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La psicologia dei colori: la cromoterapia

La psicologia dei colori: la cromoterapia

Qual è la psicologia dei colori? Cosa c’è di vero nella cromoterapia? Ne parliamo in questo articolo.

Per quale ragione, quando dobbiamo scegliere il colore dell’abito da indossare o la tinta delle pareti di casa, siamo indirizzati ad optare per un colore piuttosto che per un altro? Le nostre scelte non sono casuali ma regolate dai principi della “cromologia”, il campo di studio degli scienziati che si occupano del condizionamento dei colori sul nostro umore e la nostra salute. Il ristabilimento dell’equilibrio naturale tra corpo e anima, che si ottiene stimolando l’uno e calmando l’altra, può essere raggiunto tramite l’utilizzo dei colori. Questo è il principio su cui si basa la cromoterapia che, pur non essendo riconosciuta come scienza, ha numerosi estimatori e studiosi; la cromoterapia non è, come si pensa, una pratica recente, ma ha origini antiche, quando la relazione tra colori e cure trovava fondamento nelle credenze religiose.
Nell’Antico Egitto la funzionalità di un colore veniva individuata già nell’etimologia del nome attribuitogli. I colori principali erano il nero, simbolo di fertilità, il giallo, simbolo di divinità solare e il rosso, simbolo di sangue e fuoco, nonché causa di un’energia estremistica.

Le teorie antiche sulla psicologia dei colori

Agli antichi greci si deve invece la cosiddetta “teoria umorale”, ideata da Ippocrate. Secondo questa teoria il nostro corpo sarebbe governato da quattro umori, corrispondenti a quattro fluidi: sangue, bile gialla, bile nera, flemma. I vari fluidi vengono a loro volta prodotti in quattro organi particolari, che corrispondono a cuore, fegato, milza e cervello. Credendo che il raggiungimento della salute si ottenesse tramite l’equilibrio di questi elementi, il colore corrispondente all’organo che causava la malattia veniva utilizzato per la cura. Inoltre, sia per gli Egizi che per i Greci era fondamentale che le pareti delle stanze in cui veniva curati i malati fossero di colori diversi, in modo che, a seconda della malattia del paziente, venisse decisa la camera da usare. In Cina, addirittura, il paziente doveva indossare abiti dello stesso colore di quello della camera. E così anche i cinesi credevano in queste proprietà del colore; in particolare, secondo loro il giallo ristabiliva la flora intestinale e il violetto giovava in caso di attacchi epilettici
La situazione é un po’ diversa in India, dove, in accordo con la religione induista, a ogni “chakra”, la quale energia é collegata con il sistema nervoso, corrisponde un colore, che a sua volta influisce su un particolare organo.

Le pratiche cromoterapeutiche continuarono ad essere praticate, anche se, con l’avvento dell’Illuminismo, la cromoterapia fu declassata a pseudoscienza a causa della mancanza di riscontri scientifici.
In epoca moderna ricordiamo gli studi condotti da A. J. Pleasanton e, separatamente, da E. Babitt, che pubblicarono dei libri riguardo le proprietà curative del colore. Secondo le loro ricerche, il rosso avrebbe valenze tanto positive quanto negative poiché il rosso è il colore dell’amore ma anche del fuoco; l’unione di questi due simboli permette di attribuire il rosso alla forza, la vitalità, la festa e l’eccitazione sessuale.
L’arancione, invece, sarebbe un colore liberatorio che induce serenità e ottimismo e che può essere visto come un incentivo per qualsiasi attività.
Il giallo viene associato alla parte sinistra del cervello; ne consegue che esso possa avere effetti di stimolazione e aiuto nello studio. Per la sua vivacità é associato alla felicità, all’immaginazione, ma anche alla saggezza.
Il verde, oltre a stimolare e favorire la concentrazione, sarebbe il simbolo della speranza, dell’armonia e la pace; ma il colore calmante per eccellenza è il blu.
E così i colori, che a prima vista sembrano incapaci di influenzare la nostra salute psichica e fisica, potrebbero essere fondamentali nella vita di tutti i giorni. Basti pensare quanto il colore di un prodotto riesca a determinare l’acquisto o meno da parte nostra.

Occorre ricordare, in ogni caso, che la cromoterapia, riguardo a riscontri scientifici, è, per il momento, al pari di altre pseudoscienze (fototerapia, cristalloterapia ecc.) e non è né più, né meno fondata di queste.

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