L’Armocromia, la nuova tendenza che fa impazzire tutti

armocromia

L’ armocromia, tutto quello che c’è da sapere sulla nuova tendenza che fa del colore una virtù.

Quella che noi oggi chiamiamo armocromia nei paesi anglosassoni, lì dove ha mosso i suoi primi passi, prende il nome di “Color Analysis” (analisi del colore). Sostanzialmente questa disciplina prende ad oggetto di studio il colore, per la valorizzazione dell’immagine di una persona. Il test, infatti, permette l’individuazione di un insieme di colori, chiamati “palette”, che facilitano la miglior riuscita di un volto, apparendo più sano, omogeneo e scolpito.

È bene sottolineare però che, l’armocromia non è una scienza esatta, ma si tratta per lo più di un’arte. Tale arte fondandosi sulla colorimetria coinvolge tuttavia molte discipline come la fisica, la chimica, la fisiologia, la psicologia, la filosofia e la simbologia. C’è da ricordare infatti che il colore non esiste preso da solo, ma in funzione di una percezione visiva. Tale impressione può variare da occhio ad occhio, in base all’apparato visivo, ad una situazione differente di luce e molto altro.

L’armocromia, quindi, intende determinare i colori dell’abbigliamento e del trucco che armonizzandosi tra di loro con la carnagione, il colore degli occhi e quelli generali di una persona permettono di valorizzarla al massimo. In genere in armocromia avviene una suddivisione in quattro macro gruppi, chiamati anche “stagioni”: Inverno, Autunno, Estate e Primavera.

Ognuna delle quattro stagioni è caratterizzata dalla misura in cui alcune categorie si avvicendano (sottotono, valore, intensità e contrasto). Per sottotono si intende la temperatura della pelle. Il valore è l’elemento che sovrasta l’altro tra chiaro e scuro, l’intensità indica quanto i propri colori siano brillanti, e il contrasto viene determinato dalla differenza di valore tra gli elementi, come tra capelli e pelle ecc.

Nel caso non ci sia un elemento che spicca sugli altri, si parlerà di stagione assoluta.

Stagione inverno

Le persone appartenenti all’Inverno sono caratterizzate dal valore scuro o medio scuro. Il sottotono sarà freddo, ma non necessariamente pallido, va detto infatti che anche una carnagione olivastra può appartenere alla stagione inverno. Esistono inoltre ulteriori sottogruppi: Deep (caratterizzato dal valore scuro), Cool ( con pelle particolarmente chiara e fredda) e Bright (con occhi chiari e particolarmente brillanti).I colori adatti alle persone appartenenti a questa stagione sono senz’altro il fucsia, il viola, il verde, il giallo, ed ovviamente il nero. Da evitare in assoluto i colori caldi: l’arancione, il senape, il marrone…

Stagione Autunno

Anche in questo caso il valore predominante della stagione Autunno è quello medio scuro. Il livello di contrasto e per lo più basso, ma ci si può trovare dinanzi anche ad un sottotono caldo (autunno warm). Gli occhi in genere sono scuri, ma anche nocciola. I colori predominanti della stagione Autunno sono i rossi caldi, le sfumature del marrone, il giallo senape e l’arancione. Perfetto per quelli di questa stagione l’oro e il bronzo. I colori da evitare sono senz’altro il nero, e le tonalità troppo brillanti.

 Stagione Estate

La stagione estate è caratterizzata da tonalità di valore medio chiaro e chiaro. Le sottocategorie sono: soft, cool e light. Chi appartiene ad un’estate soft avrà generalmente capelli chiari con base cenere, occhi chiari e di ghiaccio.  I colori perfetti per chi appartiene all’estate sono quelli freddi ma non troppo intensi. In particolare, quelli più performanti, sono i colori pastello e i grigi. Da evitare ogni colore freddo e tutti quelli che sovrastano il tono chiaro della persona estate.

Stagione Primavera

Nella stagione primavera il sottotono caldo e il valore chiaro e medio scuro sono la base. I sottogruppi sono Light, Warm e Bright. Chi appartiene alla variante light ha in genere colori molto chiari ma pelle calda. Nel caso delle warm invece si avranno capelli e pelle molto intensi. I colori della primavera sono i più caldi e brillanti, come lo smeraldo, il corallo, il turchese, il giallo e l’oro. I colori da evitare sono i blu, e tutti quelli freddi.

Quando nasce l’armocromia?

Secondo alcuni l’armocromia, come studio della valorizzazione della persona, nasce a fine anni ’70 con il libro “Color me a Season” di Bernice Kenter, secondo altri è da attribuire ad un altro testo, ossia “Color me beautiful” di Carol Jackson. I più credono e affermano, invece, che l’armocromia si deve probabilmente a Johannes Itten, pittore e insegnante al Bauhaus. Il professore per facilitare i suoi studenti nel corso di ritrattistica, pare abbia pensato di raggruppare i colori in gruppi che lui stesso osservava nelle stagioni. Successivamente con la nascita del cinema a colori, gli addetti ai lavori, sulla scia degli studi di Itten, iniziarono ad abbigliare gli attori con colori che valorizzassero il loro incarnato. Bisognerà aspettare gli anni ’70 e ’80, affinché tale moda si diffonda anche tra le persone comuni.

Come si svolge un test di armocromia

Nonostante la suddivisione in gruppi schematici, c’è da sottolineare che non esiste un solo metodo di individuazione, sono molti infatti gli approcci di analisi del colore. Alcuni si basano sulla percezione, altri sull’ottica, altri ancora sulla psicologia. Il metodo certamente più diffuso è quello del “drapping”, ovvero l’accostare al viso diversi drappi di svariati colori per capire quali sono le nuances che valorizzano il soggetto sotto test. Ovviamente per tale analisi occorrerà un consulente d’immagine.

Intervista a Maya Secli, consulente d’immagine ed esperta di armocromia. Su instagram “armocromaya” con all’attivo 12,2 mila seguaci.

Come spiegheresti in parole povere cos’è l’armocromia?

L’armocromia è una disciplina che studia il mix cromatico pelle-occhi-capelli di ognuno per scoprire quali sono le tonalità di colore più adatto a valorizzarlo naturalmente e in maniera armonica.

A chi sono da attribuire le sue origini?

Essendo basata sulla colorimetria, l’origine dell’armocromia (o meglio analisi del colore) può essere attribuita a Johannes Itten per i suoi studi approfonditi sul colore e la correlazione tra i colori delle persone e quelli delle 4 stagioni. Poi evoluzioni importanti sono da riconoscersi: al pittore Mansell, Bernice Kentner (che scrisse “Color Me a Season”, il primo libro importante sull’armocromia), Carole Jackson (“Color Me Beautiful”) e in tempi più recenti a Ferial Youakim e tanti altri.
In America l’armocromia è impiegata nel cinema da  molti decenni, si pensi a Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany o a Julia Roberts in Pretty Woman

Quando e come è impazzata “la febbre da armocromia”?

In Italia il più grande slancio è stato senza dubbio da riconoscersi all’impegno di Rossella Migliaccio, fondatrice dell’Italian Image Institute e scrittrice del libro “Armocromia”, prima di questi anni era conosciuta ma era un fenomeno più di nicchia.

Cosa si intende per stagione assoluta?

Il termine stagione assoluta é molto spesso riferito al suo concetto nel metodo di armocromia “12+4 stagioni”, forse il più diffuso in Italia, in cui le 4 stagioni assolute sono esterne e si riconoscono per il fatto di essere perfettamente bilanciate all’interno delle caratteristiche della stagione di riferimento. Per fare un esempio l’inverno assoluto in questo metodo rappresenta un soggetto tanto freddo (cool) quanto brillante (bright) quanto scuro (deep), dove non c’è tra queste tre una caratteristica più forte delle altre. 
In altri metodi come nel “4×4” ci si riferisce invece ad inverno assoluto come quello con la dominante nel sottotono (ovvero inverno freddo/cool/assoluto).

Quali sono oltre il drapping i metodi usati da un consulente d’immagine?

Il drapping, ovvero la tecnica di alternare dei drappi colorati sotto o accanto al viso della cliente per misurare la reazione del suo mix cromatico al passaggio tra una sfumatura e un’altra è l’unico strumento e metodo essenziale. Poi potremmo adoperare drappi e colori differenti, o implementare degli strumenti “di contorno” come le cornici delle stagioni, un kit di prova rossetti e colore capelli, ma sono tutti strumenti accessori.
Il drapping è una tecnica molto più complessa di quel che può sembrare: con la pratica ho notato come spesso alle prime armi lo si faccia in maniera molto scolastica e decisamente non ideale, ci vuole molto tempo e molta esperienza per farlo nel modo migliore, è anche e soprattutto questo che distingue una brava armocromista e ne giustifica il prezzo dell’esperienza.

Si dice che il colore faccia parte di una percezione, quanto sei d’accordo con questa frase?

D’accordo in parte: ogni sfumatura di colore ha un suo codice di riconoscimento (in qualsiasi sistema di codificazione si utilizzi es. HEX o RGB) ciò vuol dire che la sua composizione é perfettamente chiara e lascia poco spazio alla personale percezione: il color senape ci valorizza se noi abbiamo le sue stesse caratteristiche (siamo soft e caldi) non basta che ci piaccia.  Poi c’è sicuramente da tenere in considerazione l’aspetto del gusto, della personalità, dello stile, dell’emozione che sprigiona ogni colore ma ci addentriamo in un discorso estremamente interessante ma che non ha molto a che fare con l’armocromia in sé ma magari più con quello che sarà poi il nostro rapporto con l’applicazione dell’armocromia ovvero un punto d’incontro tra ciò che ci sta obiettivamente bene e ciò che ci fa stare bene. Almeno questo è sempre il mio invito.

Come si diventa consulente d’immagine ed esperti di armocromia? Nel tuo caso come è successo?

Ci sono vari metodi e varie scuole/istituti/corsi per diventare consulenti d’immagine, certamente non basta leggere dei libri, come per ogni altra disciplina complessa. Quello di cui sono certa è che a prescindere da quale si scelga si debba essere provvist* di buon occhio, passione ed empatia per poter svolgere questa professione. E poi come già detto certamente la vera differenza non la fa il corso che si è scelto ma l’esperienza sul campo. Io ho studiato armocromia con tre insegnanti diverse, partendo da Rossella Migliaccio ma non solo, e sono oggi specializzata nei due metodi di armocromia più diffusi.

Quali sono le domande che ti fanno più spesso durante una consulenza di armocromia?

Ci sono assolutamente domande ricorrenti tra le mie clienti e le mie follower ma soprattutto ci sono tanti falsi miti che spesso arrivano un po’ a tutt* e tendono a far apparire l’armocromia come qualcosa di molto più semplice ad esempio il metodo del tutto inaffidabile di guardare il colore delle vene per scoprire il sottotono. O anche miti “popolari” come: il bianco sta bene in estate è il nero sta bene a tutti o sta bene alle bionde; tutti inesatti. Tornando alla domanda la più ricorrente poco prima di iniziare il drapping è sicuramente “ma si vede davvero la differenza”, a me piace non rispondere e lasciar parlare i drappi, saranno loro a manifestare la risposta affermativa.

Il trucco e l’abbigliamento per una resa perfetta devono essere entrambi in “palette”?

In un outfit perfetto decisamente si: sia make-up che abbigliamento in palette avranno un effetto magico ed estremamente coerente, quindi anche bello da vedere. In mancanza di uno dei due in palette consiglio sempre di compensare con l’altro: ad esempio di indossare un rossetto in palette per compensare una maglia che non ci dona.
Invece i capelli coerenti alla palette sono a mio parere davvero essenziali, in quanto sono la cornice del viso quindi molto impattanti.

Esistono colori universali?

Ci sono varie scuole di pensiero su questo, ma la risposta che ritengo tecnicamente più esatta è: si, ci sono colori che non stanno male a nessuno (pur non essendo magari i migliori per tutt*). In particolare sono colori dalle caratteristiche molto “neutre”, spesso nella gamma dei verdi e dei viola ad esempio è complicato dire che siano freddi o caldi. Mentre per rispondere con due colori: petrolio e bordeaux sono un po’ dei passepartout. 

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