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Eroica Fenice

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Street food: ristorazione al tempo della crisi

Street food, cos’è e quando è nato

 

Definito dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) come il cibo “ready-to-eat”, preparato e venduto da venditori ambulanti in chioschi, bancarelle o in furgoncini, il cibo da strada, pensato per grandi numeri e per tutti i gusti, sta eseguendo la sua avanzata attraversando una radicale evoluzione, proprio come l’odierna società. 

Da cibo semplice, economico e divertente, lo street food è sempre più oggetto di attenzioni da parte di chef di fama mondiale, critici gastronomici, consumatori e giovani imprenditori. In questo contesto, il cibo da strada agisce come leva di marketing per la promozione di altre attività nel campo della ristorazione low cost o per pubblicizzare la ricchezza agroalimentare del proprio Paese.

Col suo mix di sapori pronunciati e non, che raccontano di diversi territori e di prezzi abbordabili, con i suoi mezzi di vendita artisticamente decorati e dalle forme personalizzate, il cibo da strada si è ormai affermato come una stabile alternativa alla ristorazione tradizionale, anche in un Paese dalla solida tradizione gastronomica come l’Italia, dove anzi si è trasformato in un veicolo per diffondere il consumo di specialità delle varie zone del nostro Paese. 

Street food, gastronomia in tempo di crisi

Lo street food è oggi una tendenza gastronomica, ma la sua vera forza è quella di essere un pasto informale, consumabile senza forchette e coltelli, che concilia l’esigenza del risparmio con la scoperta degli aspetti più nascosti dell’offerta gastronomica italiana.

Il cibo da strada sembra essere molto più di una semplice moda passeggera legata alle situazioni contingenti ed è presente nel Bel Paese quasi in ogni regione. Basta pensare alla Sicilia con i suoi arancini, l’Emilia Romagna con la piadina romagnola, il suppli’ di Roma e ancora il panino con la trippa e il lampredotto di Firenze. 

Da un sondaggio online di Coldiretti emerge che quasi 3 italiani su 4 (il 73%) nel 2014 hanno acquistato street food, trasformandolo nel “cibo al tempo della crisi”. Secondo il settimanale economico statunitense Forbes, guida top ten delle migliori città al mondo per il cibo da strada, al quinto posto c’è la nostra Palermo. Non stupisce, quindi, sapere che l’area dedicata allo street food sia una delle più affollate dai visitatori di Expo 2015 di tutto il mondo. 

Tendenza, quella del cibo di strada, che da qualche anno ha ripreso vigore anche a Napoli, in Campania e in tutta Italia, contrastando la capillare diffusione di cibi omologati e figli della globalizzazione. La Campania, e Napoli in particolare, sono state la culla del “mangiare in strada”: la pizza fritta, quella a portafoglio, O’ Per’ e o’ musso e il fritto napoletano sono la tradizione del cibo di strada napoletano.

Ma la passione per il cibo da strada non ha confini, il mondo è ricco di street food e la diffusione del fenomeno a livello globale ne è la conferma. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura sono 2.5 i miliardi di persone che ogni giorno si sfamano con lo street food: un terzo della popolazione mondiale e circa 35 milioni di italiani. Non solo l’Italia dunque, ma anche gli altri paesi del mondo sono influenzati da questo nuovo trend culinario: crèpes, panini, warps, waffles, i burritos messicani, le empanadas argentine, il fish and chips inglese e l’americano hotdog.

Street food, le origini sono romane

 

Ma il cibo da strada non è un’invenzione del ventesimo secolo e non sono gli Americani ad averlo inventato, anche se oggi utilizziamo tutti il termine inglese “street-food”. Il cibo da strada affonda le sue radici in un passato romano, nasce e si sviluppa al tempo dell’Impero quando gran parte della popolazione era solita consumare i pasti velocemente e in piedi. Mangiare in piedi era un’abitudine delle classi popolari, troppo povere per permettersi di consumare un pasto a tavola come facevano i patrizi durante i banchetti. Il cibo da strada si consumava in luoghi chiamati tabernae, locali semi aperti dotati di banconi dove appoggiarsi e mangiare velocemente. Anche le bancarelle e i rivenditori ambulanti esistevano già al tempo dei Romani e vendevano un po di tutto, dalla carne al vino caldo. Così, la tendenza del mangiare in piedi, per strada, si è tramandata fino ai nostri giorni, passando dai chioschi di Pompei alle strade dei quartieri di New York.