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Eroica Fenice

Liberazione di Zenos Frudakis: l’arte che tocca l’anima

Liberazione è una sorprendente opera d’arte, creata dallo scultore Zenos Frudakis nel 2001.

Attualmente, si trova presso GlaxoSmithkline World Headquarters, a Philadelphia, negli Usa, ed ha suscitato grandissimo scalpore dalla sua realizzazione collezionando una moltitudine di ammiratori in ogni parte del mondo, anche dal web. L’artista che ha dato vita a questa grandiosa opera in bronzo, Zenos Frudakis, è uno scultore figurativo statunitense, classe 1951, di origini greche. I suoi lavori rappresentano individui storici o ancora in vita e sculture poetico-filosofiche, spesso di dimensioni monumentali, e sono esposti  al The Lotos Club di New York, ai Brookgreen Gardens, all’Accademia Americana del Design, all’ambasciata statunitense a Pretoria, in Sudafrica, e al Utsukushi ga-hara Open Air Museum in Giappone.

La prima cosa che forse colpisce, guardando Liberazione di Zenos Frudakis, è l’enorme energia e l’impulso liberatorio che i corpi rappresentati comunicano al pubblico.

È impossibile osservare questa scultura e non sentirsi toccati dal profondo turbamento che la anima. Lo stesso scultore, a proposito di Liberazione, spiega:“Volevo creare una scultura che chiunque, indipendentemente dal proprio contesto, potesse guardare e percepire immediatamente l’idea di qualcuno che lotta per liberarsi. Questa scultura rappresenta la lotta per la conquista della libertà attraverso il processo creativo. Anche se ho provato questa sensazione a causa di una particolare situazione personale, ero consapevole che si trattava di un desiderio universale. Tutti hanno bisogno di uscire da qualche situazione – che si tratti di una lotta interiore o di una circostanza contraddittoria – e di essere liberi”.

Da queste poche parole, si individuano con facilità le chiavi per poter arrivare al cuore dell’opera. Innanzitutto l’idea di LIBERTÁ.  La scultura sembra avere un’anima che si libra verso l’incondizionato, verso il Tutto ed il Nulla, verso lo sconosciuto che è, insieme, novità e pericolo, eccitazione e rischio. La volontà muove i corpi e sembra voler esprimere un anelito all’affrancamento da tutto ciò che ci frena nella “parete di pietra” della normalità e dei condizionamenti.

Immediatamente segue IL PROCESSO CREATIVO. Con Liberazione, vediamo nel modo più elementare possibile quanto l’arte sia capace di comunicare con un’immediatezza più toccante della parola, scendendo addirittura negli abissi del profondo sentire e determinando un turbamento, una trasmissione di emozioni che tocca così forte l’inconscio da avere qualcosa di miracoloso.

Si continua con l’esperienza PERSONALE che diventa UNIVERSALE. Ciascuno di noi vive delle situazioni che, oggettivamente, possono essere condivise da molti ma che, soggettivamente, sono vissute in maniera differente, per quanti miliardi di persone vivono in questo mondo. Nella nostra diversità di sentire e di agire, tuttavia, ci sono dei momenti, spesso fugaci, in cui ci sentiamo incredibilmente uniti, sostanza della stessa materia e frutti di un medesimo albero. L’arte è anche questo, alla fine. Espressione di sé e condivisione totale.

Si termina con la FUGA da qualcosa o da qualche situazione, perché, per quanto l’essere umano pensa di poter dominare il mondo, spesso gli ingranaggi della società, delle mode, delle apparenze, lo condannano all’omogeneità, provando ad annientare tutto ciò che di unico lo contraddistingue. Ed ecco che una parte di lui si ribella, scatta, scappa via e getta il capo al vento, beandosi di quel senso di potenza e di libertà, come solo chi esce da una cattività può fare. Ma per una figura, commovente e poetica nell’armonia delle proporzioni, nella sinuosità delle linee, nella maestria con la quale vengono riprodotti i muscoli tesi e l’espressione estatica, che riesce a scappare, un’altra tenta disperatamente di afferrarla, muovendo un passo in avanti con difficoltà, chinando il busto per darsi uno slancio maggiore, allungando un braccio, tirato al massimo, con la mano spalancata quasi fosse una supplica ed inclinando la testa nello sforzo di allontanarsi dal muro. A metà, tra la paura di essere lasciata indietro e la rabbia di non essere ancora riuscita a liberarsi. Una terza prova a staccarsi dalla parete, accennando a muovere il busto, una quarta resta immota ad osservare, con il corpo indistinguibile dalla pietra, chiaro segno di una condizione di comoda stasi, ed una quantità indefinita di facce senza espressione circondano le quattro figure animate.

È qui che il concetto di LIBERTÁ DA SE STESSI trova spazio ed espressione. Quante volte, infatti, combattiamo una battaglia interminabile con noi stessi, spesso preda di vincoli, illusioni e ragionamenti che invece di farci scoprire e conoscere meglio la nostra vera essenza, ci ingabbiano in norme, consuetudini e convenzioni che troviamo estranee? Quante volte una parte di noi stessi vorrebbe fuggire ed un’altra restare e magari affrontare qualcosa che ci fa stare male? Quante volte non ci riconosciamo nei nostri atteggiamenti, nei nostri comportamenti ed arriva un momento in cui non riusciamo a capire come siamo arrivati ad essere quello che, in realtà, non siamo?

Liberazione è un’opera complessa, certamente magnifica e suggestiva ma che va oltre la retorica della celebrazione della libertà, intesa in senso stretto, per inglobare anche altri concetti ed invitarci tutti a “vivere quella liberazione” da noi stessi e dalle nostre gabbie da cui prende il nome e con cui è sempre di più conosciuta nel mondo.

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