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Eroica Fenice

Scarabocchiare, una ricerca inconsapevole

Li chiamiamo scarabocchi, quegli schizzi a metà, quegli abbozzi di disegni che concepiamo in un momento di riposo, quando la mente è altrove, mentre al centro della nostra attenzione si concentra tutt’altro, quando fisicamente siamo presenti in un luogo ma mentalmente stiamo sognando ad occhi aperti.

Bloccati da qualche parte, in attesa del treno, in riunione o durante una telefonata: scarabocchiare è l’arte dei distratti. Su carte varie, post-it volanti, tovaglioli, ecco che da lettere stampate nascono volti e gambe, una parola si trasforma in una scatola, un punto interrogativo in un cuore, ed è sorprendente quanto si può essere creativi senza nemmeno provarci.

Scarabocchiare: una forma disinibita di auto-espressione

Gli scarabocchi, manifestazioni di menti erranti, sembrano prendere forma di propria iniziativa, come se vivessero in una vita parallela al nostro cervello. Quando siamo occupati o coinvolti in attività mentali con una penna in mano, la nostra concentrazione può come “disattivarsi”, permettendoci così di esprimere idee che altrimenti resterebbero rinchiuse nella nostra testa. Scarabocchiare permette un lavoro manuale che non ha preconcetti se non quello di delineare. Di solito, abbiamo a disposizione un catalogo visivo limitato, che varia a seconda dell’età e del nostro sviluppo artistico.

Da bambini impariamo una serie di simboli convenzionali: volto, casa, sole, luna, fiore, albero, e forme geometriche di base. A queste forme, aggiungiamo in seguito altre strutture più complesse, ma raramente impariamo il disegno dovuto all’osservazione. Nei primi anni dell’adolescenza, quando l’espressione realistica e i dettagli diventano importanti, iniziamo a percepire inadeguate le nostre capacità di disegno. Le persone che hanno smesso di disegnare molto presto, tenderanno quindi a limitare i loro scarabocchi a forme geometriche ripetitive e a simboli imparati durante l’infanzia. Mentre quelli che hanno continuato a disegnare, mantenendo un interesse per la creatività, negli anni inseriranno modelli e rappresentazioni simboliche più complesse, creando scarabocchi ingarbugliati e disegni completi.

Scarabocchi: censura subconscia, fotografia di uno stato d’animo          

Gli scarabocchi, frammenti di preoccupazioni sottostanti la superficie, possono tracciare una mappa del vagare della mente. Dietro lo scarabocchio casuale di un fiore, o di una stella, c’è molto di più. In realtà, ciò che si sceglie di scarabocchiare rivela molto sulla personalità e sull’umore. Questi disegnini distratti possono trasportare in sé una grande quantità di significati, ma parlare di interpretazione, come dei sogni, dei lapsus freudiani o del linguaggio del corpo, è inesatto. Essendo una forma di scrittura a mano su carta, hanno molto in comune con la grafologia, tuttavia nessun grafologo usa gli scarabocchi come unico indicatore, ma li associa sempre ad altre informazioni. Bisogna valutare, prima di ogni cosa, se l’ispirazione per uno scarabocchio è interna o esterna, se esprime preoccupazione per la situazione o esperienza attuale o se si tratta di una riflessione su uno stato interno.

Nessuno ci dice cosa dobbiamo fare, eppure quasi tutti finiamo per scarabocchiare sempre le stesse cose

Punti, trattini, spirali, cerchi, quadrati, stelle o cuori: gli scarabocchi sono disegni senza meta, estro giocoso, pigra improvvisazione. Possono snodarsi attorno alla pagina, essere precisi, frettolosi, articolati o infantili. Alcuni sono in grassetto e riempiono tutto lo spazio, mentre altri ancora sono piccoli e si siedono in un angolo. Tratteggiati, colorati, vuoti o scuri l’analisi di un particolare scarabocchio dipenderà dal modo in cui è stato disegnato e dal contesto, ma ci sono alcune forme comuni che hanno un significato reale.

Ruth Rostron, analista grafologo, ha detto: “I simboli che ricorrono negli scarabocchi si riferiscono a bisogni umani di base come l’amore, la sicurezza e la sopravvivenza”. Soggetti che ripropongono sempre gli stessi scarabocchi potrebbero celare importanti inquietudini umane.

Le linee, per esempio, rappresentano aspetti opposti della nostra natura: maschile e femminile, fisica e mentale, impulso e ragione. Le persone che preferiscono linee rette tendono ad avere una solida forza di volontà, determinazione e autocontrollo, mentre la prevalenza di tratti curvi indica maggiore flessibilità, fantasia e sensibilità.

Cerchi, quadrati e triangoli mostrano mancanze e stimoli, sono forme estremamente simboliche che possono essere collegate alle nostre esigenze di base come l’amore, la sicurezza, il sesso e la sopravvivenza. Persone particolarmente emotive, che necessitano di armonia e amore, solitamente disegnano forme circolari o arrotondate, simboli di amore e femminilità (cerchi, spirali, soli, fiori, cuori, volti, occhi, palloncini, anelli, nuvole, colline, frutta, onde, ecc…). Forme quadrate e superfici piane (piazze, scatole, case, porte, finestre, muri, scale, scacchiere, libri, torri, numeri, lettere maiuscole, punteggiatura ecc…) sono simboli di sicurezza materiale e indicano un bisogno di sicurezza e controllo. Triangoli e sagome appuntite (stelle, frecce, zig-zag, figure stilizzate, corone, diamanti, treni, aerei, navi, fulmini, aquiloni, montagne, alberi di Natale ecc…) sono invece simboli della mascolinità e denotano il desiderio di uno sbocco per la propria energia mentale e fisica.

Oltre a forme e  figure ci sono molti altri fattori significativi, questi includono la selezione dei colori, la complessità degli scarabocchi e la porzione di pagina selezionata per scarabocchiare.

Gli estroversi, per esempio, tendono a riempire la parte centrale della pagina, suggerendo una necessità di attenzioni e la ricerca di uno spazio personale. Coloro che scarabocchiano il lato destro, accanto al titolo o il titolo stesso, vogliono trasmettere un messaggio importante, mentre i nostalgici scelgono il lato sinistro della pagina.

Heather Iermano

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