate dall’acqua solo parzialmente, e dei subacquei si occupano della loro sorveglianza e manutenzione. Le biosfere sono di forma e dimensione diverse: una più grande da 2000 litri che ospita anche numerosi sensori che controllano h24 valori come temperatura e umidità; quattro da 800 litri, dedicate alla sperimentazione di colture particolari e dei sistemi idroponici; infine due cilindriche da 200 litri, pensate per essere sollevate da imbarcazioni, per evitare l’uso di subacquei.

L’orto di Nemo: quali sono i vantaggi?

Sebbene sia al momento più difficile da gestire e più costoso dei metodi agricoli tradizionali, l’orto di Nemo ha altri vantaggi che potrebbero renderlo un metodo utilizzabile su larga scala. Innanzitutto ha un impatto ambientale minimo ed è auto-sostenibile: infatti, poiché è inaccessibile ai parassiti, non ha bisogno di pesticidi. Attualmente l’unico prodotto “esterno” impiegato nell’orto di Nemo è un liquido di origine naturale usato per far crescere le piante, ma l’obiettivo è di ricavare una sostanza equivalente dalle alghe trovate in loco, per rendere l’orto di Nemo pienamente indipendente.

Non ha bisogno nemmeno di acqua, eccetto quella impiegata nella fase iniziale, dato che, grazie alla temperatura costante della biosfera, più alta di quella esterna, parte dell’acqua marina evapora per condensare come acqua dolce. Anche se questa attualmente non viene riutilizzata, potrebbe essere impiegata all’interno della biosfera, e questo renderebbe l’orto di Nemo un progetto ideale da impiegare nelle aree che presentano scarsità d’acqua. Infine gli esperimenti hanno mostrato che alcune delle piante che riescono a crescere all’interno dell’orto di Nemo crescono più velocemente all’interno di questo che in condizioni normali, e le piante coltivate nelle biosfere non mostrano differenze rispetto a quelle coltivate all’esterno.

Il progetto “L’orto di Nemo” è molto promettente ed ha numerosi vantaggi, soprattutto perché con esso si inizia ad esplorare la frontiera dell’agricoltura subacquea. Bisognerà vedere se in futuro sarà reso più semplice nella gestione, applicabile su larga scala ed economicamente conveniente rispetto all’agricoltura tradizionale.

Francesco Di Nucci