Legge di Murphy: se qualcosa può andar male, andrà male

Legge di Murphy: se qualcosa può andar male, andrà male

La Legge di Murphy è un paradosso pseudo-scientifico a carattere ironico che suppone che le azioni che compiamo determinano il loro stesso successo – o, piuttosto, insuccesso. Queste leggi caricaturali sono regolate da vere e proprie gerarchie matematiche, applicate alla vita di tutti i giorni.

Il filosofo Theodor Adorno diceva: “Quel che temiamo più di ogni cosa ha una proterva tendenza a succedere davvero“. E così la Legge di Murphy regola appunto la sfortuna, e si pone come spiegazione agli eventi che, effettivamente, ci capitano ogni giorno.

Se qualcosa può andar male, andrà male

Questo è il primo assioma, la vera e propria Legge di Murphy che ha dato poi nome a tutto il pensiero. Ecco coì una serie di considerazioni generate in seguito, che passano sotto il nome di corollari e postulati:

  • Niente è facile come sembra
  • Tutto richiede più tempo di quanto si pensi
  • Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che può arrecare il danno maggiore sarà la prima a farlo
  • Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto;
  • Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio
  • Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos’altro non vada fatto prima
  • Ogni soluzione genera nuovi problemi
  • I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere
  • Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla

Il primo postulatore di questa legge è stato lo scienziato Edward Aloysius Murphy, militare dell’United States Army Air Corps, ma l’attuale formulazione si riconosce al medico militare John Paul Stapp. Murphy, nel 1949, era un ingegnere coinvolto in alcuni esperimenti sulla tolleranza del corpo umano all’accelerazione di un razzo-su-rotaia. Un esperimento prevedeva il posizionamento di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto. Erano possibili solo due modi in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al suo supporto e, puntualmente, i tecnici li montavano tutti e 16 nella maniera sbagliata. Da qui, Murphy formulò la base della legge che prese il suo nome: se ci sono di o più modi di fare una cosa, e uno di questi condurrà a una catastrofe, allora qualcuno lo farà in questo modo. La frase arrivò ad una conferenza del maggiore medico John Paul Stapp e tutto ebbe inizio.

La legge di Murphy si basa su verità matematiche?

Tutto sommato la Legge di Murphy ha scopo umoristico e vuole deridere in qualche modo le piccole sfighe di ogni giorno. Negli esempi proposti, infatti, tutti i lettori riusciranno a ritrovarsi. Il modo con cui vengono scritte queste frasi è geniale proprio perché riconduce piccoli fatti della quotidianità a una presunta legge che regola l’universo.

La legge di Murphy è una regola che fa più che altro leva sul nostro cervello, su ciò che abbiamo paura accada o su ciò che ci aspettiamo accada. Ma c’è da ammettere che in alcuni casi essa si fonda su prove razionali e un po’ di probabilità matematica.

Se ho fretta, il semaforo è sempre rosso: questo è vero con una buona probabilità. Quando procediamo con velocità normale seguiamo il flusso prestabilito, quando abbiamo fretta acceleriamo e finiamo per trovare il semaforo rosso, che riporterà le cose alla normalità.

Se aspetto un autobus in ritardo, arriveranno tre tutti insieme: anche questo è vero con una buona probabilità. Quando partirà il primo autobus, già in ritardo, si fermerà più a lungo alla prima fermata per far salire le numerose persone in attesa. Il secondo si fermerà di meno alla prima fermata perché avrà meno persone da far salire e a questo ritmo andrà in coda al primo, a cui poco dopo si aggiungerà il terzo.

In effetti la stessa teoria della probabilità afferma che il fatto che un evento sia improbabile non vuol dire che esso non possa verificarsi già nel corso dei primi tentativi, e che non possa poi ripetersi a distanza di breve tempo. Quindi, una piccola parte di verità scientifica nella Legge di Murphy esiste, anche se l’intento primario è sempre quello ironico e paradossale. Infatti spesso le leggi proposte enfatizzano l’ipotesi sventurata attribuendole più probabilità di quanto in realtà abbia.

Nel 2004 il Dottor David Lewis, psicologo, con l’economista Keylan Leyser e il matematico Philip Obadya hanno ideato una formula matematica che valga per la legge di Murphy. La probabilità che una cosa accada può essere calcolata in relazione a 5 fattori: urgenza, complessità, importanza, abilità, frequenza. Inoltre è presente l’aggravamento, un fattore sempre presente che rappresenta la sfortuna. La formula è stata generata da base statistica sui dati di un sondaggio su circa 1000 persone.

Fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/gomma-da-masticare-scarpe-colla-438404/

Chi è Federica Grimaldi

Ventenne appassionata di arte e letteratura. Entra a far parte del team di Eroica per dedicarsi alla stimolante attività della scrittura.

Vedi tutti gli articoli di Federica Grimaldi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *